A tu per tu con: Giuliana Guzzon!

Buondì Notters!

Dopo aver letto il suo romanzo e aver scalpitato per quel finale che mi ha lasciato a bocca aperta, ho avuto l’immenso piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giuliana Guzzon sul suo capolavoro “Il cacciatore di libellule”.

Armatevi di curiosità e di qualche minuto per venire a scoprire i segreti di questa bravissima autrice!
Non ve ne pentirete, parola di Notters! 😉

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  1. Giuliana il tuo romanzo è un thriller molto intenso, particolare. Puoi raccontarci come è nato, se c’è qualcosa o qualcuno che ti ha aiutata nella sua elaborazione?

    Grazie per l’ospitalità e l’occasione di parlare del mio romanzo. Vi svelo che l’idea di scrivere un libro è maturata per una sfida lanciata da un mio amico che aveva letto tutti i miei testi precedenti; poesie e brevi racconti. Mi ha costretta. Facendomi promettere di scriverlo e terminarlo e siccome sono ambiziosa e mi piacciono le sfide, ho accettato ed eccomi qui con «Il cacciatore di libellule». Con l’adolescenza ho iniziato a provarunnamed.jpge curiosità per gli autori soprattutto americani e il genere che più aveva destato la mia curiosità era il romanzo thriller, di conseguenza ho seguito la mia passione. Come si dice, tutto è frutto del mio ingegno, basato su migliaia di libri letti e ricordando le mie preferenze per autore.
    Ma, ho cercato di creare una storia che fosse innovativa nel genere.  Ho dovuto leggere e assorbire un po’ di materiale, scartando tutti i modus operandi conosciuti, nella ricerca di qualcosa di originale e traumatico. Il romanzo giallo o thriller è molto particolare, si tratta di un genere nel quale ci sono dei vincoli molto stretti da rispettare. Ci vuole suspense, rimbalsi, false piste, degli indizi, un colpevole, un investigatore e la sorpresa deve arrivare all’ultimo momento. Tutti elementi necessari ma difficili da mettere su carta. Un lavoro che per me è durato 4 anni , più un quinto di editing.

  1. La scelta di narrare l’intera storia in terza persona fatta eccezione per l’assassino, l’unico protagonista “dotato di voce propria”, sicuramente apporta un valore aggiunto al romanzo. Perché questa scelta?

    Perché la narrazione in terza persona e al passato è quella che preferisco come lettura. Mentre, nella storia dei killer ho avuto un impatto emotivo molto forte nel leggere romanzi in cui era l’assassino a parlare di sé (es. American Psycho). Ho miscelato le due cose, pensando alla voce narrante come elemento aggiuntivo e alla voce del killer come presenza tangibile e diretta col lettore. Normalmente con la narrazione in prima persona  e al tempo presente, chi legge fa propria e condivide la psicosi dell’assassino e reagisce moralmente: dal disgusto, al distacco o forse al fascino. Il punto è che il lettore è obbligato a confrontare le sue emozioni.
  1. Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti indispensabili; personalmente non potrei immaginare la stessa storia con un solo personaggio in meno! Qual è quello a cui sei più legata? E perché?

    Ho dato vita ad ognuno donando un pezzetto di cuore. Sicuramente la figura del killer mi ha assorbita maggiormente. La difficoltà necessaria è stata immergere me stessa in una mentalità malata, senza anima e calarmi nei panni di uno psicopatico. Una delle parti interessanti l’ho dedicata allo studio del profilo, alla ricerca delle psicosi e patologie e vi garantisco che ce ne sono davvero molte ed ognuna ha la sua caratteristica e delinea un diverso comportamento.

  1. Quello che personalmente mi ha colpita più di tutti, anche più dell’assassino, è Gabriel: un personaggio particolare, coraggioso, molto intelligente ma che al contempo non ha paura di mostrare il proprio lato “debole”. Cosa puoi dirci in più di lui?

