A tu per tu con: Laura Zuzolo!

Ehi Notters!
Eccoci qui con l’intervista a Laura Zuzolo sul suo romanzo “Sogni sparsi”!
Un’intervista che ci permette di conoscere meglio l’autrice e i suoi pensieri, che ci aiuta a capire come nascono certe storie e perché…

Insomma, un’intervista da non perdere! 😉

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  1. Laura, cosa ti ha spinta a mettere su carta “Sogni sparsi”? Com’è nata questa storia?

    Ho iniziato a scrivere “Sogni sparsi” più o meno all’età di 12 anni, senza un intento particolare. Sentivo l’impellente desiderio di scrivere una storia, così mi sono ritrovata a raccontare di cinque amiche e dei loro piccoli drammi esistenziali, senza un fine…Né una fine!! Scrivevo e creavo all’infinito, per mio divertimento personale. Ovviamente di quella trama è rimasto ben poco, solo i nomi e le caratteristiche principali dei personaggi. Crescendo, ho maturato l’idea di delineare una storia ben definita che girasse intorno ad un gruppo di adolescenti, che trattasse temi importanti alternati a temi più leggeri e spensierati, poiché, secondo me, un libro dev’essere al tempo stesso intrattenimento e riflessione. Così è nato “Sogni sparsi” e, in generale, la Serie dei Sogni.

  1. L’amicizia rappresenta il filo conduttore di tutto il racconto ed è il sentimento che lega maggiormente le protagoniste, in tutte le sue sfaccettature. Come mai hai scelto di dare questa importanza a questa tematica?

    Il fatto di privilegiare l’amicizia è stato il punto di partenza: ho sempre saputo che sarebbe stato il nesso attorno al quale si sarebbero svolte le vicende personali delle protagoniste. M’interessava “analizzarla” in tutte le sue sfaccettature ed evoluzioni, a partire da quella adolescenziale: è curioso come a diciassette anni si giuri ingenuamente lealtà e affetto infinito alle proprie amiche, ma spesso, a causa della superficialità che contraddistingue la giovane età, si venga meno a questo patto. E’ normale, fa parte della vita e non significa che l’amicizia sia fasulla. Quella che affronto nel romanzo è ugualmente reale, cresce e si evolve con le protagoniste, sebbene, insieme a loro, subisca delle crisi più o meno gravi. Nonostante ciò, di fatto resta il punto fermo del racconto e delle ragazze, un porto sicuro pronto ad accoglierle e a riunirle a prescindere da ciò che può essere successo nelle loro vite. Trovo che sia qualcosa di bellissimo e di rassicurante, come a dire: “Anche se magari ti perderai o ci allontaneremo, noi saremo sempre qua”. Ecco il perché della mia scelta.

  1. Parlando di amicizia, ho notato che nel libro manca quella tra uomo e donna: l’unica possibile, non si rivela in realtà tale almeno da parte di uno dei due. Perché? Forse tu stessa non credi che esista?

    In realtà c’è un’amicizia sincera e disinteressata tra uomo e donna, sebbene sia di secondaria importanza, ed è quella tra Marta ed Edoardo. Tra l’altro, lui è l’unico personaggio realmente esistente, sebbene non sappia di essere finito nel mio libro… 😉
    Secondo me può esserci amicizia tra uomo e donna, ma difficilmente all’età dei protagonisti. Credo, infatti, che quando si è così giovani le emozioni siano spesso confuse e contrastanti; inevitabilmente, un sentimento di forte amicizia rischia di tramutarsi in qualcosa di più…Come accade nella coppia a cui fai riferimento. 😉

  1. Il tuo libro affronta una tematica molto delicata: l’adolescenza; come ti sei approcciata tu stessa a questo tema per creare “Sogni sparsi”?

    L’adolescenza è considerato il periodo più bello dell’esistenza umana. Sono d’accordo, ma credo che, al tempo stesso, sia il più terribile: è come se le emozioni fossero amplificate, nel bene e nel male. Inoltre è il periodo delle “prime volte”, della sperimentazione di nuovi rapporti, di nuove realtà, di nuove situazioni. Insomma, è una fase estremamente delicata, ragion per cui ho voluto filtrare l’intero corpo narrativo attraverso lo sguardo dei protagonisti, in modo da dare la giusta importanza ad ogni dettaglio, persino al più insignificante: una parola di troppo, uno sguardo sbagliato…Ho affrontato il tutto con l’ingenuità della ragazzina che ancora vive in me grazie alle protagoniste del romanzo. Una volta entrata nell’ottica del racconto, non è stato difficile immedesimarmi nei vari adolescenti del romanzo, percependone distintamente le emozioni. È un po’ come se i personaggi stessi mi avessero presa per mano e mi avessero aiutata a calarmi nel loro mondo, cosicché i loro drammi sono diventati i miei, proprio come i batticuori, le paure, le speranze, nonché i litigi con i genitori. La presenza di questi ultimi (chi più chi meno) è fondamentale per la valorizzazione dell’adolescenza, che altro non è che un’infinita battaglia genitori-figli.

  1. Parliamo delle protagoniste… Completamente diverse l’una dall’altra ma fondamentali tutte e cinque. A chi o a cosa ti sei ispirata per crearle? Hanno un nesso con le tue amicizie oppure sono solo frutto della tua fantasia?

    Non mi sono ispirata a nessuno, sono frutto della mia fantasia. Diciamo che ognuna di loro, seppur nella più completa diversità che le contraddistingue, incarna qualcosa di me. Non è stata una scelta intenzionale, ma effettivamente Mia, Chiara, Giorgia, Cecilia e Marta possiedono tutte una peculiarità che mi appartiene. Nel momento in cui le ho create, ho avuto da subito ben chiaro in testa come sarebbero state, sia fisicamente che caratterialmente, e devo aver trasposto in loro alcuni miei pregi e altrettante debolezze che mi caratterizzano. Per quanto riguarda la loro amicizia, sicuramente è un tributo alle poche ma sincere amicizie che mi porto dietro da anni, ma non ne ho tratto spunto e nessuna protagonista rispecchia le mie amiche.

  1. Nel racconto, anche gli uomini sono tutti completamente diversi tra loro, sembrano creati apposta per le protagoniste, come fossero l’altra metà della mela. Come sono nati, invece loro, dalla tua penna?

    Per gli uomini il discorso è un po’ diverso, nel senso che si sono creati da soli. Mi spiego meglio: ho deciso chi avrebbe avuto a che fare con una determinata protagonista, dopodiché li ho “lasciati fare”, cosicché si sono plasmati da sé. Non ho scelto io. D’altronde, mi capita spesso di voler scrivere una cosa, ma finire con lo scriverne un’altra e così è stato per i maschietti del romanzo: man mano che scrivevo, emergevano le loro peculiarità che li hanno pian piano caratterizzati.
    Visto che me lo chiedono in molte, mi vedo costretta a sfatare le speranze di tutte le lettrici: Luca non esiste, è frutto della mia fantasia! 🙂

  1. Giorgia è una perfetta cavallerizza e ho letto dalla tua biografia che anche tu ami andare a cavallo; semplice coincidenza o in Giorgia c’è “qualcosa” di te? È il personaggio che più ti rappresenta?

    Ammetto che Giorgia è il personaggio che più mi assomiglia, ma, anche in questo caso, la scelta non è stata completamente intenzionale. Quando ho cominciato a scrivere il romanzo, Giorgia non andava nemmeno a cavallo; ho deciso di avvicinarla a questa passione per creare qualcosa che la unisse indissolubilmente alla madre. Ho sfruttato la mia esperienza sportiva per la descrizione delle competizioni e di altri dettagli tecnici, nonché il legame con il mio cavallo storico, che viene rappresentato da Capitano. Esattamente come Giorgia, poi, ho sempre messo l’animale al primo posto, ma, a differenza sua, non mi è mai pesato “sacrificare” il mio tempo libero per dedicarmi a questa passione, anzi. A parte ciò, probabilmente in Giorgia c’è tanto di me, più di quanto mi aspettassi: come mi è stato fatto notare, molte delle sue risposte “a tono” (soprattutto quelle rivolte a Luca) sono le stesse che darei io se fossi al suo posto ed è per questo, forse, che non ho mai incontrato particolari difficoltà nello scrivere i suoi dialoghi.

  1. In tutto il romanzo amore e amicizia si intrecciano e si scambiano come fossero variabili di un’equazione; tu che peso dai, nella tua vita, a questi due sentimenti? Ce n’è uno che prevale sull’altro?

    Nella mia vita do un maggior peso all’amicizia. Sono sempre stata più legata a questo sentimento, ma non voglio sminuire l’importanza dell’amore. Diciamo che “Sogni sparsi” rispecchia perfettamente il mio pensiero: l’amore, per quanto vero, può durare oppure no, l’amicizia vera dura per sempre. Non importa quanto essa venga trascurata, in caso di bisogno c’è ed è in grado di curare il cuore perfino dai lividi causati dall’amore. Potrei riassumere il concetto riallacciandomi alla frase della canzone di Giorgia che hai inserito nella recensione di “Sogni sparsi”: “Che amica sei, non tradirmi mai. Gli amori vanno, tu resterai.”

  1. Il finale aperto del libro mi ha lasciata a bocca aperta: non vedo l’ora di leggere il seguito!

    Puoi svelarci qualche piccola anticipazione su di esso?
    Scalpitiamo tutti dalla curiosità! 🙂
    Molti nodi verranno al pettine, sia in amicizia che in amore. Ovviamente non vi lascerò tranquilli neanche un attimo: non appena penserete che le cose stiano assumendo la piega giusta, vi stupirò! 🙂
    Vi dico solo che uno dei personaggi più odiati di “Sogni sparsi” si riscatterà, facendo sì che tutti giungano a dargli una seconda possibilità. Inoltre, pian piano la spensieratezza che ha contraddistinto “Sogni sparsi” lascerà spazio a vicende e ad emozioni sempre più profonde, talvolta commoventi, ma non preoccupatevi…Continuerete a ridere e a divertirvi di fronte alle situazioni epiche create dai personaggi.

  1. Ultima curiosità: qual’è il tuo “sogno sparso”, Laura? 😉

    Può sembrare scontato, ma attraverso i miei libri vorrei raggiungere il cuore del maggior numero possibile di persone, facendole emozionare, divertire e commuovere. Insomma, sogno di diventare una scrittrice di successo e per successo mi riferisco a quello che vorrei che conquistassero i miei romanzi.

Edna 🙂

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A tu per tu con: Alexandro Bonanno!

Ho avuto l’opportunità, di fare quattro chiacchere con Alexandro Bonanno. Lunedì vi ho parlato del suo libro “Il Buio dell’Anima”. Ora seguitemi e venite a leggere cosa mi ha raccontato di se e dei suoi libri!

