Recensione di: “Oltre l’orizzonte” di Vito Favia

Salve care amiche lettrici,  il libro di cui vi parlo oggi è stata una vera e propria scoperta per me, e sono del tutto certa che lo sarà anche per voi. “Oltre l’orizzonte” è un’autobiografia di Vito Favia, un autore molto particolare, in quanto nonostante il suo passato da avvocato, oggi presta servizio per la Pubblica Amministrazione. Abbiamo quindi tra le mani una storia vera, assolutamente reale, che racconta del sogno di un uomo e dei sacrifici che ha fatto per esaudirlo, degli obiettivi che si era posto, e della fatica che gli è costata perseguirli.

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TITOLO: Oltre l’orizzonte
AUTORE: Vito Favia
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: Dicembre 2015
GENERE: Autobiografico
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 2,99
LINK D’ACQUISTO: Oltre l’orizzonte

SINOSSI

E’ l’estate del 1993. Superato l’esame di maturità, Vito decide di non voler proseguire gli studi per intraprendere la carriera militare.
Parte per Benevento, per frequentare la Scuola Allievi Carabinieri Ausiliari e, a fine corso, la sede di destinazione sconvolge la sua esistenza: Stazione Carabinieri di Satriano di Lucania.
Sconfortato e deluso, affronta quel trasferimento in un silenzio che ha mille parole. Un lungo viaggio verso quel suo destino, così tanto infame, che lo porta lontano da casa, tra impervie montagne, in un paese povero e malmesso.
Attraverso esperienze uniche ed emozioni incancellabili, il rapporto col nuovo comandante diventa giorno dopo giorno più intenso, più vivo e più profondo. Sembra quasi che quello strano maresciallo, con le sue povere origini e la tanta umiltà, riesca a leggere nei suoi pensieri. Tant’è che, con una brillante lezione sul coraggio, tocca il suo animo sino a far riemergere quello che in fondo era il suo sogno più vero e più grande.
Con l’esempio, quell’uomo gli aveva insegnato che “…Le promesse si fanno per essere mantenute!…”. E, nel giorno della sua laurea, Vito si ritrova, d’un tratto, faccia a faccia con quell’impegno preso e non ancora onorato.
Oltre l’orizzonte, qualcosa gli cambierà la vita per sempre.

RECENSIONE

Un aspetto assolutamente degno di nota di questo progetto, è che i guadagni saranno devoluti in beneficienza a delle importanti associazioni: La Lega del filo d’oro, associazione che pone l’accento sulla riabilitazione delle persone sordo-cieche, e La Casa Maria Montessori, che si occupa di bambini con delle gravi situazioni familiari alle spalle. “Oltre l’orizzonte” è stato pubblicato nel 2012 da Edizioni Tecnostampa Loreto, ed ha immediatamente ottenuto un grande successo, al punto da essere segnalato all’undicesima Edizione del Premio Nazionale di Letteratura e Teatro “Nicola Martucci”.
Come sapete, prima di recensire un qualsiasi romanzo, mi piace informarmi sull’autore e sugli esiti del romanzo stesso, così da avere un quadro chiaro e ben delineato dell’opera, e poter accingermi a recensirla con maggiore consapevolezza ed ulteriori conoscenze, che peraltro, mi aiutano a capire chi ho davanti, cosa ha smosso l’autore, cosa lo ha spinto a imprimere su carta un percorso di vita così diretto e mirato. Detto ciò, direi di passare all’analisi dell’opera autobiografica. In primis, mi tocca ammettere che ho storto il naso quando la cara Natascia mi ha rivelato il titolo che avrei dovuto recensire. Apparteneva ad un genere molto lontano dal mio, e sarebbe stata la prima volta in cui avrei letto l’autobiografia di una persona a me sconosciuta, e che tra l’altro, racconta di una storia dal carattere puramente maschile, l’ingresso nel mondo dell’Arma, un mondo così lontano da quello in cui vivo ma che ho sempre osservato con occhi affascinati. Come si evince dallo stesso titolo, il messaggio che in modo lampante l’autore cerca di trasmettere ai suoi lettori di qualsiasi età è quello di non arrendersi mai e di combattere per la realizzazione dei propri sogni. E Vito ha combattuto con tenacia, grinta e ambizione, non vietandosi però di piangere nei momenti di debolezza, non nascondendo le sue paure, non cercando di sopprimere le sue debolezze, ma cercando di trarne forza; ha combattuto per i suoi valori, per i suoi sogni, per la sua vita con indomito coraggio. La narrazione comincia esattamente dall’estate del 1993, più precisamente, dal giorno in cui Vito Favia, giovane ma già sicuro e conscio delle sue scelte e della strada che gli aspetta, saluta la commissione dopo aver conseguito con enorme successo il suo esame di maturità. Al momento dei saluti e delle famose strette di mano, il Presidente della commissione gli chiede quali saranno adesso i suoi progetti futuri, dando per scontato il percorso universitario. La risposta di Vito, però, spiazza tutti: lui è in attesa di una chiamata per espletare il servizio militare nell’Arma dei Carabinieri. La sua risposta non convince la commissione d’esame, che lo guarda delusa, quasi disgustata dalla sua decisione. Ma Vito non demorde di certo, e sempre più sicuro delle sue scelte, trascorre un’estate che scivola con esasperante lentezza, in trepidante attesa di una chiamata.
Nel corso della lettura, il protagonista nonché autore, ci rende chiaramente partecipi di questa sua attesa snervante, della paura che ha di non ricevere la chiamata tanto agognata, del suo irrefrenabile desiderio di partire per servire la Patria.
La chiamata non accenna ad arrivare, e i mesi passano insondabili, aumentando vertiginosamente l’ansia di Vito, che non vedendo arrivare nessuna risposta alla sua domanda, passa rassegnato al suo piano B: l’università.

