A tu per tu con: Fabio Girelli!

Ciao Notters 🙂
C’è una cosa che ancora non vi abbiamo raccontato ed è vero, è passato un po’ di tempo, ma l’importante è arrivare no?
Bene, finalmente ci siamo e possiamo raccontarvi che al Salone del Libro di Torino lo Staff di Notting Hill ha avuto il piacere di conoscere l’autore Fabio Girelli e di scambiare con lui una piacevole chiacchierata.

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Ma andiamo con ordine: chi è Fabio Girelli?

d3af4d_816e481897de41f9b37b923a032c6af2Fabio Girelli è nato a Biella nel 1980 ed è laureato in Lettere Moderne, con dottorato in Geografia Linguistica. Ha insegnato Italiano in Colombia, a Bogotà. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, un thriller, dal titolo “Tutto il villaggio lo saprà” (Lineadaria editore) che ha vinto il premio indetto dal quotidiano L’Unità Giallo Digitale come miglior giallo d’esordio. Nel 2013, sempre per Lineadaria, ha pubblicato il thriller Marmellata di Rose, vincitore del premio Microeditoria italiana, tradotto e pubblicato anche in Spagna. Nel 2014 è uscito il suo ultimo romanzo, per Golem edizioni, L’Autore.
È tra i fondatori del gruppo ToriNoir.

Adesso che avete inquadrato il nostro simpaticissimo interlocutore possiamo cominciare a dirvi cosa ci ha raccontato Fabio sulla sua carriera nel mondo dell’editoria.

Notting Hill: Raccontaci un po’, come è iniziata la tua carriera nel mondo editoriale?

Fabio: Sono entrato dalla porta di servizio, che qualche cameriere distratto aveva scordato aperta. Un po’ come tutti, insomma, perché la gran parte degli scrittori non può che ammirarlo dal di fuori, lo scintillante “Hotel dei Libri Pubblicati”. Intendo dire che per il mio primo romanzo sono partito con il self-publishing. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un editore locale (Lineadaria di Vincenzo Lerro) che ha scelto di credere nelle mie storie e ha trasformato i bit in pagine. Nel frattempo ho vinto un concorso piuttosto importante indetto da L’Unità e da lì è partito tutto. È stato in quel momento che ho cominciato a credere che, tutto sommato, qualcosa di buono potevo scriverlo. Il percorso è stato lungo e ha portato me e il vicequestore Castelli, il protagonista dei miei romanzi, fino sulla soglia di Piemme. Il mio prossimo romanzo infatti uscirà per loro e si intitolerà “Io sono il Drago”. Sarà un thriller, come sempre, che parlerà di esorcismi e sopravvissuti.

 Notting Hill: Come sei arrivato ad una casa editrice come Piemme? E come mai questo titolo, “Io sono il drago”?

Fabio: ci sono arrivato dopo aver percorso una strada lunga ma piacevole. Scrivo perché mi diverte farlo: è la cosa più bella che ci sia, insieme alla lettura. E lungo questo percorso sono accadute parecchie cose, alcune piacevoli e altre meno. Ho conosciuto persone, e tutte mi hanno insegnato qualcosa, alcune mi hanno aiutato a continuare a camminare. Penso ai miei primi editori, Lineadaria e Golem edizioni, alla mia editrice spagnola, Pilar, di SD Edicions, agli scrittori con cui ho fondato Torinoir, ai tanti lettori che mi hanno dato le loro impressioni. Poi, in mezzo a tutto questo, è accaduto, e pure in fretta, che il mio piccolo sogno si realizzasse, proprio grazie a un incontro. Ho conosciuto la mia agente Roberta Volpi che ha proposto il romanzo a Piemme. La risposta è arrivata rapidissima. Con mio grande stupore era pure positiva. Insomma, senza il suo aiuto non avrei fatto nulla, ma il senso è che per arrivare fino a lì non c’è una ricetta giusta. Ognuno ha la sua strada, ognuno incontra le persone che si merita.

Il titolo del romanzo deriva dal più famoso degli esorcismi, il “Vade retro Satana”, che recita proprio “Non sia il drago la mia guida”.

Notting Hill: Come mai hai scelto di questo genere? Nelle tue storie sono affrontati temi molto forti e, se vogliamo, particolari…

Fabio: Sono attirato dal mistero, dallo sconosciuto, da quello che, a volte impropriamente, si definisce esoterico: un termine che significa “nascosto, segreto”, nella sua accezione più vera. Ecco, forse, perché scrivo di questi argomenti e perché scrivo noir: indagare sui misteri delle cose può aiutare a far luce sul mistero più grande di tutti: noi stessi. Le indagini che porta avanti Castelli spesso scendono nel cuore degli uomini, per arrivare alla verità. (Esoterismo e la sua storia)

Notting Hill: Come è nata la struttura del profilo di questo personaggio che ti accompagna nelle tue storie, Andrea Castelli?

Fabio: Andrea Castelli è uno strano personaggio. Precario, confuso e bipolare, è tutto quello che non dovrebbe essere un rappresentate delle forze dell’ordine. Il suo cuore è in perenne conflitto tra l’ortodossia sociale e l’amore per una meravigliosa transessuale di Ipanema, mentre il suo cervello, spesso alla deriva tra le malinconie e le compulsioni della sua sindrome, gli regala guizzi intuitivi attraverso brandelli di poesie studiate ai tempi della scuola. Nonostante questa sua debolezza dichiarata e amata, o forse proprio grazie a essa, riesce a tenere a bada una squadra di agenti fuori dall’ordinario. Ormai ci sono molto affezionato, a volte mi capita di chiedermi “chissà cosa farebbe Castelli al posto mio”.

Notting Hill: Hai già idea di quando potremo leggere la nuova avventura di Andrea Castelli?

Fabio: la pubblicazione con Piemme è prevista per la prima metà del 2017 e, visto che c’è un po’ di tempo, consiglio a chi fosse curioso di leggere la terza indagine di Andrea Castelli di avventurarsi prima nella lettura di “Tutto il villaggio lo saprà” e “Marmellata di rose”, entrambi ambientati a Torino, che sono i due romanzi che introducono e permettono di conoscere il personaggio. Per caso, poi, per tutto il mese Marmellata di rose sarà in promozione su Amazon a 0,99euro. Il Kindle Store mi ha infatti contattato per farmi sapere che l’avevano selezionato per questo tipo di iniziativa.

Ville tristi

Villa Triste è il nome popolare di vari luoghi di tortura aperti dai nazifascisti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Le prime due che citate non sono Ville Tristi, mentre Villa Scheider sì. Sono diffuse in tutto il nord e anche a Roma. A Torino la villa triste era una caserma: Caserma Alessandro la Marmora, via Asti 22.
Tre case torinesi, simili seppur nelle loro diversità, tutte e tre liberty e tutte, per un motivo o per l’altro, ville maledette e con una faccia oscura apparentemente nascosta. La più celebre villa segnata da un alone di oscurità all’ombra della Mole è senza dubbio Villa Scott, ma che i più conoscono e ricordano come la «Villa del bambino urlante». Questo edificio che si ruzbqbtrova in corso Giovanni Lanza 57 fu immortalato da Dario Argento nel suo capolavoro «Profondo Rosso» e si staglia ancora oggi nel precollina con il suo aspetto lugubre e floreale al tempo stesso. La villa in questione, all’epoca residenza delle Suore della Redenzione, è divenuta nel tempo meta per cinefili e spauracchio per i più e meno giovani che dal ’75 in poi hanno visto uno dei migliori horror noir di sempre, ambientato non solo al suo esterno, ma persino nelle sue stanze, con tanto di arredi originali; una scelta registica che difficilmente poteva essere più azzeccata. Un palazzo torinese che ha unito dicerie a una storia di morte è «Palazzo della Vittoria», ubicato in corso Francia 23. Molti lo notano per lo stile liberty che sposa reminescenze medievali e per i suoi dragoni rampanti che ornano il portone d’ingresso. L’aspetto lugubre già dal 1920 aveva impressionato i torinesi che avevano attribuito persino significati esoterici all’edificio. L’aspetto di cronaca che fece da sfondo alla costruzione del palazzo cela tuttavia la storia più interessante. Giovanni Battista Carrera, l’architetto che lo progettò, non riuscì a terminarlo a causa della sua improvvisa ed inspiegabile morte. Dopo qualche mese anche il committente dell’edificio si suicidò, quasi a confermare la presenza di un alone oscuro. La maledizione delle case liberty insomma: una storia oscura che per uno scherzo del destino accomuna numerosi edifici a Torino, tutti con lo stesso stile e tutti dello stesso periodo. Un altro segreto della faccia nascosta di questa città. A Biella, luogo di sevizie e torture, fu Villa Schneider, un’elegante palazzina in stile liberty requisita dalle SS dopo l’armistizio di Cassibile ed usata come quartier generale della polizia politica in funzione repressiva dei movimenti partigiani ostili alla Repubblica Sociale Italiana.

Notting Hill: Come nascono le tue storie? Qual è il modus operandi?

Fabio: Innanzitutto i personaggi. I personaggi nascono da un’idea che deve essere originale e accattivante. Dopodiché mi concentro sulla trama (in senso cronologico), sotto-trame e nella costruzione dell’intreccio. Una volta creata questa “scaletta strutturale” comincio a scrivere effettivamente il romanzo e posso concentrarmi sullo stile, che reputo fondamentale.

Notting Hill: Oggi ci troviamo in una fase dell’editoria in cui tutti pubblicano tutto. Le trame sono tutte simili e c’è la tendenza, soprattutto nel romance a scrivere storie molto simili tra loro che hanno poco carattere. Secondo noi manca un po’ il carattere distintivo. Se però nel romance ci sono tre/quattro punti di riferimento che funzionano quasi sempre, nel genere horror/mistery però è importante conquistare l’attenzione del lettore e farlo appassionare alla storia. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Fabio: Sono d’accordo. Spesso leggo libri, magari pregevoli per trama e contenuto, a cui però manca l’anima: non si sente la voce dell’autore, sono storie anonime. Questo è un peccato. Io leggo perché voglio vivere qualcosa che nella realtà non potrò mai provare, perché voglio conoscere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro. Mi servono, quegli occhi, mi serve un cervello e un cuore, non solo una penna. Poi il resto è funzionale, perché in fondo leggiamo anche per divertirci. E quindi la trama deve essere intrigante, deve venirti voglia di girare la pagina, di sapere il destino dei personaggi, di conoscere la loro vita, di scoprire tutti i misteri disseminati nella storia. Ci deve essere ritmo e riflessione allo stesso tempo.

Notting Hill: Ci sono libri ai quali sei particolarmente affezionato o che ti hanno aiutato nella tua carriera di scrittore?

Fabio: Dai classici ai fumetti io leggo di tutto. Ma ci sono opere che superano in grandezza anche il fatto di essere libri: sono altro, sono monumenti a cui ispirarsi non solo per scrivere, ma soprattutto per vivere. I miei due punti di riferimento in questo senso sono Anna Karenina e Lo straniero. Solo a citarne i titoli mi viene la pelle d’oca.

Notting Hill: Se ti chiedessi di descrivere con una parola il tuo percorso di autore, quale sceglieresti?

