Recensione di: “Oltre l’orizzonte” di Vito Favia

Salve care amiche lettrici,  il libro di cui vi parlo oggi è stata una vera e propria scoperta per me, e sono del tutto certa che lo sarà anche per voi. “Oltre l’orizzonte” è un’autobiografia di Vito Favia, un autore molto particolare, in quanto nonostante il suo passato da avvocato, oggi presta servizio per la Pubblica Amministrazione. Abbiamo quindi tra le mani una storia vera, assolutamente reale, che racconta del sogno di un uomo e dei sacrifici che ha fatto per esaudirlo, degli obiettivi che si era posto, e della fatica che gli è costata perseguirli.

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TITOLO: Oltre l’orizzonte
AUTORE: Vito Favia
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: Dicembre 2015
GENERE: Autobiografico
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 2,99
LINK D’ACQUISTO: Oltre l’orizzonte

SINOSSI

E’ l’estate del 1993. Superato l’esame di maturità, Vito decide di non voler proseguire gli studi per intraprendere la carriera militare.
Parte per Benevento, per frequentare la Scuola Allievi Carabinieri Ausiliari e, a fine corso, la sede di destinazione sconvolge la sua esistenza: Stazione Carabinieri di Satriano di Lucania.
Sconfortato e deluso, affronta quel trasferimento in un silenzio che ha mille parole. Un lungo viaggio verso quel suo destino, così tanto infame, che lo porta lontano da casa, tra impervie montagne, in un paese povero e malmesso.
Attraverso esperienze uniche ed emozioni incancellabili, il rapporto col nuovo comandante diventa giorno dopo giorno più intenso, più vivo e più profondo. Sembra quasi che quello strano maresciallo, con le sue povere origini e la tanta umiltà, riesca a leggere nei suoi pensieri. Tant’è che, con una brillante lezione sul coraggio, tocca il suo animo sino a far riemergere quello che in fondo era il suo sogno più vero e più grande.
Con l’esempio, quell’uomo gli aveva insegnato che “…Le promesse si fanno per essere mantenute!…”. E, nel giorno della sua laurea, Vito si ritrova, d’un tratto, faccia a faccia con quell’impegno preso e non ancora onorato.
Oltre l’orizzonte, qualcosa gli cambierà la vita per sempre.

RECENSIONE

Un aspetto assolutamente degno di nota di questo progetto, è che i guadagni saranno devoluti in beneficienza a delle importanti associazioni: La Lega del filo d’oro, associazione che pone l’accento sulla riabilitazione delle persone sordo-cieche, e La Casa Maria Montessori, che si occupa di bambini con delle gravi situazioni familiari alle spalle. “Oltre l’orizzonte” è stato pubblicato nel 2012 da Edizioni Tecnostampa Loreto, ed ha immediatamente ottenuto un grande successo, al punto da essere segnalato all’undicesima Edizione del Premio Nazionale di Letteratura e Teatro “Nicola Martucci”.
Come sapete, prima di recensire un qualsiasi romanzo, mi piace informarmi sull’autore e sugli esiti del romanzo stesso, così da avere un quadro chiaro e ben delineato dell’opera, e poter accingermi a recensirla con maggiore consapevolezza ed ulteriori conoscenze, che peraltro, mi aiutano a capire chi ho davanti, cosa ha smosso l’autore, cosa lo ha spinto a imprimere su carta un percorso di vita così diretto e mirato. Detto ciò, direi di passare all’analisi dell’opera autobiografica. In primis, mi tocca ammettere che ho storto il naso quando la cara Natascia mi ha rivelato il titolo che avrei dovuto recensire. Apparteneva ad un genere molto lontano dal mio, e sarebbe stata la prima volta in cui avrei letto l’autobiografia di una persona a me sconosciuta, e che tra l’altro, racconta di una storia dal carattere puramente maschile, l’ingresso nel mondo dell’Arma, un mondo così lontano da quello in cui vivo ma che ho sempre osservato con occhi affascinati. Come si evince dallo stesso titolo, il messaggio che in modo lampante l’autore cerca di trasmettere ai suoi lettori di qualsiasi età è quello di non arrendersi mai e di combattere per la realizzazione dei propri sogni. E Vito ha combattuto con tenacia, grinta e ambizione, non vietandosi però di piangere nei momenti di debolezza, non nascondendo le sue paure, non cercando di sopprimere le sue debolezze, ma cercando di trarne forza; ha combattuto per i suoi valori, per i suoi sogni, per la sua vita con indomito coraggio. La narrazione comincia esattamente dall’estate del 1993, più precisamente, dal giorno in cui Vito Favia, giovane ma già sicuro e conscio delle sue scelte e della strada che gli aspetta, saluta la commissione dopo aver conseguito con enorme successo il suo esame di maturità. Al momento dei saluti e delle famose strette di mano, il Presidente della commissione gli chiede quali saranno adesso i suoi progetti futuri, dando per scontato il percorso universitario. La risposta di Vito, però, spiazza tutti: lui è in attesa di una chiamata per espletare il servizio militare nell’Arma dei Carabinieri. La sua risposta non convince la commissione d’esame, che lo guarda delusa, quasi disgustata dalla sua decisione. Ma Vito non demorde di certo, e sempre più sicuro delle sue scelte, trascorre un’estate che scivola con esasperante lentezza, in trepidante attesa di una chiamata.
Nel corso della lettura, il protagonista nonché autore, ci rende chiaramente partecipi di questa sua attesa snervante, della paura che ha di non ricevere la chiamata tanto agognata, del suo irrefrenabile desiderio di partire per servire la Patria.
La chiamata non accenna ad arrivare, e i mesi passano insondabili, aumentando vertiginosamente l’ansia di Vito, che non vedendo arrivare nessuna risposta alla sua domanda, passa rassegnato al suo piano B: l’università.