“I mesi estivi volarono via, spazzati da una brezza che non riuscì a portar via il mio sogno. Vivevo le mie giornate aspettando una telefonata. Aspettando che un giorno il postino citofonasse per consegnarmi l’unica raccomandata che aspettavo. A volte pensavo di aver sognato troppo. Così tanto da essermi risvegliato con un’illusione! Con una maledettissima illusione che si era impadronita della mia testa e dei miei pensieri. Arrivò l’autunno. E con quelle secche foglie quasi cadevano anche le mie stanche speranze. Mi iscrissi alla facoltà di giurisprudenza. Frequentai circa un mese. Forse il mese peggiore della mia vita.”

Palpabile è la gioia contagiosa che avvolge il protagonista nel momento in cui apprende la sua convocazione per la Scuola Allievi Carabinieri Ausiliari a Benevento. E il sollievo che prova Vito è quasi tale da fuoriuscire dalle pagine e pervadere persino il lettore, tanta è la sua soddisfazione. Credo che l’emozione che si provi nel momento in cui si scopre che il proprio sogno sta per diventare realtà, sia di quanto più potente ci sia al mondo, e inavvertitamente il lettore sarà così immerso nella storia da sentire scivolare sulla pelle tutte le sensazioni che il protagonista prova. Degno di nota è il momento in cui Vito parte dalla Puglia per raggiungere la scuola a Benevento, ergo il momento in cui riflette su quanto sta per accadere nella sua vita, riconducendo il suo appagamento a quando da piccolo già conosceva quello che sarebbe stato il suo destino:

“Cosa farai da grande?” mi chiedevano. “Il carabiniere o il poliziotto, perché devo acchiappare i ladri!”, con quell’ingenuità di chi nei sogni vive tutti, proprio tutti, i suoi giorni. E forse quel bambino aveva già capito tutto, più di quanto io ancora cercassi di capire nell’insonnia di quella notte. Su di un treno carico di pensieri, che mi pareva volare nell’aria anziché rumoreggiare su antichi binari.