    L’idea di inserire la figura di Gabriel Larsen è stata naturale. Dovendo ambientare in Africa e per l’esattezza in Kenya la maggior parte della storia, quale personaggio poteva collocarsi meglio di un antropologo? Ho dovuto fare delle ricerche e studio sulla materia prima di parlarne, di delinearne una carriera, un metodo di lavoro e renderlo importante e necessario. Gabriel rappresenta una parte della mia personalità e del rigore con cui sono cresciuta.

  1. Le parti del romanzo in cui è l’assassino a raccontare sono interessantissime, molto coinvolgenti. Immagino che, per scriverle, ti sia dovuta immedesimare, calare nella parte… Hai mai riscontrato difficoltà a questo proposito? Se sì, quali?

    Non la chiamerei difficoltà, ma studio. Come ho risposto sopra, ho trascorso un periodo di mesi impiegando il tempo alla ricerca e alienandomi dal libro. Individuando comportamenti  e psicosi distruttive e violente. Prendendo appunti (io scrivo tutto a mano) e metabilizzando, per poi calarmi in una mente disturbata. Nella mente di una personalità perversa, sadica e schizofrenica. Non ho riscontrato difficoltà particolari, la psicologia e psicoanalisi mi ha sempre affascinata e attratta e in questo caso mi sono estesa anche nella criminologia. Delineare e creare questo personaggio mi ha appassionata . Ogni elemento ha messo in moto il mio processo mentale rivolto a cercare nella materialità la situazione che volevo creare, ho cercato di rendere forte e vivo il potenziale del personaggio. . (Naturalmente si parla di fantasia perché il reale orrore lascia senz’altro terrorizzati e sgomenti).

  1. Personalmente ho apprezzato che in “Il cacciatore di libellule” tu abbia dato spazio anche all’amore. Come mai questa scelta? Cosa ti ha indotto ad avere questa necessità?

    Anche l’amore è qualcosa di unico che cattura. E non ci sono storie senza sentimento. Se fosse qualcosa calato nella realtà, l’amore ne farebbe parte, ruoterebbe intorno alle vite e vicissitudini. Credo che  scrivendo un libro thriller non si deve tralasciare nulla e sia doveroso concedere al lettore un rilascio di tensione, lasciargli ascoltare il battito di un cuore e portarlo a sognare.

  1. Ho letto dalla tua biografia che sei un agente di viaggio. Le ambientazioni del racconto, derivano forse proprio da questo o hai scelto di impostare la storia in Kenya per altri motivi?

    Sì, esatto, sono un agente di viaggio, ma questo non è il motivo della scelta della location. Faccio un passo indietro e vi parlo del mio amico Gabriele (non vi dice niente?), che ha preteso il giuramento di scrivere un intero romanzo. Un incontro casuale  e fortunato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze (abitavo in zona quando ho iniziato la prima bozza del libro).  Eurostar (2009) in ritardo di due ore e, in coda al servizio clienti abbiamo fatto amicizia. Lui stava andando a Malpensa , aveva il volo per il Kenya.  Al suo ritorno è nata una grande amicizia e mi ha fatta sognare con tutti i racconti e le descrizioni di questa splendida, ma anche dura terra dei Masai. Il Kenya mi è sembrato il posto più bello per turbare le coscienze.

  1. Come sei arrivata dal progettare e costruire vetrate a scrivere poesie e, infine, a scrivere romanzi?

    Devo invertire l’ordine. Prima è arrivata la scrittura; la poesia. Mio nonno materno si è occupato della mia educazione e mi ha seguita nelle tappe fondamentali della vita. Lo ricordo con molto affetto mentre mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano solitamente ad una bimba di sette anni. La letteratura faceva parte del mio percorso formativo ed è certamente grazie a lui se ho iniziato e continuato a scrivere. La mitologia greca ha un suo fascino indiscusso e ai miei occhi è apparsa subito come una grande fantastica avventura. Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato molto breve.

