A tu per tu con: Fabio Girelli!

Ciao Notters 🙂
C’è una cosa che ancora non vi abbiamo raccontato ed è vero, è passato un po’ di tempo, ma l’importante è arrivare no?
Bene, finalmente ci siamo e possiamo raccontarvi che al Salone del Libro di Torino lo Staff di Notting Hill ha avuto il piacere di conoscere l’autore Fabio Girelli e di scambiare con lui una piacevole chiacchierata.

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Ma andiamo con ordine: chi è Fabio Girelli?

d3af4d_816e481897de41f9b37b923a032c6af2Fabio Girelli è nato a Biella nel 1980 ed è laureato in Lettere Moderne, con dottorato in Geografia Linguistica. Ha insegnato Italiano in Colombia, a Bogotà. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, un thriller, dal titolo “Tutto il villaggio lo saprà” (Lineadaria editore) che ha vinto il premio indetto dal quotidiano L’Unità Giallo Digitale come miglior giallo d’esordio. Nel 2013, sempre per Lineadaria, ha pubblicato il thriller Marmellata di Rose, vincitore del premio Microeditoria italiana, tradotto e pubblicato anche in Spagna. Nel 2014 è uscito il suo ultimo romanzo, per Golem edizioni, L’Autore.
È tra i fondatori del gruppo ToriNoir.

Adesso che avete inquadrato il nostro simpaticissimo interlocutore possiamo cominciare a dirvi cosa ci ha raccontato Fabio sulla sua carriera nel mondo dell’editoria.

Notting Hill: Raccontaci un po’, come è iniziata la tua carriera nel mondo editoriale?

Fabio: Sono entrato dalla porta di servizio, che qualche cameriere distratto aveva scordato aperta. Un po’ come tutti, insomma, perché la gran parte degli scrittori non può che ammirarlo dal di fuori, lo scintillante “Hotel dei Libri Pubblicati”. Intendo dire che per il mio primo romanzo sono partito con il self-publishing. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un editore locale (Lineadaria di Vincenzo Lerro) che ha scelto di credere nelle mie storie e ha trasformato i bit in pagine. Nel frattempo ho vinto un concorso piuttosto importante indetto da L’Unità e da lì è partito tutto. È stato in quel momento che ho cominciato a credere che, tutto sommato, qualcosa di buono potevo scriverlo. Il percorso è stato lungo e ha portato me e il vicequestore Castelli, il protagonista dei miei romanzi, fino sulla soglia di Piemme. Il mio prossimo romanzo infatti uscirà per loro e si intitolerà “Io sono il Drago”. Sarà un thriller, come sempre, che parlerà di esorcismi e sopravvissuti.

 Notting Hill: Come sei arrivato ad una casa editrice come Piemme? E come mai questo titolo, “Io sono il drago”?

Fabio: ci sono arrivato dopo aver percorso una strada lunga ma piacevole. Scrivo perché mi diverte farlo: è la cosa più bella che ci sia, insieme alla lettura. E lungo questo percorso sono accadute parecchie cose, alcune piacevoli e altre meno. Ho conosciuto persone, e tutte mi hanno insegnato qualcosa, alcune mi hanno aiutato a continuare a camminare. Penso ai miei primi editori, Lineadaria e Golem edizioni, alla mia editrice spagnola, Pilar, di SD Edicions, agli scrittori con cui ho fondato Torinoir, ai tanti lettori che mi hanno dato le loro impressioni. Poi, in mezzo a tutto questo, è accaduto, e pure in fretta, che il mio piccolo sogno si realizzasse, proprio grazie a un incontro. Ho conosciuto la mia agente Roberta Volpi che ha proposto il romanzo a Piemme. La risposta è arrivata rapidissima. Con mio grande stupore era pure positiva. Insomma, senza il suo aiuto non avrei fatto nulla, ma il senso è che per arrivare fino a lì non c’è una ricetta giusta. Ognuno ha la sua strada, ognuno incontra le persone che si merita.

Il titolo del romanzo deriva dal più famoso degli esorcismi, il “Vade retro Satana”, che recita proprio “Non sia il drago la mia guida”.

