Recensione di: “Black Jack” di Martina Angelini

Buongiorno, Notters!
Oggi vi parlo di Black Jack L’Aquila e il Serpente di Martina Angelini, una storia molto particolare, a metà tra il fantasy e la leggenda, in bilico tra orrore e magia, tra superstizione e civiltà antiche, una storia che mi ha incuriosito e tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

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TITOLO: Black Jack
AUTRICE: Martina Angelini
EDITORE: Gruppo Albatros Il Filo
DATA PUBBLICAZIONE: 31/10/2019
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 6.64 / € 14.90

 

SINOSSI

I gemelli Neil e Lily si trasferiscono con la famiglia in un appartamento di Londra che nasconde qualcosa di inquietante. Una misteriosa presenza si affaccia nelle loro vite: l’Uomo Nero, e i due bambini scoprono che tale figura leggendaria ha caratteristiche ben diverse da quelle con cui i genitori sono soliti descriverlo ai più piccoli. Il suo nome è Jack, e proviene dal Nulla. Neil riesce a mettersi in contatto con lui tramite la carta da gioco del Fante Nero, nei momenti in cui è sopraffatto dalla paura. Intanto, in un altro tempo e in un altro luogo, la Legione romana dell’Aquila Nera viene sterminata. I pochi sopravvissuti catturati dai nemici e costretti a partecipare al torneo della Luna Rossa, di tradizione Celtica, in onore del dio della vita e della morte. Un giovane Aquilifer si trova così nel mezzo dell’arena a combattere per tornare a casa. Due storie apparentemente diverse e lontane. Solo un Serpente Nero le collega, in un contesto ove niente è come sembra eppure tutto è come dev’essere…

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

Siamo a Londra e i gemelli Neil e Lily, nove anni, si sono appena trasferiti in un appartamento che nasconde qualcosa di misterioso…e inquietante.
Neil è un bambino che ha paura persino della sua ombra. Scatta a ogni scricchiolio, trema a ogni sussurro del vento ed è preso di mira dai bulli della scuola.
Lily, invece, è più temeraria e intraprendente e convince il fratello a esplorare la casa. Durante il loro giro di perlustrazione Neil trova nascosta nel vecchio divano una carta…un Fante Nero e, non sa bene per quale ragione, invece di buttarla la infila in tasca. E poi un fischiettio leggero e limpido, come la carezza del vento in un caldo giorno estivo (cit.) cattura la sua attenzione e, prendendo in mano un poco di coraggio, Neil sale una scala che conduce in soffitta e lo porta in uno spazio completamente bianco e vuoto, eccetto per un uomo dai capelli neri e la pelle chiara, vestito interamente di nero, seduto sopra una sedia…eppure non c’è nessuna sedia, non c’è nulla. Sono in mezzo al nulla. Neil e… semplicemente Jack. Jack e le sue iridi nere, un nero così profondo, sembrano il buio più oscuro che esista.
Jack sembra sapere molte cose, conosce il nome del bambino senza che lui glielo abbia detto, sa molte cose sui suoi genitori, sulle persone del circondario…ma non ricorda quasi nulla del suo passato. Solo la canzone che ama fischiettare, il suo unico appiglio, il suo faro in mezzo a tanta oscurità.
E, in mezzo al Nulla, Jack fa una strana, insolita proposta al piccolo Neil: ogni volta che il bambino si troverà nei guai Jack correrà in suo aiuto. Uno scambio equo lo definisce, toglierlo da qualsiasi problema si trovi ad affrontare…in cambio di cosa? Un po’ di libertà dal Nulla?
E la domanda torna più insistente di prima: chi è realmente Jack?

62a682bb96eeb58132c42a5f8e2dc8da__01Neil stringe la carta e scuote la testa: «Ti ringrazio per l’offerta, non voglio niente da te…».
L’uomo si irrigidisce ancora, ma senza nessun segno di dolore o fastidio. Guarda il bambino negli occhi.
«Non si tratta di cosa vuoi, ma di cosa hai bisogno».