    A nove anni scrivevo i primi versi, avevo bisogno di sentire mio un mondo che ancora non mi apparteneva. Poi crescendo, tutti gli elementi esterni alla organizzazione della struttura verbale hanno via via acquisito importanza, per poi prendere spazio nella mia espressione e fantasia individuale.

    Il mio secondo amore; il vetro. Capitai su un bando europeo abbinato al Liceo Artistico della città di Novara (avevo già 32 anni). L’accettazione era a numero chiuso. Si trattava di una scuola per diventare maestro d’arte per la lavorazione delle vetrate in piombo con la tecnica del ‘400. Io dipingevo già da tempo, ma qui si trattava di tagliare, piombare, saldare e stuccare. Entrai nella selezione e così iniziai anche questo percorso. Come sono arrivata al romanzo? Fate qualche passo indietro.

  1. Le tue poesie sono di genere gotico, il tuo primo romanzo di genere thriller. Cosa ti affascina di questi due mondi per così dire “oscuri” e “pericolosi”?

    Tutto! Tutto quello che non è spiegabile con la logica o lo è solo in parte. Crescendo con gli insegnamenti classici mi sono affezionata a figure mitologiche. Con le letture successive di Poe  e di romanzi thriller, sono entrata in una dimensione stimolante. Ho sempre provato attrazione per i cimiteri monumentali  e creato con la fantasia figure e personaggi fantastici e surreali. Qualcuno potrebbe chiamarla alienazione, ma io preferisco definirlo il mio mondo parallelo.

  2. L’ultima curiosità: nel tuo secondo romanzo ci sarà sempre lui, il cacciatore di    libellule. Puoi darci qualche informazione in più? La curiosità mi sta divorando!

    Dunque! Posso dirvi che cambia la location, che sarà meravigliosa quanto la prima e che… il cacciatore di libellule avrà qualche problemino…
    Saluto e ringrazio tutti quelli che si sono armati di pazienza per leggere sia l’intervista, sia il libro e ringrazio coloro che mi hanno regalato un pensiero, una frase dopo la lettura di “Il cacciatore di libellule”, perché mi hanno resa felice e appagata per un duro lavoro svolto. Grazie!… e non dimenticate…

“La Fantasia
è il luogo dove il sogno
sa d’immortale ed eterno”.


 Giuliana Guzzon

Grazie Giuliana per questa bellissima chiacchierata e per aver dedicato a Notting Hill Books un po’ del tuo tempo! 🙂

Edna.

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Recensione di: “Il cacciatore di libellule” di Giuliana Guzzon

Buongiorno Notters!
Oggi giornata di recensioni e, per iniziare col botto, vi racconto il libro che mi ha tenuto compagnia questa settimana (e che mi ha tenuta sveglia tutta la settimana!): “Il cacciatore di libellule” di Giuliana Guzzon.
Vi piace il brivido? Amate Quell’attimo di puro terrore in cui l’adrenalina va a mille?
Se la vostra risposta a queste domande è sì, non esitate nemmeno un istante e venite a scoprire con noi di Notting Hill questo libro, se la risposta dovesse essere no…
Non esitate lo stesso! 😉

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TITOLO: Il cacciatore di libellule
AUTRICE: Giuliana Guzzon
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: Settembre 2015
GENERE: Thriller
PAGINE: 394
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 2,99/€ 17,90

 

SINOSSI

Gabriel Larsen è un antropologo molto legato al suo lavoro.
Nella sua Firenze continua a tormentarsi sui reperti rinvenuti in uno scavo effettuato in Africa.
Sente di dover dare una spiegazione a ciò che sembra apparentemente inspiegabile.
La scoperta del corpo mutilato di una ragazza a Malindi fa da propulsore a una spirale di omicidi.
Toccherà alla profiler Doris, al patologo Steven e al tenente Robert addentrarsi in uno dei peggiori incubi lastricato di ossa.
L’unica prova che si tratti di un serial killer è la presenza di ali di libellula inserite negli occhi dei cadaveri. Questa la sua firma. Ma qual è il significato? Chi conosce il suo segreto?
Il killer è rapido, veloce e non perde mai il controllo: segue i meandri oscuri della perversione umana ossessionato dalla poesia e la musica.
Una sola certezza; ucciderà ancora.
Nessuna donna è al sicuro; le sceglie, le segue, le tortura.
Ogni volta che uccide le fantasie diventano più intense, provocanti e violente.
Ambientato in uno scenario di toni caldi, profumi e odori che evaporano tra la terra arida e il verde, dove il rosso trova spazio negli incredibili tramonti, si è catapultati nel cuore del Kenya, dove si sente il respiro del popolo Masai.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

