A tu per tu con: Cristina Vitagliano!

Ciao Cristina 🙂
Grazie per la tua disponibilità, ne approfitto per farti i complimenti.
Mi sono piaciuti veramente tanto i tuoi racconti 😉

divisorio

  1. Da dove nasce l’idea di scrivere questi racconti? E come mai hai scelto come protagonisti i sette peccati capitali?

    Innanzitutto vorrei ringraziare il team di Notting Hill Books per avermi dato questa possibilità! Per quanto riguarda il mio libro, posso dire che l’idea dei racconti fiabeschi del macabro e dell’assurdo si è sviluppata in più fasi. L’input iniziale è arrivato circa due anni e mezzo fa, mentre preparavo un esame di letteratura tedesca. Leggendo uno dei libri di testo, mi sono imbattuta nei fratelli Grimm e nelle loro Fiabe del Focolare. Le loro vicende mi incuriosirono molto e così decisi di fare qualche ricerca a riguardo e scoprii cose che mi colpirono tantissimo. Scoprii, per esempio, che alle sorellastre di Cenerentola vengono cavati gli occhi da due colombe. Molto diverso dalla favola che siamo abituati a vedere nel cartone animato! E non solo.. scoprii storie di cannibalismo, amputazioni, superstizione e cultura medievale, tramandata per generazioni fino a giungere ai fratelli Grimm, i quali proposero un’iniziale versione di queste storie popolari che rispettava fedelmente personaggi e trame ma poi, spinti dalle proteste e dalla richiesta di adattare queste fiabe anche a un pubblico più giovane, le privarono delle loro particolarità più macabre, un processo di privazione che è poi ha avuto un climax con i film d’animazione. Non so dire esattamente perché, ma scoprire tutto ciò mi fece venire voglia di immergermi in quelle atmosfere macabre che erano state eliminate, e riportarle alla luce. Decisi così di inventarmi delle fiabe macabre a cui, successivamente, ho aggiunto il filo conduttore dei peccati capitali.

  2. C’è un racconto a cui sei particolarmente legata?

    Il racconto a cui sono più legata è senza dubbio “Arturo sulla Luna”, che considero la mia opera migliore e che, inoltre, è stata la più apprezzata in assoluto anche tra i lettori. Anche se… devo dire che ho ricevuto qualche critica per il finale! Alcune persone lo desideravano un po’ più allegro, ma per quanto mi riguarda, non sarebbe mai potuto essere diverso da come è stato scritto.

  3. In ogni tuo racconto non c’è assoluzione, i peccati vanno capiti perché umani ma non giustificati, come nelle fiabe originali dei fratelli Grimm o come nella visione dantesca dell’inferno. Ci spiegheresti il perché della tua scelta? Io l’ho trovata appropriata: sono racconti cupi e grotteschi ma “belli”.

    Il messaggio che penso debba trasparire dai miei racconti fiabeschi non riguarda né il giudizio, né la pena, né l’assoluzione. Il punto su cui si dovrebbe riflettere non è tanto il finale, a mio parere, ma il modo in cui questi peccati, chiaramente portati all’esasperazione ed esagerati in tutto, finiscono per logorare coloro che li posseggono. Ovviamente, come dice il titolo, questi racconti sono “assurdi” e come tali vanno presi, in tutto il loro essere grotteschi.
  4. Il racconto che mi ha colpito maggiormente è stato quello sull’invidia. Sono rimasta affascinata (e impressionata) dalla figura di Amore, lontano anni luce da quello a cui siamo abituati. Come mai?

    La figura di Amore nasce dal profondo della mia immaginazione; non è ispirato ad altri personaggi ed è il frutto del mio desiderio, con questo libro, di andare totalmente fuori dagli schemi e dall’immagine che potremmo tutti noi avere di Amore come una specie di Cupido con ali e guance rose, che scocca frecce sugli uomini. Il mio Amore è un pittore, un artista che adora fumare il sigaro e che, non potendo di persona conoscere le emozioni e i sentimenti, preferisce crogiolarsi nella sua perversione verso i cuori infranti. Costringe le bambole di pezza, le sue messaggere d’amore, a rubarli e a portarglieli e una volta che li ha sotto mano, li studia, li dipinge e se ne ossessiona perché non riesce a capire come facciano a distruggersi. Tutta la sua esistenza si concentra esclusivamente su quei cuori, causando un bel po’ di danni nel “mondo sublunare”.

  5. Ci potresti rivelare una curiosità per ogni racconto?

    Proverò a fare una piccola lista.

