Recensione di: “Incantesimo d’amore” di Vivien Walker|ANTEPRIMA!

Buongiorno Notters!

Oggi vi parlo in anteprima di un romanzo breve appartenente all’Eternal Series, in uscita il 20 marzo: si tratta di Incantesimo d’amore di Vivien Walker. Seguitemi per avere qualche curiosa anticipazione su quest’opera 😉

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TITOLO: Incantesimo d’amore
AUTRICE: Vivien Walker
GENERE: Urban Fantasy
EDITORE: Self-Publishing
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 marzo 2017
PAGINE: 69
FORMATO: Ebook


SINOSSI

1948. Cresciuta in un orfanotrofio fino all’età di diciotto anni, Alberta Dixon Ray è una giovane e strana ragazza, che nelle notti buie e silenziose comunica con gli spiriti e con la luna, sua confidente e cara amica. Non appena Alberta raggiunge la cittadina gallese di Portmeirion, un luogo quasi onirico e unico al mondo, inizia per lei una nuova e incredibile vita. Dapprima cameriera nel lussuoso Silver Afon Hotel, alle dipendenze della burbera signora Talbot, in seguito riuscirà nel suo sogno di gestire una piccola e deliziosa bottega nel centro del villaggio, dove lavorare manufatti in ceramica e candele alle varie essenze. O almeno questo è quello che la maggior parte degli abitanti del luogo crede. In realtà, Alberta confeziona candele propiziatorie per riti e sortilegi, preparando polveri e misture speciali per incantesimi vari. 1964. Alberta vive serena nella sua casa di Pockety street, insieme alla figlia Ajsha, concepita sedici anni prima in una notte di passione col suo primo amore Eugène Renaud. La vita a Portmeirion scorre tranquilla per lei, almeno fino al solstizio d’estate, quando in paese giunge Roman Crowley, scrittore vedovo, pacato e maturo, alla ricerca dell’ispirazione per il grande romanzo della sua vita. Per Alberta le cose inizieranno a cambiare. Tra i due l’attrazione sarà palese fin da subito e, nonostante la donna cercherà di tenerlo fuori dalla sua vita, le coincidenze l’avvicineranno a lui, travolgendola come una vera e propria forza soprannaturale. Alberta scoprirà, pian piano, che non tutto si può chiedere alla luna, e che non sempre il futuro si può leggere nelle carte; che gli eventi non sono sempre annunciati da un presagio e che i problemi non sempre si possono risolvere attraverso gli incantesimi. Scoprirà che il suo vero incantesimo d’amore non ha bisogno di nessuna formula da recitare a memoria, perché l’amore è già magia… Una magia più potente di qualsiasi sortilegio.

RECENSIONE 
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER*** 

Incantata dalla bellissima cover e dalla trama curiosa, mi sono gettata anima e corpo nella lettura di questo romanzo breve che mi ha regalato qualche ora di spensieratezza.

Innanzitutto lasciatemi dire che lo stile dell’autrice incanta il lettore, seducendolo con la sua innata eleganza. Vivien scrive davvero molto bene e, nonostante la brevità della storia, è riuscita a contornare tutti i personaggi di una caratterizzazione attenta e precisa, facendo sì che chi legge riesca a figurarseli perfettamente.

Alberta è cresciuta in un orfanotrofio per diciassette lunghi anni dopo essere stata abbandonata in fasce, ma la sua non è stata un’esistenza infelice, tutt’altro; ha trovato tante persone in grado di amarla, dalle suore all’amica del cuore Theresa.

Nel 1948, a diciassette anni compiuti, Alberta si trasferisce a Portmeirion alla ricerca di un lavoro come cameriera presso il lussuoso Silver Afon Hotel: qui non solo dà prova di possedere un carattere fiero e più sicuro di quanto non sembri, ma s’intuisce la sua innata capacità di comunicare con gli spiriti. Inoltre, è in tale contesto che Alberta vive per la prima volta l’amore e lo sperimenta con Eugène Renaud.

“[…]Eugène Renaud era uno spirito libero, il connubbio tra l’umana eterna ricerca del senso della vita e il piacere per le passioni terrene e repentine. Era proprio per la sua natura così libera che Alberta aveva deciso di abbandonarsi a lui, ben sapendo di non poterlo trattenere a sé, di non poterlo avere che per un paio di giri di luna. 

[…]A volte una donna teme che un uomo possa solo portarle dolore, prendendo da lei tutto ciò che può per il proprio piacere per poi umiliarla e lasciarla con il cuore sanguinante. Eugène, al contrario, sarebbe rimasto per sempre scolpito nella mente e nell’animo di Alberta: lui era stato il suo primo vero amore, il primo bacio dato con autentica passione, la sua prima volta, consumata in una gelida sera di luna piena con la paura di essere visti e l’eccitazione che solo un amore proibito può regalare…[…]” 

Nonostante la giovane età, Alberta è molto saggia e sa perfettamente di non poter trattene a sé il giovane Eugène; ciononostante non esita a concederglisi, amandolo profondamente. Frutto di questo amore sarà la figlia Ajsha, che Alberta cresce da sola, dal momento che Eugéne dovette partire subito dopo quella notte di passione consumata di nascosto, con la luna come unica spettatrice curiosa.