“I mesi estivi volarono via, spazzati da una brezza che non riuscì a portar via il mio sogno. Vivevo le mie giornate aspettando una telefonata. Aspettando che un giorno il postino citofonasse per consegnarmi l’unica raccomandata che aspettavo. A volte pensavo di aver sognato troppo. Così tanto da essermi risvegliato con un’illusione! Con una maledettissima illusione che si era impadronita della mia testa e dei miei pensieri. Arrivò l’autunno. E con quelle secche foglie quasi cadevano anche le mie stanche speranze. Mi iscrissi alla facoltà di giurisprudenza. Frequentai circa un mese. Forse il mese peggiore della mia vita.”

Palpabile è la gioia contagiosa che avvolge il protagonista nel momento in cui apprende la sua convocazione per la Scuola Allievi Carabinieri Ausiliari a Benevento. E il sollievo che prova Vito è quasi tale da fuoriuscire dalle pagine e pervadere persino il lettore, tanta è la sua soddisfazione. Credo che l’emozione che si provi nel momento in cui si scopre che il proprio sogno sta per diventare realtà, sia di quanto più potente ci sia al mondo, e inavvertitamente il lettore sarà così immerso nella storia da sentire scivolare sulla pelle tutte le sensazioni che il protagonista prova. Degno di nota è il momento in cui Vito parte dalla Puglia per raggiungere la scuola a Benevento, ergo il momento in cui riflette su quanto sta per accadere nella sua vita, riconducendo il suo appagamento a quando da piccolo già conosceva quello che sarebbe stato il suo destino:

“Cosa farai da grande?” mi chiedevano. “Il carabiniere o il poliziotto, perché devo acchiappare i ladri!”, con quell’ingenuità di chi nei sogni vive tutti, proprio tutti, i suoi giorni. E forse quel bambino aveva già capito tutto, più di quanto io ancora cercassi di capire nell’insonnia di quella notte. Su di un treno carico di pensieri, che mi pareva volare nell’aria anziché rumoreggiare su antichi binari.

È assolutamente entusiasmante essere spettatore di un percorso così carico di desideri, soddisfazioni, sacrifici, momenti difficili, dolori, separazioni, nostalgia e malinconia. Inoltre, carichi di significato sono anche i momenti in cui l’autore pone l’accento sulle sensazioni contrastanti e a tratti ambivalenti che un militare prova nel momento in cui viene catapultato in una dimensione reale così diversa da quella che viveva prima. L’allontanamento dai propri cari e dalla propria terra è già un distacco così duro da provare, ma ancora più dura è la vita che spetta ad un militare quando entra a far parte di una scuola, conducendo così una vita piena di rigide regole, di sacrifici e impegni sfiancanti, pregna di un ordine e di un controllo tali da asservire il militare, che però l’autore ricorda, è allievo di quelle lezioni di vita che lo formeranno non solo come carabiniere, ma più di tutto come uomo. Estremamente denso di significato è anche il momento in cui il protagonista comprende che quando si sente avvilito, in realtà sta imparando qualcosa di cui potrà poi farne tesoro in futuro. Ci sono maturità e consapevolezza in questo giovane Vito, uno stoicismo proprio solo di chi ama davvero il suo lavoro. Molto preziose sono anche le conoscenze raccontate da Vito, conoscenze che nel momento in cui si sentiva perso, riuscivano a rimetterlo in carreggiata più forte di prima. Di rilevante importanza è la figura del maresciallo, considerato da lui come un secondo padre.
Inoltre, molto simpatici sono anche i momenti in cui racconta della sua delusione al momento in cui apprende la meta a cui è stato destinato, quale un paesino lucano molto semplice in quel di Potenza. Inizialmente è scosso dall’arretratezza del paesino in cui viene mandato, ma nel momento in cui gli viene offerta la possibilità di partire per una città più grande, vi rinuncerà per ritornare in quel paesino semplice, ma pur sempre accogliente e abitato da gente cordiale e laboriosa. In conclusione, mi sentirei di dire che questo libro deve essere necessariamente letto dai giovani. Perché quando si perdono le speranze, è in queste storie che si può ritrovare la determinazione che a volte appassisce per lasciare spazio alla desolazione e al rammarico. Il perseguimento di un obiettivo che si ha a cuore è un percorso lungo, faticoso e anche doloroso. Alle volte ci sembrerà di camminare in vicoli ciechi, ma sarà nel buio più totale che riusciremo a scorgere quella fioca e lieve luce che ci mostrerà la via. Quest’autobiografia è un inno alla forza, al trionfo e all’ambizione. Ti sprona a seguire un modello di tenacia come Vito, che in queste pagine ho percepito come una vera e propria guida, o ancora meglio, come un esempio da seguire. Sarà scontato e banale, patetico e anche forse smielato, ma è pur sempre vero che quando si cade ci si rialza più forti di prima. E ancora più vero è che se si lotta per ciò che si desidera ben presto diventerà un traguardo. Grazie Vito, per avermelo ricordato.

Alessia

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