Chi ha già visto il film “Nella mente del serial killer”, forse potrà capire quello che mi ha lasciato questo libro di Giuliana Guzzon.
Chi invece non l’ha visto…
Beh, non importa, leggete “Il cacciatore di libellule” e vi ritroverete immediatamente spettatori di una storia curda e sconvolgente; nella storia personale di una mente perversa, pericolosa, irrazionale.
Vi ritroverete improvvisamente catapultati al cinema, seduti in prima fila su quelle sedie tanto scomode, con un cartone di pop corn in mano e il cuore in gola.
Sì, perché quello che leggerete, imbattendovi in questo libro, vi sconvolgerà.

image (25)Gabriel è un ragazzo tranquillo, senza grilli per la testa, uno studente impeccabile, un ragazzo come tanti, ma con un amore immenso per ciò che lo rende vivo, per ciò che lo rende sé stesso e per ciò che non gli ha permesso fino ad ora di legarsi a niente e nessuno perché il cuore di Gabriel è sempre stato solo suo: l’antropologia.
Già, è un antropologo e passa la sua vita a… Studiare le ossa.

E questo è già un tantino agghiacciante, non trovate?

Immerso nella sua città, Firenze, Gabriel ha alle spalle anni di esperienze in posti differenti che gli hanno permesso di ampliare i suoi studi, le sue conoscenze e perché no, anche la sua fantasia, nonché gli hanno permesso di appassionarsi sempre più al suo lavoro.
Ma una di queste esperienze, o meglio, una di queste terre l’ha affascinato più di tutte: il Kenya.
Con le sue spiagge sconfinate, il mare limpido, gli orizzonti talmente rossi da far sembrare il cielo macchiato di sangue, questa Terra così pura e genuina, resa tale dai propri abitanti, è entrata in Gabriel e si è appropriata di una parte del suo cuore.
Ma qualcosa non va nella sua Terra, qualcosa disturba i sonni di chi ci vive, qualcosa getta Malindi in un’oscurità che non la rende più bella e luminosa come è sempre stata.
Qualcosa, anzi, qualcuno, stava rubando a quella città del Kenya, tutto la bellezza di cui era custode.
Gabriel si ritrova in Kenya per effettuare degli studi su resti rinvenuti in scavi; ma qualcosa, in quei resti, gli suggerisce che si nasconde un pericolo in quella città, nella sua città…

“Il sopralluogo in uno scavo, che oltre ai reperti fossili, aveva dato luogo al ritrovamento di parecchie ossa, lo turbava. Gli archivi biologici dovevano dare delle risposte precise.
[…] La fossa ritrovata era profonda dieci metri e larga tre, dove i morti erano stati deposti dopo le cerimonie funebri e avvolti in stoffe rosse. Scavata la fossa tutto il terreno era stato consacrato e divenuto cimiteriale. Pezzo dopo pezzo, strato dopo strato, con l’umidità, in poco tempo la carne si era consumata ed era rimasta solo l’ossatura.”

Contemporaneamente uno, due, tre omicidi sono stati consumati aimage (26) Malindi.
Omicidi di giovani ragazze che corrono sulla spiaggia, che passeggiano tra le vie della città, che vivono la loro vita ignare del pericolo che si nasconde dietro gli angoli più bui di Malindi. Omicidi osceni, brutali. Talmente orribili da essere terribilmente perfetti e, di conseguenza, tremendamente spaventosi. Ad ognuna delle vittime, manca qualche parte del corpo e, udite udite… nello specifico proprio le ossa.