Fabio: Se penso alla mia carriera mi sembra ieri che ero qui al Salone del libro a distribuire i volantini per promuovermi e oggi invece sto lavorando con Piemme. È il raggiungimento di un grande traguardo oltre che la realizzazione di un sogno. Mi hai chiesto un aggettivo e ho fatto un tema quindi tirando le somme direi: avventuroso!

Notting Hill: Cosa ti aspetti per il futuro? Se dovessi pensare ad un nuovo obiettivo da raggiungere…

Fabio: Intanto non vedo l’ora di avere tra le mani il libro nuovo, e poi vorrei solo poter continuare a scrivere tutte le storie che ho in mente.

Notting Hill: Ok Fabio, grazie per la tua infinita pazienza, per il tempo che ci hai dedicato e per esserti prestato a rispondere alle nostre domande… Adesso giuriamo che ti lasciamo andare ma visto che “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, ci lasci un autografo? 

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I libri di Fabio Girelli:


Adesso, come nei migliori libri, è arrivato il momento dei ringraziamenti quindi GRAZIE a Fabio Girelli per la professionalità, simpatia e disponibilità dimostrata.
GRAZIE a Roberta Volpi per averci dato questa grandissima opportunità e infine GRAZIE a voi tutti, che ci seguite con dedizione e ci state dando la possibilità di puntare sempre più in alto.

Naty&Julie ❤

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A tu per tu con: Claudia Piano!

Ciao Claudia,

è un piacere averti qui con noi e ne approfitto per farti nuovamente i complimenti per la tua bellissima storia.
Comincio subito a farti qualche domanda e spero di rubarti meno tempo possibile! 🙂

Grazie dei complimenti! Sono moldo felice di rispondere alle vostre domande…

  1. Armonia è un mondo incantato, dove la musica è magia. Da dove nasce questa storia?

    Nasce dall’unione delle mie più grandi passioni: la musica e la lettura, o meglio, la fantasia. Fin da bambina ho sempre amato inventare storie e mondi… Ad Armonia c’è tutto ciò che amo: la musica, gli animali, la natura, lo sport e… l’armonia!

  1. Ho letto che insegni musica alle scuole elementari… le melodie 1dpresenti nel libro le hai composte tu? Leggendo questo libro ho rivalutato la mia esperienza con il flauto, tra le pagine traspariva così tanta magia che ne sono rimasta incantata 😉

    Sì, le melodie le ho scritte io. Lo studio della musica è molto importante sia per i bambini che per gli adulti, la musica ha un canale speciale che penetra direttmente nell’anima… In realtà la musica “incanta”, non a caso si parla di “canti” (la radice è la stessa!)

  2. Giulia ha solo quattordici anni ma sembra molto più matura della sua età, una ragazza determinata, impulsiva, coraggiosa e leale, alla ricerca di se stessa. Mi è piaciuta quando ha deciso di combattere le ingiustizie 😉
    Cosa ci puoi svelare su di lei? È un personaggio venuto naturalmente o ci hai messo molto del tuo?

    Per dare vita a Giulia ho fatto una regressione termporale e sono tornata ad avere quattordici anni e all’epoca ero già matura come lei, forse un po’ meno coraggiosa, ma… Se avessi avuto un “Pietro” accanto a me, forse lo sarei stata…

  1. Anche Pietro è un personaggio molto interessante. Forte, divertente, un faro nel buio, un’ancora per la sua Giulia. Cosa ci dici su di lui?

    Da dove sia uscito Pietro di presciso non lo so… Non è qualcuno di reale, forse è l’insieme di più persone che ho conosciuto… In realtà ho immaginato qualcuno che potesse stare accanto a Giulia e non è stato facile, perché lei è indipendente, rigida e molto testona… Ci voleva qualcuno di molto speciale che riuscisse a fare breccia nel suo cuore, a starle accanto prima di tutto come amico…

  1. Gli animusi…sono semplicemente incantevoli. La mia preferita è Persi, non è né un drago né un serpente né un mostro marino come Nessi..è un serpesce che diventa protagonista della storia. Da dove nasce l’idea di questi esseri così meravigliosi e unici?
    Né aquila né lupo ma aquilalupo.
    Né gatto né gufo ma gatufo.
    Né topo né gallo ma topogallo.
    Esseri magici, unici, speciali, mi sono divertita a immaginarli (e non è stato semplice 😉 )

    Sono sempre stata affascinata dalla mitologia, volevo creare qualcusa di unico e magico… Diverso dai soliti unicorni e draghi, ma molto simile… La cosa che adoro in loro è il modo di comunicare mentalmente… Persi è il mio grande amore, ma anche Furia, l’aquilupo e il piccolo Ciccio!
    No, non è facile immaginarli, io non sono brava a disegnare, altrimenti li avrei già ritratti… In realtà covo la speranza che qualche lettore, con la mano magica, un giorno mi mandi dei disegni che li raffigurino.

  1. La musica è un altro protagonista indiscusso della storia. Quanto è importante per te? E come riesci a conciliare lavoro, famiglia e scrittura? Ho letto che pratichi anche il Tai Chi…

    La musica oltre ad una passio è attualmente il mio principale lavoro e ovviamnete la mia famiglia ha la precedenza su tutto (ma solo per le cose urgenti!) I figli stanno crescendo e molto spesso cerco di coinvolgerli nelle mie passioni…
    Il Tai Chi è diventato uno stile di vita ed è forse quello che mi aiuta a vivere “qui e adesso” ogni cosa che sto facendo, soprattutto ad assaporarne ogni momento.
    La scrittura è un’esigenza, quando qualcosa mi ronza in testa, ho bisogno di scriverla… E cerco ogni minuto libero per farlo…
    Come riesco a fare tutto? Non lo so… Sicuramente a volte faccio dei gran pasticci e magari mi dimentico qualcosa… Non posso, però, a rinunciare a nulla…

  1. Parliamo delle cover originali: semplicemente stupende. Le hai create tu?

    Sì sono foto mie. Il mio flatuo, lo spartito e la magia… Volevo un’immagine creata da me… Rappresentano i simboli della storia. La rosa di un colore diverso per ogni libro e sono i colori che troviamo nel ghirigoro iniziale…
    Sono molto soddisfatta, ma poi mi sono resa conto che forse non hanno attirato il pubblico più giovane a cui erano indirizzati i romanzi… Così adesso ho provato a farmi fare una cover nuova, ma solo per l’ebook, perché alle mie sono molto affezionata!

  1. Hai partecipato ad alcuni concorsi letterari nazionali… cosa ci puoi dire di questa esperienza? Com’è il tuo rapporto con i lettori? Ho visitato il tuo sito ed è stato come entrare in un altro mondo. Lo curi tu da sola?

    L’ultimo concorso a cui ho partecipato con La Melodia Sibilante è stato “Sanremowriters 2015” in cui sono arrivata tra i 19 finalisti… Sono andata a Sanremo a ritirare il premio e ho rilasciato autografi e un’intervista… È stato molto emozionante! Tutto è documentato sul mio sito!
    Il sito lo gestisco io e mi diverto un mondo a farlo… Ho pensato che fosse importante  dare ai lettori un punto di riferimento accessibile anche a chi non appartenga al mondo di Facebook.
    Ci sono le notizie più importanti, le trame, le recensioni…

  1. Progetti per il futuro? Altre storie in cantiere o nel cassetto? Io ho adorato il primo capitolo di Armonia e non vedo l’ora di scoprire le altre storie. Ci vedrei molto bene un fumetto, o ancora meglio sarebbe un cartone animato, anche come quelli giapponesi!

    Che bello sarebbe un cartone di Armonia!!
    Sì, progetti molti. Ho già pronto l’ultimo capitolo della storia di Filippo e Diana che uscità per giugno. A Natale ci sarà una sorpresa, per chi ha già terminato la Saga….
    Attualmente sto lavorando a tre romanzi al di fuori di Armonia: Un urban fantasy ambientato a Genova, uno di fantascienza, su Titano, la luna di Satuno e una storia d’amore ambientata ad Alassio…
    Ho voglia di sperimentare cose nuove, ma tornerò di sicuro nel mondo della Muscomagia, infatti  ho in mente di scrivere la storia di Gemma e Rodolfo, i nonni di Giulia e anche quella dei figli di Giulia..

Grazie per esser stata qui con noi e per la bellissima, emozionante, magica storia che hai raccontato 🙂

Grazie per avermi invitata e avere chiacchierato con me, sono molto felice di aver aperto al mondo reale le porte di Armonia!! Un abbraccio a tutti!! Claudia : )

Serenella 🙂

A tu per tu con: Cristina Vitagliano!

Ciao Cristina 🙂
Grazie per la tua disponibilità, ne approfitto per farti i complimenti.
Mi sono piaciuti veramente tanto i tuoi racconti 😉

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  1. Da dove nasce l’idea di scrivere questi racconti? E come mai hai scelto come protagonisti i sette peccati capitali?

    Innanzitutto vorrei ringraziare il team di Notting Hill Books per avermi dato questa possibilità! Per quanto riguarda il mio libro, posso dire che l’idea dei racconti fiabeschi del macabro e dell’assurdo si è sviluppata in più fasi. L’input iniziale è arrivato circa due anni e mezzo fa, mentre preparavo un esame di letteratura tedesca. Leggendo uno dei libri di testo, mi sono imbattuta nei fratelli Grimm e nelle loro Fiabe del Focolare. Le loro vicende mi incuriosirono molto e così decisi di fare qualche ricerca a riguardo e scoprii cose che mi colpirono tantissimo. Scoprii, per esempio, che alle sorellastre di Cenerentola vengono cavati gli occhi da due colombe. Molto diverso dalla favola che siamo abituati a vedere nel cartone animato! E non solo.. scoprii storie di cannibalismo, amputazioni, superstizione e cultura medievale, tramandata per generazioni fino a giungere ai fratelli Grimm, i quali proposero un’iniziale versione di queste storie popolari che rispettava fedelmente personaggi e trame ma poi, spinti dalle proteste e dalla richiesta di adattare queste fiabe anche a un pubblico più giovane, le privarono delle loro particolarità più macabre, un processo di privazione che è poi ha avuto un climax con i film d’animazione. Non so dire esattamente perché, ma scoprire tutto ciò mi fece venire voglia di immergermi in quelle atmosfere macabre che erano state eliminate, e riportarle alla luce. Decisi così di inventarmi delle fiabe macabre a cui, successivamente, ho aggiunto il filo conduttore dei peccati capitali.

  2. C’è un racconto a cui sei particolarmente legata?

    Il racconto a cui sono più legata è senza dubbio “Arturo sulla Luna”, che considero la mia opera migliore e che, inoltre, è stata la più apprezzata in assoluto anche tra i lettori. Anche se… devo dire che ho ricevuto qualche critica per il finale! Alcune persone lo desideravano un po’ più allegro, ma per quanto mi riguarda, non sarebbe mai potuto essere diverso da come è stato scritto.

  3. In ogni tuo racconto non c’è assoluzione, i peccati vanno capiti perché umani ma non giustificati, come nelle fiabe originali dei fratelli Grimm o come nella visione dantesca dell’inferno. Ci spiegheresti il perché della tua scelta? Io l’ho trovata appropriata: sono racconti cupi e grotteschi ma “belli”.

