Recensione di: “La salvezza in uno sguardo” di Alessandra Migliozzi

Buonasera Notters,

Oggi ho il piacere di presentarvi “La salvezza in uno sguardo” di Alessandra Migliozzi, un romanzo a sfondo storico che ho letto in pochissimi giorni e che ho apprezzato per le emozioni che mi ha saputo regalare.

divisorioimgres-2
TITOLO: La salvezza in uno sguardo
AUTORE: Alessandra Migliozzi
EDITORE: Lettere Animate
DATA PUBBLICAZIONE: 15 Dicembre 2015
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 1,49

 

 

 

SINOSSI

Una famiglia da vendicare e una tenuta da conquistare spingono Marco a lasciare i suoi genitori adottivi e sua sorella per affrontare una terra che ora gli è sconosciuta. Tutto sembra filare liscio finché i ricordi non riaffiorano, più vividi che mai. Ricordi tristi di un passato crudele, ricordi che sembrano essere più forti di lui e che ora stanno prendendo il sopravvento. Marco sta per cedere e sono i suoi occhi a salvarlo, a scacciare via quelle immagini e quelle urla dalla sua testa. Occhi perplessi e allo stesso tempo curiosi lo fissano. Occhi da cerbiatto, color ossidiana. Lei, così bella quanto pericolosa. Lei, la persona più sbagliata per perdere la testa. Un’avventura sfumata di rosa, l’amore passionale tra due giovani che decidono di lottare contro un destino che non li vuole uniti. A fare da cornice a questa storia ci sono altri personaggi, come un bambino dai capelli color fiamma, la faccia lentigginosa e due occhi azzurri sempre spalancati e una donna dall’aria fredda e dura, che dietro a una corazza nasconde un passato di errori e debolezze.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Il primo elemento che mi ha sorpreso e che mi ha fatto apprezzare questa storia è stata proprio la scelta dell’ambientazione.
In un tempo remoto, in un luogo lontano e sconosciuto…la storia si svolge nell’arco di pochi mesi e quasi interamente all’interno della Tenuta. Qualche rara scena si svolge nei terreni circostanti.

Siamo come in una bolla spazio-temporale dove l’amore è la forza motrice che spinge ad andare avanti, a non arrendersi, che fa soffrire, che fa battere i cuori, che regna sovrano su ogni cosa, che si percepisce in ogni pagina.
A molti, forse, potrà risultare azzardata, se non bizzarra una scelta simile; io, personalmente, l’ho trovata una scelta molto interessante. La Tenuta stessa diventa protagonista del libro e non soltanto una cornice della storia.
Tutto ruota attorno a essa…e a un anello. L’anello del potere. Chi conquista l’anello, detiene il potere. E per un anello viene scatenata una terribile e sanguinosa guerra.
Quella fredda sera d’inverno un servo uccide il sovrano, si impadronisce dell’anello e del potere a esso legato.
E la storia sembra destinata a ripetersi.

Anno 1700
La luce del sole in tramonto  filtrava attraverso le tende. Paolina era al centro della piccola stanza semibuia, seduta su una sedia a dondolo, cercando di svegliare una neonata appisolata tra le sue braccia.
La bambina aveva il sonno pesante e, nonostante tutti i suoi sforzi, gli  occhietti facevano ancora fatica ad  aprirsi.
In un angolo della stanza c’era un altro bambino, Marco, di sei anni, che giocava con dei pezzetti di legno a creare castelli. Era concentrato a incastrarli tra loro  per formare delle mura, la lingua  in un angolo della bocca.

Una scena di infinita serenità.IMG_20160306_141734
Una giovane balia che accudisce i bambini dei Signori della Tenuta.
Ma all’improvviso un sordo rumore irrompe nel quadretto idilliaco.
Un intero esercito marcia verso il palazzo.
Seguono attimi di puro terrore.
La coraggiosa madre dei bambini entra velocemente nella stanza ed esorta Paolina ad aiutarla.
La ragazza prende i due bambini e si nascondono in un passaggio segreto dietro alla libreria.
Marco, di soli sei anni, si morde il labbro fino a farlo sanguinare, senza dire una sola parola.
Melanie, di pochi mesi, dorme beatamente ignara di quello che succede attorno a lei.
Non sente il cuore di Paolina battere all’impazzata come se stesse per esplodere.
Non sente le urla di dolore della madre.
Non sente quella risata agghiacciante che suo fratello non scorderà mai.
Non sente la sua vita cambiare drasticamente in un attimo, strappata all’amore dei genitori e al suo futuro.
Un giorno come tanti che finisce in tragedia.
Un giorno che resterà impresso nella memoria di Marco.

Da quel giorno sono trascorsi circa 18 anni, ma per Marco sembra solo ieri. Ogni notte lui rivive quel giorno e adesso, finalmente, si sente pronto per compiere la sua vendetta e per riprendersi quello che gli spetta di diritto.
Adesso è un giovane uomo pronto a combattere, almeno questo è quello che si ripete in continuazione e che lo porta a salutare l’amata sorella e a incamminarsi verso l’ignoto.

Marco era esausto dal viaggio.  Continuò a camminare lungo il sentiero, il sole era sorto da un pezzo e gli bruciava la nuca.Secondo le indicazioni fornitegli da  un contadino di passaggio, ben  presto si sarebbe trovato di fronte  alla Tenuta.
Marco seguì la strada che si incurvava e la vista gli mozzò il fiato. Il sentiero di fronte a lui ora  era alberato e portava diritto ad  un imponente cancello nero di ferro battuto. Dietro il cancello si  stagliava la  Tenuta: un enorme  palazzo di quattro piani le cui  pareti erano fatte di pietra rosata,  una pietra molto rara che si trovava solo nelle montagne della Diciannovesima Unità.
La porta d’entrata principale era un enorme portone di legno con una maniglia dorata di ottone. 

SANYO DIGITAL CAMERA

Finalmente Marco è arrivato alla Tenuta. Anzi, ha fatto ritorno a quella che ha sempre considerato casa sua. È testardo e determinato, deciso a scoprire la verità su quanto successe quel lontano giorno. E non si rende conto dell’enorme pericolo che sta correndo.
Qualcuno lo osserva nell’ombra, qualcuno che sembra conoscerlo molto bene.
Una sera, a una festa, sente una voce senza volto e una scarica elettrica sembra attraversarlo.
Un ricordo.
L’eco di un ricordo.
E una forte fitta al petto.

