A tu per tu con: Chiara Mineo!

Ehi Notters!
Dopo aver letto il libro che tanto mi è rimasto nel cuore, “A time for love” di Chiara Mineo, ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con questa bravissima e talentuosa scrittrice.
Venite a scoprire un po’ di più di lei e del suo romanzo! 😉

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1. Chiara, la storia che racconti attraverso il tuo libro è formidabile, davvero intensa; ci puoi raccontare come l’hai pensata inizialmente e come si è poi evoluta? Da cosa o da chi nasce “A time for love”?
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Ho sempre desiderato scrivere un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale. All’età di sedici anni avevo già realizzato una bozza della trama, ma con un pizzico di fantasy. Ero troppo giovane e inesperta per realizzare un romanzo con un tema tanto importante. Dopo aver letto “Il Cavaliere d’inverno”, che ho amato con tutto il cuore, ho capito come potevo incastrare la storia d’amore con la seconda guerra mondiale. Da qui credo sia nato “A Time for Love”.

2. La letteratura che tratta il tema della guerra, del nazismo e dei campi di concentramento è davvero vasta, eppure il tuo libro non l’ha mai reso banale. Perché hai scelto di far spiccare proprio la storia d’amore tra Helen e Ethan, in mezzo a quel mondo di orrori?

Desideravo scrivere una vera storia d’amore, una storia senza limiti, tormentata e struggente. Qualcosa che restasse nel cuore dei lettori. Io vado pazza per le storie d’amore ambientate durante la seconda guerra mondiale. Non potevo non creare Helen ed Ethan. Ho fatto in modo che nonostante gli orrori generati dal nazismo brillasse una piccola speranza. Spero di esserci veramente riuscita.

3. Il personaggio di Helen è veramente interessante: forte ma al contempo fragile, tenace, combattiva, ma sempre triste e rare volte felice. È un’eroina, senza ombra di dubbio! A cosa o a chi ti sei ispirata per crearla?

Helen è un personaggio molto particolare, un po’ contrastante. Dimentica la sua infanzia per combattere gli errori del campo che la portano a chiudersi in se stessa e a diffidare degli altri, soprattutto di chi ha distrutto la sua vita. In quasi tutte le mie protagoniste tendo a lasciare una parte di me, quindi possiamo affermare che Helen è confusa come l’autrice che l’ha ideata. A parte gli scherzi, ho cercato di conferirle sentimenti che io stessa avrei provato trovandomi nella sua situazione. Per quanto riguarda l’aspetto fisico non mi sono ispirata a qualcuno in particolare ma se dovessi darle un volto quello sarebbe di Adelaide Kane.

4. Ethan è… Uomo, semplicemente. Impossibile non innamorarsene. Lui, invece, com’è nato?

Ethan è Ethan. Rappresenta l’ideale di uomo. Ogni donna cerca in un protagonista il suo ideale, io non faccio eccezione alla regola. Trovandoci in tempi differenti ho dovuto creare un uomo che rispecchi la lealtà, la passione e il coraggio, caratteristiche fondamentali per un soldato. Fisicamente parlando lo assocerei a Liam Hemsworth.

5. Molti sono i personaggi che fanno parte di questa incredibile storia; qual’e quello che hai amato di più e quale, invece, quello che hai odiato di più? Perché?

Il personaggio che ho amato è senza dubbio Helen. Per me lei rappresenta la fuga, il desiderio di evacuare da una vita soffocante ma la paura di spiccare il volo. Il personaggio che ho odiato è Richter… beh, lui è solo un bastardo, il personaggio che tende a distruggere la storia e che tutti vorrebbero cancellare, ma senza un nemico non ci sarebbe nessuna storia.

6. Parliamo un po di te… Come mai hai deciso di scrivere un libro ambientato proprio nella seconda guerra mondiale? Cosa ti affascina di questo periodo storico?

Quando si parla di seconda guerra mondiale tutti tendiamo a immaginare gli orrori che ha causato: il nazismo, il fascismo, il comunismo, le persone che purtroppo sono cadute in battaglia… ma non pensiamo mai a chi, in mezzo al popolo, ha lottato per sopravvivere, a quegli amori divisi e distrutti dalla guerra. Con il mio libro ho voluto dare una speranza a chi ha lottato per il proprio amore durante la seconda guerra mondiale, senza tralasciare ciò che la guerra ha realmente causato.

