La voce dello scrittore: a tu per tu con Cinzia Fiore Ricci

Ciao Notters,
oggi siamo in compagnia di Cinzia Fiore Ricci che ci toglierà qualche curiosità sulla sua storia di scrittrice.
Pronti? ❤
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Cinzia Fiore Ricci

1. Cinzia, il tuo ‘Essenza di donna” é un libro particolare perché firmato da una raccolta di poesie. Come nasce questa avventura? Puoi raccontarci qualcosa relativamente a questa esperienza? 
Essenza di Donna nasce per caso.
Io sono prevalentemente una scrittrice di romanzi ma il mio bisogno di esprimermi ha fatto si che io scrivessi anche piccoli pensieri sulle mie pagine. Dopo tre anni ho deciso di raccoglierli, scegliere i migliori, sistemarli per poi dividerli nella raccolta in modo da dar loro un senso. Ognuno di noi ha diverse sfaccettature della propria personalità e si sa che chi scrive esprime l’umore del momento. E’ stato divertente trovare un tema, come quello delle note di un profumo, per far capire i vari lati della mia persona. L’obiettivo è ben riuscito, anche se so che molti lettori prediligono i romanzi e non le poesie, ma era una cosa che volevo fare da tempo, un piccolo regalo a me stessa, al di là del risultato.
 
2. Ci sono state sfide che hai dovuto affrontare per lanciarti in questo progetto? Se si, quali? 

Le sfide sono state più che altro a  livello tecnico, ho affidato però tutto a professionisti che hanno saputo  impostare il mio file e le immagini contenute. Io sono una sognatrice in fondo, creo, ma poi devo fare sempre i conti con la parte razionale. Alla fine il risultato è come lo volevo io.

3. Hai scritto anche altri racconti, altri romanzi. C’è un genere che prediligi è uno stile che senti più tuo, che senti essere più parte di te? 

L’erotico è senza dubbio il modo migliore che ho scelto per esprimermi. Mi piace raccontare storie dove le emozioni spiccano. Ho scritto due romanzi, il primo, che sto riscrivendo e che diverrà una serie che è un genre più red erotic; il secondo è più un pink erotic (Fino all’ultimo respiro) e mi sto cimentando in un erotic noir che mi sta appassionando in un modo che non credevo. Ciò non toglie che ho in cantiere un libro drammatico, sulle donne e sulla loro forza, un libro intenso a cui tengo particolarmente.

 
4. Cinzia Fiore Ricci è una bravissima scrittrice, questo ormai ci è chiaro! Ma ti va di raccontarci chi è quando posa la penna, quando indossa i panni di Cinzia, semplicemente Cinzia?
 

Cinzia quando posa la penna è una donna come tante, lavora in un ufficio, sta fuori casa tutto il giorno e nei fine settimana sta rintanata in casa per fare un po’ di ordine e pulizie, e se scappa qualche ora scrive. Ha una vita frenetica, credo come tutte le donne con famiglia che hanno la mia stessa passione.

 
5. Infine un’ultima, curiosa, domanda: cosa c’è nel tuo futuro? Progetti, sogni, speranze?
Per il futuro ho una marea di progetti, un racconto che pubblicherò self, un altro per un nuovo progetto editoriale insieme ad altri autori, l’erotic noir che sto scrivendo con la mia amica e collega Monia Morganti e due libri, la riscrittura de “La rosa del mare” mio primo libro che come ho detto sopra diverrà una serie (di tre libri), e il secondo della serie “Colpe d’amore” (il primo è appunto Fino all’ultimo respiro). Tanta carne al fuoco, spero solo di realizzare tutti questi progetti e di essere in grado di trasmettere le emozioni che provo.

 

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Naty&Julie

Presentazione di: “A modo mio” di Viola Raffei

 Ciao Notters!

Eccoci qui con una nuova piccantissima presentazione per voi!
Si tratta di un romanzo edito ErosCultura di Viola Raffei dal titolo: “A modo mio”.

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TITOLO: A modo mio
AUTRICE: Viola Raffei
EDITORE: Eroscultura
DATA PUBBLICAZIONE: 29 Luglio 2016
GENERE: rosa erotico
FORMATO: ebook
PAGINE: 169
PREZZO: € 4,99 gratis con l’opzione Kindle Unlimited

 


SINOSSI

Julie è una bellissima ragazza di 25 anni che sta per laurearsi in agraria, quando incontra Leonardo, uno splendido e affascinante giovane che le sconvolge letteralmente la vita e soprattutto i sensi: sa fare l’amore come nessuno prima di lui! Le cose, però, non vanno come lei sperava e la comparsa di un nuovo ragazzo, Gabriele, mescolerà le carte rendendo tutto assai complicato e difficile.Si ritroverà in mezzo a due fuochi senza sapere che direzione prendere. Riuscirà l’amore a indicarle la strada giusta? Tra amori, lacrime, baci, sesso, Julie capirà con chi vorrà vivere il resto della sua vita.

 

CONOSCIAMO L’AUTRICE: VIOLA RAFFEI

  1. Chi è Viola Raffei?
    Viola é una donna di 35 anni mamma e moglie, con zero peli sulla lingua!
  2. Com’è nata la storia di “A modo mio”?
    In testa avevo solo il personaggio femminile, Julie, poi a mano a mano il resto dei personaggi sono usciti fuori da soli. L’unica cosa che avevo ben chiara in mente era che volevo una storia che fosse il più realistica possibile, dialoghi in cui tutte noi potevamo riconoscerci, proprio come se fosse una nostra amica a raccontarci la propria storia.

  3. Chi sono i personaggi? Qualità e difetti… ;)
    Julie é la protagonista, é una ragazza con la testa sulle spalle che per una volta decide di lasciarsi andare all’istinto e non pensare a niente, quell’unica decisione presa a cuor leggero cambierà la sua vita; il suo difetto, se così possiamo chiamarlo, é quello di pensare troppo, di farsi mille domande che a volte la confondono ancor di più. Leonardo é un uomo bellissimo che per vivere vende il suo corpo sia come spogliarellista che gigolò, ha paura d’impegnarsi a causa di problemi nel suo passato ma in realtà il suo cuore é pieno di amore. Poi c’é Gabriele, affascinante proprietario di un sexy shop che cercherà di far innamorare Julie con la sua gentilezza e devozione, dal mio punto di vista un uomo così difetti non ne ha, se non quello di reagire in maniera troppo impulsiva. Ultima ma non per importanza, é Nicoletta, amica del cuore di Julie; é un personaggio a cui tengo molto perché mi ci rivedo parecchio in lei; ama far festa ed é un’amica con la A maiuscola.

  4. Hai incontrato difficoltà durante la stesura? Tipo: la paura di rendere la lettura “volgare”, essendo un libro erotico…
    Si quella paura c’é stata anche perché uso un linguaggio che si usa fra amici, senza fronzoli, ma é un rischio che ho voluto correre lo stesso perché volevo qualcosa di molto vicino alla vita di tutti i giorni.
  5. Cinque buoni motivi che motivano a leggere “A modo mio”?
    Primo per conoscere il mio modo di scrivere essendo il mio primissimo lavoro, secondo perché una storia d’amore romantica anche se molto sensuale, terzo perché le scene di sesso sono state riviste a quattro mani con il mio editore per miscelare bene sia il punto di vista femminile che quello maschile, quarto perché sono convinta che molte di noi si possana riconoscere nei personaggi femminili e quinto, ma non per importanza, per dare la possibilità a piccole case editrici come la mia di farsi conoscere.

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Non perdetevi questa intrigante e sensualissima storia! 🙂
Naty&Julie ❤

A tu per tu con: Silvia Carbone&Michela Marrucci

Ciao Notters!

Un paio di mesi fa ho recensito i loro romanzi: “Nel calore del tuo corpo” (Qui)  “Ti prego, non dire niente” (Qui) e ho avuto il piacere di fare una breve chiacchierata con le due autrici Silvia Carbone Michela Marrucci. Volete conoscere qualche curiosità? Non vi resta che seguirmi 🙂

 

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1. Innanzitutto vi ringrazio per la vostra disponibilità! Prima di incominciare con le domande sul vostro lavoro, avete voglia di raccontarci un po’ di voi?

Per prima cosa vogliamo ringraziarti per la tua disponibilità e per questa intervista. Qualcosa di noi? Pronte per essere sconvolte? Scherzo!! Siamo principalmente due mamme e facciamo dei lavori comuni che ci permettono di pagare le bollette. Io (Silvia) sono un arredatrice d’interni mentre Michela è un impiegata amministrativa.

2. Com’è nata la vostra collaborazione?

Ci siamo conosciute 5 anni fa su facebook. Giocavamo in un Gdr basato sui romanzi della Confraternita del Pugnale Nero. Hai presente? I super vampiri fighi della Ward? Proprio loro. Comunque, nel gioco eravamo una coppia. Il nostro feeling è subito stato palese agli occhi di tutti. Dove finivo io iniziava Michela e viceversa. Siamo diventate “sorelle” e una sera d’estate le ho chiesto «Proviamo a scrivere un romanzo?». La risposta di Michela è stata subito positiva. Così è nato il nostro primo romanzo: Un cuore in stallo.

3. Come vi siete gestite durante la stesura dei vostri libri? Vi siete suddivise i capitoli? O avete lavorato senza suddivisioni particolari?

No, io e Michela non dividiamo il lavoro. Ci sono capitoli che una sente più rispetto all’altra e inizia la stesura. Quando è terminato lo inviamo via mail e l’altra aggiunge, modifica e corregge. Ma soprattutto aggiunge. I nostri romanzi sembrano scritti da una sola persona proprio perché i capitoli sono gestiti e scritti da entrambe. Nel frattempo facciamo anche un primo editing che non va mai male.

3. Quanto tempo dedicate alla scrittura? Vi ritagliate degli spazi per farlo insieme, nonostante i vostri impegni quotidiani?

Quando iniziamo a scrivere tendenzialmente lo facciamo tutti i giorni. Scriviamo di notte, soprattutto io. Michela riesce a ritagliarsi delle mattine. Durante la giornata è impossibile gestire la scrittura per via del lavoro, anche se a volte lavoriamo al manoscritto nella pausa pranzo. Ci mettiamo d’accordo sulle modifiche o sulle cose che non ci convincono durante la giornata, così da partire subito a scrivere senza ulteriori indugi di sera.

5. Com’è nata la storia di “Nel calore del tuo corpo”, poi seguito dallo spin-off “Ti prego, non dire niente”?

Nel calore del tuo corpo è nato da una battuta ricorrente che facevamo sempre con la nostra editor. Andiamo in Wyoming? da questa semplice domanda (ovviamente evito di scrivervi come procedevano queste conversazioni perché è da fascia protetta :)) la necessità di andare seriamente in Montana e incontrare i nostri cowboy di Shooters.

