A tu per tu con: Deborah Fasola!

Buongiorno Notters!

Dopo essermi catapultata nelle avventure e scoperte di Anita ne “La Foglia di Ambra”, ecco qui, tutta per voi, l’intervista alla bravissima Deborah Fasola!
Quando ho finito di leggere questo bellissimo romanzo ero veramente ghiotta di avere informazioni, chiarimenti, e risposte alle mie curiosità… Risposte che la nostra Deborah non ha tardato a dare!
Se siete curiosi almeno la metà di me (e voi sapete bene che la mia curiosità non ha mai fine! :p), allora venite a conoscere Deborah Fasola e chissà, forse anche i suoi segreti. 😉

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  1. Deborah, da quando ho finito di leggere “La Foglia di Ambra”, sprizzo curiosità da tutti i pori! Perciò raccontaci: com’è nata questa storia?Ciao a tutti e grazie per questa intervista e per il tempo che mi dedicate.
    La storia de La foglia di Ambra è sempre stata nella mia testa, da molti anni a questa parte. Però essendo una storia spigolosa che a tratti mi ricorda anche cose dolorose, non sono mai riuscita a cominciare a metterla nero su bianco. Quando il suo peso è diventato troppo grande, però, ho dovuto sbarazzarmene. La cosa strana è che questa storia è stata scritta in pochissimo tempo, come se avessi rovesciato sulla carta anni di attesa, di emozioni e di questa storia che si raccontava un po’ da sé nella mia mente. La prima idea è venuta da fatti reali che mi hanno toccato. Successivamente ho voluto unire la mia passione per il surreale e l’occulto a qualcosa di così tragico per non far pesare i miei pensieri al lettore. È nata così, un po’ per caso, ed è rimasta ferma nel mio PC a lungo perché temevo di farla leggere.
  1. So che hai tenuto nascosto in un cassetto, a noi lettori, il tuo romanzo per un po’ di tempo; infatti nei ringraziamenti finali dici che questo è un libro a cui tieni particolarmente. Cosa ti ha fatto cambiare idea? Cosa ti ha spinto a pubblicarlo?Credo che la sua fosse un’esigenza specifica, intendo, per quanto folle possa sembrare, che la storia volesse che la facessi conoscere. Sebbene abbia scritto altri libri vagamente dell’orrore, questa storia è particolare è unica. Io la identifico un po’ nel genere thriller paranormale ma non so se appartenga poi a un genere preciso. So solo che è nata, maturata, cresciuta nella mia testa e si è presentata da sola, quasi come se io fossi soltanto un tramite. E’ stata la prima e l’ultima volta che mi è successa una cosa simile.
    Sono quindi stata spinta a pubblicare proprio perché così come urlava per essere scritta, in quel preciso istante di un anno fa, gridava per poter vedere la luce ed essere letta.
    Ho sempre temuto di mettermi in gioco con questo romanzo, perché lo amo in maniera particolare per tutti i motivi sopracitati  r un rifiuto da parte dei lettori mi avrebbe ferito; ma adesso sono felice di averlo fatto.
  1. La storia di Anita è particolare: unisce un mondo surreale ad un mondo, purtroppo, fin troppo reale; a cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?Non volevo parlare soltanto della crudezza dei fatti, non volevo che fosse dato troppo spazio all’effettiva conoscenza del perché c’è stato tutto quel dolore, al contrario volevo esplorare l’animo di Anita, volevo porre l’accento sul senso di colpa che ti consuma e sull’amore che ti riporta al mondo.  Non mi sono ispirata a nessuno o a niente in particolare, come dicevo prima, è tutto successo da sé, sapevo solo cosa volevo raccontare. Cosa dovevo raccontare.
  1. Anita non è di certo un personaggio semplice: poco incline ai rapporti, assorbita completamente dal suo lavoro e apparentemente vuota dentro. Inizialmente sembra essere proprio l’opposto delle “eroine” che siamo abituati ad incontrare nelle ultime letture. Da cosa nasce la scelta di impostare in questo modo il personaggio principale? Cosa puoi dirci di più di lei?Anita è nata così apposta. Volevo che il lettore provasse anche antipatia per lei, all’inizio. Volevo che sentisse quanto quella colpa e quel dolore senza tempo l’avessero svuotata, perché può succedere davvero, nella vita. E poi, di contro, speravo che il lettore potesse riconoscere la sua crescita, il suo percorso di dolore e accettazione e la sua rinascita. Anita vuole proprio essere l’antieroina, la donna sbagliata, quella colpevole: è vero che è un concentrato di difetti, nei quali però qualcuno ci si può ritrovare. Ed è un concentrato di errori. Di sofferenze. Credo che ciò la renda più umana e che permetta al lettore di approcciarsi dapprima con distacco ma provando forti emozioni, per poi, spero, comprendere ogni cosa e capire quanto il dolore e l’amore possano cambiare anche quei cuori che si sono pietrificati per sopravvivere.
  1. Ci sono alcune caratteristiche di Anita che, leggendo la tua biografia, sembrano essere molto simili a te, come per esempio il fatto di essere una famosa scrittrice fantasy. E’ una coincidenza o è stata una scelta voluta la tua? Ti rispecchi in lei?Mi piacerebbe tanto essere famosa come Anita! Diciamo che Anita dal punto di vista lavorativo è quella che sarei voluta diventare io, mentre dal punto di vista umano quella che non vorrei diventare mai. Anch’io ho dovuto conoscerla e imparare a odiarla prima di innamorarmene e anche questa è una cosa che non mi è mai accaduta, visto che di solito amo le mie protagoniste dal primo istante della loro creazione. Non mi rispecchio in lei, mi rispecchio però nel suo dolore. Forse il personaggio più simile a me, in questo mio romanzo, è Ambra.
