Presentazione di: “Giada. Un amore colpevole” di Anna Chillon

Ciao Notters!
Abbiamo il piacere di segnalarvi l’uscita di un nuovo romance erotico contemporaneo “Giada. Un amore colpevole” di Anna Chillon.

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TITOLO: Giada. Un amore colpevole
AUTRICE: Anna Chillon
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 08 Giugno 2016
GENERE: Romance contemporaneo
FORMATO: eBook/Cartaeo
PAGINE: 347
PREZZO: € 3,90/€ 11,90

 

SINOSSI

Il giorno del mio diciottesimo compleanno, spiando quel ragazzaccio condannato ai lavori socialmente utili, pensai che la vita stesse per sorridermi, lungi dall’immaginare cosa in realtà stesse per serbarmi. Qualcosa più grande di me mi avrebbe presto travolta, scossa alle fondamenta, gettando il mio corpo e il mio cuore in pasto a una persona con l’animo di un lupo selvatico. Per tutti sarebbe stato uno scandalo e una vergogna: nessuno avrebbe compreso, perché nessuno conosceva le molteplici verità che quel lupo era stato così bravo a celare.
Forse un cuore, seppur logoro, l’aveva anche lui.
E forse, se avessi lottato e ignorato le apparenze, prima o poi lo avrei scoperto.

Non ero pronta per lui, ma questo non gli importò.
Entrò come un tornado nella mia vita,
la stravolse spezzandomi il fiato
e mi rese donna,
a dispetto di tutto e tutti

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ALCUNI LINK UTILI…

E-book Amazon: https://www.amazon.it/Giada-amore-colpevole-Anna-Chillon-ebook/dp/B01GQN1CV0
Cartaceo Amazon: https://www.amazon.it/Giada-amore-colpevole-Anna-Chillon/dp/1533671281
Fanpage: https://www.facebook.com/anna.chillon
Official Websitewww.annachillon.it

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divisorioBuona lettura! ❤

Naty&Julie

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Recensione di: “Solo a un passo da te” di Flora A. Gallert

Ehi Notters!
Oggi spero di darvi un dolcissimo buongiorno parlandovi della super novità della settimana: il nuovo libro di Flora A. Gallert “Solo a un passo da te”.
Sono certa che molti di voi abbiano già avuto il piacere di conoscerla attraverso i suoi libri…
Beh, cari Notters, è proprio vero che una persona non la si conosce mai abbastanza!
Questo libro, infatti, ci racconta un altro lato di Flora che, credetemi, vale assolutamente la pena scoprire! 😉

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TITOLO: Solo a un passo da te
AUTRICE: Flora A. Gallert
GENERE: YougAdulf
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 15 giugno 2016
PAGINE: 134
FORMATO: ebook
PREZZO: € 0,99


SINOSSI

Max è un duro. È il ragazzo più desiderato, popolare e bello della scuola ed è il miglior giocatore della squadra di football.
Odia Annie, quell’antipatica e secchiona ragazza capace di farlo sentire in colpa con un solo sguardo di disgusto e disapprovazione, sempre coinvolta in stupide attività extra scolastiche.
Insomma, tra i due è odio a prima (s)vista ed entrambi preferiscono evitarsi. Fino a quando, in seguito a un atto di puro vandalismo, Max non si ritrova a dover scontare la sua punizione in una delle tante attività di Annie. E ben presto scoprirà che quella ragazza di stupido ha poco o niente.
Noterà il suo coraggio, la sua simpatia, la sua bellezza – spesso nascosta da maglioni troppo larghi – e si troverà costretto a cambiare opinione.
Un progetto di clownterapia e un bambino senza capelli e dal volto pallido insegneranno loro cosa significa vivere.
Una storia d’amore che per Annie è un continuo alternarsi di emozioni contrastanti: Max si fa amare e un attimo dopo odiare, prima le insegna a fare l’amore e poi le dice di vederla solo come un’amica. Ed Annie è confusa, forse distrutta.
Ma lei non sa che Max custodisce un terribile segreto. Un segreto troppo grande, che non può essere condiviso.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

Quando ero piccola, un giorno, mi feci coraggio e decisi di affrontare un “argomento da grandi”: chiesi a mia mamma cosa fosse l’amore.
Avevo sentito spesso quella parola ma non ne avevo mai capito il significato perché nessuno era in grado di descriverlo; così lei mi spiegò una strana teoria in base al quale gli opposti si attraggono e i simili si respingono.
Inizialmente mi ricordo che risi, era così buffa quella spiegazione!
Poi mille domande iniziarono ad affollare la mia mente: come possono due persone completamente diverse andare d’accordo? E come possono invece, due persone uguali, non volersi bene? E soprattutto, quando nasce l’amore tra chi si vuole bene?

