Presentazione di: “Gli stregoni di Tiepole” di Alessandra Paoloni

Ciao Notters 🙂

Siamo di nuovo in compagnia di una bravissima autrice italiana, Alessandra Paoloni che dopo aver allietato le nostre giornate con una sana dose di amore, torna a parlarci di Tiepole e dei suoi stregoni.

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stregoniTITOLO: Gli stregoni di Tiepole
AUTORE: Alessandra Paoloni
EDITORE: Youcanprint
DATA PUBBLICAZIONE: 26 Febbraio 2016
GENERE: Urban Fantasy
FORMATO: Ebook
PREZZO: Gratuito
LINK PER L’ACQUISTO: qui

 

 

SINOSSI

«I tiepolesi hanno deciso: Marta Vasselli deve morire. Ma non immaginano che le conseguenze della loro azione si ripercuoterà sui nascituri di Tiepole e non sanno che la loro sentenza darà vita alla discendente della strega. In uno scenario di morte e superstizione, s’intreccia il passato e il futuro di un paese senza ordine e senza Dio, nel quale tutti quelli che un tempo erano definiti gli “stregoni” dovranno rivedersi ancora una volta, faccia a faccia, per riflettere sulle parole della strega, per tremare o farsi forza l’un l’altro, un ultimo fatidico istante.»

In questo breve racconto si ripercorre una delle più oscure pagine della storia di Tiepole, l’immaginario paese collocato nella provincia di Roma, luogo e soggetto del romanzo “La discendente di Tiepole”, rivisitato in una nuova edizione e presto disponibile.

 

ESTRATTO

La fine della strega si avvicinava. A Tiepole si era guadagnata troppi nemici e oramai era rimasta da sola, ad abitare in quella casa in collina. Nemmeno la sua famiglia volle più saperne di lei: Achille Pagliari, suo marito, l’aveva cacciata di casa e Laura, sua figlia, era scappata da un bel pezzo con un uomo conosciuto in città, a Roma. Da quel che ne sapeva Davide, Laura aveva avuto una figlia e si era fatta una vita altrove. Una fortuna per lei non assistere alla sentenza di morte di sua madre.

La luce si abbassò di colpo, si riaccese e poi morì. Il temporale doveva aver causato ancora disturbi alle linee elettriche. La lampada d’emergenza scattò e la sua luce bluastra e opaca si diffuse in salotto raggiungendo i primi scalini della scala a chiocciola. Il corridoio invece restò al buio, così come la maggior parte delle stanze del piano superiore. L’unica fiammella che guidò i passi di Mariam e Davide nella stanza di Empirèa apparteneva a un timida candela, la cui luce era tenuta sempre accesa. Davide strinse la mano di sua moglie e s’affacciò sulla culla, col timore infondato di non trovarvi più la bambina. Invece Empirèa proseguiva il suo sonno, ignara delle atrocità che le accadevano attorno.

«Andrò anch’io stanotte.» rivelò l’uomo inun sussurro che nel silenzio della stanza, interrotto solo dallo scroscio della pioggia, tuonò come la più terribile delle sentenze.

Mariam provò a opporsi, ma Davide non volle sentire ragioni. Non sarebbe stata la sua mano a uccidere Marta Vasselli, no. Ma la fine della strega significava la fine di un periodo buio, un medioevo cupo, e lui voleva esserne testimone.

Un lampo attraversò i vetri della finestra irrompendo nella stanza e illuminò il piccolo volto perfetto di Empirèa che, infastidita, sgambettò nella culla. Alla luce di quanto accadde in seguito, quello fu interpretato come un avvertimento. Tiepole si apprestava a piombare in un nuovo periodo buio.


NOTA DELL’AUTRICE

La seguente novella è ambientata a Tiepole, un immaginario paesino della provincia romana. Forse alcuni avranno già sentito nominare l’opera “La discendente di Tiepole”, libro al momento fuori commercio che tornerà in una veste grafica nuova e completamente editato. Per coloro che avevano già letto della discendente, questo è l’approfondimento di una delle vicende più oscure della storia del paese, che ha preannunciato quello che sarebbe accaduto in seguito.

Per chi invece ancora non si è addentrato tra le stradine impervie di Tiepole, questa novella risulterà un poco strana, ingarbugliata. Spero tuttavia che la lettura risulti piacevole e che faccia nascere un barlume di curiosità verso un mondo di magie e stregonerie che ha ancora tanto da raccontare.