    Il messaggio che penso debba trasparire dai miei racconti fiabeschi non riguarda né il giudizio, né la pena, né l’assoluzione. Il punto su cui si dovrebbe riflettere non è tanto il finale, a mio parere, ma il modo in cui questi peccati, chiaramente portati all’esasperazione ed esagerati in tutto, finiscono per logorare coloro che li posseggono. Ovviamente, come dice il titolo, questi racconti sono “assurdi” e come tali vanno presi, in tutto il loro essere grotteschi.
  4. Il racconto che mi ha colpito maggiormente è stato quello sull’invidia. Sono rimasta affascinata (e impressionata) dalla figura di Amore, lontano anni luce da quello a cui siamo abituati. Come mai?

    La figura di Amore nasce dal profondo della mia immaginazione; non è ispirato ad altri personaggi ed è il frutto del mio desiderio, con questo libro, di andare totalmente fuori dagli schemi e dall’immagine che potremmo tutti noi avere di Amore come una specie di Cupido con ali e guance rose, che scocca frecce sugli uomini. Il mio Amore è un pittore, un artista che adora fumare il sigaro e che, non potendo di persona conoscere le emozioni e i sentimenti, preferisce crogiolarsi nella sua perversione verso i cuori infranti. Costringe le bambole di pezza, le sue messaggere d’amore, a rubarli e a portarglieli e una volta che li ha sotto mano, li studia, li dipinge e se ne ossessiona perché non riesce a capire come facciano a distruggersi. Tutta la sua esistenza si concentra esclusivamente su quei cuori, causando un bel po’ di danni nel “mondo sublunare”.

  5. Ci potresti rivelare una curiosità per ogni racconto?

    Proverò a fare una piccola lista.

  • “Arturo sulla Luna”: quando ho scritto questa fiaba, avevo da poco visto il film “Il giovane favoloso” in cui un bravissimo Elio Germano interpretava Leopardi. La sua interpretazione, non solo dal punto di vista della recitazione in generale ma, nello specifico, nelle sue espressioni visive, mi aveva colpito così tanto che non potei fare a meno di immaginarmi il personaggio di Arturo, esattamente con il volto di Elio Germano.
  • Tebì: Tebì è una fiaba molto importante per me, perché in questa, e solo in questa, ho introdotto una tipologia di personaggio che sapevo prima o poi di dover inserire, ma che allo stesso tempo mi spaventava un po’, per la paura di non riuscire a produrre qualcosa di veramente originale: il mostro.
  • “La Regina Bianca”: una curiosità su questa fiaba riguarda il personaggio di Oswold Gringol, che creai mentre guardavo un documentario sulla storia inglese. Si parlava di un uomo che tradì il suo popolo pur di ottenere dell’oro dai rivali e che, proprio per la sua cieca avidità, alla fine fu ucciso proprio da coloro che aveva slealmente servito, che gli riservarono un trattamento a dir poco atroce, uccidendolo con dell’oro fuso in gola. Fa molto “Game of Thrones”, no?
  • “Amantide”: è stata la prima fiaba che ho scritto, quella da cui è partita l’idea dei peccati capitali, quindi le sono particolarmente affezionata. Una particolarità di questo racconto è che il personaggio di Amantide, nella mia mente, doveva rappresentare l’emblema della non accettazione di sé stessi e dell’ossessione per la bellezza, un’ossessiona che infatti porta Amantide a compiere una serie di azioni terribili al solo scopo, non di farsi amare, ma di sentirsi più bella.
  • “La strana sorte di Ortica Gloom”: questa fiaba è una delle mie preferite in assoluto! Uno dei motivi di ciò, è che la scena finale della fiaba, quella in cui gli scoiattoli, sotto uso di stupefacenti, compiono azioni a dir poco bizzarre per tutta la fabbrica, è voluta essere un omaggio a un racconto di Edgar Allan Poe, su cui ho anche scritto la tesi di laurea, il cui titolo è “The System of Doctor Tarr and Professor Fether”.
  • “Il funambolo pigro”: “Il funambolo pigro” è una fiaba sulla malinconia, sull’amore che non è quello “da fiaba” tra principe e principessa, ma è l’amore di un bambino per quella che considera sua madre. È una fiaba che sfiora, in modo molto velato e naturalmente fiabesco, molte tematiche diverse: dall’abbandono, alla violenza sugli animali, alla violenza sulle donne. Proprio per tutti questi motivi, avevo paura che “Il funambolo pigro” non venisse molto apprezzato, invece, sorprendentemente, è stato il più amato dai lettori dopo “Arturo sulla Luna”.
  • “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”: un’altra fiaba che per me è molto, molto importante. Scriverla, è stata come scoperchiare un vaso di pandora, che mi ha aperto moltissime possibilità, possibilità che spero i lettori possano scoprire presto.
  1. Un altro racconto che mi ha lasciato senza parole è la storia di Ortica Gloom, penso uno dei più macabri. Una scelta che lascia molto pensare. È stato immediato scriverli o hai impiegato molto tempo?

    La scrittura dei racconti fiabeschi ha impiegato molto tempo, più di anno, perché li ho scritti mentre frequentavo l’università e scrivevo la tesi, dunque ho dovuto metterli da parte più volte per concentrarmi sullo studio.

  2.  Dal momento che hai scelto di scrivere racconti fiabeschi…hai mai pensato di trasformarli in un libro illustrato? Secondo me verrebbe molto bene (ovviamente come scrivi tu destinato a adulti curiosi o bambini consapevoli).
    Hai mai organizzato qualche serata in libreria o biblioteca? Io ci verrei subito 😉

    Certamente, come hai detto tu, il collegamento tra fiaba (anche se macabra) e libro illustrato è abbastanza automatico e per quanto mi riguarda, dire che mi piacerebbe è riduttivo. Sarebbe davvero un sogno ma purtroppo non dipende da me. Ora come ora, spero davvero di poter avere il mio libro anche in versione cartacea, cosa che ci porta alla seconda domanda. Non ho mai fatto serate in libreria o in biblioteca proprio perché il mio libro, per ora, è solo un ebook. Spero di poterle fare presto!

  3. Qual è stata la prima fiaba che ti hanno raccontato? E quella a cui sei maggiormente legata?

    Non sono fiabe, ma da piccola adoravo Peter Pan e Nightmare Before Christmas.

  4. Come ti sei avvicinata al mondo della scrittura? Hai partecipato a qualche concorso? Se sì, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?

    Al mondo della scrittura mi sono avvicinata fin da piccola e devo dire che, tra alti e bassi, ho sempre scritto tanto, spaziando tra vari generi. Ho esplorato il mondo dei racconti d’amore, della saggistica letteraria, della poesia e, infine, sono tornata al fantastico. Durante tutte le mie esplorazioni, ho partecipato per due volte al concorso letterario “Amici senza Confini” e, curiosamente, mi sono classificata sesta entrambe le volte. È stata una bellissima esperienza perché, per la prima volta, ho potuto confrontarmi con altri scrittori e vedere le reazioni di un pubblico a ciò che avevo scritto.

  5. Progetti per il futuro?

    Il mio progetto per il futuro è il libro che sto scrivendo. Si tratta di un romanzo di genere fantasy che, partirà proprio dall’ultima fiaba del mio libro, ovvero da “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”, è questo è anche il motivo per cui questo racconto è stato messo come ultimo nei racconti fiabeschi.

Grazie ancora per la tua preziosa collaborazione!
Serenella 🙂

A tu per tu con: Chiara Mineo!

Ehi Notters!
Dopo aver letto il libro che tanto mi è rimasto nel cuore, “A time for love” di Chiara Mineo, ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con questa bravissima e talentuosa scrittrice.
Venite a scoprire un po’ di più di lei e del suo romanzo! 😉

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1. Chiara, la storia che racconti attraverso il tuo libro è formidabile, davvero intensa; ci puoi raccontare come l’hai pensata inizialmente e come si è poi evoluta? Da cosa o da chi nasce “A time for love”?
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Ho sempre desiderato scrivere un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale. All’età di sedici anni avevo già realizzato una bozza della trama, ma con un pizzico di fantasy. Ero troppo giovane e inesperta per realizzare un romanzo con un tema tanto importante. Dopo aver letto “Il Cavaliere d’inverno”, che ho amato con tutto il cuore, ho capito come potevo incastrare la storia d’amore con la seconda guerra mondiale. Da qui credo sia nato “A Time for Love”.

2. La letteratura che tratta il tema della guerra, del nazismo e dei campi di concentramento è davvero vasta, eppure il tuo libro non l’ha mai reso banale. Perché hai scelto di far spiccare proprio la storia d’amore tra Helen e Ethan, in mezzo a quel mondo di orrori?

Desideravo scrivere una vera storia d’amore, una storia senza limiti, tormentata e struggente. Qualcosa che restasse nel cuore dei lettori. Io vado pazza per le storie d’amore ambientate durante la seconda guerra mondiale. Non potevo non creare Helen ed Ethan. Ho fatto in modo che nonostante gli orrori generati dal nazismo brillasse una piccola speranza. Spero di esserci veramente riuscita.

3. Il personaggio di Helen è veramente interessante: forte ma al contempo fragile, tenace, combattiva, ma sempre triste e rare volte felice. È un’eroina, senza ombra di dubbio! A cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?

Helen è un personaggio molto particolare, un po’ contrastante. Dimentica la sua infanzia per combattere gli errori del campo che la portano a chiudersi in se stessa e a diffidare degli altri, soprattutto di chi ha distrutto la sua vita. In quasi tutte le mie protagoniste tendo a lasciare una parte di me, quindi possiamo affermare che Helen è confusa come l’autrice che l’ha ideata. A parte gli scherzi, ho cercato di conferirle sentimenti che io stessa avrei provato trovandomi nella sua situazione. Per quanto riguarda l’aspetto fisico non mi sono ispirata a qualcuno in particolare ma se dovessi darle un volto quello sarebbe di Adelaide Kane.

4. Ethan è… Uomo, semplicemente. Impossibile non innamorarsene. Lui, invece, com’è nato?

Ethan è Ethan. Rappresenta l’ideale di uomo. Ogni donna cerca in un protagonista il suo ideale, io non faccio eccezione alla regola. Trovandoci in tempi differenti ho dovuto creare un uomo che rispecchi la lealtà, la passione e il coraggio, caratteristiche fondamentali per un soldato. Fisicamente parlando lo assocerei a Liam Hemsworth.

5. Molti sono i personaggi che fanno parte di questa incredibile storia; qual’e quello che hai amato di più e quale, invece, quello che hai odiato di più? Perché?

Il personaggio che ho amato è senza dubbio Helen. Per me lei rappresenta la fuga, il desiderio di evacuare da una vita soffocante ma la paura di spiccare il volo. Il personaggio che ho odiato è Richter… beh, lui è solo un bastardo, il personaggio che tende a distruggere la storia e che tutti vorrebbero cancellare, ma senza un nemico non ci sarebbe nessuna storia.

6. Parliamo un po di te… Come mai hai deciso di scrivere un libro ambientato proprio nella seconda guerra mondiale? Cosa ti affascina di questo periodo storico?

Quando si parla di seconda guerra mondiale tutti tendiamo a immaginare gli orrori che ha causato: il nazismo, il fascismo, il comunismo, le persone che purtroppo sono cadute in battaglia… ma non pensiamo mai a chi, in mezzo al popolo, ha lottato per sopravvivere, a quegli amori divisi e distrutti dalla guerra. Con il mio libro ho voluto dare una speranza a chi ha lottato per il proprio amore durante la seconda guerra mondiale, senza tralasciare ciò che la guerra ha realmente causato.