Sì lo so, come spiegazione è un tantino banale e ancora oggi sorrido al ricordo e rifletto sul vero significato delle parole di mia madre che ne celavano uno alquanto più profondo.
Ma oggi, se qualcuno dovesse mai farmi la stessa domanda, sapete cosa risponderei?
Beh, lascerei direttamente la parola a “Solo a un passo da te” e alla sua storia, alla storia di Max ed Annie.

Max ed Annie sono i protagonisti di questa storia dal sapore agrodolce.
Lui è bello da far male, ambito da tutte, rispettato da tutti, un ragazzo le cui parole d’ordine sono: sport e cheerleader.
Lei è una ragazza acqua e sapone che, coi suoi capelli perennemente crespi e le forme nascoste sotto larghi maglioni, passa talmente inosservata tra i corridoi di scuola da sembrare la reincarnazione del fantasmino Casper.
Lui passa le serate ad ubriacarsi coi suoi amici e a combinare guai in giro.
Lei, invece, le passa chiusa nella sua stanza o in veranda a leggere un buon libro.
Lui ha un sacco di amici pronti a fare il tifo per lui ad ogni partita e le ragazza più ambita della scuola ad aspettarlo fuori dagli spogliatoi.
Lei ha solo Tommy, il suo migliore amico, e non ha mai dato neanche un bacio.
Lui non la sopporta: odia lo sguardo di lei che gli si posa addosso ogniqualvolta che i loro occhi si incontrano.
Lei lo disprezza: odia il suo modo strafottente e il chiudersi a riccio con chiunque non sia “degno” di far parte del suo gruppo.

Penso di non avere mai incontrato due protagonisti tanto diversi tra loro!
Eppure, qualcosa che li unisce, che li lega, che li rende più simili di quanto si potessero mai aspettare c’è: dentro hanno entrambi un mondo intero da scoprire.
E sapete qual’e il bello?
Che saranno costretti a farlo quando Max si ritroverà a scontare una punizione in lavori socialmente utili e, quindi, a finire tra le “grinfie” di Annie e del suo progetto, un progetto di cui non ha mai sentito parlare e la cosa lo spaventa, sapendo quanto Annie sia secchiona e “sfigata”.
Così, quando si presenta all’incontro con Annie e Tommy per capire di che morte morire, ascoltando con un orecchio si e uno no le parole di Annie pensando automaticamente che sicuramente si annoierà da morire e che niente potrebbe andare peggio di così, ecco che qualcosa lo scuote nel profondo…

“La Clown Terapia è un modo per stare vicino a quei bambini” dico, d ’un tratto più seria di quello che volevo ma  riuscendo ad ottenere  l’effetto desiderato, ora Max è proteso verso di me e mi sta guardando. Concentrato.
“Voglio portare un po’ di colori e vivacità in quel luogo lugubre e triste, ma soprattutto voglio portare un sorriso. Spero di riuscirci”.

Da quel giorno, qualcosa cambia in Max.
Per la prima volta è incuriosito da quella ragazza tanto strana, quella ragazza che a scuola tutti prendono in giro, compresi i suoi amici.
Inizia così il percorso di Clawnterapia che si rivelerà essere, nonostante alcune difficoltà iniziali, un toccasana non solo per i bambini dell’ospedale di Raleigh, ma anche per Max ed Annie.
Quei due testoni, tra una palla rossa al posto del naso, un costume da maiale e una fiaba inventata, impareranno a sorridere delle cose belle e semplici della vita come l’abbraccio di un bambino, come il sorriso che nasce nel momento in cui lo stesso bambino prende la mano dell’uno e dell’altro e le unisce portandosele in grembo, come quando un solo e semplice sguardo incendia le anime di due persone così diverse tra loro.
Giorno dopo giorno, impareranno a conoscersi, a comunicare anche in silenzio, lasciando che le loro emozioni parlino per loro.
Impareranno ad affrontare insieme l’uno le paure dell’altro infondendosi il coraggio di ciò hanno bisogno.
Annie e Max Impareranno, poco a poco, ad amarsi di un amore puro.