Marco aveva un dolore dentro di  sé mai provato prima. Poi i suoi occhi incontrarono quelli di lei. Gli  unici punti fermi in quel trambusto  di emozioni. Occhi castani, da  cerbiatto, che lo f issavano, un po’  perplessi, un po’ sorpresi.
Bastò quell’attimo e il suo cuore  tornò a battere a un ritmo regolare. Smise di tremare e trovò la forza di  restare in piedi. Lei distolse  lo sguardo e lo sorpassò. Stordito, Marco continuò a fissarle la schiena mentre lei prendeva il suo posto  di fianco al padre.

È una questione di un attimo. Basta un solo sguardo. Uno sguardo che lo salva dal baratro del dolore. E che lo incanta. Che lo affascina, che lo seduce…che lo fa innamorare.
IMG_20160306_204052Lei, la bella Desirèe, figlia del nuovo Signore della Tenuta e promessa sposa a un altro uomo.
Lei una nobile, lui un povero stalliere, così lui si presenta agli occhi del mondo.
Due pianeti che si respingono per poi attrarsi.
Lei così diversa dalle altre donne del suo rango, così forte e combattiva, così spirito indomito, così poco consona all’etichetta.

Lei che non riesce a non guardarlo.

Era molto strano quel ragazzo,  l’aveva notato appena entrata. Tra  tutti quei sorrisi, il suo volto terrorizzato spiccava come la luna  pallida nel cielo nero. In quegli  attimi doveva aver provato un immenso dolore dentro, ma,  fortunatamente, si era ripreso in  fretta.
Sarà stato per quell’avvenimento  che i loro occhi avevano  continuato a incrociarsi durante la  serata.  Ma non era più lo stesso  sguardo di supplica. Ora era uno sguardo di interesse e molto spesso quegli occhi sembravano  prenderla in giro, quasi come se sapessero che lei provava un certo  interesse nei suoi confronti. Era  per questo che ora non lo sopportava. Ne era attratta e lo odiava allo stesso tempo.  Sapeva che lui era impossibile: era  povero e lei doveva sposarsi. Ormai i piedi si muovevano in completa autonomia e la risata partiva da sola alle battute tristi di  Eduardo.
Erano ancora in mezzo alla Sala a  girare, girare, girare. Quella  musica sembrava non  finire mai.  Sentiva lo stomaco pieno e in subbuglio.
Girava e pensava alla prima volta che aveva notato lo stalliere.
Girava e pensava alle occhiate che  si erano scambiati per tutta la serata.
Girava e pensava a quella che poteva essere la sua futura vita con Eduardo, triste e piena di rimpianti. Girava e pensava a  lui, che ancora  la fissava, con un mezzo sorriso beffardo stampato sulle labbra.
D’un  tratto anche la stanza prese  a girare intorno a lei, i suoi piedi si incrociarono e per poco non cadde.

Desirée e Marco si guardano da lontano, si cercano e si respingono, ma non riescono a stare separati.

IMG_20160306_204401
Un filo sottile li unisce, una potente alchimia li unisce.
Un sentimento che va oltre il puro e semplice desiderio.
Un sentimento che potrebbe metterli in pericolo.
Perché un uomo misterioso continua a osservarli.

Due personaggi che entrano nel cuore.
Due spiriti affini.
Marco, un eroe suo malgrado, romantico, passionale, testardo, di buon cuore e protettivo nei confronti della sorella.
Desirée, un’anima ribelle, caparbia e molto moderna per l’epoca in cui vive, che ama la natura e cavalcare la sua splendida giumenta, che ama la sua libertà più di ogni altra cosa. Una giovane eroina di altri tempi.

Marco rimane molto colpito dalla ragazza, dalla sua intelligenza, dalle sue continue provocazioni, dalla sua vitalità.
E ogni loro sguardo sembra parlare.
E, nonostante appartengano a due mondi diversi e il loro mondo non approverebbe una loro unione, non possono più opporsi al forte legame che li unisce.IMG_20160306_204052 (2)

Mentre parlavano, senza rendersi  conto, le loro mani si erano intrecciate. Quando calò il silenzio,  quel contatto sembrò più forte che  mai. Sempre guardandosi negli occhi, lei si avvicinò lentamente.  Un attimo eterno in cui Marco poté  notare la sfumatura verde dei suoi  occhi, una spruzzata di lentiggini chiare sul  naso e poi sentì le labbra morbide schiudersi sulle sue.

Una storia d’amore che fa battere forte il cuore.
Una storia di intrighi e vendette.
Una storia d’amicizia e di onore.
Una storia sospesa nel tempo e nello spazio.
Una storia di rinascita e speranza.
Una storia che consiglio di leggere 😉

Serenella

La salvezza in uno sguardo

picsart_01-08-01.50.58.jpg

Recensione di: “La foglia di Ambra” di Deborah Fasola

Cari Notters,
In questo lunedì di recensioni vi parlo di un libro che mi ha inizialmente incuriosita e che poi, mi ha sedotta, rapita e infine conquistata.
Di quale libro sto parlando? “La Foglia di Ambra” di Deborah Fasola.
E credetemi Notters, se non avete mai letto nulla di quest’autrice, questa è l’occasione giusta per farlo! 😉

divisorio

12314710_1006242832767436_3134948048125063479_o
TITOLO: La Foglia di Ambra
AUTRICE: Deborah Fasola
GENERE: Thriller/Drammatico
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 19 dicembre 2014
PAGINE: 176
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 0,99/€ 7,80 (Gratis su Kindle Unlimited)

SINOSSI

Anita è una donna realizzata: ha una fantastica famiglia ed è la scrittrice italiana numero uno. Tutto andrebbe benissimo, non fosse per il modo in cui Anita è attaccata alla sua vita di successo, così tanto da essersi dimenticata di tutto il resto, persino della figlia che ultimamente è davvero strana. Con la mente ancorata al fantasma del passato, incredibilmente vivido e tanto amato della sorella –foglia che Anita ha perso in gioventù, la donna trascura tutti per via del senso di colpa che non l’abbandona mai; perde così il marito Sebastiano e rischia di vedere sgretolata la sua vita e la sua famiglia evitando le sue responsabilità coniugali e genitoriali e comportandosi da arrogante e spocchiosa Star. Tutto finché il fantasma di Ambra non torna nella sua vita attraverso i disegni di Alice, sua figlia, che senza poter sapere dell’esistenza della sorellina di sua madre né del suo doloroso passato, ne conosce il nome e la disegna con precisi particolari e attenta cura, insieme alla casa d’infanzia delle due sorelle. Ambra è una foglia ed è la sorellina che Anita ha visto cadere nel pozzo e ha vegliato e amato durante il lungo coma per gran parte della sua adolescenza straziata dal dolore; come mai sua figlia Alice, a soli sei anni, sa esattamente ogni cosa di lei e del suo aspetto? Sarà proprio insieme a lei che Anita compirà un viaggio di ritorno alle origini, dove sensazionali e drammatici eventi attendono una madre e una figlia, che forse alla fine si ritroveranno.

