Recensione di: “Sei pietre bianche” di Daisy Franchetto

Buongiorno, Notters!
È con piacere che oggi vi parlo di “Sei pietre bianche” di Daisy Franchetto, un libro così puramente fantasy da essere magico, una storia che mi ha catturato dalla prima pagina fino all’ultima.
Penso di essere fortunata perché, negli ultimi tempi, trovo quasi esclusivamente libri che mi affascinano e intrigano, che mi appassionano trasportandomi in altre dimensioni.

divisorio51P66bbstVL

 

TITOLO: Sei pietre bianche
AUTORE: Daisy Franchetto
EDITORE: Self-publishing
GENERE: Fantasy
DATA PUBBLICAZIONE: Aprile 2016
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 1,99
LINK D’ACQUISTO: Sei Pietre Bianche

 

RECENSIONE

Pensato come prosieguo di Dodici Porte, primo romanzo della trilogia che ha come protagonista Lunar, Sei Pietre Bianche è stato concepito con una narrazione che lo rende un romanzo indipendente, che può essere letto e apprezzato anche da chi non conosce il primo episodio.
Sei pietre bianche circondano un obelisco nero.
Sei varchi dimensionali.
Un nuovo viaggio alla scoperta delle proprie origini.
Un bambino da salvare, una Dimensione corrotta da una materia oscura, un Amore che ha atteso cento anni per potersi annunciare.
Lunar è tornata.
A tre anni dall’esperienza nella Casa e dalla violenza che l’ha messa di fronte a un duro processo di trasformazione, la giovane protagonista di Dodici Porte non è più una ragazzina. Abita da sola in un piccolo appartamento in città, studia e lavora. Accanto a lei il fedele cane Sinbad, su cui grava una maledizione che Lunar non conosce, e l’anello che le ricorda costantemente il legame con la Terra dei Morti.
Dopo l’ultima visione avuta fuori dalla Casa, nella quale un bambino veniva rapito da un gigante, la giovane non ha più avuto esperienze del genere, o contatti con altre Dimensioni. A volte stenta a credere che ciò che ha vissuto nella Casa sia davvero accaduto. Ma c’è l’amico Sinbad a ricordarle chi lei sia.
Lunar ha stretto amicizia con Odilon, un bambino dal passato misterioso che vive in orfanotrofio. Proprio la scomparsa del piccolo, ad opera di un essere spaventoso, riporterà la nostra protagonista e il suo amico a quattro zampe a contatto con le Dimensioni parallele.
Lunar e Sinbad, con l’aiuto di Altea, proveniente dai Cieli Razionali, si metteranno sulle tracce dei rapitori di Odilon. Ha inizio il viaggio attraverso sei portali dimensionali rappresentati da sei lapidi bianche.
Di nuovo un percorso che è insieme scoperta di se stessi e di luoghi sconosciuti.
Di nuovo avventure formidabili che svelano quanto ci sia di sublime e oscuro nell’inconscio.

RECENSIONE

*** ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER! ***

Questa storia però è stata ancora più sorprendente perché sembrava una fiaba, così magica, così fantastica, l’ideale per il sognatore che si nasconde dentro ognuno di noi.
Una storia molto ben delineata, fluida, che scorre pagina dopo pagina.
Le avventure di diversi personaggi che si intrecciano, che confluiscono lentamente e inevitabilmente in un’unica storia, senza che il minimo particolare venga tralasciato, ogni domanda trova una risposta, ogni dubbio viene fugato, ogni personaggio trova la redenzione o la giusta punizione. Ogni azione ha delle conseguenze, ogni scelta porta alla salvezza o alla distruzione.
Una storia di amore, speranza, perdono, una storia completa che poggia le basi sul precario equilibrio tra Bene e Male.

cover-sei-pietre-bianche_prima-e1462095731113

Pensato come prosieguo di “Dodici Porte”, primo di una trilogia, che purtroppo (per il momento 😉 ) non ho ancora avuto il piacere di leggere, ha una narrazione che lo rende indipendente e può essere davvero letto e apprezzato anche da chi non conosce il primo episodio. Sulle prime, ero un poco scettica, lo confesso.
Un seguito che non è un seguito? Com’è possibile, mi chiedevo. Pensavo che sarei potuta rimanere delusa o, in qualche modo, perplessa, mancando un intero libro prima, avevo il timore di inciampare in un buco nero.
Leggere quello che era stato pensato come un seguito senza aver letto il primo capitolo? Un azzardo, un mezzo suicidio letterario. E invece…nulla di più lontano da quello che uno potrebbe pensare!
Questo secondo capitolo è stato studiato alla perfezione! Ogni accenno alle avventure precedenti non toglie qualcosa alla storia, ma anzi cattura l’attenzione, accende la curiosità, lancia la fantasia a briglia sciolta!
Ho così apprezzato la storia di “Sei pietre bianche” che spero di riuscire a leggere al più presto il primo capitolo…e pure quello successivo!!!
Una storia magica, che racchiude gli elementi più classici del fantasy.
Draghi, streghe, angeli, portali misteriosi, fantasmi, maledizioni, vendette, amori impossibili che lottano contro il tempo e lo spazio, anelli incantati, dimensioni alternative.
Una storia che mi ha letteralmente conquistata e che ho il piacere di presentarvi  😉