“Sei bellissima quando arrossisci” mi sussurra, scostandomi un ciocca di capelli dal viso e portandomela dietro all’orecchio. Non riesco ad alzare lo sguardo ma sento i suoi occhi che percorrono la mia pelle, lasciando una scia rovente. Poi, prendo coraggio e lo faccio. Trovo i suoi occhi che mi osservano attenti. La sua mano si sposta dietro al mio collo e lentamente mi avvicina a lui. A un millimetro dal suo viso si blocca, come ad assaporare quest’attimo che ancora ci separa poi le sue labbra assaggiano le mie che lo accolgono inesperte.
Pensavo che il primo bacio fosse qualcosa di estremamente complicato, in realtà, non so come, ma sto rispondendo impaziente. Voglio di più.

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Ed è proprio questo che, per la prima volta, avranno in comune perché Annie non ha mai avuto un ragazzo e Max dal canto suo non è mai stato innamorato.
Con un progetto volto a portare un pizzico di felicità agli altri comincia la storia d’amore di Max ed Annie che, in realtà, ha portato felicità in primis a loro stessi.

Ma, purtroppo, non sarà tutto rose e fiori: Max nasconde un segreto che, se glielo permetteranno, distruggerà la loro bolla di felicità, distruggerà il loro amore.
E poi c’è Louis, quel bambino che corre sempre incontro a Max non appena varca la soglia dell’ospedale che gli ricorda tanto qualcuno… Ma chi?

“Solo a un passo da te” è un romanzo che mi ha dato tanto.
Dico fin da subito che si tratta di un romanzo che non ha bisogno di tante parole perché vale la pena viverlo, aprire la porta del proprio cuore e permettere alla storia stessa di entrare, facendo così mancare un battito pagina dopo pagina.
È una storia breve, di non tantissime pagine, ma che bastano a descrivere un amore grande e bello come quello dei due protagonisti.
Avevo già letto la penna di Flora, ma questo libro mi ha davvero stupita.
Non credevo possibile poter scrivere di emozioni, sentimenti, dolori e tematiche così forti e profonde in sole 134 pagine senza tralasciare qualcosa.
Eppure Flora mi ha dimostrato il contrario: mi ha dimostrato che spesso non serve scrivere storie lunghe eterne per emozionare, perché per quello basta lasciar parlare il cuore e scrivere di lui e delle sue sensazioni… E Flora lo fa brillantemente.

Questa storia mia ha regalato un pomeriggio di caos, in cui passavo dalla gioia allo stato puro alla tristezza più profonda in un attimo.
Ho temuto il peggio, non lo nego, ma sono lieta di dirvi che l’autrice ci vuole bene e non farà soffrire noi accanite di Romance più del dovuto!
Leggendo “Solo a un passo da te” ho ritrovato quella dolcezza struggente che ho imparato ad amare nei libri di Sparks: mi sono sentita un po come in “I passi dell’amore” e in “Colpa delle stelle” (so che sapete di cosa sto parlando! :p).
Ma questo libro è a sé perché Flora l’ha semplicemente reso unico.

Una storia d’amore profonda, sentita, disperata.
Una storia d’amore dolce come lo zucchero filato ma al contempo amara come lo sciroppo per la gola.
Una storia d’amore genuina, che da senza pretendere nulla in cambio.
Una storia d’amore che non dovrebbe riguardare due adolescenti perché si porta dietro un fardello troppo grande da sopportare.
Una storia d’amore che insegna ad amare veramente, incondizionatamente, senza riserva alcuna.
Una storia d’amore che emoziona provocando brividi su tutto il corpo.
Una storia d’amore che ho terminato con le guance bagnate e un sorriso a trentadue denti.
Una storia d’amore che mi accompagnerà da ora in avanti, sempre.

Grazie Flora! ❤

Edna.

Il mio giudizio:

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Recensione di: “La Rosa e il deserto” di Lorenza Bartolini

Ciao Notters,
oggi voglio parlarvi di un romanzo fantasy medievale dal titolo “La Rosa e il deserto” di Lorenza Bartolini.