“Il cadavere era steso scompostamente di schiena, in penombra. Era stato ricoperto con un telo e se ne potevano scorgere solamente i piedi.
Gli infermieri erano pronti con la lettiga, uno di loro si chinò sul corpo, solo la pozza di sangue che si andava espandendo all’altezza del bacino lasciava comprendere la terribile morte della ragazza.”

A chi il bacino, a chi la tibia, a chi la scatola cranica… Ognuna di queste ragazze, una volta uccise, viene privata delle ossa.
Perché?
Da cosa deriva questa ossessione?
Che ne è di quelle ossa?
Che ci sia un collegamento in questi omicidi?
Che l’assassino sia lo stesso?
Queste le domande che hanno portato Gabriel a compiere nuovamente quel viaggio nella Terra che tanto ama ma che, al tempo stesso, ora tanto lo spaventa.

” «Gabriel!»
«Rettore!»
«Senta! Quel posto in Kenya trovato con gli scavi…»
«Già, non mi chieda il certificato… »
«Deve partire domani!»
«Domani?»
Lo studioso del Centro di Antropologia esitò poi riprese.
«Dico sul serio, lo so che aspetta da tre mesi, ma ora è urgente che lei parta immediatamente, hanno trovato altre ossa!» «Come?»
«Non faccia domande, le ho prenotato il volo, le mando tutto con una mail.»

[…] Gabriel appoggiò la testa allo schienale e allacciò la cintura.
La vertigine del decollo gli provocò il solito salto di respiro, la solita euforia che l’inebriava quando l’aereo staccava le ruote da terra e si alzava verso le nuvole.
Le mani gli sudavano, si sentiva ansioso, era seduto da solo sotto la luce di lettura. Cercava di razionalizzare il fastidio che aveva dentro.
Il Kenya lo aspettava. “

Inizia così lo studio approfondito di tutti i cadaveri rinvenuti a causa di questo presunto serial killer e, per l’occasione, una squadra di prim’ordine interviene direttamente per cercare di riportare la serenità a Malindi.
L’antropologo Gabriel, il Detective Robert, la profiler Doris, il patologo Steven e il suo aiutante Phil e persino un’irritante giornalista che li segue fino in Kenya pur di avere il suo scoop, si imbatteranno insieme in questa avventura, in questa caccia all’assassino, talmente efferato da essere assolutamente inaspettato.
Un assassino che non smette mai di stupire, a partire dalle modalità cruente con cui uccide le sue vittime, alla sua firma che lo contraddistingue in tutti gli omicidi: ali li libellula.
Dove?
Beh, secondo voi una mente così oscura che parte del corpo potrebbe mai prediligere per utilizzare ali
di libellula? Ok ve lo dico io… Gli occhi.
Un tantino raccapricciante, no?

image (27)

«La terza foto mostra il primo piano degli occhi di una delle ragazze, sono illuminati dalla lampada lumex che permettere di vedere meglio le iridi, sono completamente grinzose, sembrano coperte da rughe sottilissime ed invece…»
Gabriel aveva la sacrosanta impressione che Doris fermandosi gli riservava una sgradita sorpresa.
«… Ciò che realmente toglie il fiato sono i bordi delle palpebre così nudi, senza alcun pelo, come un’orrida cornice attorno a quegli occhi bloccati nel momento in cui hanno visto la morte… e non sono rughe sulle pupille ma ali… ali di libellula…»
«Ali?!»

Paura, ansia, sgomento sono solo alcune delle emozioni che il nostro antropologo proverà in questo viaggio, un viaggio che lo porterà ben oltre i suoi limiti, un viaggio che lo metterà a dura, durissima prova e che lo scotterà personalmente, come il più caloroso e selvaggio dei fuochi.
Ma è proprio questo che incoraggia Gabriel a proseguire nelle indagini, a non arrendersi, a non darsi per vinto.
Perché ogni volta, ogni singola volta che si scontra con la dura realtà, che guarda i cadaveri e si chiede i “perché” di azioni così violente, si innesca qualcosa in lui.
Una scintilla, una miccia che si accende, un salto nel vuoto.
Quel brivido che gli fa tanto amare il suo mestiere e che, sicuramente, non lo abbandonerà.