Ancora una notte, ancora quel sogno, ancora quelle immagini.
Sempre lo stesso, da tre anni. Ogni volta si aggiungeva un particolare che completava il quadro, ogni volta si svegliava con la stessa nostalgia e la voglia di tornare a casa.
Anche se non sapeva dove fosse, ormai, la sua casa.
Il sogno iniziava sempre allo stesso modo. Vedeva i suoi piedi decorati con bellissimi tatuaggi color argento. Camminava calpestando candida sabbia, morbida come velluto e fresca. Le minuscole pietre che si mescolavano alla distesa sabbiosa riflettevano i bagliori notturni, allora alzava il capo a contemplare il cielo, sconfinato.
Una stella cadente solcava la volta celeste, lasciando una scia luminosa che si dissolveva riassorbita dalla notte.
All’orizzonte le Tre Lune sorgevano allineate.  Tornando ad abbassare lo sguardo, poteva osservare la vastità del Deserto di Muna, volgendosi a est, l’immenso Bosco degli Alberi Neri e a nord in lontananza la sagoma scura del Palazzo con le sue guglie e le sue torri.
Una risata sgorgava argentina dal centro del suo cuore.
Ecco la sua casa, ecco il regno cui apparteneva.
Poi una scossa sotterranea la faceva trasalire e un brivido le percorreva la schiena. Guardando a terra vedeva con orrore che la sabbia aveva lasciato spazio a una voragine che correva lunga e profonda verso il Palazzo.
La crepa nera sembrava portare al centro stesso della terra.
Lei restava a guardare inorridita l’oscurità, mentre una voce tetra saliva dal nulla.

the-vampire-diaries-6-nina-dobrev-elena-gilbertI sogni racchiudono desideri, paure, echi lontani di un passato ormai dimenticato, un frammento della propria anima.
I sogni non vanno sottovalutati o ignorati e questo Lunar lo sa benissimo.
Introspettiva, schiva, con un carattere che la porta a tenere e a tenersi lontana dalle altre persone, Lunar è un’anima inquieta, irrequieta, che sta ancora cercando il suo posto nel mondo, che sta cercando di nascondere le zone d’ombra del suo cuore, che sta cercando di dimenticare e di ricordare al tempo stesso.
Un’anima divisa tra due mondi. Vestita sempre di nero o viola, per confondersi con le ombre che la circondano, per passare inosservata, uno sguardo che sembra scavare nell’anima, è sempre  accompagnata dal suo fedele amico quattro zampe Sinbad, che è molto di più di un semplice e comune cane.
E anche Lunar è più di quello che sembra ma neppure lei stessa sembra conoscersi a fondo, sente che una parte di sé le sfugge, che ancora non comprende cosa si nasconde nelle pieghe più profonde del suo cuore.
Per sopravvivere, Lunar tiene lontano quasi tutti.

Lunar si sentiva investita di un ruolo e di un destino che ancora non comprendeva appieno.

Solo il piccolo Odillon riesce a scalfire il suo cuore e a donarle un sorriso.
Sono momenti rubati al tempo, momenti preziosi che le scaldano il cuore.
E quando un giorno improvvisamente il bambino scompare in circostanze misteriose, tutto precipita.
Le suore dell’orfanotrofio dove vive non sanno nulla, o non vogliono dire nulla.
Voci di una creatura mostruosa iniziano a circolare per i corridoi.
Un nome sussurrato dalla paura: Orchi.
Gli Orchi esistono e hanno rapito il bambino.
Lunar e Sinbad non possono stare fermi con le mani (e le zampe) in mano.
Devono far qualcosa, devono ritrovare il loro amico.
E nel momento in cui si mettono in viaggio, gli ingranaggi di un piano più grande di loro iniziano a muoversi.
E davanti a loro si aprono sei pietre bianche, sei portali verso altrettante dimensioni.

Personaggi misteriosi, creature spaventose e una maledizione che si perde nei secoli.IMG_20160606_194500
Una maledizione che sembra interessare la bella Lunar, che affonda le sue radici in quel passato che lei ha dimenticato.
Una maledizione che dura da cento anni, che ha distrutto una civiltà, che ha calpestato nel profondo le anime, che ha alimentato il rancore di molte persone, che ha mandato in frantumi un cuore.
E se si potesse spezzare la maledizione?
Se il destino dell’umanità e di tutte le dimensioni non fosse compromesso come si potrebbe pensare?
Se si potesse ancora salvare il mondo?
Una lotta contro il tempo e contro i propri dubbi e i propri demoni interiori.
Amori impossibili, come miele e veleno, uomini misteriosi che accompagnano i morti, spiriti guida indimenticabili, draghi potenti e antichi, un corvo saggio e altruista, una regina sola e arrabbiata, un angelo misericordioso e un amore che vive oltre il tempo e lo spazio.
Scene mozzafiato, che ti rimangono impresse nella memoria, che emozionano, che commuovono, che fanno sospirare, che fanno sognare e volare sulle ali della fantasia.