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TITOLO: La rosa e il deserto
AUTRICE: Lorenza Bartolini
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE:
GENERE: Fantasy
FORMATO: eBook
PAGINE: 351
PREZZO: € 2,99

 

 

SINOSSI

Marylya, bella e vivace principessa del Regno del Nord, deve mettere da parte la sua innata voglia di libertà ed accettare di sposare Mikelle, il principe del Regno del Sud, per rafforzare l’oramai duratura pace tra i due popoli, dopo un passato di sanguinosi conflitti. Il giovane però si rivela spietato e insensibile nei confronti della sposa, e, come se non bastasse, la sorella di Mikelle, Sadyoh, non tarda a mostrare tutta la sua ostilità e antipatia verso Marylya. L’unico ad esserle amico e pronto a sostenerla è Meros, fratellastro di Mikelle, che al fianco della principessa si troverà ad affrontare una battaglia dall’alta posta in gioco: la riconquista della pace tra i Regni.

RECENSIONE

L’autrice, Lorenza Bartolini, ha creato un storia incentrata sul Regno del Nord governato dalla famiglia Rhood e il Regno del Sud governato dalla famiglia Xerofit, la pace tra di essi è un delicato equilibrio che per anni ha fatto pendere la bilancia da un lato all’altro, con un dispendio enorme in termini di vite umane.

Tutto sembra potersi risolvere con il matrimonio del principe Mikelle erede della corona del regno del sud e Marylya quartogenita del Re del Nord, sebbene l’ombra della schiavitù sembra aleggiare intorno alla coppia reale. Una storia ben equilibrata con i personaggi principali e secondari ben strutturati, anche se in alcune situazioni avrei preferito un maggior approfondimento della loro psicologia. In una linea temporale un po’ confusa Marylya passa da un amore all’altro senza una vera elaborazione dei sentimenti, in poche pagine passano gli anni rendendo la percezione dei sentimenti un po’ superficiale.

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Dal punto di vista della trama si avvertono delle lacune ma nulla che impedisca di lasciarsi trasportare nei magici paesaggi che l’autrice ci descrive, si passa dai boschi e dalla ricchezza delle terre del nord, che ricordano molto la foresta nera o anche la foresta di Sherwood, alle dune desertiche e aride del regno del sud, che fanno sognare le romantiche terre egize.

I personaggi:

Mikelle è un sociopatico fatto e finito, i suoi scatti d’ira alternati ai momenti di tenerezza non portano il lettore ad amarlo, anche la sorella Sadyoh ha i medesimi problemi di gestione dell’ira. L’unica persona che sembra essere equilibrata nella famiglia Xeros è Meros fratellastro di Mikelle, sarà lui che darà un punto di svolta alla storia.

Marylya è la classica principessa, all’inizio mi ha ricordato molto Merida, va a cavallo, tira con l’arco, brutto anatroccolo rispetto alla sorella, testarda e decisa a tutto pur di non sposare Mikelle. In una società medievale a stampo patriarcale, come quella su cui è stata improntato il regno del Nord, abbiamo una principessa che viene addestrata all’uso delle armi, che non viene seguita da alcuna ancella durante le sue passeggiate, se non si considera Rhys figlio del maestro d’armi.

“Mi prese per mano, le nostre dita s’intrecciarono, e mi condusse nei giardini, oltre la fontana, lontano dalla festa.”

Marylya ha un carattere forte, indomito, intelligente ma i cui atteggiamenti spesso entrano in contrasto con la società in cui è stata cresciuta, sarebbe tutto normale se questa sua ribellione fosse una costante, invece alterna momenti di remissività a momenti in cui si ribella arrivando a concedere la sua virtù pur di affermare la propria “indipendenza”.
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Il personaggio di Meros è il più riuscito, equilibrato, misterioso, forte, intelligente. Trascorrerà un anno in compagnia di Marylya per istruirla sulla lingua, gli usi e i costumi del nuovo regno di cui diventerà regina, ma tra i due non correrà buon sangue, l’ironia dietro alla quale si nasconde Meros dirà molte più cose di quante la protagonista riuscirà a comprendere in un primo momento.

I fratelli Moraw e Kieene fanno fatica a risaltare, ma hanno tutte le carte in regola per essere protagonisti a loro volta, anche loro alternano momenti di remissività a momenti di ribellione, forza e debolezza.

Ho notato la presenza di alcuni refusi ma nulla di importante, in alcuni punti si nota un po’ di insicurezza nella narrazione, ma nulla che un buon editing non possa risolvere.

