Recensione di: “Lettere fra l’erba” di Clara Cerri

Salve Notters, sono Alessia, e questa è la prima recensione che mi appresto a fare in questo magnifico blog. Colgo l’occasione per ringraziare al volo Natascia e Giulia per la fiducia riposta nelle mie capacità, spero di non deluderle! Innanzitutto, premetto che “l’ansia da prestazione” si fa sentire, quindi spero mi perdonerete se non sarò abbastanza esaustiva o soddisfacente. Direi, quindi, per evitare di perdermi nel turbine dei miei troppi pensieri sconnessi, di passare subito alla recensione di questo intenso romanzo di cui ho avuto la fortuna e l’onore di poter leggere. Il romanzo in questione è “Lettere fra l’erba” di Clara Cerri, questo è il suo secondo romanzo, pubblicato in versione eBook da Lettere Animate.

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TITOLO: Lettere fra l’erba
AUTORE: Clara Cerri
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: Gennaio 2016
GENERE: Narrativa Contemporanea
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 0,99

 

SINOSSI

Isabella cerca di ricostruire il volto di una madre che non ha mai conosciuto dai ricordi degli amici di lei, dalle lettere di un’amica lontana, dallo stesso bisogno di amore e di bellezza che sente crescere dentro di sé. Lentamente si farà strada tra i rimorsi e i silenzi di suo padre e di tutti quelli che la circondano, attraverso momenti di rabbia e di sconforto, per trovare la sua verità su Ilaria, sua madre, e sulla storia d’amore che ne ha segnato la vita.
«Ha perso sua madre, persa e basta, come si perdono i palloncini, e non tutti perché volano in cielo.
Ha perso gli anni per vederla invecchiare e lo spettacolo del coraggio che sognava di mostrare, coraggio che doveva arrivare dove non poteva l’amore, solitudine dove il pensiero di poter tornare a essere felici fosse lasciato vivere, in fondo agli occhi, per farli belli e verdi. Ha perso l’infanzia, che è finita.
Ma le risate, quante risate ha fatto, quante volte in quattro mesi l’ha fatta ridere quell’uomo che il sogno maldestro ringiovanisce? Forse più di quelle che sua madre immaginava, ed è bello pensarlo».

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

A malincuore devo ammettere che inizialmente ho fatto una certa fatica ad immergermi completamente nella lettura, a lasciarmi coinvolgere totalmente dai personaggi e a sentirmi parte integrante di questa ingarbugliata, complessa, ma meravigliosa storia. Questo perché ho riscontrato nella trama caratteristiche ed elementi che in genere mi tengono lontana da un romanzo, ma questo è un mio parere assolutamente personale e soggettivo, e dal momento che voglio esprimere pensieri coerenti e puramente oggettivi, reprimo questa mia piccola precisazione per far prevalere gli altri pensieri più coincisi e chiari.13077227_10206310760552328_1943388035_n
Innanzitutto, per comprendere a pieno la mia “diffidenza” iniziale, dovremo analizzare la trama, che si presenta essere corposa e travagliata, molto articolata e impregnata di un alone di mistero che da subito riesce a conquistare le più affezionate a questo elemento. Un mistero, ovviamente, non da giallo o da thriller, questo è chiaro, ma un mistero inteso come una forte curiosità, a tratti insaziabile, che lentamente sarà delicatamente sfamata.
La storia si presenta come un intreccio di passato e presente, un sovrapporsi dei giorni nostri e degli anni Novanta, questo perché la storia è raccontata in terza persona per dar voce a più personaggi. Si alternano quindi i punti di vista di Isabella, sedicenne che dopo aver trascorso i suoi anni in collegio per aver perso sua madre a soli tre mesi, torna a vivere con il padre e comincia a frequentare un corso di teatro tenuto da Antonio, un altro personaggio importante della storia, ambiente dove incontra altri amici di vecchia data di sua madre. Difatti, a spingere la ragazza a frequentare tale corso, è proprio il bisogno e l’urgenza impellente che questa ragazza ha di scoprire chi è Ilaria, la donna che l’ha messa al mondo ma che non ha mai potuto conoscere a causa di un tragico incidente. Vincenzo, suo padre, è un uomo sfuggente, introverso, con troppi silenzi e poche parole. Un padre che non riesce a raccontare a sua figlia la bellezza d’animo di Ilaria, una donna che la vita l’ha vissuta davvero; una donna dalla voglia implacabile di amare e di essere amata, con un mondo da scoprire dentro di sé. Isabella sa che l’unica possibilità che le resta di scoprire qualcosa in più riguardo sua madre e la sua morte, è quella di frequentare i suoi più cari amici, quelli con cui era impegnata nel movimento degli studenti d13023491_10206310760472326_402029304_negli anni Novanta, motivo per cui c’è un rincorrersi di questi anni fino ai giorni nostri.
Da come si intuisce dal titolo, si potrebbe dire che il romanzo ha un carattere che a tratti potrebbe essere definito “epistolare”: è infatti attraverso le lettere che Ilaria scrive alla sua più cara amica Emanuela, che possiamo finalmente conoscerla:

 Roma, 20 maggio 1996  

Cara Emanuela,  stavolta è proprio finita. Ho scritto il finale del mio film di serie B, e in fondo non chiedevo altro dalla vita. Non ti voglio raccontare i dettagli, per ora ti sfrutto solo per scrivere una volta per tutte la verità che devo portare a coscienza e accettare: non mi ama. Probabilmente lo sapevo fin dall’inizio, ma ho voluto fare un esperimento con me stessa, con la mia capacità di soffrire. Cosa volesse fare lui non lo so, e non mi importa. Non ho pensato ad altro che a lui per tutto questo tempo, ormai sono diventati mesi. Adesso il famoso “resto della vita” pretenderà la mia attenzione, e dovrò trovare la forza di dargli retta. Ma è questo il punto, che tutto ciò che volevo non esisteva, o è lui il problema, quell’uomo in particolare e il muro di ferro che lo circonda? A volte temo di non arrivare all’estate, ma queste sono sciocchezze. Quali siano le cose serie te lo saprò dire tra un po’ di tempo, quando avrò addomesticato la disperazione e i ricordi, i miei peggiori nemici. Probabilmente alla fine, quando li avrò sconfitti, non ci sarà che la stessa Ilaria di sempre, e la vita come è sempre stata. E in più un figlio, che forse non poteva capitare peggio, o no? Se tanto mi dà tanto, credo che lo amerò per tutta la vita, qualunque cazzata riesca a organizzarmi – e visto che è figlio mio, ne organizzerà sicuramente parecchie. Ti abbraccio e saluto il pianista, Ilaria.

Da queste parole è facile comprendere sostanzialmente due cose: la forte, particolare, tenace e romantica personalità della misteriosa Ilaria, e anche la bravura e il talento di questa autrice, che con toni soavi e a tratti poetici, racconta di sentimenti, emozioni e sensazioni con una tenerezza struggente.13046315_10206310760432325_172807131_n La penna di Clara è una penna matura, consapevole, delicata e allo stesso tempo potente. Il suo stile è determinato dalla scioltezza dei dialoghi perfettamente conformi ai personaggi, e dalla delicatezza con cui racconta di sensazioni forti, contrastanti e ambivalenti.
Forse proprio per questo motivo, credo che un lettore più maturo possa avere un approccio più diretto con il romanzo, perché più capace di apprezzare uno stile così soave e una storia così toccante.
E’ uno di quei romanzi la cui moltitudine di personaggi può causare un po’ di confusione iniziale, come è successo a me, ma che dopo pochissimo riesce a conquistare.
Proprio per questo mi sento di consigliare questo romanzo ad un target di lettori più adulto, non per il contenuto della storia, bensì per la forma. È uno stile ricercato, non esageratamente, ma più indicato per lettori che cercano qualcosa di diverso.
E “Lettere fra l’erba” è un eccezione, uno di quei romanzi unici, che meritano di essere letti. Infine, mi complimento con Clara, perché le sue parole sanno davvero toccare anche le corde dei cuori più duri.

Alessia

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