Alberta non ha mai dato segno di portare rancore al padre della figlia, tutt’altro: ne conserva il ricordo nel proprio cuore, al riparo da pettegolezzi e false dicerie.

Con un salto in avanti nel tempo di sedici anni, ritroviamo Alberta nelle vesti di donna ormai matura, madre di una figlia sedicenne, cartomante e fiera amica degli spiriti e della luna. Tuttavia, la sua esistenza tranquilla subisce uno scossone nel momento in cui i suoi occhi cerulei incrociano quelli penetranti di un uomo appena giunto in città: si tratta di Roman Crowley, aspirante scrittore e uomo di cultura.

Tra i due scatta subito qualcosa d’inspiegabile ad entrambi, qualcosa che li porta ad avvicinarsi rapidissimamente, pur senza sapere niente l’uno dell’altra.

“[…]Le loro labbra si toccarono ancora. 
Si baciarono senza sapere nulla l’uno dell’altro, dimenticando tutto e tutti, e ignorando gli sguardi curiosi dei passanti. 
Si baciarono perché era l’unica cosa che desideravano più di ogni altra, in quell’istante infinito in cui spazio e tempo si erano del tutto annichiliti. 

[…]Roman Crowley era tutto fuorché un tipo ordinario. Dietro quell’aspetto così sobrio e pacato, nascondeva un animo brillante e originale. Era la prima persona dopo Eugène Renaud che riusciva a destare in lei un profondo interesse e una fervente curiosità.[…]” 

Tra alti e bassi nel suo rapporto con la figlia adolescente e nel suo legame con il paranormale, Alberta capisce che al mondo esistono incantesimi ben più forti e duraturi di quelli con cui ha approcciato fino a quel momento: l’amore vero.

“[…]Stava vivendo il suo primo incantesimo d’amore e non c’era stato bisogno di recitare nessuna formula imparata a memoria, perché l’amore tra lei e Roman era la vera magia, più potente di qualsiasi sortilegio.[…]” 

Devo dire di aver apprezzato molto il personaggio di Alberta, in particolar modo per la sua schiettezza e la sua tranquillità d’animo. Non si è mai comportata da vittima, sebbene la vita le abbia dato ben più di un motivo per farlo, e ha sempre accettato di buon grado il suo destino, vivendolo al meglio. Ha fatto tesoro delle esperienze vissute, traendone degli insegnamenti per il futuro.

L’unico aspetto che mi è leggermente mancato è stato una maggiore caratterizzazione del contesto storico, nel senso che se non fosse stato esplicitato nella trama e nel corso della narrazione, nessuna descrizione mi avrebbe fatto intuire in quale epoca fosse ambientato il romanzo.

Consiglio la lettura di questo romanzo a chiunque voglia trascorrere qualche ora di pace, in compagnia di una lettura tranquilla, che, per tipologia e stile di narrazione, ricorda tanto un racconto lungo.

 Laura Z.

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Blind Date – Appuntamento al buio” di Laura Bondi

Buongiorno Notters!
Eccomi qui, pronta a raccontarvi l’ultimo libro che ho letto nel 2016: “Blind Date – Appuntamento al buio” di Laura Bondi. Un titolo, una garanzia.
Siete curiosi di saperne di più di questo romanzo? Allora seguitemi, ne scoprirete delle belle!

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TITOLO: Blind Date – Appuntamento al buio
AUTRICE: Laura Bondi
GENERE: Romance romantico
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 31 marzo 2016
PAGINE: 212
FORMATO: Ebook/Cartaceo
PREZZO: 0,99 €/10,39 €


SINOSSI
 

Rick e Mary s’incontrano durante le feste di Natale a New York ed è amore a prima vista. Si sposano, hanno dei figli e sono una coppia affiatata, a dispetto dei problemi con il lavoro, le tasse da pagare, le discussioni con le rispettive famiglie… Finché, Rick riceve un nuovo incarico al giornale per cui lavora, ed è costretto a stare troppo spesso lontano da casa. Mary, che ha messo da parte la carriera per dedicarsi alla famiglia, comincia a sentirsi perduta e a nutrire dubbi sulla fedeltà del marito, con il quale ormai il dialogo sembra impossibile. Kate, la sua migliore amica, decide allora di iscriverla a BlindDate, un sito di chat in cui non si possono fornire informazioni personali, proprio come in un appuntamento al buio. Mary, all’inizio riluttante, si ritrova a chattare con un misterioso sconosciuto, che sembra leggerle nel cuore e riesce a ridarle fiducia in se stessa. I dubbi aumentano e la situazione diventa sempre più complicata, perché l’Amore, a volte, si diverte a scherzare col destino.