Il Drago Bianco non le lasciò alcuna iniziativa. In una nube bianca di polveri emerse l’imponente figura di Albedo, con le ali aperte e gli occhi rossi fiammeggianti.
Lunar rimase immobile dov’era, incapace di fare anche solo un passo e bloccata dal magnetismo della creatura.
Aveva un muso rugoso e increspato, due corna alla sommità del capo, quattro zampe artigliate e una lunga coda che sferzava nervosa da una parte all’altra.
Gli occhi rossi trasudavano saggezza.

Una storia che mi ha catturato dalla prima all’ultima pagina, che va assaporata lentamente, una storia magica, di altri tempi.
Sono curiosa di leggere gli altri capitoli e scoprire sia cos’è avvenuto in precedenza, sia cosa riserverà il futuro ai protagonisti 😉 Lo consiglio? Assolutamente sì!

Serenella

Il mio giudizio:

IMG-20160606-WA0039

Annunci

Recensione di: “Rhythm of Love” di Serena Versari

Ciao Notters ❤
Comincio a scrivere questa recensione a pochi minuti dalla fine della lettura di questo meraviglioso romanzo firmato Serena Versari.
Comincio subito nella speranza di non lasciarmi alle spalle alcuna emozione, alcuna sensazione che questa strepitosa penna italiana ha lasciato sulla mia pelle.
Ci provo, non so se ci riuscirò, ma vi racconto Rhythm of Love.

divisorio

51E1pTXDr+L._SX355_BO1,204,203,200_
TITOLO: Rhythm of Love
AUTRICE: Serena Versari
DATA PUBBLICAZIONE: 30 Marzo 2016
EDITORE: Self-Publishing
GENERE: Romance
FORMATO: eBook/Cartaceo
PAGINE: 215
PREZZO: € 0,99/ € 10,30

 

SINOSSI

Daryl King possiede tutto: fascino, talento e successo. Ma nessuno sa che di notte, lontano dal palco e dal pubblico, imbraccia lo Stradivari e lascia che il dolore s’imprima sulle corde del violino, nel tentativo di fuggire da un passato che lo tormenta.
A Dafne il destino ha riservato una vita difficile. Rimasta senza genitori all’età di diciotto anni, ha dovuto occuparsi della sorella minore, trascurando i suoi bisogni, incapace di lasciarsi andare all’amore.
Quando viene assunta per svolgere il ruolo di assistente di Daryl qualcosa cambia.
Dopo un inizio burrascoso, i due si apriranno l’uno all’altra, e scopriranno di essere più simili di quanto immaginavano.
Ma il passato può essere cancellato per sempre? O continuerà a tormentarli, impedendo loro di raggiungere la felicità?

RECENSIONE
***ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER!***

il-violinista-del-diavolo-david-garrett-nel-ruolo-di-niccolo-paganini-in-una-scena-del-film-298659_jpg_351x0_crop_q85Daryl King è un uomo segnato da una sofferenza profonda.
Una sofferenza che si porta dentro da sempre e che non riesce a sfogare in altro modo che non sia quello di lasciarsi cullare dalla musica.
Eppure non gli manca niente: ha fiumi di donne ai suoi piedi che farebbero carte false solo per farsi scattare una foto in sua compagnia, ha un talento straordinario che lo ha portato tra i nomi più prestigiosi della musica, ha un successo che pochi altri artisti hanno conosciuto… eppure non basta. Non è abbastanza per donare luce ai quei penetranti occhi neri.

Dafne è una ragazza tranquilla ma determinata e dal carattere forte, almeno all’apparenza
Anche lei, come Daryl, porta sulle spalle il peso di un dolore che è impossibile ignorare, la sofferenza di una ferita impossibile da rimarginare: la perdita dei genitori quandoNACS_TWILIGHT-590x787 era solo una ragazzina e subito dopo la paura di vedersi scivolare tra le mani tutto ciò che le era rimasto, la sorellina minore, Penelope.
Ha vissuto per tanti, troppi, anni pensando solo ai bisogni, ai desideri e alle esigenze della sorella trascurando la sua vita e la sua felicità. Si è circondata di uomini mediocri, consapevole di non potersene innamorare, si è nascosta dentro abiti larghi e sformati per non essere notata da qualcuno che avrebbe potuto leggerle dentro, ha combattuto contro ogni difficoltà e allontanato minuziosamente ogni emozione per paura di dover soffrire ancora, di dover sentire nuovamente il rumore del suo cuore andare in frantumi.

“Uno dei due emisferi del cervello mi sta inviando segnali di pericolo. L’altro, sembra deciso a ignorarli. Un pensiero fugace attraversa la mia mente, un pensiero che sarebbe meglio non facessi. Potrebbe essere lui, l’uomo capace di sciogliere il ghiaccio eterno che racchiude il mio cuore?”