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Ciao Alexandro! 🙂

Grazie per la disponibilità, è un grande piacere averti qui con noi.  Innanzitutto ti porgo i miei migliori complimenti per la storia completa che offri. Molti sono gli elementi che la caratterizzano:  azione, mistero, segreti, amore, amicizia.

Una storia che davvero mi ha tenuta incollata per diverse sere, dalla prima all’ultima pagina; ma adesso veniamo a noi 🙂

1- “Il buio dell’anima” è la tua opera di esordio: da dove e come è nata questa storia?

Intanto grazie a voi per la bellissima recensione e di tutto quello che fate per noi autori all’esordio. Tornando alla tua domanda ti posso dire che la base della storia nasce da un sogno, mi sono svegliato ed era ancora fresco nella mia mente. Non ho perso tempo e ho buttato giù qualche riga per non dimenticare, poi, tutto il resto ovviamente è venuto piano piano. L’amore, il mistero è nato riga dopo riga…

2-Alexander è un ragazzo giovane, molto razionale, leale e onesto…che incontra il Diavolo e da quel momento tutto cambia, evolve…e quasi precipita. Quanto c’è di te nel protagonista? Quando ho letto la storia, sembrava davvero di leggere un ricordo 😉

Ad ascoltare i miei amici c’ è molto di me in Alexander, ma credo che con l’evoluzione della storia, pagina dopo pagina, il carattere del protagonista prenda una forma tutta sua. Diciamo che se fossero capitate a me le sue avventure, avrei fatto scelte diverse

3- Come vedi/consideri la figura del diavolo, al di là dei luoghi e dell’immaginario comune? Cosa rappresenta per te, in fondo in fondo, il diavolo? È “semplicemente” l’emblema del male, o invece è qualcosa di più ‘umano’, comprensibile e comune, per alcuni versi, a tutti noi?

Partiamo dal presupposto che ho una visione tutta mia della religione e di conseguenza anche del Diavolo. Ti dirò che il terzo e ultimo capitolo di questa saga è appunto incentrata su questa storia, quindi non vorrei nemmeno dire tanto per non svelare troppo e rovinare la sorpresa. Diciamo che nel mio immaginario non veste i panni del male, è solo una leggenda sul quale si sono costruite tante storie.

4- Un mondo non ‘dominato’ o, meglio, fortemente caratterizzato, dalla presenza della religione, pensi sarebbe meglio o peggio di quello reale?

Io credo che le religioni stiano creando già troppi disastri. Il problema non sono loro, ma come vengono interpretate, quindi la mia risposta è senza dubbio che il mondo starebbe meglio senza.  

5- Mi è piaciuto molto il personaggio di Sophie, la cugina di Alexander, una ragazza molto determinata, una grandissima amica. Cosa ci dici di lei? Avrà più spazio in futuro? La vedrei molto bene come protagonista di un libro  😉  

Sophie è davvero speciale. Devo dire che si è via via definita da sola, non avevo previsto questa sua forza e ha stupito anche me. È riuscita a conquistare tutti e nel secondo capitolo avrà un ruolo da co-protagonista. Magari in futuro potrebbe avere una storia a sé, chi lo sa …

6- Anche il personaggio di Lara è molto interessante, un’anima pura, l’eterno conflitto tra bene e male. Cosa ci dici di lei? E dell’ordine di cui fa parte? Per alcuni aspetti non sembrava di essere ai giorni nostri ma in tempi remoti!

Lara è il mio personaggio preferito. Durante Il buio dell’anima è difficile innamorarsi di lei, ma vi posso garantire che è una ragazza incredibile. Purtroppo la sua è una situazione scomoda, è stata cresciuta sin da piccola con una missione e si troverà costretta a fare delle scelte affidandosi solo sulle sue sensazioni. Dell’Ordine si sa ben poco nel primo capitolo, ma ti posso garantire che il secondo dirà tutto ciò che c’è da sapere.

 7- Ho visto il booktrailer e mi è piaciuto molto: ti piacerebbe trasportare la tua storia sul piccolo o grande schermo? O ci stai già lavorando?

Purtroppo quella proposta ancora non è arrivata, ma se se ci dovesse essere un progetto a riguardo,  ne sarei felicissimo. Sarebbe stupendo vedere i personaggi che finora erano vivi solo nella fantasia, diventare reali.

8- Progetti futuri? Ci sarà un seguito de “Il buio dell’anima”? Hai altri sogni ancora nel cassetto che vuoi veder realizzati o che stai per realizzare?  

Ho scritto Il buio dell’anima e mi sono obbligato a fermarmi finché non fosse stato pubblicato. Non ero sicuro che fosse il mio futuro la scrittura e ho voluto aspettare confrontandomi con la realtà e capire se ciò che scrivevo fosse emozionante anche per chi mi leggeva e non solo per me. Appena ho letto le prime recensioni però, ho capito che anche se ancora avevo tanta strada da fare, la mia storia meritava di essere raccontata e di getto ho scritto in pochi mesi il seguito che per tempi editoriali però, non uscirà prima di settembre. Ora mi concentrerò sul terzo e ultimo atto e poi si vedrà cosa mi riserverà la mia fantasia.

9- Come vivi il rapporto con i tuoi lettori? Al giorno d’oggi non è facile emergere nel mondo della scrittura, come vivi questa esperienza? Come riesci a conciliare i mille impegni?

Ti assicuro che è davvero dura perché mi piacerebbe dedicargli più tempo, provo a rispondere un po’ a tutti e chiedo scusa se ho trascurato qualcuno. Il tempo purtroppo non è mai abbastanza. Hai ragione quando dici che è dura emergere, tutti pensano che scrivere un buon libro sia la cosa più importante e che tutto il resto venga da se, invece è solo l’inizio.

10- Ho visto nella tua biografia che hai vissuto in diverse città italiane. Roma, Milano, Torino. Sono città molto diverse tra loro…e anche molto culturali. Un ricordo speciale o particolare di ognuna di loro?

Ho attinto da ogni città il meglio che potevo, considerando la mia giovane età, ma ti assicuro, che essendo profondamente legato alla mia terra, sentivo il bisogno di ritornare in Calabria, non biasimo chi se ne va, ma ammiro chi ritorna.

Serenella: Grazie mille per la disponibilità, speriamo di incontrarti al più presto con un’altra avvincente storia 😉

Alexandro: Grazie mille a te per tutto ☺  a presto

Serenella

A tu per tu con: Giuliana Guzzon!

Buondì Notters!

Dopo aver letto il suo romanzo e aver scalpitato per quel finale che mi ha lasciato a bocca aperta, ho avuto l’immenso piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giuliana Guzzon sul suo capolavoro “Il cacciatore di libellule”.

Armatevi di curiosità e di qualche minuto per venire a scoprire i segreti di questa bravissima autrice!
Non ve ne pentirete, parola di Notters! 😉

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  1. Giuliana il tuo romanzo è un thriller molto intenso, particolare. Puoi raccontarci come è nato, se c’è qualcosa o qualcuno che ti ha aiutata nella sua elaborazione?

    Grazie per l’ospitalità e l’occasione di parlare del mio romanzo. Vi svelo che l’idea di scrivere un libro è maturata per una sfida lanciata da un mio amico che aveva letto tutti i miei testi precedenti; poesie e brevi racconti. Mi ha costretta. Facendomi promettere di scriverlo e terminarlo e siccome sono ambiziosa e mi piacciono le sfide, ho accettato ed eccomi qui con «Il cacciatore di libellule». Con l’adolescenza ho iniziato a provarunnamed.jpge curiosità per gli autori soprattutto americani e il genere che più aveva destato la mia curiosità era il romanzo thriller, di conseguenza ho seguito la mia passione. Come si dice, tutto è frutto del mio ingegno, basato su migliaia di libri letti e ricordando le mie preferenze per autore.
    Ma, ho cercato di creare una storia che fosse innovativa nel genere.  Ho dovuto leggere e assorbire un po’ di materiale, scartando tutti i modus operandi conosciuti, nella ricerca di qualcosa di originale e traumatico. Il romanzo giallo o thriller è molto particolare, si tratta di un genere nel quale ci sono dei vincoli molto stretti da rispettare. Ci vuole suspense, rimbalsi, false piste, degli indizi, un colpevole, un investigatore e la sorpresa deve arrivare all’ultimo momento. Tutti elementi necessari ma difficili da mettere su carta. Un lavoro che per me è durato 4 anni , più un quinto di editing.

  1. La scelta di narrare l’intera storia in terza persona fatta eccezione per l’assassino, l’unico protagonista “dotato di voce propria”, sicuramente apporta un valore aggiunto al romanzo. Perché questa scelta?

    Perché la narrazione in terza persona e al passato è quella che preferisco come lettura. Mentre, nella storia dei killer ho avuto un impatto emotivo molto forte nel leggere romanzi in cui era l’assassino a parlare di sé (es. American Psycho). Ho miscelato le due cose, pensando alla voce narrante come elemento aggiuntivo e alla voce del killer come presenza tangibile e diretta col lettore. Normalmente con la narrazione in prima persona  e al tempo presente, chi legge fa propria e condivide la psicosi dell’assassino e reagisce moralmente: dal disgusto, al distacco o forse al fascino. Il punto è che il lettore è obbligato a confrontare le sue emozioni.
  1. Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti indispensabili; personalmente non potrei immaginare la stessa storia con un solo personaggio in meno! Qual è quello a cui sei più legata? E perché?

    Ho dato vita ad ognuno donando un pezzetto di cuore. Sicuramente la figura del killer mi ha assorbita maggiormente. La difficoltà necessaria è stata immergere me stessa in una mentalità malata, senza anima e calarmi nei panni di uno psicopatico. Una delle parti interessanti l’ho dedicata allo studio del profilo, alla ricerca delle psicosi e patologie e vi garantisco che ce ne sono davvero molte ed ognuna ha la sua caratteristica e delinea un diverso comportamento.

  1. Quello che personalmente mi ha colpita più di tutti, anche più dell’assassino, è Gabriel: un personaggio particolare, coraggioso, molto intelligente ma che al contempo non ha paura di mostrare il proprio lato “debole”. Cosa puoi dirci in più di lui?

    L’idea di inserire la figura di Gabriel Larsen è stata naturale. Dovendo ambientare in Africa e per l’esattezza in Kenya la maggior parte della storia, quale personaggio poteva collocarsi meglio di un antropologo? Ho dovuto fare delle ricerche e studio sulla materia prima di parlarne, di delinearne una carriera, un metodo di lavoro e renderlo importante e necessario. Gabriel rappresenta una parte della mia personalità e del rigore con cui sono cresciuta.