7. Come nasce il tuo amore per la scrittura e cosa ne pensi del mondo del Self-Publishing?

Ho iniziato a scrivere all’età di quindi anni per nascondermi dal mondo e dal dolore che stavo vivendo in quel periodo. Scrivere ha rappresentato la mia salvezza, un modo per sfogarmi, lasciando nel foglio bianco ciò che sentivo. Adoro il Self-Publishing, ho scoperto un nuovo mondo. Ho la possibilità di gestire tutto in piena libertà, senza privarmi di qualcosa, soprattutto per quanto riguarda i prezzi perché a mio parere bisogna dare a tutti la possibilità di leggere.

8. Hai un sogno nel cassetto che riguarda proprio il mondo della letteratura? Se sì, quale in particolare?

Ho due sogni. Primo e super importante, realizzare una libreria in stile “La Bella e la Bestia”. Compro sempre solo cartacei con la speranza di lasciare, un giorno, ai miei figli un ricco patrimonio letterario (se i miei figli non ameranno leggere sarà un duro colpo). Il secondo sogno racchiude una piccola speranza, una luce che tengo sempre accesa ma cui non oso mai completamente appoggiarmi per timore di rimanere delusa: mi piacerebbe che i personaggi di A Time for Love prendessero vita in un bel film, poter sentire le voci di ogni personaggio. Sarebbe stupendo

9. Una curiosità: è da quando ho finito di leggere il libro che mi chiedo “ma come sarà finita tra Helen e Ethan? Sarà tornato tutto come prima tra loro?”. Nella tua mente, è mai continuata la loro storia? Se sì, come te la immagini?

Inizialmente contavo di scrivere un finale completamente diverso. Almeno una volta nella vita volevo scrivere un finale che lasciasse un segno e quindi niente lieto fine, ma poi penso che nella realtà c’è abbastanza tristezza per concludere un romanzo con le lacrime. Il romanzo inizia con Marco/Ethan che promette a Elena/Helen che un giorno l’avrebbe portata in giro per Roma a bordo di una moto. Mi piace immaginare loro due che girano intorno al Colosseo a bordo di questa moto, con il vento che fruscia tra i capelli, la gioia nel viso e Speranza insieme a loro.

10. Ultima domanda Chiara: quando avremo l’onore di poter leggere qualcos’altro di tuo? Puoi anticiparci qualcosa? 😉

Non so se scriverò ancora qualcosa. Dico sempre di no, ma poi sorprendo me stessa. Ho iniziato scrivendo molti fantasy, A time for Love rappresenta per me l’età adulta, pieno di scene che un tempo non avrei mai pensato di scrivere. Due mesi fa ho pubblicato il mio ultimo romanzo “A Cuore Aperto”, un New Adult semplice, una di quelle storie che leggi per rilassarti, ma mi rendo conto che dopo “A Time for Love” i lettori si aspettano da me qualcosa di altrettanto impegnativo. Non sono pronta per scrivere qualcosa di così forte, è già stato abbastanza difficile scrivere A Time for Love. Se proprio dovessi scrivere qualcosa mi piacerebbe tornare nel mondo del fantasy.

Edna: Ancora un immenso grazie a Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Chiara: Grazie mille a tutti voi che mi avete dato questa opportunità. È sempre un piacere chiacchierare con voi!

Edna 🙂

 

 

 

A tu per tu con: Paola Picasso!

Buongiorno Notters!
Dopo avermi deliziata con la lettura dello straordinario libro “Un battito d’ali”, ho avuto l’onore di scambiare qualche parola con PaolaPicasso, un’autrice che mi è rimasta nel cuore per la sua eleganza e la sua capacità di trasmettere emozioni scrivendo.
Volete conoscere  anche voi i “segreti” di Paola?
Beh, leggere qui! 😉

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1. Paola, il tuo libro affronta una tematica molto intima, che da un lato incuriosisce ma dall’altro, spesso, fa paura. Personalmente è la prima volta che mi imbatto in una lettura come questa. Com’è nata questa storia?

imgresR: Questa storia è nata dalla realtà. Quante volte i giornali e la televisione ci hanno raccontato di donne irreprensibili che davanti alla responsabilità di allevare un figlio si sentono incapaci, inadeguate e cadono in quella che è nota come la depressione post partum? Sono angosciate, ma spesso non lo manifestano per vergogna e le più fragili arrivano a sopprimere il loro bambino per eliminare la causa della loro sofferenza e/o, perché convinte di evitare loro un a vita difficile. Ho sempre provato molta pena per loro. Ho due figli e con il primo ho passato momenti difficili, temendo chissà quali disgrazie che non sarei stata in grado di evitare. Mettere al mondo un figlio richiede consapevolezza, coraggio e forza, molta forza morale.

2. Tutta la storia, se ben complicata ed estraneamente triste, è scritta con grande delicatezza. Hai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso di scrittura del libro? Se sì, quali?

R: Non avendo studiato psicologia, ho seguito l’istinto. Lo psicologo che riesce ad aiutare Alessadra è un po’ fuori dalle righe, ma è intelligente e sensibile. Ricordo che feci leggere il dattiloscritto a una psicologa e ricevetti il suo benestare.

3. Ho apprezzato molto che dietro ai “perché” del presente, tutto fosse poi spiegato attraverso flashback del passato.
Come mai hai deciso di impostare così il racconto?

R: Difficile dirlo. Avevo in mente il personaggio e la storia e quando ho cominciato a scriverla è stata la mia mente a dettarmi come procedere. Molto raramente faccio dei calcoli e se succede, spesso li sbaglio.

4. La storia di Alessandra è veramente molto toccante; ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno per costruirla, oppure è nato tutto dalla tua penna?

R: Alessandra è una creatura inventata di sana pianta anche se purtroppo il suo percorso è comune a molte. Mi sono immedesimata nella protagonista e le ho dato i miei pensieri, il mio dolore come se fossi stata al suo posto in una situazione analoga.

5. È interessante che nella storia molto spazio venga dato ad Ale, la voce interiore di Alessandra. Perché hai deciso di far risaltare in particolar modo questo aspetto della depressione di Alessandra?

R: Non so risponderti. Io scrivo quello che la testa mi detta. Istintivamente ho capito che spiegare la duplice natura di una persona sarebbe stato noioso. Meglio farla risaltare attraverso lo scontro con se stessa, un alter lego che fa parte di lei.

6. Il marito, la mamma e lo psicologo di Alessandra sono tre figure fondamentali sia nel racconto che nel percorso della protagonista; a tutti e tre è riservato il giusto spazio nel racconto. Cosa puoi dirci di più di questi personaggi?

R: Quei personaggi erano essenziali. La storia era già abbastanza drammatica e se Sandra non fosse stata circondata da gente che l’amava profondamente, sarebbe precipitata nell’abisso. Inoltre una mamma dolente e amorevole e soprattutto un marito devoto fino all’impossibile, saranno rari ma non impossibili da trovare. Onore all’amore e alla generosità.

7. C’è qualcuno tra tutti i personaggi della tua storia a cui sei sentita istintivamente più legata nel momento stesso in cui l’hai creato?

R: Indubbiamente Alessandra. Era lei che richiedeva la mia massima attenzione.

8. Oltre a scrivere libri, fai parte dello staff di Pink Magazine, la rivista bimestrale dedicata agli amanti della scrittura e della letteratura. Come concili questa attività con la scrittura? Cosa ti ha spinto ad entrare a far parte del team?

R: Esplorare le mie capacità, mi ha sempre stimolata. In questo caso poi, non uscivo dal mio ambito e amavo le colleghe, perciò stare tra loro mi fa molto piacere.. L’ebbrezza che dona la creatività è impagabile e, a parte questo, io sono una scrittrice compulsiva e ho alle mie spalle una mole di lavoro che mi meraviglia sempre. Mi riesce impossibile rifiutare una proposta, o una sfida.

9. Ti piacerebbe, un giorno, scrivere una storia di un genere diverso dalla narrativa? Se sì, quale? 

R: Non so se i miei lavori si possano considerare fuori dalla narrativa. Ho cominciato a scrivere dei libri per bambini che sono stati come letture nelle classi elementari per anni. Ho seguitato con romanzi per le adolescenti e poi centinaia di libri rosa, molti romance storici, racconti a non finire, traduzioni e per appagare una mia esigenza personale, romanzi attuali, quelli che considero veri e liberi.

10. Ultima domanda: ho letto che è appena stato pubblicato un altro tuo libro: “Il silenzio di Luca” e noi di Notting Hill siamo molto curiose! 🙂
Puoi raccontarci qualcosa a proposito?

R: La storia di Luca era dentro di me da anni. Poi quel bambino ha cominciato a gridare che voleva nascere e l’ho accontentato. E’ una storia attuale, molto vera, che evidenzia i disagi delle famiglie moderne con i genitori impegnati nei loro lavori e i bambini che soffrono perché sono amati male.

Grazie ancora una volta a Paola per il preziosissimo tempo che ha dedicato al nostro blog.

A presto,
Edna 🙂

A tu per tu con: Erika Baima!

Ciao Notters!
Oggi la nostra Serenella è in compagnia di Erika Baima, autrice di “Segreti” che Notting Hill Books ha avuto il piacere di ospitare nella sua vetrina!
Seguiteci per saperne di più! 🙂

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Grazie, Erika, è un piacere averti qui con noi 😉

1) Segreti è il tuo primo libro? Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce da quand’ero bambina, mi divertivo a comporre delle piccole poesie all’interno dei miei “diari segreti”.

2) Alessia è una giovane donna segnata da una profonda ferita. Sola, abbandonata, confusa smarrita, ma anche molto forte e coraggiosa, che rinasce grazie all’amore. Quanto di te c’è in lei?

Ad Alessia mi accomuna la forza e il coraggio e soprattutto la voglia di ricominciare quando qualcosa non mi fa più stare bene, anche se ci metto un po’ nel farlo. La forza spesso può sembrare che non ce l’ho come il coraggio, ma in realtà so di averli tutti e due solo che li tiro fuori nei momenti opportuni; dovrei probabilmente tirarli fuori più spesso.

3) Luca è un uomo forte e fragile al tempo stesso. Tormentato, anzi perseguitato da un oscuro passato. Credo sia la prima storia dove la vittima…è un uomo, una scelta che apre a molte riflessioni. Come ce la spieghi? Da dove nasce questa storia?

In realtà è nata così per caso, mi è piaciuto per una volta mettere dall’altra parte l’uomo (se ne parla poco ma molti uomini subiscono molestie da parte delle donne). Luca è un protagonista dalle molte sfaccettature, ha fascino e potere, ma al tempo stesso diventando vittima si ritrova debole e fragile. Vuole mostrarsi duro ma riconosce ad un certo punto di non esserlo e si fa aiutare. Credo che chiedere aiuto sia fondamentale quando qualcosa ci turba, così come ha fatto Luca.

4) La storia che racconti ha molte scene passionali. È il genere che ha scelto te e sei tu che l’hai scelto?

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Qui svelo un piccolo segreto, in realtà Segreti era nato come romanzo rosa non era descritta nessuna scena di sesso. Quando lo sottoposi all’editing, l’editor Stefano Mancini mi suggerì di inserire qualche scena di sesso se me la sentivo, perché secondo lui il romanzo avrebbe reso di più. Devo ammettere che inizialmente mi sono trovata in difficoltà nel cimentarmi in quel tipo di scrittura, perché non volevo incorrere nel rischio che il libro diventasse volgare, può sembrare facile descrivere le scene di sesso ma non lo è affatto.

