Recensione di: “Armonia finale” di Hendrik R. Rose

Buongiorno, Notters!
Oggi vi parlo di Armonia finale, un fantasy un po’ cupo e malinconico per certi versi, ma che comunque è intriso anche di buoni sentimenti e parla dritto al cuore.
Mai come in questo periodo si ha voglia di distrazioni e, per me, ha sempre rappresentato una piacevole distrazione un buon libro. E quella che ho avuto tra le mani è stata una storia che, tra alti e bassi, ha saputo catturare il mio interesse. Perché, a volte, anche le storie un poco malinconiche hanno bisogno di una voce e di uno spazio tutto loro, hanno bisogno di tempo per conquistarti, per fare breccia nel tuo cuore.
Ed è questo il caso.



Titolo: Armonia finale
Autore: Hendrik R. Rose
Editore: La Ponga Edizioni
Genere: fantasy
Formato: ebook – cartaceo
Prezzo: € 3,27 / € 23,00
Data di pubblicazione: 11 dicembre 2017

SINOSSI

Gli elfi sono tra noi, loro malgrado. In un futuro prossimo e dolorosamente simile al presente, una razza mitica quanto misteriosa è uscita allo scoperto solo per ritrovarsi oppressa vittima del razzismo degli umani.
Rinchiusi in quartieri ghetto ai margini della società, gli elfi si ritroveranno sull’orlo dello sterminio totale, uccisi da ciò a cui più erano un tempo legati: la bellezza. Il loro destino è nelle mani di Elhand, riluttante leader di una rivolta sul punto di scoppiare.

RECENSIONE
***Attenzione possibili spoiler***

Armonia finale non è una storia edulcorata. Non addolcisce la pillola, non colora di rosa o azzurro, né tantomeno di oro splendente, quella che è a tutti gli effetti una triste realtà. La triste realtà degli elfi costretti a vivere nel Distretto 50.
Dimenticate gli elfi un tutt’uno con la natura, possenti, abili guerrieri, astuti, intelligenti, saggi, appartenenti a un altro mondo, a un altro e alto livello di conoscenza. No, gli elfi del folklore sono un lontano ricordo, un ricordo sbiadito di un’epoca remota. Gli elfi del Distretto 50 non vivono una vita immersi nella natura, e né una lunga vita immortale, al massimo sopravvivono. Come meglio riescono. La maggior parte reclusi tra le alte mura del Distretto, i più “fortunati” a lavorare come bodyguard dei ricchi esseri umani.
Essere un elfo al giorno d’oggi è pericoloso, è una condanna…una maledizione. Sarebbe stato meglio non essere affatto nati. Continuare a vivere nell’ombra, ma liberi. E invece… relegati lontano da tutto e da tutti… ghettizzati.
Il Distretto 50 è una specie di prigione, un grande recinto per una specie vista con sospetto e addirittura con odio. Una razza che, secondo molti, meriterebbe l’estinzione. Gli elfi non sono liberi come qualunque essere vivente meriterebbe. Loro sono perseguitati, schiavizzati. E il Distretto 50 è stato costruito proprio per contenerli, la loro prigione…il loro cimitero.
Cosa succederebbe se, uno dopo l’altro, gli elfi iniziassero a morire misteriosamente?
Cadono come foglie. Nell’indifferenza generale.
O quasi.
Perché esiste un uomo diverso da tutti gli altri, un uomo che ha ancora degli ideali, dei sogni, dei valori. E il suo nome è Wallace Flynn.
Un idealista, amante della giustizia, onesto, coraggioso, proprio come i poliziotti dei vecchi serial televisivi.

Tutto ha inizio con una morte al Distretto 50. Nessun segno di scasso e di furto. Nessun segno sul corpo. Nessuna traccia di veleno o altre sostanze nel sangue. E un messaggio registrato ambiguo. Un addio…volontario? Un suicidio? Ma com’è possibile? Com’è morto Mindast? Solo un registratore e un lettore MP3 abbandonati accanto al corpo. E tante, troppe domande.
Wally sente che c’è qualcosa di grosso, di molto grosso, in tutta la vicenda e chiede aiuto alla sua amica Ariel Scott, che lavora nell’ospedale della città e che, durante l’autopsia sull’elfo scoprirà qualcosa di molto particolare.

Una notte al pronto soccorso arriva un elfo dalla chioma argento e dai lineamenti molto fini. È ferito. Per regolamento dovrebbero mandarlo via, non può, non dovrebbe trovarsi lì in ospedale, dovrebbero lasciarlo al suo destino (anche nel caso sia la morte), ma Ariel decide di curarlo.
Ariel è diversa dagli altri umani, ha un passato pesante (nel senso letterale della parola) alle sue spalle, un fardello difficile da gestire, un’ombra che sembra accompagnarla ovunque lei vada e che porta il nome di suo padre. Ma Ariel è molto testarda, cocciuta, determinata, leale e anche molto altruista. Ha un suo senso del valore, un suo codice etico che segue e di certo non è una donna che si fa comandare o mettere i piedi in testa, nemmeno dal governo, se quello che professano non è quello in cui lei stessa crede.

Il primo scontro era stato estenuante.
Il secondo incontro lo aveva lasciato confuso.
La promessa di rivedersi il giorno dopo gli dava sollievo.