  1. Le parti del romanzo in cui è l’assassino a raccontare sono interessantissime, molto coinvolgenti. Immagino che, per scriverle, ti sia dovuta immedesimare, calare nella parte… Hai mai riscontrato difficoltà a questo proposito? Se sì, quali?

    Non la chiamerei difficoltà, ma studio. Come ho risposto sopra, ho trascorso un periodo di mesi impiegando il tempo alla ricerca e alienandomi dal libro. Individuando comportamenti  e psicosi distruttive e violente. Prendendo appunti (io scrivo tutto a mano) e metabilizzando, per poi calarmi in una mente disturbata. Nella mente di una personalità perversa, sadica e schizofrenica. Non ho riscontrato difficoltà particolari, la psicologia e psicoanalisi mi ha sempre affascinata e attratta e in questo caso mi sono estesa anche nella criminologia. Delineare e creare questo personaggio mi ha appassionata . Ogni elemento ha messo in moto il mio processo mentale rivolto a cercare nella materialità la situazione che volevo creare, ho cercato di rendere forte e vivo il potenziale del personaggio. . (Naturalmente si parla di fantasia perché il reale orrore lascia senz’altro terrorizzati e sgomenti).

  1. Personalmente ho apprezzato che in “Il cacciatore di libellule” tu abbia dato spazio anche all’amore. Come mai questa scelta? Cosa ti ha indotto ad avere questa necessità?

    Anche l’amore è qualcosa di unico che cattura. E non ci sono storie senza sentimento. Se fosse qualcosa calato nella realtà, l’amore ne farebbe parte, ruoterebbe intorno alle vite e vicissitudini. Credo che  scrivendo un libro thriller non si deve tralasciare nulla e sia doveroso concedere al lettore un rilascio di tensione, lasciargli ascoltare il battito di un cuore e portarlo a sognare.

  1. Ho letto dalla tua biografia che sei un agente di viaggio. Le ambientazioni del racconto, derivano forse proprio da questo o hai scelto di impostare la storia in Kenya per altri motivi?

    Sì, esatto, sono un agente di viaggio, ma questo non è il motivo della scelta della location. Faccio un passo indietro e vi parlo del mio amico Gabriele (non vi dice niente?), che ha preteso il giuramento di scrivere un intero romanzo. Un incontro casuale  e fortunato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze (abitavo in zona quando ho iniziato la prima bozza del libro).  Eurostar (2009) in ritardo di due ore e, in coda al servizio clienti abbiamo fatto amicizia. Lui stava andando a Malpensa , aveva il volo per il Kenya.  Al suo ritorno è nata una grande amicizia e mi ha fatta sognare con tutti i racconti e le descrizioni di questa splendida, ma anche dura terra dei Masai. Il Kenya mi è sembrato il posto più bello per turbare le coscienze.

  1. Come sei arrivata dal progettare e costruire vetrate a scrivere poesie e, infine, a scrivere romanzi?

    Devo invertire l’ordine. Prima è arrivata la scrittura; la poesia. Mio nonno materno si è occupato della mia educazione e mi ha seguita nelle tappe fondamentali della vita. Lo ricordo con molto affetto mentre mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano solitamente ad una bimba di sette anni. La letteratura faceva parte del mio percorso formativo ed è certamente grazie a lui se ho iniziato e continuato a scrivere. La mitologia greca ha un suo fascino indiscusso e ai miei occhi è apparsa subito come una grande fantastica avventura. Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato molto breve.

    A nove anni scrivevo i primi versi, avevo bisogno di sentire mio un mondo che ancora non mi apparteneva. Poi crescendo, tutti gli elementi esterni alla organizzazione della struttura verbale hanno via via acquisito importanza, per poi prendere spazio nella mia espressione e fantasia individuale.

    Il mio secondo amore; il vetro. Capitai su un bando europeo abbinato al Liceo Artistico della città di Novara (avevo già 32 anni). L’accettazione era a numero chiuso. Si trattava di una scuola per diventare maestro d’arte per la lavorazione delle vetrate in piombo con la tecnica del ‘400. Io dipingevo già da tempo, ma qui si trattava di tagliare, piombare, saldare e stuccare. Entrai nella selezione e così iniziai anche questo percorso. Come sono arrivata al romanzo? Fate qualche passo indietro.

  1. Le tue poesie sono di genere gotico, il tuo primo romanzo di genere thriller. Cosa ti affascina di questi due mondi per così dire “oscuri” e “pericolosi”?

    Tutto! Tutto quello che non è spiegabile con la logica o lo è solo in parte. Crescendo con gli insegnamenti classici mi sono affezionata a figure mitologiche. Con le letture successive di Poe  e di romanzi thriller, sono entrata in una dimensione stimolante. Ho sempre provato attrazione per i cimiteri monumentali  e creato con la fantasia figure e personaggi fantastici e surreali. Qualcuno potrebbe chiamarla alienazione, ma io preferisco definirlo il mio mondo parallelo.

  2. L’ultima curiosità: nel tuo secondo romanzo ci sarà sempre lui, il cacciatore di    libellule. Puoi darci qualche informazione in più? La curiosità mi sta divorando!

    Dunque! Posso dirvi che cambia la location, che sarà meravigliosa quanto la prima e che… il cacciatore di libellule avrà qualche problemino…
    Saluto e ringrazio tutti quelli che si sono armati di pazienza per leggere sia l’intervista, sia il libro e ringrazio coloro che mi hanno regalato un pensiero, una frase dopo la lettura di “Il cacciatore di libellule”, perché mi hanno resa felice e appagata per un duro lavoro svolto. Grazie!… e non dimenticate…

“La Fantasia
è il luogo dove il sogno
sa d’immortale ed eterno”.


 Giuliana Guzzon

Grazie Giuliana per questa bellissima chiacchierata e per aver dedicato a Notting Hill Books un po’ del tuo tempo! 🙂

Edna.

A tu per tu con: Deborah Fasola!

Buongiorno Notters!

Dopo essermi catapultata nelle avventure e scoperte di Anita ne “La Foglia di Ambra”, ecco qui, tutta per voi, l’intervista alla bravissima Deborah Fasola!
Quando ho finito di leggere questo bellissimo romanzo ero veramente ghiotta di avere informazioni, chiarimenti, e risposte alle mie curiosità… Risposte che la nostra Deborah non ha tardato a dare!
Se siete curiosi almeno la metà di me (e voi sapete bene che la mia curiosità non ha mai fine! :p), allora venite a conoscere Deborah Fasola e chissà, forse anche i suoi segreti. 😉