Della stessa autrice puoi leggere anche:

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Che altro dirvi? Correte a prenderlo! :p

Naty&Julie ❤

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Notting’s Mimosa!

Ciao Notters!

Iniziano ad arrivare i primi racconti “Mimosa”, il primo che vi facciamo leggere è: “Come Miss Marple” di Daniela Perelli.
Leggete, votate e condividete! Il mese di Marzo è il mese delle donne e Notting Hill Books, vi regala i Notting’s Mimosa. 😉

scrive

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Come Miss Marple

di
Daniela Perelli

“La signora Dorotea Berti è una simpatica vecchietta di 80 anni e vive a Populonia, un paesino sito sul mare della meravigliosa Toscana. Vedova dal 1999, ha dedicato la sua vita ai suoi adorati gatti coltivando la passione per il cucito, la lettura, le partite a carte del sabato con le amiche di sempre e il suo piccolo giardino, che la rende tanto orgogliosa.
Ma c’è un’altra passione della quale, questa simpatica vecchietta, non può proprio fare a meno: i pomeriggi, seduta sulla sua poltrona preferita, con i suoi amati gatti, a guardare i vecchi film di Agatha Christie.
Suo marito, prima di morire, le regalò un videoregistratore e una cassetta contenente il film tratto dal racconto “Dieci piccoli indiani”, il suo preferito in assoluto.
Da quel giorno collezionò tutti i capolavori della celeberrima autrice abbinando, così, l’amore per la lettura, all’amore per questi capolavori cinematografici.

Sono le tre del pomeriggio, la signora Dorotea è seduta e sorseggia un bel bicchiere di menta fresca mentre guarda “Un delitto avrà luogo”. Nel momento cruciale del film il campanello che suona la riporta in maniera prepotente alla realtà. Mette in pausa, si alza un po’ scocciata, guarda dallo spioncino e apre la porta al postino che, come al solito, la guarda con aria sognante.
Nonostante i suoi anni è ancora una bellissima donna e tutti in paese si sono sempre chiesti come mai non si fosse mai rifatta una vita, ma a lei non è mai importato; è sempre stata, e lo è ancora adesso, felice così.
«Buongiorno miss Dorotea, come sta oggi?».
«Esattamente come stavo ieri, Alberto».
Il povero postino non se la prende più per le risposte un po’ brusche; sono anni che vanno avanti così. Oramai è abituato, ma non rassegnato all’idea di conquistarla.
Dorotea sa benissimo dei sentimenti che prova quest’uomo dolcissimo e vedovo come lei, anche perché, essendo suo coetaneo, è andato in pensione da un bel pezzo. Ma avendo il nipote preso il suo posto e sapendo dei sentimenti dello zio per questa donna, lascia che sia lui a consegnarle la posta.
«È appena arrivata questa lettera per lei, ma non ha il mittente».
«Chi può essere così ineducato da scrivermi senza un recapito?», si chiede, evidentemente scocciata, «non importa, la ritiro comunque. Grazie e buona giornata».
«Di niente miss e buona giornata anche a lei».
E così si allontana, come sempre, triste e sconsolato.
Dorotea si siede nuovamente sulla poltrona, apre la lettera sempre più irritata dal non sapere subito chi la manda e la legge..

12 luglio 2015

Carissima Dorotea,
la aspetto il giorno 16 luglio 2015 alle ore 10 di fronte all’entrata del museo di archeologia.
Ho da consegnarle una cosa importante e mi raccomando di non parlarne con nessuno: è una situazione molto delicata.