7. Come nasce il tuo amore per la scrittura e cosa ne pensi del mondo del Self-Publishing?

Ho iniziato a scrivere all’età di quindi anni per nascondermi dal mondo e dal dolore che stavo vivendo in quel periodo. Scrivere ha rappresentato la mia salvezza, un modo per sfogarmi, lasciando nel foglio bianco ciò che sentivo. Adoro il Self-Publishing, ho scoperto un nuovo mondo. Ho la possibilità di gestire tutto in piena libertà, senza privarmi di qualcosa, soprattutto per quanto riguarda i prezzi perché a mio parere bisogna dare a tutti la possibilità di leggere.

8. Hai un sogno nel cassetto che riguarda proprio il mondo della letteratura? Se sì, quale in particolare?

Ho due sogni. Primo e super importante, realizzare una libreria in stile “La Bella e la Bestia”. Compro sempre solo cartacei con la speranza di lasciare, un giorno, ai miei figli un ricco patrimonio letterario (se i miei figli non ameranno leggere sarà un duro colpo). Il secondo sogno racchiude una piccola speranza, una luce che tengo sempre accesa ma cui non oso mai completamente appoggiarmi per timore di rimanere delusa: mi piacerebbe che i personaggi di A Time for Love prendessero vita in un bel film, poter sentire le voci di ogni personaggio. Sarebbe stupendo

9. Una curiosità: è da quando ho finito di leggere il libro che mi chiedo “ma come sarà finita tra Helen e Ethan? Sarà tornato tutto come prima tra loro?”. Nella tua mente, è mai continuata la loro storia? Se sì, come te la immagini?

Inizialmente contavo di scrivere un finale completamente diverso. Almeno una volta nella vita volevo scrivere un finale che lasciasse un segno e quindi niente lieto fine, ma poi penso che nella realtà c’è abbastanza tristezza per concludere un romanzo con le lacrime. Il romanzo inizia con Marco/Ethan che promette a Elena/Helen che un giorno l’avrebbe portata in giro per Roma a bordo di una moto. Mi piace immaginare loro due che girano intorno al Colosseo a bordo di questa moto, con il vento che fruscia tra i capelli, la gioia nel viso e Speranza insieme a loro.

10. Ultima domanda Chiara: quando avremo l’onore di poter leggere qualcos’altro di tuo? Puoi anticiparci qualcosa? 😉

Non so se scriverò ancora qualcosa. Dico sempre di no, ma poi sorprendo me stessa. Ho iniziato scrivendo molti fantasy, A time for Love rappresenta per me l’età adulta, pieno di scene che un tempo non avrei mai pensato di scrivere. Due mesi fa ho pubblicato il mio ultimo romanzo “A Cuore Aperto”, un New Adult semplice, una di quelle storie che leggi per rilassarti, ma mi rendo conto che dopo “A Time for Love” i lettori si aspettano da me qualcosa di altrettanto impegnativo. Non sono pronta per scrivere qualcosa di così forte, è già stato abbastanza difficile scrivere A Time for Love. Se proprio dovessi scrivere qualcosa mi piacerebbe tornare nel mondo del fantasy.

Edna: Ancora un immenso grazie a Chiara per il tempo che ci ha dedicato!

Chiara: Grazie mille a tutti voi che mi avete dato questa opportunità. È sempre un piacere chiacchierare con voi!

Edna 🙂

 

 

 

A tu per tu con: Paola Picasso!

Buongiorno Notters!
Dopo avermi deliziata con la lettura dello straordinario libro “Un battito d’ali”, ho avuto l’onore di scambiare qualche parola con PaolaPicasso, un’autrice che mi è rimasta nel cuore per la sua eleganza e la sua capacità di trasmettere emozioni scrivendo.
Volete conoscere  anche voi i “segreti” di Paola?
Beh, leggere qui! 😉

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1. Paola, il tuo libro affronta una tematica molto intima, che da un lato incuriosisce ma dall’altro, spesso, fa paura. Personalmente è la prima volta che mi imbatto in una lettura come questa. Com’è nata questa storia?

imgresR: Questa storia è nata dalla realtà. Quante volte i giornali e la televisione ci hanno raccontato di donne irreprensibili che davanti alla responsabilità di allevare un figlio si sentono incapaci, inadeguate e cadono in quella che è nota come la depressione post partum? Sono angosciate, ma spesso non lo manifestano per vergogna e le più fragili arrivano a sopprimere il loro bambino per eliminare la causa della loro sofferenza e/o, perché convinte di evitare loro un a vita difficile. Ho sempre provato molta pena per loro. Ho due figli e con il primo ho passato momenti difficili, temendo chissà quali disgrazie che non sarei stata in grado di evitare. Mettere al mondo un figlio richiede consapevolezza, coraggio e forza, molta forza morale.