L’Uomo Nero, spesso identificato con la figura del Babau, è una creatura leggendaria, un essere amorfo, cattivo e oscuro presente nella tradizione di vari paesi. In Russia è noto come Buka, in Ungheria è noto come Mumus o Bubus, nell’area tedesca come Butzemann, negli Stati Uniti d’America è conosciuto come boogeyman. Nei paesi ispanofoni tale figura è conosciuta col nome di El Coco. Nei paesi francofoni è invece noto come croquemitaine.
Ovunque si vada sembra esistere la leggenda del terribile Uomo Nero. Una storia raccontata ai bambini: fai il bravo, chiudi gli occhi e dormi tranquillo… altrimenti arriva L’Uomo Nero a prenderti e chi lo sa, forse, a divorarti. Una vera e propria minaccia.
Nulla di più sbagliato! Nulla di più lontano dalla verità.
Black Jack, semplicemente Jack, è davvero il mostro che hanno sempre descritto? È l’essere crudele che rapisce e tormenta i bambini se non si comportano bene?
Oppure c’è qualcosa di più dietro quegli occhi neri come gli abissi più profondi e oscuri di questo mondo?

Ogni volta che si sta per scoprire qualcosa in più…si viene catapultati indietro nel tempo, all’epoca dei Celti e dei Romani.

“L’odore dell’antica foresta riempie il naso dei Legionari. Il suono dei loro passi rimbomba tra gli alberi come una musica che canta di guerra e disciplina.
Un giovane Aquilifer dai capelli castano scuro, tendenti al ramato, e dagli occhi verdi dorati, porta con orgoglio L’Aquila Nera, stemma della Legione.
L’Aquilifer si allarma quando capisce che, oltre alla canzone della Legione, non c’è nessun suono intorno a loro.
Non so se ve ne siete mai accorti, ma anche la foresta canta, soprattutto in estate: il 5ee7f912a24ef98a56fb98adf3c4285afruscio del vento, il cinguettio degli uccelli o il movimento di insetti e animali. Solo in un’occasione la foresta resta muta, fredda e ombrosa per ciò che sta per accadere: quando l’erba verde e scintillante viene coperta da liquido cremisi.”

Due storie parallele che apparentemente sembrano non avere nulla in comune, ma che intuisci essere collegate molto nel profondo.
Avevo preso diversi appunti al riguardo perché la storia dell’Aquilifer devo dire che mi ha preso molto, mi ha incuriosito e appassionato e ogni volta non vedevo l’ora di tornare a immergermi in essa. Ora, però, con il senno di poi, e passato qualche giorno dalla conclusione della lettura…ho deciso che voglio svelarvi il meno possibile al riguardo. Non voglio rovinarvi la sorpresa! Sappiate soltanto che la storia dell’Aquilifer è molto appassionante e che forse vi rivelerà qualcosa in più riguardo al misterioso passato senza ricordi di Jack. Forse, in un lontano passato, i due uomini si sono conosciuti, a voi il piacere di scoprirlo 🙂

Mi ha sempre affascinato il mondo dei Celti, con le loro usanze, le loro tradizioni e le loro leggende e devo dire che l’autrice in questo mi ha piacevolmente sorpreso: non sono rimasta affatto delusa.
La scrittura è molto particolare, si sente molto la presenza del narratore esterno (una volta mi ha fatto pure imbestialire quando non ha voluto svelare un particolare importante riguardo a Jack!) e qualche errore mi ha un poco reso ostica la lettura.
Sarò sincera: in alcuni punti ho faticato a comprendere la storia, soprattutto quando fanno la loro comparsa gli Dei.
Il dio della vita e della morte è così enigmatico, a volte pure sibillino nell’esprimersi che ho faticato a comprenderlo. E anche gli altri dei…più domande che risposte. Ogni volta che uno di loro fa la propria comparsa, invece che schiarirsi, la trama si infittisce. Per questo confido, però, nel seguito… 😀

Per gran parte della storia è stato tutto così tranquillo, a tratti confuso e poco chiaro, avvolto quasi nella nebbia, quella Nebbia, quel Vuoto dove molto spesso si ritrova Jack, in alcuni punti non si comprende bene dove l’autrice voglia andare a parare e poi, quando meno te lo aspetti…un colpo di scena senza eguali e la narrazione prende subito un altro ritmo! E quasi una lacrimuccia ha fatto capolino in quel momento. Ed è lì che ho compreso di poter dare una possibilità a questa storia così insolita e per questo anche così intrigante.