Serena

La lettera le cade di mano e il suo sguardo diventa completamente assente.
«Serena? Sarà per caso? No, non può essere…non ho sue notizie da anni! Eravamo due ragazzine». I suoi gatti la osservano curiosi mentre parla da sola.
Si alza, si dirige in camera e apre il cassetto del vecchio comodino, abbandonato da anni a se stesso.
Tira fuori una vecchia scatola in latta, oramai arrugginita, ed estrae delle foto. Le guarda e una lacrima le scivola sul viso mentre le accarezza con amore, proprio come fa sempre con i suoi adorati gatti.
Quanti ricordi di gioventù…
Serena era la sua migliore amica. Abitavano nella stessa palazzina ad Arezzo, erano compagne di classe, compagne di giochi e confidenti. Condividevano tutto; erano come sorelle.
Poi quel maledetto giorno….
Arrivò in classe prima della sua amica e la cosa la stupì molto. Serena era una studentessa modello e arrivava sempre 15 minuti prima per controllare i compiti. Ma non quella mattina..
Finite le lezioni si precipitò a casa sua e, non appena arrivò, vide due pattuglie della polizia e i genitori di Serena che piangevano disperati.
Il panico le mozzò il respiro: Serena era scomparsa nel nulla e da quel giorno nessuno più la trovò.
Dopo due anni dalla scomparsa della sua più cara amica si trasferì con i suoi genitori a Populonia, per il nuovo lavoro di suo padre, qui rimase e continuò la sua vita. Ma il ricordo di Serena la accompagna da sempre.
Legge la lettera almeno una decina di volte ancora e non può non pensare ad uno scherzo di cattivo gusto. Chi può essere tanto crudele? E poi: erano soltanto delle bambine allora! Chi altri può essere a conoscenza di questa triste storia?
«Basta pensare troppo! Devo venire a capo di questa faccenda».
Si prepara velocemente, per quel che la sua età le consente, esce di casa e si dirige determinata come non mai verso la biblioteca pubblica.
I suoi compaesani la osservano un po’ stupiti perché, essendo molto abitudinaria, non l’hanno mai vista fuori a quest’ora.
Non appena entra si ritrova davanti gli occhi sbarrati del signor Alberto che cerca invano di proferire parola, ma ottenendo solo un improvviso attacco di balbuzie.
«Miss…ma..ma…che..che…cosa ci fa…qui? O meglio, sono felice di ve..vedervi, è so..solo che no..non me lo aspettavo, ecco!».
«Avete ingoiato una macchinetta?», risponde la signora Dorotea con una domanda, mettendolo così in ulteriore imbarazzo. Il mal capitato abbassa subito lo sguardo.
«Comunque, sono qui per fare alcune ricerche».
«Che tipo di ricerche, miss?».
«La scomparsa di una bambina avvenuta anni or sono».
«Ah, capisco». In realtà non capisce, ma non sa che altro dire. «Le servirà un computer. Sa come fare?».
La signora Dorotea lo osserva subito a testa alta con aria di superiorità, ma dura ben poco. Perché lei non ha la minima idea di come si usa un computer. Guarda ancora videocassette, santo cielo! Allora, sconsolata, emette un lieve sbuffo e ammette la sua totale incompetenza in materia. Deve lasciare da parte l’orgoglio per scoprire il possibile sull’amica più cara che abbia mai avuto.
«In verità non ne ho la più pallida idea».
«Allora, venga con me miss. L’aiuterò più che volentieri».
In questo preciso istante Alberto si sente come sospeso ad almeno un metro da terra.
Si siedono di fronte al computer e, sotto suggerimento della signora Dorotea su luoghi e date, cominciano un’accurata ricerca, che però non li porta a molto se non che a un particolare, di cui lei non è mai stata a conoscenza. Tra i sospettati, mai accertati però, esce subito fuori la foto della loro professoressa di italiano. Si chiamava Susanna Conti, ma essendo passati davvero tantissimi anni, la ricorda appena.
«Guardi Dorotea. Qui dice: “La professoressa Conti era indiziata perché si sospetta avesse del tenero con il padre di questa povera bambina. Purtroppo non vi era alcuna traccia e, non avendo mai trovato Serena, il caso fu archiviato molti anni dopo”».
Alberto si gira verso Dorotea. «Non vorrei sembrarle invadente miss, ma posso chiederle come mai ha deciso di informarsi su questa triste storia?».
«Sa quella lettera che mi ha consegnato?».
«Sì, era senza il mittente».
«Ebbene, è firmata da Serena e dice che mi aspetta domani. Guardi, la legga!».
Il signor Alberto rimane di stucco.
«Forse è solo uno stupido scherzo, ma la prego di non andare a quell’appuntamento».
«Io devo andarci, devo capire. Lo devo a Serena. Lei era la mia più cara amica».
«In questo caso verrò con lei».
«No, assolutamente! Non è affar suo. L’ho già immischiata troppo in questa faccenda».
«Me ne starò in disparte, non si preoccupi. Non mi noterà nessuno. Da sola non la lascio; potrebbe essere pericoloso».
«E va bene».