Ti prego, non dire niente invece è stato proprio richiesto dai nostri lettori. E noi non volevamo deluderli. Chiedevano di conoscere la storia di Lisa e Liam. Per questo motivo Ti prego, non dire niente è dedicato a loro.

6. Vi siete ispirate a persone reali per: Swami, Riley, Lisa e Liam? Hanno qualche vostro tratto caratteriale?

I nostri personaggi hanno sempre qualcosa di noi. Swami è stato il connubio perfetto tra me e Michela mentre Lisa è decisamente Michela, ha poco di me. Riley e Liam invece sono i nostri fidanzati cartacei. I nostri principi azzurri idealizzati.

7. Avete trovato delle difficoltà, durante la stesura dei vostri romanzi? Se sì, quali e come le avete risolte?

Lisa. Per me Lisa è stata uno scoglio per via del suo carattere dolce come un marshmallow, ma fortunatamente Michela l’ha inquadrata subito. Ci sono stati capitoli intensi che abbiamo scritto in più riprese per renderli perfetti o almeno speriamo di averli resi tali.

8. Siamo quasi giunte al termine, del mio interrogatorio 😉 : Quali sono i vostri autori preferiti? Ne avete uno in particolare, da cui prendete spunto?

Parlo per entrambe nel dire che la Hoover, la McGarry e la MacGuire sono i nostri autori preferiti. Adoriamo i vampiri della Ward e della Adrian e io sono una fan assoluta della Woodiwiss con i suoi storici perfetti.

9. Vi siete mai preoccupate del giudizio delle persone? Come li affrontate?

Il giudizio dei nostri lettori è quello che conta. Le filippiche e gli attacchi gratuiti ci scivolano addosso con un sorriso. Ma siamo attente a quello che dicono i nostri lettori e cerchiamo di imparare dalle critiche. Perché diciamocela tutta: sono gli appunti negativi fatti sul manoscritto a costringerci a migliorare e fare meglio.

10. Ultima domanda d’obbligo: Siete già al lavoro con un nuovo romanzo? Se sì, potete darci qualche pillola in anteprima 🙂 ?

Stiamo lavorando al secondo romanzo della Serie dei Destini Intrecciati. Abbiamo un pubblico che aspetta da un anno la storia di Colin e Lizzy  e vogliamo evitare il linciaggio :).

Grazie di avermi dedicato un po’ del vostro tempo, alla prossima!

Naty ❤ 

La voce dello Scrittore… e dell’editore! A tu per tu con Argeta Brozi e Antonella Maggio.

Ciao Notters 🙂
Era già da un po’ di tempo che ci frullava questa idea in testa ed è finalmente arrivato il momento di farla diventare realtà, o forse è il caso di dire un nuovissimo articolo per voi!
Ciò di cui stiamo per parlare insieme è il meraviglioso romanzo di Antonella Maggio edito Butterfly Edizioni “Regalami un sorriso” (la recensione è disponibile qui).
Dopo averlo segnalato, recensito e raccontato in ogni veste oggi andiamo un po’ oltre, superiamo la barriera del suono :p e facciamo qualche domanda non solo all’autrice ma anche all’editore.

Ah, ragazzi! Mi raccomando non diteglielo ma.. Argeta e Antonella leggeranno le risposte l’una dell’altra proprio insieme a voi, nessuna anticipazione! Shhhhh! :p

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Diamo un immenso benvenuto ad Antonella Maggio ed Argeta Brozi, due colossi dell’editoria italiana seppur in vesti diverse, due realtà a confronto in un’unica breve intervista.
È doveroso innanzitutto presentarvele:

Antonella Maggio
Autrice Butterfly Edizioni

Antonella Maggio nasce nel 1988 a Modugno, in Puglia. Diplomata come ragioniera turistica con il massimo dei voti, ha vinto diversi concorsi letterari. Adora leggere di notte, ascoltare musica italiana, viaggiare, cucinare dolci e salati, i fiocchi di neve, il bagno turco del centro benessere e cimentarsi con tutti i lavori manuali dall’uncinetto al découpage. Con Butterfly Edizioni ha pubblicato: “Profumo d’amore a New York”, “Manchi solo tu”, “Questo nostro dolce Natale”, “Sfida d’amore a San Valentino” e “Regalami un sorriso”. Tutti i suoi libri sono diventati dei successi editoriali, arrivando a raggiungere oltre 30.000 lettori. Ha scritto anche un libro a quattro mani con Rujada Atzori, Un weekend per quattro; e due libri usciti con Rizzoli.

Argeta Brozi
Direttrice Editoriale Butterfly Edizioni

Classe ’85, scrive dall’età di nove anni e ha pubblicato il suo primo libro a soli diciassette. Il suo libro d’esordio, venduto solo online e in cartaceo, è diventato un caso letterario, arrivando a vendere quasi tremila copie in poco tempo, a cui fanno seguito “Tentazioni”, poi acquistato dalla Newton Compton e rimasto per oltre tre settimane in classifica in libreria e “Al di là di te”. Vincitrice di molti concorsi letterari nazionali e internazionali, ha curato una rubrica di scrittura per ragazzi su un giornale distribuito in quindicimila copie sul territorio italiano. Laureata in Psicologia, è stata speaker radiofonica e si occupa di editoria dal 2007.
Dal 2011 è direttrice della Butterfly Edizioni.


Detto questo, cominciamo la nostra intervista e scopriamo tutto quello che c’è da scoprire sul “dietro le quinte” di Regalami un sorriso.

1) Ciao Argeta, ciao Antonella. Benvenute e grazie di essere qui con noi ❤
Sappiamo che “Regalami un sorriso” nasce in un modo un po’ particolare, vi va di raccontarcelo? Come è nata questa idea e come è stata sviluppata?

Argeta: Ciao Notters, e grazie dell’invito, sono molto contenta di questa doppia intervista 🙂 Anni fa volevo scrivere una storia drammatica con protagonista una ragazza che si occupava di clownterapia negli ospedali, ma quella storia è rimasta chiusa nel cassetto per tanto tempo finché non mi è venuta in mente Antonella che poteva avere la sensibilità giusta per scriverla. Le ho quindi affidato la trama, che però ho leggermente modificato rispetto alla versione originale, perché desideravo aggiungerci qualcosa di personale, che riguardasse la mia vita… Non vi svelo cosa, ma sappiate che leggendo “Regalami un sorriso” conoscerete un po’ di me. Sono contenta di essermi affidata al mio istinto e aver regalato la trama ad Antonella, è riuscita a farmi commuovere. La cosa più bella? È stata in grado di raccontare la “mia” storia a modo suo, aggiungendoci tante cose che non mi aspettavo.

Antonella:  “Regalami un sorriso” nasce così, con un messaggio proposta di Argeta, anche se da giorni pensava a una trama per me. E io? Ho detto subito di sì, all’istante. Mi è bastato leggere una sola volta la sua idea per sentire dentro qualcosa e mi tremavano le mani, volevo già scrivere. Ho chiuso subito Facebook per non avere distrazioni, ho iniziato le ricerche del caso e alla sera, a cena con il mio ragazzo ho detto: “Sai Amore, ricordi il naso rosso che mi hai regalato qualche settimana fa perché dici sempre che sono una pagliaccia? Bè, Argeta mi ha affidato una trama proprio sulla Clownterapia e io so già cosa scrivere. Questa volta parlerò di Nick e Ginny, vi porterò a Londra e ci saranno Romeo e Giuletta, persino Peter Pan”. Non ho chiuso occhio quella notte, nella testa avevo piccoli flash di possibili dialoghi tra i personaggi.

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2) “Regalami un sorriso” non racconta una storia leggera, non è una lettura fatta di spensieratezza e leggerezza. In questa storia ogni sorriso è una rivincita. Che cosa vi ha spinto a mettere su carta questa toccante storia e qual era la vostra più grande paura?

Argeta: È stata una scommessa questa storia, perché ho notato, almeno per quanto riguarda i romanzi Butterfly, che i nostri lettori preferivano quelli più “leggeri” e quindi non sapevo come avrebbero reagito a un libro più “serio” e profondo, penso che la bravura di Antonella sia quella di riuscire a scrivere storie “importanti” con tatto e dolcezza, in questo modo è riuscita a raggiungere oltre cinquemila lettori in un solo mese dall’uscita. Il titolo bellissimo che ha scelto però ci ricorda come anche nella sofferenza, a volte, si può trovare gioia e che regalare sorrisi è un dono che dovremmo condividere più spesso. La mia paura era che non riuscisse ad “arrivarmi” con la storia del padre e soprattutto del piccolo, temevo che non mi avrebbe fatto “sentire” l’emozione di Nathan, che era in realtà il punto focale della storia… invece, quando ho letto quel pezzo, ho pensato “era esattamente questo che volevo”. 🙂

Antonella: Dopo un episodio spiacevole che mi ha segnato irrimediabilmente, mi sono nascosta dietro ai sorrisi per anni, ero convinta che nessuno potesse capirmi perché il dolore altrui riusciamo sempre a minimizzarlo almeno fino a quando non tocca anche noi. Volete sapere quando ho iniziato a sorridere davvero? È successo tre anni fa, la vita mi ha sbattuto in faccia una malattia genetica rara e un tumore raro anch’esso. Bè, detta così sembro pazza (e un po’ lo sono 😛 ) visto che c’è ben poco di cui essere felici o stare tranquilli, ma cos’è la gioia se non la consapevolezza di esserci ancora nonostante tutto? Il sorriso è un po’ come tutte quelle cose che tendi a reclamare tue e sei disposto a lottare dopo che hai corso sul serio il rischio di perderlo. Ecco cosa mi ha spinto ad accettare questa sfida e la paura come sempre è stata quella di non riuscire ad arrivare al lettore, di risultare poco sensibile o scontata per il tema trattato attraverso un romanzo rosa, ma giuro che ci ho messo l’anima per trasmettere il messaggio tra un bacio e una lite, tra un sorriso e un sospiro.

3) È evidente che questo libro sia carissimo a entrambe, l’emozione e l’orgoglio che traspare in ogni vostra parola relativa a questo romanzo è evidente. Personalmente, oltre a un sorriso, cosa vi ha regalato?

Argeta: Mi ha fatto riflettere, mi ha fatto provare nostalgia, mi ha emozionato, mi ha fatto piangere e poi ridere. Quando un autore ti regala tutte queste emozioni insieme è riuscito nel proprio intento di definirsi “scrittore”.