Sapete che non amo parlarvi del contenuto del romanzo, bensì delle impressioni che mi lascia, e vi posso dire che La Rosa e il deserto è una bella storia, vi terrà compagnia per qualche ora con i suoi amori, le sue battaglie e gli intrighi. Sì perché dietro ogni battaglia c’è un mistero che anelerete di risolvere.13446255_10210133268997378_1533959905_o.jpg

Correte a scoprire cosa significhi l’emblema del drago arrotolato con al centro una rosa.

Ilia White 🙂

Il mio giudizio:

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A tu per tu con: Fabio Girelli!

Ciao Notters 🙂
C’è una cosa che ancora non vi abbiamo raccontato ed è vero, è passato un po’ di tempo, ma l’importante è arrivare no?
Bene, finalmente ci siamo e possiamo raccontarvi che al Salone del Libro di Torino lo Staff di Notting Hill ha avuto il piacere di conoscere l’autore Fabio Girelli e di scambiare con lui una piacevole chiacchierata.

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Ma andiamo con ordine: chi è Fabio Girelli?

d3af4d_816e481897de41f9b37b923a032c6af2Fabio Girelli è nato a Biella nel 1980 ed è laureato in Lettere Moderne, con dottorato in Geografia Linguistica. Ha insegnato Italiano in Colombia, a Bogotà. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, un thriller, dal titolo “Tutto il villaggio lo saprà” (Lineadaria editore) che ha vinto il premio indetto dal quotidiano L’Unità Giallo Digitale come miglior giallo d’esordio. Nel 2013, sempre per Lineadaria, ha pubblicato il thriller Marmellata di Rose, vincitore del premio Microeditoria italiana, tradotto e pubblicato anche in Spagna. Nel 2014 è uscito il suo ultimo romanzo, per Golem edizioni, L’Autore.
È tra i fondatori del gruppo ToriNoir.

Adesso che avete inquadrato il nostro simpaticissimo interlocutore possiamo cominciare a dirvi cosa ci ha raccontato Fabio sulla sua carriera nel mondo dell’editoria.

Notting Hill: Raccontaci un po’, come è iniziata la tua carriera nel mondo editoriale?

Fabio: Sono entrato dalla porta di servizio, che qualche cameriere distratto aveva scordato aperta. Un po’ come tutti, insomma, perché la gran parte degli scrittori non può che ammirarlo dal di fuori, lo scintillante “Hotel dei Libri Pubblicati”. Intendo dire che per il mio primo romanzo sono partito con il self-publishing. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un editore locale (Lineadaria di Vincenzo Lerro) che ha scelto di credere nelle mie storie e ha trasformato i bit in pagine. Nel frattempo ho vinto un concorso piuttosto importante indetto da L’Unità e da lì è partito tutto. È stato in quel momento che ho cominciato a credere che, tutto sommato, qualcosa di buono potevo scriverlo. Il percorso è stato lungo e ha portato me e il vicequestore Castelli, il protagonista dei miei romanzi, fino sulla soglia di Piemme. Il mio prossimo romanzo infatti uscirà per loro e si intitolerà “Io sono il Drago”. Sarà un thriller, come sempre, che parlerà di esorcismi e sopravvissuti.

 Notting Hill: Come sei arrivato ad una casa editrice come Piemme? E come mai questo titolo, “Io sono il drago”?

Fabio: ci sono arrivato dopo aver percorso una strada lunga ma piacevole. Scrivo perché mi diverte farlo: è la cosa più bella che ci sia, insieme alla lettura. E lungo questo percorso sono accadute parecchie cose, alcune piacevoli e altre meno. Ho conosciuto persone, e tutte mi hanno insegnato qualcosa, alcune mi hanno aiutato a continuare a camminare. Penso ai miei primi editori, Lineadaria e Golem edizioni, alla mia editrice spagnola, Pilar, di SD Edicions, agli scrittori con cui ho fondato Torinoir, ai tanti lettori che mi hanno dato le loro impressioni. Poi, in mezzo a tutto questo, è accaduto, e pure in fretta, che il mio piccolo sogno si realizzasse, proprio grazie a un incontro. Ho conosciuto la mia agente Roberta Volpi che ha proposto il romanzo a Piemme. La risposta è arrivata rapidissima. Con mio grande stupore era pure positiva. Insomma, senza il suo aiuto non avrei fatto nulla, ma il senso è che per arrivare fino a lì non c’è una ricetta giusta. Ognuno ha la sua strada, ognuno incontra le persone che si merita.