***

Il giorno seguente la signora Dorotea si presenta all’appuntamento in perfetto orario, ma Serena ancora non si vede. Questo le fa capire subito che la lettera non è stata scritta da lei, perché la sua più cara amica è puntuale. Quando erano piccole e avevano un appuntamento non vi era nulla da fare. Serena arrivava sempre prima. Come a scuola, così era anche nelle situazioni frivole.
«Signora Dorotea?».
Si gira di colpo quando sente una voce femminile chiamarla e nota subito questa donna che si avvicina sempre più a lei.
È molto bella e assomiglia a Serena, per quel poco che la ricorda grazie alle foto.
«Sono io. Ma lei chi è? E perché mi ha mandato quella lettera?».
«Mi spiace, non era mia intenzione spaventarla. Mi chiamo Serena e sono la figlia della sua più cara amica. Mi ha dato il suo nome e lo porto con orgoglio. Mia madre è morta lo scorso anno, ma prima di andarsene mi ha chiesto di trovarla e consegnarle questo».
La donna le porge un braccialetto e Dorotea capisce subito: era il simbolo della loro amicizia! Entrambe ne avevano uno con un ciondolo che rappresentava l’infinito, perché la loro amicizia sarebbe durata per sempre.
«Io non so cosa pensare…era scomparsa e pensavo fosse morta già da molto oramai. Ma cosa successe? L’avevano rapita? E perché non si è mai fatta viva con me? Non so davvero cosa pensare!».
«Capisco e mi dispiace, ma non posso darle le risposte che cerca. Purtroppo ci sono molti scheletri nascosti ma io….mi scusi ma non posso stare qui a lungo, devo andare. La prego di accettare questo braccialetto, ma non mi faccia domande. Non posso aiutarla».
La signora Dorotea è davvero sconvolta, ma non si arrende.
«Lei non può piombare qui, lanciare questa bomba e andar via come se niente fosse. Ho il diritto di sapere cosa successe alla mia più cara amica!».
«Ascolti, può parlare con questa persona». Prende un foglietto e una penna dalla borsa e scrive sopra un nome e un indirizzo. «È tutto quello che posso fare per aiutarla. Davvero mi dispiace, ma questa storia mi ha fatta soffrire per molto tempo e adesso che ho una mia famiglia voglio andare avanti e non pensarci più.
Rassegnata prende il foglietto, con le mani tremanti, e la osserva in silenzio. Continua a guardare la figlia di Serena anche mentre si allontana da lei, finché non decide di andarsene a sua volta.
Alberto si avvicina ma non dice nulla; capisce all’istante quanto sia turbata.
Tornata a casa invita il suo nuovo amico a prendere un caffè. Non che la cosa le faccia piacere, ma per buona educazione. In fondo è stato così gentile ad aiutarla.
«Prego, si accomodi signor Alberto, preparo un caffè».
L’uomo rimane di sasso: non si aspettava di certo un invito, ma felice ed emozionato accetta di buon grado.
«Grazie miss, molto gentile». Si toglie il cappello e si siede.
«La ringrazio di avermi aiutata, ma da adesso in poi non la disturberò più. È un problema mio e mi sembra più che giusto sbrigare questa faccenda da sola. L’ho disturbata già troppo».
«Dorotea, non dica così. Per me è un immenso piacere aiutarla e non sa quanto sia dispiaciuto nel vederla così provata». Alberto prende le mani della donna, che da tanto, troppo tempo ama in segreto, ma lei avvampa e le sfila via subito.
«Signor Alberto, la prego! Il suo gesto è stato davvero inopportuno. Ho capito benissimo le sue intenzioni, ma mi dispiace: non sono interessata. Il mio cuore non è libero, non tradirò mai la fiducia del mio defunto marito».
«Accettare la mia amicizia, perché è solo quello che le chiedo, non credo che dispiacerà a suo marito, anzi! Sono sicuro che gioirebbe nel vederla felice», dice Alberto emettendo un lieve sospiro, «non ho intenzione di prendere il suo posto, ma io provo molto affetto per lei e le chiedo solo di accettarmi e conoscermi, tutto qui. Poi potrà decidere e io rispetterò la sua scelta, lo prometto. Non insisterò più».
Dorotea lo ascolta, mentre gli versa il caffè nella tazza, ma sembra quasi indifferente alle sue parole.
«Adesso le va di raccontarmi cosa è successo?».
La donna non riesce a trattenere più le emozioni, si siede accanto a lui, sorseggia il suo caffè e comincia a raccontare dal principio non tralasciando particolari.