Elhand Amdir Celebrindal, questo il nome dell’elfo ferito. Un nome altisonante, un retaggio importante alle spalle, un nome che evoca un passato lontano ma nobile.

Fin dal primo istante si percepisce come una scossa, come una scarica elettrica tra Ariel ed Elhand. Un legame.
Anche se ogni benché minimo contatto è vietato. Anche se non dovrebbero incontrarsi da soli. Anche se non dovrebbero entrare in confidenza. Anche se non dovrebbero respirare nemmeno la stessa aria, tantomeno sfiorarsi.

Eppure…i destini di Wallace, Ariel ed Elhand sembrano essere uniti come nessuno sarebbe in grado di immaginare. Sembrano destinati a incontrarsi e scontrarsi, a scoprirsi oltre le differenze e proprio grazie alle loro differenze, tre tasselli di un puzzle di cui non si conosce l’effetto finale. Tre tasselli che sembrano appartenere a tre puzzle diversi, ma che, invece, si incastrano alla perfezione. I tre tasselli mancanti.

Ho adorato questi tre personaggi e il modo in cui combaciano, in cui si scontrano, in cui sembrano danzare in perfetta armonia.
Tre vite diverse, parallele che, per un caso o per il destino finiscono per incontrarsi.
E nulla sarà più come prima.
Tre personaggi diversi tra loro e ben delineati: non si può che amarli.
Wallace e il suo senso della giustizia che va oltre le regole di un governo che assomiglia più a una dittatura che a un’idea di libertà.
Ariel e il suo grande cuore che la porta a lottare persino contro i mulini a vento e contro le sue paure più grandi ❤️
Elhand, in bilico tra un passato da molti dimenticato e un futuro ancora da costruire, il guerriero che non conosce ancora a pieno il suo potenziale.
E, infine, vi è un altro protagonista che si muove nell’ombra, ora subdolo come il peggiore dei nemici, ora forte e coraggioso come il più impavido degli eroi: la musica.
La musica che è scomparsa da ogni luogo e da ogni spazio, che ha visto diventare legna le gambe dei pianoforti, che ha visto diventare il mondo un posto serio.
La musica che è proibita, che rappresenta per alcuni un dolce ricordo, per altri una pericolosa minaccia.

Come si potrebbe vivere in un mondo senza musica?
Come si potrebbe vivere in un mondo dove la musica, per molti salvezza, per altri si trasforma in distruzione e angoscia?
Come si potrebbe vivere in un mondo nel quale un manipolo di uomini detta legge e decide chi ha diritto alla libertà e chi invece no?

Ci avete privato della libertà, ci avete reso servi, avete annientato la nostra cultura.
Il degrado in cui ci avete costretto a vivere ci ha fatto abbracciare le vostre consuetudini e abbandonare le nostre, ci siamo inariditi proprio come voi.
Eravamo portati per l’arte come per la musica, ma ora di questo talento non resta più nulla, si è estinto.
Viviamo in un mondo dove regna solo uno sterile ed eterno silenzio che ha coperto ogni cosa come fosse una nebbia solida, pesante.

Ma qualcosa sta per cambiare.
Nel momento in cui le strade di Wallace, Ariel ed Elhand si incrociano.
Un uomo che vuole trovare la verità a tutti i costi.
Una giovane donna alla ricerca di sé stessa e di un futuro migliore.
Un elfo che non vuole dimenticare, chi sarebbe stato in un’epoca diversa, chi è ancora oggi, chi vuole restare.
E non bisogna dimenticare la goccia che fa traboccare il vaso: è proprio lì che si nasconde ogni cambiamento.
Tra le mura del Distretto 50.
La voce del cambiamento.

Confesso che in alcuni tratti l’ho trovato lento, scritto in un modo quasi “arcaico”, forse un richiamo ai fantasy classici, scritto in un modo così particolare, con a volte poco spazio ai sentimenti dei protagonisti, ma poi all’improvviso si risollevava e mi teneva incollata alle pagine. Soprattutto verso il finale, che non ho condiviso a pieno, in particolare una scelta dell’autrice che, però, mi ha fatto capire quanto io mi fossi affezionata ai vari personaggi e questo lo trovo un punto positivo: vuol dire che è stata una storia ben costruita e che ha saputo conquistarmi. Non era quello che mi aspettavo, ma non ne sono rimasta delusa, anzi: ho trovato la storia interessante perché diversa dalle classiche storie sugli elfi (dimenticate Legolas e il signore degli anelli!) e mi ha fatto riflettere molto. È una storia che parla di valori come l’amicizia, l’onestà, il senso di giustizia, la famiglia, l’importanza del passato… l’amore.
Una storia che mi ha incuriosita fin dalle prime pagine, che mi ha fatto dubitare a un certo punto se andare avanti o meno, ma che alla fine ha saputo conquistarmi e che mi ha spiazzato sul finale.
Una storia che, secondo me, merita un’opportunità. Soprattutto per via anche dei personaggi secondari che meritano molto, Sybil in prima fila, che meriterebbe una novella, se non una storia tutta sua. 😉

Alla prossima,

Serenella

gif voto 4

Classificazione: 4 su 5.

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