2. Tutta la storia, se ben complicata ed estraneamente triste, è scritta con grande delicatezza. Hai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso di scrittura del libro? Se sì, quali?

R: Non avendo studiato psicologia, ho seguito l’istinto. Lo psicologo che riesce ad aiutare Alessadra è un po’ fuori dalle righe, ma è intelligente e sensibile. Ricordo che feci leggere il dattiloscritto a una psicologa e ricevetti il suo benestare.

3. Ho apprezzato molto che dietro ai “perché” del presente, tutto fosse poi spiegato attraverso flashback del passato.
Come mai hai deciso di impostare così il racconto?

R: Difficile dirlo. Avevo in mente il personaggio e la storia e quando ho cominciato a scriverla è stata la mia mente a dettarmi come procedere. Molto raramente faccio dei calcoli e se succede, spesso li sbaglio.

4. La storia di Alessandra è veramente molto toccante; ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno per costruirla, oppure è nato tutto dalla tua penna?

R: Alessandra è una creatura inventata di sana pianta anche se purtroppo il suo percorso è comune a molte. Mi sono immedesimata nella protagonista e le ho dato i miei pensieri, il mio dolore come se fossi stata al suo posto in una situazione analoga.

5. È interessante che nella storia molto spazio venga dato ad Ale, la voce interiore di Alessandra. Perché hai deciso di far risaltare in particolar modo questo aspetto della depressione di Alessandra?

R: Non so risponderti. Io scrivo quello che la testa mi detta. Istintivamente ho capito che spiegare la duplice natura di una persona sarebbe stato noioso. Meglio farla risaltare attraverso lo scontro con se stessa, un alter lego che fa parte di lei.

6. Il marito, la mamma e lo psicologo di Alessandra sono tre figure fondamentali sia nel racconto che nel percorso della protagonista; a tutti e tre è riservato il giusto spazio nel racconto. Cosa puoi dirci di più di questi personaggi?

R: Quei personaggi erano essenziali. La storia era già abbastanza drammatica e se Sandra non fosse stata circondata da gente che l’amava profondamente, sarebbe precipitata nell’abisso. Inoltre una mamma dolente e amorevole e soprattutto un marito devoto fino all’impossibile, saranno rari ma non impossibili da trovare. Onore all’amore e alla generosità.

7. C’è qualcuno tra tutti i personaggi della tua storia a cui sei sentita istintivamente più legata nel momento stesso in cui l’hai creato?

R: Indubbiamente Alessandra. Era lei che richiedeva la mia massima attenzione.

8. Oltre a scrivere libri, fai parte dello staff di Pink Magazine, la rivista bimestrale dedicata agli amanti della scrittura e della letteratura. Come concili questa attività con la scrittura? Cosa ti ha spinto ad entrare a far parte del team?

R: Esplorare le mie capacità, mi ha sempre stimolata. In questo caso poi, non uscivo dal mio ambito e amavo le colleghe, perciò stare tra loro mi fa molto piacere.. L’ebbrezza che dona la creatività è impagabile e, a parte questo, io sono una scrittrice compulsiva e ho alle mie spalle una mole di lavoro che mi meraviglia sempre. Mi riesce impossibile rifiutare una proposta, o una sfida.

9. Ti piacerebbe, un giorno, scrivere una storia di un genere diverso dalla narrativa? Se sì, quale? 

R: Non so se i miei lavori si possano considerare fuori dalla narrativa. Ho cominciato a scrivere dei libri per bambini che sono stati come letture nelle classi elementari per anni. Ho seguitato con romanzi per le adolescenti e poi centinaia di libri rosa, molti romance storici, racconti a non finire, traduzioni e per appagare una mia esigenza personale, romanzi attuali, quelli che considero veri e liberi.

10. Ultima domanda: ho letto che è appena stato pubblicato un altro tuo libro: “Il silenzio di Luca” e noi di Notting Hill siamo molto curiose! 🙂
Puoi raccontarci qualcosa a proposito?

R: La storia di Luca era dentro di me da anni. Poi quel bambino ha cominciato a gridare che voleva nascere e l’ho accontentato. E’ una storia attuale, molto vera, che evidenzia i disagi delle famiglie moderne con i genitori impegnati nei loro lavori e i bambini che soffrono perché sono amati male.

Grazie ancora una volta a Paola per il preziosissimo tempo che ha dedicato al nostro blog.

A presto,
Edna 🙂