È assolutamente entusiasmante essere spettatore di un percorso così carico di desideri, soddisfazioni, sacrifici, momenti difficili, dolori, separazioni, nostalgia e malinconia. Inoltre, carichi di significato sono anche i momenti in cui l’autore pone l’accento sulle sensazioni contrastanti e a tratti ambivalenti che un militare prova nel momento in cui viene catapultato in una dimensione reale così diversa da quella che viveva prima. L’allontanamento dai propri cari e dalla propria terra è già un distacco così duro da provare, ma ancora più dura è la vita che spetta ad un militare quando entra a far parte di una scuola, conducendo così una vita piena di rigide regole, di sacrifici e impegni sfiancanti, pregna di un ordine e di un controllo tali da asservire il militare, che però l’autore ricorda, è allievo di quelle lezioni di vita che lo formeranno non solo come carabiniere, ma più di tutto come uomo. Estremamente denso di significato è anche il momento in cui il protagonista comprende che quando si sente avvilito, in realtà sta imparando qualcosa di cui potrà poi farne tesoro in futuro. Ci sono maturità e consapevolezza in questo giovane Vito, uno stoicismo proprio solo di chi ama davvero il suo lavoro. Molto preziose sono anche le conoscenze raccontate da Vito, conoscenze che nel momento in cui si sentiva perso, riuscivano a rimetterlo in carreggiata più forte di prima. Di rilevante importanza è la figura del maresciallo, considerato da lui come un secondo padre.
Inoltre, molto simpatici sono anche i momenti in cui racconta della sua delusione al momento in cui apprende la meta a cui è stato destinato, quale un paesino lucano molto semplice in quel di Potenza. Inizialmente è scosso dall’arretratezza del paesino in cui viene mandato, ma nel momento in cui gli viene offerta la possibilità di partire per una città più grande, vi rinuncerà per ritornare in quel paesino semplice, ma pur sempre accogliente e abitato da gente cordiale e laboriosa. In conclusione, mi sentirei di dire che questo libro deve essere necessariamente letto dai giovani. Perché quando si perdono le speranze, è in queste storie che si può ritrovare la determinazione che a volte appassisce per lasciare spazio alla desolazione e al rammarico. Il perseguimento di un obiettivo che si ha a cuore è un percorso lungo, faticoso e anche doloroso. Alle volte ci sembrerà di camminare in vicoli ciechi, ma sarà nel buio più totale che riusciremo a scorgere quella fioca e lieve luce che ci mostrerà la via. Quest’autobiografia è un inno alla forza, al trionfo e all’ambizione. Ti sprona a seguire un modello di tenacia come Vito, che in queste pagine ho percepito come una vera e propria guida, o ancora meglio, come un esempio da seguire. Sarà scontato e banale, patetico e anche forse smielato, ma è pur sempre vero che quando si cade ci si rialza più forti di prima. E ancora più vero è che se si lotta per ciò che si desidera ben presto diventerà un traguardo. Grazie Vito, per avermelo ricordato.

Alessia

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Recensione di: “Uno scatto e poi è amore” di Vanessa Di Lena

Salve care Notters 😀
A scrivervi è Alessia, e vi garantisco che quella che sto per fare è in assoluto la recensione più difficile che mi sia stata affidata dalle straordinarie Giulia e Natascia fino ad oggi, quindi, perdonatemi se sarò a tratti incoerente o contraddittoria, ma questo romanzo mi ha trasmesso sensazioni ed impressioni così contrastanti da non permettermi di fare chiarezza  e di esprimere lucidamente il mio personalissimo e soggettivo parere, che vi anticipo, non è totalmente negativo. Il romanzo di cui vi parlo oggi è Uno scatto e poi è amore” della giovanissima Vanessa Di Lena, che solo un anno fa ha esordito con il suo primo romanzo Rompere gli specchi.

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TITOLO: Uno scatto e poi è amore
AUTORE: Vanessa Di Lena
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 22 Aprile 2016
GENERE: Romance
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 0,99
LINK D’ACQUISTO: Uno scatto e poi è amore (USEPEA series #1)

SINOSSI

Sento ancora quel maledetto nome sussurrato nelle orecchie, e ricordo ancora l’agonia che quella notte aveva sconvolto il mio cuore… L’avrei sempre ricordata, ma fortunatamente l’amore ha cambiato ogni cosa.”
Ashley Rugers ha diciannove anni e una passione smisurata per la fotografia, l’unica cosa che può tenerla ancora in vita. Sono due anni che cerca di rimettere assieme i cocci della sua vita e soltanto quando sente il “clic” della macchina fotografica scattare, può davvero sentirsi libera e ancora intera. Ricorda benissimo la notte in cui tutto è cambiato, in cui il dolore ha preso il sopravvento lasciandola vuota e inerme. Tutto cambia quando va a Dallas per studiare Fotografia, e qui incontra David. E tutto verrà stravolto quando i loro cuori si incontreranno e le loro anime cominceranno a cantare una melodia particolare. E se avessero in comune anche l’unica cosa che è riuscita a salvare entrambi?
Ashley e David sapranno guarire e ricominciare a vivere per non permettere più agli incubi di oscurare la loro luce? Sapranno scattare finalmente la foto che inquadrerà la loro felicità e il loro amore?