Ma è pur sempre un essere umano e, con tutti suoi momenti di sconforto e di confusione, trova un rifugio in quella Terra tanto pericolosa.
Il suo rifugio diventa Simona.
Eh sì, avete proprio capito bene, in tutto questo orrore, l’amore è onnipresente: non manca e non tarda ad arrivare.
Del resto si sa, è pur sempre il motore che fa girare il mondo! 😉

“Con un gridolino la ragazza si voltò.
I suoi capelli erano raccolti e fermati da un bastoncino di legno, il sorriso le illuminava il viso. Era vestita con pantalone cachi, maglietta azzurra, scarpe da ginnastica bianche ed era abbronzatissima.
«Tutto bene?» chiese, avvicinandosi.
«Sì, sì. Stavo solo… »
«Che cosa ci fai qui?» chiese circospetta senza lasciargli il tempo di spiegare.
Gabriel si accigliò trovandola invadente.
«Mi chiamo Simona e mi occupo dei turisti.», allungò una mano in segno d’amicizia. «Lavoro per un Tour Operator italiano» continuò, «faccio la guida per chi vuole visitare l’Africa. Ci sono tanti Indiana Jones con la pancetta e la macchina fotografica, pronti per un’esotica avventura. Sei un turista?», la sua espressione era accattivante e Gabriel si ricordò che un tempo un sorriso del genere gli avrebbe subito fatto salire la pressione.”

image (20).jpegSimona è una bellissima guida turistica che si ritrova li, in Kenya, per lavoro proprio come Gabriel e, nel momento esatto in cui i loro occhi si incontrano, sanno per certo di essere l’uno la salvezza dell’altro.
Ed è proprio quello che saranno; saranno due boe sperdute in mezzo all’oceano, ma felici perché insieme.
Saranno due catene legate tra loro, impossibili da spezzare.
Saranno l’uno il sole dell’altro, quel sole che sembra essere tramontato da troppo tempo a Malindi.
Un bungalow in mezzo alla foresta sarà, per poco tempo, il loro nascondiglio da quel mondo tanto cattivo che li circonda, un luogo che sembra fatto apposta per dimenticare e per amare, soltanto amare.

Ma la vita, a Malindi, non si ferma e con essa aumentano anche gli omicidi.
Come farà l’equipe speciale che io ho personalmente rinominato “Gli Incredibili” a scovare il temuto assassino?
Sembrano sempre ad un passo dal rivelare la sua identità, così vicini eppure così lontani dalla verità, fino a che…

Ragazzi, Giuliana Guzzon è un genio.
Ho divorato questo libro in neanche due giorni e non scherzo quando vi dico che mi sono persino sognata l’assassino di notte!
Si ok, io sono un tantino suscettibile, ma credetemi, questo libro è assolutamente incredibile.
La storia è raccontata in terza persona ma ciò che rende “Il cacciatore di libellule” formidabile e diverso dal solito è la scelta dell’autrice di dar voce all’assassino, di utilizzare anche, e soprattutto, i suoi pensieri per creare la storia.
E noi lettori, volenti o nolenti, ci ritroviamo immersi in una mente criminale, malata, “nella mente del serial killer” per davvero.
Il lettore entrerà automaticamente in un meccanismo che non prevede via d’uscita e tra un “si si, è lui!!”, e un “no cavolo, non può essere lui!”, nelle ultime pagine darà finalmente un volto a quella vocina che continuerà a sentire nei peggiori degli incubi.
Il volto di un folle, di un pazzo, di un perverso.
Il volto del cacciatore di libellule.