RECENSIONE 
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER*** 

A quante donne sarà capitato di mettere completamente da parte sé stesse per prendersi cura dei figli, della casa e, soprattutto, per permettere al marito di portare avanti la carriera e realizzare le proprie ambizioni professionali? Qualcosa mi dice che in tantissime sapranno immedesimarsi perfettamente in questa situazione un po’ scelta e un po’ sofferta, proprio come accade a Mary, la protagonista del romanzo.

Mary è casalinga e mamma a tempo pieno di tre splendidi quanto vivacissimi bambini (due mamma-con-figlifemmine e un maschietto), moglie di Rick, marito dolce e premuroso, ma incredibilmente impegnato con il lavoro di giornalista sportivo. Dal canto suo, Mary ha accantonato da tempo le proprie ambizioni di sfondare nel mondo della moda per crescere e accudire i tre pargoletti, anche perché non potrebbe mai permettersi una babysitter. mamma-casalinga
A ciò, aggiungiamo il fatto che le rispettive famiglie, sua e di Rick, sono tutto fuorché il ritratto della normalità e amano fare di Mary il bersaglio di frecciatine pungenti e commenti talvolta degradanti. Fortunatamente, Mary ha i suoi figli a tenerle alto il morale, Rick, ma anche la sua fantastica migliore amica Kate, sempre pronta a sostenerla così come a buttarsi a capofitto in storie senza futuro.

Tra alti e bassi, la vita di Mary è piuttosto felice, dal momento che ha al proprio fianco un marito che la ama e l’appoggia in tutto. Questo, fino a quando, di punto in bianco, Rick sembra essere completamente assorbito dal lavoro e da telefonate e messaggi che inizia a ricevere ad ogni ora del giorno e che lo allontanano inesorabilmente dalla famiglia. Trascorre sempre più tempo lontano da casa, uscendo la mattina presto e rientrando a sera tarda, cosicché Mary e i tre figli faticano a vederlo. Questi ultimi palesano esplicitamente il proprio malessere dovuto a tale situazione, protestando rumorosamente. Mary stessa comincia a nutrire dei dubbi sulla fedeltà del marito, soprattutto nel momento in cui scopre che le ha taciuto l’esistenza di un nuovo capo: Eva Lopez, tutta curve e fascino mozzafiato. Inutile dire che Mary fatica a digerire la cosa, soprattutto perché Rick sembra avergliela volutamente nascosta.

Lentamente, inesorabilmente, tra i due il dialogo viene sempre meno, sostituito da malumori, frustrazione, bronci e litigi.

“[…] Ho le guance arrossate e sono sudata, ma i miei occhi brillano per l’eccitazione. Questo pranzo coglierà tutti di sorpresa e dimostrerà a Rick quanto tengo a lui. Così, il ghiaccio che c’è tra noi finalmente si scioglierà e potremo risolvere i nostri problemi. Almeno lo spero. O almeno, potremo parlare ed essere sinceri l’uno con l’altra.[…]” 

Insomma, Mary e Rick diventano protagonisti di una vera e propria crisi coniugale, cosicché Kate iscrive l’amica ad un sito di chat affinché chiacchieri con gente nuova e si distragga dai problemi inerenti al suo matrimonio.

“[…]«Apprezzo molto il tuo interessamento nei miei confronti, ma non è che l’hai fatto perché pensi che sia in crisi con Rick?»  
La mia domanda a bruciapelo non la lascia spiazzata.

«Secondo me, state attraversando un periodo difficile, come capita a tutte le coppie,» risponde, con un’alzata di spalle. «E tu devi impedire a te stessa di farti del male, macerandoti nei dubbi e nelle ipotesi. Per questo, ti ho iscritto: per distrarti!» 
«Non ho bisogno di chattare per distrarmi! Devo pensare ai bambini, alla cchat-donna-smartphone-final-1280x853asa, alla spesa, alle pulizie, alle tasse… E poi devo scrivere gli articoli per il tuo giornale!» replico con convinzione. 
«Proprio per questo devi fare qualcosa di diverso, magari per ampliare i tuoi orizzonti, o semplicemente per vedere le cose da un altro punto di vista!» insiste Kate. «Non è che tradisci Rick, se chatti online!» aggiunge più seria.[…]” 

Inizialmente Mary non vuole avere niente a che fare con la chat; poi, rassicurata dalla tutela della privacy e dall’impossibilità di fornire informazioni strettamente personali [Simbolo] pena l’esclusione immediata dalla chat [Simbolo], comincia a chattare con un certo “Babe” che sembra capirla come nessun altro al mondo, soprattutto in quell’ultimo periodo in cui pare impossibile comunicare civilmente con Rick.