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  1. Deborah, da quando ho finito di leggere “La Foglia di Ambra”, sprizzo curiosità da tutti i pori! Perciò raccontaci: com’è nata questa storia?Ciao a tutti e grazie per questa intervista e per il tempo che mi dedicate.
    La storia de La foglia di Ambra è sempre stata nella mia testa, da molti anni a questa parte. Però essendo una storia spigolosa che a tratti mi ricorda anche cose dolorose, non sono mai riuscita a cominciare a metterla nero su bianco. Quando il suo peso è diventato troppo grande, però, ho dovuto sbarazzarmene. La cosa strana è che questa storia è stata scritta in pochissimo tempo, come se avessi rovesciato sulla carta anni di attesa, di emozioni e di questa storia che si raccontava un po’ da sé nella mia mente. La prima idea è venuta da fatti reali che mi hanno toccato. Successivamente ho voluto unire la mia passione per il surreale e l’occulto a qualcosa di così tragico per non far pesare i miei pensieri al lettore. È nata così, un po’ per caso, ed è rimasta ferma nel mio PC a lungo perché temevo di farla leggere.
  1. So che hai tenuto nascosto in un cassetto, a noi lettori, il tuo romanzo per un po’ di tempo; infatti nei ringraziamenti finali dici che questo è un libro a cui tieni particolarmente. Cosa ti ha fatto cambiare idea? Cosa ti ha spinto a pubblicarlo?Credo che la sua fosse un’esigenza specifica, intendo, per quanto folle possa sembrare, che la storia volesse che la facessi conoscere. Sebbene abbia scritto altri libri vagamente dell’orrore, questa storia è particolare è unica. Io la identifico un po’ nel genere thriller paranormale ma non so se appartenga poi a un genere preciso. So solo che è nata, maturata, cresciuta nella mia testa e si è presentata da sola, quasi come se io fossi soltanto un tramite. E’ stata la prima e l’ultima volta che mi è successa una cosa simile.
    Sono quindi stata spinta a pubblicare proprio perché così come urlava per essere scritta, in quel preciso istante di un anno fa, gridava per poter vedere la luce ed essere letta.
    Ho sempre temuto di mettermi in gioco con questo romanzo, perché lo amo in maniera particolare per tutti i motivi sopracitati  r un rifiuto da parte dei lettori mi avrebbe ferito; ma adesso sono felice di averlo fatto.
  1. La storia di Anita è particolare: unisce un mondo surreale ad un mondo, purtroppo, fin troppo reale; a cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?Non volevo parlare soltanto della crudezza dei fatti, non volevo che fosse dato troppo spazio all’effettiva conoscenza del perché c’è stato tutto quel dolore, al contrario volevo esplorare l’animo di Anita, volevo porre l’accento sul senso di colpa che ti consuma e sull’amore che ti riporta al mondo.  Non mi sono ispirata a nessuno o a niente in particolare, come dicevo prima, è tutto successo da sé, sapevo solo cosa volevo raccontare. Cosa dovevo raccontare.
  1. Anita non è di certo un personaggio semplice: poco incline ai rapporti, assorbita completamente dal suo lavoro e apparentemente vuota dentro. Inizialmente sembra essere proprio l’opposto delle “eroine” che siamo abituati ad incontrare nelle ultime letture. Da cosa nasce la scelta di impostare in questo modo il personaggio principale? Cosa puoi dirci di più di lei?Anita è nata così apposta. Volevo che il lettore provasse anche antipatia per lei, all’inizio. Volevo che sentisse quanto quella colpa e quel dolore senza tempo l’avessero svuotata, perché può succedere davvero, nella vita. E poi, di contro, speravo che il lettore potesse riconoscere la sua crescita, il suo percorso di dolore e accettazione e la sua rinascita. Anita vuole proprio essere l’antieroina, la donna sbagliata, quella colpevole: è vero che è un concentrato di difetti, nei quali però qualcuno ci si può ritrovare. Ed è un concentrato di errori. Di sofferenze. Credo che ciò la renda più umana e che permetta al lettore di approcciarsi dapprima con distacco ma provando forti emozioni, per poi, spero, comprendere ogni cosa e capire quanto il dolore e l’amore possano cambiare anche quei cuori che si sono pietrificati per sopravvivere.
  1. Ci sono alcune caratteristiche di Anita che, leggendo la tua biografia, sembrano essere molto simili a te, come per esempio il fatto di essere una famosa scrittrice fantasy. E’ una coincidenza o è stata una scelta voluta la tua? Ti rispecchi in lei?Mi piacerebbe tanto essere famosa come Anita! Diciamo che Anita dal punto di vista lavorativo è quella che sarei voluta diventare io, mentre dal punto di vista umano quella che non vorrei diventare mai. Anch’io ho dovuto conoscerla e imparare a odiarla prima di innamorarmene e anche questa è una cosa che non mi è mai accaduta, visto che di solito amo le mie protagoniste dal primo istante della loro creazione. Non mi rispecchio in lei, mi rispecchio però nel suo dolore. Forse il personaggio più simile a me, in questo mio romanzo, è Ambra.
  1. La tematica affrontata dal tuo libro è particolare: rumori sinistri, porte che si aprono da sole, aliti di vento tra i capelli… Come ti sei avvicinata a questo mondo che molti definiscono “di fantasia”? Che cosa ti affascina particolarmente?Ho sempre avuto un debole per il mondo del paranormale, soprattutto per quello dei fantasmi. Da buona agnostica sono scettica, però è un campo che mi affascina, mi attrae e mi fa anche una certa paura. La foglia di Ambra nasconde un dramma sociale ma non sarà l’unico mio libro a trattare del regno dell’Aldilà, anche se in forme e generi diversi.
  1. Una piccola curiosità: ho notato che nel romanzo, i tre personaggi femminili principali hanno nomi simili che cominciano tutti con la lettera A. Perché?Bravissima, in pochi lo notano! L’ho voluto fare per omaggiare le donne, che come avrai notato sono anche in maggioranza in questo romanzo rispetto agli uomini che compaiono. Le donne intese come flusso generazionale. La figlia, la madre, l’anziana (la nonna, un tempo madre piena di dolore, oggi fantasma di se stessa).
    Ho usato la stessa lettera per omaggiare la loro forza, la capacità di superare il dolore, il peso positivo che nonostante tutto hanno donne nel  quotidiano.
    E per dire che sia sbagliando sia nella perfezione, le donne sono una forza della natura inesauribile, anche nel dolore, anche nella resa.
    Ho creato così questo legame immaginario, usando proprio la prima lettera dell’alfabeto. Un filo tra loro, tra le donne della stessa generazione ancora vive, quelle passate oltre, tutte  unite dallo stesso dolore.
    È Alice la pedina fondamentale della storia, che si chiama così in omaggio – di nuovo, ma amo omaggiare! – di Alice nel paese delle meraviglie, favola che amavo da bambina.
    Amo Alice come se fosse mia figlia, anzi, me la sono immaginata proprio come mia figlia.
    Credo di aver legato con Alice più che con gli altri personaggi, e lo si può notare dal finale del romanzo.
  1. Leggendo la tua biografia, ho visto che hai una Laurea in Scienze dell’Educazione e che hai lavorato per diversi anni nel sociale. Come hai scoperto di amare il mondo della letteratura? E quando ti ci sei affacciata?Io scrivo da quando ero una ragazzina. Iniziai in prima superiore, su quadernoni, anche a scuola di nascosto durante le lezioni (Prof, se mi state leggendo ignorate quello che ho appena detto!). Quelle storie sono orribili e illeggibili eppure ancora le conservo. Da quel momento in poi non ho più smesso, soltanto che poi la mia vita è andata avanti, mi sono laureata e ho cominciato a lavorare. Soltanto quando sono diventata mamma, avendo quindi più tempo per restare in casa, ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada e mi sono buttata. È che forse è stata la scrittura a chiamarmi ancora una volta. E stavolta per sempre. Non c’è mai stato nulla che mi ha demoralizzata: né gli editori deludenti, né le umiliazioni o le invidie, sono sempre andata avanti principalmente per scrivere, perché pubblicare ed essere letta è importante solo a posteriori. Io devo scrivere, ne ho bisogno.
  1. “La Foglia di Ambra” è uno dei tanti libri che hai scritto… Oggi, hai altri romanzi in programma nella tua agenda personale? Se sì, puoi svelarci qualcosina?
    12314710_1006242832767436_3134948048125063479_oAl momento sto lavorando a due romanzi che ho in stesura da qualche settimana: uno Younh Aduld e una commedia romantica. Il mio modo di scrivere e i generi che scrivo sono cambiati nel corso del tempo, però non riesco a stare mai ferma e scrivo senza sosta (se sapessi quanti romanzi ho terminati e fermi nel PC, non mi crederesti!).
    Quindi scrivo come una matta, anche in attesa dell’uscita del mio romanzo Tradiscimi se hai coraggio! che dal mondo dei self ha spiccato il volo ed è stato acquistato da una grossa casa editrice italiana. Dovrebbe uscire durante l’estate ma di più al momento non sono a conoscenza.
    Attendendo questo traguardo che racchiude il sogno della mia vita, scrivo, perché solo scrivendo posso vivere altri sogni.
  1. Ultima domanda, forse un po’ scontata, ma muoio di curiosità: e tu, al surreale, ci credi? 🙂Sono agnostica, come dicevo prima. Quindi no, al momento non ci credo, anche se vorrei tanto farlo, essere sicura che ci sia altro, in questa o nelle altre vite. Diciamo che m’informo, m’interesso e studio tanto proprio per scoprirlo.
    Amo tutto ciò che stimola la mia fantasia, comunque, forse è per questo che il surreale e il paranormale m’attirano tanto.

 

Grazie di cuore per questa bellissima intervista e per la vostra professionalità e simpatia!
Un caro saluto a tutto lo staff e ai lettori.

Deborah

Edna 🙂

 

A tu per tu con: Carmen Laterza!

Ciao Notters,
lunedì vi ho parlato di un libro che mi ha molto colpita. Sia per la scrittura che per la storia, è uno di quei libri che nella libreria del vero lettore non deve mancare! E oggi ho avuto il piacere di fare due chiacchere con l’autrice di “L’amore conta”.

Carmen Laterza!

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Però prima di cominciare con le nostre domande, è doveroso farvi conoscere chi è Carmen Laterza.

 Sono nata e cresciuta a Pordenone, città in cui vivo tuttora. Laureata in Lettere a indirizzo musicologico e Diplomata in Pianoforte, sono stata bibliotecaria, insegnante di pianoforte, critico musicale, addetto stampa e segretaria di redazione. Per più di dieci anni ho insegnato Italiano e Storia negli Istituti Superiori della mia città e infine sono diventata Dirigente Scolastico. La passione per la scrittura mi ha rapito fin da quando ero piccola e negli ultimi vent’anni, oltre a scrivere per me stessa, ho scritto e corretto per gli altri testi di ogni tipo. Ho autopubblicato dapprima il saggio musicologico I duetti d’amore nelle opere di Giuseppe Verdi, poi il romanzo L’amore conta. Per quest’ultimo, in particolare, ho impostato una strategia di marketing editoriale sui blog letterari e sui social media che mi ha dato grandi soddisfazioni in termini di recensioni e vendite. Con spirito curioso e intraprendente nel corso degli anni ho frequentato decine di siti e forum italiani e stranieri, ho appreso e affinato tecniche di scrittura e di marketing, ho creato e gestito blog e siti personali e ho utilizzato strumenti e piattaforme di self publishing per i miei clienti e per me stessa. Sono quindi una scrittrice indipendente e ora, dopo aver scelto di dimettermi dalla pubblica amministrazione, lavoro a tempo pieno come editor, ghostwriter e coach per il self publishing, mettendo al servizio degli altri la lunga esperienza maturata sul campo. Ho creato e gestisco personalmente i siti CarmenLaterza.com e SelfPublishingMaster.it. Collaboro inoltre con la rete di Ghostwriters-Roma e con la piattaforma Autoeditori.it, entrambi servizi dell’agenzia Luce Comunicazione. Curiosa, eclettica e intraprendente, sono una lettrice onnivora e una navigatrice notturna della rete. Dicono che me la cavo molto bene ai fornelli, ma, se posso scegliere, io preferisco scatenarmi su una pista da ballo.

Dopo questa piccola presentazione, partiamo con le dieci domande di Notting Hill Books!

1- Come e da cosa è nata l’idea, di scrivere un romanzo abbastanza complesso come “L’amore conta”?

Da anni mi girava in testa l’idea di scrivere un romanzo mio, dopo aver scritto tanto per gli altri come scrittrice su commissione. Non sapevo esattamente quale sarebbe stata la trama, ma sapevo per certo che la protagonista sarebbe stata una donna inquieta e che la storia si sarebbe sviluppata su due piani temporali distinti. Questo perché io stessa in quel periodo ero inquieta e sentivo forte dentro di me il senso di una frattura tra il passato e il presente. Intorno a questi due elementi di base, il resto si è creato a mano a mano che scrivevo.

2- Irene è un personaggio cinico; a volte sembra superficiale, fino ad un certo punto del libro.     Per la sua descrizione, che io ho trovato molto reale: ti sei ispirata a qualcuno, realmente esistente?

Di sicuro Irene non mi assomiglia per niente! 😉 Non è il mio alter ego letterario, perché ha una storia personale molto diversa dalla mia e un modo di affrontare le cose che è l’opposto del mio. Tuttavia Irene riassume in sé le caratteristiche di molte donne che ho conosciuto e vive l’insoddisfazione che quasi tutte le donne affrontano alla soglia dei quarant’anni.

3- Il tuo è un romanzo, che entra nella mente  del lettore. Provato io personalmente 😉 ! Era tua idea, che chi lo leggesse si soffermasse a pensare alle varie domande, che si è posta Irene?

Sì, assolutamente. Da lettrice mi piacciono le storie che mi entrano dentro e che mi fanno riflettere. Di volta in volta mi piace immaginare cosa avrei fatto io al posto dei protagonisti, anche se vivo in epoche e condizioni molto diverse da loro. Mi immedesimo, mi calo nella storia e così vorrei che accadesse anche a chi legge il mio libro.

4- La monotonia in un rapporto di coppia, molte volte non è sana. In “L’amore conta”, la protagonista cerca di trovare se stessa su un sito internet. Credi che molti nella realtà, facciano questo? E che cosa ne pensi?

