Recensione di: “La foglia di Ambra” di Deborah Fasola

Cari Notters,
In questo lunedì di recensioni vi parlo di un libro che mi ha inizialmente incuriosita e che poi, mi ha sedotta, rapita e infine conquistata.
Di quale libro sto parlando? “La Foglia di Ambra” di Deborah Fasola.
E credetemi Notters, se non avete mai letto nulla di quest’autrice, questa è l’occasione giusta per farlo! 😉

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TITOLO: La Foglia di Ambra
AUTRICE: Deborah Fasola
GENERE: Thriller/Drammatico
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 19 dicembre 2014
PAGINE: 176
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 0,99/€ 7,80 (Gratis su Kindle Unlimited)

SINOSSI

Anita è una donna realizzata: ha una fantastica famiglia ed è la scrittrice italiana numero uno. Tutto andrebbe benissimo, non fosse per il modo in cui Anita è attaccata alla sua vita di successo, così tanto da essersi dimenticata di tutto il resto, persino della figlia che ultimamente è davvero strana. Con la mente ancorata al fantasma del passato, incredibilmente vivido e tanto amato della sorella –foglia che Anita ha perso in gioventù, la donna trascura tutti per via del senso di colpa che non l’abbandona mai; perde così il marito Sebastiano e rischia di vedere sgretolata la sua vita e la sua famiglia evitando le sue responsabilità coniugali e genitoriali e comportandosi da arrogante e spocchiosa Star. Tutto finché il fantasma di Ambra non torna nella sua vita attraverso i disegni di Alice, sua figlia, che senza poter sapere dell’esistenza della sorellina di sua madre né del suo doloroso passato, ne conosce il nome e la disegna con precisi particolari e attenta cura, insieme alla casa d’infanzia delle due sorelle. Ambra è una foglia ed è la sorellina che Anita ha visto cadere nel pozzo e ha vegliato e amato durante il lungo coma per gran parte della sua adolescenza straziata dal dolore; come mai sua figlia Alice, a soli sei anni, sa esattamente ogni cosa di lei e del suo aspetto? Sarà proprio insieme a lei che Anita compirà un viaggio di ritorno alle origini, dove sensazionali e drammatici eventi attendono una madre e una figlia, che forse alla fine si ritroveranno.

RECENSIONE

Lo ammetto, già la sinossi di questo libro mi aveva conquistata.
Sì, è vero, sono un’inguaribile romantica, ma adoro anche tutto ciò che è thriller, tutto ciò che crea suspense, tutto ciò che di lontano c’è da noi, realtà diverse e complicate a cui non tutti sono in grado di avvicinarsi o, semplicemente, non comprendono.
Lo scetticismo è tra noi, una presenza costante nella vita e nella realtà di ogni singola persona sulla faccia della Terra (e siamo più di tre miliardi!), un po’ come fosse un campanellino d’allarme sempre attivo: basta un piccolo segnale di pericolo e… Driiiin, ecco che suona.
Io, invece, amo immergermi in storie che mi portano in altre dimensioni, storie immaginarie che fanno pensare se non addirittura sognare una vita differente da quella che viviamo, una vita un po’ speciale.
E così, da spettatrice accanita di serie tv come “Streghe” o “Gost Whisperer”, ho iniziato a leggere questo libro con grande curiosità ed un’alta aspettativa…
Aspettativa che non è assolutamente stata delusa.

“«Buonasera e benvenuto a tutto il pubblico di “TV libera libri!”, siamo qui in compagnia della famosissima dottoressa Anita Malinverni, l’autrice de “La terra di Foglia” l’assoluto best seller fantasy del momento! Buonasera, Anita» il presentatore, seduto sulla sua grande poltrona rossa in velluto, volse lo sguardo verso il suo ospite d’eccezione. Anita sorrise, annuendo con il capo e guardando verso la telecamera, in un gesto spontaneo e abitudinario ormai. «Buonasera, Alberto e buonasera a tutto il pubblico a casa» disse con disinvoltura, accavallando le gambe, lunghe, pallide e scoperte dalla stoffa rossa del suo miniabito griffato.”

Anita è la protagonista di questa storia.

image (14)A soli ventisei anni, è già una delle scrittrici più affermante nel mondo della letteratura grazie al suo libro fantasy.
Un libro la cui ispirazione ha radici profonde, radicate in Anita fin dalla prima infanzia, come se fossero le fondamenta di un palazzo.
Un’infanzia che è stata rubata, che è stata fatta in mille pezzi dal dolore, dal senso di colpa che è presente in lei ancora oggi e che la rende la persona che è: cinica, fredda, distaccata da ciò che la circonda, da chi le sta accanto.
Sì perché Anita non è solo una famosissima scrittrice, è anche la mamma di Alice e la moglie di Sebastiano.
Eppure lei, paradossalmente, non si sente ne l’una ne l’altra. Perché?
Perché qualcosa in lei si è completamente spezzato tanti anni prima, ed è impossibile ormai da aggiustare; lei è incapace di farlo.