RECENSIONE

*** ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER! ***

Innanzitutto, permettetemi di complimentarmi con l’autrice di questo romanzo, perché per una schiappa come me nelle materie scientifiche mi sto ancora chiedendo come abbia trovato il tempo di scrivere una laureanda in Medicina Veterinaria, quindi tanto di cappello a questa ragazza classe 1993, quindi giovanissima. Inoltre, stimo chiunque abbia intrapreso questa strada, perché dopo la lettura e la scrittura la mia più grande passione è l’amore per gli animali, quindi sentivo la necessità di complimentarmi con Vanessa, perché studiare medicina veterinaria e scrivere al contempo romanzi credo sia di quanto più difficile possa esserci al mondo.

Ovviamente non mi trattengo mai dal fare i miei chilometrici excursus, quindi spero vivamente di non essere stata fuori luogo, ma se non divago e se non mi dilungo, beh, non sarei io. Bando alle ciance, direi di passare subito a quello che è il fulcro, il cardine, la colonna portante di questo articolo: UNO SCATTO E POI E’ AMORE. Da come si evince dal titolo uno dei temi centrali del romanzo è la passione per la fotografia, che ho trovato un elemento molto interessante della trama. Partiamo però dal principio.
La protagonista del romanzo è Ashley Rugers, diciannovenne che decide di iscriversi alla facoltà di fotografia all’Università di Dallas. Infatti, la ragazza, ha una passione viscerale per le foto: riesce a sentirsi in pace con sé stessa e a spegnere i tormenti solo nel momento in cui imprime nella memoria un’immagine con uno scatto.received_10206520028983908.jpeg

Riesce a sentirsi viva solo quando dedica del tempo alla sua più grande passione, perché Ashley si definisce morta. Ecco, l’autrice ci fa entrare in contatto con l’animo tormentato della protagonista sin dalla prima pagina, con un prologo che non lascia spazio all’immaginazione, ma che chiaro e diretto, crudo e spiazzante, ci rende immediatamente partecipi del trauma che affigge Ahsley. Solitamente il passato del protagonista ci viene offerto man mano che la storia prende vita, quindi c’è sempre nel lettore una curiosità morbosa di capire cosa è successo al protagonista per renderlo così come si presenta. Questa volta, invece, il passato bussa alle porte prima ancora del presente, lasciando il lettore spiazzato e desolato, perché il dolore che si porta dietro Ashley è di quanto più tormentato e struggente possa esserci: un incidente in cui tutta la famiglia viene tragicamente a mancare, e l’unica che sopravvive è Ashley, proprio colei che guidava l’auto. Non sono caduta nello spoiler, assolutamente, perché questa notizia ci è offerta dalla sinossi e dal prologo sin da subito, quindi non linciatemi :D.
Durante il corso della storia saranno proposti diversi e malinconici flashback che ci faranno comprendere quanto la famiglia di Ashley fosse assolutamente perfetta: due genitori amorevoli e premurosi, sempre pronti ad appoggiare la loro prima figlia, due gemelli chiassosi e sorridenti, una madre che adorava preparare biscotti a Natale, un padre con un dolce senso dell’umorismo, un’atmosfera serena che aleggiava in casa. Tutto è perfetto nella vita di Ashley, finché quel maledetto giorno piovoso cambia radicalmente la sua vita.
Ashley non riesce a perdonarsi per ciò che ha commesso, ed è con queste parole che esprime il suo dolore:

Quello che lui non sa, è che anch’io mi sento ferita e travolta da questo treno in corsa che è la mia vita […]. Mi rinchiudo in casa e forse, dopo mesi, anni, mi concedo di arrendermi alle lacrime. Piango per Ken, per la sua felicità mancata, piango per David, per Josh, e piango anche per me stessa e per tutto ciò che, con un stridio di freni, la vita mi ha tolto.

