A tu per tu con: Alexandro Bonanno!

Ho avuto l’opportunità, di fare quattro chiacchere con Alexandro Bonanno. Lunedì vi ho parlato del suo libro “Il Buio dell’Anima”. Ora seguitemi e venite a leggere cosa mi ha raccontato di se e dei suoi libri!

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Ciao Alexandro! 🙂

Grazie per la disponibilità, è un grande piacere averti qui con noi.  Innanzitutto ti porgo i miei migliori complimenti per la storia completa che offri. Molti sono gli elementi che la caratterizzano:  azione, mistero, segreti, amore, amicizia.

Una storia che davvero mi ha tenuta incollata per diverse sere, dalla prima all’ultima pagina; ma adesso veniamo a noi 🙂

1- “Il buio dell’anima” è la tua opera di esordio: da dove e come è nata questa storia?

Intanto grazie a voi per la bellissima recensione e di tutto quello che fate per noi autori all’esordio. Tornando alla tua domanda ti posso dire che la base della storia nasce da un sogno, mi sono svegliato ed era ancora fresco nella mia mente. Non ho perso tempo e ho buttato giù qualche riga per non dimenticare, poi, tutto il resto ovviamente è venuto piano piano. L’amore, il mistero è nato riga dopo riga…

2-Alexander è un ragazzo giovane, molto razionale, leale e onesto…che incontra il Diavolo e da quel momento tutto cambia, evolve…e quasi precipita. Quanto c’è di te nel protagonista? Quando ho letto la storia, sembrava davvero di leggere un ricordo 😉

Ad ascoltare i miei amici c’ è molto di me in Alexander, ma credo che con l’evoluzione della storia, pagina dopo pagina, il carattere del protagonista prenda una forma tutta sua. Diciamo che se fossero capitate a me le sue avventure, avrei fatto scelte diverse

3- Come vedi/consideri la figura del diavolo, al di là dei luoghi e dell’immaginario comune? Cosa rappresenta per te, in fondo in fondo, il diavolo? È “semplicemente” l’emblema del male, o invece è qualcosa di più ‘umano’, comprensibile e comune, per alcuni versi, a tutti noi?

Partiamo dal presupposto che ho una visione tutta mia della religione e di conseguenza anche del Diavolo. Ti dirò che il terzo e ultimo capitolo di questa saga è appunto incentrata su questa storia, quindi non vorrei nemmeno dire tanto per non svelare troppo e rovinare la sorpresa. Diciamo che nel mio immaginario non veste i panni del male, è solo una leggenda sul quale si sono costruite tante storie.

4- Un mondo non ‘dominato’ o, meglio, fortemente caratterizzato, dalla presenza della religione, pensi sarebbe meglio o peggio di quello reale?

Io credo che le religioni stiano creando già troppi disastri. Il problema non sono loro, ma come vengono interpretate, quindi la mia risposta è senza dubbio che il mondo starebbe meglio senza.  

5- Mi è piaciuto molto il personaggio di Sophie, la cugina di Alexander, una ragazza molto determinata, una grandissima amica. Cosa ci dici di lei? Avrà più spazio in futuro? La vedrei molto bene come protagonista di un libro  😉  

Sophie è davvero speciale. Devo dire che si è via via definita da sola, non avevo previsto questa sua forza e ha stupito anche me. È riuscita a conquistare tutti e nel secondo capitolo avrà un ruolo da co-protagonista. Magari in futuro potrebbe avere una storia a sé, chi lo sa …

6- Anche il personaggio di Lara è molto interessante, un’anima pura, l’eterno conflitto tra bene e male. Cosa ci dici di lei? E dell’ordine di cui fa parte? Per alcuni aspetti non sembrava di essere ai giorni nostri ma in tempi remoti!