“[…] Mentre osservo la foto, mi chiedo che cosa è cambiato da allora, e mi accorgo che abbiamo smesso di guardarci negli occhi , di comunicare con gli sguardi, non solo con le parole. Forse è per questo che ci stiamo allontanando. Sento un vuoto allo stomaco e provo a scacciare questi pensieri , convincendomi che ce la posso fare. Anzi, ce la possiamo fare. […]” 

Pian piano tra Mary e il misterioso Babe della chat s’instaura una sorta di amicizia virtuale, grazie alla quale entrambi si scambiano consigli e opinioni in merito alla vita, alle relazioni e ai sogni da realizzare…Sì, perché è proprio Babe a spronarla a riprendere in mano la sua passione per la moda e, in particolare, i disegni di abiti in cui ama dilettarsi. In passato anche Rick l’ha sempre esortata a non mollare, ma è Babe a farle capire che quelle di Mary sono soltanto scuse accampate per la paura di non farcela.

Nel frattempo, il rapporto con Rick si deteriora sempre di più e sembra destinato inesorabilmente al naufragio, ostacolato in parte anche dalla presenza preziosa quanto ingombrante dei figli che, come sappiamo, necessitano di tutta una serie di attenzioni.

[…] Incrocio lo sguardo di Rick e mi avvicino, accarezzando i bambini, intanto che il braccio di mio marito mi cinge le spalle. Ecco, adesso siamo tutti qui, uniti, in un momento di tenerezza, anche se il contatto con Rick mi sembra freddo, di circostanza. Non ho il coraggio di voltarmi verso di lui, ma, a differenza di quando eravamo in camera, sento che lo sta facendo per i nostri figli, non perché provi davvero il desiderio di abbracciarmi. È solo un attimo, poi l’euforia riprendere il sopravvento e i ragazzi escono chiassosi insieme al padre, mentre io rimango sola nel silenzio.[…]” 

Assistiamo allo sconforto di Mary e ne diventiamo parte integrante grazie alla penna di Laura, che, tra vicende spassose e attimi colmi di frustrazione, permette al lettore d’immedesimarsi completamente con la protagonista, soffrendo insieme a lei. Tuttavia, personalmente ho trovato difficile prendermela con Rick o giungere ad odiarlo, perché secondo me non dà mai veramente motivo di puntargli il dito contro. O meglio, capisco il perché Mary lo faccia (l’avrei fatto anch’io al suo posto), ma da lettrice mi è venuto spontaneo riporre fiducia in quest’uomo così attaccato ai figli e, in fondo, anche a lei…Inutile dire che il finale vi lascerà completamente di stucco, ma non ho intenzione di rivelarvi se la mia fiducia in Rick fosse ben riposta o meno. Dovete scoprirlo leggendo il libro!

Giunti all’ultima pagina vi farete sicuramente una bella risata, ma non potrete evitare di riflettere sul significato profondo che si cela dietro alla storia e che gira intorno al significato di un valore davvero importante: la fiducia.

La cosa più bella,almeno secondo me, è che Mary dà il giusto riscatto a tutte le mamme casalinghe del mondo, che troppo spesso non ricevono la giusta considerazione nel loro ruolo giudicato “marginale” e privo di responsabilità, come quelle che si possono derivare da un qualunque lavoro. Personalmente ho sorriso nel pensare che il mondo è pieno di queste “supermamme” che si fanno in quattro per la famiglia, che rinunciano senza pensarci ai propri sogni per badare ai figli, per crescerli, per star loro vicino. Mamme che, anche volendo, non potrebbero permettersi una tata, perché le spese sono tante con i figli, con il mutuo da pagare, con le bollette. Mamme che, in fondo, non vogliono nemmeno una tata, perché i figli per loro vengono al primo posto e non potrebbero mai rinunciare alla gioia di vederli fare progressi giorno dopo giorno: nessun lavoro potrebbe mai ripagarle con la stessa soddisfazione. Per tutti questi motivi, consiglio la lettura di “Blind Date – Appuntamenti al buio” soprattutto alle mamme. Non solo, certo, perché io non sono mamma e ho goduto ugualmente di questo piacevole romanzo. Tuttavia, penso che una mamma si senta confortata e, forse, meno sola nello sfogliare le pagine di questo libro; si sentirà in qualche modo rivendicata dalla protagonista, capirà meglio di chiunque altro le sue silenziose sofferenze (sì, perché le mamme soffrono in silenzio e non lo danno a vedere…Quasi!)

L’autrice scrive molto bene; il suo stile è coinvolgente, talvolta ironico, ma non perde mai di vista l’evolversi dell’intreccio narrativo, sebbene abbia messo un bel po’ di carne al fuoco. Tutti i nodi verranno al pettine e l’attesa del lettore sarà ampiamente ripagata dalle rivelazioni finali.

Complimenti Laura!
Laura Z.