5) In Segreti alla fine è l’amore a trionfare, e vince anche la dolcezza. Quale messaggio hai voluto trasmettere con la tua storia? Nonostante i miei (personalissimi) dubbi iniziali, devo dire che la storia offre diversi spunti di riflessione 😉

Credo che se in una coppia l’amore è forte si possa abbattere qualsiasi ostacolo. Purtroppo non sempre è così, spesso ci si arrende nella realtà. Ho pensato che almeno in una “realtà fantastica o immaginaria” come quella dei libri era carino inserire il lato dolce dell’amore.

6) Sei una lettrice accanita? Qual è il tuo libro preferito, quello che ancora adesso porti nel cuore?

Appena ho tempo lo dedico alla lettura. Amo i romanzi erotici, ma preferisco leggere i trhiller li adoro e non nego che non mi dispiacerebbe provare a scriverne uno. Un libro che mi ha commosso e per questo mi è rimasto nel cuore è Due varianti di me di Dani Atkins. A dire il vero anche Non ti addormentare di S J Watson questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine, come La ragazza del treno l’ho trovato bellissimo.

7) Quanto tempo dedichi alla scrittura? Scrivi ovunque oppure hai bisogno di un tuo spazio, di qualche ‘rito’ particolare? 

La scrittura mi rilassa per cui appena posso e sono libera scrivo, preferisco farlo in tranquillità a casa. Ultimamente sto osservando molto le persone in modo da creare i miei personaggi molto vicino alla realtà, cerco di cogliere i lati più particolari.

8) Come vivi il rapporto con i lettori e con le recensioni? È dura muovere i primi passi da sola nel mondo della scrittura? 

Questo è un mondo molto duro e per certi versi mi si passi il termine “cattivo”. Credo che alcune recensioni siano solo fonte di cattiveria un libro può non piacere ma sconsigliarlo non lo trovo giusto, ogni gusto è personale. Accolgo volentieri le critiche in cui si vuole aiutare lo scrittore a migliorare e chi meglio di un lettore lo può fare. In linea di massima accetto abbastanza bene le critiche. Non è facile farsi notare, per farlo bisogna creare dei capolavori secondo me.

9) Ho visto che hai pubblicato un’altra storia: ci puoi regalare una piccola anticipazione? ;)

Sì il mio secondo romanzo si intitola Mi dia del lei l’ho scritto nel 2014. Questo è un romanzo erotico pubblicato questa volta in self publishing. È la storia d’amore travagliata di uno scrittore di fama internazionale, con i suoi turbamenti il suo dolore, fino a quando incrocia lo sguardo di una “sconosciuta” e il suo mondo cambia. Mi fermo qui se non svelo troppo.

10) Progetti per il futuro?

Ho terminato da poco un altro romanzo di cui sto valutando il da farsi per una pubblicazione.

Grazie per la disponibilità e buona fortuna per le tue storie future 😉
Serenella 🙂

A tu per tu con: Laura Zuzolo!

Ehi Notters!
Eccoci qui con l’intervista a Laura Zuzolo sul suo romanzo “Sogni sparsi”!
Un’intervista che ci permette di conoscere meglio l’autrice e i suoi pensieri, che ci aiuta a capire come nascono certe storie e perché…

Insomma, un’intervista da non perdere! 😉

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  1. Laura, cosa ti ha spinta a mettere su carta “Sogni sparsi”? Com’è nata questa storia?

    Ho iniziato a scrivere “Sogni sparsi” più o meno all’età di 12 anni, senza un intento particolare. Sentivo l’impellente desiderio di scrivere una storia, così mi sono ritrovata a raccontare di cinque amiche e dei loro piccoli drammi esistenziali, senza un fine…Né una fine!! Scrivevo e creavo all’infinito, per mio divertimento personale. Ovviamente di quella trama è rimasto ben poco, solo i nomi e le caratteristiche principali dei personaggi. Crescendo, ho maturato l’idea di delineare una storia ben definita che girasse intorno ad un gruppo di adolescenti, che trattasse temi importanti alternati a temi più leggeri e spensierati, poiché, secondo me, un libro dev’essere al tempo stesso intrattenimento e riflessione. Così è nato “Sogni sparsi” e, in generale, la Serie dei Sogni.

  1. L’amicizia rappresenta il filo conduttore di tutto il racconto ed è il sentimento che lega maggiormente le protagoniste, in tutte le sue sfaccettature. Come mai hai scelto di dare questa importanza a questa tematica?

    Il fatto di privilegiare l’amicizia è stato il punto di partenza: ho sempre saputo che sarebbe stato il nesso attorno al quale si sarebbero svolte le vicende personali delle protagoniste. M’interessava “analizzarla” in tutte le sue sfaccettature ed evoluzioni, a partire da quella adolescenziale: è curioso come a diciassette anni si giuri ingenuamente lealtà e affetto infinito alle proprie amiche, ma spesso, a causa della superficialità che contraddistingue la giovane età, si venga meno a questo patto. E’ normale, fa parte della vita e non significa che l’amicizia sia fasulla. Quella che affronto nel romanzo è ugualmente reale, cresce e si evolve con le protagoniste, sebbene, insieme a loro, subisca delle crisi più o meno gravi. Nonostante ciò, di fatto resta il punto fermo del racconto e delle ragazze, un porto sicuro pronto ad accoglierle e a riunirle a prescindere da ciò che può essere successo nelle loro vite. Trovo che sia qualcosa di bellissimo e di rassicurante, come a dire: “Anche se magari ti perderai o ci allontaneremo, noi saremo sempre qua”. Ecco il perché della mia scelta.

  1. Parlando di amicizia, ho notato che nel libro manca quella tra uomo e donna: l’unica possibile, non si rivela in realtà tale almeno da parte di uno dei due. Perché? Forse tu stessa non credi che esista?

    In realtà c’è un’amicizia sincera e disinteressata tra uomo e donna, sebbene sia di secondaria importanza, ed è quella tra Marta ed Edoardo. Tra l’altro, lui è l’unico personaggio realmente esistente, sebbene non sappia di essere finito nel mio libro… 😉
    Secondo me può esserci amicizia tra uomo e donna, ma difficilmente all’età dei protagonisti. Credo, infatti, che quando si è così giovani le emozioni siano spesso confuse e contrastanti; inevitabilmente, un sentimento di forte amicizia rischia di tramutarsi in qualcosa di più…Come accade nella coppia a cui fai riferimento. 😉

  1. Il tuo libro affronta una tematica molto delicata: l’adolescenza; come ti sei approcciata tu stessa a questo tema per creare “Sogni sparsi”?

    L’adolescenza è considerato il periodo più bello dell’esistenza umana. Sono d’accordo, ma credo che, al tempo stesso, sia il più terribile: è come se le emozioni fossero amplificate, nel bene e nel male. Inoltre è il periodo delle “prime volte”, della sperimentazione di nuovi rapporti, di nuove realtà, di nuove situazioni. Insomma, è una fase estremamente delicata, ragion per cui ho voluto filtrare l’intero corpo narrativo attraverso lo sguardo dei protagonisti, in modo da dare la giusta importanza ad ogni dettaglio, persino al più insignificante: una parola di troppo, uno sguardo sbagliato…Ho affrontato il tutto con l’ingenuità della ragazzina che ancora vive in me grazie alle protagoniste del romanzo. Una volta entrata nell’ottica del racconto, non è stato difficile immedesimarmi nei vari adolescenti del romanzo, percependone distintamente le emozioni. È un po’ come se i personaggi stessi mi avessero presa per mano e mi avessero aiutata a calarmi nel loro mondo, cosicché i loro drammi sono diventati i miei, proprio come i batticuori, le paure, le speranze, nonché i litigi con i genitori. La presenza di questi ultimi (chi più chi meno) è fondamentale per la valorizzazione dell’adolescenza, che altro non è che un’infinita battaglia genitori-figli.

  1. Parliamo delle protagoniste… Completamente diverse l’una dall’altra ma fondamentali tutte e cinque. A chi o a cosa ti sei ispirata per crearle? Hanno un nesso con le tue amicizie oppure sono solo frutto della tua fantasia?

    Non mi sono ispirata a nessuno, sono frutto della mia fantasia. Diciamo che ognuna di loro, seppur nella più completa diversità che le contraddistingue, incarna qualcosa di me. Non è stata una scelta intenzionale, ma effettivamente Mia, Chiara, Giorgia, Cecilia e Marta possiedono tutte una peculiarità che mi appartiene. Nel momento in cui le ho create, ho avuto da subito ben chiaro in testa come sarebbero state, sia fisicamente che caratterialmente, e devo aver trasposto in loro alcuni miei pregi e altrettante debolezze che mi caratterizzano. Per quanto riguarda la loro amicizia, sicuramente è un tributo alle poche ma sincere amicizie che mi porto dietro da anni, ma non ne ho tratto spunto e nessuna protagonista rispecchia le mie amiche.

  1. Nel racconto, anche gli uomini sono tutti completamente diversi tra loro, sembrano creati apposta per le protagoniste, come fossero l’altra metà della mela. Come sono nati, invece loro, dalla tua penna?

    Per gli uomini il discorso è un po’ diverso, nel senso che si sono creati da soli. Mi spiego meglio: ho deciso chi avrebbe avuto a che fare con una determinata protagonista, dopodiché li ho “lasciati fare”, cosicché si sono plasmati da sé. Non ho scelto io. D’altronde, mi capita spesso di voler scrivere una cosa, ma finire con lo scriverne un’altra e così è stato per i maschietti del romanzo: man mano che scrivevo, emergevano le loro peculiarità che li hanno pian piano caratterizzati.
    Visto che me lo chiedono in molte, mi vedo costretta a sfatare le speranze di tutte le lettrici: Luca non esiste, è frutto della mia fantasia! 🙂

  1. Giorgia è una perfetta cavallerizza e ho letto dalla tua biografia che anche tu ami andare a cavallo; semplice coincidenza o in Giorgia c’è “qualcosa” di te? È il personaggio che più ti rappresenta?

    Ammetto che Giorgia è il personaggio che più mi assomiglia, ma, anche in questo caso, la scelta non è stata completamente intenzionale. Quando ho cominciato a scrivere il romanzo, Giorgia non andava nemmeno a cavallo; ho deciso di avvicinarla a questa passione per creare qualcosa che la unisse indissolubilmente alla madre. Ho sfruttato la mia esperienza sportiva per la descrizione delle competizioni e di altri dettagli tecnici, nonché il legame con il mio cavallo storico, che viene rappresentato da Capitano. Esattamente come Giorgia, poi, ho sempre messo l’animale al primo posto, ma, a differenza sua, non mi è mai pesato “sacrificare” il mio tempo libero per dedicarmi a questa passione, anzi. A parte ciò, probabilmente in Giorgia c’è tanto di me, più di quanto mi aspettassi: come mi è stato fatto notare, molte delle sue risposte “a tono” (soprattutto quelle rivolte a Luca) sono le stesse che darei io se fossi al suo posto ed è per questo, forse, che non ho mai incontrato particolari difficoltà nello scrivere i suoi dialoghi.