Lara è il mio personaggio preferito. Durante Il buio dell’anima è difficile innamorarsi di lei, ma vi posso garantire che è una ragazza incredibile. Purtroppo la sua è una situazione scomoda, è stata cresciuta sin da piccola con una missione e si troverà costretta a fare delle scelte affidandosi solo sulle sue sensazioni. Dell’Ordine si sa ben poco nel primo capitolo, ma ti posso garantire che il secondo dirà tutto ciò che c’è da sapere.

 7- Ho visto il booktrailer e mi è piaciuto molto: ti piacerebbe trasportare la tua storia sul piccolo o grande schermo? O ci stai già lavorando?

Purtroppo quella proposta ancora non è arrivata, ma se se ci dovesse essere un progetto a riguardo,  ne sarei felicissimo. Sarebbe stupendo vedere i personaggi che finora erano vivi solo nella fantasia, diventare reali.

8- Progetti futuri? Ci sarà un seguito de “Il buio dell’anima”? Hai altri sogni ancora nel cassetto che vuoi veder realizzati o che stai per realizzare?  

Ho scritto Il buio dell’anima e mi sono obbligato a fermarmi finché non fosse stato pubblicato. Non ero sicuro che fosse il mio futuro la scrittura e ho voluto aspettare confrontandomi con la realtà e capire se ciò che scrivevo fosse emozionante anche per chi mi leggeva e non solo per me. Appena ho letto le prime recensioni però, ho capito che anche se ancora avevo tanta strada da fare, la mia storia meritava di essere raccontata e di getto ho scritto in pochi mesi il seguito che per tempi editoriali però, non uscirà prima di settembre. Ora mi concentrerò sul terzo e ultimo atto e poi si vedrà cosa mi riserverà la mia fantasia.

9- Come vivi il rapporto con i tuoi lettori? Al giorno d’oggi non è facile emergere nel mondo della scrittura, come vivi questa esperienza? Come riesci a conciliare i mille impegni?

Ti assicuro che è davvero dura perché mi piacerebbe dedicargli più tempo, provo a rispondere un po’ a tutti e chiedo scusa se ho trascurato qualcuno. Il tempo purtroppo non è mai abbastanza. Hai ragione quando dici che è dura emergere, tutti pensano che scrivere un buon libro sia la cosa più importante e che tutto il resto venga da se, invece è solo l’inizio.

10- Ho visto nella tua biografia che hai vissuto in diverse città italiane. Roma, Milano, Torino. Sono città molto diverse tra loro…e anche molto culturali. Un ricordo speciale o particolare di ognuna di loro?

Ho attinto da ogni città il meglio che potevo, considerando la mia giovane età, ma ti assicuro, che essendo profondamente legato alla mia terra, sentivo il bisogno di ritornare in Calabria, non biasimo chi se ne va, ma ammiro chi ritorna.

Serenella: Grazie mille per la disponibilità, speriamo di incontrarti al più presto con un’altra avvincente storia 😉

Alexandro: Grazie mille a te per tutto ☺  a presto

Serenella

A tu per tu con: Giuliana Guzzon!

Buondì Notters!

Dopo aver letto il suo romanzo e aver scalpitato per quel finale che mi ha lasciato a bocca aperta, ho avuto l’immenso piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giuliana Guzzon sul suo capolavoro “Il cacciatore di libellule”.

Armatevi di curiosità e di qualche minuto per venire a scoprire i segreti di questa bravissima autrice!
Non ve ne pentirete, parola di Notters! 😉

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  1. Giuliana il tuo romanzo è un thriller molto intenso, particolare. Puoi raccontarci come è nato, se c’è qualcosa o qualcuno che ti ha aiutata nella sua elaborazione?