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Quell’amore portato dall’Africa” Tiziana Cazziero

Buongiorno Notters!
Sono veramente ansiosa di raccontarvi il libro che mi ha tenuto compagnia per ben…Due sere! Ebbene sì, d’altronde quando un romanzo si lascia letteralmente divorare…Seguitemi per saperne di più di “Quell’amore portato dall’Africa” di Tiziana Cazziero!

 

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TITOLO: Quell’amore portato dall’Africa
AUTRICE: Tiziana Cazziero
GENERE: Romanzo sentimentale/emozionante
EDITORE: Rizzoli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 settembre 2016
PAGINE: 113
FORMATO: Ebook
PREZZO: 2,99 €

 

SINOSSI

Chi vuole sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa. Un progetto letterario e un lutto da superare spingono la giovane scrittrice Cristina Morru a partire per il continente nero. In uno sperduto villaggio del Congo scoprirà una nuova se stessa e soprattutto l’amore, che veste i panni di Jonathan Weiss, medico americano volontario. Ma l’imprevisto si accanisce su Cristina: un tragico evento la porta via dalla sua nuova vita. Sarà costretta a lasciare l’Africa, una terra che nonostante tutto le manca e che ha imparato ad amare sopra ogni cosa. E soprattutto le mancherà Jonathan, quell’uomo che le ha riempito il cuore. Ma proprio quando ormai tutto sembra perduto, uno spiraglio di luce si affaccerà nuovamente su Cristina. La luce calda e viva dell’Africa, dove tutto può succedere, dove tutto può rinascere.

RECENSIONE
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

L’Africa è una terra sacra, una realtà che si discosta totalmente da quella che siamo abituati ad affrontare giorno dopo giorno, nel lusso delle nostre città. Sì, perché non importa quale sia la nostra condizione economica o lavorativa: di fatto, possiamo considerarci agiati in confronto alla situazione vissuta da numerosissime popolazioni africane, ancor oggi ridotte a battersi quotidianamente per racimolare quel poco cibo necessario alla propria sopravvivenza.

Noi non abbiamo idea di cosa sia la fame. Noi non abbiamo idea di cosa significhi non possedere l’istruzione base, quell’istruzione che spesso ci pesa. Noi non abbiamo idea di cosa significhi morire per un raffreddore. Per fortuna, oserei dire, ma aggiungerei anche un “purtroppo”. Avete capito bene, cari Notters; purtroppo, perché leggendo il romanzo di Tiziana Cazziero mi sono resa conto di quante cose sottovalutiamo, di quante cose ci fa comodo ignorare. Credo che sia anche per questo che “Quell’amore portato dall’Africa” mi è piaciuto tanto: oltre ad essere scritto molto bene, con un linguaggio curato e scorrevole, mediante flashback che rendono accattivante la lettura, ha smosso in me emozioni profonde, fra le quali anche una sorta di nostalgia, dovuta, probabilmente, all’immedesimazione con la protagonista. E quando un romanzo arriva dritto al cuore del lettore, scuotendolo e facendolo completamente suo, significa che ha fatto centro.

Cristina – la protagonista – è rientrata da poco da un viaggio in Congo e, oltre a nutrire una profonda malinconia per il continente nero appena lasciato, si ritrova ad essere prigioniera in casa sua. L’abitazione, infatti, è stata presa d’assedio da giornalisti che vogliono intervistarla. Il motivo? Durante il suddetto viaggio in Congo, è stata rapita da un gruppo di dissidenti che l’ha tenuta prigioniera per un mese prima che le forze militari la liberassero, rispedendola, suo malgrado, in Italia.

Scopriamo subito che Cristina non è una ragazza come tante: lei non ama la fama e la notorietà acquisite in seguito al suo sequestro, vuole semplicemente essere lasciata sola a godersi i ricordi di quella terra selvaggia in cui, nonostante tutto, ha lasciato un pezzo di cuore. Non è un modo di dire, perché durante la sua permanenza in Africa, Cristina si è innamorata. Ma andiamo con ordine.

Cristina è una scrittrice e vorrebbe trasformare la sua passione in una professione. Per questo motivo ha scelto di aderire ad un progetto letterario che prevedeva un viaggio in Congo insieme ad altri autori per scrivere un libro che testimoniasse le condizioni di vita del villaggio in cui sarebbero stati ospiti. Il reale movente che la spinge a partire, tuttavia, è l’improvvisa morte del padre a cui era particolarmente legata.
L’ultimo ricordo che conserva di lui è quello di un loro litigio, avvenuto due giorni prima che morisse; il rimpianto la perseguita e non la lascia vivere tanto quanto l’incapacità della madre di andare avanti, tant’è che si ostina ad apparecchiare ogni giorno anche per il marito deceduto. Così, Cristina, un po’ per sfinimento, un po’ per il reale bisogno di prendere le distanze da quella realtà che non le appartiene più, decide di aderire al progetto letterario e parte per il Congo.