Antonella: Sono partita amareggiata con la pubblicazione di questo romanzo, molti mi hanno voltato le spalle, quelle stesse persone che mi hanno chiesto ripetutamente consigli che io non ho mai negato, ma i lettori mi hanno stupita, hanno saputo cancellare ogni bruttura. Dopo tanti romanzi pubblicati, ho visto la casella dei messaggi che straripava di complimenti, commenti su ogni post, un entusiasmo generale che non avrei mai immaginato, l’approvazione di una psicologa genitoriale che mi ha letto e le parole di gioia di una ragazza clown che si è rispecchiata nella storia per via del lavoro di Ginny identico al suo, a dimostrazione del fatto che la storia è inventata di sana pianta, ma ha basi solide proprio perché non volevo lasciare nulla al caso e improvvisare. Questo è ciò che conta, riuscire ad emozionare i lettori e per la prima volta ho pensato: “Forse ho fatto finalmente qualcosa di buono e sensato nella mia vita”.

4) Nick e Ginny, i fantastici protagonisti di questo romanzo, sono due personaggi dal profilo ben delineato, complesso a volte ma notevolmente empatico per i lettori. Argeta quando hai commissionato il libro ad Antonella, li immaginavi diversi? Antonella quanto ti ha influenzato il pensiero di Argeta nella stesura della storia in tutte le sue parti?

Argeta: Il personaggio femminile me lo immaginavo diverso, ma sono contenta di come l’abbia reso Antonella, perché è giusto che dietro ognuno dei personaggi ci sia una storia importante, perché nel romanzo li vediamo “crescere” e maturare insieme, imparare dai propri errori e poi rialzarsi. Nella mia mente lei era troppo “serena e perfettina”, ma questo nella realtà non succede quasi mai, quindi è stato un bene stupirmi di questo personaggio dalle mille sfaccettature. Senza volere, Antonella è riuscita a scrivere alcuni miei stati d’animo e soprattutto parti del mio carattere, mi sono riconosciuta diverse volte in Ginny. Ora vi svelerò qualcosa di me… anni fa ho fatto volontariato a bambini difficili, l’intento era proprio quello di farli sorridere e, in alcuni casi, insegnare loro a non essere aggressivi ma gentili, questa esperienza mi ha insegnato tanto ed è importante che se ne parli nei libri, perché spesso ci dimentichiamo che siamo tutti sulla “stessa barca” e un sorriso può cambiarti la giornata.

Antonella: Di solito trascrivo le trame di Argeta nella mia agendina degli appunti, poi inizio la stesura e non nascondo che ogni tanto vado a rileggerle perché temo di andare fuori traccia e puntualmente succede 😀 Mi colpisco la fronte con una mano e dico: “Mannaggia! È successo di nuovo, ora Argeta mi cazzia”.
Scherzi a parte, cerco sempre di seguire la linea principale ma spesso sono i personaggi con la loro cattiva influenza nei miei confronti che mi costringono a un cambio di rotta, loro dettano e io scrivo. Poi se c’è una cosa che adoro e che trovo inevitabile, è dare la mia impronta al testo, metterci la firma, insomma; personalizzare il romanzo e renderlo unico.

5) Questo libro, non mi stancherò mai di dirlo, è molto profondo. Il messaggio che arriva ai lettori è forte e importante, un messaggio di speranza, rinascita, dell’importanza di amare ed essere amati, il valore dei piccoli gesti e della ricchezza di avere accanto una persona pronta a tenderti la mano. Secondo me sarebbe la sceneggiatura perfetta per un film. Ci avete mai pensato? Vi piacerebbe vedere la vostra storia sui grandi schermi o è un traguardo che non vi alletta particolarmente?

Argeta: E me lo chiedi? Mentre leggevo il libro, il film me lo sono fatta mentalmente da sola 😀 e mi sono anche detta “gran bel film!” Chi lo sa, forse un giorno… la vita è una continua sorpresa e io credo fortemente nei libri che pubblico, qualche idea a riguardo ce l’ho… ma non voglio svelare niente al momento, perché per arrivare sui grandi schermi bisogna lavorare sodo, ma non è una cosa così “impossibile” 😉 inoltre ho imparato a scrivere sceneggiature…

Antonella: Se accadesse potrei appendere la penna al chiodo. Scherzo 😛 Sarei felicissima, potrei stamparmi sul viso un sorriso idiota e non togliermelo più, finirei per prendere l’aereo e correre ad abbracciare Argeta e poi mi ci immagino alla prima, sedute una accanto all’altra su quelle poltrone di velluto rosse con la scritta “Riservato” e noi in abito da sera, ma con una confezione intera di Kleenex al posto della pochette perché di sicuro passeremmo tutto il tempo a piangere per l’emozione e ad attendere la fine per poi andare a cena con il cast degli attori. Non so voi, ma visto come si presenta Nick nella storia, il dopo film si prospetta mooolto interessante 😛

6) Il vostro rapporto è stato spesso oggetto di discussione. Mettiamo a tacere qualsiasi pettegolezzo: come vi siete conosciute? Professionalmente parlando, è stato amore a prima vista oppure il vostro feeling è stato “un crescendo”?

Argeta: È stata Antonella a scoprire la Butterfly, ma quando ho letto il suo libro (ne aveva inviati due, ma soltanto uno venne pubblicato), quello che ormai tutti conoscono come “Profumo d’amore a New York”, la prima cosa che ho pensato è stata: “Porca vacca (parole esatte 😛 ), questa autrice deve pubblicare con me, sicuramente farà strada!” Non ho avuto alcun dubbio a riguarda, o almeno… sapevo che lei avrebbe fatto successo prima o poi, ma non sapevo che avremmo fatto il botto insieme 🙂 In seguito l’ho aggiunta su facebook e nel tempo abbiamo parlato e ci siamo conosciute anche a livello personale, ho scoperto una cosa che ho visto come “destino”: Antonella ha un tatuaggio a forma di farfalla e io non ho dato a caso il nome “Butterfly” alla mia casa editrice. Antonella – e non credo di sbagliarmi nel dirlo – per certi versi assomiglia a me: è umile, nonostante il successo, è la “famosa” ragazza della porta accanto, è ironica, ama aiutare gli altri e ti regala sempre un sorriso… in un certo senso siamo anime affini e sono contenta che sia arrivata sulla mia strada. Al di là di questo, proprio perché è una ragazza umile e intelligente lo sa che la parte personale e quella lavorativa sono due cose separate e che non si deve offendere se a volte potrebbe ricevere qualche no (come tra l’altro è già successo) o qualche consiglio da editore. La gente deve capire che è bello conoscere gli autori, anziché trattarli come numeri, perché io e voi siamo parti di una stessa squadra, lavoriamo insieme per ottenere un obiettivo comune, ma è ancora più bello scoprire che si possono stringere legami sinceri e che possiamo contare l’una sull’altra, ma al contempo quando è ora di essere professionali e seri, si distingue l’amicizia dal lavoro. Ho conosciuto per la prima volta di persona Antonella quest’anno al Salone del libro di Torino ed è stato emozionante abbracciarla.

Antonella: Non conoscevo la Butterfly Edizioni e neppure Argeta Brozi prima di ottobre 2014, quando su Facebook mi è apparsa per la prima volta la pubblicità della casa editrice che valutava manoscritti inediti e rispondeva con una scheda di valutazione sia per esito positivo che negativo. Premetto che non avevo mai inviato nulla a nessuna casa editrice perché non mi consideravo una scrittrice né ambivo a esserlo, ma quel messaggio è stato un richiamo (forse perché amo le farfalle e lo dimostra il mio primo tatuaggio inciso su pelle a 18 anni) e poi, cosa avevo da perdere?

7) Butterfly Edizioni nasce nel 2011. Quando e come è nata la vostra collaborazione? Ha, secondo voi, una carta vincente? Se sì, quale?

Argeta: Antonella ha inviato la prima e-mail alla Butterfly solo nel 2014, quindi la nostra collaborazione è attiva ufficialmente da quasi due anni ma sono stati mesi intensi, perché con noi ha già pubblicato cinque romanzi.

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Solo nell’ultimo periodo ho pensato di regalarle delle trame, e poi pian piano ho ampliato la cosa anche ad altri autori (eh sì, sono una che sforna trame con niente! 😛 ). La carta vincente? È proprio la collaborazione, ma prima di questo ovviamente la bravura di Antonella nel regalare emozioni e arrivare dritto nel cuore dei lettori. A volte, mentre chiacchieriamo ci vengono in mente delle trame :-), le studiamo un po’ (soprattutto Antonella studia!), e poi… via! Inizialmente, non conoscendo Antonella, le ho dato qualche suggerimento su come farsi conoscere visto che era al suo primo libro e io ai primi ebook, ho cominciato la pubblicità qualche settimana prima, abbiamo ricevuto due belle recensioni in anteprima e credo che anche questo ci abbia aiutato a farci conoscere, inoltre man mano che andavo avanti Butterfly Edizioni diventava sempre più un marchio di una certa importanza e quindi molto spesso i lettori comprano a occhi chiusi, perché si fidano dei libri che pubblichiamo. Quando ho potuto le ho fatto fare qualche intervista, anche in radio e io stessa nominavo i libri di maggior successo – tra cui i suoi – nelle mie interviste.

Ma il vero segreto lo sapete qual è? Io e Antonella in realtà siamo due streghe… 😀

Antonella: Dopo un mese dall’invio del manoscritto inedito (che nel frattempo avevo inviato anche ad altri editori perché volevo farmi male 😛 ) ho ricevuto una e-mail, in allegato c’era già il contratto per Profumo d’amore a New York; ho svegliato tutti a casa perché era notte e dormivano. Nei giorni successivi sono arrivate le risposte anche degli altri editori ma io ho scelto Butterfly, è stata una sensazione a pelle, mi ci potevo fidare, mi posso fidare. Il mio sesto senso non sbaglia mai e con Argeta è stato “un crescendo” ma il nostro è soprattutto un rapporto che si basa sulla fiducia e la correttezza, si ride e si scherza, ci si confida ma quando c’è da lavorare, si lavora. Io credo molto nella collaborazione tra editore e autore ed è esattamente quello che facciamo. Collaboriamo, lavoriamo insieme o spammiamo insieme (dipende dai punti di vista 😛 ), ci spalleggiamo e sosteniamo e i risultati penso che si vedano. Non ci sono trucchetti, non esiste la magia, c’è solo l’amore per i libri e il rispetto reciproco o quello per i lettori per i quali cerchiamo sempre di dare il massimo domandandoci quale tipo di storia possa soddisfarli.