***

18 luglio 2015

Dorotea e Alberto si fermano con la macchina di fronte a una grande casa. Il viaggio è durato circa due ore e finalmente sono arrivati a destinazione.
La signora, tremante anche per via dell’età che avanza, estrae il foglietto dalla borsa e controlla che l’indirizzo sia giusto.
Scendono dalla macchina, aprono il cancelletto attraversando il vasto giardino e suonano il campanello.
Quando la porta viene aperta si trovano davanti un signore che avrà sì e no i loro anni.
«Buongiorno, posso esservi utile?».
«Buongiorno a lei. In verità non saprei…», risponde Dorotea.
Il signore sembra visibilmente scocciato, ma ad un certo punto il suo sguardo cade sul polso di Dorotea e la sua espressione cambia notevolmente.
«Dove ha preso quel braccialetto? È identico a quello della mia defunta moglie».
La donna si guarda subito il polso d’istinto, poi i suoi occhi tornato verso l’anziano signore.
«Ma allora, lei è il marito della mia cara Serena».
«Sì, ma chi è lei e cosa volete?». Si rivolge anche ad Alberto, che imbarazzato non sa cosa dire.
«Ieri ho incontrato sua figlia e mi ha dato questo bracciale. In tutti questi anni ho sempre pensato che Serena fosse morta ancora bambina e invece…ma cosa è successo? La prego ci faccia entrare, lei è l’unico che può parlarmi di quello che è accaduto».
«La figlia di Serena non è davvero mia figlia».
Dorotea e Alberto si guardano perplessi.
«Vi concedo qualche minuto per raccontarvi quel che so, anche se non è molto».
Il signor Anselmo li fa accomodare e comincia a raccontar loro di quanto in realtà la sua adorata moglie, che lui ancora ama più della vita stessa, sia sempre stata restia a raccontare il suo passato. Lui però pensava fosse solo perché la faceva soffrire troppo.
Serena aveva avuto questa figlia con un altro, di cui il signor Anselmo non conosce il nome e mai lo ha voluto sapere. Ha cresciuto la bambina come se fosse sua, ma con il passare del tempo, il rapporto tra di loro si raffreddò perché la giovane, oramai donna, scoprì che non era il suo vero padre.
«Per tutti questi anni ho creduto che Serena fosse morta giovanissima. Da quel giorno in cui scomparve non ho saputo più nulla di lei. Solo pochi giorni fa, dopo che ricevetti la lettera di sua figlia, mi recai in biblioteca per fare alcune ricerche. Il caso fu archiviato molti anni dopo e l’unico sospetto ricadde sulla nostra insegnante che si vociferava avesse una storia con il padre di Serena».
L’oramai provato signore si prende la testa tra le mani e comincia a singhiozzare.
Che sappia più di quel che dice di sapere?
Alberto si siede accanto e gli appoggia una mano sulla spalla per rassicurarlo. Dorotea non si arrende però: deve scoprire la verità.
«Io ho il sospetto che lei sappia tutto. L’ho capito dal momento in cui ho nominato l’insegnante…La conosceva per caso?».
L’uomo solleva la testa e accenna un timido sì con la testa.
«Era mia sorella maggiore».
Dorotea rimane di sasso! Questa situazione ha veramente dell’incredibile ed è più intricata di quel che sembra, ma vuole a tutti i costi venirne a capo.
«È vero che sua sorella aveva una relazione con il padre di Serena?».
«Sì, purtroppo è vero».
«E può essere che la mia amica avesse scoperto questa squallida tresca?».
Dorotea si alza dal divano e, come la sua eroina Miss Marple, comincia a scavare più a fondo per scoprire i colpevoli di tutto.
«Sì, li ha visti baciarsi».
«Credo di cominciare a capire, ma continui lei. Ho il diritto di sapere cosa successe alla mia più cara amica».
Anselmo fece un profondo respiro e cominciò a raccontare…
«Mia sorella disse al suo amante che Serena li aveva visti, così lui spaventato per le conseguenze decise di troncare subito la loro relazione. Ma a mia sorella non andò giù la cosa».
«Ricordo che era piuttosto testarda e cocciuta come insegnante. Vada avanti».
«Quella mattina, in cui Serena scomparve, lei aveva qualche ora libera, aspettò Serena in un angolo poco trafficato sapendo che sarebbe passata di lì per andare a scuola, la prese e la portò via. Per qualche giorno la tenne nascosta in una cascina poco lontana, che apparteneva da anni alla nostra famiglia. I genitori di Serena erano disperati. Io ero solo un ragazzino allora e mi ricordo che passai con la bici proprio quel giorno. La polizia era lì e vidi anche lei signora Dorotea. Mi sentii in colpa per giorni, ma poi decisi di andare dal padre di Serena e raccontargli tutto. Lui andò a riprendere sua figlia e minacciò mia sorella di andare alla polizia, ma la mamma di Serena, una volta scoperta la cosa, non volle. Erano altri tempi, in cui lo scandalo era troppo forte da affrontare e superare. Così scapparono via, dove nessuno poté più trovarli e nessuno seppe più niente di loro».
Dorotea è palesemente sconvolta da questa rivelazione, ma cerca di non darlo a vedere.
«E poi cosa successe? Come è possibile che lei e Serena siate diventati una coppia?».
«Destino, puro e semplice. Io e mia sorella non ci siamo più visti perché si trasferì in un’altra città. I nostri genitori la ripudiarono. L’ho rivista solo qualche anno fa, prima che morisse. Volevo perdonarla e lasciarla andare via in pace. Serena si sposò giovane con un uomo che però la abbandonò quando la loro bambina era ancora molto piccola. La incontrai per caso e dopo un inizio un po’ incerto ci siamo innamorati. Ero il suo eroe! Mi diceva sempre… Ma io non credo, era lei la vera donna forte!».
«Ora mi è tutto più chiaro. Non so però se riuscirò mai a perdonarla di non avermi mai fatto avere sue notizie».
Anselmo si alza e va incontro a Dorotea.
«Mi parlava sempre di lei, sa?».
Dorotea lo guarda con gli occhi gonfi di lacrime.
«Voleva rispettare quella che allora era stata la decisione di sua madre di perdonare suo padre e non far sapere mai a nessuno tutto ciò. Lei non era così, era una donna sempre sincera e leale che apprezzava le verità anche quando erano dolorose, ma voleva troppo bene a sua madre e rispettava il suo silenzio e il suo dolore. Era una grande donna».
Lo era davvero, pensò Dorotea.
«La ringrazio molto per il suo tempo».
«È stato un piacere e poi…parlarne mi ha aiutato».
«Prima di andare via però le chiedo un’ultima cosa».
«Ma certo, chieda pure».
«Parli con sua figlia. Non sarà sangue del suo sangue, ma poco importa. È stato lei a crescerla ed è giusto che sistemiate i rapporti tra di voi. Avete bisogno l’uno dell’altra. Me lo prometta».
«Glielo prometto».
E fu così che la signora Dorotea Berti passò qualche giorno come la sua amata Miss Marple con il cuore colmo d’amore per aver con sé almeno il ricordo della sua più cara amica che mai l’aveva dimenticata. E poi…riscoprì l’amore con il suo Alberto.”