Credo che Giuliana non abbia avuto pietà del lettore nello scrivere questo romanzo, per lo meno non l’ha avuta dei fifoni come me! ;p
Uno stile di scrittura impeccabile, a modo suo dolce nonostante gli avvenimenti cruenti, rendono questo libro migliore di qualsiasi film thriller nella storia dei film thriller.
Un susseguirsi di avvenimenti che fanno letteralmente saltare sulla sedia, arrabbiare il lettore, odiare l’assassino e fare il tifo per quella squadra di supereroi… perché diciamocelo, per affrontare un pazzo così si può essere solo eroi!
E, come se non bastasse, dulcis in fundo, un finale che…
Aaaaaah non fatemi dire altro!!!

Che dire…
Giuliana, facci un regalo, fammi un regalo: dimmi che non finisce veramente così!!

Un libro che mi sento di consigliare a tutti, agli innamorati dell’amore, agli innamorati degli enigmi, agli innamorati degli assassini senza cuore, agli innamorati dell’azione, agli innamorati della paura.
Un libro che va letto tutto d’un fiato,meglio se  in una serata buia e tempestosa: un’atmosfera “da brivido”, per un libro altrettanto spaventoso!

Brava Giuliana! (Qui scatta l’applauso :D)

Edna ❤

 

 

 

 

Il cacciatore di libellule

 

 

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Presentazione di: “Il cacciatore di libellule” di Giuliana Guzzon

Ciao Notters,
oggi concludiamo la giornata con un libro di alta suspense, un libro che non vi farà dormire sonni tranquilli, che vi farà sentire osservati ma incredibilmente rapiti.
Lei è Giuliana Guzzon che con “Il cacciatore di libellule” vi regalerà emozioni contrastanti di cui non potrete fare a meno! 😉

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TITOLO: Il cacciatore di libellule
AUTRICE: Giuliana Guzzon
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE:
GENERE: Thriller
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 2,99/-

 

SINOSSI

Gabriel Larsen è un antropologo molto legato al suo lavoro. Nella sua Firenze continua a tormentarsi sui reperti rinvenuti in uno scavo effettuato in Africa. Sente di dover dare una spiegazione a ciò che sembra apparentemente inspiegabile. La scoperta del corpo mutilato di una ragazza a Malindi fa da propulsore a una spirale di omicidi. Toccherà alla profiler Doris, al patologo Steven e al tenente Robert addentrarsi in uno dei peggiori incubi lastricato di ossa. L’unica prova che si tratti di un serial killer è la presenza di ali di libellula inserite negli occhi dei cadaveri. Questa la sua firma. Ma qual è il significato? Chi conosce il suo segreto? Il killer è rapido, veloce e non perde mai il controllo: segue i meandri oscuri della perversione umana ossessionato dalla poesia e la musica. Una sola certezza; ucciderà ancora. Nessuna donna è al sicuro; le sceglie, le segue, le tortura. Ogni volta che uccide le fantasie diventano più intense, provocanti e violente. Ambientato in uno scenario di toni caldi, profumi e odori che evaporano tra la terra arida e il verde, dove il rosso trova spazio negli incredibili tramonti, si è catapultati nel cuore del Kenya, dove si sente il respiro del popolo Masai.

ESTRATTO

Si era abituata al buio.
Era stata rinchiusa e non sapeva nemmeno che giorno fosse.
C’era l’odore rivoltante di carne andata a male e la corda che aveva intorno ai polsi le scorticava la pelle.
Aveva perso molto peso e le sue braccia erano piene di lividi; lui le aveva tagliato i capelli con un rasoio.
La sete.
Quanto sarebbe potuta sopravvivere senza acqua?
Una settimana? Un mese?
Con sei passi l’uomo la raggiunse, tirò la corda costringendola ad alzarsi.
La lama del coltello le accarezzò la gola.
Esitò un istante e sussurrò qualcosa, proprio mentre lei stava perdendo i sensi.
Poteva essere chiunque e avrebbe potuto farle qualsiasi cosa.”