RECENSIONE

Lo ammetto, già la sinossi di questo libro mi aveva conquistata.
Sì, è vero, sono un’inguaribile romantica, ma adoro anche tutto ciò che è thriller, tutto ciò che crea suspense, tutto ciò che di lontano c’è da noi, realtà diverse e complicate a cui non tutti sono in grado di avvicinarsi o, semplicemente, non comprendono.
Lo scetticismo è tra noi, una presenza costante nella vita e nella realtà di ogni singola persona sulla faccia della Terra (e siamo più di tre miliardi!), un po’ come fosse un campanellino d’allarme sempre attivo: basta un piccolo segnale di pericolo e… Driiiin, ecco che suona.
Io, invece, amo immergermi in storie che mi portano in altre dimensioni, storie immaginarie che fanno pensare se non addirittura sognare una vita differente da quella che viviamo, una vita un po’ speciale.
E così, da spettatrice accanita di serie tv come “Streghe” o “Gost Whisperer”, ho iniziato a leggere questo libro con grande curiosità ed un’alta aspettativa…
Aspettativa che non è assolutamente stata delusa.

“«Buonasera e benvenuto a tutto il pubblico di “TV libera libri!”, siamo qui in compagnia della famosissima dottoressa Anita Malinverni, l’autrice de “La terra di Foglia” l’assoluto best seller fantasy del momento! Buonasera, Anita» il presentatore, seduto sulla sua grande poltrona rossa in velluto, volse lo sguardo verso il suo ospite d’eccezione. Anita sorrise, annuendo con il capo e guardando verso la telecamera, in un gesto spontaneo e abitudinario ormai. «Buonasera, Alberto e buonasera a tutto il pubblico a casa» disse con disinvoltura, accavallando le gambe, lunghe, pallide e scoperte dalla stoffa rossa del suo miniabito griffato.”

Anita è la protagonista di questa storia.

image (14)A soli ventisei anni, è già una delle scrittrici più affermante nel mondo della letteratura grazie al suo libro fantasy.
Un libro la cui ispirazione ha radici profonde, radicate in Anita fin dalla prima infanzia, come se fossero le fondamenta di un palazzo.
Un’infanzia che è stata rubata, che è stata fatta in mille pezzi dal dolore, dal senso di colpa che è presente in lei ancora oggi e che la rende la persona che è: cinica, fredda, distaccata da ciò che la circonda, da chi le sta accanto.
Sì perché Anita non è solo una famosissima scrittrice, è anche la mamma di Alice e la moglie di Sebastiano.
Eppure lei, paradossalmente, non si sente ne l’una ne l’altra. Perché?
Perché qualcosa in lei si è completamente spezzato tanti anni prima, ed è impossibile ormai da aggiustare; lei è incapace di farlo.

“Anita guardò Ambra. Stesa nel letto a palpebre chiuse –come sempre –aveva i capelli chiari aperti a raggiera sul cuscino, che formavano quasi un ventaglio e quell’eterno odore di buono che emanava la sua pelle e riempiva le narici e il cuore. Ambra era come una fotografia, perfetta e immobile, immortale. Non sarebbe mai cambiata, lei. Avrebbe sempre avuto l’aspetto da bambina che Anita aveva perduto, come se fosse davvero già morta. Il tempo sembrava fermo per lei, nel suo letto di silenzio e inquietudine.

[…] Ambra dormiva un sonno senza fine dai suoi cinque anni. Anita si ricordava spesso di quel giorno o per lo meno tentava di farlo, sebbene quel pensiero fosse troppo doloroso da gestire e si trovasse spesso costretta a spingerlo via amaramente. E così i ricordi scomparivano, frastagliandosi e frammentandosi, man mano che il tempo passava.”

Anita non ha vissuto la sua infanzia da sola, aveva Ambra, la sua sorellina.  Lei era la sua perfetta metà.
image (15)Avete presente quando qualcosa che vi appartiene vi viene brutalmente strappato via e quel senso di solitudine, di incompletezza, di stordimento si impossessa di tutto il vostro essere?
Questo è successo alla nostra Anita in quel maledetto giorno in cui sua sorella Ambra entrò in coma a seguito di una caduta nel pozzo, quel pozzo che giaceva da sempre nel giardino della loro casa.
I suoi genitori non c’erano, Anita doveva badare alla sua piccola sorellina e poi…
Una svista. Dieci minuti di distrazione, dieci minuti in cui Ambra era sola e in un attimo, quasi come per magia, Ambra non c’era più.

Presto, la disperazione si impossessò di Anita per non lasciarla mai più: ormai era parte integrante di lei, del suo essere, e chi le stava accanto lo sapeva bene.
Ma si sa, prima o poi le persone si stancano.
Si stancano di vivere con qualcuno che in realtà non guarda per davvero, non ascolta per davvero, con un automa che passa le sue giornata catapultata nel mondo del lavoro, così da non avere il tempo di pensare.