Ma chi sono tutti questi nomi che ricorrono nel suo sfogo? Ovviamente come in ogni NA che si rispetti, la protagonista una volta iniziato il college si imbatte in due scontati ma sempre ben accetti personaggi: una pazza e sfrontata amica di nome Kendra e un elegante assistente della materia di storia dell’arte, grande fotografo presso la National Geographic Gallery, di dieci anni più grande di lei. Ecco che ci viene presentato il protagonista maschile: David Aston.
Allora, qui c’è da premettere una cosa: essendo autrice alle prime armi anche io, so bene quanto difficile sia raccontare del primo approccio tra i due protagonisti. Davvero, spesso si commette l’errore di romanzare troppo, e di conseguenza di risultare poco credibili. Questo è successo anche a me, e quindi la mia non è affatto una critica, ma purtroppo devo ammettere che ho trovato molto inverosimile il modo in cui lui cerca di farsi notare da lei sin da subito. C’è qualcosa, nel loro primo approccio, che non mi ha pienamente convinta: ho trovato un po’ fuori luogo che lui si presentasse a petto nudo fuori il suo appartamento lo stesso giorno in cui l’ha incrociata per sbaglio a lezione. Perché, ovviamente, come in ogni NA che si rispetti, lui è il suo vicino di appartamento. Quando sottolineo questi elementi ricorrenti, non è una critica: è semplicemente così. Il genere è questo, e i lettori si aspettano questo: la dolce ragazza e l’uomo sicuro, la ragazza stronza e il ragazzo innocente, la ragazzina vulnerabile e lo stronzo di turno. Gira e rigira, per quanto originali si voglia e si possa essere, gli stereotipi ricorrenti sono questi, l’importante è riuscire a dare a questi romanzi sempre una chiave di lettura diversa, altrimenti sarebbero tutti una copia dell’altro. Leggendo questo romanzo non mi è parso di leggere un’emulazione o un’imitazione di qualche NA più famoso, a differenza di altri che spesso sono semplicemente una copia italianizzata di un best seller americano. Nonostante ci siano elementi ricorrenti, l’autrice ha la capacità di trattarli con ponderata originalità.
Inoltre i personaggi “scontati” non sono certo finiti: poteva mancare il migliore amico bellissimo del protagonista maschile, ovvero Josh, che si imbatte nella migliore amica di lei, ovvero Ken? Comunque devo un attimo porre l’attenzione su Kendra, l’anima affine a quella di Ashley. Questo personaggio mi ha conquistato da subito con la sua personalità travolgente, avvincente e positiva che solo una persona disabile può avere: Ken, infatti, ha un braccio mutilato, e nonostante questa mancanza, è una vera forza della natura con i suoi accessori rosa e i suoi capelli biondissimi. E poteva mancare la solita ex rompiballe di turno? Assolutamente no, anche qui abbiamo la nostra Eva, che con i suoi artigli rossi e le sue curve prorompenti darà del filo da torcere alla timida, insicura e semplice Ashley.
L’amore tra i due protagonisti non si fa attendere: li travolge come un fiume in piena, nonostante lei abbia difficoltà a lasciarsi amare da qualcuno a causa del dolore pesante come un macigno che le grava sulle esili spalle.
Quella che si fa un po’ più attendere è la passione: ovviamente Ashley è vergine, lui è un uomo vissuto, ma con dolcezza e affetto riuscirà a scalfire la corazza erta intorno al suo cuore fragile e ferito. E una volta che la passione entrerà in circolo ci saranno fuochi e fiamme tra di loro.
Se il ritmo della storia appare lento, tranquillo, fedele al tipico ordine di eventi comune a parecchi romanzi d’amore, da un certo momento in poi il ritmo diventerà rapido e veloce, intervallato da sequenze dolorose, tira e molla pazzeschi, sfuriate e sesso sfrenato, passione e dolore, rabbia e tormento… Tante, troppe le emozioni e le sensazioni che si rincorrono in questo romanzo. received_10206520029063910
In conclusione, in sintesi, dico che la storia mi è piaciuta molto, gli elementi tipici e ricorrenti non stonano, i cliché non sono esasperanti, sono trattati con arguzia e ingegno.
Ciò che a mio puro avviso pecca leggermente, è lo stile: il contenuto c’è, bisogna lavorare un po’ sulla forma. Lo stile si presenta molto comune e semplice, ho riscontrato anche dei costrutti non molto impeccabili – ma questo capita a chiunque, anche a me – e ho notato una scelta lessicale molto basica. Come ben sappiamo questo genere di romanzi è comunque rivolto ad un target di lettori che non si aspetta certo di arricchire la propria cultura nel momento in cui sfoglia le pagine, si sa che il romanzo d’amore è un libro puramente mirato ad emozionare, di certo non a riflettere sui drammi della vita o sui più grandi interrogativi esistenziali. Certo, si affrontano anche temi profondi, ma in maniera molto delicata, si pone l’accento sempre sull’emozione piuttosto che sulla ragione. Quindi quando parlo di stile non mi aspetto nulla di elaborato, ma mi piacerebbe vedere un linguaggio sciolto e disinvolto, che però resti comunque fluente, scorrevole e almeno un minimo articolato.
Bene, direi che ho detto tutto! In sostanza ho un parere piuttosto positivo di questo romanzo, la storia mi ha rapita, da migliorare è lo stile dell’autrice che ho trovato leggermente acerbo, ma niente che non possa migliorare con la pratica e l’impegno. Intanto la materia prima c’è: la passione. Questo romanzo pullula di passione, intesa in tutti i sensi, e quando c’è quella, si è già ad un passo dal successo.