Una barriera solida intorno al cuore. E’ questo che hanno in comune Daryl e Dafne.
Una barriera che non hanno intenzione di abbassare.
Una barriera che hanno costruito con fatica, dedizione e dolore.
Una barriera che serve da scudo a nuove sofferenze, una prevenzione necessaria per non spezzarsi ancora.
In questa maledetta barriera i nostri due protagonisti si sono crogiolati per anni con l’unico obiettivo di non uscirne ma il destino cambierà le carte in tavola mettendoli uno di fronte all’altro, non lasciandogli altra scelta se non quella di “abbassare il ponte levatoio”.

L’attrazione tra Daryl e Dafne sarà palpabile da subito (o quasi) così come la sensazione di dover andare oltre a ciò che entrambi vogliono mostrare.
Daryl e Dafne sentiranno da subito il bisogno di aggrapparsi l’uno all’altra, sentiranno da subito la necessità di lasciarsi andare come se una calamita li attirasse inevitabilmente nella stessa direzione.

Daryl riuscirà per la prima volta a liberarsi dell’angoscia con gli attanaglia il cuore, riuscirà a raccontarsi, a piangere sul petto di Dafne a condividere con lei il suo dolore che improvvisamente gli sembrerà meno insopportabile.
Dafne invece metterà, contro ogni aspettativa, in discussione le sue convinzioni e ricomincerà ad ascoltare il battito del suo cuore che, per troppo tempo, sembrava addormentato da un potente sonnifero.

tumblr_n100hvDvmA1t3jnfyo1_500

Un’interminabile lotta tra cuore e razionalità, un’estenuante corsa a ostacoli, due anime tormentate, due cuori pronti a battere ancora.

“«Ti ha toccata?» sussurra con un tono di voce basso.
«No» rispondo faticando a respirare.
«Perché?» Insiste.
Il suo sguardo guizza dai miei occhi alla mia bocca. «Perché non ho voluto.»
«E per quale motivo non hai voluto?» chiede avvicinandosi ancora di più.
Le nostre bocche sono separate solo da un alito di vento. Non resisto più. Deglutisco e stringo in due pugni stretti i jeans per attingere coraggio.
«Perché…perché non è lui che voglio.» Mi accarezza il collo e si sofferma con il pollice sulla mascella per poi risalire con delicatezza fino al mio labbro inferiore. 
«Chi è che vuoi Dafne?» Il modo in cui pronuncia il mio nome mi fa impazzire, sembra la musica più bella che abbia mai udito. Il petto comincia ad alzarsi e abbassarsi velocemente come se avessi corso per almeno venti chilometri.
«Dimmelo Dafne, dimmelo che io non sono solo un amico per te. Dimmi che sono io quello che vuoi.» Il suo sguardo è tornato quello malinconico di sempre, ma con una sfumatura diversa, una supplica potrei affermare. Finalmente è arrivato. Lo sento. Il momento in cui decidere di abbattere una volta per tutte quella barriera invisibile che ho eretto nei suoi confronti.”

Lei è la sua cura.
Lui la sua rinascita.
Lei è passione, luce nuova, aria pulita.
Lui è vita, coraggio, sole.
Lei è il profumo mai sentito e la voglia di assaporarlo la mattina appena sveglio.
Lui è la magia che stava aspettando, la voglia di lasciarsi andare, il bisogno di affidarsi a qualcuno.

…Non pensiate che sia così “semplice” o forse sarebbe meglio dire “che sia finita qui” perché c’è ancora tanto da scoprire, tante emozioni con cui fare i conti. Emozioni che non posso essere io a raccontarvi, che non può raccontare nessuno se non Daryl e Dafne.

serena banner

Che resta da dirvi?
Lo stile di Serena è ormai noto (e chi ancora non lo conoscesse è meglio che rimedi subito!) e in questo libro è esaltato all’ennesima potenza.
Avevo già letto la sua penna in un altro romanzo, che ho adorato, e sapevo che anche in questa nuova storia avrei ritrovato lo stesso entusiasmo della “prima volta”.
Sì, perché Serena è così: è come se ogni volta la leggessi per la prima volta. Alla fine di ogni libro ti senti come un bambino, quando affascinato guarda le giostre senza averle mai viste prima e sembrano così grandi, così belle…

Il linguaggio del romanzo è, come sempre, curato e preciso. Nulla è lasciato al caso ma anzi è evidente che Serena Versari il caso non sa neanche cosa sia.
Ogni dettaglio, ogni suono, ogni scelta linguistica -punteggiatura compresa- è studiata alla perfezione. Le parole sono scelte con infinita precisione, quasi da sembrare una canzone che non subisce alterazioni di alcun tipo, mai una stonatura né un’incertezza nella voce.

L’immensa capacità di Serena è quella di riuscire a scrivere storie dalla carica emotiva devastante senza appesantire la trama, e tantomeno la lettura, in alcun modo.
Serena Versari è una fuoriclasse, punto.

Un libro da 5 stelle e se ne avessi altre da aggiungere gliele metterei.
Un capolavoro.
Un libro che suona il “Rhythm of Love”.

Julie. ❤

 

 

Rhythm of love

 

picsart_01-08-12.48.14.jpg

A tu per tu con: Maddalena Cafaro!