  1. In tutto il romanzo amore e amicizia si intrecciano e si scambiano come fossero variabili di un’equazione; tu che peso dai, nella tua vita, a questi due sentimenti? Ce n’è uno che prevale sull’altro?

    Nella mia vita do un maggior peso all’amicizia. Sono sempre stata più legata a questo sentimento, ma non voglio sminuire l’importanza dell’amore. Diciamo che “Sogni sparsi” rispecchia perfettamente il mio pensiero: l’amore, per quanto vero, può durare oppure no, l’amicizia vera dura per sempre. Non importa quanto essa venga trascurata, in caso di bisogno c’è ed è in grado di curare il cuore perfino dai lividi causati dall’amore. Potrei riassumere il concetto riallacciandomi alla frase della canzone di Giorgia che hai inserito nella recensione di “Sogni sparsi”: “Che amica sei, non tradirmi mai. Gli amori vanno, tu resterai.”

  1. Il finale aperto del libro mi ha lasciata a bocca aperta: non vedo l’ora di leggere il seguito!

    Puoi svelarci qualche piccola anticipazione su di esso?
    Scalpitiamo tutti dalla curiosità! 🙂
    Molti nodi verranno al pettine, sia in amicizia che in amore. Ovviamente non vi lascerò tranquilli neanche un attimo: non appena penserete che le cose stiano assumendo la piega giusta, vi stupirò! 🙂
    Vi dico solo che uno dei personaggi più odiati di “Sogni sparsi” si riscatterà, facendo sì che tutti giungano a dargli una seconda possibilità. Inoltre, pian piano la spensieratezza che ha contraddistinto “Sogni sparsi” lascerà spazio a vicende e ad emozioni sempre più profonde, talvolta commoventi, ma non preoccupatevi…Continuerete a ridere e a divertirvi di fronte alle situazioni epiche create dai personaggi.

  1. Ultima curiosità: qual’è il tuo “sogno sparso”, Laura? 😉

    Può sembrare scontato, ma attraverso i miei libri vorrei raggiungere il cuore del maggior numero possibile di persone, facendole emozionare, divertire e commuovere. Insomma, sogno di diventare una scrittrice di successo e per successo mi riferisco a quello che vorrei che conquistassero i miei romanzi.

Edna 🙂

A tu per tu con: Giuliana Guzzon!

Buondì Notters!

Dopo aver letto il suo romanzo e aver scalpitato per quel finale che mi ha lasciato a bocca aperta, ho avuto l’immenso piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giuliana Guzzon sul suo capolavoro “Il cacciatore di libellule”.

Armatevi di curiosità e di qualche minuto per venire a scoprire i segreti di questa bravissima autrice!
Non ve ne pentirete, parola di Notters! 😉

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  1. Giuliana il tuo romanzo è un thriller molto intenso, particolare. Puoi raccontarci come è nato, se c’è qualcosa o qualcuno che ti ha aiutata nella sua elaborazione?

    Grazie per l’ospitalità e l’occasione di parlare del mio romanzo. Vi svelo che l’idea di scrivere un libro è maturata per una sfida lanciata da un mio amico che aveva letto tutti i miei testi precedenti; poesie e brevi racconti. Mi ha costretta. Facendomi promettere di scriverlo e terminarlo e siccome sono ambiziosa e mi piacciono le sfide, ho accettato ed eccomi qui con «Il cacciatore di libellule». Con l’adolescenza ho iniziato a provarunnamed.jpge curiosità per gli autori soprattutto americani e il genere che più aveva destato la mia curiosità era il romanzo thriller, di conseguenza ho seguito la mia passione. Come si dice, tutto è frutto del mio ingegno, basato su migliaia di libri letti e ricordando le mie preferenze per autore.
    Ma, ho cercato di creare una storia che fosse innovativa nel genere.  Ho dovuto leggere e assorbire un po’ di materiale, scartando tutti i modus operandi conosciuti, nella ricerca di qualcosa di originale e traumatico. Il romanzo giallo o thriller è molto particolare, si tratta di un genere nel quale ci sono dei vincoli molto stretti da rispettare. Ci vuole suspense, rimbalsi, false piste, degli indizi, un colpevole, un investigatore e la sorpresa deve arrivare all’ultimo momento. Tutti elementi necessari ma difficili da mettere su carta. Un lavoro che per me è durato 4 anni , più un quinto di editing.

  1. La scelta di narrare l’intera storia in terza persona fatta eccezione per l’assassino, l’unico protagonista “dotato di voce propria”, sicuramente apporta un valore aggiunto al romanzo. Perché questa scelta?

    Perché la narrazione in terza persona e al passato è quella che preferisco come lettura. Mentre, nella storia dei killer ho avuto un impatto emotivo molto forte nel leggere romanzi in cui era l’assassino a parlare di sé (es. American Psycho). Ho miscelato le due cose, pensando alla voce narrante come elemento aggiuntivo e alla voce del killer come presenza tangibile e diretta col lettore. Normalmente con la narrazione in prima persona  e al tempo presente, chi legge fa propria e condivide la psicosi dell’assassino e reagisce moralmente: dal disgusto, al distacco o forse al fascino. Il punto è che il lettore è obbligato a confrontare le sue emozioni.
  1. Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti indispensabili; personalmente non potrei immaginare la stessa storia con un solo personaggio in meno! Qual è quello a cui sei più legata? E perché?

    Ho dato vita ad ognuno donando un pezzetto di cuore. Sicuramente la figura del killer mi ha assorbita maggiormente. La difficoltà necessaria è stata immergere me stessa in una mentalità malata, senza anima e calarmi nei panni di uno psicopatico. Una delle parti interessanti l’ho dedicata allo studio del profilo, alla ricerca delle psicosi e patologie e vi garantisco che ce ne sono davvero molte ed ognuna ha la sua caratteristica e delinea un diverso comportamento.

  1. Quello che personalmente mi ha colpita più di tutti, anche più dell’assassino, è Gabriel: un personaggio particolare, coraggioso, molto intelligente ma che al contempo non ha paura di mostrare il proprio lato “debole”. Cosa puoi dirci in più di lui?

    L’idea di inserire la figura di Gabriel Larsen è stata naturale. Dovendo ambientare in Africa e per l’esattezza in Kenya la maggior parte della storia, quale personaggio poteva collocarsi meglio di un antropologo? Ho dovuto fare delle ricerche e studio sulla materia prima di parlarne, di delinearne una carriera, un metodo di lavoro e renderlo importante e necessario. Gabriel rappresenta una parte della mia personalità e del rigore con cui sono cresciuta.

  1. Le parti del romanzo in cui è l’assassino a raccontare sono interessantissime, molto coinvolgenti. Immagino che, per scriverle, ti sia dovuta immedesimare, calare nella parte… Hai mai riscontrato difficoltà a questo proposito? Se sì, quali?

    Non la chiamerei difficoltà, ma studio. Come ho risposto sopra, ho trascorso un periodo di mesi impiegando il tempo alla ricerca e alienandomi dal libro. Individuando comportamenti  e psicosi distruttive e violente. Prendendo appunti (io scrivo tutto a mano) e metabilizzando, per poi calarmi in una mente disturbata. Nella mente di una personalità perversa, sadica e schizofrenica. Non ho riscontrato difficoltà particolari, la psicologia e psicoanalisi mi ha sempre affascinata e attratta e in questo caso mi sono estesa anche nella criminologia. Delineare e creare questo personaggio mi ha appassionata . Ogni elemento ha messo in moto il mio processo mentale rivolto a cercare nella materialità la situazione che volevo creare, ho cercato di rendere forte e vivo il potenziale del personaggio. . (Naturalmente si parla di fantasia perché il reale orrore lascia senz’altro terrorizzati e sgomenti).

  1. Personalmente ho apprezzato che in “Il cacciatore di libellule” tu abbia dato spazio anche all’amore. Come mai questa scelta? Cosa ti ha indotto ad avere questa necessità?

    Anche l’amore è qualcosa di unico che cattura. E non ci sono storie senza sentimento. Se fosse qualcosa calato nella realtà, l’amore ne farebbe parte, ruoterebbe intorno alle vite e vicissitudini. Credo che  scrivendo un libro thriller non si deve tralasciare nulla e sia doveroso concedere al lettore un rilascio di tensione, lasciargli ascoltare il battito di un cuore e portarlo a sognare.

  1. Ho letto dalla tua biografia che sei un agente di viaggio. Le ambientazioni del racconto, derivano forse proprio da questo o hai scelto di impostare la storia in Kenya per altri motivi?

    Sì, esatto, sono un agente di viaggio, ma questo non è il motivo della scelta della location. Faccio un passo indietro e vi parlo del mio amico Gabriele (non vi dice niente?), che ha preteso il giuramento di scrivere un intero romanzo. Un incontro casuale  e fortunato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze (abitavo in zona quando ho iniziato la prima bozza del libro).  Eurostar (2009) in ritardo di due ore e, in coda al servizio clienti abbiamo fatto amicizia. Lui stava andando a Malpensa , aveva il volo per il Kenya.  Al suo ritorno è nata una grande amicizia e mi ha fatta sognare con tutti i racconti e le descrizioni di questa splendida, ma anche dura terra dei Masai. Il Kenya mi è sembrato il posto più bello per turbare le coscienze.

  1. Come sei arrivata dal progettare e costruire vetrate a scrivere poesie e, infine, a scrivere romanzi?

    Devo invertire l’ordine. Prima è arrivata la scrittura; la poesia. Mio nonno materno si è occupato della mia educazione e mi ha seguita nelle tappe fondamentali della vita. Lo ricordo con molto affetto mentre mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano solitamente ad una bimba di sette anni. La letteratura faceva parte del mio percorso formativo ed è certamente grazie a lui se ho iniziato e continuato a scrivere. La mitologia greca ha un suo fascino indiscusso e ai miei occhi è apparsa subito come una grande fantastica avventura. Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato molto breve.

    A nove anni scrivevo i primi versi, avevo bisogno di sentire mio un mondo che ancora non mi apparteneva. Poi crescendo, tutti gli elementi esterni alla organizzazione della struttura verbale hanno via via acquisito importanza, per poi prendere spazio nella mia espressione e fantasia individuale.

    Il mio secondo amore; il vetro. Capitai su un bando europeo abbinato al Liceo Artistico della città di Novara (avevo già 32 anni). L’accettazione era a numero chiuso. Si trattava di una scuola per diventare maestro d’arte per la lavorazione delle vetrate in piombo con la tecnica del ‘400. Io dipingevo già da tempo, ma qui si trattava di tagliare, piombare, saldare e stuccare. Entrai nella selezione e così iniziai anche questo percorso. Come sono arrivata al romanzo? Fate qualche passo indietro.

  1. Le tue poesie sono di genere gotico, il tuo primo romanzo di genere thriller. Cosa ti affascina di questi due mondi per così dire “oscuri” e “pericolosi”?

    Tutto! Tutto quello che non è spiegabile con la logica o lo è solo in parte. Crescendo con gli insegnamenti classici mi sono affezionata a figure mitologiche. Con le letture successive di Poe  e di romanzi thriller, sono entrata in una dimensione stimolante. Ho sempre provato attrazione per i cimiteri monumentali  e creato con la fantasia figure e personaggi fantastici e surreali. Qualcuno potrebbe chiamarla alienazione, ma io preferisco definirlo il mio mondo parallelo.