    Grazie per l’ospitalità e l’occasione di parlare del mio romanzo. Vi svelo che l’idea di scrivere un libro è maturata per una sfida lanciata da un mio amico che aveva letto tutti i miei testi precedenti; poesie e brevi racconti. Mi ha costretta. Facendomi promettere di scriverlo e terminarlo e siccome sono ambiziosa e mi piacciono le sfide, ho accettato ed eccomi qui con «Il cacciatore di libellule». Con l’adolescenza ho iniziato a provarunnamed.jpge curiosità per gli autori soprattutto americani e il genere che più aveva destato la mia curiosità era il romanzo thriller, di conseguenza ho seguito la mia passione. Come si dice, tutto è frutto del mio ingegno, basato su migliaia di libri letti e ricordando le mie preferenze per autore.
    Ma, ho cercato di creare una storia che fosse innovativa nel genere.  Ho dovuto leggere e assorbire un po’ di materiale, scartando tutti i modus operandi conosciuti, nella ricerca di qualcosa di originale e traumatico. Il romanzo giallo o thriller è molto particolare, si tratta di un genere nel quale ci sono dei vincoli molto stretti da rispettare. Ci vuole suspense, rimbalsi, false piste, degli indizi, un colpevole, un investigatore e la sorpresa deve arrivare all’ultimo momento. Tutti elementi necessari ma difficili da mettere su carta. Un lavoro che per me è durato 4 anni , più un quinto di editing.

  1. La scelta di narrare l’intera storia in terza persona fatta eccezione per l’assassino, l’unico protagonista “dotato di voce propria”, sicuramente apporta un valore aggiunto al romanzo. Perché questa scelta?

    Perché la narrazione in terza persona e al passato è quella che preferisco come lettura. Mentre, nella storia dei killer ho avuto un impatto emotivo molto forte nel leggere romanzi in cui era l’assassino a parlare di sé (es. American Psycho). Ho miscelato le due cose, pensando alla voce narrante come elemento aggiuntivo e alla voce del killer come presenza tangibile e diretta col lettore. Normalmente con la narrazione in prima persona  e al tempo presente, chi legge fa propria e condivide la psicosi dell’assassino e reagisce moralmente: dal disgusto, al distacco o forse al fascino. Il punto è che il lettore è obbligato a confrontare le sue emozioni.
  1. Per quanto riguarda i personaggi, sono tutti indispensabili; personalmente non potrei immaginare la stessa storia con un solo personaggio in meno! Qual è quello a cui sei più legata? E perché?

    Ho dato vita ad ognuno donando un pezzetto di cuore. Sicuramente la figura del killer mi ha assorbita maggiormente. La difficoltà necessaria è stata immergere me stessa in una mentalità malata, senza anima e calarmi nei panni di uno psicopatico. Una delle parti interessanti l’ho dedicata allo studio del profilo, alla ricerca delle psicosi e patologie e vi garantisco che ce ne sono davvero molte ed ognuna ha la sua caratteristica e delinea un diverso comportamento.

  1. Quello che personalmente mi ha colpita più di tutti, anche più dell’assassino, è Gabriel: un personaggio particolare, coraggioso, molto intelligente ma che al contempo non ha paura di mostrare il proprio lato “debole”. Cosa puoi dirci in più di lui?

    L’idea di inserire la figura di Gabriel Larsen è stata naturale. Dovendo ambientare in Africa e per l’esattezza in Kenya la maggior parte della storia, quale personaggio poteva collocarsi meglio di un antropologo? Ho dovuto fare delle ricerche e studio sulla materia prima di parlarne, di delinearne una carriera, un metodo di lavoro e renderlo importante e necessario. Gabriel rappresenta una parte della mia personalità e del rigore con cui sono cresciuta.

  1. Le parti del romanzo in cui è l’assassino a raccontare sono interessantissime, molto coinvolgenti. Immagino che, per scriverle, ti sia dovuta immedesimare, calare nella parte… Hai mai riscontrato difficoltà a questo proposito? Se sì, quali?