Daniela Perelli

divisorioE adesso non vi resta che votare e condividere! 🙂

Naty&Julie ❤

Presentazione di: “La zia suora” di Laura Caterina Benedetti

Bentrovati,

dal 29 Febbraio 2016, Laura Caterina Benedetti è online con il suo nuovo romanzo: La zia suora. Una storia malinconica ma allo stesso tempo appassionata, ispirata da vicende realmente accadute! A noi notters, incuriosiscono libri tratti da realtà esistenti ed esistite. Se anche voi siete curiosi, seguiteci!

divisoriola zia suora

 

TITOLO: La zia suora
AUTORE: Laura Caterina Benedetti
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 29 Febbraio 2016
GENERE: Narrativa
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 1,90
LINK D’ACQUISTO: La zia suora

 

SINOSSI

2015. Alla morte di sua zia, suora domenicana, Paolo viene in possesso di una vecchia lettera e di un medaglione raffigurante la fotografia in bianco e nero di un uomo: questi oggetti custodiscono una storia ormai appartenente al passato, ma che vale la pena di raccontare…

Anni ’40. In una città in provincia di Torino sboccia il tenero amore tra Adriana e Carlo; la ragazza, tuttavia, non si sente di pronunciare la promessa di fidanzamento sotto le bombe e vuole aspettare la fine della guerra. Nell’aprile del 1945, alle soglie della Liberazione, proprio quando ogni ostacolo sembra cadere, avviene qualcosa che cambierà per sempre la vita dei due giovani.