Così, pian piano, Anita vede sgretolarsi attorno a sé tutto ciò che negli anni aveva costruito: la sua famiglia.

image (16)Sebastiano, suo marito, non la guarda più, non le parla più se non per discutere.
Sua figlia Alice? Anita non sa neanche più come sia fatta.
Non le ha mai preparato una torta, anzi, un pasto normale. Non sa cosa le piace, non sa niente di lei perché Anita ha smesso di vedere e di sentire nel momento stesso in cui Ambra è morta, nel momento in cui l’ha abbandonata. Anita ha smesso di vivere.
E a niente serve dirglielo, perché lei lo sa.
Sa di essere una pessima madre, una pessima figlia e una pessima moglie, tanto da colpevolizzarsi per gli sbagli commessi dal marito.
Ma c’è una cosa, esiste qualcosa in grado di dare sollievo ad Anita, di rischiarare le sue cupe giornate, di riempirle il cuore: la foglia di Ambra.
Una foglia che sua sorella le regalò poco prima dell’incidente.
Una foglia dalla quale lei non si è mai separata, che custode gelosamente all’interno di una cornice per fotografie come fosse il più prezioso dei gioielli, e per Anita lo è davvero.
Ogni volta che la guarda ripensa a lei, al suo viso, ai suoi capelli biondi, al suo sorriso.
In quella foglia c’è l’essenza di Ambra.

“Mia sorella era una foglia. Se la sfioravi scricchiolava come quelle ingiallite dell’image (17)autunno, cadute al suolo e così fragili, esposte al vento ma anche pronte a far sentire la loro voce se il pericolo si palesava. Mia sorella era una foglia caduta dal ramo e soltanto io avrei potuto raccoglierla. E l’avevo fatto, l’avevo presa e serrata tra le dita per tenerla con me. L’avevo messa dietro un vetro e fissata in un quadro dallo sfondo giallo come il sole; poi l’avevo appesa alla parete della mia camera, davanti al letto. E restavo lì a guardarla per ore intere, mentre la casa si riempiva dei buoni odori della famiglia e si sentivano le risate di mamma e papà giungere dal piano inferiore.
[…] Mia sorella era la mia fantasia, era la mia casa. Mia sorella era Ambra, la foglia. Nella sua mente c’erano infinite possibilità ed ere, nella sua mente c’era tutto il mio mondo. “

Le giornate di Anita proseguivano tutte uguali: lavoro-casa, casa-lavoro.
Una monotonia aleggiava sulle sue spalle fino al momento in cui i suoi occhi finalmente si aprirono e Anita sembra finalmente vedere quello che ha sempre avuto sotto gli occhi ma non ha mai voluto osservare.
Si ritrova a guardare, rapita, i disegni di sua figlia Alice, disegni strani che ritraggono paesaggi già visti, come se li avesse vissuti lei stessa, una figura a lei sconosciuta, un uomo alto e nero e una figura, invece, a lei familiare… Troppo familiare.
Che cosa volevano dire quei disegni?
Cosa voleva dire quella somiglianza con la sua sorellina Ambra?
Che sua figlia volesse in qualche modo richiamare la sua attenzione, che cercasse di dirle qualcosa?

Anita è decisa a volte scoprire di più, a voler sapere una volta per tutte cosa di cela nei disegni della figlia e perché tutto questo stia succedendo proprio ora.
Parte così alla volta della sua vecchia casa, insieme ad Alice, per una vacanza.
Una vacanza che si rivelerà essere un salto nel passato, un’avventura senza tempo, un’esperienza sconvolgente e devastante per Anita che si ritroverà a dover sconfiggere per sempre i suoi demoni, quegli scheletri nell’armadio che nascondeva da fin troppo tempo.
E non ci sarà pietà per lei.
Ma Anita, crescerà, capirà dove e cosa ha sbagliato fino ad ora, capirà che il lavoro non è tutto, che non bisogna rimanere aggrappati a lungo ad un qualcosa che non c’è più.
Farà un viaggio dentro sé stessa che la cambierà, le farà apprezzare di più ciò che ha, le farà ritrovare un marito ed una figlia, capendo che, da sempre, sono costanti nella sua vita.
E, infine, capirà che il vero mostro non è lei, bensì chi più le sta vicino, chi non si aspetterebbe mai…
Il più improbabile dei mostri.

“La Foglia di Ambra” non è assolutamente una storia scontata.
Racconta una storia che scombussola il lettore, che lo trasporta in un mondo surreale raggelante ma che al contempo, incredibilmente, scalda il cuore.
Quella di Anita è una storia drammatica, delicata, che spezza il cuore anche al più cinico dei lettori, perché, infondo, chi di noi non ha mai avuto difficoltà a ricucire la propria anima?
Chi non ha mai avuto paura di affrontare la realtà, di pararsi davanti a lei, faccia a faccia?
Chi non ha mai scoperto segreti inconfessabili che hanno completamente sradicato tutte le certezze costruite fino a quel momento?
È facile, quindi, mettersi nei panni di Anita, anche se devo ammettere che inizialmente risulta essere un personaggio difficile da capire.
È un personaggio complicato, un personaggio che personalmente ho odiato e che mi ha fatto venire più volte voglia di sbattere la testa contro al muro.
(Deborah, ma come hai fatto a crearla? :p)
Man mano che mi addentravo nella storia, però, ho iniziato a sentire il suo dolore, a percepire la sua inquietudine come se fosse mia, ad assimilare la sua disperazione e a chiedermi se io stessa non avessi nulla da rimproverarmi.
Perché?
Semplice: tutto merito di Deborah!

Tra presente e passato, tra una rivelazione e l’altra, tra scoperte strabilianti e prese di coscienza, ogni pagina di questo libro mi ha conquistata.
Un thriller incalzante, mai noioso, ricco di colpi di scena capaci di tenere il lettore incollato alle pagine come se il Kindle fosse fatto di Vinavil, “La Foglia di Ambra” mi ha trasportata in una dimensione nuova, diversa, eccitante, spaventosa, ipnotica, da brivido.
Inizialmente sembra che il lettore si imbatta in un finale “scontato”, altamente surreale, assolutamente fantasioso e, forse, potrebbe rimanerne deluso.
Ma se c’è una cosa che ho imparato di Deborah Fasola è che con lei, niente è scontato.
È un’autrice che è riuscita ad inserire una tematica importante, seria e terribilmente attuale all’interno di una storia di fantasmi e, nonostante a mio parere sia difficile, l’ha fatto alla perfezione.
Deborah scrive divinamente.
Non trovo altre parole per dirvi quanto questa scrittrice sia riuscita ad entrarmi dentro, ad emozionarmi, a regalarmi attimi di puro stupore e attimi in cui stavo col fiato sospeso e il cuore in gola.
Quindi non mi resta che dire…
Chapeau, Deborah!