In un rapporto di coppia duraturo la routine è una cosa normale e, per certi versi, perfino rassicurante, perché è sinonimo di stabilità. Tuttavia non deve sfociare in monotonia o noia e questa è la sfida da superare per ogni rapporto a lunga durata. Irene cerca sé stessa in un sito di incontri, ma in realtà non sa nemmeno lei cosa sta cercando. Il problema non è il sito internet, ma la confusione con cui Irene vi si approccia. Io credo che internet sia solo un’estensione della realtà, quindi gli incontri che si possono fare in rete sono gli stessi che si possono fare fuori: se sei sicuro di te e sai quello che vuoi, incontri persone positive, se invece sei insicuro e non sai quello che vuoi, incontri persone che possono approfittare delle tue debolezze.

5- Ti dico la sincera verità: vorrei un seguito! Ovviamente il tuo libro non ha una conclusione scontata, ma Irene  capisce che è circondata dall’amore, senza che lei se ne fosse mai accorta; alla fine del libro. Hai mai pensato ad un seguito, spin-off o anche solo un punto di vista raccontato da Luca, il marito?

“L’amore conta” è nato come libro autoconclusivo, ma più di qualcuno, come te, mi ha chiesto se ci sarà un seguito. Ora quindi non lo escludo, ma di sicuro non sarà a breve, perché ho altri progetti in corso, e soprattutto non sarà un sequel in senso classico, perché mi sembrerebbe noioso.

6- Passiamo a domande, un po’ più incentrate, a te come autrice. Come è nata e quando è nata, la passione di scrivere?

Da che ho memoria ho sempre scritto: racconti, storielle, diari personali. E soprattutto ho sempre letto molto.
Una macchina da scrivere Olivetti è stata la mia prima palestra di scrittura. Mi piaceva copiare i passi più belli dei libri che leggevo e impararli a memoria: quei fogli bianchi battuti a macchina in bella copia, con i caratteri regolari, mi trasmettevano un senso di eleganza e nobiltà che provo ancora adesso nel ripensarci.

7- Hai un momento particolare della tua giornata, o luogo per scrivere?

Sono una nottambula e tendenzialmente sarei portata a scrivere solo di sera e di notte. Tuttavia, lavorando come editor e ghostwriter, col tempo ho imparato che la scrittura non può essere intesa solo come estro creativo e flusso di ispirazione, ma, anzi, è una questione di tecnica e disciplina. Quindi di notte penso ed elaboro le idee che poi metto per iscritto il giorno dopo.

8- Cosa pensi del Self-Publishing e delle Case Editrici. Quali sono i pro e contro?

Io credo fermamente nel Self Publishing come alternativa (e non come ripiego) rispetto alla pubblicazione con una Casa Editrice, perché i processi dell’editoria tradizionale non sempre garantiscono la trasparenza di scelte e la velocità di realizzazione che il pubblico chiede. Con il Self Publishing, inoltre, un autore mantiene il controllo totale del suo libro in ogni fase, ma questo controllo deve essere inteso anche come responsabilità nei confronti dei lettori.
La facilità e l’economicità del Self Publishing hanno fatto credere a molti che “mettere online” i propri scritti equivalesse a “pubblicare” e il mercato editoriale è stato inondato di materiale di scarso, o scarsissimo, valore, che purtroppo ha alimentato il pregiudizio sui libri self come prodotti di serie B. Invece, se uno scrittore indipendente realizza un prodotto di qualità, il pubblico lo riconosce e lo premia, come dimostrano i successi di molti autori self negli ultimi anni.

9- Cosa ti senti di dire, a chi vuole incominciare a scrivere. Quali sono le basi da rispettare?

Leggere, leggere, leggere. Poi cominciare a scrivere con umiltà, chiedendo consigli e accettando le critiche. E poi riscrivere, riscrivere, riscrivere.
Purtroppo molti pensano che la scrittura sia l’espressione estemporanea dei propri pensieri. Scrivere di getto va bene per una scrittura intima e personale, ma se ciò che scrivi è rivolto a un pubblico, e soprattutto a un pubblico che non ti conosce e non sa nulla di te, allora devi prima metabolizzare il concetto che la scrittura è metodo e tecnica. Questo non significa adottare schemi rigidi e ripetitivi, ma conoscere le regole per saperle piegare al tuo servizio.

10- Ultima domanda e non meno importante. Stai lavorando ad un nuovo libro?

Sto lavorando a molte cose, in realtà, e tra queste c’è anche un nuovo romanzo, ma non voglio dire di più per scaramanzia!

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Naty: Grazie del tempo che mi hai dedicato

Carmen: Grazie mille a te e complimenti a te e a Giulia per la professionalità con cui gestite il vostro Blog!

A tu per tu con: Melissa Pratelli!

Buongiorno Notters,

Oggi giornata: “La voce delle scrittore”. Ad aprire le danze con le nostre domande ‘ficcanaso’ è Melissa Pratelli che settimana scorsa, ho avuto il piacere di leggere e recensire il primo volume de “I figli di Danu”. Ora bando alle ciance, partiamo!

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Serenella: Ciao Melissa, è doveroso ringraziarti di cuore per aver accettato di fare quattro chiacchiere con me e con tutto Notting Hill Books ☺
Cominciamo subito, non voglio approfittare della tua disponibilità 🙂

1- Partiamo dall’inizio… Com’è nato il libro? Era un’ idea (e una storia) che avevi lì da tempo o è arrivato all’improvviso? Cosa ti ha spinto, incoraggiato, a fare il salto, cioè a pensare di pubblicarlo? Immagino non sia stato un percorso facile: hai incontrato molte difficoltà ? All’inizio, qualcuno ti ha ostacolato o non credeva nel tuo progetto o hai avuto sempre comprensione e appoggio da parte delle persone vicine? Da quanti libri è composta la serie?
Lo so, sono molte domande in una unica ma sono mooolto curiosa.  😉

Grazie a voi per avermi offerto questa possibilità e per la bellissima recensione!
Allora, andiamo in ordine: Questo particolare libro è nato di getto, non era una storia che elaboravo da tempo e che non avevo occasione o voglia di scrivere, semplicemente un bel giorno ho cominciato ad avere bisogno di evadere, non solo attraverso la lettura ma anche attraverso la scrittura. Così ho cominciato a buttare giù questa storia, giorno dopo giorno e pagina dopo pagina, è fluita fuori da me quasi in modo indipendente; trattandosi della mia prima esperienza, procedevo senza programmi precisi, semplicemente, quando avevo voglia di scrivere, mi mettevo al pc e vedevo quello che veniva fuori!
Per quanto riguarda il passaggio alla pubblicazione, c’è stata una persona in particolare che mi ha spronato, l’unica persona alla quale, dopo qualche tempo dalla fine della stesura del primo romanzo, ho fatto leggere il mio manoscritto. E’ stata mia sorella la mia prima lettrice ed è stata lei ad incoraggiarmi a provare la pubblicazione. Ho spedito il manoscritto a varie case editrici (quelle famose ovviamente non mi hanno calcolato di striscio), una piccola CE per esordienti si è offerta di pubblicarmi con un contributo economico nel 2011. Ero così estranea alla materia e così esaltata che volessero pubblicarmi che ci sono caduta come una pera e, neanche a dirlo, non è andata bene. Soldi spesi tanti e risultati zero. Per un po’ ho messo nel cassetto il mio romanzo, trovando difficile anche solo mettermi a scrivere; dopo la brutta e deludente esperienza della CE ci ho messo davvero tanto a credere di nuovo nella scrittura e a recuperare la voglia di creare ancora. Poi, dopo qualche tempo, ho scoperto il self publishing e ho deciso di darmi una nuova possibilità: ho revisionato il romanzo, ho fatto fare una nuova cover e l’ho pubblicato in ebook e cartaceo a costo zero! L’unica cosa che mi ha davvero ostacolato in tutto questo percorso è stata la mia scarsa fiducia in me stessa!
La serie I Figli di Danu è composta di 4 libri, due già pubblicati, il terzo è in stesura e conto di pubblicarlo entro l’anno.

2- La storia è ambientata in Scozia: ci sei mai stata? Hai qualche legame con questa magica terra? Ti sei documentata sui vari miti?

La Scozia… no, purtroppo non ci sono mai stata ma il mio desiderio di visitarla mi ha portato a sceglierla come location per il romanzo, oltre al fatto, naturalmente, che è un paese che mi fa pensare al mito e alla magia e quindi perfetto per la trama che avevo in mente.
Ho fatto delle ricerche sulla mitologia celtica e sulle varie figure leggendarie che ne fanno parte. Avevo bisogno di legare l’elemento fantasy del romanzo ad una base mitologica e pseudostorica. Nel primo romanzo non si entra ancora molto nello specifico a livello di connessioni con la mitologia, verranno date più informazioni a partire dal secondo.

3- Nathaniel Macintyre: un personaggio degno di nota, sembra davvero un principe. Inaccessibile, scostante, quasi distaccato dal resto del mondo, tormentato dalla sua maledizione ma anche intelligente, ironico e molto romantico. Secondo il mio modesto parere, lo hai delineato molto bene: è stato difficile o ti è venuto naturalmente?  

Diciamo che ho più o meno racchiuso in Nathaniel tutte le caratteristiche del ragazzo da amare (o che io avrei amato) ma, allo stesso tempo, ho voluto renderlo più umano, non tanto perfetto ed impeccabile da farlo sembrare inverosimile. Nel corso della storia, come tutti i personaggi, Nathaniel evolve, scopre nuovi lati di sé, sperimenta insicurezze e debolezze. Dopotutto è un adolescente e come tale ha i suoi limiti anche a livello emotivo, la positività del personaggio sta nel suo tentare di superarli e migliorare se stesso anche per coloro che gli stanno intorno.

4- Andrew Macintyre, il cugino di Nathan e di Ben, il suo esatto opposto. Scontroso, quasi arrogante, sicuro di sé, testardo ma anche molto protettivo nei confronti di Lee, sempre pronto ad aiutarla. Per certi versi un antieroe, per quel velo di malinconia e di ambiguità (è uno dei buoni o uno dei cattivi, a volte ci si chiede?) che si porta dietro, ma è anche il personaggio che più ho amato.
Ci puoi dare qualche anticipazione (senza svelare troppo ovviamente 😉 ) sul suo futuro? Io ci vedrei molto bene un’intera storia soltanto su di lui!! 🙂

Andrew è un personaggio che ha colpito molti dei lettori, tantissimi lo preferiscono a Nathaniel e vorrebbero vederlo con Lee. Forse proprio perché si presenta come un personaggio negativo che però mostra di tanto in tanto un’emotività che non ci si aspetta.
Amo molto questo personaggio e, per questo, a partire dal secondo volume Andrew avrà molto più spazio. Ho voluto dare ai lettori la possibilità di entrare nella sua mente, di capire come pensa e cosa prova realmente dietro quella facciata imperturbabile. Posso dire solo che avrà un ruolo sempre più importante.