Alessia

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Recensione di: “Lettere fra l’erba” di Clara Cerri

Salve Notters, sono Alessia, e questa è la prima recensione che mi appresto a fare in questo magnifico blog. Colgo l’occasione per ringraziare al volo Natascia e Giulia per la fiducia riposta nelle mie capacità, spero di non deluderle! Innanzitutto, premetto che “l’ansia da prestazione” si fa sentire, quindi spero mi perdonerete se non sarò abbastanza esaustiva o soddisfacente. Direi, quindi, per evitare di perdermi nel turbine dei miei troppi pensieri sconnessi, di passare subito alla recensione di questo intenso romanzo di cui ho avuto la fortuna e l’onore di poter leggere. Il romanzo in questione è “Lettere fra l’erba” di Clara Cerri, questo è il suo secondo romanzo, pubblicato in versione eBook da Lettere Animate.

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TITOLO: Lettere fra l’erba
AUTORE: Clara Cerri
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: Gennaio 2016
GENERE: Narrativa Contemporanea
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 0,99

 

SINOSSI

Isabella cerca di ricostruire il volto di una madre che non ha mai conosciuto dai ricordi degli amici di lei, dalle lettere di un’amica lontana, dallo stesso bisogno di amore e di bellezza che sente crescere dentro di sé. Lentamente si farà strada tra i rimorsi e i silenzi di suo padre e di tutti quelli che la circondano, attraverso momenti di rabbia e di sconforto, per trovare la sua verità su Ilaria, sua madre, e sulla storia d’amore che ne ha segnato la vita.
«Ha perso sua madre, persa e basta, come si perdono i palloncini, e non tutti perché volano in cielo.
Ha perso gli anni per vederla invecchiare e lo spettacolo del coraggio che sognava di mostrare, coraggio che doveva arrivare dove non poteva l’amore, solitudine dove il pensiero di poter tornare a essere felici fosse lasciato vivere, in fondo agli occhi, per farli belli e verdi. Ha perso l’infanzia, che è finita.
Ma le risate, quante risate ha fatto, quante volte in quattro mesi l’ha fatta ridere quell’uomo che il sogno maldestro ringiovanisce? Forse più di quelle che sua madre immaginava, ed è bello pensarlo».

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

A malincuore devo ammettere che inizialmente ho fatto una certa fatica ad immergermi completamente nella lettura, a lasciarmi coinvolgere totalmente dai personaggi e a sentirmi parte integrante di questa ingarbugliata, complessa, ma meravigliosa storia. Questo perché ho riscontrato nella trama caratteristiche ed elementi che in genere mi tengono lontana da un romanzo, ma questo è un mio parere assolutamente personale e soggettivo, e dal momento che voglio esprimere pensieri coerenti e puramente oggettivi, reprimo questa mia piccola precisazione per far prevalere gli altri pensieri più coincisi e chiari.13077227_10206310760552328_1943388035_n
Innanzitutto, per comprendere a pieno la mia “diffidenza” iniziale, dovremo analizzare la trama, che si presenta essere corposa e travagliata, molto articolata e impregnata di un alone di mistero che da subito riesce a conquistare le più affezionate a questo elemento. Un mistero, ovviamente, non da giallo o da thriller, questo è chiaro, ma un mistero inteso come una forte curiosità, a tratti insaziabile, che lentamente sarà delicatamente sfamata.
La storia si presenta come un intreccio di passato e presente, un sovrapporsi dei giorni nostri e degli anni Novanta, questo perché la storia è raccontata in terza persona per dar voce a più personaggi. Si alternano quindi i punti di vista di Isabella, sedicenne che dopo aver trascorso i suoi anni in collegio per aver perso sua madre a soli tre mesi, torna a vivere con il padre e comincia a frequentare un corso di teatro tenuto da Antonio, un altro personaggio importante della storia, ambiente dove incontra altri amici di vecchia data di sua madre. Difatti, a spingere la ragazza a frequentare tale corso, è proprio il bisogno e l’urgenza impellente che questa ragazza ha di scoprire chi è Ilaria, la donna che l’ha messa al mondo ma che non ha mai potuto conoscere a causa di un tragico incidente. Vincenzo, suo padre, è un uomo sfuggente, introverso, con troppi silenzi e poche parole. Un padre che non riesce a raccontare a sua figlia la bellezza d’animo di Ilaria, una donna che la vita l’ha vissuta davvero; una donna dalla voglia implacabile di amare e di essere amata, con un mondo da scoprire dentro di sé. Isabella sa che l’unica possibilità che le resta di scoprire qualcosa in più riguardo sua madre e la sua morte, è quella di frequentare i suoi più cari amici, quelli con cui era impegnata nel movimento degli studenti d13023491_10206310760472326_402029304_negli anni Novanta, motivo per cui c’è un rincorrersi di questi anni fino ai giorni nostri.
Da come si intuisce dal titolo, si potrebbe dire che il romanzo ha un carattere che a tratti potrebbe essere definito “epistolare”: è infatti attraverso le lettere che Ilaria scrive alla sua più cara amica Emanuela, che possiamo finalmente conoscerla:

 Roma, 20 maggio 1996  

Cara Emanuela,  stavolta è proprio finita. Ho scritto il finale del mio film di serie B, e in fondo non chiedevo altro dalla vita. Non ti voglio raccontare i dettagli, per ora ti sfrutto solo per scrivere una volta per tutte la verità che devo portare a coscienza e accettare: non mi ama. Probabilmente lo sapevo fin dall’inizio, ma ho voluto fare un esperimento con me stessa, con la mia capacità di soffrire. Cosa volesse fare lui non lo so, e non mi importa. Non ho pensato ad altro che a lui per tutto questo tempo, ormai sono diventati mesi. Adesso il famoso “resto della vita” pretenderà la mia attenzione, e dovrò trovare la forza di dargli retta. Ma è questo il punto, che tutto ciò che volevo non esisteva, o è lui il problema, quell’uomo in particolare e il muro di ferro che lo circonda? A volte temo di non arrivare all’estate, ma queste sono sciocchezze. Quali siano le cose serie te lo saprò dire tra un po’ di tempo, quando avrò addomesticato la disperazione e i ricordi, i miei peggiori nemici. Probabilmente alla fine, quando li avrò sconfitti, non ci sarà che la stessa Ilaria di sempre, e la vita come è sempre stata. E in più un figlio, che forse non poteva capitare peggio, o no? Se tanto mi dà tanto, credo che lo amerò per tutta la vita, qualunque cazzata riesca a organizzarmi – e visto che è figlio mio, ne organizzerà sicuramente parecchie. Ti abbraccio e saluto il pianista, Ilaria.

Da queste parole è facile comprendere sostanzialmente due cose: la forte, particolare, tenace e romantica personalità della misteriosa Ilaria, e anche la bravura e il talento di questa autrice, che con toni soavi e a tratti poetici, racconta di sentimenti, emozioni e sensazioni con una tenerezza struggente.13046315_10206310760432325_172807131_n La penna di Clara è una penna matura, consapevole, delicata e allo stesso tempo potente. Il suo stile è determinato dalla scioltezza dei dialoghi perfettamente conformi ai personaggi, e dalla delicatezza con cui racconta di sensazioni forti, contrastanti e ambivalenti.
Forse proprio per questo motivo, credo che un lettore più maturo possa avere un approccio più diretto con il romanzo, perché più capace di apprezzare uno stile così soave e una storia così toccante.
E’ uno di quei romanzi la cui moltitudine di personaggi può causare un po’ di confusione iniziale, come è successo a me, ma che dopo pochissimo riesce a conquistare.
Proprio per questo mi sento di consigliare questo romanzo ad un target di lettori più adulto, non per il contenuto della storia, bensì per la forma. È uno stile ricercato, non esageratamente, ma più indicato per lettori che cercano qualcosa di diverso.
E “Lettere fra l’erba” è un eccezione, uno di quei romanzi unici, che meritano di essere letti. Infine, mi complimento con Clara, perché le sue parole sanno davvero toccare anche le corde dei cuori più duri.

Alessia

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