8) Elencate il più grande pregio l’una dell’altra e perché no, anche un difetto! :p

Argeta: Pregio: troppo buona. Difetto: troppo buona! (E non sto scherzando!)
A livello lavorativo, il suo pregio è: arrivare ai lettori con la sua semplicità e dolcezza, difetto: tende a scrivere tremila volte “un tantino” 😀 credo ci sia affezionata perché me lo ritrovo in ogni romanzo!
A livello personale, il suo pregio è: la simpatia e la dolcezza, è paziente e sa ascoltare, difetto: è insicura, ma a riguardo l’ho già strigliata…

Antonella: Argeta è la mia Ginny, si mette a disposizione del prossimo, dona tutta se stessa e poi magari resta lei senza qualcosa. Quante volte l’avete vista pubblicizzare libri della concorrenza? Quante volte ha donato un consiglio gratuito agli autori esordienti?
Questo è un pregio e un difetto al tempo stesso, visto poi chi se ne approfitta. E ne approfitto anche io per ringraziarla ancora! Grazie Argeta perché con Butterfly ho trovato il mio posto nel mondo quando invece credevo di non servire più a nulla 😛

9) Una domanda più generale: quando è nato il vostro amore per la scrittura e quando avete capito di volerne fare il fulcro della vostra vita?

Argeta: Ho iniziato a scrivere da quando ho imparato le lettere dell’alfabeto, e ho deciso che sarei diventata una scrittrice all’età di 9 anni. Credo che, in fondo a me, sperassi da sempre che questo fosse il fulcro della mia vita ma mai, fino a sei anni fa, ho pensato che avrei fatto anche l’editore. Sono contenta di aver realizzato gran parte dei miei sogni, ma la cosa più bella è che adesso realizzo anche i sogni di altri autori 🙂

Antonella: Ho sempre riempito di parole i fogli dei quaderni, sognavo di scrivere la mia autobiografia a 12 anni 😀 manie di protagonismo a parte, non pensavo di poter riuscire davvero in questo percorso. Come molti appassionati di scrittura, scrivevo per me stessa e in parte continuo a farlo (anche se adesso ho maggiore consapevolezza e con i lettori che mi seguono, vengono prima loro e poi io) perché per me è quasi un bisogno primario; se per un motivo qualsiasi non riesco a mettere nero su bianco le mie idee o i miei deliri, sto male e mi assale l’ansia.

10) Adesso che siamo alla fine di questa divertentissima intervista è arrivato un momento speciale… Quello degli auguri. Come in ogni evento che si rispetti arriva sempre il momento degli auguri e del brindisi. Argeta, Antonella, a cosa brindate e che cosa vorreste augurarvi l’un l’altra?

Argeta:
Io vorrei brindare a noi, voi Notters comprese perché non solo ci avete dato questo spazio ma lavorate intensamente tutto l’anno per tantissimi autori, quindi brindiamo tutti insieme anche con quelli che sono riusciti a leggere l’intervista fino in fondo, perché non è mica una cosa da poco 🙂 Auguro ad Antonella tanta serenità, prima di tutto, sorrisi sempre, e tutto il successo che si merita, che sia con me come editore o con altri non importa, purché trovi il suo “posto nel mondo” e sia felice.

Antonella: Brindo a Butterfly affinché continui a sfornare titoli che si contraddistinguono per il messaggio da trasmettere al lettore e l’originalità, perché gli autori Butterfly non sono numeri e non pagano per essere pubblicati. Ad Argeta perché non ci sono parole per descriverla e per sintetizzare tutto ciò che fa con amore, passione e professionalità. A me con la speranza che la tendinite non mi costringa un giorno a pagare qualcuno per dettare una storia, perché diciamocelo, piuttosto vado in bancarotta ma non smetto di scrivere. A noi perché insieme abbiamo raggiunto risultati strepitosi nonostante il territorio minato, talvolta con il sostegno di pochi ma con la coscienza e le mani pulite. A noi che di titoli ne troviamo milioni ma per le mie storie è sempre una faticaccia, a noi che basta poco per viaggiare con la fantasia e un episodio spiacevole diventa subito la trama di un nuovo romanzo da scrivere, a noi che ci siamo viste dal vivo solo dopo un anno ma abbracciarci è stato naturale come se lo facessimo da una vita; a noi che la pizza il sabato sera non l’abbiamo mai mangiata perché io ho tutte le allergie e le intolleranze del mondo e a Torino non abbiamo avuto molto tempo. A noi che di idee ne abbiamo tante, tu di più e finiamo per disperarci perché non abbiamo tempo e modo per renderle tutte reali ma siamo fiduciose e prima o poi ci riusciremo, anche se dobbiamo trovare un modo per far funzionare questo benedetto copyright altrimenti ci fregano pure questo assurdo brindisi!


Grazie di cuore per averci dedicato un po’ del vostro tempo, non è facile e lo sappiamo, ma è giusto dirvi che ci avete reso immensamente felici. Un grossissimo in bocca al lupo a entrambe per tutte le occasioni che verranno, per la vostra brillante carriera (nel caso di Argeta l’augurio è doppio!) e un immenso abbraccio per la fiducia che riponete costantemente in Notting Hill Books. ❤

Julie.

P.S. Avete mai pensato di scrivere una storia a quattro mani? Nel caso lo sapete che vogliamo l’anteprima vero? :p

Argeta: Sì, io ci ho pensato ma non ricordo se l’ho mai detto ad Antonella, in caso lo saprà così 🙂 Per mancanza di tempo però non so se e quando questa cosa si potrà realizzare, ma mi piacerebbe scrivere qualcosa a quattro mani con lei. E avrete ovviamente l’anteprima, promesso 🙂

Antonella: Ti svelo un segreto 😀 Argeta e io finiamo per scrivere a quattro mani una storia assurda e divertente tutte le volte che parliamo 😛 Magari un giorno ne scriveremo una un po’ più seria e ovviamente l’anteprima sarà solo e soltanto vostra ❤

 

A tu per tu con: Fabio Girelli!

Ciao Notters 🙂
C’è una cosa che ancora non vi abbiamo raccontato ed è vero, è passato un po’ di tempo, ma l’importante è arrivare no?
Bene, finalmente ci siamo e possiamo raccontarvi che al Salone del Libro di Torino lo Staff di Notting Hill ha avuto il piacere di conoscere l’autore Fabio Girelli e di scambiare con lui una piacevole chiacchierata.

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Ma andiamo con ordine: chi è Fabio Girelli?

d3af4d_816e481897de41f9b37b923a032c6af2Fabio Girelli è nato a Biella nel 1980 ed è laureato in Lettere Moderne, con dottorato in Geografia Linguistica. Ha insegnato Italiano in Colombia, a Bogotà. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, un thriller, dal titolo “Tutto il villaggio lo saprà” (Lineadaria editore) che ha vinto il premio indetto dal quotidiano L’Unità Giallo Digitale come miglior giallo d’esordio. Nel 2013, sempre per Lineadaria, ha pubblicato il thriller Marmellata di Rose, vincitore del premio Microeditoria italiana, tradotto e pubblicato anche in Spagna. Nel 2014 è uscito il suo ultimo romanzo, per Golem edizioni, L’Autore.
È tra i fondatori del gruppo ToriNoir.

Adesso che avete inquadrato il nostro simpaticissimo interlocutore possiamo cominciare a dirvi cosa ci ha raccontato Fabio sulla sua carriera nel mondo dell’editoria.

Notting Hill: Raccontaci un po’, come è iniziata la tua carriera nel mondo editoriale?

Fabio: Sono entrato dalla porta di servizio, che qualche cameriere distratto aveva scordato aperta. Un po’ come tutti, insomma, perché la gran parte degli scrittori non può che ammirarlo dal di fuori, lo scintillante “Hotel dei Libri Pubblicati”. Intendo dire che per il mio primo romanzo sono partito con il self-publishing. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un editore locale (Lineadaria di Vincenzo Lerro) che ha scelto di credere nelle mie storie e ha trasformato i bit in pagine. Nel frattempo ho vinto un concorso piuttosto importante indetto da L’Unità e da lì è partito tutto. È stato in quel momento che ho cominciato a credere che, tutto sommato, qualcosa di buono potevo scriverlo. Il percorso è stato lungo e ha portato me e il vicequestore Castelli, il protagonista dei miei romanzi, fino sulla soglia di Piemme. Il mio prossimo romanzo infatti uscirà per loro e si intitolerà “Io sono il Drago”. Sarà un thriller, come sempre, che parlerà di esorcismi e sopravvissuti.

 Notting Hill: Come sei arrivato ad una casa editrice come Piemme? E come mai questo titolo, “Io sono il drago”?

Fabio: ci sono arrivato dopo aver percorso una strada lunga ma piacevole. Scrivo perché mi diverte farlo: è la cosa più bella che ci sia, insieme alla lettura. E lungo questo percorso sono accadute parecchie cose, alcune piacevoli e altre meno. Ho conosciuto persone, e tutte mi hanno insegnato qualcosa, alcune mi hanno aiutato a continuare a camminare. Penso ai miei primi editori, Lineadaria e Golem edizioni, alla mia editrice spagnola, Pilar, di SD Edicions, agli scrittori con cui ho fondato Torinoir, ai tanti lettori che mi hanno dato le loro impressioni. Poi, in mezzo a tutto questo, è accaduto, e pure in fretta, che il mio piccolo sogno si realizzasse, proprio grazie a un incontro. Ho conosciuto la mia agente Roberta Volpi che ha proposto il romanzo a Piemme. La risposta è arrivata rapidissima. Con mio grande stupore era pure positiva. Insomma, senza il suo aiuto non avrei fatto nulla, ma il senso è che per arrivare fino a lì non c’è una ricetta giusta. Ognuno ha la sua strada, ognuno incontra le persone che si merita.

Il titolo del romanzo deriva dal più famoso degli esorcismi, il “Vade retro Satana”, che recita proprio “Non sia il drago la mia guida”.

Notting Hill: Come mai hai scelto di questo genere? Nelle tue storie sono affrontati temi molto forti e, se vogliamo, particolari…

Fabio: Sono attirato dal mistero, dallo sconosciuto, da quello che, a volte impropriamente, si definisce esoterico: un termine che significa “nascosto, segreto”, nella sua accezione più vera. Ecco, forse, perché scrivo di questi argomenti e perché scrivo noir: indagare sui misteri delle cose può aiutare a far luce sul mistero più grande di tutti: noi stessi. Le indagini che porta avanti Castelli spesso scendono nel cuore degli uomini, per arrivare alla verità. (Esoterismo e la sua storia)

Notting Hill: Come è nata la struttura del profilo di questo personaggio che ti accompagna nelle tue storie, Andrea Castelli?

Fabio: Andrea Castelli è uno strano personaggio. Precario, confuso e bipolare, è tutto quello che non dovrebbe essere un rappresentate delle forze dell’ordine. Il suo cuore è in perenne conflitto tra l’ortodossia sociale e l’amore per una meravigliosa transessuale di Ipanema, mentre il suo cervello, spesso alla deriva tra le malinconie e le compulsioni della sua sindrome, gli regala guizzi intuitivi attraverso brandelli di poesie studiate ai tempi della scuola. Nonostante questa sua debolezza dichiarata e amata, o forse proprio grazie a essa, riesce a tenere a bada una squadra di agenti fuori dall’ordinario. Ormai ci sono molto affezionato, a volte mi capita di chiedermi “chissà cosa farebbe Castelli al posto mio”.