Edna 🙂

 

image

Recensione di: “Come una crisalide” di Eva Dal Rey

Ciao Notters, non vi lasciamo mai soli!

Questa settimana mi sono imbattuta, in un libro talmente reale da fare male.
Un libro che ti prende, che fino alla fine ti tiene incollata, un libro che tratta tematiche forti che a volte tentiamo di nascondere, ma sono maledettamente reali.
La copertina e il titolo mi hanno colpita, che solo da queste due cose ho scelto di leggere e devo dire che ho fatto bene!
Ora vi racconto nel dettaglio, il libro di Eva Dal Rey “Come una crisalide”.

divisorio

imgres-1

TITOLO: Come una crisalide
AUTORE: Eva Dal Rey
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 13 Dicembre 2015
GENERE: Rosa Contemporaneo
FORMATO: Ebook/Cartaceo
PREZZO: € 3,99/€ 12,98 (Il giorno 8 Marzo, sarà scaricabile gratuitamente)

 

 

SINOSSI

Come si può avere tutto e non essere per niente soddisfatti della propria vita? Questa domanda rende Maddalena ancora più ansiosa, la fa sentire ancora più in colpa. Quando, durante un incontro di lavoro, conosce un uomo che stravolge dentro di lei ogni certezza il suo mondo crolla definitivamente. Di colpo si rende conto che il suo matrimonio perfetto era solo un’apparenza. I sentimenti che Davide le suscita non li aveva mai provati prima, di questo è certa. Con un coraggio che non le apparteneva decide di rivoluzionare la sua vita, di seguire l’istinto. Purtroppo, però, questo la trascina verso situazioni impensabili e l’incubo comincia a prendere forma.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Può un matrimonio, trasformarsi in un incubo? Si può vivere accanto ad una persona, senza conoscerla veramente? Può una donna annullarsi completamente? Può un nuovo amore, aiutare a rialzarsi?

Maddalena si sta avvicinando ai quarant’anni, sposata, con due figlie in età preadolescenziale, ed è un architetto molto affermata. Apparentemente non le manca nulla, ha una bella casa, un marito che non fa mancare nulla alla famiglia ed è circondata da persone che le vogliono bene. Ma dietro le mura domestiche, una volta chiusa la porta di casa è tutto rosa e fiori? No… il matrimonio con Luca non è più soddisfacente, si parlano a stento ognuno è occupato con il proprio lavoro. Luca è un marito indegno, sottovaluta le capacità di Maddalena, è sempre pronto a schernirla, umiliarla non è più come quando erano più giovani; che le regalava parole dolci, affetto e amore. Lui è solo interessato a se stesso e al suo lavoro di professore universitario, e nasconde un segreto o meglio reprime la sua vera identità! Maddalena, si chiede più volte a se stessa; se ama ancora Luca, senza trovare risposta fino a che…

Davide  non  mi  toglie  gli  occhi  di  dosso, facendomi  andare  il  viso  in  fiamme,  e  balla  così  vicino  da trasmettermi  il  calore  del  suo  corpo.  E  che  corpo!  Non  solo  è divinamente  bello,  ma  si  muove  in  maniera  tale  da  farmi contorcere  le  budella.  A  un  tratto  mi  afferra  e  comincia  a volteggiare  in  pista,  così  sono  costretta  ad  abbandonarmi totalmente  ai  suoi  movimenti.  Mi  sento  persa.  Quando  si  calma e  riprende  un  ritmo  più  tranquillo  io  cerco  inutilmente  di staccarmi  da  lui,  che  continua  a  muoversi  con  una  mano piazzata  con  decisione  all’altezza  delle  mie  reni.  Il  pollice  mi accarezza  la  schiena,  lentamente,  mandandomi  in  tilt.  Ho  il respiro  corto  e  purtroppo  sono  convinta  che  lui  se  ne  sia accorto.  Avvicina  il  viso  al  mio  e  mi  sfiora  la  guancia  con  il  suo naso,  ripetutamente,  poi  accosta  le  labbra  al  mio  orecchio  e scende  sul  collo,  dove  lascia  una  scia  di  minuscoli  baci.-  Davide,  ti  prego,  no…  non  posso,  ti  prego,  smetti. Non ci  pensa  nemmeno  e io,  pian  piano,  avverto  la  voglia  di lottare  che  abbandona  la  mia  mente.  Non  mi  sentivo  così  bene da  una  vita  e  in  realtà  non  voglio  assolutamente  che  smetta.  Il mondo  fuori  da  noi  è  scomparso,  non  riesco  a  percepire nemmeno  più  la  musica.  È  come  se  fossimo  soli,  nel  deserto. Sollevo  lo  sguardo  e  lui  mi  bacia,  sfiorandomi  appena  la  bocca. Il  cuore  mi  esplode  in  mille  pezzi  e  so  di  essere  perduta.  So  di essere  sua.  Irrimediabilmente.

Davide, un uomo affascinante, seducente alquanto misterioso, bello da fare girare la testa. Maddalena anche se odia ammetterlo inizialmente, è attratta, praticamente folgorata dall’animo di Davide ed una trasferta lavorativa, fa si che le cose tra loro prendano una piega inaspettata, una passione travolgente; un amore pronto a risollevare una Maddalena ormai depressa, stanca e stufa del trattamento sempre poco gentile di Luca. Grazie a Davide, Lena capisce realmente che il sentimento che la lega al marito, non è più amore ma affetto e rispetto perché padre delle sue bambine.

Si rende conto che è ora darci un taglio a questo matrimonio che non è più amore ma è solo una costrizione. Le cose però non si mettono bene, anche se decidono di separarsi, Luca ha bisogno di Lena o meglio a bisogno di una maschera, ma lei non vuole tornare con lui; finalmente sente che con Davide ha ritrovato se stessa, la donna che era un tempo . Piena di vitalità, bella, seducente una donna che sa far ancora girare la testa. Luca non si rassegna è inizia una guerra contro Maddalena, fatta di violenza, dispetti, insulti, chiamate pressanti, giochini sporchi; diventa un uomo che neanche Lena stenta a riconoscere, anzi non l’ha mai conosciuto veramente nonostante i quindici anni insieme.

