Recensione di: “Still I Rise” di Lady D.

Ciao Notters,
non sono sparita ma comincio solo adesso a riprendermi dalle festività natalizie, dai pranzi infiniti, dalle influenze varie che non ci abbandonano ma non potevo aspettare ancora per raccontarvi del libro che ho letto nell’ultimo periodo.
Si tratta di lei, Lady D., (che si sta già preparando alla prossima pubblicazione quindi #staytuned e seguiteci con attenzione!) e del suo “Still I Rise”, breve romanzo auto-conclusivo del genere sport romance.
Adesso basta preamboli, seguitemi!

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TITOLO: Still I Rise
AUTRICE: Lady D.
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 21/09/2019
GENERE: Sport Romance (breve romanzo auto-conclusivo)
FORMATO: eBook/Cartaceo
PAGINE: 84
PREZZO: € 1,99/€ 8,00

 

SINOSSI

Se mi chiedeste un solo aggettivo per descrivere la mia vita, probabilmente vi direi: adrenalinica.
Sì, perché è così che ho vissuto gran parte della mia esistenza; in sella a una moto da corsa su circuiti dove si arriva a sfiorare i 350 Km/h.
Se chiedeste a un giornalista di descrivermi, vi direbbe sicuramente: pazzo scatenato, donnaiolo e rissoso.
La verità è una sola: ho pochi limiti in pista, ancor meno nella vita.
Ora chiedetemi se ne è valsa la pena giocarsi la vita in questo modo, di sicuro vi risponderei di sì.
In fondo sono fatto così.
Sono nato per rischiare, dopotutto corro in MotoGP, dove la morte è una compagna che alita sul collo di ogni pilota.
Mi chiamo Andrea Isotta e credo di aver preso una bella sbandata, ma questa volta la mia moto non c’entra nulla.
Sono completamente assuefatto da lei, ma devo essere discreto, devo andarci piano e questo non è nella mia indole. Sono nato per correre anche sulle piste più insidiose; sono nato per vincere, eppure con lei, mi sembra di andare contro un muro alla massima velocità, senza avere la benché minima possibilità di salvarmi.
È come l’isola di Man: non sai mai se ne uscirai vivo eppure rischi lo stesso. Rischierò fino in fondo.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

IMG_7776Determinazione, talento, grinta, forza, fascino e un pizzico di incoscienza. Frullare insieme per qualche minuto, fino ad ottenere un composto di cui non potrete fare a meno per il resto della vostra vita. Conservare vicino al cuore ed ecco qua, il vostro Andrea Isotta è pronto per essere amato.

Andrea è un pilota di MotoGP, uno dei più talentuosi e promettenti piloti nel panorama del motociclismo italiano; ha voglia di vincere e bisogno di farlo. Ha il coraggio di prendere una curva a 300 km/h e la determinazione per tenere testa ai suoi avversari senza pensarci troppo, anche se questo comporta qualche rischio di troppo.
È, neanche a dirlo, bello, sfrontato e famoso, le donne cascano ai suoi piedi ed ha solo l’imbarazzo della scelta per ogni paddock in cui si trova a mettere i suoi costosi stivali.
Andrea ama divertirsi, adora i suoi fan ma ancora di più la sua bambina, la sua Ducati fiammante: l’unica rossa in grado di mandarlo in orbita.
Non ha un carattere semplice, anzi tutt’altro e a complicare le cose ci si mette anche l’astio, evidente ed innegabile, con il suo compagno di squadra con il quale immancabilmente, ha incontri un po’ troppo ravvicinati…