L’AUTRICE: GIULIANA GUZZON

mia foto
Giuliana Guzzon è nata a Vercelli il 5 ottobre 1958. Trasferitasi per lavoro in Costa Azzurra vive a Menton, dove svolge la sua attività come agente di viaggio.
Una scuola d’arte, frequentata in età adulta, per progettare e costruire vetrate del ‘400, le ha permesso di realizzare le sue aspirazioni artistiche. Ama gli autori classici, il suo preferito è Foscolo, ma si appassiona anche ai romanzi Noir e Thriller.
Si è avvicinata al pubblico nel 2003 iscrivendosi al sito “liberodiscrivere” con lo pseudonimo di Irisfairy e successivamente al sito “scritturafresca”.  Scrive con lo pseudonimo di Sacrarmonia. Cura un blog dedicato all’arte delle vetrate. Si è distinta in numerosi concorsi di poesia aggiudicandosi premi e riconoscimenti.
La prima pubblicazione è uscita con Amazon.it, un self-publishing in ebook della Silloge poetica “Una rosa nera e la seta d’un verso per mantello”, di genere gotico.

2014 – 26 novembre ha pubblicato in cartaceo con Twins Edizioni per David And Matthaus edizioni silloge poetica “Sussulta delirante il mio intimo di donna” distribuzione Feltrinelli e RCS libri (Mondadori).

In ambito letterario si occupa contemporaneamente alla scrittura, di recensioni, pubblicate nei suoi due blog personali e negli store di vendita: http://giulianaguzzon.altervista.org/ e http://artevetro-giulia.blogspot.it/ per alcune case editrici.
“Il cacciatore di libellule” è il suo primo romanzo di genere thriller. Il secondo è in corso di scrittura e pur non essendo la continuazione del primo, si riallaccia alla sua storia.

CI HA DETTO DI LEI…

Sin dall’età di 9 anni ho sempre scritto poesie e brevi racconti. Sono attratta dal genere gotico; che prevale nei miei testi poetici. 

Amo gli autori classici, si può dire che sono cresciuta con questa cultura. 
Mio nonno materno, appassionato di letteratura, mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano ad una bimba di 7 anni.
Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato breve.
Sognavo di scrivere io stessa le liriche e poemi. Mi suonavano musicali nelle orecchie e in testa.
Schiva ai giochi con gli altri bambini, tendevo all’isolamento in compagnia dei miei pensieri.
La scoperta di Ugo Foscolo, ha innescato un capovolgimento dei miei sentimenti e desideri, avvicinandomi al neoclassicismo e romanticismo e gettandomi in un conflitto esistenziale con l’opera “Dei sepolcri”.

In contrapposizione inizia una passione per i romanzi gialli/thriller.
La nascita della decisione di scrivere il primo romanzo del genere, è nata da una sfida lanciata da un mio amico di Firenze, che leggendo le mie poesie e storie mi ha praticamente obbligata con una promessa a compiere la stesura del libro.
Sfide e promesse mi caricano di entusiasmo e ho accettato; ora ho preso gusto e sto scrivendo il secondo romanzo.
Non per ultimo sono madre di 4 figli; una ragazza e tre ragazzi ormai grandi e adulti.

 

DOVE TROVARLO?
Notting Hill Books risponde! 🙂
I LETTORI NE DICONO…

“Romanzo dal ritmo incalzante dove i sentimenti si scontrano con la fredda logica di un killer spietato che semina morte e terrore nel suo cammino folle e determinato.”

“Chiudi il libro dal quale non sei riuscito a staccarti fino alle ultime righe e scopri che la fine non è la fine. Qualcuno sta osservando anche te”

“Giuliana Guzzon ci regala un romanzo lucido che scivola via piacevolmente e, quando le risposte alla fatidica domanda “chi è l’assassino?” iniziano a farsi spazio nella vostra mente, il sorprendente epilogo vi lascerà senza parole. Ma sarà un epilogo? Chi lo può dire….”

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Siete pronti per questo viaggio?
 Naty&Julie❤️