Cosa  ci  fai  qui?  –  riesco  a  soffiare  fuori  dalla  mia  gola chiusa.-  Ti  ho  cercato  in  ufficio,  ma  non  c’eri  e  ho  immaginato  di trovarti  a  casa.  È  ancora  meglio,  direi,  credo  che  dovremmo parlare  a  fondo  delle  nostre  cose  senza  che  nessuno  ci  osservi. Solo  io  e  te,  a  quattrocchi. Comincio  ad  avere  paura.  Non  so  perché  ma  la  sua espressione  sorridente  mi  sembra  estremamente  falsa,  così  falsa da  comunicarmi  una  vaga  e  serpeggiante  sensazione  di  terrore dentro  le  viscere.  Non  lo  riconosco  più,  è  strano  a  dirsi  di  una persona  con  cui  hai  vissuto  parecchi  anni,  ma  è  così.  È  come  se non  ci  fosse  lui,  davanti  a  me,  ma  un  gemello  folle  che  cerca  di spacciarsi  per  mio  marito.  Si  avvicina  fino  ad  appoggiarsi  a  me e  io  indietreggio.-  Abbiamo  già  parlato  del  nostro  matrimonio,  lo  sai,  e  io non  cambierò  idea  –  tento  di  dissuaderlo,  invano.  Indietreggio di  nuovo,  fino  a  trovarmi  nel  salone.-  Davvero?  Ne  sei  proprio  sicura?  Secondo  me  stai prendendo  una  cantonata,  Maddy.  Stando  lontano  da  me  hai perso  il  lume  della  ragione.  Sai  bene  che  un  matrimonio  è  per sempre,  “quello  che  Dio  unisce…”  eccetera  eccetera.  Vuoi veramente  sfidare  Dio?  O  me?-  Sei  stato  tu  a  mandarmi  via,  Luca,  non  me  ne  sono  andata volontariamente:  lo  hai  deciso  tu!-  No,  cara,  io  ti  ho  solo  messa  alla  prova.  Speravo  che  se fossi  stata  messa  alle  strette  ti  saresti  resa  conto  delle  tue priorità…  ma  evidentemente  sbagliavo.  Continuo  a  pensare  che non  sei  quella  che  credevo.-  Allora  lasciami  andare…  –  tento  di  persuaderlo,  ma  la  paura nella  voce  trasforma  le  mie  parole  in  una  supplica.-  E  no,  troppo  facile,  tu  sei  mia,  Maddalena,  mia  per sempre.  Lo  hai  giurato,  ricordi?  Non  si  rompe  così  facilmente un  giuramento  del  genere.  Semplicemente  dovrò  fare  lo  sforzo di  farti  capire  come  stanno  le  cose,  dovrò  insegnarti  il  rispetto. Speravo  di  evitarlo,  ma  non  posso  farne  a  meno.  Sei  una  donna carente,  purtroppo,  soprattutto  come  moglie.  Ma  sono  tuo marito  e  tocca  a  me  fartelo  capire.-  Vattene!  –  grido,  ormai  spaventata  a  morte. Luca  mi  guarda  come  se  fossi  una  pazza,  il  sorrisetto  è scomparso  dal  suo  volto  lasciando  solo  uno  sguardo  duro  nel quale  vedo  quasi  una  nota  di  follia.  All’improvviso  mi  colpisce con  uno  schiaffo,  fortissimo,  in  piena  faccia.  Il  cuore  mi  scoppia nel  petto.  Non  me  lo  aspettavo,  non  mi  aveva  mai  picchiata prima.  Sono  veramente  terrorizzata,  adesso,  e  non  vedo  via d’uscita.  Ho  la  schiena  appoggiata  al  muro  del  soggiorno,  sono finita  in  un  angolo  e  non  ho  più  possibilità  di  movimento. Tengo  una  mano  appoggiata  al  viso,  dove  mi  ha  colpita,  ho  gli occhi  sbarrati  e  non  riesco  quasi  a  respirare.

Per fortuna, affianco a Maddalena c’è Davide e Ludovica, la sua migliore amica che la proteggono e la confortano ma purtroppo dentro Lena è successo qualcosa, si è rotto qualcosa che non la fa più essere felice neanche con Davide che le ha più volte detto l’amore che prova per lei. Ha paura, ha paura di riaffidarsi nelle mani di un uomo, anche se le dice di amarla. Cosa succederà tra Maddalena e Davide? Luca, smetterà di importunare Lena? Cosa nasconde davvero Luca? Questo lo dovrete scoprire voi, non vi pentirete di aver intrapreso una storia come questa. “Come una crisalide” racconta come una donna può cambiare, fino a trasformarsi in una farfalla per volare libera. Ma racconta anche come una violenza può spezzare un’ala e non fare più volare in alto, felice e serena. Racconta una storia maledettamente vera, che ahimè tutti i giorni ascoltiamo in tv, attraverso la cronaca. Ma abbiamo la tendenza di nascondere la testa sotto la sabbia; perché non vogliamo ascoltare, vedere ed aiutare. Invece dobbiamo combatteree questa lettura ho deciso di intraprenderla proprio nella settimana delle donne. Perché non dobbiamo nasconderci ma dobbiamo aiutarci a sconfiggere, per far si che fra qualche anno non si senta più che un uomo ha spezzato la vita ad una donna; che l’ha fatta smettere di volare.

Eva Dal Rey, per mio giudizio è riuscita a trascrivere emozioni forti. Una scrittura corretta e scorrevole, varie sfumature erotiche aiutano ad alleviare quella “pesantezza” d’argomento che tratta. Ma cosa che Eva è riuscita a fare sono: i colpi di scena che il lettore non si aspetta, il finale aperto che fa desiderare di avere subito il seguito: perché crea una sorta di dipendenza! Lo consiglio assolutamente, a quel lettore che cerca una lettura intensa e complessa. Ora non mi resta che attendere il secondo volume, Eva 😉

Naty ❤
Come una crisalide

image
image

 

 

Recensione di: “Ti porto nel mio cuore” di Elena Russiello|Anteprima!