Notting Hill: Hai già idea di quando potremo leggere la nuova avventura di Andrea Castelli?

Fabio: la pubblicazione con Piemme è prevista per la prima metà del 2017 e, visto che c’è un po’ di tempo, consiglio a chi fosse curioso di leggere la terza indagine di Andrea Castelli di avventurarsi prima nella lettura di “Tutto il villaggio lo saprà” e “Marmellata di rose”, entrambi ambientati a Torino, che sono i due romanzi che introducono e permettono di conoscere il personaggio. Per caso, poi, per tutto il mese Marmellata di rose sarà in promozione su Amazon a 0,99euro. Il Kindle Store mi ha infatti contattato per farmi sapere che l’avevano selezionato per questo tipo di iniziativa.

Ville tristi

Villa Triste è il nome popolare di vari luoghi di tortura aperti dai nazifascisti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Le prime due che citate non sono Ville Tristi, mentre Villa Scheider sì. Sono diffuse in tutto il nord e anche a Roma. A Torino la villa triste era una caserma: Caserma Alessandro la Marmora, via Asti 22.
Tre case torinesi, simili seppur nelle loro diversità, tutte e tre liberty e tutte, per un motivo o per l’altro, ville maledette e con una faccia oscura apparentemente nascosta. La più celebre villa segnata da un alone di oscurità all’ombra della Mole è senza dubbio Villa Scott, ma che i più conoscono e ricordano come la «Villa del bambino urlante». Questo edificio che si ruzbqbtrova in corso Giovanni Lanza 57 fu immortalato da Dario Argento nel suo capolavoro «Profondo Rosso» e si staglia ancora oggi nel precollina con il suo aspetto lugubre e floreale al tempo stesso. La villa in questione, all’epoca residenza delle Suore della Redenzione, è divenuta nel tempo meta per cinefili e spauracchio per i più e meno giovani che dal ’75 in poi hanno visto uno dei migliori horror noir di sempre, ambientato non solo al suo esterno, ma persino nelle sue stanze, con tanto di arredi originali; una scelta registica che difficilmente poteva essere più azzeccata. Un palazzo torinese che ha unito dicerie a una storia di morte è «Palazzo della Vittoria», ubicato in corso Francia 23. Molti lo notano per lo stile liberty che sposa reminescenze medievali e per i suoi dragoni rampanti che ornano il portone d’ingresso. L’aspetto lugubre già dal 1920 aveva impressionato i torinesi che avevano attribuito persino significati esoterici all’edificio. L’aspetto di cronaca che fece da sfondo alla costruzione del palazzo cela tuttavia la storia più interessante. Giovanni Battista Carrera, l’architetto che lo progettò, non riuscì a terminarlo a causa della sua improvvisa ed inspiegabile morte. Dopo qualche mese anche il committente dell’edificio si suicidò, quasi a confermare la presenza di un alone oscuro. La maledizione delle case liberty insomma: una storia oscura che per uno scherzo del destino accomuna numerosi edifici a Torino, tutti con lo stesso stile e tutti dello stesso periodo. Un altro segreto della faccia nascosta di questa città. A Biella, luogo di sevizie e torture, fu Villa Schneider, un’elegante palazzina in stile liberty requisita dalle SS dopo l’armistizio di Cassibile ed usata come quartier generale della polizia politica in funzione repressiva dei movimenti partigiani ostili alla Repubblica Sociale Italiana.

Notting Hill: Come nascono le tue storie? Qual è il modus operandi?

Fabio: Innanzitutto i personaggi. I personaggi nascono da un’idea che deve essere originale e accattivante. Dopodiché mi concentro sulla trama (in senso cronologico), sotto-trame e nella costruzione dell’intreccio. Una volta creata questa “scaletta strutturale” comincio a scrivere effettivamente il romanzo e posso concentrarmi sullo stile, che reputo fondamentale.

Notting Hill: Oggi ci troviamo in una fase dell’editoria in cui tutti pubblicano tutto. Le trame sono tutte simili e c’è la tendenza, soprattutto nel romance a scrivere storie molto simili tra loro che hanno poco carattere. Secondo noi manca un po’ il carattere distintivo. Se però nel romance ci sono tre/quattro punti di riferimento che funzionano quasi sempre, nel genere horror/mistery però è importante conquistare l’attenzione del lettore e farlo appassionare alla storia. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Fabio: Sono d’accordo. Spesso leggo libri, magari pregevoli per trama e contenuto, a cui però manca l’anima: non si sente la voce dell’autore, sono storie anonime. Questo è un peccato. Io leggo perché voglio vivere qualcosa che nella realtà non potrò mai provare, perché voglio conoscere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro. Mi servono, quegli occhi, mi serve un cervello e un cuore, non solo una penna. Poi il resto è funzionale, perché in fondo leggiamo anche per divertirci. E quindi la trama deve essere intrigante, deve venirti voglia di girare la pagina, di sapere il destino dei personaggi, di conoscere la loro vita, di scoprire tutti i misteri disseminati nella storia. Ci deve essere ritmo e riflessione allo stesso tempo.

Notting Hill: Ci sono libri ai quali sei particolarmente affezionato o che ti hanno aiutato nella tua carriera di scrittore?

Fabio: Dai classici ai fumetti io leggo di tutto. Ma ci sono opere che superano in grandezza anche il fatto di essere libri: sono altro, sono monumenti a cui ispirarsi non solo per scrivere, ma soprattutto per vivere. I miei due punti di riferimento in questo senso sono Anna Karenina e Lo straniero. Solo a citarne i titoli mi viene la pelle d’oca.

Notting Hill: Se ti chiedessi di descrivere con una parola il tuo percorso di autore, quale sceglieresti?

Fabio: Se penso alla mia carriera mi sembra ieri che ero qui al Salone del libro a distribuire i volantini per promuovermi e oggi invece sto lavorando con Piemme. È il raggiungimento di un grande traguardo oltre che la realizzazione di un sogno. Mi hai chiesto un aggettivo e ho fatto un tema quindi tirando le somme direi: avventuroso!

Notting Hill: Cosa ti aspetti per il futuro? Se dovessi pensare ad un nuovo obiettivo da raggiungere…

Fabio: Intanto non vedo l’ora di avere tra le mani il libro nuovo, e poi vorrei solo poter continuare a scrivere tutte le storie che ho in mente.

Notting Hill: Ok Fabio, grazie per la tua infinita pazienza, per il tempo che ci hai dedicato e per esserti prestato a rispondere alle nostre domande… Adesso giuriamo che ti lasciamo andare ma visto che “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, ci lasci un autografo? 

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I libri di Fabio Girelli:


Adesso, come nei migliori libri, è arrivato il momento dei ringraziamenti quindi GRAZIE a Fabio Girelli per la professionalità, simpatia e disponibilità dimostrata.
GRAZIE a Roberta Volpi per averci dato questa grandissima opportunità e infine GRAZIE a voi tutti, che ci seguite con dedizione e ci state dando la possibilità di puntare sempre più in alto.

Naty&Julie ❤

A tu per tu con: Claudia Piano!

Ciao Claudia,

è un piacere averti qui con noi e ne approfitto per farti nuovamente i complimenti per la tua bellissima storia.
Comincio subito a farti qualche domanda e spero di rubarti meno tempo possibile! 🙂

Grazie dei complimenti! Sono moldo felice di rispondere alle vostre domande…

  1. Armonia è un mondo incantato, dove la musica è magia. Da dove nasce questa storia?

    Nasce dall’unione delle mie più grandi passioni: la musica e la lettura, o meglio, la fantasia. Fin da bambina ho sempre amato inventare storie e mondi… Ad Armonia c’è tutto ciò che amo: la musica, gli animali, la natura, lo sport e… l’armonia!

  1. Ho letto che insegni musica alle scuole elementari… le melodie 1dpresenti nel libro le hai composte tu? Leggendo questo libro ho rivalutato la mia esperienza con il flauto, tra le pagine traspariva così tanta magia che ne sono rimasta incantata 😉

    Sì, le melodie le ho scritte io. Lo studio della musica è molto importante sia per i bambini che per gli adulti, la musica ha un canale speciale che penetra direttmente nell’anima… In realtà la musica “incanta”, non a caso si parla di “canti” (la radice è la stessa!)

  2. Giulia ha solo quattordici anni ma sembra molto più matura della sua età, una ragazza determinata, impulsiva, coraggiosa e leale, alla ricerca di se stessa. Mi è piaciuta quando ha deciso di combattere le ingiustizie 😉
    Cosa ci puoi svelare su di lei? È un personaggio venuto naturalmente o ci hai messo molto del tuo?

    Per dare vita a Giulia ho fatto una regressione termporale e sono tornata ad avere quattordici anni e all’epoca ero già matura come lei, forse un po’ meno coraggiosa, ma… Se avessi avuto un “Pietro” accanto a me, forse lo sarei stata…

  1. Anche Pietro è un personaggio molto interessante. Forte, divertente, un faro nel buio, un’ancora per la sua Giulia. Cosa ci dici su di lui?

    Da dove sia uscito Pietro di presciso non lo so… Non è qualcuno di reale, forse è l’insieme di più persone che ho conosciuto… In realtà ho immaginato qualcuno che potesse stare accanto a Giulia e non è stato facile, perché lei è indipendente, rigida e molto testona… Ci voleva qualcuno di molto speciale che riuscisse a fare breccia nel suo cuore, a starle accanto prima di tutto come amico…

  1. Gli animusi…sono semplicemente incantevoli. La mia preferita è Persi, non è né un drago né un serpente né un mostro marino come Nessi..è un serpesce che diventa protagonista della storia. Da dove nasce l’idea di questi esseri così meravigliosi e unici?
    Né aquila né lupo ma aquilalupo.
    Né gatto né gufo ma gatufo.
    Né topo né gallo ma topogallo.
    Esseri magici, unici, speciali, mi sono divertita a immaginarli (e non è stato semplice 😉 )

    Sono sempre stata affascinata dalla mitologia, volevo creare qualcusa di unico e magico… Diverso dai soliti unicorni e draghi, ma molto simile… La cosa che adoro in loro è il modo di comunicare mentalmente… Persi è il mio grande amore, ma anche Furia, l’aquilupo e il piccolo Ciccio!
    No, non è facile immaginarli, io non sono brava a disegnare, altrimenti li avrei già ritratti… In realtà covo la speranza che qualche lettore, con la mano magica, un giorno mi mandi dei disegni che li raffigurino.