    Non la chiamerei difficoltà, ma studio. Come ho risposto sopra, ho trascorso un periodo di mesi impiegando il tempo alla ricerca e alienandomi dal libro. Individuando comportamenti  e psicosi distruttive e violente. Prendendo appunti (io scrivo tutto a mano) e metabilizzando, per poi calarmi in una mente disturbata. Nella mente di una personalità perversa, sadica e schizofrenica. Non ho riscontrato difficoltà particolari, la psicologia e psicoanalisi mi ha sempre affascinata e attratta e in questo caso mi sono estesa anche nella criminologia. Delineare e creare questo personaggio mi ha appassionata . Ogni elemento ha messo in moto il mio processo mentale rivolto a cercare nella materialità la situazione che volevo creare, ho cercato di rendere forte e vivo il potenziale del personaggio. . (Naturalmente si parla di fantasia perché il reale orrore lascia senz’altro terrorizzati e sgomenti).

  1. Personalmente ho apprezzato che in “Il cacciatore di libellule” tu abbia dato spazio anche all’amore. Come mai questa scelta? Cosa ti ha indotto ad avere questa necessità?

    Anche l’amore è qualcosa di unico che cattura. E non ci sono storie senza sentimento. Se fosse qualcosa calato nella realtà, l’amore ne farebbe parte, ruoterebbe intorno alle vite e vicissitudini. Credo che  scrivendo un libro thriller non si deve tralasciare nulla e sia doveroso concedere al lettore un rilascio di tensione, lasciargli ascoltare il battito di un cuore e portarlo a sognare.

  1. Ho letto dalla tua biografia che sei un agente di viaggio. Le ambientazioni del racconto, derivano forse proprio da questo o hai scelto di impostare la storia in Kenya per altri motivi?

    Sì, esatto, sono un agente di viaggio, ma questo non è il motivo della scelta della location. Faccio un passo indietro e vi parlo del mio amico Gabriele (non vi dice niente?), che ha preteso il giuramento di scrivere un intero romanzo. Un incontro casuale  e fortunato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze (abitavo in zona quando ho iniziato la prima bozza del libro).  Eurostar (2009) in ritardo di due ore e, in coda al servizio clienti abbiamo fatto amicizia. Lui stava andando a Malpensa , aveva il volo per il Kenya.  Al suo ritorno è nata una grande amicizia e mi ha fatta sognare con tutti i racconti e le descrizioni di questa splendida, ma anche dura terra dei Masai. Il Kenya mi è sembrato il posto più bello per turbare le coscienze.

  1. Come sei arrivata dal progettare e costruire vetrate a scrivere poesie e, infine, a scrivere romanzi?

    Devo invertire l’ordine. Prima è arrivata la scrittura; la poesia. Mio nonno materno si è occupato della mia educazione e mi ha seguita nelle tappe fondamentali della vita. Lo ricordo con molto affetto mentre mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano solitamente ad una bimba di sette anni. La letteratura faceva parte del mio percorso formativo ed è certamente grazie a lui se ho iniziato e continuato a scrivere. La mitologia greca ha un suo fascino indiscusso e ai miei occhi è apparsa subito come una grande fantastica avventura. Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato molto breve.

    A nove anni scrivevo i primi versi, avevo bisogno di sentire mio un mondo che ancora non mi apparteneva. Poi crescendo, tutti gli elementi esterni alla organizzazione della struttura verbale hanno via via acquisito importanza, per poi prendere spazio nella mia espressione e fantasia individuale.

    Il mio secondo amore; il vetro. Capitai su un bando europeo abbinato al Liceo Artistico della città di Novara (avevo già 32 anni). L’accettazione era a numero chiuso. Si trattava di una scuola per diventare maestro d’arte per la lavorazione delle vetrate in piombo con la tecnica del ‘400. Io dipingevo già da tempo, ma qui si trattava di tagliare, piombare, saldare e stuccare. Entrai nella selezione e così iniziai anche questo percorso. Come sono arrivata al romanzo? Fate qualche passo indietro.

  1. Le tue poesie sono di genere gotico, il tuo primo romanzo di genere thriller. Cosa ti affascina di questi due mondi per così dire “oscuri” e “pericolosi”?