Ciao Notters,
oggi giornata “La voce dello scrittore”! Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con l’autrice Maddalena Caffaro, della serie “Signori delle Ombre” composta per ora da: “Ombre”, “Pyrox” e “Himogene” che sarà pubblicato a breve, vi terremo aggiornati! 🙂 Ora basta chiacchiere e seguitemi.
(Se avete perso le recensioni non vi preoccupate le trovate “Ombre” qui  e “Pyrox” qui)!

divisorio

Serenella: Ciao Maddalena,
ti ringrazio di cuore di aver accettato di essere qui con me oggi e con gli amici di Notting Hill Books ☺
Per me è un piacere immenso poter fare quattro chiacchiere con te anche se devo dirtelo: stai rischiando di farmi impazzire! 😀

1- Ombre è il primo di una serie: com’è nata l’idea di raccontare la storia del Signore delle Ombre?

12662469_10209046624711950_3559228558805498397_n

Ombre in origine era un racconto per un concorso letterario, dovevano essere seimila battute, ma la storia non era completa e alla fine non ho partecipato. A distanza di circa sei o sette mesi ho riletto la storia di Adam, nel mentre però il mio modo di scrivere era cambiato e così ho riscritto in parte tutto Ombre. Mi piaceva il risultato finale, perchè durante tutta la stesura stavo rispondendo sempre alla stessa domanda. Cosa saresti disposto a sacrificare per amore?

2- Adam e Livvy si amano ma il loro è un amore tormentato, controverso e anche malato in alcuni momenti, quasi un’ossessione. In poche pagine sei riuscita a trasmettere tutto questo. Non hai mai avuto il timore che fosse troppo breve, che non sarebbe arrivato al lettore? È stato difficile raccontare di un amore così intenso?

La storia di Adam e Livvy si è scritta tutta da sé e non mi sono mai posta il problema della lunghezza. Ogni storia nasce, si sviluppa e finisce senza che chi scrive debba aggiungere o togliere qualcosa. Potrei aggiungere qualcosa a Ombre è vero, potrei approfondire le ambientazioni, potrei dare più spazio al tormento di Adam oppure dare più spazio a Livvy e agli altri personaggi, ma a quel punto non so se risponderei ancora alla domanda che ha dato vita alla storia. Adam è una personalità forte per quanto riguarda tutto ciò che lo circonda, fatta eccezione per Livvy. Lei è la sua anima gemella, la sua ragione d’esistere, lui è consapevole di tutti i suoi difetti ma stare senza di lei non è concepibile. La parte più difficile sono state le ultime pagine. Adam doveva fare una scelta, ma l’essere umano è per natura egoista e autoconservatore, pensare di sacrificarsi per una persona, anche colei che si ama per tutta l’eternità, descrivere il dolore della scelta. Quante persone sarebbero disposte a privarsi della persona che amano se questo servisse a renderla felice?

3- Da dove nasce l’idea di dividere la storia, come se fosse a puntate? A me personalmente è piaciuta molto, l’ho trovata completa e interessante, e non vedo l’ora di sapere come prosegue 😉 1379701_10209046626151986_2166980018982713948_n

Era appena uscito Ombre e alcune lettrici volevano sapere se c’era un proseguio, cosa fosse successo a Adam. E Livvy? È davvero morta? È tutto finito? Parlando con un’amica Federica D’Ascani mi chiede e allora Adam? E io: è tornato nel futuro. Com’è questo futuro? Bè un demone si è liberato quindi abbiamo una realtà diversa, non ci sono solo umani, ma anche demoni, stregoni e ovviamente ibridi. Ma in quel periodo non potevo seguire un progetto che fosse molto lungo, ero al nono mese di gravidanza quando pubblicai Ombre e quattro giorni dopo è nato il mio secondogenito, quindi il mio tempo è stato assorbito. Ma non potevo lasciarlo in cantina, così sempre Federica mi ha suggerito di dividerlo a puntante finchè non mi fossi rimessa in carreggiata.

4- C’è un personaggio al quale sei particolarmente legata? E se sì, perché?

In effetti due. Adam per via di tutta la forza che ha dentro di sé e di tutto l’amore che potrebbe dare ma che il destino gli nega. E poi Beatrice. Io ho un debole per i personaggi forti, indipendenti e sensuali.

5- Ho letto nella tua autobiografia che sei una giocatrice di ruolo. Ci vuoi raccontare qualcosa riguardo questa tua passione?

Ho iniziato a giocare di ruolo sui mud (multi user dungeon) sono giochi testuali dove è possibile interpretare un personaggio. Il primo è stato Silmaril basato, ovviamente, sul Signore degli Anelli, è stato lì che ho conosciuto mio marito. Dopo due anni di pausa sono tornata, purtroppo con l’arrivo dei mmorpg (es. world of warcraft) i mud si sono svuotati, così sono arrivata su Equilibrium. È stato uno dei periodi più belli della mia vita, ho conosciuto giocatori di ruolo abilissimi e ho vissuto storie degne di essere raccontate in un libro. In effetti giocare di ruolo non è altro che diventare parte di una storia.