5- Penelope Lee Johnson è una protagonista dolce, coraggiosa, un poco imbranata (e per questo suscita molta tenerezza), ironica, sognatrice e molto altruista. La scelta che compie mi ha fatto battere forte il cuore e non vedo l’ora di scoprire cosa succede nel seguito! Quanto c’è di lei in te o quanto c’è di te in lei?

Sicuramente il fatto di essere imbranata è una cosa che condividiamo! Ora con il crescere sono migliorata ma da adolescente ero decisamente ai suoi livelli, particolarmente incline a fare figure pessime. Ci sono molti aspetti di Lee che mi appartengono, altri invece sono una proiezione di ciò che vorrei essere, di qualità e pregi che mi piacerebbe avere.

6- Più che una magia classica, hai scelto di ispirarti ad antichi miti celtici. Come mai questa scelta (che io ho molto apprezzato)?  

Ho fatto questa scelta perché questo è il tipo di magia che mi piace di più, una magia naturale, che esiste attorno a noi e non è creata dall’uomo ma interviene in aiuto di coloro che hanno la capacità di richiamarla a sé. Ho sempre considerato la magia come una cosa legata alle forze del mondo, agli elementi, alla storia di un popolo ricco di tradizioni e miti.

7- Cinque motivi per cui dovrebbero leggere la tua storia?

Questa è sempre una domanda difficile per me, sono davvero poco portata a farmi pubblicità!
Dirò solo questo: è una storia di crescita, scoperta di se stessi, amore, magia e lotta contro le forze del male, se amate almeno uno di questi elementi non potete perdervelo!

8- Come vivi il rapporto con i tuoi lettori? E cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere la tua stessa strada?

Ogni volta che qualcuno mi rivela di aver apprezzato il romanzo non mi sembra vero. La cosa più importante per me è riuscire a coinvolgere ed emozionare chi legge e sapere si esserci riuscita è sempre un’esperienza unica.
Agli autori esordienti come me consiglierei di credere nelle proprie capacità e nelle proprie storie. Ci sono tanti nuovi scrittori e confrontarsi gli uni con gli altri, scambiarsi consigli, opinioni e partecipare ad iniziative è il modo migliore per crescere e per entrare nei meccanismi del mondo editoriale. Consiglio di non approcciarsi alle CE completamente ignari (come ho fatto io) ma di costruirsi un’opinione e una consapevolezza che possano proteggerli da eventuali truffe! Non scendete a compromessi per farvi pubblicare, oggi abbiamo la possibilità di autopubblicarci e di essere completamente padroni di tutte le scelte relative ai nostri testi.

9- Progetti per il futuro? Qualche sogno ancora nel cassetto?

Ne ho a migliaia! In primavera uscirà un nuovo romanzo autoconclusivo di genere Young Adult dal titolo “Ancora un po’ di Charlie” e, dopo la saga dei Figli di Danu, ho altri progetti nell’ambito dello Urban Fantasy tra cui una nuova saga già in stesura e nuove idee per nuove storie!

10- Una curiosità non legata al mondo dei libri. Ho letto che sei cresciuta a Tavullia… hai mai incontrato (anche solo per caso) Valentino? 😉

Ahahahahahaha ebbene sì, l’ho incontrato un paio di volte ma non a Tavullia, bensì in palestra a Pesaro ma è successo quando ero ragazzina e lui correva ancora nella 125!

Serenella

A tu per tu con: Tiziana Iaccarino!

Buongiorno Notters!
Come di consuetudine, il mercoledì scateniamo la nostra curiosità di lettrici accanite e tempestiamo di domande i nostri autori!
Oggi tocca a Tiziana Iaccarino, che mi ha deliziata con i suoi due libri “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies”… Così diversi tra loro, mi hanno entrambi lasciato belle emozioni.
Siete pronti a lasciarvi incantare anche voi da Tiziana?
Allora leggere qui! 😉

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  1. Tiziana, “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies” sono parecchio diversi tra loro. Come sono nate queste due storie?

    Comincio col ringraziarti per questa bella sorpresa dell’intervista.

    200a6oo“Lanty&Cookies” è una storia leggera, nata due anni fa in un momento in cui ero molto sola, i primi tempi in cui sono arrivata in Inghilterra, e avevo bisogno di ridere, di scrivere qualcosa che facesse compagnia e sorridere, in primis, me.
    Ecco come è nata Lanty. Avevo voglia di raccontare per la prima volta nella mia carriera (quest’anno sono 15 anni di carriera nel settore editoriale) di una donna moderna e divertente, non la solita eroina vittima delle difficoltà della vita, ma di una ragazza forte che ironizzava e superava gli ostacoli con grande ironia. Ecco come è nata Lanty.
    La storia venne autopubblicata per mia scelta (ma quando la stavo scrivendo, ci fu già un editore a chiedermi se potevo passargliela per valutarla, io rifiutai), è stata poco on line, malgrado la pubblicazione del seguito, perché volevo qualcosa di più. Mi venne l’idea di una serie a puntate da proporre a una casa editrice nuova, moderna, al passo con i tempi che avesse voglia di afferrare al volo questa sfida. La Genesis Publishing ha accettato l’idea e quindi ho firmato con loro, anche perché hanno deciso di realizzare il cartaceo dei libri che pubblicano, utilizzando la piattaforma Createspace di Amazon e credo sia un’ottima soluzione tra chi vuole essere seguito da una casa editrice e chi ama l’idea della modernità di questa soluzione, senza alcun costo d’investimento da nessuna delle due parti.

    “Non voglio che te”, invece, è una storia nata lo scorso anno e cresciuta in pochi mesi. Avevo voglia di una storia seria, forte, importante ed emozionale… e credo di esserci riuscita. Tengo a precisare che non è una storiella per tutti, non è leggera, ma piuttosto impegnativa, solo per veri lettori.

  2. In “Non voglio che te” la dolcezza e il dolore fanno da padrone alla storia, mentre “Lanty&Cookies” è un concentrato di ironia nonostante si celi un’amara realtà. Perché hai scelto di impostare in questo modo i due romanzi? In quale dei due generi ti senti più a tuo agio?
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    “Non voglio che te”, per chi mi conosce e ha letto anche altre mie opere, è simile nello stile linguistico e nella drammaticità dei sentimenti che si raccontano, a un’altra mia opera che venne recensita benissimo ovunque. Io sono un’autrice a cui piace raccontare nel dettaglio e in modo scorrevole, ma senza esagerare né in un senso, né nell’altro. Alcuni definiscono il mio stile retrò, ma per me è un
    complimento, perché ho un modo tutto mio di raccontare.
    Amo parlare d’amore in modo serio e quando lo faccio con passione, è naturale che nascano storie come questa.

    “Lanty&Cookies” è un’eccezione. È stata la mia prima commedia romantica. Non credo di essere una scrittrice umoristica, ma questa storia mi è nata di getto, con tutta l’ironia di cui sono capace nella vita reale. Io sono una persona molto ironica, ho la battuta facile e mi piace ridere e far sorridere. Non pensavo che mi venisse chiesto un seguito, e proprio grazie alle numerose richieste di chi l’ha letto, è nata l’idea del sequel “Lanty in love” che presto uscità in seconda edizione con la Genesis Publishing.

  1. Una cosa li accomuna: entrambi sono ambientati in Italia, precisamente Siena e Milano. Da cosa deriva questa scelta? Forse questi due luoghi hanno in qualche modo ispirato le tue due storie?

    Io amo tutta l’Italia. Sono napoletana, ma adoro viaggiare e sono sempre in giro. Confesso che mi piacerebbe vivere per un periodo a Milano. Tutti la raccontano come una città grigia e caotica, ma credo che abbia anche molti bei vantaggi e io guarderei a quelli.
    A Siena non sono mai stata, ma amo la Toscana e l’ho visitata svariate volte. Credo che, se potessi, passerei la mia vecchiaia in Toscana.
    Milano era la location ideale per una storia giovane, fresca, moderna e alla moda come per Lanty, mentre Siena è un piccolo centro che, a seguito delle mie ricerche, mi ha dato molto l’impressione di essere un borgo antico, in grado di ispirare storie d’altri tempi, quindi era l’ideale per una storia come quella di “Non voglio che te”.

  1. Veniamo ai personaggi… Sara e Lanty sono le protagoniste di questi due libri e sono, a mio parere, completamente diverse l’una dall’altra: Sara dolce e pensierosa, Lanty intraprendente e spiritosa. Come nascono dalla tua penna questi personaggi? È stata voluta la scelta di differenziarle in questo modo oppure è una distinzione nata da sé.

    Sara e Lanty sono due donne completamente diverse che vivono in storie e in tempi diversi. Non hanno nulla in comune, se non la voglia di essere felici e di lottare per la loro serenità. Credo che in ognuna di noi ci può essere una parte del carattere di Sara e una parte di quello di Lanty. Entrambe sono nate adattandosi alla storia della quale facevano parte e al contesto in sé.

  1. Per quanto riguarda i personaggi maschili, Lorenzo è il coraggio fatto a persona, mentre Marcello sembra che si nasconda dietro un dito anche se, entrambi, hanno qualcosa da farsi perdonare dalle loro donne. Come mai hai deciso di riportare questo aspetto in entrambi i libri?

    Lorenzo è un giovane ragazzo che ha sbagliato molto nella vita e fa il possibile per farsi perdonare, anche se poi, chi legge la storia, scopre che non è così semplice il suo intento.
    Marcello è un uomo di oggi, uno che si nasconde volentieri dietro le sue manie, che non insegue per forza le donne (e un motivo c’è, ma non ve lo dico), uno di quelli che, come oggi, guardano soprattutto ai loro affari che a quelli di chi sta loro vicino.
    Credo che gli uomini siano molto più distratti per natura, rispetto alle donne… più attente a tutto. Ed ecco che entra il gioco la possibilità che i primi debbano, in qualche modo, farsi perdonare qualcosa dalle seconde.

  1. Parliamo un po’ di te… Ho letto dalla tua biografia che ami l’arte in tutte le sue forme, infatti sei passata dal canto in tv, ai concorsi letterari, alle poesie e infine ai libri.
    Quale, tra queste tue passioni pensi che ti rappresenti di maggiormente o ti completi di più?