“Anita guardò Ambra. Stesa nel letto a palpebre chiuse –come sempre –aveva i capelli chiari aperti a raggiera sul cuscino, che formavano quasi un ventaglio e quell’eterno odore di buono che emanava la sua pelle e riempiva le narici e il cuore. Ambra era come una fotografia, perfetta e immobile, immortale. Non sarebbe mai cambiata, lei. Avrebbe sempre avuto l’aspetto da bambina che Anita aveva perduto, come se fosse davvero già morta. Il tempo sembrava fermo per lei, nel suo letto di silenzio e inquietudine.

[…] Ambra dormiva un sonno senza fine dai suoi cinque anni. Anita si ricordava spesso di quel giorno o per lo meno tentava di farlo, sebbene quel pensiero fosse troppo doloroso da gestire e si trovasse spesso costretta a spingerlo via amaramente. E così i ricordi scomparivano, frastagliandosi e frammentandosi, man mano che il tempo passava.”

Anita non ha vissuto la sua infanzia da sola, aveva Ambra, la sua sorellina.  Lei era la sua perfetta metà.
image (15)Avete presente quando qualcosa che vi appartiene vi viene brutalmente strappato via e quel senso di solitudine, di incompletezza, di stordimento si impossessa di tutto il vostro essere?
Questo è successo alla nostra Anita in quel maledetto giorno in cui sua sorella Ambra entrò in coma a seguito di una caduta nel pozzo, quel pozzo che giaceva da sempre nel giardino della loro casa.
I suoi genitori non c’erano, Anita doveva badare alla sua piccola sorellina e poi…
Una svista. Dieci minuti di distrazione, dieci minuti in cui Ambra era sola e in un attimo, quasi come per magia, Ambra non c’era più.

Presto, la disperazione si impossessò di Anita per non lasciarla mai più: ormai era parte integrante di lei, del suo essere, e chi le stava accanto lo sapeva bene.
Ma si sa, prima o poi le persone si stancano.
Si stancano di vivere con qualcuno che in realtà non guarda per davvero, non ascolta per davvero, con un automa che passa le sue giornata catapultata nel mondo del lavoro, così da non avere il tempo di pensare.

Così, pian piano, Anita vede sgretolarsi attorno a sé tutto ciò che negli anni aveva costruito: la sua famiglia.

image (16)Sebastiano, suo marito, non la guarda più, non le parla più se non per discutere.
Sua figlia Alice? Anita non sa neanche più come sia fatta.
Non le ha mai preparato una torta, anzi, un pasto normale. Non sa cosa le piace, non sa niente di lei perché Anita ha smesso di vedere e di sentire nel momento stesso in cui Ambra è morta, nel momento in cui l’ha abbandonata. Anita ha smesso di vivere.
E a niente serve dirglielo, perché lei lo sa.
Sa di essere una pessima madre, una pessima figlia e una pessima moglie, tanto da colpevolizzarsi per gli sbagli commessi dal marito.
Ma c’è una cosa, esiste qualcosa in grado di dare sollievo ad Anita, di rischiarare le sue cupe giornate, di riempirle il cuore: la foglia di Ambra.
Una foglia che sua sorella le regalò poco prima dell’incidente.
Una foglia dalla quale lei non si è mai separata, che custode gelosamente all’interno di una cornice per fotografie come fosse il più prezioso dei gioielli, e per Anita lo è davvero.
Ogni volta che la guarda ripensa a lei, al suo viso, ai suoi capelli biondi, al suo sorriso.
In quella foglia c’è l’essenza di Ambra.

“Mia sorella era una foglia. Se la sfioravi scricchiolava come quelle ingiallite dell’image (17)autunno, cadute al suolo e così fragili, esposte al vento ma anche pronte a far sentire la loro voce se il pericolo si palesava. Mia sorella era una foglia caduta dal ramo e soltanto io avrei potuto raccoglierla. E l’avevo fatto, l’avevo presa e serrata tra le dita per tenerla con me. L’avevo messa dietro un vetro e fissata in un quadro dallo sfondo giallo come il sole; poi l’avevo appesa alla parete della mia camera, davanti al letto. E restavo lì a guardarla per ore intere, mentre la casa si riempiva dei buoni odori della famiglia e si sentivano le risate di mamma e papà giungere dal piano inferiore.
[…] Mia sorella era la mia fantasia, era la mia casa. Mia sorella era Ambra, la foglia. Nella sua mente c’erano infinite possibilità ed ere, nella sua mente c’era tutto il mio mondo. “