Il titolo del romanzo deriva dal più famoso degli esorcismi, il “Vade retro Satana”, che recita proprio “Non sia il drago la mia guida”.

Notting Hill: Come mai hai scelto di questo genere? Nelle tue storie sono affrontati temi molto forti e, se vogliamo, particolari…

Fabio: Sono attirato dal mistero, dallo sconosciuto, da quello che, a volte impropriamente, si definisce esoterico: un termine che significa “nascosto, segreto”, nella sua accezione più vera. Ecco, forse, perché scrivo di questi argomenti e perché scrivo noir: indagare sui misteri delle cose può aiutare a far luce sul mistero più grande di tutti: noi stessi. Le indagini che porta avanti Castelli spesso scendono nel cuore degli uomini, per arrivare alla verità. (Esoterismo e la sua storia)

Notting Hill: Come è nata la struttura del profilo di questo personaggio che ti accompagna nelle tue storie, Andrea Castelli?

Fabio: Andrea Castelli è uno strano personaggio. Precario, confuso e bipolare, è tutto quello che non dovrebbe essere un rappresentate delle forze dell’ordine. Il suo cuore è in perenne conflitto tra l’ortodossia sociale e l’amore per una meravigliosa transessuale di Ipanema, mentre il suo cervello, spesso alla deriva tra le malinconie e le compulsioni della sua sindrome, gli regala guizzi intuitivi attraverso brandelli di poesie studiate ai tempi della scuola. Nonostante questa sua debolezza dichiarata e amata, o forse proprio grazie a essa, riesce a tenere a bada una squadra di agenti fuori dall’ordinario. Ormai ci sono molto affezionato, a volte mi capita di chiedermi “chissà cosa farebbe Castelli al posto mio”.

Notting Hill: Hai già idea di quando potremo leggere la nuova avventura di Andrea Castelli?

Fabio: la pubblicazione con Piemme è prevista per la prima metà del 2017 e, visto che c’è un po’ di tempo, consiglio a chi fosse curioso di leggere la terza indagine di Andrea Castelli di avventurarsi prima nella lettura di “Tutto il villaggio lo saprà” e “Marmellata di rose”, entrambi ambientati a Torino, che sono i due romanzi che introducono e permettono di conoscere il personaggio. Per caso, poi, per tutto il mese Marmellata di rose sarà in promozione su Amazon a 0,99euro. Il Kindle Store mi ha infatti contattato per farmi sapere che l’avevano selezionato per questo tipo di iniziativa.

Ville tristi

Villa Triste è il nome popolare di vari luoghi di tortura aperti dai nazifascisti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Le prime due che citate non sono Ville Tristi, mentre Villa Scheider sì. Sono diffuse in tutto il nord e anche a Roma. A Torino la villa triste era una caserma: Caserma Alessandro la Marmora, via Asti 22.
Tre case torinesi, simili seppur nelle loro diversità, tutte e tre liberty e tutte, per un motivo o per l’altro, ville maledette e con una faccia oscura apparentemente nascosta. La più celebre villa segnata da un alone di oscurità all’ombra della Mole è senza dubbio Villa Scott, ma che i più conoscono e ricordano come la «Villa del bambino urlante». Questo edificio che si ruzbqbtrova in corso Giovanni Lanza 57 fu immortalato da Dario Argento nel suo capolavoro «Profondo Rosso» e si staglia ancora oggi nel precollina con il suo aspetto lugubre e floreale al tempo stesso. La villa in questione, all’epoca residenza delle Suore della Redenzione, è divenuta nel tempo meta per cinefili e spauracchio per i più e meno giovani che dal ’75 in poi hanno visto uno dei migliori horror noir di sempre, ambientato non solo al suo esterno, ma persino nelle sue stanze, con tanto di arredi originali; una scelta registica che difficilmente poteva essere più azzeccata. Un palazzo torinese che ha unito dicerie a una storia di morte è «Palazzo della Vittoria», ubicato in corso Francia 23. Molti lo notano per lo stile liberty che sposa reminescenze medievali e per i suoi dragoni rampanti che ornano il portone d’ingresso. L’aspetto lugubre già dal 1920 aveva impressionato i torinesi che avevano attribuito persino significati esoterici all’edificio. L’aspetto di cronaca che fece da sfondo alla costruzione del palazzo cela tuttavia la storia più interessante. Giovanni Battista Carrera, l’architetto che lo progettò, non riuscì a terminarlo a causa della sua improvvisa ed inspiegabile morte. Dopo qualche mese anche il committente dell’edificio si suicidò, quasi a confermare la presenza di un alone oscuro. La maledizione delle case liberty insomma: una storia oscura che per uno scherzo del destino accomuna numerosi edifici a Torino, tutti con lo stesso stile e tutti dello stesso periodo. Un altro segreto della faccia nascosta di questa città. A Biella, luogo di sevizie e torture, fu Villa Schneider, un’elegante palazzina in stile liberty requisita dalle SS dopo l’armistizio di Cassibile ed usata come quartier generale della polizia politica in funzione repressiva dei movimenti partigiani ostili alla Repubblica Sociale Italiana.