    Fin da bambina ho imparato ad apprezzare l’arte in tutte le sue forme. Mi affascinava la bellezza dei quadri, l’ingegno delle persone, mia madre amava cantare e voleva che io cantassi. Mi portò in un programma per bambini per farmi cantare, in una televisione locale a Napoli. Mi dissero che ero disinvolta davanti alle telecamere (avevo solo 5 anni) e voleva portarmi a un programma successivo, mi faceva ascoltare i suoi contatti con le radio etc… ma io amavo altri tipi di arte. Io disegnavo molto bene (qualcuno mi definì una “bambina prodigio”, poiché realizzavo ritratti in modo molto rapido e molto maturo). Ricordo che a scuola i professori mi raccomandavano di frequentare l’Accademia delle Belle Arti perché, a loro dire, era quella la mia strada. Ma io adoravo anche scrivere e nell’adolescenza mi sono cimentata con le prime poesie, partecipando a moltissimi concorsi letterari. Nel 2001 arrivai finalista al “Trofeo Internazionale Medusa Aurea XXIV Edizione”  indetto dall’Accademia Internazionale d’Arte di Roma” e da lì ho capito che non avrei mollato la presa. Amo l’arte tutta. Ho anche frequentato un’accademia d’Arte Drammatica, recitando presso i teatri più importanti della mia città, calcando palcoscenici su cui si esibivano grandi artisti. L’arte mi emoziona e mi rende viva e io mi sento di vivere per essa, in funzione e virtù di essa. Sacrifico molto della mia vita privata, perché fare arte per me conta più di molte altre cose e non ho una preferenza. Ho smesso di disegnare da molto tempo, ma se potessi ricomincerei anche domani.

  1. Com’è avvenuto il tuo “salto nel vuoto” con la scrittura?

    Avevo bisogno di raccontare. Di buttare su un foglio bianco le mie emoziomi, i miei sentimenti, ciò che provavo. Di farli vivere a una ragazza simile a me e così di raccontarli. È nato tutto da un bisogno primordiale di raccontare ciò che sentivo impellente da raccontare. Anche se ci si innamora per la prima volta, non puoi tenerlo per te, senti il bisogno di esprimerlo in qualche modo, di scrivere ciò che stai sentendo. È un’esigenza naturale, secondo me.

  1. Hai un luogo che prediligi per scrivere o che ti ispira di più? Ci sono o ci sono state persone che conosci che hanno ispirato i personaggi dei tuoi racconti?

    A me piace scrivere di giorno, soprattutto quando c’è il sole, magari innanzi a un bel paesaggio in un luogo tranquillo ma, allo stesso tempo, vivo, frequentato. Non mi piace chiudermi in uno studio con la faccia rivolta a un muro, anche la fantasia in quella situazione si sentirebbe in una sorta di prigione. A ispirarmi è la vita stessa, i viaggi che faccio, le mie esperienze di vita, i miei incontri, le conoscenze, le persone che conosco. Sono una che bada molto anche ai dettagli.

  1. Una curiosità: c’è un personaggio tra “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies” al quale ti senti più legata? Se sì, quale?

    Nella storia “Non voglio che te” mi sento legata a Sara. Lei è una giovane ancora troppo ingenua anche se combattiva, vuole ribellarsi alle convenzioni e alle regole imposte dal suo tempo. Io mi rispecchio molto nel suo carattere.
    E in “Lanty&Cookies”… beh, direi che il mio sogno sarebbe diventare allegra e piena di risorse come Lanty, una donna veramente con la d maiuscola, moderna, di grande intelligenza e talento, di sensibilità e bellezza, ironia e intraprendenza. Una donna d’oggi a tutti gli effetti.

  1. Tiziana, che dire… Non vedo l’ora di leggere le altre avventure di Lanty! 🙂
    Puoi svelarci qualcosa di più sul secondo libro della serie che uscita a breve?

    Nella seconda parte posso solo anticiparti che Lanty, finalmente, si innamorarerà, ma non dico di chi e in che modo, ma vi divertirete a leggere il seguito, ancora più romantico della prima parte.

    Grazie infinite per questa bella intervista!


    Un immenso grazie a Tiziana Iaccarino per la disponibilità che ha dimostrato al nostro blog e per la genuinità che la contraddistingue. 🙂

    GRAZIE TIZIANA, IN QUESTO MONDO SEI UN ESEMPIO! ❤

A tu per tu con: Silvia Gurieri!

Ciao Notters! 🙂

Avete letto “Markus Kane” di Silvia Gurieri, il successone del momento? No?! Beh, avete letto la recensione pubblicata lunedì? Vi siete incuriositi almeno un po sui bellissimi e stravaganti personaggi di questa storia? Se anche voi, come me, vi siete innamorati di Markus e del suo mondo… Venite a togliervi un po di curiosità leggendo l’intervista che ho fatto a Silvia! 😉

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1- Silvia, “Markus Kane” è una storia molto intensa, complicata e intrigante. Come è venuta fuori dalla tua penna una storia d’amore tale?

Sinceramente a volte mi stupisco anch’io, inizialmente ho pensato solo ai personaggi e ad un minimo di trama, poi mi sono seduta davanti al computer e ho iniziato a scrivere, non c’è stato nulla di programmato, le idee venivano fuori da sole man mano che la storia si evolveva.

2- Perché hai deciso di intitolare il tuo libro proprio con il nome di Markus nonostante il libro sia raccontato dal punto di vista di Porzia? 12508817_1067561263307006_7036142935984775372_n

Perchè volevo un titolo che attirasse l’attenzione e che non fosse il classico titolo scontato, e devo dire che Markus Kane di attenzione ne ha attirata parecchia.

3- Nel racconto, hai riservato un ritaglio importante al tema “amicizia”, cosa che personalmente ho apprezzato molto. Come mai questa scelta?

Perchè per me è importantissima, ho attraversato momenti difficili e se non avessi avuto le mie amicizie, non so se ne sarei uscita così facilmente.

4- E ora lui, Markus Kane. Hai letteralmente fatto palpitare il cuore di molte lettrici con questo personaggio! Com’è nato? Puoi svelarci qualche segreto su questo uomo tanto misterioso?

Io ho da sempre una passione per gli uomini orientali, hanno fascino, mistero, mi trasmettono calore e quindi perchè non scriverci un libro, ci voleva un personaggio diverso dal classico stereotipo, americano, biondo, con gli occhi di ghiaccio.

5- Porzia è una donna con molto carattere, non si fa mettere i piedi in testa da niente è da nessuno. E ed è l’ultima tra i due a svelare i suoi sentimenti… Scelta coraggiosa, opposta a tanti altri romanzi. C’è qualcuno o qualcosa che ti ha ispirata per fare nascere Porzia?

Si, mi sono ispirata per certi versi un po’  a me stessa.

6- Domandone: ti senti più legata a Markus o a Porzia? E perché?

Direi a tutti e due in uguale maniera. Markus perchè potrebbe essere il mio uomo ideale e Porzia perchè un pò mi somiglia.

7- Nel tuo romanzo non mancano certamente colpi i scena e azione… Come è nato questo lato del libro? Hai scelto tu di intraprendere anche la strada della “criminalità” oppure è venuta fuori da sola, per ispirazione, mentre scrivevi?

All’inizio ho scelto di far divertare Markus un mafioso, quindi per forza un po’ di criminalità ci doveva essere, poi però la storia si è creata da sola.

8- Parliamo un po di te… Come e quando hai scoperto la tua vocazione per la scrittura?

Io adoro leggere e da ragazzina mi cimentavo spesso nella scrittura, però non ho mai avuto il coraggio di pubblicare qualcosa, poi un paio di anni fa, attraverso Facebook ho conosciuto tante ragazze scrittrici, ho letto i loro lavori, siamo diventate amiche e proprio loro mi hanno consigliato di provarci, ne ho parlato con il mio fidanzato e anche lui mi ha consigliato di provarci, così eccomi qua.

9- Ho letto dalla tua biografia che per il momento hai scritto due romanzi, entrambi rosa. Hai mai onesto di dilettanti con un altro genere?

Mi piacerebbe scrivere un fantasy e uno storico, ma al momento  non ne so abbastanza sull’argomento, vorrei leggere qualche libro del genere e poi provare.

10- E ora la domanda che tutti si aspettano, che tutti si stanno facendo: ci sarà un seguito su questa meravigliosa storia d’amore? Avremo ancora modo di leggere le avventura di Porzia e Markus?

Al momento no, però chissà, magari un giorno vi farò una bella sorpresa.

 

Edna<3

A tu per tu con: Maddalena Cafaro!

Ciao Notters,
oggi giornata “La voce dello scrittore”! Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con l’autrice Maddalena Caffaro, della serie “Signori delle Ombre” composta per ora da: “Ombre”, “Pyrox” e “Himogene” che sarà pubblicato a breve, vi terremo aggiornati! 🙂 Ora basta chiacchiere e seguitemi.
(Se avete perso le recensioni non vi preoccupate le trovate “Ombre” qui  e “Pyrox” qui)!

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Serenella: Ciao Maddalena,
ti ringrazio di cuore di aver accettato di essere qui con me oggi e con gli amici di Notting Hill Books ☺
Per me è un piacere immenso poter fare quattro chiacchiere con te anche se devo dirtelo: stai rischiando di farmi impazzire! 😀

1- Ombre è il primo di una serie: com’è nata l’idea di raccontare la storia del Signore delle Ombre?

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Ombre in origine era un racconto per un concorso letterario, dovevano essere seimila battute, ma la storia non era completa e alla fine non ho partecipato. A distanza di circa sei o sette mesi ho riletto la storia di Adam, nel mentre però il mio modo di scrivere era cambiato e così ho riscritto in parte tutto Ombre. Mi piaceva il risultato finale, perchè durante tutta la stesura stavo rispondendo sempre alla stessa domanda. Cosa saresti disposto a sacrificare per amore?

2- Adam e Livvy si amano ma il loro è un amore tormentato, controverso e anche malato in alcuni momenti, quasi un’ossessione. In poche pagine sei riuscita a trasmettere tutto questo. Non hai mai avuto il timore che fosse troppo breve, che non sarebbe arrivato al lettore? È stato difficile raccontare di un amore così intenso?

La storia di Adam e Livvy si è scritta tutta da sé e non mi sono mai posta il problema della lunghezza. Ogni storia nasce, si sviluppa e finisce senza che chi scrive debba aggiungere o togliere qualcosa. Potrei aggiungere qualcosa a Ombre è vero, potrei approfondire le ambientazioni, potrei dare più spazio al tormento di Adam oppure dare più spazio a Livvy e agli altri personaggi, ma a quel punto non so se risponderei ancora alla domanda che ha dato vita alla storia. Adam è una personalità forte per quanto riguarda tutto ciò che lo circonda, fatta eccezione per Livvy. Lei è la sua anima gemella, la sua ragione d’esistere, lui è consapevole di tutti i suoi difetti ma stare senza di lei non è concepibile. La parte più difficile sono state le ultime pagine. Adam doveva fare una scelta, ma l’essere umano è per natura egoista e autoconservatore, pensare di sacrificarsi per una persona, anche colei che si ama per tutta l’eternità, descrivere il dolore della scelta. Quante persone sarebbero disposte a privarsi della persona che amano se questo servisse a renderla felice?