Notting Hill: Come mai hai scelto di questo genere? Nelle tue storie sono affrontati temi molto forti e, se vogliamo, particolari…

Fabio: Sono attirato dal mistero, dallo sconosciuto, da quello che, a volte impropriamente, si definisce esoterico: un termine che significa “nascosto, segreto”, nella sua accezione più vera. Ecco, forse, perché scrivo di questi argomenti e perché scrivo noir: indagare sui misteri delle cose può aiutare a far luce sul mistero più grande di tutti: noi stessi. Le indagini che porta avanti Castelli spesso scendono nel cuore degli uomini, per arrivare alla verità. (Esoterismo e la sua storia)

Notting Hill: Come è nata la struttura del profilo di questo personaggio che ti accompagna nelle tue storie, Andrea Castelli?

Fabio: Andrea Castelli è uno strano personaggio. Precario, confuso e bipolare, è tutto quello che non dovrebbe essere un rappresentate delle forze dell’ordine. Il suo cuore è in perenne conflitto tra l’ortodossia sociale e l’amore per una meravigliosa transessuale di Ipanema, mentre il suo cervello, spesso alla deriva tra le malinconie e le compulsioni della sua sindrome, gli regala guizzi intuitivi attraverso brandelli di poesie studiate ai tempi della scuola. Nonostante questa sua debolezza dichiarata e amata, o forse proprio grazie a essa, riesce a tenere a bada una squadra di agenti fuori dall’ordinario. Ormai ci sono molto affezionato, a volte mi capita di chiedermi “chissà cosa farebbe Castelli al posto mio”.

Notting Hill: Hai già idea di quando potremo leggere la nuova avventura di Andrea Castelli?

Fabio: la pubblicazione con Piemme è prevista per la prima metà del 2017 e, visto che c’è un po’ di tempo, consiglio a chi fosse curioso di leggere la terza indagine di Andrea Castelli di avventurarsi prima nella lettura di “Tutto il villaggio lo saprà” e “Marmellata di rose”, entrambi ambientati a Torino, che sono i due romanzi che introducono e permettono di conoscere il personaggio. Per caso, poi, per tutto il mese Marmellata di rose sarà in promozione su Amazon a 0,99euro. Il Kindle Store mi ha infatti contattato per farmi sapere che l’avevano selezionato per questo tipo di iniziativa.

Ville tristi

Villa Triste è il nome popolare di vari luoghi di tortura aperti dai nazifascisti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Le prime due che citate non sono Ville Tristi, mentre Villa Scheider sì. Sono diffuse in tutto il nord e anche a Roma. A Torino la villa triste era una caserma: Caserma Alessandro la Marmora, via Asti 22.
Tre case torinesi, simili seppur nelle loro diversità, tutte e tre liberty e tutte, per un motivo o per l’altro, ville maledette e con una faccia oscura apparentemente nascosta. La più celebre villa segnata da un alone di oscurità all’ombra della Mole è senza dubbio Villa Scott, ma che i più conoscono e ricordano come la «Villa del bambino urlante». Questo edificio che si ruzbqbtrova in corso Giovanni Lanza 57 fu immortalato da Dario Argento nel suo capolavoro «Profondo Rosso» e si staglia ancora oggi nel precollina con il suo aspetto lugubre e floreale al tempo stesso. La villa in questione, all’epoca residenza delle Suore della Redenzione, è divenuta nel tempo meta per cinefili e spauracchio per i più e meno giovani che dal ’75 in poi hanno visto uno dei migliori horror noir di sempre, ambientato non solo al suo esterno, ma persino nelle sue stanze, con tanto di arredi originali; una scelta registica che difficilmente poteva essere più azzeccata. Un palazzo torinese che ha unito dicerie a una storia di morte è «Palazzo della Vittoria», ubicato in corso Francia 23. Molti lo notano per lo stile liberty che sposa reminescenze medievali e per i suoi dragoni rampanti che ornano il portone d’ingresso. L’aspetto lugubre già dal 1920 aveva impressionato i torinesi che avevano attribuito persino significati esoterici all’edificio. L’aspetto di cronaca che fece da sfondo alla costruzione del palazzo cela tuttavia la storia più interessante. Giovanni Battista Carrera, l’architetto che lo progettò, non riuscì a terminarlo a causa della sua improvvisa ed inspiegabile morte. Dopo qualche mese anche il committente dell’edificio si suicidò, quasi a confermare la presenza di un alone oscuro. La maledizione delle case liberty insomma: una storia oscura che per uno scherzo del destino accomuna numerosi edifici a Torino, tutti con lo stesso stile e tutti dello stesso periodo. Un altro segreto della faccia nascosta di questa città. A Biella, luogo di sevizie e torture, fu Villa Schneider, un’elegante palazzina in stile liberty requisita dalle SS dopo l’armistizio di Cassibile ed usata come quartier generale della polizia politica in funzione repressiva dei movimenti partigiani ostili alla Repubblica Sociale Italiana.