6- Quanto tempo dedichi alla scrittura? Segui il flusso delle idee e della fantasia o hai qualche rito particolare o qualche luogo preferito dove scrivere? 

Con due bambini piccoli il tempo per la scrittura è circoscritto alle loro necessità. Cerco di scrivere tutti i giorni, non sempre con i migliori risultati, ma cerco di essere costante. Le idee possono arrivare da qualunque cosa, un odore, un ricordo, una canzone, un’immagine. Ombre nasce da un ricordo, di me che cammino un sabato sera per Via De’ Mercanti a Salerno.

7- Ho letto che hai partecipato a diversi concorsi. Cosa ci racconti della tua esperienza?

I concorsi sono un’ottima palestra ti impongono di centrare l’argomento all’interno di un range di battute. Quando hai solo quattordicimila battute per parlare di un argomento sei costretta a essere attenta a come usi ogni parola. Una volta ho scritto un racconto di seimila battute, ma ancora oggi se lo leggo, per quanto la mia scrittura di allora fosse diversa mi vengono lo stesso le lacrime agli occhi. Non sono facili, ma per me sono stati formativi.

8- Qual è stato il primo libro che hai letto? Quello che hai amato di più? Quello che invece avresti non voluto leggere? 

Il primo libro che ho letto è stato un harmony di mia madre, credo che avessi circa dodici o tredici anni.

Il libro che ho amato di più Kitchen di Banana Yoshimoto, la sua capacità di introspezione dei personaggi è l’esempio vivente che non servono seicento pagine per trasmettere emozioni al lettore.

Il libro che non avrei voluto leggere? La ragazza della torre l’autrice non la ricordo nemmeno è stato uno dei pochi libri che non sono riuscita a terminare.

9- A breve dovrebbe uscire il terzo episodio, Himogene. Ci puoi anticipare qualcosa al riguardo? Regalarci un piccolo assaggio? 😉
La storia proseguirà dopo Himogene oppure è l’episodio conclusivo?

I signori delle Ombre non si concluderanno con Himogene, al momento prevedo almeno altri due episodi Rogue e Astarte, ma se quest’ultima metterà la parola fine non posso dirlo con certezza. I personaggi non fanno mai quello che vorrei.12688193_10209046627672024_2184322347703585329_n

Con il terzo episodio scopriremo cosa è successo a Himogene, ci saranno dei flash back sul suo passato e sul suo incontro con Adam, inoltre, i suoi compagni cercheranno di salvarla e Bea e Blackman avranno un nuovo incontro “molto interessante”. Scopriremo anche cosa è successo a una zona di Roma.

10- Altri progetti per il futuro? Un sogno nel cassetto che vorresti veder realizzato? 

Oltre Himogene e gli altri episodi dei Signori delle Ombre parteciperò nuovamente al concorso Io Scrittore con un urban fantasy (non posso dire di più altrimenti potrei rischiare l’esclusione), inoltre ho un romance in uscita e un’altro in fase di stesura.

Un sogno che vorrei veder realizzato? A parte vincere il superenalotto? Mi ritengo molto fortunata e ho tutto quello che vorrei, un marito paziente che mi ama, due piccole pesti. Scrivo ed è una droga per me, quindi se riuscissi a emozionare chi mi legge e magari un giorno arrivare in libreria potrei dire che ho realizzato il mio sogno.

Serenella ❤

A tu per tu con: Serena Versari!

Cari Book Readers, Notting Hill è pronta con la terza intervista!
Oggi è il turno di Serena Versari che si è gentilemente prestata a rispondere alle nostre domande, autrice del romanzo “Born to love us”.

bornHDCiao Serena,

grazie innanzitutto per il tempo che stai regalando a Notting Hill.
Immagino sarai impegnatissima quindi cominciamo subito… ☺

Ho appena finito di leggere il tuo romanzo, “Born To Love Us”, una storia che come avrai modo di leggere dalla recensione che uscirà nei prossimi giorni mi ha colpito molto sia per la storia d’amore che racconta ma anche per l’analisi che Swamy, la protagonista, compie su se stessa.

1) Quando e come è nata l’idea di scrivere questa storia?

Ciao. Grazie a voi, per me è davvero un piacere essere qui a Notting Hill J . L’idea di scrivere questa storia è nata quest’anno, mentre facevo una riflessione su un fatto accaduto realmente nella mia vita. Ho iniziato a pormi diversi interrogativi sull’amore, sulla vita, sul destino e alla fine è nata la storia di Swamy e Travis.

2) C’è un personaggio del romanzo a cui ti senti particolarmente legata? Perché?

Sono legata in particolar modo a Swamy, per la voglia e la forza di cambiare radicalmente la sua vita e sono legata al nonno, per la sua saggezza e spiritualità. Chi non vorrebbe un consigliere come lui in momenti cruciali come quelli?

3) “Born to love us” è una storia estremamente attuale, riflette a pieno le perplessità e le domande che tante persone si trovano ad affrontare almeno una volta nella vita.
Quando hai scritto il libro, qual era il messaggio che volevi fare arrivare al lettore?