3- Da dove nasce l’idea di dividere la storia, come se fosse a puntate? A me personalmente è piaciuta molto, l’ho trovata completa e interessante, e non vedo l’ora di sapere come prosegue 😉 1379701_10209046626151986_2166980018982713948_n

Era appena uscito Ombre e alcune lettrici volevano sapere se c’era un proseguio, cosa fosse successo a Adam. E Livvy? È davvero morta? È tutto finito? Parlando con un’amica Federica D’Ascani mi chiede e allora Adam? E io: è tornato nel futuro. Com’è questo futuro? Bè un demone si è liberato quindi abbiamo una realtà diversa, non ci sono solo umani, ma anche demoni, stregoni e ovviamente ibridi. Ma in quel periodo non potevo seguire un progetto che fosse molto lungo, ero al nono mese di gravidanza quando pubblicai Ombre e quattro giorni dopo è nato il mio secondogenito, quindi il mio tempo è stato assorbito. Ma non potevo lasciarlo in cantina, così sempre Federica mi ha suggerito di dividerlo a puntante finchè non mi fossi rimessa in carreggiata.

4- C’è un personaggio al quale sei particolarmente legata? E se sì, perché?

In effetti due. Adam per via di tutta la forza che ha dentro di sé e di tutto l’amore che potrebbe dare ma che il destino gli nega. E poi Beatrice. Io ho un debole per i personaggi forti, indipendenti e sensuali.

5- Ho letto nella tua autobiografia che sei una giocatrice di ruolo. Ci vuoi raccontare qualcosa riguardo questa tua passione?

Ho iniziato a giocare di ruolo sui mud (multi user dungeon) sono giochi testuali dove è possibile interpretare un personaggio. Il primo è stato Silmaril basato, ovviamente, sul Signore degli Anelli, è stato lì che ho conosciuto mio marito. Dopo due anni di pausa sono tornata, purtroppo con l’arrivo dei mmorpg (es. world of warcraft) i mud si sono svuotati, così sono arrivata su Equilibrium. È stato uno dei periodi più belli della mia vita, ho conosciuto giocatori di ruolo abilissimi e ho vissuto storie degne di essere raccontate in un libro. In effetti giocare di ruolo non è altro che diventare parte di una storia.

6- Quanto tempo dedichi alla scrittura? Segui il flusso delle idee e della fantasia o hai qualche rito particolare o qualche luogo preferito dove scrivere? 

Con due bambini piccoli il tempo per la scrittura è circoscritto alle loro necessità. Cerco di scrivere tutti i giorni, non sempre con i migliori risultati, ma cerco di essere costante. Le idee possono arrivare da qualunque cosa, un odore, un ricordo, una canzone, un’immagine. Ombre nasce da un ricordo, di me che cammino un sabato sera per Via De’ Mercanti a Salerno.

7- Ho letto che hai partecipato a diversi concorsi. Cosa ci racconti della tua esperienza?

I concorsi sono un’ottima palestra ti impongono di centrare l’argomento all’interno di un range di battute. Quando hai solo quattordicimila battute per parlare di un argomento sei costretta a essere attenta a come usi ogni parola. Una volta ho scritto un racconto di seimila battute, ma ancora oggi se lo leggo, per quanto la mia scrittura di allora fosse diversa mi vengono lo stesso le lacrime agli occhi. Non sono facili, ma per me sono stati formativi.

8- Qual è stato il primo libro che hai letto? Quello che hai amato di più? Quello che invece avresti non voluto leggere? 

Il primo libro che ho letto è stato un harmony di mia madre, credo che avessi circa dodici o tredici anni.

Il libro che ho amato di più Kitchen di Banana Yoshimoto, la sua capacità di introspezione dei personaggi è l’esempio vivente che non servono seicento pagine per trasmettere emozioni al lettore.

Il libro che non avrei voluto leggere? La ragazza della torre l’autrice non la ricordo nemmeno è stato uno dei pochi libri che non sono riuscita a terminare.

9- A breve dovrebbe uscire il terzo episodio, Himogene. Ci puoi anticipare qualcosa al riguardo? Regalarci un piccolo assaggio? 😉
La storia proseguirà dopo Himogene oppure è l’episodio conclusivo?

I signori delle Ombre non si concluderanno con Himogene, al momento prevedo almeno altri due episodi Rogue e Astarte, ma se quest’ultima metterà la parola fine non posso dirlo con certezza. I personaggi non fanno mai quello che vorrei.12688193_10209046627672024_2184322347703585329_n

Con il terzo episodio scopriremo cosa è successo a Himogene, ci saranno dei flash back sul suo passato e sul suo incontro con Adam, inoltre, i suoi compagni cercheranno di salvarla e Bea e Blackman avranno un nuovo incontro “molto interessante”. Scopriremo anche cosa è successo a una zona di Roma.

10- Altri progetti per il futuro? Un sogno nel cassetto che vorresti veder realizzato? 

Oltre Himogene e gli altri episodi dei Signori delle Ombre parteciperò nuovamente al concorso Io Scrittore con un urban fantasy (non posso dire di più altrimenti potrei rischiare l’esclusione), inoltre ho un romance in uscita e un’altro in fase di stesura.

Un sogno che vorrei veder realizzato? A parte vincere il superenalotto? Mi ritengo molto fortunata e ho tutto quello che vorrei, un marito paziente che mi ama, due piccole pesti. Scrivo ed è una droga per me, quindi se riuscissi a emozionare chi mi legge e magari un giorno arrivare in libreria potrei dire che ho realizzato il mio sogno.

Serenella ❤

A tu per tu con: Lucia Guazzoni!

Ehi Notters!

Come ogni mercoledì, ecco l’intervista a Lucia Guazzoni, che è stata protagonista del nostro lunedì di recensioni con il suo bellissimo romanzo “Brughiere Selvagge”.
Se anche voi amate la storia, le epoche passate e la magia di quei tempi, venite a scoprire di più su Lucia e il suo libro!

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1- Lucia, il tuo libro rappresenta un vero e proprio tuffo nel passato. Da cosa nasce questa tua curiosità, passione, interesse per l’epoca che fa da sfondo al tuo racconto?

Ho sempre avuto la passione per la storia e quindi a volte mi immergo in un periodo e ci vivo dentro per un po’. Questo periodo storico in particolare mi attirava e mi ci sono buttata dentro!

 2- Cosa ti ha spinto a creare “Brughiere Selvagge” e ad ambientarlo sia in Scozia che a Londra? C’è qualcuno o qualcosa che ti ha dato l’incipit iniziale?

Adoro la Scozia, le storie dei Clan, le canzoni, le leggende…e abbinare assieme la Londra un po’ libertina del tempo mi è sembrato una buona idea

3- Veniamo ai personaggi… ho apprezzato molto il fatto che nel racconto tu abbia dato il giusto spazio anche alla storia d’amore tra Bruce e Maeve piuttosto che focalizzarti solo su quella tra Bruce e Isobel. Perché questa scelta?

Diciamo che la storia è nata con Maeve; ma poi in mente mi è venuto il personaggio di Isobel e quindi ho spostato l’attenzione su di lei, mantenendo però vivo il personaggio quasi fatato di Maeve

4- Bruce è un uomo eroico, senza dubbio. Come nasce il suo personaggio?

Ah, io ho sempre amato i personaggi così! Forti, eroici, intraprendenti, i Principi Azzurri delle fiabe! E poi sono cresciuta vedendo Ivanhoe alla TV!

5- Leggendo il libro, è facile innamorarsi sia di Maeve che di Isobel, è impossibile non fare il tifo per loro! Ma questi due personaggi, a mio avviso, sono agli antipodi. Come li hai creati? Puoi svelarci qualcosa di più su entrambe?

Maeve è l’amore puro, la dolcezza della donna, la famiglia, tutto ciò che di positivo ci può essere in una donna. Isobel è la trasgressione, la sfida, la femminilità al quadrato. E non sono agli antipodi, ognuna delle due è DONNA completa e credo che dentro ognuna di noi ci sia un po’ di tutte e due

6- Tutta la storia è raccontata con grande ironia, nonostante la drammaticità degli eventi. Hai avuto difficoltà nel mettere insieme questi due elementi durante la scrittura del libro?

No, è il mio modo di scrivere, di vivere. Per quanto le cose vadano male, anche nella vita, cerco sempre di vedere il lato ironico, il lato leggero. E’ un sistema per andare avanti senza suicidarsi ad ogni angolo di strada o ad ogni difficoltà che si incontra!

7-Per raccontare il crudele piano messo a punto sia per l’uccisione di Maeve che per la “distruzione” di Bruce, hai preso spunto da qualche altra storia oppure è tutto frutto della tua fantasia?

Credo che in fondo alla nostra mente ci siano storie già raccontate, già udite. Non coscientemente, no, non ho copiato niente ma non potrei dire con certezza che non esistano da qualche parte…in fondo, noi raccogliamo le storie dall’universo, no?

8- Parliamo un po’ di te… dalla tu biografia ho letto che nel mondo della scrittura sei nata come autrice di articoli di viaggio e di costume nei quotidiani italiani ed esteri, poi hai deciso di scrivere libri. Come mai? Da cosa deriva questa tua scelta, questo tuo cambiamento?

Forse perché con gli articoli hai uno spazio limitato, un numero di battute in cui restare circoscritto e a volte invece mi veniva da approfondire, da allungare. Così ho optato per i racconti e per i romanzi e adesso mi trovo perfettamente a mio agio così

9- Ho letto anche che oltre a “Brughiere Selvagge”, hai anche scritto un romanzo d’amore e uno d’avventura. C’è un genere che prediligi di più, che ti cattura di più da sviluppare per creare un libro?

Il genere che preferisco è un mix di avventura, amore, giallo…sono cresciuta leggendo i romanzi “gotici” inglesi e mi piace quello stile che mischia un po’ la storia d’amore con un pizzico di suspense e di mistero. Ho cercato di attenermi a quel filone, che mi è decisamente congeniale

10- Ultima domanda Lucia: quando ci delizierai con un altro dei tuoi emozionanti romanzi? Noi di Notting Hill siamo tutte orecchie ! 😉

A breve uscirà un nuovo romanzo storico, sempre con lo stesso editore, Santi Edizioni, dove amore e mistero di mischieranno di nuovo in uno scenario ricco di atmosfera…altro non posso dire!!!

Edna ❤