    Tutto! Tutto quello che non è spiegabile con la logica o lo è solo in parte. Crescendo con gli insegnamenti classici mi sono affezionata a figure mitologiche. Con le letture successive di Poe  e di romanzi thriller, sono entrata in una dimensione stimolante. Ho sempre provato attrazione per i cimiteri monumentali  e creato con la fantasia figure e personaggi fantastici e surreali. Qualcuno potrebbe chiamarla alienazione, ma io preferisco definirlo il mio mondo parallelo.

  2. L’ultima curiosità: nel tuo secondo romanzo ci sarà sempre lui, il cacciatore di    libellule. Puoi darci qualche informazione in più? La curiosità mi sta divorando!

    Dunque! Posso dirvi che cambia la location, che sarà meravigliosa quanto la prima e che… il cacciatore di libellule avrà qualche problemino…
    Saluto e ringrazio tutti quelli che si sono armati di pazienza per leggere sia l’intervista, sia il libro e ringrazio coloro che mi hanno regalato un pensiero, una frase dopo la lettura di “Il cacciatore di libellule”, perché mi hanno resa felice e appagata per un duro lavoro svolto. Grazie!… e non dimenticate…

“La Fantasia
è il luogo dove il sogno
sa d’immortale ed eterno”.


 Giuliana Guzzon

Grazie Giuliana per questa bellissima chiacchierata e per aver dedicato a Notting Hill Books un po’ del tuo tempo! 🙂

Edna.

Recensione di: “Ipomea Moonflower” di Cosima Cannatella

Ciao Notters, in questi giorni abbiamo deciso che la giornata recensioni non sarà solo il Lunedì, ma qualsiasi giorno della settimana! 😉

Oggi vi parlo del primo volume della trilogia Ipomea, di Cosima Cannatella così composto:

  • Moonflower;
  • Morning Glory (Aprile 2016);
  • Alba (prossimamente);

Un romanzo fresco, scorrevole ed emozionante. Ora però seguitemi!

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TITOLO: Ipomea Moonflower #1
AUTORE: Cosima Cannatella
EDITORE: Mavi Editore
DATA PUBBLICAZIONE: 3 Gennaio 2016
GENERE: Romance
FORMATO: Ebook/ Cartaceo
PREZZO: € 2,99/ € 11 (Gratis Kindle Unlimited)

SINOSSI

Giulia, travolta da un insolito destino, due giorni prima della sua laurea in giurisprudenza incontra gli occhi di Lorenzo, giovane uomo di una bellezza stravolgente. Giulia per la prima volta si scontra con le mille paure che l’amore porta con sé nel suo viaggio verso l’ignoto. Lorenzo conosce l’arte dei sensi, ma non l’essenza dell’amore. Giulia, con la sua innocenza, è come un sorso d’acqua pura per Lorenzo e inconsapevolmente rimette la vita del giovane uomo in discussione. Nella bellissima Firenze, in un attuale 2015 epoca in cui leggende e misteri sono sfatati, una minaccia arriva dall’oriente del mondo e incombe sul loro amore con misteri, intrighi e segreti che si schiuderanno al primo bagliore della luna come i petali del Moonflower.

RECENSIONE

*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Bentornata piccola mia. La tua presenza rallegra il mio povero cuore malato.”

Ipomea, fiore di luna. Sboccia di notte ed è tondo come la luna piena. Ecco da cosa deriva il titolo, di questo entusiasmante romanzo. Primo di una trilogia, libro introduttivo che racconta lo sbocciare dell’amore dei protagonisti. Che racconta i loro caratteri e che scarta lentamente i loro segreti. Per lo più solo i segreti di Lorenzo!

Giulia, giovane ragazza prossima alla laurea in giurisprudenza. 0_1458660458502Vive nella bella Sicilia, che fa da scenario per le prima pagine. Ingenua, dolce, insicura, bellissima e di un animo puro, che macchiarlo è un grosso rischio.