Ciao Notters 🙂
Ve lo avevamo promesso e, come si dice, ogni promessa è debito! :p
Il libro che vi racconto oggi è l’inedito “Ti porto nel mio cuore” di Elena Russiello, il nuovo romance dell’autrice che, dopo “Un principe quasi azzurro”, torna a farci sognare con una nuova ed intensissima storia d’amore.

divisorio

91ZHce6KubL.jpg
TITOLO: Ti porto nel mio cuore
AUTORE: Elena Russiello
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 06 Marzo 2016
GENERE: Romanzo rosa
FORMATO: eBook
PREZZO: € 0,99
PAGINE: 248

 

 

SINOSSI

Un paesino di mare e una grande città.
Aurora ha scelto di dedicare la sua vita al lavoro, mettendo da parte il divertimento, gli amici e soprattutto gli uomini. Un giorno riceve una telefonata che la costringerà a tornare nella sua città d’origine e ad affrontare gli spettri del passato.
Andrea ha raggiunto il successo che tanto desiderava. La sua vita è piena di soddisfazioni, di feste, di donne e di denaro.
Niente e nessuno può fermarlo.
A miglia di distanza c’è solo una persona che li lega e che sconvolgerà i piani.
Due vite segnate che si incontrano e si scontrano, due mondi diversi che lottano per prevaricare l’uno sull’altra.

L’amore saprà vincere sul dolore?

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Una telefonata. Una maledetta telefonata, nella tarda mattinata di una giornata d’inverno, ha radicalmente sconvolto due vite, due realtà, due mondi diversi apparentemente distanti anni luce ma molto più vicini di quanto si possa immaginare, legati da un filo invisibile che quella mattinata di Gennaio ha reso tremendamente reale.
Un dolore insopportabile che ti annienta e ti toglie il respiro, ti disorienta, fa vacillare le tue certezze e incrina i tuoi equilibri in modo irreparabile… O forse no.

“Ti porto nel mio cuore” è la storia di un dramma, di un qualcosa che non dovrebbe succedere a nessuno. E’ la storia di due vite spezzate e di altre due che sono destinate ad incontrarsi e a scontrarsi inevitabilmente. Una lunga e difficile corsa a ostacoli, una staffetta corsa al fianco di qualcuno che non conosci minimamente, di cui non ti fidi, che ha tutte le sembianze di un nemico piuttosto che di un compagno di squadra.

E’ esattamente ciò che succede ad Andrea Diamante e Aurora Cassini, i protagonisti di questa storia.

152185_LDnJ0thVAndrea Diamante è un uomo che si è costruito da solo, un uomo potente, forte e sicuro. Il classico uomo che non deve chiedere mai, quello che se ha voglia di un caffè non deve neanche alzare il telefono e chiederlo alla segretaria perché fuori dalla porta del suo sontuoso hotel avrà già la fila di tutti i baristi del paese pronti a servirgli il suo caffè bollente.
Non è un arrogante, né un prepotente, non possiede Seattle e tanto meno abita in un attico sul palazzo più alto della città ma è uno di quegli uomini che la gente rispetta, che il “paesello” guarda con stima e un pizzico di riverenza; si è fatto conoscere e oggi la fama è il suo biglietto da visita.
Andrea è bello, il classico maschio alpha e, come da tradizione, le donne cascano ai suoi piedi non appena accenna un sorriso. Non vuole una relazione, non la cerca, non ne ha il tempo né la pazienza; quello che desidera, nelle pochissime ore che può considerare libere, è divertirsi. Come? Nel modo più antico del mondo, quello che viene ancora prima del gioco del pallone.
Nonostante questo è una persona responsabile, dedita al lavoro, seria ed esigente.
Andrea Diamante è il vento d’estate. Imprevedibile, impetuoso, forte. Quel vento che quando si scatena può causare danni irreparabili ma che all’occorrenza sa cullare i dolci sonni strappati dal movimento rilassante di un’amaca tra gli alberi.

Il suo principale obiettivo di vita? Portare avanti la sua attività e difendere il suo impero.
O almeno di questo era convinto prima di ricevere quella dannata telefonata.

“Sento squillare il telefono in lontananza e impreco, cercandolo. Lo trovo sotto a delle cartelline, guardo lo schermo e accetto la chiamata.
«Alla buon’ora.»
Voci confuse, parole senza senso, poi il nulla.
Guardo il telefono, la chiamata è ancora attiva. «Pronto?» Se è uno scherzo giuro che lo strozzo!
Una voce mi chiama dall’altro capo del cellulare.
Mentre ascolto quella voce a me sconosciuta sgrano gli occhi e finalmente parlo:
«Cazzo! Sì, arrivo subito.»”

10425756_739828822818033_935701444_nAurora Cassini è una ragazza difficile.
Una ragazza che è scappata dal paese natale per sfuggire al dolore, agli sguardi inquisitori della gente, alle mezze parole, a quelle frasi non dette ma dipinte in volto. E’ la classica ragazza alla quale la vita di provincia sta stretta, che ha vissuto gli anni dell’adolescenza come la più grossa delle ribellioni, che ama il silenzio e senza esternarlo e allo stesso modo soffre.
Si è costruita una corazza, o forse è più giusto dire un’armatura, che indossa ogni giorno con spietata indifferenza e insieme a questa la maschera della più radicata freddezza.
Aurora ha imparato a non provare emozioni così da non essere scalfita in nessun modo. Ha imparato a tenere lontano le poche persone che ama e a non soffrire della loro lontananza.  Ha imparato a non piangere e a non ridere mai davvero.
Un giorno sopraffatta dagli eventi e dalla sofferenza che la lacerava dentro ha fatto i bagagli ed è partita, destinazione Londra; nella grande città ha trovato un lavoro, un piccolo appartamento ed ha ricominciato… sola, proprio come voleva essere.

Il suo principale obiettivo di vita? Non sentire niente, vivere la sua “vita” così, lontano da tutti senza rischiare di perdere ancora qualcosa.
O almeno di questo era convinta prima di ricevere quella dannata telefonata.

“Si interrompe quando il mio cellulare squilla.
«Salvata in calcio d’angolo.»
Sorrido, non ho mai sentito dire una cosa del genere da un’inglese.
«Pronto?»
C’è solo il buio.”

Ha inizio così la nuova vita dei nostri due protagonisti. L’inizio di un incubo da cui vorrebbero svegliarsi, l’inizio di una sfida che non sanno come affrontare.
Un destino beffardo che gli impone di vivere una realtà che non gli appartiene, almeno fino a quel momento.