“[…] Non era carino da parte mia mostrare quelle insicurezze, ma preferii essere sincera, non avevo voglia di indossare una maschera anche lì. Era il motivo che mi aveva spinto a partire, volevo deporre la finzione ed essere me stessa, volevo sentirmi libera. Al contempo però non volevo deludere nessuno, questa era la mia più grande paura.”

Inizialmente fa molta fatica ad adattarsi allo stile di vita del villaggio, contraddistinto dalla miseria più totale. È estremamente sincera e umile nell’ammettere i propri limiti, ragion per cui l’ho enormemente apprezzata. Non si nasconde dietro a un dito, non cerca di fare l’eroina che non è: ammette molto semplicemente di non sopportare determinate condizioni.

“[…] Le persone mi guardavano con curiosità, ogni tanto qualche bambino si avvicinava correndo per toccarmi e accarezzarmi. Non volevo offenderli, cercavo di rispondere ai loro tocchi con gentilezza, ma in verità non volevo il loro contatto. Erano sporchi, probabilmente non facevano un bagno da chissà quanto tempo, se mai ne avevano fatto uno. Mi vergognai dei miei pensieri.
«Sei stata vaccinata a dovere prima di arrivare qui. Tranquilla, non puoi prendere alcuna malattia» disse Roberto leggendomi nel pensiero.
«Mi spiace, è davvero così evidente?»
«Ci farai l’abitudine. Ricorda, se superi una settimana, hai vinto» disse ancora. Questa volta mi sforzai anch’io di sorridere. Non sapevo che cosa sperare, se scappare via o vincere come aveva detto lui.”

Ciò nonostante, Cristina tiene duro e si sforza di ambientarsi e di socializzare con la diffidente popolazione locale, anche grazie all’aiuto dei volontari provenienti da tutto il mondo che, giorno dopo giorno, assistono la popolazione.
La sua semplicità e la sua voglia di mettersi in gioco la portano a diventare la beniamina dei bambini del villaggio, ma anche delle donne, solitamente più sospettose nei confronti degli sconosciuti.
È in tale contesto che Cristina, tra uno strafalcione e l’altro – ammettiamolo, spesso è adorabilmente goffa e s’imbarazza per un nonnulla -, conosce il dottor Jonathan Weiss, di origine italo-americana. Rimane subito colpita dalla figura di questo medico all’apparenza burbero e distaccato, ma in grado di rivelare la parte migliore di sé quando si trova in mezzo ai bambini.

“[…] Era in mezzo a un gruppo di bambini che ridevano e giocavano tutto intorno e lui si adoperava a loro favore impugnando delle siringhe e facendo loro delle iniezioni. La sua bocca era carnosa, sempre pronta a un sorriso smagliante che regalava gentilmente ai suoi piccoli pazienti. Ogni tanto qualche bambino piangeva, si lanciava in grida disperate per via del tocco con l’ago, e lui lo faceva smettere con grande maestria. Lo accarezzava e gli raccontava qualcosa che non potevo udire.”

I due si avvicinano mediante una serie di figuracce da parte di Cristina e momenti imbarazzanti, fino a quando qualcosa fra di loro cambia.

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“[…] non so come, ma mi ero messa in una situazione fastidiosa, non sapevo come uscirne; non avevo notato però che nel frattempo lui, silenzioso e circospetto, si era terribilmente avvicinato a me e, quando me ne accorsi, fu troppo tardi.
Ricordo un sapore dolce e tenero, quello delle sue labbra che sfioravano le mie con una delicatezza infinita. La mia mente si annebbiò del tutto. Potevo sentire il battito del mio cuore che pulsava nel petto a un ritmo incalzante.
[…] «Stavi cominciando a dire frasi senza senso. Non sapevo come fermarti.» disse. La sua voce era appena un sussurro.
«Ci sei riuscito bene però. Hai trovato un modo ineccepibile per bloccare il mio sproloquio.»”

Il loro sentimento cresce insieme alle difficoltà del posto, visto che gruppi di ribelli continuano a colpire tutti gli innocenti che capitino loro a tiro, in virtù dell’odio che provano per i muzungu, ovvero gli stranieri bianchi. Il panico si fa sentire sempre di più, tant’è che i colleghi di Cristina, autori in missione come lei, desiderano ardentemente rientrare in patria. Naturalmente la nostra protagonista non è dello stesso avviso e non si lascia sfuggire l’occasione di rimproverare il  loro egoismo.

“[…] Sapevamo che non saremmo andati in vacanza. Parliamo dell’Africa, una terra molto bella e affascinante, dove non regna solo la povertà e la miseria ma anche una popolazione desiderosa di riscatto e una cultura che vuole solo essere scoperta e accettata per quella che realmente è.

A nessuno piace che qualcuno arrivi in casa propria e detti leggi nuove. Forse a volte è difficile ammettere ciò che non si comprende: modi e stili di vita differenti. Forse volevo ancora essere ottimista nel mio cuore, forse…Chissà, c’era del bene che andava alimentato.”