“Scortato dal mio manager e ancora con la tuta addosso, mi dirigo alla clinica mobile per le medicazioni; appena entro, tutti si soffermano a guardarmi sbigottiti, mentre il sangue continua a fuoriuscire imbrattando anche il pavimento. «Scusate» esordisco, passandomi il dorso della mano sulle labbra, «qualcuno potrebbe medicarmi?» Guardo la mia mano, è completamente imbratta. Morirò dissanguato di questo passo.
«La dottoressa è in fondo al corridoio, prima porta a destra», spiega antipaticamente una sottospecie di befana, squadrandomi da capo a piedi con disgusto. «La ringrazio, gentilissima…» la canzono. Lascio il mio manager in sala d’attesa, e mi dirigo nel posto che mi è stato indicato; la porta è aperta e, davanti agli occhi, mi ritrovo una piccola biondina in camice bianco. Mi soffermo sulla soglia, non si è accorta della mia presenza, è troppo attenta a studiare dei fogli per pensare a me. Mi schiarisco la voce. «Mi scusi?» Non appena solleva lo sguardo, rimango letteralmente folgorato. È bellissima, ha degli occhi azzurri meravigliosi. «Cosa le è successo?» chiede, prima di lasciare i fogli sulla scrivania e venirmi incontro. Mi ritrovo il suo viso a due dita dal mio in un baleno, abbiamo la stessa altezza. Il suo profumo è ipnotico. Dannatamente ipnotico. «Chi le ha rotto il labbro?» Aggrotta la fronte. «Il mio compagno di squadra» le rispondo un po’ impacciato. Merda non riesco a parlare!

pixlrEd eccola qui la nostra deliziosa protagonista femminile, la dottoressa Mia Rinaldi.
Una donna buona, dolce, schiacciata dal suo stesso amore.
Mia è fidanzata con uomo violento, uno di quelli che dice di amarti e poi ti massacra di botte per dei suoi disegni mentali di cui nemmeno sei a conoscenza. Uno di quegli uomini che piange, si dice pentito ma la volta successiva te le da ancora più forte.
Mia è vittima di un uomo che le sta togliendo il respiro, l’aria nei polmoni, la dignità, la libertà di pensiero e parola, che la sua privando non solo della felicità ma della vita stessa e, cosa ancora peggiore, è vittima di se’ stessa, della paura, del coraggio che non trova, della forza che le manca per denunciare quella bestia che le alita addosso ubriaco e senza un briciolo di rispetto.
È schiava del suo amore, incatenata ad una vana speranza.

Mia è bellissima, una ragazza pure e semplice.
Non è il tipo da paddock, è poco appariscente, sta spesso per i fatti suoi, è schiva e riservata ma poi sorride… e si spengono i motori un po’ come se ci fosse un blackout generale, un dannato cortocircuito.
Ed è quello che accade nel cervello di Andrea che, dopo quella medicazione al labbro, non riesce più a togliersela dalla testa.
Contro ogni aspettativa ad avvicinarli ulteriormente è proprio il fidanzato di Mia…

“Mi allontano dal casino per cercare un bagno, ma appena giro l’angolo, mi ritrovo davanti a una scena raccapricciante. Mi pianto in mezzo alla strada a dir poco scioccato: un ragazzo tiene una ragazza per il collo, imprigionata contro un camion, e le sta urlando addosso. Il tutto nell’indifferenza totale dei passanti. Non ci penso due minuti, corro subito ad aiutarla. «Ma che cazzo fai?» dico, spingendolo via. Guardo la ragazza e deglutisco. È la dottoressa Rinaldi, cazzo!”

Da quel momento diventerà sempre più difficile, per Andrea, lasciarla sola.
Mia popola i suoi pensieri, abita la sua testa, e fa girare il suo stomaco.
Ma la gara finisce, Andrea sale sul gradino più alto del podio, l’intero circuito del Mugello è in visibilio e lui è così felice da sentire il cuore esplodere, almeno fino a quando non scoprirà che Mia ha già lasciato il circuito e lui non ha potuto nemmeno salutarla, respirare il suo odore ancora una volta.
Cosa accadrà adesso? Come la rintraccerà?

Comincia così quella che sarà una storia difficile, complicata, altalenante. Una storia che vede un Andrea completamente perso di Mia e disposto a tutto per averla ed una Mia che non si vuole, o non si può, ascoltare.
Una donna che vorrebbe essere libera di amare, di ascoltare il battito del suo cuore, una donna che vorrebbe tornare a ridere, a sentirsi protetta e sicura tra le braccia di un Uomo che la accarezzi e non la picchi, di un Uomo che la ami e che non la possegga, di un Uomo con cui vivere e non sopravvivere.