  1. La musica è un altro protagonista indiscusso della storia. Quanto è importante per te? E come riesci a conciliare lavoro, famiglia e scrittura? Ho letto che pratichi anche il Tai Chi…

    La musica oltre ad una passio è attualmente il mio principale lavoro e ovviamnete la mia famiglia ha la precedenza su tutto (ma solo per le cose urgenti!) I figli stanno crescendo e molto spesso cerco di coinvolgerli nelle mie passioni…
    Il Tai Chi è diventato uno stile di vita ed è forse quello che mi aiuta a vivere “qui e adesso” ogni cosa che sto facendo, soprattutto ad assaporarne ogni momento.
    La scrittura è un’esigenza, quando qualcosa mi ronza in testa, ho bisogno di scriverla… E cerco ogni minuto libero per farlo…
    Come riesco a fare tutto? Non lo so… Sicuramente a volte faccio dei gran pasticci e magari mi dimentico qualcosa… Non posso, però, a rinunciare a nulla…

  1. Parliamo delle cover originali: semplicemente stupende. Le hai create tu?

    Sì sono foto mie. Il mio flatuo, lo spartito e la magia… Volevo un’immagine creata da me… Rappresentano i simboli della storia. La rosa di un colore diverso per ogni libro e sono i colori che troviamo nel ghirigoro iniziale…
    Sono molto soddisfatta, ma poi mi sono resa conto che forse non hanno attirato il pubblico più giovane a cui erano indirizzati i romanzi… Così adesso ho provato a farmi fare una cover nuova, ma solo per l’ebook, perché alle mie sono molto affezionata!

  1. Hai partecipato ad alcuni concorsi letterari nazionali… cosa ci puoi dire di questa esperienza? Com’è il tuo rapporto con i lettori? Ho visitato il tuo sito ed è stato come entrare in un altro mondo. Lo curi tu da sola?

    L’ultimo concorso a cui ho partecipato con La Melodia Sibilante è stato “Sanremowriters 2015” in cui sono arrivata tra i 19 finalisti… Sono andata a Sanremo a ritirare il premio e ho rilasciato autografi e un’intervista… È stato molto emozionante! Tutto è documentato sul mio sito!
    Il sito lo gestisco io e mi diverto un mondo a farlo… Ho pensato che fosse importante  dare ai lettori un punto di riferimento accessibile anche a chi non appartenga al mondo di Facebook.
    Ci sono le notizie più importanti, le trame, le recensioni…

  1. Progetti per il futuro? Altre storie in cantiere o nel cassetto? Io ho adorato il primo capitolo di Armonia e non vedo l’ora di scoprire le altre storie. Ci vedrei molto bene un fumetto, o ancora meglio sarebbe un cartone animato, anche come quelli giapponesi!

    Che bello sarebbe un cartone di Armonia!!
    Sì, progetti molti. Ho già pronto l’ultimo capitolo della storia di Filippo e Diana che uscità per giugno. A Natale ci sarà una sorpresa, per chi ha già terminato la Saga….
    Attualmente sto lavorando a tre romanzi al di fuori di Armonia: Un urban fantasy ambientato a Genova, uno di fantascienza, su Titano, la luna di Satuno e una storia d’amore ambientata ad Alassio…
    Ho voglia di sperimentare cose nuove, ma tornerò di sicuro nel mondo della Muscomagia, infatti  ho in mente di scrivere la storia di Gemma e Rodolfo, i nonni di Giulia e anche quella dei figli di Giulia..

Grazie per esser stata qui con noi e per la bellissima, emozionante, magica storia che hai raccontato 🙂

Grazie per avermi invitata e avere chiacchierato con me, sono molto felice di aver aperto al mondo reale le porte di Armonia!! Un abbraccio a tutti!! Claudia : )

Serenella 🙂

A tu per tu con: Cristina Vitagliano!

Ciao Cristina 🙂
Grazie per la tua disponibilità, ne approfitto per farti i complimenti.
Mi sono piaciuti veramente tanto i tuoi racconti 😉

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  1. Da dove nasce l’idea di scrivere questi racconti? E come mai hai scelto come protagonisti i sette peccati capitali?

    Innanzitutto vorrei ringraziare il team di Notting Hill Books per avermi dato questa possibilità! Per quanto riguarda il mio libro, posso dire che l’idea dei racconti fiabeschi del macabro e dell’assurdo si è sviluppata in più fasi. L’input iniziale è arrivato circa due anni e mezzo fa, mentre preparavo un esame di letteratura tedesca. Leggendo uno dei libri di testo, mi sono imbattuta nei fratelli Grimm e nelle loro Fiabe del Focolare. Le loro vicende mi incuriosirono molto e così decisi di fare qualche ricerca a riguardo e scoprii cose che mi colpirono tantissimo. Scoprii, per esempio, che alle sorellastre di Cenerentola vengono cavati gli occhi da due colombe. Molto diverso dalla favola che siamo abituati a vedere nel cartone animato! E non solo.. scoprii storie di cannibalismo, amputazioni, superstizione e cultura medievale, tramandata per generazioni fino a giungere ai fratelli Grimm, i quali proposero un’iniziale versione di queste storie popolari che rispettava fedelmente personaggi e trame ma poi, spinti dalle proteste e dalla richiesta di adattare queste fiabe anche a un pubblico più giovane, le privarono delle loro particolarità più macabre, un processo di privazione che è poi ha avuto un climax con i film d’animazione. Non so dire esattamente perché, ma scoprire tutto ciò mi fece venire voglia di immergermi in quelle atmosfere macabre che erano state eliminate, e riportarle alla luce. Decisi così di inventarmi delle fiabe macabre a cui, successivamente, ho aggiunto il filo conduttore dei peccati capitali.

  2. C’è un racconto a cui sei particolarmente legata?

    Il racconto a cui sono più legata è senza dubbio “Arturo sulla Luna”, che considero la mia opera migliore e che, inoltre, è stata la più apprezzata in assoluto anche tra i lettori. Anche se… devo dire che ho ricevuto qualche critica per il finale! Alcune persone lo desideravano un po’ più allegro, ma per quanto mi riguarda, non sarebbe mai potuto essere diverso da come è stato scritto.

  3. In ogni tuo racconto non c’è assoluzione, i peccati vanno capiti perché umani ma non giustificati, come nelle fiabe originali dei fratelli Grimm o come nella visione dantesca dell’inferno. Ci spiegheresti il perché della tua scelta? Io l’ho trovata appropriata: sono racconti cupi e grotteschi ma “belli”.

    Il messaggio che penso debba trasparire dai miei racconti fiabeschi non riguarda né il giudizio, né la pena, né l’assoluzione. Il punto su cui si dovrebbe riflettere non è tanto il finale, a mio parere, ma il modo in cui questi peccati, chiaramente portati all’esasperazione ed esagerati in tutto, finiscono per logorare coloro che li posseggono. Ovviamente, come dice il titolo, questi racconti sono “assurdi” e come tali vanno presi, in tutto il loro essere grotteschi.
  4. Il racconto che mi ha colpito maggiormente è stato quello sull’invidia. Sono rimasta affascinata (e impressionata) dalla figura di Amore, lontano anni luce da quello a cui siamo abituati. Come mai?

    La figura di Amore nasce dal profondo della mia immaginazione; non è ispirato ad altri personaggi ed è il frutto del mio desiderio, con questo libro, di andare totalmente fuori dagli schemi e dall’immagine che potremmo tutti noi avere di Amore come una specie di Cupido con ali e guance rose, che scocca frecce sugli uomini. Il mio Amore è un pittore, un artista che adora fumare il sigaro e che, non potendo di persona conoscere le emozioni e i sentimenti, preferisce crogiolarsi nella sua perversione verso i cuori infranti. Costringe le bambole di pezza, le sue messaggere d’amore, a rubarli e a portarglieli e una volta che li ha sotto mano, li studia, li dipinge e se ne ossessiona perché non riesce a capire come facciano a distruggersi. Tutta la sua esistenza si concentra esclusivamente su quei cuori, causando un bel po’ di danni nel “mondo sublunare”.

  5. Ci potresti rivelare una curiosità per ogni racconto?

    Proverò a fare una piccola lista.

  • “Arturo sulla Luna”: quando ho scritto questa fiaba, avevo da poco visto il film “Il giovane favoloso” in cui un bravissimo Elio Germano interpretava Leopardi. La sua interpretazione, non solo dal punto di vista della recitazione in generale ma, nello specifico, nelle sue espressioni visive, mi aveva colpito così tanto che non potei fare a meno di immaginarmi il personaggio di Arturo, esattamente con il volto di Elio Germano.
  • Tebì: Tebì è una fiaba molto importante per me, perché in questa, e solo in questa, ho introdotto una tipologia di personaggio che sapevo prima o poi di dover inserire, ma che allo stesso tempo mi spaventava un po’, per la paura di non riuscire a produrre qualcosa di veramente originale: il mostro.
  • “La Regina Bianca”: una curiosità su questa fiaba riguarda il personaggio di Oswold Gringol, che creai mentre guardavo un documentario sulla storia inglese. Si parlava di un uomo che tradì il suo popolo pur di ottenere dell’oro dai rivali e che, proprio per la sua cieca avidità, alla fine fu ucciso proprio da coloro che aveva slealmente servito, che gli riservarono un trattamento a dir poco atroce, uccidendolo con dell’oro fuso in gola. Fa molto “Game of Thrones”, no?
  • “Amantide”: è stata la prima fiaba che ho scritto, quella da cui è partita l’idea dei peccati capitali, quindi le sono particolarmente affezionata. Una particolarità di questo racconto è che il personaggio di Amantide, nella mia mente, doveva rappresentare l’emblema della non accettazione di sé stessi e dell’ossessione per la bellezza, un’ossessiona che infatti porta Amantide a compiere una serie di azioni terribili al solo scopo, non di farsi amare, ma di sentirsi più bella.
  • “La strana sorte di Ortica Gloom”: questa fiaba è una delle mie preferite in assoluto! Uno dei motivi di ciò, è che la scena finale della fiaba, quella in cui gli scoiattoli, sotto uso di stupefacenti, compiono azioni a dir poco bizzarre per tutta la fabbrica, è voluta essere un omaggio a un racconto di Edgar Allan Poe, su cui ho anche scritto la tesi di laurea, il cui titolo è “The System of Doctor Tarr and Professor Fether”.
  • “Il funambolo pigro”: “Il funambolo pigro” è una fiaba sulla malinconia, sull’amore che non è quello “da fiaba” tra principe e principessa, ma è l’amore di un bambino per quella che considera sua madre. È una fiaba che sfiora, in modo molto velato e naturalmente fiabesco, molte tematiche diverse: dall’abbandono, alla violenza sugli animali, alla violenza sulle donne. Proprio per tutti questi motivi, avevo paura che “Il funambolo pigro” non venisse molto apprezzato, invece, sorprendentemente, è stato il più amato dai lettori dopo “Arturo sulla Luna”.
  • “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”: un’altra fiaba che per me è molto, molto importante. Scriverla, è stata come scoperchiare un vaso di pandora, che mi ha aperto moltissime possibilità, possibilità che spero i lettori possano scoprire presto.
  1. Un altro racconto che mi ha lasciato senza parole è la storia di Ortica Gloom, penso uno dei più macabri. Una scelta che lascia molto pensare. È stato immediato scriverli o hai impiegato molto tempo?