  2. L’ultima curiosità: nel tuo secondo romanzo ci sarà sempre lui, il cacciatore di    libellule. Puoi darci qualche informazione in più? La curiosità mi sta divorando!

    Dunque! Posso dirvi che cambia la location, che sarà meravigliosa quanto la prima e che… il cacciatore di libellule avrà qualche problemino…
    Saluto e ringrazio tutti quelli che si sono armati di pazienza per leggere sia l’intervista, sia il libro e ringrazio coloro che mi hanno regalato un pensiero, una frase dopo la lettura di “Il cacciatore di libellule”, perché mi hanno resa felice e appagata per un duro lavoro svolto. Grazie!… e non dimenticate…

“La Fantasia
è il luogo dove il sogno
sa d’immortale ed eterno”.


 Giuliana Guzzon

Grazie Giuliana per questa bellissima chiacchierata e per aver dedicato a Notting Hill Books un po’ del tuo tempo! 🙂

Edna.

A tu per tu con: Deborah Fasola!

Buongiorno Notters!

Dopo essermi catapultata nelle avventure e scoperte di Anita ne “La Foglia di Ambra”, ecco qui, tutta per voi, l’intervista alla bravissima Deborah Fasola!
Quando ho finito di leggere questo bellissimo romanzo ero veramente ghiotta di avere informazioni, chiarimenti, e risposte alle mie curiosità… Risposte che la nostra Deborah non ha tardato a dare!
Se siete curiosi almeno la metà di me (e voi sapete bene che la mia curiosità non ha mai fine! :p), allora venite a conoscere Deborah Fasola e chissà, forse anche i suoi segreti. 😉

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  1. Deborah, da quando ho finito di leggere “La Foglia di Ambra”, sprizzo curiosità da tutti i pori! Perciò raccontaci: com’è nata questa storia?Ciao a tutti e grazie per questa intervista e per il tempo che mi dedicate.
    La storia de La foglia di Ambra è sempre stata nella mia testa, da molti anni a questa parte. Però essendo una storia spigolosa che a tratti mi ricorda anche cose dolorose, non sono mai riuscita a cominciare a metterla nero su bianco. Quando il suo peso è diventato troppo grande, però, ho dovuto sbarazzarmene. La cosa strana è che questa storia è stata scritta in pochissimo tempo, come se avessi rovesciato sulla carta anni di attesa, di emozioni e di questa storia che si raccontava un po’ da sé nella mia mente. La prima idea è venuta da fatti reali che mi hanno toccato. Successivamente ho voluto unire la mia passione per il surreale e l’occulto a qualcosa di così tragico per non far pesare i miei pensieri al lettore. È nata così, un po’ per caso, ed è rimasta ferma nel mio PC a lungo perché temevo di farla leggere.
  1. So che hai tenuto nascosto in un cassetto, a noi lettori, il tuo romanzo per un po’ di tempo; infatti nei ringraziamenti finali dici che questo è un libro a cui tieni particolarmente. Cosa ti ha fatto cambiare idea? Cosa ti ha spinto a pubblicarlo?Credo che la sua fosse un’esigenza specifica, intendo, per quanto folle possa sembrare, che la storia volesse che la facessi conoscere. Sebbene abbia scritto altri libri vagamente dell’orrore, questa storia è particolare è unica. Io la identifico un po’ nel genere thriller paranormale ma non so se appartenga poi a un genere preciso. So solo che è nata, maturata, cresciuta nella mia testa e si è presentata da sola, quasi come se io fossi soltanto un tramite. E’ stata la prima e l’ultima volta che mi è successa una cosa simile.
    Sono quindi stata spinta a pubblicare proprio perché così come urlava per essere scritta, in quel preciso istante di un anno fa, gridava per poter vedere la luce ed essere letta.
    Ho sempre temuto di mettermi in gioco con questo romanzo, perché lo amo in maniera particolare per tutti i motivi sopracitati  r un rifiuto da parte dei lettori mi avrebbe ferito; ma adesso sono felice di averlo fatto.
  1. La storia di Anita è particolare: unisce un mondo surreale ad un mondo, purtroppo, fin troppo reale; a cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?Non volevo parlare soltanto della crudezza dei fatti, non volevo che fosse dato troppo spazio all’effettiva conoscenza del perché c’è stato tutto quel dolore, al contrario volevo esplorare l’animo di Anita, volevo porre l’accento sul senso di colpa che ti consuma e sull’amore che ti riporta al mondo.  Non mi sono ispirata a nessuno o a niente in particolare, come dicevo prima, è tutto successo da sé, sapevo solo cosa volevo raccontare. Cosa dovevo raccontare.
  1. Anita non è di certo un personaggio semplice: poco incline ai rapporti, assorbita completamente dal suo lavoro e apparentemente vuota dentro. Inizialmente sembra essere proprio l’opposto delle “eroine” che siamo abituati ad incontrare nelle ultime letture. Da cosa nasce la scelta di impostare in questo modo il personaggio principale? Cosa puoi dirci di più di lei?Anita è nata così apposta. Volevo che il lettore provasse anche antipatia per lei, all’inizio. Volevo che sentisse quanto quella colpa e quel dolore senza tempo l’avessero svuotata, perché può succedere davvero, nella vita. E poi, di contro, speravo che il lettore potesse riconoscere la sua crescita, il suo percorso di dolore e accettazione e la sua rinascita. Anita vuole proprio essere l’antieroina, la donna sbagliata, quella colpevole: è vero che è un concentrato di difetti, nei quali però qualcuno ci si può ritrovare. Ed è un concentrato di errori. Di sofferenze. Credo che ciò la renda più umana e che permetta al lettore di approcciarsi dapprima con distacco ma provando forti emozioni, per poi, spero, comprendere ogni cosa e capire quanto il dolore e l’amore possano cambiare anche quei cuori che si sono pietrificati per sopravvivere.
  1. Ci sono alcune caratteristiche di Anita che, leggendo la tua biografia, sembrano essere molto simili a te, come per esempio il fatto di essere una famosa scrittrice fantasy. E’ una coincidenza o è stata una scelta voluta la tua? Ti rispecchi in lei?Mi piacerebbe tanto essere famosa come Anita! Diciamo che Anita dal punto di vista lavorativo è quella che sarei voluta diventare io, mentre dal punto di vista umano quella che non vorrei diventare mai. Anch’io ho dovuto conoscerla e imparare a odiarla prima di innamorarmene e anche questa è una cosa che non mi è mai accaduta, visto che di solito amo le mie protagoniste dal primo istante della loro creazione. Non mi rispecchio in lei, mi rispecchio però nel suo dolore. Forse il personaggio più simile a me, in questo mio romanzo, è Ambra.
  1. La tematica affrontata dal tuo libro è particolare: rumori sinistri, porte che si aprono da sole, aliti di vento tra i capelli… Come ti sei avvicinata a questo mondo che molti definiscono “di fantasia”? Che cosa ti affascina particolarmente?Ho sempre avuto un debole per il mondo del paranormale, soprattutto per quello dei fantasmi. Da buona agnostica sono scettica, però è un campo che mi affascina, mi attrae e mi fa anche una certa paura. La foglia di Ambra nasconde un dramma sociale ma non sarà l’unico mio libro a trattare del regno dell’Aldilà, anche se in forme e generi diversi.
  1. Una piccola curiosità: ho notato che nel romanzo, i tre personaggi femminili principali hanno nomi simili che cominciano tutti con la lettera A. Perché?Bravissima, in pochi lo notano! L’ho voluto fare per omaggiare le donne, che come avrai notato sono anche in maggioranza in questo romanzo rispetto agli uomini che compaiono. Le donne intese come flusso generazionale. La figlia, la madre, l’anziana (la nonna, un tempo madre piena di dolore, oggi fantasma di se stessa).
    Ho usato la stessa lettera per omaggiare la loro forza, la capacità di superare il dolore, il peso positivo che nonostante tutto hanno donne nel  quotidiano.
    E per dire che sia sbagliando sia nella perfezione, le donne sono una forza della natura inesauribile, anche nel dolore, anche nella resa.
    Ho creato così questo legame immaginario, usando proprio la prima lettera dell’alfabeto. Un filo tra loro, tra le donne della stessa generazione ancora vive, quelle passate oltre, tutte  unite dallo stesso dolore.
    È Alice la pedina fondamentale della storia, che si chiama così in omaggio – di nuovo, ma amo omaggiare! – di Alice nel paese delle meraviglie, favola che amavo da bambina.
    Amo Alice come se fosse mia figlia, anzi, me la sono immaginata proprio come mia figlia.
    Credo di aver legato con Alice più che con gli altri personaggi, e lo si può notare dal finale del romanzo.
  1. Leggendo la tua biografia, ho visto che hai una Laurea in Scienze dell’Educazione e che hai lavorato per diversi anni nel sociale. Come hai scoperto di amare il mondo della letteratura? E quando ti ci sei affacciata?Io scrivo da quando ero una ragazzina. Iniziai in prima superiore, su quadernoni, anche a scuola di nascosto durante le lezioni (Prof, se mi state leggendo ignorate quello che ho appena detto!). Quelle storie sono orribili e illeggibili eppure ancora le conservo. Da quel momento in poi non ho più smesso, soltanto che poi la mia vita è andata avanti, mi sono laureata e ho cominciato a lavorare. Soltanto quando sono diventata mamma, avendo quindi più tempo per restare in casa, ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada e mi sono buttata. È che forse è stata la scrittura a chiamarmi ancora una volta. E stavolta per sempre. Non c’è mai stato nulla che mi ha demoralizzata: né gli editori deludenti, né le umiliazioni o le invidie, sono sempre andata avanti principalmente per scrivere, perché pubblicare ed essere letta è importante solo a posteriori. Io devo scrivere, ne ho bisogno.
  1. “La Foglia di Ambra” è uno dei tanti libri che hai scritto… Oggi, hai altri romanzi in programma nella tua agenda personale? Se sì, puoi svelarci qualcosina?
    12314710_1006242832767436_3134948048125063479_oAl momento sto lavorando a due romanzi che ho in stesura da qualche settimana: uno Younh Aduld e una commedia romantica. Il mio modo di scrivere e i generi che scrivo sono cambiati nel corso del tempo, però non riesco a stare mai ferma e scrivo senza sosta (se sapessi quanti romanzi ho terminati e fermi nel PC, non mi crederesti!).
    Quindi scrivo come una matta, anche in attesa dell’uscita del mio romanzo Tradiscimi se hai coraggio! che dal mondo dei self ha spiccato il volo ed è stato acquistato da una grossa casa editrice italiana. Dovrebbe uscire durante l’estate ma di più al momento non sono a conoscenza.
    Attendendo questo traguardo che racchiude il sogno della mia vita, scrivo, perché solo scrivendo posso vivere altri sogni.
  1. Ultima domanda, forse un po’ scontata, ma muoio di curiosità: e tu, al surreale, ci credi? 🙂Sono agnostica, come dicevo prima. Quindi no, al momento non ci credo, anche se vorrei tanto farlo, essere sicura che ci sia altro, in questa o nelle altre vite. Diciamo che m’informo, m’interesso e studio tanto proprio per scoprirlo.
    Amo tutto ciò che stimola la mia fantasia, comunque, forse è per questo che il surreale e il paranormale m’attirano tanto.