Come ho scritto nel libro “non sempre la cosa giusta da fare è quella che ci rende felici.” Solo noi abbiamo il potere di decidere se esserlo oppure no. Non dobbiamo restare nella nostra comfort solo perché ci fa sentire sicuri. Varchiamo quella soglia, facciamo quel piccolo passo, che potrebbe rendere straordinaria la nostra vita.

4) La storia di Swamy e Travis è completamente frutto della tua fantasia?

Come dicevo prima, c’è uno spunto preso dalla realtà, ma solo in piccola parte. Per il resto sì, è frutto della mia fantasia.

5) In “Born to love us” ci regali anche un estratto di un altro tuo successo “L’arpeggio del cuore”. Hai voglia di dirci qualcosa in più di questo libro?

Nel romanzo “L’Arpeggio del Cuore” troviamo Sally, una donna di trentacinque anni, imprigionata in un matrimonio ormai logoro da tempo, e Roy, un giovane chitarrista di ventiquattro anni. L’incontro fra i due, farà riaffiorare in Sally la voglia di amare e di essere amata, proverà sensazioni che erano sopite da tempo e che non credeva che avrebbe mai più provato.
Roy d’altro canto, è un ragazzo molto più maturo della sua età, a causa delle difficoltà che ha dovuto affrontare molto giovane. Con Sally, conoscerà per la prima volta, il significato della parola “amare”.

Adesso qualche domanda per conoscerti un po’ di più…

6) Alcuni autori, anche molto celebri, hanno un posto speciale in cui scrivere, un rifugio, un luogo che li stimola nella composizione. Anche tu ne hai uno?

Di solito scrivo sempre seduta in cucina, dove i raggi del sole penetrano attraverso la finestra e mi ricaricano di energia. Ascolto quasi sempre musica in sottofondo, perché per me è fonte di grande ispirazione. Tengo anche un candelina accesa al mio fianco e un cristallo.

7) Sul tuo blog scrivi “La scrittura è per me, un potente elisir”.
Posso chiederti a che età o in che periodo della tua vita è nata questa passione?

Se devo essere sincera la passione è nata molto tardi, solo sei anni fa. Mi è sempre piaciuto inventare storie, fin da piccola, ma restavano imprigionate nella mente e non avevo mai pensato di buttarle giù, su un pezzo di carta. Durante un periodo difficile della mia vita, ho sentito la necessità di mettere nero su bianco le mie emozioni. In quel momento, ho capito il grande potere di guarigione che esercita su di me, e tutt’ora è così.

8) C’è qualcuno a cui ti senti di dover dire “grazie” nel tuo percorso letterario?

La prima persona che devo ringraziare è il mio ex capo. Quando lavoravo per lui, scoprì che era uno scrittore di romanzi noir e, quando gli dissi che avevo scritto un libro, insistette per leggerlo. Se non fosse stato per lui, molto probabilmente sarebbe rimasto nel cassetto a vita. Ringrazio anche mia mamma, che mi sta sempre accanto e mi sprona a credere nei miei sogni (ho sempre pensato a noi due come il telefilm “Una mamma per amica”).
Infine ringrazio alcune amiche/scrittrici che ho conosciuto lungo questo percorso.

9) Hai mai pensato di rendere te stessa la protagonista di uno dei tuoi romanzi?
Magari una bionda ribelle a cavallo di una meravigliosa KTM?

Se devo essere sincera, in ogni personaggio femminile, c’è sempre qualche sfumatura di me stessa.
A volte è la forza, la determinazione, altre volte la paura, altre ancora, le passioni, come per esempio l’amore per la natura.
Per la centaura, ci sto lavorando 😀

10) L’ultima, doverosa, domanda: ci regalerai il seguito di questa bellissima storia?
Potremo finalmente vivere un po’ dell’amore di Swamy e Travis o si tratta di un romanzo auto-conclusivo?

“Born to love us” è stato concepito come romanzo autoconclusivo, come quasi tutti quelli che scrivo. Non amo molto le saghe, né leggerle, né scriverle.
Ma, mai dire mai! 🙂

La seconda preferita paintAncora un grazie speciale a Serena per il tempo che ci ha dedicato!
…E voi? Siete tutti pronti per “arpeggiare” il vostro cuore?

JULIE.

Recensione di “Born to love us” di Serena Versari

bornHD

TITOLO: Born to love us

AUTORE: Serena Versari

PUBBLICAZIONE: Self Publishing – Maggio 2015

SINOSSI:

Quante volte scegliamo una strada piuttosto di un’altra per non deludere le aspettative delle persone che amiamo? Cosa accade quando ci rendiamo conto che questa scelta ci ha precluso la possibilità di essere felici?
Swamy ha costruito la sua esistenza seguendo questo schema. Un’ottima carriera e un fidanzato perfetto, ma alla soglia dei trent’anni, a seguito di un dramma personale, qualcosa nella sua vita si rompe. Apre gli occhi sulla realtà, il suo cuore si ribella e si trova costretta ad ascoltare la sua anima.
Il ritorno al suo passato, a tutto ciò da cui era scappata, sarà per Swamy un nuovo viaggio, questa volta destinato a non finire. Travis, l’uomo con cui aveva trascorso l’estate più travolgente all’età di diciannove anni, riappare prepotentemente nella sua vita, mettendo in discussione ogni sua certezza.
Ma le certezze sono chimere irraggiungibili e il destino un gioco pericoloso, o niente è veramente già scritto e tutto dipende solo e unicamente da noi?