Genitori. All’improvviso. Senza alcuna preparazione.
Genitori di una bambina che non è la loro e che amano profondamente, ciascuno a modo suo.
Genitori inconsapevoli di uno scricciolo di sei anni che meritava una vita diversa e che loro non possono abbandonare.
BPPgckQCcAA6tqv
Si incontrano così per la prima volta: in uno studio legale a discutere dell’affido di Chiara.
Non si erano mai visti prima e ancor peggio non erano minimamente a conoscenza l’uno dell’esistenza dell’altro eppure da quel giorno avrebbero dovuto essere una famiglia e per di più una famiglia stabile, una di quelle che funziona, una famiglia unita. Ciò che loro non avevano avuto o che avevano perso.

“«Ne avranno per un bel po’. Quando Andrea Diamante oltrepassa quella porta non si sa mai quando ne uscirà» dice tendendomi la mano.
Mi alzo senza prenderla, sistemandomi i pantaloni. «Chi è quell’uomo?», domando curiosa, mentre entriamo nella piccolo cucina.
Il suo volto si illumina. «So solo che ha sempre vissuto a Milano, poi si è trasferito con i suoi genitori a Roma. Tre anni fa è arrivato qui con la sua bella macchina dicendo di voler costruire un albergo di lusso con centro benessere nel nostro paesino. Sembrava uno di quei personaggi usciti da quelle serie americane. Bello e impossibile.»
«E ci è riuscito?»
Annuisce. «Con il tempo imparerai che Andrea Diamante ottiene tutto quello che vuole.
Da quando è arrivato lui il paese è cambiato, si è innovato. Fai un giro e scoprirai che ci sono più turisti durante le feste, che ci sono molti più negozi e che la gente sta cambiando mentalità.»
La guardo perplessa. 
«Lo so» dice leggendomi nel pensiero. «Tu sei l’esempio che le voci possono far male, ma dovresti dare un’occasione a questo posto. Tutti la meritano.»
Anche lei sa.”
[Aurora]

Usciti da quello studio Aurora e Andrea si troveranno a scrivere una nuova storia e a farlo a quattro mani.
Aurora sarà costretta ad abbandonare la sua casa, il suo lavoro a Londra e a tornare nel posto che l’ha ferita, umiliata, distrutta.
Andrea dovrà cambiare vita completamente. Abbandonare le feste folli, il sesso e accettare l’idea che da quel momento in avanti le donne della sua vita sarebbero sempre state due: Chiara ed Aurora.

La presenza dell’uno è diventata una necessità per l’altro. Due persone che non si conoscono e, a dirla tutta, si irritano notevolmente a vicenda, all’improvviso si trovano a vivere insieme, sotto lo stesso tetto… quello di Andrea.

In questa storia sarà proprio Andrea a prendere in mano la situazione, sarà lui la guida per Aurora e anche per la piccola Chiara, sarà lui il collante tra queste d
ue piccole ma grandi donne che non si conoscono affatto, sarà lui a salvare Aurora dal suo stato di cosciente apatia, sarà lui a farla uscire dal guscio, a cullare quelle lacrime che non uscivano da anni, a prendersi cura della sua anima ferita e del suo cuore spento.
Andrea Diamante sarà la luce e Aurora seguirà il suo faro, fino a non poterne fare a meno. Fino a sentirsi persa senza di lui, fino a bramare il suo tocco, il suo respiro, le sue labbra. Fino a non immaginare un domani senza di lui, fino a non volerlo affatto.
Si odieranno, litigheranno per poi chiarirsi un milione di volte, si ignoreranno, si malediranno, si stuzzicheranno… fino ad innamorarsi, perdutamente.

tumblr_o1rop8ohyL1uwr4n1o1_500

Mi stringe la mano. «Fidati di me.»
Entriamo e mi spinge verso il letto. La piccola dorme di fianco, con il viso rivolto verso il muro. «Dai, mettiti sotto le coperte e dammi le spalle.»
Faccio come mi dice e subito dopo scosta le coperte e si mette dietro di me. Aderisce contro il mio corpo, mi sta addosso, e scosta i miei capelli, per parlarmi all’orecchio.
«Avremo il nostro momento.» Insinua una mano sotto la mia maglia e la poggia sulla mia pancia. «Preferisco te. Questo istante. Vi preferisco a mille notti di avventure senza senso.»
Questa è la vera intimità. Quella che non ho mai provato. Stare abbracciati, non fare nient’altro, sentire il suo petto alzarsi e abbassarsi ritmicamente, cedere e abbandonarsi. Alle emozioni, ai sentimenti. Sapere che un uomo come lui vuole questo.
Tutto questo è amore.
Chiara si gira e posa una mano sul mio braccio. 
Chiudo gli occhi.
Mi sento a casa.
Mi sento protetta.

[Aurora]

“Ti porto nel mio cuore” parla di questo.
Di seconde possibilità, della paura di lasciarsi andare, di dolori che sembrano insuperabili, di ferite profonde che non accennano a chiudersi, di delusioni, di sconfitte e di rinascite.
Di vite spezzate e di vite ritrovate, di amori infiniti che portiamo nel cuore e di amori appena nati che profumano di infinito.

Un libro che non ti lascia scampo, dal quale non riesci a staccare lo sguardo, un libro che diventa un vizio “che non vuoi smettere mai”.
Una storia intensa che non conosce banalità, che racconta uno squarcio di vita e te ne fa sentire l’angoscia.
E’ scritto in maniera, dal mio punto di vista, strutturalmente difficile, i punti di vista alternati dei due protagonisti danno corposità alla storia, ci fanno conoscere i personaggi fino ad entrare nell’intimo di ciascuno di loro rendendo la lettura assolutamente immediata. Una particolarità del libro è data dal frequente intervallo di flashback che, contrariamente a tanti altri testi che ho letto, non appesantisce la storia ma anzi le regala un valore aggiunto.
Elena Russiello si è destreggiata meravigliosamente tra i tempi, facendo viaggiare il lettore dal passato al presente e viceversa con grande classe.
E’ il secondo libro che leggo di questa autrice e devo dire che in questo libro Elena ha davvero messo tutta sé stessa, lo si percepisce in ogni riga, in ogni capitolo, in ogni emozione che ti arriva.
E’ un libro scritto con l’anima e non con la penna, un libro che vale la pena leggere e custodire.

Elena, “Ti porto nel mio cuore”!

Julie ❤

 

image
image