Cristina è razionale e diretta, non fa mai troppi giri di parole ed è una caratteristica che ho apprezzato molto di lei. È anche una persona che sa stare al suo posto e rispettare gli spazi altrui, come dimostra con il suo amato dottor Weiss.
In seguito al bacio, infatti, segue una notte di passione durante la quale i due si amano ripetutamente, addormentandosi uno fra le braccia dell’altra. Questo sarà l’ultima occasione che Cristina avrà per abbandonarsi a lui, poiché nei giorni successivi Jonathan tende ad evitarla, fino al giorno in cui i ribelli irrompono nel villaggio e la sequestrano. In tale occasione è commovente il modo in cui lui cerca di difenderla, di trattenerla a sé, ma invano.

Da questo momento in avanti, non riuscirete più a staccarvi dalle pagine del romanzo, neanche volendo, perché sarete troppo assorbiti dalla vicenda in corso. La paura di Cristina sarà papabile e vi ritroverete in preda all’ansia che possa accaderle qualcosa di brutto, che i dissidenti le facciano del male. Conterete i giorni insieme a lei e con lei vi aggrapperete ai suoi ricordi felici nel folle tentativo di sopravvivere. Vi sembrerà di essere al suo fianco in quella cella, sospesi in una sorta di attesa che vi toglierà il respiro, fino a quando giungerà il giorno della sua liberazione. Sarete ansiosi di sapere che fine avrà fatto Jonathan, se sia vivo oppure no…

Non voglio raccontarvi altro, perché dovete assolutamente leggere questo romanzo: vi garantisco che ne varrà la pena. Non solo sarete travolti da una miriade di emozioni dalla prima all’ultima pagina, ma il finale…Beh, vi lascerà a dir poco di stucco. Io non me l’aspettavo proprio e sono rimasta con la bocca spalancata per cinque minuti buoni.

“Quell’amore portato dall’Africa” è un romanzo che si distingue nettamente dalla massa e che, pur narrando una storia d’amore, lo fa con modalità del tutto inusuali. Inoltre, la storia d’amore non è l’unica costante, non è prettamente in primo piano; lo è, sì, ma viene affiancata strettamente da tematiche ugualmente e forse più importanti: la profonda dedizione dei medici senza frontiere per la propria missione, le difficoltà di adattamento a realtà che si discostano dalla propria, la miseria, la fame, le guerriglie…Diciamo pure che al centro ci sono tutti questi temi, contornati e addolciti dalla bellissima storia d’amore fra Cristina e Jonathan. Il loro sentimento è fresco, tuttavia, proprio per le condizioni in cui è nato, si manifesta subito per quello che è: un amore vero, profondo, destinato a durare nel tempo, nonostante la distanza, nonostante le difficoltà…Ecco, perché, sebbene vengano divisi più e più volte dal fato, dai dissidenti e dalla vita, entrambi sono certi che l’amore che li lega non si affievolirà mai.

Insomma, non so più cosa dire per convincervi a leggere questo libro.
La scrittura fluida e scorrevole di Tiziana vi farà immergere in una realtà che vorrete toccare con malogo-1no. Patirete insieme a Cristina il mal d’Africa, desiderando tornarci insieme a lei.

Lasciatevi cullare da questa storia, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi sotto il sole cocente del magico e ignoto continente nero, circondati dalle risate spensierate dei bambini incuriositi dalla vostra presenza.

Tuttavia, mantenete alta l’attenzione, perché se c’è una cosa che questo romanzo ci insegna è che bisogna sempre bussare prima di entrare (in punta di piedi) in casa di altre persone e sarebbe gradito che non vi lamentiate se il pasto non è di vostro gradimento. Il rispetto prima di tutto.

É un libro estremamente piacevole, ma, al tempo stesso, costruttivo; lo consiglio vivamente perché, nonostante le tematiche non siano sempre allegre, si lascia leggere facilmente, grazie alla capacità dell’autrice di coinvolgere il lettore fin dalle primissime pagine.

Brava Tiziana, mi sei arrivata dritta al cuore.
Laura Z. ❤

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Il sogno che ho di te” di Emanuela Aprile

Buongiorno Notters!

Eccomi qui, pronta a parlarvi del libro che ho avuto il piacere di leggere in quest’ultima settimana: “Il sogno che ho di te” di Emanuela Aprile. Un romanzo che mi ha tenuto letteralmente con il fiato sospeso e che mi ha fatto detestare gli impegni giornalieri che m’impedivano di procedere speditamente nella lettura.
Seguitemi per scoprire qualcosa in più su questo bel libro!