Lorenzo, bellissimo, testardo, presuntuoso a volte, ma 0_1458660356763terribilmente romantico… a modo suo. Si trova in Sicilia per un breve vacanza, vuoi il fato o il destino o semplicemente la casualità; incontra i bellissimi occhi, della dolce Giulia. L’attrazione tra i due protagonisti, è palpabile fin da subito.

«Signorina! Mi scusi, sa dirmi come arrivare in via Monteleone?» Mi giro di scatto, deglutisco, sbatto le palpebre incredula, i miei occhi s’imbattono in due occhi neri, penetranti, due stelle che brillano in un infinito universo in cui potrei perdermi. Capelli castano scuro, corti e mossi. Alto, vestito con giacca di pelle e jeans sbiaditi che mettono in mostra un fisico scultorio ma, su tutto, quello che mi giunge più forte e immediato, è il suo fascino che sa di mare, di sole, di mediterraneo. Lo fisso inebetita e non sono l’unica. Laura ha l’espressione di chi dice: sono qui fammi tutto ciò che vuoi. Nella parte più profonda di me, cerco di ritrovare me stessa e l’uso della parola per indicargli la strada. Farfuglio qualcosa cercando di essere minuziosa nell’indicazione. Mi ascolta con attenzione fissandomi con quegli occhi che sconvolgono ed io avverto un calore provenire dal mio ventre fino a farmi avvampare il viso e sconvolgermi la mente. «Grazie signorina, è stata veramente preziosa».

Lorenzo però è di Firenze e, sempre per casualità è il posto dove dopo la laurea, Giulia dovrebbe trasferirsi. Ma la decisione di anticipare la sua partenza per una della città d’arte più belle del mondo, è proprio Lorenzo. Da qui l’insicurezza di Giulia, si fa notare; lei non ha esperienze in fatto di uomini e lui… uhm fin troppe, ma solo “scritte a matita” ! 😉 I segreti che il bel Lorenzo nasconde, arrivano come un fulmine a ciel sereno ed un’importante persona entrerà a far parte della seconda parte del libro.Cosa succederà? Stravolgerà le vite di Giulia e Lorenzo?

«Allora, c’è qualcosa che devo sapere? Cosa?» incalzo. «Io non ero il Lorenzo che tu adesso vedi. Tu mi hai cambiato. La tua innocenza, la tua sbadataggine, i tuoi silenzi, la tua dolcezza, la tua fragilità ma nello stesso tempo la tua intelligenza, la tenacia che dimostri inconsapevolmente, mi hanno fatto scoprire il desiderio di conquistare una donna e per la prima volta sono io a volerlo. Le donne per me erano solo bottiglie piene, da bere e buttare, un gioco di un’ora e niente altro. Tu hai fatto emergere la parte migliore di me. Quello che ero non ti piacerebbe. Ma è solo ieri, non oggi, né domani. Te lo ribadisco» mi ripete aggirandosi per la stanza nervosamente.

Sicuramente alla fine del libro, rimarrete come me; distrutta. E per qualche ora vi domandate: perché!? Ma come ben sappiamo, il lieto fine bisogna sudarlo! E la brava Cosima Cannatella ce lo farà sudare, ben altri due libri. instaquote-22-03-2016-16-36-52Perché non tutto viene per nuocere, ma sicuramente per travolgere e per rendere l’attesa ancora più palpitante. La scrittura semplice ma curata, rende la lettura scorrevole. Passione, romanticismo, suspense, misteri e quant’altro; sono i mix perfetti per la riuscita di questo romanzo. E se per le prime battute del libro può sembrare un pochino lento, non preoccupatevi che il “cuore galoppante” arriva quando meno ve lo aspettate. Lettura d’aggiungere nella vostra libreria? Assolutamente sì.

Naty

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IPOMEA: Moonflower (Trilogia Vol. 1)

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