Ispiro il suo bellissimo profumo a pieni polmoni e lei si volta di scatto a guardarmi. «Ho portato la colazione» mi informa. È agitata, le trema la voce. Nei suoi occhi c’è la paura di chi sa perfettamente che, da qui, potrebbe non uscirne senza conseguenze. «Forse è il caso che tuti vesta…» Faccio un ultimo passo e incollo il mio petto al suo. «Forse è il caso che tu ti lasci andare e la facciamo finita» rilancio con un sussurro. Voglio farla mia e per quanto si ostini a negarlo, lei vuole esattamente la stessa cosa. «Andrea, io…» Le faccio una carezza sul viso, impedendole di proseguire. Al mio tocco chiude gli occhi e comprime la guancia contro il mio palmo. Chissà da quanto tempo le carezze si erano trasformate in schiaffi. Chissà quante volte, quel bastardo, ha colpito il suo bellissimo viso mentre le diceva che l’amava. «Fai ciò che ti rende felice, Mia, solo così sarai libera» mormoro, posandole un bacio sulla fronte. Lasciarla andare e allontanarmi mi costa una fatica disumana, ma lo faccio, nonostante avrei voluto stringerla talmente forte da rimettere insieme tutti i suoi pezzi rotti.
Prendo la maglietta abbandonata sulla poltrona per indossarla, ma non faccio in tempo, perché lei arriva alle mie spalle di corsa e mi afferra per un braccio, facendomi voltare verso di sé. «Che fai?» domando confuso. «Ciò che mi rende felice» risponde e mi coglie di sorpresa con un bacio, buttandomi le braccia al collo.

Mia vuole Andrea, ma le sue catene sono troppo strette.
Non ci riesce, ha paura, lui la troverà e la troverebbe in ogni parte del mondo. Lui la ucciderebbe se scoprisse di Andrea. Questa volta non riuscirebbe a salvarsi, arriverebbe a dirgli che le fa schifo, che non lo ama più, che i suoi schiaffi hanno distrutto tutto, hanno distrutto lei.

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Non vado oltre e spero di lasciarvi con il fiato sospeso e con la voglia di scoprire come va a finire questa storia d’amore.

“Still I Rise” si legge tutto di un fiato e sicuramente non solo perché il romanzo è breve.
Quella di Andrea e Mia è una storia potente e delicata al tempo stesso, è la storia di un amore forte, improvviso, difficile, di quelli che ti entra nelle ossa e fa bruciare i muscoli.
E’ un romanzo che tocca la passione, per qualcosa e per qualcuno.
Che tocca l’amore, la protezione, la paura, la disperazione, il coraggio, la violenza.
Una storia scritta con il cuore al posto della penna che accenna il tema della violenza femminile con delicatezza e rispetto, sottolineando l’importanza del fidarsi di qualcuno, di combattere la paura, di denunciare, di non smettere di amarsi e amare perché la nostra vita è solo nostra e nessuno può farla sua, giocarci e sporcarla.

Il mondo è degli uomini come Andrea, che amano, proteggono, rispettano, baciano, sfiorano, si prendono cura e non di quelli che fanno male, che fanno piangere, che alzano le mani, che urlano e fanno sentire sbagliate le donne che hanno accanto.
Non fidatevi di uomini così, non credete alle lacrime dopo che vi hanno dato uno schiaffo, non c’è amore in quei gesti, non c’è speranza in quelle lacrime.

Il mondo è delle donne come Mia, che alla fine trovano il coraggio di amarsi e di farsi proteggere. Di quelle che trovano la forza per rinascere.

Da leggere. Grazie Lady D. ❤

Julie

 

Il mio voto:

gif voto 4Ne do 4, sperando che Lady D.
ci regali il sequel per dargliene 5 :p

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