Le giornate di Anita proseguivano tutte uguali: lavoro-casa, casa-lavoro.
Una monotonia aleggiava sulle sue spalle fino al momento in cui i suoi occhi finalmente si aprirono e Anita sembra finalmente vedere quello che ha sempre avuto sotto gli occhi ma non ha mai voluto osservare.
Si ritrova a guardare, rapita, i disegni di sua figlia Alice, disegni strani che ritraggono paesaggi già visti, come se li avesse vissuti lei stessa, una figura a lei sconosciuta, un uomo alto e nero e una figura, invece, a lei familiare… Troppo familiare.
Che cosa volevano dire quei disegni?
Cosa voleva dire quella somiglianza con la sua sorellina Ambra?
Che sua figlia volesse in qualche modo richiamare la sua attenzione, che cercasse di dirle qualcosa?

Anita è decisa a volte scoprire di più, a voler sapere una volta per tutte cosa di cela nei disegni della figlia e perché tutto questo stia succedendo proprio ora.
Parte così alla volta della sua vecchia casa, insieme ad Alice, per una vacanza.
Una vacanza che si rivelerà essere un salto nel passato, un’avventura senza tempo, un’esperienza sconvolgente e devastante per Anita che si ritroverà a dover sconfiggere per sempre i suoi demoni, quegli scheletri nell’armadio che nascondeva da fin troppo tempo.
E non ci sarà pietà per lei.
Ma Anita, crescerà, capirà dove e cosa ha sbagliato fino ad ora, capirà che il lavoro non è tutto, che non bisogna rimanere aggrappati a lungo ad un qualcosa che non c’è più.
Farà un viaggio dentro sé stessa che la cambierà, le farà apprezzare di più ciò che ha, le farà ritrovare un marito ed una figlia, capendo che, da sempre, sono costanti nella sua vita.
E, infine, capirà che il vero mostro non è lei, bensì chi più le sta vicino, chi non si aspetterebbe mai…
Il più improbabile dei mostri.

“La Foglia di Ambra” non è assolutamente una storia scontata.
Racconta una storia che scombussola il lettore, che lo trasporta in un mondo surreale raggelante ma che al contempo, incredibilmente, scalda il cuore.
Quella di Anita è una storia drammatica, delicata, che spezza il cuore anche al più cinico dei lettori, perché, infondo, chi di noi non ha mai avuto difficoltà a ricucire la propria anima?
Chi non ha mai avuto paura di affrontare la realtà, di pararsi davanti a lei, faccia a faccia?
Chi non ha mai scoperto segreti inconfessabili che hanno completamente sradicato tutte le certezze costruite fino a quel momento?
È facile, quindi, mettersi nei panni di Anita, anche se devo ammettere che inizialmente risulta essere un personaggio difficile da capire.
È un personaggio complicato, un personaggio che personalmente ho odiato e che mi ha fatto venire più volte voglia di sbattere la testa contro al muro.
(Deborah, ma come hai fatto a crearla? :p)
Man mano che mi addentravo nella storia, però, ho iniziato a sentire il suo dolore, a percepire la sua inquietudine come se fosse mia, ad assimilare la sua disperazione e a chiedermi se io stessa non avessi nulla da rimproverarmi.
Perché?
Semplice: tutto merito di Deborah!

Tra presente e passato, tra una rivelazione e l’altra, tra scoperte strabilianti e prese di coscienza, ogni pagina di questo libro mi ha conquistata.
Un thriller incalzante, mai noioso, ricco di colpi di scena capaci di tenere il lettore incollato alle pagine come se il Kindle fosse fatto di Vinavil, “La Foglia di Ambra” mi ha trasportata in una dimensione nuova, diversa, eccitante, spaventosa, ipnotica, da brivido.
Inizialmente sembra che il lettore si imbatta in un finale “scontato”, altamente surreale, assolutamente fantasioso e, forse, potrebbe rimanerne deluso.
Ma se c’è una cosa che ho imparato di Deborah Fasola è che con lei, niente è scontato.
È un’autrice che è riuscita ad inserire una tematica importante, seria e terribilmente attuale all’interno di una storia di fantasmi e, nonostante a mio parere sia difficile, l’ha fatto alla perfezione.
Deborah scrive divinamente.
Non trovo altre parole per dirvi quanto questa scrittrice sia riuscita ad entrarmi dentro, ad emozionarmi, a regalarmi attimi di puro stupore e attimi in cui stavo col fiato sospeso e il cuore in gola.
Quindi non mi resta che dire…
Chapeau, Deborah!

Edna 🙂

 

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