Notting Hill: Come nascono le tue storie? Qual è il modus operandi?

Fabio: Innanzitutto i personaggi. I personaggi nascono da un’idea che deve essere originale e accattivante. Dopodiché mi concentro sulla trama (in senso cronologico), sotto-trame e nella costruzione dell’intreccio. Una volta creata questa “scaletta strutturale” comincio a scrivere effettivamente il romanzo e posso concentrarmi sullo stile, che reputo fondamentale.

Notting Hill: Oggi ci troviamo in una fase dell’editoria in cui tutti pubblicano tutto. Le trame sono tutte simili e c’è la tendenza, soprattutto nel romance a scrivere storie molto simili tra loro che hanno poco carattere. Secondo noi manca un po’ il carattere distintivo. Se però nel romance ci sono tre/quattro punti di riferimento che funzionano quasi sempre, nel genere horror/mistery però è importante conquistare l’attenzione del lettore e farlo appassionare alla storia. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Fabio: Sono d’accordo. Spesso leggo libri, magari pregevoli per trama e contenuto, a cui però manca l’anima: non si sente la voce dell’autore, sono storie anonime. Questo è un peccato. Io leggo perché voglio vivere qualcosa che nella realtà non potrò mai provare, perché voglio conoscere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro. Mi servono, quegli occhi, mi serve un cervello e un cuore, non solo una penna. Poi il resto è funzionale, perché in fondo leggiamo anche per divertirci. E quindi la trama deve essere intrigante, deve venirti voglia di girare la pagina, di sapere il destino dei personaggi, di conoscere la loro vita, di scoprire tutti i misteri disseminati nella storia. Ci deve essere ritmo e riflessione allo stesso tempo.

Notting Hill: Ci sono libri ai quali sei particolarmente affezionato o che ti hanno aiutato nella tua carriera di scrittore?

Fabio: Dai classici ai fumetti io leggo di tutto. Ma ci sono opere che superano in grandezza anche il fatto di essere libri: sono altro, sono monumenti a cui ispirarsi non solo per scrivere, ma soprattutto per vivere. I miei due punti di riferimento in questo senso sono Anna Karenina e Lo straniero. Solo a citarne i titoli mi viene la pelle d’oca.

Notting Hill: Se ti chiedessi di descrivere con una parola il tuo percorso di autore, quale sceglieresti?

Fabio: Se penso alla mia carriera mi sembra ieri che ero qui al Salone del libro a distribuire i volantini per promuovermi e oggi invece sto lavorando con Piemme. È il raggiungimento di un grande traguardo oltre che la realizzazione di un sogno. Mi hai chiesto un aggettivo e ho fatto un tema quindi tirando le somme direi: avventuroso!

Notting Hill: Cosa ti aspetti per il futuro? Se dovessi pensare ad un nuovo obiettivo da raggiungere…

Fabio: Intanto non vedo l’ora di avere tra le mani il libro nuovo, e poi vorrei solo poter continuare a scrivere tutte le storie che ho in mente.

Notting Hill: Ok Fabio, grazie per la tua infinita pazienza, per il tempo che ci hai dedicato e per esserti prestato a rispondere alle nostre domande… Adesso giuriamo che ti lasciamo andare ma visto che “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, ci lasci un autografo? 

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I libri di Fabio Girelli:


Adesso, come nei migliori libri, è arrivato il momento dei ringraziamenti quindi GRAZIE a Fabio Girelli per la professionalità, simpatia e disponibilità dimostrata.
GRAZIE a Roberta Volpi per averci dato questa grandissima opportunità e infine GRAZIE a voi tutti, che ci seguite con dedizione e ci state dando la possibilità di puntare sempre più in alto.

Naty&Julie ❤