 

Grazie di cuore per questa bellissima intervista e per la vostra professionalità e simpatia!
Un caro saluto a tutto lo staff e ai lettori.

Deborah

Edna 🙂

 

A tu per tu con: Tiziana Iaccarino!

Buongiorno Notters!
Come di consuetudine, il mercoledì scateniamo la nostra curiosità di lettrici accanite e tempestiamo di domande i nostri autori!
Oggi tocca a Tiziana Iaccarino, che mi ha deliziata con i suoi due libri “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies”… Così diversi tra loro, mi hanno entrambi lasciato belle emozioni.
Siete pronti a lasciarvi incantare anche voi da Tiziana?
Allora leggere qui! 😉

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  1. Tiziana, “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies” sono parecchio diversi tra loro. Come sono nate queste due storie?

    Comincio col ringraziarti per questa bella sorpresa dell’intervista.

    200a6oo“Lanty&Cookies” è una storia leggera, nata due anni fa in un momento in cui ero molto sola, i primi tempi in cui sono arrivata in Inghilterra, e avevo bisogno di ridere, di scrivere qualcosa che facesse compagnia e sorridere, in primis, me.
    Ecco come è nata Lanty. Avevo voglia di raccontare per la prima volta nella mia carriera (quest’anno sono 15 anni di carriera nel settore editoriale) di una donna moderna e divertente, non la solita eroina vittima delle difficoltà della vita, ma di una ragazza forte che ironizzava e superava gli ostacoli con grande ironia. Ecco come è nata Lanty.
    La storia venne autopubblicata per mia scelta (ma quando la stavo scrivendo, ci fu già un editore a chiedermi se potevo passargliela per valutarla, io rifiutai), è stata poco on line, malgrado la pubblicazione del seguito, perché volevo qualcosa di più. Mi venne l’idea di una serie a puntate da proporre a una casa editrice nuova, moderna, al passo con i tempi che avesse voglia di afferrare al volo questa sfida. La Genesis Publishing ha accettato l’idea e quindi ho firmato con loro, anche perché hanno deciso di realizzare il cartaceo dei libri che pubblicano, utilizzando la piattaforma Createspace di Amazon e credo sia un’ottima soluzione tra chi vuole essere seguito da una casa editrice e chi ama l’idea della modernità di questa soluzione, senza alcun costo d’investimento da nessuna delle due parti.

    “Non voglio che te”, invece, è una storia nata lo scorso anno e cresciuta in pochi mesi. Avevo voglia di una storia seria, forte, importante ed emozionale… e credo di esserci riuscita. Tengo a precisare che non è una storiella per tutti, non è leggera, ma piuttosto impegnativa, solo per veri lettori.

  2. In “Non voglio che te” la dolcezza e il dolore fanno da padrone alla storia, mentre “Lanty&Cookies” è un concentrato di ironia nonostante si celi un’amara realtà. Perché hai scelto di impostare in questo modo i due romanzi? In quale dei due generi ti senti più a tuo agio?
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    “Non voglio che te”, per chi mi conosce e ha letto anche altre mie opere, è simile nello stile linguistico e nella drammaticità dei sentimenti che si raccontano, a un’altra mia opera che venne recensita benissimo ovunque. Io sono un’autrice a cui piace raccontare nel dettaglio e in modo scorrevole, ma senza esagerare né in un senso, né nell’altro. Alcuni definiscono il mio stile retrò, ma per me è un
    complimento, perché ho un modo tutto mio di raccontare.
    Amo parlare d’amore in modo serio e quando lo faccio con passione, è naturale che nascano storie come questa.

    “Lanty&Cookies” è un’eccezione. È stata la mia prima commedia romantica. Non credo di essere una scrittrice umoristica, ma questa storia mi è nata di getto, con tutta l’ironia di cui sono capace nella vita reale. Io sono una persona molto ironica, ho la battuta facile e mi piace ridere e far sorridere. Non pensavo che mi venisse chiesto un seguito, e proprio grazie alle numerose richieste di chi l’ha letto, è nata l’idea del sequel “Lanty in love” che presto uscità in seconda edizione con la Genesis Publishing.

  1. Una cosa li accomuna: entrambi sono ambientati in Italia, precisamente Siena e Milano. Da cosa deriva questa scelta? Forse questi due luoghi hanno in qualche modo ispirato le tue due storie?

    Io amo tutta l’Italia. Sono napoletana, ma adoro viaggiare e sono sempre in giro. Confesso che mi piacerebbe vivere per un periodo a Milano. Tutti la raccontano come una città grigia e caotica, ma credo che abbia anche molti bei vantaggi e io guarderei a quelli.
    A Siena non sono mai stata, ma amo la Toscana e l’ho visitata svariate volte. Credo che, se potessi, passerei la mia vecchiaia in Toscana.
    Milano era la location ideale per una storia giovane, fresca, moderna e alla moda come per Lanty, mentre Siena è un piccolo centro che, a seguito delle mie ricerche, mi ha dato molto l’impressione di essere un borgo antico, in grado di ispirare storie d’altri tempi, quindi era l’ideale per una storia come quella di “Non voglio che te”.

  1. Veniamo ai personaggi… Sara e Lanty sono le protagoniste di questi due libri e sono, a mio parere, completamente diverse l’una dall’altra: Sara dolce e pensierosa, Lanty intraprendente e spiritosa. Come nascono dalla tua penna questi personaggi? È stata voluta la scelta di differenziarle in questo modo oppure è una distinzione nata da sé.

    Sara e Lanty sono due donne completamente diverse che vivono in storie e in tempi diversi. Non hanno nulla in comune, se non la voglia di essere felici e di lottare per la loro serenità. Credo che in ognuna di noi ci può essere una parte del carattere di Sara e una parte di quello di Lanty. Entrambe sono nate adattandosi alla storia della quale facevano parte e al contesto in sé.

  1. Per quanto riguarda i personaggi maschili, Lorenzo è il coraggio fatto a persona, mentre Marcello sembra che si nasconda dietro un dito anche se, entrambi, hanno qualcosa da farsi perdonare dalle loro donne. Come mai hai deciso di riportare questo aspetto in entrambi i libri?

    Lorenzo è un giovane ragazzo che ha sbagliato molto nella vita e fa il possibile per farsi perdonare, anche se poi, chi legge la storia, scopre che non è così semplice il suo intento.
    Marcello è un uomo di oggi, uno che si nasconde volentieri dietro le sue manie, che non insegue per forza le donne (e un motivo c’è, ma non ve lo dico), uno di quelli che, come oggi, guardano soprattutto ai loro affari che a quelli di chi sta loro vicino.
    Credo che gli uomini siano molto più distratti per natura, rispetto alle donne… più attente a tutto. Ed ecco che entra il gioco la possibilità che i primi debbano, in qualche modo, farsi perdonare qualcosa dalle seconde.

  1. Parliamo un po’ di te… Ho letto dalla tua biografia che ami l’arte in tutte le sue forme, infatti sei passata dal canto in tv, ai concorsi letterari, alle poesie e infine ai libri.
    Quale, tra queste tue passioni pensi che ti rappresenti di maggiormente o ti completi di più?

    Fin da bambina ho imparato ad apprezzare l’arte in tutte le sue forme. Mi affascinava la bellezza dei quadri, l’ingegno delle persone, mia madre amava cantare e voleva che io cantassi. Mi portò in un programma per bambini per farmi cantare, in una televisione locale a Napoli. Mi dissero che ero disinvolta davanti alle telecamere (avevo solo 5 anni) e voleva portarmi a un programma successivo, mi faceva ascoltare i suoi contatti con le radio etc… ma io amavo altri tipi di arte. Io disegnavo molto bene (qualcuno mi definì una “bambina prodigio”, poiché realizzavo ritratti in modo molto rapido e molto maturo). Ricordo che a scuola i professori mi raccomandavano di frequentare l’Accademia delle Belle Arti perché, a loro dire, era quella la mia strada. Ma io adoravo anche scrivere e nell’adolescenza mi sono cimentata con le prime poesie, partecipando a moltissimi concorsi letterari. Nel 2001 arrivai finalista al “Trofeo Internazionale Medusa Aurea XXIV Edizione”  indetto dall’Accademia Internazionale d’Arte di Roma” e da lì ho capito che non avrei mollato la presa. Amo l’arte tutta. Ho anche frequentato un’accademia d’Arte Drammatica, recitando presso i teatri più importanti della mia città, calcando palcoscenici su cui si esibivano grandi artisti. L’arte mi emoziona e mi rende viva e io mi sento di vivere per essa, in funzione e virtù di essa. Sacrifico molto della mia vita privata, perché fare arte per me conta più di molte altre cose e non ho una preferenza. Ho smesso di disegnare da molto tempo, ma se potessi ricomincerei anche domani.

  1. Com’è avvenuto il tuo “salto nel vuoto” con la scrittura?

    Avevo bisogno di raccontare. Di buttare su un foglio bianco le mie emoziomi, i miei sentimenti, ciò che provavo. Di farli vivere a una ragazza simile a me e così di raccontarli. È nato tutto da un bisogno primordiale di raccontare ciò che sentivo impellente da raccontare. Anche se ci si innamora per la prima volta, non puoi tenerlo per te, senti il bisogno di esprimerlo in qualche modo, di scrivere ciò che stai sentendo. È un’esigenza naturale, secondo me.

  1. Hai un luogo che prediligi per scrivere o che ti ispira di più? Ci sono o ci sono state persone che conosci che hanno ispirato i personaggi dei tuoi racconti?

    A me piace scrivere di giorno, soprattutto quando c’è il sole, magari innanzi a un bel paesaggio in un luogo tranquillo ma, allo stesso tempo, vivo, frequentato. Non mi piace chiudermi in uno studio con la faccia rivolta a un muro, anche la fantasia in quella situazione si sentirebbe in una sorta di prigione. A ispirarmi è la vita stessa, i viaggi che faccio, le mie esperienze di vita, i miei incontri, le conoscenze, le persone che conosco. Sono una che bada molto anche ai dettagli.

  1. Una curiosità: c’è un personaggio tra “Non voglio che te” e “Lanty&Cookies” al quale ti senti più legata? Se sì, quale?

    Nella storia “Non voglio che te” mi sento legata a Sara. Lei è una giovane ancora troppo ingenua anche se combattiva, vuole ribellarsi alle convenzioni e alle regole imposte dal suo tempo. Io mi rispecchio molto nel suo carattere.
    E in “Lanty&Cookies”… beh, direi che il mio sogno sarebbe diventare allegra e piena di risorse come Lanty, una donna veramente con la d maiuscola, moderna, di grande intelligenza e talento, di sensibilità e bellezza, ironia e intraprendenza. Una donna d’oggi a tutti gli effetti.

  1. Tiziana, che dire… Non vedo l’ora di leggere le altre avventure di Lanty! 🙂
    Puoi svelarci qualcosa di più sul secondo libro della serie che uscita a breve?

    Nella seconda parte posso solo anticiparti che Lanty, finalmente, si innamorarerà, ma non dico di chi e in che modo, ma vi divertirete a leggere il seguito, ancora più romantico della prima parte.

    Grazie infinite per questa bella intervista!


    Un immenso grazie a Tiziana Iaccarino per la disponibilità che ha dimostrato al nostro blog e per la genuinità che la contraddistingue. 🙂

    GRAZIE TIZIANA, IN QUESTO MONDO SEI UN ESEMPIO! ❤