Notting Hill: Come nascono le tue storie? Qual è il modus operandi?

Fabio: Innanzitutto i personaggi. I personaggi nascono da un’idea che deve essere originale e accattivante. Dopodiché mi concentro sulla trama (in senso cronologico), sotto-trame e nella costruzione dell’intreccio. Una volta creata questa “scaletta strutturale” comincio a scrivere effettivamente il romanzo e posso concentrarmi sullo stile, che reputo fondamentale.

Notting Hill: Oggi ci troviamo in una fase dell’editoria in cui tutti pubblicano tutto. Le trame sono tutte simili e c’è la tendenza, soprattutto nel romance a scrivere storie molto simili tra loro che hanno poco carattere. Secondo noi manca un po’ il carattere distintivo. Se però nel romance ci sono tre/quattro punti di riferimento che funzionano quasi sempre, nel genere horror/mistery però è importante conquistare l’attenzione del lettore e farlo appassionare alla storia. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Fabio: Sono d’accordo. Spesso leggo libri, magari pregevoli per trama e contenuto, a cui però manca l’anima: non si sente la voce dell’autore, sono storie anonime. Questo è un peccato. Io leggo perché voglio vivere qualcosa che nella realtà non potrò mai provare, perché voglio conoscere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro. Mi servono, quegli occhi, mi serve un cervello e un cuore, non solo una penna. Poi il resto è funzionale, perché in fondo leggiamo anche per divertirci. E quindi la trama deve essere intrigante, deve venirti voglia di girare la pagina, di sapere il destino dei personaggi, di conoscere la loro vita, di scoprire tutti i misteri disseminati nella storia. Ci deve essere ritmo e riflessione allo stesso tempo.

Notting Hill: Ci sono libri ai quali sei particolarmente affezionato o che ti hanno aiutato nella tua carriera di scrittore?

Fabio: Dai classici ai fumetti io leggo di tutto. Ma ci sono opere che superano in grandezza anche il fatto di essere libri: sono altro, sono monumenti a cui ispirarsi non solo per scrivere, ma soprattutto per vivere. I miei due punti di riferimento in questo senso sono Anna Karenina e Lo straniero. Solo a citarne i titoli mi viene la pelle d’oca.

Notting Hill: Se ti chiedessi di descrivere con una parola il tuo percorso di autore, quale sceglieresti?

Fabio: Se penso alla mia carriera mi sembra ieri che ero qui al Salone del libro a distribuire i volantini per promuovermi e oggi invece sto lavorando con Piemme. È il raggiungimento di un grande traguardo oltre che la realizzazione di un sogno. Mi hai chiesto un aggettivo e ho fatto un tema quindi tirando le somme direi: avventuroso!

Notting Hill: Cosa ti aspetti per il futuro? Se dovessi pensare ad un nuovo obiettivo da raggiungere…

Fabio: Intanto non vedo l’ora di avere tra le mani il libro nuovo, e poi vorrei solo poter continuare a scrivere tutte le storie che ho in mente.

Notting Hill: Ok Fabio, grazie per la tua infinita pazienza, per il tempo che ci hai dedicato e per esserti prestato a rispondere alle nostre domande… Adesso giuriamo che ti lasciamo andare ma visto che “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, ci lasci un autografo? 

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I libri di Fabio Girelli:


Adesso, come nei migliori libri, è arrivato il momento dei ringraziamenti quindi GRAZIE a Fabio Girelli per la professionalità, simpatia e disponibilità dimostrata.
GRAZIE a Roberta Volpi per averci dato questa grandissima opportunità e infine GRAZIE a voi tutti, che ci seguite con dedizione e ci state dando la possibilità di puntare sempre più in alto.

Naty&Julie ❤

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