RECENSIONE:

Care Book Readers,
eccomi qui, come promesso, a raccontarvi qualcosa in più del bellissimo romanzo di Serena Versari, “Born to love us”.

Vi è mai successo di leggere un libro, una poesia, un racconto o di guardare un film e di sentire uno strano brivido dentro? Vi è mai successo di leggere qualcosa tutto in un fiato, di non riuscire a staccare lo sguardo, la mente, il cuore da quello che state leggendo?
Vi è mai successo di pensare ad un libro sorridendo e di sentirvi incredibilmente tristi quando vi rendete conto di essere arrivati alla parola “epilogo” nelle ultime pagine?

Ecco, questo è quello che è successo a me nelle 176 pagine di Serena Versari.

“Born to love us” racconta la storia di Swamy, una ragazza alla soglia trent’anni dalla vita pressoché perfetta: vive a Chicago, ha un fidanzato che la ama, una carriera affermata e lavora nello studio legale dei suoi genitori, uno dei più famosi della città.
Cosa potrebbe chiudere di più? Apparentemente nulla.
Abbiamo imparato però che le cose non appaiono sempre per quello che sono, a volte celate dalla patina di qualcosa che facciamo fatica a comprendere.
Swamy ha tutto… E niente che la renda davvero felice.
Ha tante certezze ma non sente più il battito del suo cuore, ha una vita organizzata, un equilibrio saldamente costruito negli anni ma non sente la passione per quello che fa, nè l’entusiasmo di affrontare una nuova giornata.
Swamy sa di avere tutto sotto controllo, è perfettamente padrona del suo mondo… Ma non si sente.
La consapevolezza di tutto questo arriva con la forza di uno tsunami, improvvisamente e senza aver modo di fermarla il giorno in cui la madre di Swamy scompare prematuramente.

Da quel giorno ha inizio per Swamy un periodo di profonda riflessione, un periodo in cui la sua anima e il suo cuore urlano violentemente contro la sua radicata razionalità e torna, dopo tanto tempo, ad ascoltarsi.

Spronata dal nonno, in un giorno di grande disperazione, Swamy decide di allontanarsi per un po’ da Chicago e di tornare a Whitefish, il luogo che racchiude i ricordi più felici e spensierati della sua giovinezza.

Swamy però ha paura. Una paura tremenda di scontrarsi con la realtà, di rimanere sola col rumore dei suoi pensieri ed ha il terrore di incontrare lui, Travis, l’unico uomo che le ha rubato il cuore e strappato l’anima legandola indissolubilmente alla sua… L’unico uomo che, dieci anni fa, le ha regalato la felicità.

La nostra protagonista capirà presto che nessuna paura era mai stata più fondata, l’incontro con Travis non tarda ad arrivare e, come immaginava, si lascia alle spalle uno strascico infinito di emozioni, di rimpianti, di domande e di lunghi e dolorosi sospiri.
L’abbraccio di Travis é stato sufficiente a farle battere il cuore, così forte da farle male e ad annientare tutte le barriere.
Il suo profumo è bastato a scatenare in lei un desiderio, una passione che temeva che non avrebbe provato mai più ed i suoi occhi sono riusciti, in un attimo, a scavarle l’anima.

Swamy è sola con le sue emozioni e ogni tanto guarda il cielo per trovare la forza di prendere quella decisione che da quando è arrivata nel Montana le martella in testa: tornare a vivere li, tra le sue montagne e accanto al suo unico vero grande amore.

Non sarà facile, lei lo sa, è passato tanto tempo da quando ha vissuto con Travis quell’amore che le ha cambiato la vita. Lui è diventato un uomo e lei dieci anni prima lo ha abbandonato senza una spiegazione, lasciandolo solo ad affrontare il dolore della sua assenza.
Nonostante tutto Swamy decide di provarci e di ascoltare il suo cuore, di essere lei a decidere della sua vita e di farlo per sempre da quel momento in avanti.

La storia di una donna in rinascita e di un amore immenso, lasciato il letargo per troppo tempo, indissolubile nonostante la distanza ed il silenzio.

Un romanzo estremamente romantico, di una sincerità dolorosa in alcuni passaggi raccontato dalla penna, forse “fatata”, di Serena.
Uno stile pulito e scorrevole, un libro dal ritmo sostenuto ma mai eccessivo, un linguaggio descrittivo che aiuta a perdersi nell’immensità del lago e nella sontuosità delle montagne.

Una lettura pura.
…Perché se ci sono persone nate per amarsi, ci sono libri nati per essere letti.

JULIE


51