  • “Arturo sulla Luna”: quando ho scritto questa fiaba, avevo da poco visto il film “Il giovane favoloso” in cui un bravissimo Elio Germano interpretava Leopardi. La sua interpretazione, non solo dal punto di vista della recitazione in generale ma, nello specifico, nelle sue espressioni visive, mi aveva colpito così tanto che non potei fare a meno di immaginarmi il personaggio di Arturo, esattamente con il volto di Elio Germano.
  • Tebì: Tebì è una fiaba molto importante per me, perché in questa, e solo in questa, ho introdotto una tipologia di personaggio che sapevo prima o poi di dover inserire, ma che allo stesso tempo mi spaventava un po’, per la paura di non riuscire a produrre qualcosa di veramente originale: il mostro.
  • “La Regina Bianca”: una curiosità su questa fiaba riguarda il personaggio di Oswold Gringol, che creai mentre guardavo un documentario sulla storia inglese. Si parlava di un uomo che tradì il suo popolo pur di ottenere dell’oro dai rivali e che, proprio per la sua cieca avidità, alla fine fu ucciso proprio da coloro che aveva slealmente servito, che gli riservarono un trattamento a dir poco atroce, uccidendolo con dell’oro fuso in gola. Fa molto “Game of Thrones”, no?
  • “Amantide”: è stata la prima fiaba che ho scritto, quella da cui è partita l’idea dei peccati capitali, quindi le sono particolarmente affezionata. Una particolarità di questo racconto è che il personaggio di Amantide, nella mia mente, doveva rappresentare l’emblema della non accettazione di sé stessi e dell’ossessione per la bellezza, un’ossessiona che infatti porta Amantide a compiere una serie di azioni terribili al solo scopo, non di farsi amare, ma di sentirsi più bella.
  • “La strana sorte di Ortica Gloom”: questa fiaba è una delle mie preferite in assoluto! Uno dei motivi di ciò, è che la scena finale della fiaba, quella in cui gli scoiattoli, sotto uso di stupefacenti, compiono azioni a dir poco bizzarre per tutta la fabbrica, è voluta essere un omaggio a un racconto di Edgar Allan Poe, su cui ho anche scritto la tesi di laurea, il cui titolo è “The System of Doctor Tarr and Professor Fether”.
  • “Il funambolo pigro”: “Il funambolo pigro” è una fiaba sulla malinconia, sull’amore che non è quello “da fiaba” tra principe e principessa, ma è l’amore di un bambino per quella che considera sua madre. È una fiaba che sfiora, in modo molto velato e naturalmente fiabesco, molte tematiche diverse: dall’abbandono, alla violenza sugli animali, alla violenza sulle donne. Proprio per tutti questi motivi, avevo paura che “Il funambolo pigro” non venisse molto apprezzato, invece, sorprendentemente, è stato il più amato dai lettori dopo “Arturo sulla Luna”.
  • “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”: un’altra fiaba che per me è molto, molto importante. Scriverla, è stata come scoperchiare un vaso di pandora, che mi ha aperto moltissime possibilità, possibilità che spero i lettori possano scoprire presto.
  1. Un altro racconto che mi ha lasciato senza parole è la storia di Ortica Gloom, penso uno dei più macabri. Una scelta che lascia molto pensare. È stato immediato scriverli o hai impiegato molto tempo?

    La scrittura dei racconti fiabeschi ha impiegato molto tempo, più di anno, perché li ho scritti mentre frequentavo l’università e scrivevo la tesi, dunque ho dovuto metterli da parte più volte per concentrarmi sullo studio.

  2.  Dal momento che hai scelto di scrivere racconti fiabeschi…hai mai pensato di trasformarli in un libro illustrato? Secondo me verrebbe molto bene (ovviamente come scrivi tu destinato a adulti curiosi o bambini consapevoli).
    Hai mai organizzato qualche serata in libreria o biblioteca? Io ci verrei subito 😉

    Certamente, come hai detto tu, il collegamento tra fiaba (anche se macabra) e libro illustrato è abbastanza automatico e per quanto mi riguarda, dire che mi piacerebbe è riduttivo. Sarebbe davvero un sogno ma purtroppo non dipende da me. Ora come ora, spero davvero di poter avere il mio libro anche in versione cartacea, cosa che ci porta alla seconda domanda. Non ho mai fatto serate in libreria o in biblioteca proprio perché il mio libro, per ora, è solo un ebook. Spero di poterle fare presto!

  3. Qual è stata la prima fiaba che ti hanno raccontato? E quella a cui sei maggiormente legata?

    Non sono fiabe, ma da piccola adoravo Peter Pan e Nightmare Before Christmas.

  4. Come ti sei avvicinata al mondo della scrittura? Hai partecipato a qualche concorso? Se sì, cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?

    Al mondo della scrittura mi sono avvicinata fin da piccola e devo dire che, tra alti e bassi, ho sempre scritto tanto, spaziando tra vari generi. Ho esplorato il mondo dei racconti d’amore, della saggistica letteraria, della poesia e, infine, sono tornata al fantastico. Durante tutte le mie esplorazioni, ho partecipato per due volte al concorso letterario “Amici senza Confini” e, curiosamente, mi sono classificata sesta entrambe le volte. È stata una bellissima esperienza perché, per la prima volta, ho potuto confrontarmi con altri scrittori e vedere le reazioni di un pubblico a ciò che avevo scritto.

  5. Progetti per il futuro?

    Il mio progetto per il futuro è il libro che sto scrivendo. Si tratta di un romanzo di genere fantasy che, partirà proprio dall’ultima fiaba del mio libro, ovvero da “Le avventure di Marcus B. nel mondo di Mù”, è questo è anche il motivo per cui questo racconto è stato messo come ultimo nei racconti fiabeschi.

Grazie ancora per la tua preziosa collaborazione!
Serenella 🙂

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