    La scrittura dei racconti fiabeschi ha impiegato molto tempo, più di anno, perché li ho scritti mentre frequentavo l’università e scrivevo la tesi, dunque ho dovuto metterli da parte più volte per concentrarmi sullo studio.

  2.  Dal momento che hai scelto di scrivere racconti fiabeschi…hai mai pensato di trasformarli in un libro illustrato? Secondo me verrebbe molto bene (ovviamente come scrivi tu destinato a adulti curiosi o bambini consapevoli).
    Hai mai organizzato qualche serata in libreria o biblioteca? Io ci verrei subito 😉

    Certamente, come hai detto tu, il collegamento tra fiaba (anche se macabra) e libro illustrato è abbastanza automatico e per quanto mi riguarda, dire che mi piacerebbe è riduttivo. Sarebbe davvero un sogno ma purtroppo non dipende da me. Ora come ora, spero davvero di poter avere il mio libro anche in versione cartacea, cosa che ci porta alla seconda domanda. Non ho mai fatto serate in libreria o in biblioteca proprio perché il mio libro, per ora, è solo un ebook. Spero di poterle fare presto!

  3. Qual è stata la prima fiaba che ti hanno raccontato? E quella a cui sei maggiormente legata?

    Non sono fiabe, ma da piccola adoravo Peter Pan e Nightmare Before Christmas.

  4. Come ti sei avvicinata al mondo della scrittura? Hai partecipato a qualche concorso? Se sì, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?

    Al mondo della scrittura mi sono avvicinata fin da piccola e devo dire che, tra alti e bassi, ho sempre scritto tanto, spaziando tra vari generi. Ho esplorato il mondo dei racconti d’amore, della saggistica letteraria, della poesia e, infine, sono tornata al fantastico. Durante tutte le mie esplorazioni, ho partecipato per due volte al concorso letterario “Amici senza Confini” e, curiosamente, mi sono classificata sesta entrambe le volte. È stata una bellissima esperienza perché, per la prima volta, ho potuto confrontarmi con altri scrittori e vedere le reazioni di un pubblico a ciò che avevo scritto.

  5. Progetti per il futuro?

    Il mio progetto per il futuro è il libro che sto scrivendo. Si tratta di un romanzo di genere fantasy che, partirà proprio dall’ultima fiaba del mio libro, ovvero da “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”, è questo è anche il motivo per cui questo racconto è stato messo come ultimo nei racconti fiabeschi.

Grazie ancora per la tua preziosa collaborazione!
Serenella 🙂

A tu per tu con: Chiara Mineo!

Ehi Notters!
Dopo aver letto il libro che tanto mi è rimasto nel cuore, “A time for love” di Chiara Mineo, ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con questa bravissima e talentuosa scrittrice.
Venite a scoprire un po’ di più di lei e del suo romanzo! 😉

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1. Chiara, la storia che racconti attraverso il tuo libro è formidabile, davvero intensa; ci puoi raccontare come l’hai pensata inizialmente e come si è poi evoluta? Da cosa o da chi nasce “A time for love”?
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Ho sempre desiderato scrivere un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale. All’età di sedici anni avevo già realizzato una bozza della trama, ma con un pizzico di fantasy. Ero troppo giovane e inesperta per realizzare un romanzo con un tema tanto importante. Dopo aver letto “Il Cavaliere d’inverno”, che ho amato con tutto il cuore, ho capito come potevo incastrare la storia d’amore con la seconda guerra mondiale. Da qui credo sia nato “A Time for Love”.

2. La letteratura che tratta il tema della guerra, del nazismo e dei campi di concentramento è davvero vasta, eppure il tuo libro non l’ha mai reso banale. Perché hai scelto di far spiccare proprio la storia d’amore tra Helen e Ethan, in mezzo a quel mondo di orrori?

Desideravo scrivere una vera storia d’amore, una storia senza limiti, tormentata e struggente. Qualcosa che restasse nel cuore dei lettori. Io vado pazza per le storie d’amore ambientate durante la seconda guerra mondiale. Non potevo non creare Helen ed Ethan. Ho fatto in modo che nonostante gli orrori generati dal nazismo brillasse una piccola speranza. Spero di esserci veramente riuscita.

3. Il personaggio di Helen è veramente interessante: forte ma al contempo fragile, tenace, combattiva, ma sempre triste e rare volte felice. È un’eroina, senza ombra di dubbio! A cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?

Helen è un personaggio molto particolare, un po’ contrastante. Dimentica la sua infanzia per combattere gli errori del campo che la portano a chiudersi in se stessa e a diffidare degli altri, soprattutto di chi ha distrutto la sua vita. In quasi tutte le mie protagoniste tendo a lasciare una parte di me, quindi possiamo affermare che Helen è confusa come l’autrice che l’ha ideata. A parte gli scherzi, ho cercato di conferirle sentimenti che io stessa avrei provato trovandomi nella sua situazione. Per quanto riguarda l’aspetto fisico non mi sono ispirata a qualcuno in particolare ma se dovessi darle un volto quello sarebbe di Adelaide Kane.

4. Ethan è… Uomo, semplicemente. Impossibile non innamorarsene. Lui, invece, com’è nato?

Ethan è Ethan. Rappresenta l’ideale di uomo. Ogni donna cerca in un protagonista il suo ideale, io non faccio eccezione alla regola. Trovandoci in tempi differenti ho dovuto creare un uomo che rispecchi la lealtà, la passione e il coraggio, caratteristiche fondamentali per un soldato. Fisicamente parlando lo assocerei a Liam Hemsworth.

5. Molti sono i personaggi che fanno parte di questa incredibile storia; qual’e quello che hai amato di più e quale, invece, quello che hai odiato di più? Perché?

Il personaggio che ho amato è senza dubbio Helen. Per me lei rappresenta la fuga, il desiderio di evacuare da una vita soffocante ma la paura di spiccare il volo. Il personaggio che ho odiato è Richter… beh, lui è solo un bastardo, il personaggio che tende a distruggere la storia e che tutti vorrebbero cancellare, ma senza un nemico non ci sarebbe nessuna storia.

6. Parliamo un po di te… Come mai hai deciso di scrivere un libro ambientato proprio nella seconda guerra mondiale? Cosa ti affascina di questo periodo storico?

Quando si parla di seconda guerra mondiale tutti tendiamo a immaginare gli orrori che ha causato: il nazismo, il fascismo, il comunismo, le persone che purtroppo sono cadute in battaglia… ma non pensiamo mai a chi, in mezzo al popolo, ha lottato per sopravvivere, a quegli amori divisi e distrutti dalla guerra. Con il mio libro ho voluto dare una speranza a chi ha lottato per il proprio amore durante la seconda guerra mondiale, senza tralasciare ciò che la guerra ha realmente causato.

7. Come nasce il tuo amore per la scrittura e cosa ne pensi del mondo del Self-Publishing?

Ho iniziato a scrivere all’età di quindi anni per nascondermi dal mondo e dal dolore che stavo vivendo in quel periodo. Scrivere ha rappresentato la mia salvezza, un modo per sfogarmi, lasciando nel foglio bianco ciò che sentivo. Adoro il Self-Publishing, ho scoperto un nuovo mondo. Ho la possibilità di gestire tutto in piena libertà, senza privarmi di qualcosa, soprattutto per quanto riguarda i prezzi perché a mio parere bisogna dare a tutti la possibilità di leggere.

8. Hai un sogno nel cassetto che riguarda proprio il mondo della letteratura? Se sì, quale in particolare?

Ho due sogni. Primo e super importante, realizzare una libreria in stile “La Bella e la Bestia”. Compro sempre solo cartacei con la speranza di lasciare, un giorno, ai miei figli un ricco patrimonio letterario (se i miei figli non ameranno leggere sarà un duro colpo). Il secondo sogno racchiude una piccola speranza, una luce che tengo sempre accesa ma cui non oso mai completamente appoggiarmi per timore di rimanere delusa: mi piacerebbe che i personaggi di A Time for Love prendessero vita in un bel film, poter sentire le voci di ogni personaggio. Sarebbe stupendo

9. Una curiosità: è da quando ho finito di leggere il libro che mi chiedo “ma come sarà finita tra Helen e Ethan? Sarà tornato tutto come prima tra loro?”. Nella tua mente, è mai continuata la loro storia? Se sì, come te la immagini?

Inizialmente contavo di scrivere un finale completamente diverso. Almeno una volta nella vita volevo scrivere un finale che lasciasse un segno e quindi niente lieto fine, ma poi penso che nella realtà c’è abbastanza tristezza per concludere un romanzo con le lacrime. Il romanzo inizia con Marco/Ethan che promette a Elena/Helen che un giorno l’avrebbe portata in giro per Roma a bordo di una moto. Mi piace immaginare loro due che girano intorno al Colosseo a bordo di questa moto, con il vento che fruscia tra i capelli, la gioia nel viso e Speranza insieme a loro.

10. Ultima domanda Chiara: quando avremo l’onore di poter leggere qualcos’altro di tuo? Puoi anticiparci qualcosa? 😉

Non so se scriverò ancora qualcosa. Dico sempre di no, ma poi sorprendo me stessa. Ho iniziato scrivendo molti fantasy, A time for Love rappresenta per me l’età adulta, pieno di scene che un tempo non avrei mai pensato di scrivere. Due mesi fa ho pubblicato il mio ultimo romanzo “A Cuore Aperto”, un New Adult semplice, una di quelle storie che leggi per rilassarti, ma mi rendo conto che dopo “A Time for Love” i lettori si aspettano da me qualcosa di altrettanto impegnativo. Non sono pronta per scrivere qualcosa di così forte, è già stato abbastanza difficile scrivere A Time for Love. Se proprio dovessi scrivere qualcosa mi piacerebbe tornare nel mondo del fantasy.

Edna: Ancora un immenso grazie a Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Chiara: Grazie mille a tutti voi che mi avete dato questa opportunità. È sempre un piacere chiacchierare con voi!

Edna 🙂

 

 

 

A tu per tu con: Paola Picasso!