“Non sente l’odore del sangue e del fango, non percepisce il suo cuore che pompa adrenalina, trasmettendogli una fredda eccitazione.
Vede solo Meical davanti a sé che impugna la lunga spada a due mani, con la testa di cervo sul capo e i tatuaggi neri sulla pelle, il tutto gli conferisce un aspetto ultraterreno.
Forse lo scontro stesso è fra due realtà, e ci sono due (tre) diversi spettatori: i Cereni e gli dei (e noi). In questo gioco del ‘destino’ nulla è come sembra, eppure tutto è come deve essere.
Sembra di guardare due pattinatori che danzano sul ghiaccio su delle note che raccontano vita e morte, sangue e guerra, mito e realtà, serpe e cervo, aquila e lupo.
Gli dei sono i maestri d’orchestra. Gli uomini il pubblico, troppo rispettosi o intimoriti per aprire bocca. Questi pattinatori danzano ipnotizzando tutti.
Solo i colpi dell’acciaio e del legno echeggiano nell’arena.”

Black Jack è tutto fuorché una storia comune. È una storia insolita avvolta nella nebbia, in alcuni punti anche letteralmente. Per tutta la sua durata ha un qualcosa di misterioso che ti fa porre mille domande, che insinua un dubbio dietro l’altro e che ti confonde e spiazza. Non è una storia comune perché sono ben due storie intrecciate tra loro. Tra un passato lontano e un presente non ben definito.
C’è sempre una domanda nascosta, un’incognita, un dubbio che, alla fine, si fa sempre più insistente: chi è veramente Jack?

Una carta, il Jack, il Fante, l’araldo.
Un popolo antico e legato alla magia più profonda.
Una civiltà grandiosa che ha subito una dura sconfitta.
Un gruppo di bambini coraggiosi.
Dei che sembrano giocare con gli uomini e con la vita e la morte.
Un prescelto, un eletto.
Un’arena dove si combatte per la vita e per qualcosa di molto più grande.
Un uomo misterioso in una soffitta londinese.
Una misteriosa nebbia.
Serpenti che strisciano nell’ombra.
Tanti serpenti. Serpenti che si insinuano sotto pelle, che sibilano all’orecchio, che mordono, che esigono il sangue.
Un guerriero formidabile e unico nel suo genere.
Due gemelli che vedono oltre le apparenze e che possono essere la salvezza che si va cercando.
E tante domande.
Chi è realmente Jack?
Chi era prima di diventare quello che ora è, qualunque cosa esso sia?
Cosa vogliono i serpenti da lui?
Cosa vogliono gli Dei da lui?
Cosa si nasconde nel suo passato? E nel suo futuro?

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È una storia che ha del potenziale.
Una favola per bambini.
Anzi…per spaventare i bambini.
Chi non ha mai sentito parlare dell’Uomo Nero? Tutto sembra partire da lì, per poi svilupparsi in una storia particolare, che risale a ritroso fino all’epoca dei Celti e dei Romani, una storia antica che pare una leggenda.
Una storia che, nonostante qualche dubbio, qualche errore e qualche perplessità ha saputo affascinarmi fino all’ultima pagina.
Già, l’ultima pagina…un mezzo trauma 😅
Pensavo che vi avrei trovato qualche risposta, qualche conferma in più e invece…colpo di scena! Ho scoperto che ci sarà un seguito!

Tutto, quindi, è stato visto sotto una diversa prospettiva e penso proprio che la “nebbia” che ho percepito quando si parlava degli dei si diraderà. Sono passati alcuni giorni da quando ho concluso la lettura e ora, mettendo ordine ai pensieri e alle diverse emozioni, scrivendo nero su bianco, ho le idee un poco più chiare.
Black Jack è veramente una storia particolare e insolita, nulla è come sembra e L’Uomo Nero del folklore di mezzo mondo, a cui hanno persino dedicato filastrocche, è tutto un’altra cosa! Merita di essere conosciuto e spero di poter leggere al più presto il seguito per poter fugare così ogni dubbio e trovare risposta al milione di domande che mi ha lasciato questo libro!

Serenella.

Il mio giudizio:
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