  1. La tematica affrontata dal tuo libro è particolare: rumori sinistri, porte che si aprono da sole, aliti di vento tra i capelli… Come ti sei avvicinata a questo mondo che molti definiscono “di fantasia”? Che cosa ti affascina particolarmente?Ho sempre avuto un debole per il mondo del paranormale, soprattutto per quello dei fantasmi. Da buona agnostica sono scettica, però è un campo che mi affascina, mi attrae e mi fa anche una certa paura. La foglia di Ambra nasconde un dramma sociale ma non sarà l’unico mio libro a trattare del regno dell’Aldilà, anche se in forme e generi diversi.
  1. Una piccola curiosità: ho notato che nel romanzo, i tre personaggi femminili principali hanno nomi simili che cominciano tutti con la lettera A. Perché?Bravissima, in pochi lo notano! L’ho voluto fare per omaggiare le donne, che come avrai notato sono anche in maggioranza in questo romanzo rispetto agli uomini che compaiono. Le donne intese come flusso generazionale. La figlia, la madre, l’anziana (la nonna, un tempo madre piena di dolore, oggi fantasma di se stessa).
    Ho usato la stessa lettera per omaggiare la loro forza, la capacità di superare il dolore, il peso positivo che nonostante tutto hanno donne nel  quotidiano.
    E per dire che sia sbagliando sia nella perfezione, le donne sono una forza della natura inesauribile, anche nel dolore, anche nella resa.
    Ho creato così questo legame immaginario, usando proprio la prima lettera dell’alfabeto. Un filo tra loro, tra le donne della stessa generazione ancora vive, quelle passate oltre, tutte  unite dallo stesso dolore.
    È Alice la pedina fondamentale della storia, che si chiama così in omaggio – di nuovo, ma amo omaggiare! – di Alice nel paese delle meraviglie, favola che amavo da bambina.
    Amo Alice come se fosse mia figlia, anzi, me la sono immaginata proprio come mia figlia.
    Credo di aver legato con Alice più che con gli altri personaggi, e lo si può notare dal finale del romanzo.
  1. Leggendo la tua biografia, ho visto che hai una Laurea in Scienze dell’Educazione e che hai lavorato per diversi anni nel sociale. Come hai scoperto di amare il mondo della letteratura? E quando ti ci sei affacciata?Io scrivo da quando ero una ragazzina. Iniziai in prima superiore, su quadernoni, anche a scuola di nascosto durante le lezioni (Prof, se mi state leggendo ignorate quello che ho appena detto!). Quelle storie sono orribili e illeggibili eppure ancora le conservo. Da quel momento in poi non ho più smesso, soltanto che poi la mia vita è andata avanti, mi sono laureata e ho cominciato a lavorare. Soltanto quando sono diventata mamma, avendo quindi più tempo per restare in casa, ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada e mi sono buttata. È che forse è stata la scrittura a chiamarmi ancora una volta. E stavolta per sempre. Non c’è mai stato nulla che mi ha demoralizzata: né gli editori deludenti, né le umiliazioni o le invidie, sono sempre andata avanti principalmente per scrivere, perché pubblicare ed essere letta è importante solo a posteriori. Io devo scrivere, ne ho bisogno.
  1. “La Foglia di Ambra” è uno dei tanti libri che hai scritto… Oggi, hai altri romanzi in programma nella tua agenda personale? Se sì, puoi svelarci qualcosina?
    12314710_1006242832767436_3134948048125063479_oAl momento sto lavorando a due romanzi che ho in stesura da qualche settimana: uno Younh Aduld e una commedia romantica. Il mio modo di scrivere e i generi che scrivo sono cambiati nel corso del tempo, però non riesco a stare mai ferma e scrivo senza sosta (se sapessi quanti romanzi ho terminati e fermi nel PC, non mi crederesti!).
    Quindi scrivo come una matta, anche in attesa dell’uscita del mio romanzo Tradiscimi se hai coraggio! che dal mondo dei self ha spiccato il volo ed è stato acquistato da una grossa casa editrice italiana. Dovrebbe uscire durante l’estate ma di più al momento non sono a conoscenza.
    Attendendo questo traguardo che racchiude il sogno della mia vita, scrivo, perché solo scrivendo posso vivere altri sogni.
  1. Ultima domanda, forse un po’ scontata, ma muoio di curiosità: e tu, al surreale, ci credi? 🙂Sono agnostica, come dicevo prima. Quindi no, al momento non ci credo, anche se vorrei tanto farlo, essere sicura che ci sia altro, in questa o nelle altre vite. Diciamo che m’informo, m’interesso e studio tanto proprio per scoprirlo.
    Amo tutto ciò che stimola la mia fantasia, comunque, forse è per questo che il surreale e il paranormale m’attirano tanto.

 

Grazie di cuore per questa bellissima intervista e per la vostra professionalità e simpatia!
Un caro saluto a tutto lo staff e ai lettori.

Deborah

Edna 🙂

 

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