Buongiorno Notters!
Dopo avermi deliziata con la lettura dello straordinario libro “Un battito d’ali”, ho avuto l’onore di scambiare qualche parola con PaolaPicasso, un’autrice che mi è rimasta nel cuore per la sua eleganza e la sua capacità di trasmettere emozioni scrivendo.
Volete conoscere  anche voi i “segreti” di Paola?
Beh, leggere qui! 😉

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1. Paola, il tuo libro affronta una tematica molto intima, che da un lato incuriosisce ma dall’altro, spesso, fa paura. Personalmente è la prima volta che mi imbatto in una lettura come questa. Com’è nata questa storia?

imgresR: Questa storia è nata dalla realtà. Quante volte i giornali e la televisione ci hanno raccontato di donne irreprensibili che davanti alla responsabilità di allevare un figlio si sentono incapaci, inadeguate e cadono in quella che è nota come la depressione post partum? Sono angosciate, ma spesso non lo manifestano per vergogna e le più fragili arrivano a sopprimere il loro bambino per eliminare la causa della loro sofferenza e/o, perché convinte di evitare loro un a vita difficile. Ho sempre provato molta pena per loro. Ho due figli e con il primo ho passato momenti difficili, temendo chissà quali disgrazie che non sarei stata in grado di evitare. Mettere al mondo un figlio richiede consapevolezza, coraggio e forza, molta forza morale.

2. Tutta la storia, se ben complicata ed estraneamente triste, è scritta con grande delicatezza. Hai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso di scrittura del libro? Se sì, quali?

R: Non avendo studiato psicologia, ho seguito l’istinto. Lo psicologo che riesce ad aiutare Alessadra è un po’ fuori dalle righe, ma è intelligente e sensibile. Ricordo che feci leggere il dattiloscritto a una psicologa e ricevetti il suo benestare.

3. Ho apprezzato molto che dietro ai “perché” del presente, tutto fosse poi spiegato attraverso flashback del passato.
Come mai hai deciso di impostare così il racconto?

R: Difficile dirlo. Avevo in mente il personaggio e la storia e quando ho cominciato a scriverla è stata la mia mente a dettarmi come procedere. Molto raramente faccio dei calcoli e se succede, spesso li sbaglio.

4. La storia di Alessandra è veramente molto toccante; ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno per costruirla, oppure è nato tutto dalla tua penna?

R: Alessandra è una creatura inventata di sana pianta anche se purtroppo il suo percorso è comune a molte. Mi sono immedesimata nella protagonista e le ho dato i miei pensieri, il mio dolore come se fossi stata al suo posto in una situazione analoga.

5. È interessante che nella storia molto spazio venga dato ad Ale, la voce interiore di Alessandra. Perché hai deciso di far risaltare in particolar modo questo aspetto della depressione di Alessandra?

R: Non so risponderti. Io scrivo quello che la testa mi detta. Istintivamente ho capito che spiegare la duplice natura di una persona sarebbe stato noioso. Meglio farla risaltare attraverso lo scontro con se stessa, un alter lego che fa parte di lei.

6. Il marito, la mamma e lo psicologo di Alessandra sono tre figure fondamentali sia nel racconto che nel percorso della protagonista; a tutti e tre è riservato il giusto spazio nel racconto. Cosa puoi dirci di più di questi personaggi?

R: Quei personaggi erano essenziali. La storia era già abbastanza drammatica e se Sandra non fosse stata circondata da gente che l’amava profondamente, sarebbe precipitata nell’abisso. Inoltre una mamma dolente e amorevole e soprattutto un marito devoto fino all’impossibile, saranno rari ma non impossibili da trovare. Onore all’amore e alla generosità.

7. C’è qualcuno tra tutti i personaggi della tua storia a cui sei sentita istintivamente più legata nel momento stesso in cui l’hai creato?

R: Indubbiamente Alessandra. Era lei che richiedeva la mia massima attenzione.

8. Oltre a scrivere libri, fai parte dello staff di Pink Magazine, la rivista bimestrale dedicata agli amanti della scrittura e della letteratura. Come concili questa attività con la scrittura? Cosa ti ha spinto ad entrare a far parte del team?

R: Esplorare le mie capacità, mi ha sempre stimolata. In questo caso poi, non uscivo dal mio ambito e amavo le colleghe, perciò stare tra loro mi fa molto piacere.. L’ebbrezza che dona la creatività è impagabile e, a parte questo, io sono una scrittrice compulsiva e ho alle mie spalle una mole di lavoro che mi meraviglia sempre. Mi riesce impossibile rifiutare una proposta, o una sfida.

9. Ti piacerebbe, un giorno, scrivere una storia di un genere diverso dalla narrativa? Se sì, quale? 

R: Non so se i miei lavori si possano considerare fuori dalla narrativa. Ho cominciato a scrivere dei libri per bambini che sono stati come letture nelle classi elementari per anni. Ho seguitato con romanzi per le adolescenti e poi centinaia di libri rosa, molti romance storici, racconti a non finire, traduzioni e per appagare una mia esigenza personale, romanzi attuali, quelli che considero veri e liberi.

10. Ultima domanda: ho letto che è appena stato pubblicato un altro tuo libro: “Il silenzio di Luca” e noi di Notting Hill siamo molto curiose! 🙂
Puoi raccontarci qualcosa a proposito?

R: La storia di Luca era dentro di me da anni. Poi quel bambino ha cominciato a gridare che voleva nascere e l’ho accontentato. E’ una storia attuale, molto vera, che evidenzia i disagi delle famiglie moderne con i genitori impegnati nei loro lavori e i bambini che soffrono perché sono amati male.

Grazie ancora una volta a Paola per il preziosissimo tempo che ha dedicato al nostro blog.

A presto,
Edna 🙂

A tu per tu con: Erika Baima!

Ciao Notters!
Oggi la nostra Serenella è in compagnia di Erika Baima, autrice di “Segreti” che Notting Hill Books ha avuto il piacere di ospitare nella sua vetrina!
Seguiteci per saperne di più! 🙂

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Grazie, Erika, è un piacere averti qui con noi 😉

1) Segreti è il tuo primo libro? Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce da quand’ero bambina, mi divertivo a comporre delle piccole poesie all’interno dei miei “diari segreti”.

2) Alessia è una giovane donna segnata da una profonda ferita. Sola, abbandonata, confusa smarrita, ma anche molto forte e coraggiosa, che rinasce grazie all’amore. Quanto di te c’è in lei?

Ad Alessia mi accomuna la forza e il coraggio e soprattutto la voglia di ricominciare quando qualcosa non mi fa più stare bene, anche se ci metto un po’ nel farlo. La forza spesso può sembrare che non ce l’ho come il coraggio, ma in realtà so di averli tutti e due solo che li tiro fuori nei momenti opportuni; dovrei probabilmente tirarli fuori più spesso.

3) Luca è un uomo forte e fragile al tempo stesso. Tormentato, anzi perseguitato da un oscuro passato. Credo sia la prima storia dove la vittima…è un uomo, una scelta che apre a molte riflessioni. Come ce la spieghi? Da dove nasce questa storia?

In realtà è nata così per caso, mi è piaciuto per una volta mettere dall’altra parte l’uomo (se ne parla poco ma molti uomini subiscono molestie da parte delle donne). Luca è un protagonista dalle molte sfaccettature, ha fascino e potere, ma al tempo stesso diventando vittima si ritrova debole e fragile. Vuole mostrarsi duro ma riconosce ad un certo punto di non esserlo e si fa aiutare. Credo che chiedere aiuto sia fondamentale quando qualcosa ci turba, così come ha fatto Luca.

4) La storia che racconti ha molte scene passionali. È il genere che ha scelto te e sei tu che l’hai scelto?

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Qui svelo un piccolo segreto, in realtà Segreti era nato come romanzo rosa non era descritta nessuna scena di sesso. Quando lo sottoposi all’editing, l’editor Stefano Mancini mi suggerì di inserire qualche scena di sesso se me la sentivo, perché secondo lui il romanzo avrebbe reso di più. Devo ammettere che inizialmente mi sono trovata in difficoltà nel cimentarmi in quel tipo di scrittura, perché non volevo incorrere nel rischio che il libro diventasse volgare, può sembrare facile descrivere le scene di sesso ma non lo è affatto.

5) In Segreti alla fine è l’amore a trionfare, e vince anche la dolcezza. Quale messaggio hai voluto trasmettere con la tua storia? Nonostante i miei (personalissimi) dubbi iniziali, devo dire che la storia offre diversi spunti di riflessione 😉

Credo che se in una coppia l’amore è forte si possa abbattere qualsiasi ostacolo. Purtroppo non sempre è così, spesso ci si arrende nella realtà. Ho pensato che almeno in una “realtà fantastica o immaginaria” come quella dei libri era carino inserire il lato dolce dell’amore.

6) Sei una lettrice accanita? Qual è il tuo libro preferito, quello che ancora adesso porti nel cuore?

Appena ho tempo lo dedico alla lettura. Amo i romanzi erotici, ma preferisco leggere i trhiller li adoro e non nego che non mi dispiacerebbe provare a scriverne uno. Un libro che mi ha commosso e per questo mi è rimasto nel cuore è Due varianti di me di Dani Atkins. A dire il vero anche Non ti addormentare di S J Watson questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine, come La ragazza del treno l’ho trovato bellissimo.

7) Quanto tempo dedichi alla scrittura? Scrivi ovunque oppure hai bisogno di un tuo spazio, di qualche ‘rito’ particolare? 

La scrittura mi rilassa per cui appena posso e sono libera scrivo, preferisco farlo in tranquillità a casa. Ultimamente sto osservando molto le persone in modo da creare i miei personaggi molto vicino alla realtà, cerco di cogliere i lati più particolari.

8) Come vivi il rapporto con i lettori e con le recensioni? È dura muovere i primi passi da sola nel mondo della scrittura? 

Questo è un mondo molto duro e per certi versi mi si passi il termine “cattivo”. Credo che alcune recensioni siano solo fonte di cattiveria un libro può non piacere ma sconsigliarlo non lo trovo giusto, ogni gusto è personale. Accolgo volentieri le critiche in cui si vuole aiutare lo scrittore a migliorare e chi meglio di un lettore lo può fare. In linea di massima accetto abbastanza bene le critiche. Non è facile farsi notare, per farlo bisogna creare dei capolavori secondo me.

9) Ho visto che hai pubblicato un’altra storia: ci puoi regalare una piccola anticipazione? ;)

Sì il mio secondo romanzo si intitola Mi dia del lei l’ho scritto nel 2014. Questo è un romanzo erotico pubblicato questa volta in self publishing. È la storia d’amore travagliata di uno scrittore di fama internazionale, con i suoi turbamenti il suo dolore, fino a quando incrocia lo sguardo di una “sconosciuta” e il suo mondo cambia. Mi fermo qui se non svelo troppo.

10) Progetti per il futuro?

Ho terminato da poco un altro romanzo di cui sto valutando il da farsi per una pubblicazione.

Grazie per la disponibilità e buona fortuna per le tue storie future 😉
Serenella 🙂