A tu per tu con: Paola Picasso!

Buongiorno Notters!
Dopo avermi deliziata con la lettura dello straordinario libro “Un battito d’ali”, ho avuto l’onore di scambiare qualche parola con PaolaPicasso, un’autrice che mi è rimasta nel cuore per la sua eleganza e la sua capacità di trasmettere emozioni scrivendo.
Volete conoscere  anche voi i “segreti” di Paola?
Beh, leggere qui! 😉

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1. Paola, il tuo libro affronta una tematica molto intima, che da un lato incuriosisce ma dall’altro, spesso, fa paura. Personalmente è la prima volta che mi imbatto in una lettura come questa. Com’è nata questa storia?

imgresR: Questa storia è nata dalla realtà. Quante volte i giornali e la televisione ci hanno raccontato di donne irreprensibili che davanti alla responsabilità di allevare un figlio si sentono incapaci, inadeguate e cadono in quella che è nota come la depressione post partum? Sono angosciate, ma spesso non lo manifestano per vergogna e le più fragili arrivano a sopprimere il loro bambino per eliminare la causa della loro sofferenza e/o, perché convinte di evitare loro un a vita difficile. Ho sempre provato molta pena per loro. Ho due figli e con il primo ho passato momenti difficili, temendo chissà quali disgrazie che non sarei stata in grado di evitare. Mettere al mondo un figlio richiede consapevolezza, coraggio e forza, molta forza morale.

2. Tutta la storia, se ben complicata ed estraneamente triste, è scritta con grande delicatezza. Hai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso di scrittura del libro? Se sì, quali?

R: Non avendo studiato psicologia, ho seguito l’istinto. Lo psicologo che riesce ad aiutare Alessadra è un po’ fuori dalle righe, ma è intelligente e sensibile. Ricordo che feci leggere il dattiloscritto a una psicologa e ricevetti il suo benestare.

3. Ho apprezzato molto che dietro ai “perché” del presente, tutto fosse poi spiegato attraverso flashback del passato.
Come mai hai deciso di impostare così il racconto?

R: Difficile dirlo. Avevo in mente il personaggio e la storia e quando ho cominciato a scriverla è stata la mia mente a dettarmi come procedere. Molto raramente faccio dei calcoli e se succede, spesso li sbaglio.

4. La storia di Alessandra è veramente molto toccante; ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno per costruirla, oppure è nato tutto dalla tua penna?

R: Alessandra è una creatura inventata di sana pianta anche se purtroppo il suo percorso è comune a molte. Mi sono immedesimata nella protagonista e le ho dato i miei pensieri, il mio dolore come se fossi stata al suo posto in una situazione analoga.

5. È interessante che nella storia molto spazio venga dato ad Ale, la voce interiore di Alessandra. Perché hai deciso di far risaltare in particolar modo questo aspetto della depressione di Alessandra?

R: Non so risponderti. Io scrivo quello che la testa mi detta. Istintivamente ho capito che spiegare la duplice natura di una persona sarebbe stato noioso. Meglio farla risaltare attraverso lo scontro con se stessa, un alter lego che fa parte di lei.

6. Il marito, la mamma e lo psicologo di Alessandra sono tre figure fondamentali sia nel racconto che nel percorso della protagonista; a tutti e tre è riservato il giusto spazio nel racconto. Cosa puoi dirci di più di questi personaggi?

R: Quei personaggi erano essenziali. La storia era già abbastanza drammatica e se Sandra non fosse stata circondata da gente che l’amava profondamente, sarebbe precipitata nell’abisso. Inoltre una mamma dolente e amorevole e soprattutto un marito devoto fino all’impossibile, saranno rari ma non impossibili da trovare. Onore all’amore e alla generosità.

7. C’è qualcuno tra tutti i personaggi della tua storia a cui sei sentita istintivamente più legata nel momento stesso in cui l’hai creato?

R: Indubbiamente Alessandra. Era lei che richiedeva la mia massima attenzione.

8. Oltre a scrivere libri, fai parte dello staff di Pink Magazine, la rivista bimestrale dedicata agli amanti della scrittura e della letteratura. Come concili questa attività con la scrittura? Cosa ti ha spinto ad entrare a far parte del team?

R: Esplorare le mie capacità, mi ha sempre stimolata. In questo caso poi, non uscivo dal mio ambito e amavo le colleghe, perciò stare tra loro mi fa molto piacere.. L’ebbrezza che dona la creatività è impagabile e, a parte questo, io sono una scrittrice compulsiva e ho alle mie spalle una mole di lavoro che mi meraviglia sempre. Mi riesce impossibile rifiutare una proposta, o una sfida.

9. Ti piacerebbe, un giorno, scrivere una storia di un genere diverso dalla narrativa? Se sì, quale? 

R: Non so se i miei lavori si possano considerare fuori dalla narrativa. Ho cominciato a scrivere dei libri per bambini che sono stati come letture nelle classi elementari per anni. Ho seguitato con romanzi per le adolescenti e poi centinaia di libri rosa, molti romance storici, racconti a non finire, traduzioni e per appagare una mia esigenza personale, romanzi attuali, quelli che considero veri e liberi.

10. Ultima domanda: ho letto che è appena stato pubblicato un altro tuo libro: “Il silenzio di Luca” e noi di Notting Hill siamo molto curiose! 🙂
Puoi raccontarci qualcosa a proposito?

R: La storia di Luca era dentro di me da anni. Poi quel bambino ha cominciato a gridare che voleva nascere e l’ho accontentato. E’ una storia attuale, molto vera, che evidenzia i disagi delle famiglie moderne con i genitori impegnati nei loro lavori e i bambini che soffrono perché sono amati male.

Grazie ancora una volta a Paola per il preziosissimo tempo che ha dedicato al nostro blog.

A presto,
Edna 🙂

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