Amore e sacrificio, rinuncia e fedeltà: una storia malinconica, appassionata e allo stesso tempo delicata, ispirata da una vicenda realmente accaduta.

L’e-book include “Cinque giorni alle Nuove”, breve memoria biografica redatta nel 1945 da Pier Paolo M., antenato dell’autrice; parte del romanzo si basa su questo testo.

AUTRICE: LAURA CATERINA BENEDETTI

Scrivo da quando ho avuto il computer e mi piace esplorare: un’esplorazione alla scoperta di generi diversi e differenti stili di scrittura per tante storie.
Queste storie hanno una cosa in comune: metto in loro tutto il mio cuore, nascono dentro di me e si riversano sulla carta (o meglio, sullo schermo) attraverso la magia delle parole, e non so spiegare come questo accade.
Scrivo ciò che mi piace, non per seguire o assecondare le mode: può darsi che qualcuno troverà i miei lavori un po’ “antiquati” , ma proprio in questo sta la loro originalità!
Le mie passioni principali sono due: i libri -da leggere e da scrivere!- e i videogiochi. Ci sono anche tante altre cose che mi piacciono, come camminare, leggere in inglese, ascoltare musica.
divisorio
Buona lettura!
Naty&Julie

Presentazione di: “Ti voglio qui per sempre” di Velena Lynn

Notters!

Vi segnaliamo un romance contemporaneo self-publishing, in uscita il 6 marzo 2016. Approda Velena Lynn con il suo: “Ti voglio qui per sempre “. Scopriamo insieme la trama e la copertina 😉

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copertina lynn

TITOLO: Ti voglio qui per sempre
AUTORE: Velena Lynn
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 6 Marzo 2016
GENERE: Romance Contemporaneo
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 2,99 (Gratis Kindle Unlimited)
LINK PRE ORDER: Ti voglio qui per sempre

 

SINOSSI

Laura e Filippo, un amore nato tra i banchi del liceo. Lui da grande vuole fare il veterinario, lei aprire un negozio di animali. Si amano alla follia e sono inseparabili finché la vita non li divide nel peggiore dei modi.
Sono passati dieci anni, Laura adesso è una donna di ventisei anni, adulta e indipendente, ha realizzato il suo sogno di aprire un negozio ed è serena, ma non ha mai dimenticato quel suo primo grande amore. Quando Filippo ritorna nella sua vita, un giorno per caso, è impossibile negare il sentimento che li lega, ma la loro unione non sarà semplice, nella vita di Filippo, adesso, c’è un’altra donna.
Storia raccontata dal punto di vista di entrambi i protagonisti.

ESTRATTO

LAURA:
“Non ho mai pensato davvero al perché ho ventisei anni e sono single. In verità, sto benissimo così, sia chiaro, le mie amiche si lamentano già abbastanza dei loro fidanzati e questo mi rende felice di non averlo. Sono stata fidanzata qualche anno, ho avuto delle storie, ma nulla di veramente importante. Ad un certo punto, non so perché, mi sono sempre scoperta non innamorata. Forse, non riesco a lasciarmi andare, perché non mi sono mai lasciata alle spalle del tutto la mia prima grande delusione. Filippo non è stato solo il mio primo amore è stato anche una concausa del mio più grande dolore e della mia eterna disillusione nei confronti dell’amore. Io sono convinta di una cosa: l’amore eterno non esiste, tanto meno quello vero. Punto.”

FILIPPO:
“Sono doppiamente un cretino. Ma cosa mi è saltato in mente di chiederle? L’ho contattata su facebook e le ho chiesto di uscire insieme. Non posso raccontarmi la storiella che voglio passare del tempo con una vecchia amica di scuola, sarebbe una gran cazzata. In verità io a Laura non l’ho mai dimenticata e, separarmi da lei e tutto ciò che è successo, è stato il trauma più grosso della mia adolescenza. Perché, se mi sono innamorato davvero nella mia vita, è stato solo con lei.”

AUTRICE: VELENA LYNN

Per la biografia vorrei scrivere solo questo: Velena, nasce ormai ben 27 anni fa e scrive storie fin dalla più tenera adolescenza. Esploratrice di altri mondi,scrittrice di storie lontane, amante del buio come della luce, questo è il primo romanzo che pubblica con questa identità! Info, contatti, curiosità: https://www.facebook.com/velena.lynn; velena.lynn@yahoo.com

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Noi crediamo che questo romance valga e voi? Non fatevelo scappare!

Naty&Julie ❤