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TITOLO: Il sogno che ho di te
AUTRICE: Emanuela Aprile
GENERE: Romance sentimentale/drammatico
EDITORE: Gilgamesh Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: 9 dicembre 2016
PAGINE: 233
FORMATO: Ebook
PREZZO: 1,99 €


SINOSSI

Eleonora si trasferisce inaspettatamente lontano dalla sua amata Genova per sfuggire ai propri demoni. Affrontare una nuova sfida all’interno di una comunità per minori non è affatto semplice ma la donna non si arrende facilmente, non dopo ciò che ha vissuto. Il destino le regala una seconda possibilità e la giovane psicologa non vuole affatto sprecarla. Monopoli è una città splendida che la colpisce a primo impatto. I colori surreali e i paesaggi mozzafiato l’affascinano immediatamente proprio come il giovane ragazzo dagli occhi azzurro mare che incontra casualmente in un pub. Alessio, di giorno un affermato Sergente della Guardia Costiera e di sera un affascinante e galante “latin lover”, conoscerà finalmente l’amore vero, allo stesso tempo travolgente e dannatamente doloroso. Quell’amore per il quale si navigano mari inesplorati senza paura, quel sentimento che la burrasca mette a dura prova fino all’arrivo del sole benevolo. Dal primo sguardo tra i due nasce un forte legame ma le difficoltà sono dietro l’angolo; il passato di Eleonora tornerà a galla mettendo a dura prova il loro sentimento. Riusciranno a resistere alla burrasca? Complici una bambina dolcissima, il potere dello zucchero a velo ed una zia invadente, ecco a voi “Il sogno che ho di te”, una storia profondamente delicata che intreccia sentimentale e drammatico regalando una nuova speranza alla dolce Eleonora.

RECENSIONE
***ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER***

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La vita, si sa, è imprevedibile ed è in grado di farci passare dalla pura felicità alla disperazione più cupa nell’arco di un solo istante, proprio com’è successo alla protagonista
di questo romanzo, Eleonora.

Nelle prime pagine apprendiamo che si sta trasferendo da Genova a Monopoli per cambiare vita e respirare aria nuova in seguito al tradimento del marito, da lei ultimamente trascurato. Un “cliché”, direte voi. Così pare, ma vi consiglio di non soffermarvi troppo su questo dettaglio, poiché diventerà quasi irrilevante con il procedere della storia. I demoni da cui Eleonora vuole scappare sono ben altri, tuttavia è difficile leggere dietro ai suoi occhioni verdi intrisi di malinconia e a quel sorriso gentile capace di farsi amare incondizionatamente. Eleonora, infatti, è contraddistinta da una dolcezza disarmante, ma, allo stesso tempo, rivela una delicatezza d’animo tale da far temere che possa spezzarsi da un momento all’altro. È subito chiaro che in passato – un passato non troppo lontano – abbia sofferto e devo dire che l’autrice è stata molto brava a creare questo alone di mistero intorno a lei, che desta inesorabilmente la curiosità del lettore. Fin dalle prime pagine, infatti, sono stata smaniosa di scoprire qualcosa in più sul triste trascorso di questa splendida ragazza, a cui è impossibile non affezionarsi, e quando l’ho scoperto…Beh, lasciatemi dire che da donna ho pianto insieme a lei, avvertendo distintamente tutta la sua disperazione.

Quando giunge a Monopoli, però, Eleonora è carica di tanta voglia di andare avanti con la propria vita, di cavarsela da sola…Ragion per cui ha accettato un impiego lavorativo come psicologa all’interno di una casa famiglia. Una mansione decisamente impegnativa, che cozzerà con l’ingarbugliato stato d’animo dal quale è spesso pervasa.

“[…] Maledetta me e la lacrima facile. Dovrei essere forte, non ho versato nemmeno una lacrima per quel cretino del mio ex, e ora mi ritrovo nel giro di una settimana a piangere per la seconda volta davanti ad un uomo…l’uomo che mi sta scombussolando la vita. “Possibile che mi emozioni così tanto vedere la sua dolcezza?”. Nell’aula siamo rimasti solo noi, sono andati tutti via. Alessio si avvicina e mi prende il viso tra le mani, i suoi occhi sono infuocati, hanno addirittura cambiato colore e ora sembrano più scuri, più duri. «Parlami!» mi dice. Più che un ordine è una supplica. Mi sta chiedendo di aprire il mio cuore. “E che cosa dovrei dirgli? Che sono una povera fallita, un essere inutile che non potrà mai più vivere una vita felice?”. «Ti prego parlami, Ele!» continua a dirmi, ma ormai i rubinetti sono stati aperti, e continuo a piangere come una fontana. Tra una lacrima e l’altra riesco a dire: «Non posso… sto bene, davvero» ma la sua espressione mi fa capire che non mi crede e ha ragione. «Puoi fidarti di me. Lo sai…». Ora singhiozzo come una bambina. Mi stringe forte a sé trattenendomi in un abbraccio caldo. Ho bisogno della sua protezione tanto quanto del suo calore, tra le sue braccia mi sento al sicuro.”

È proprio fra i paesaggi mozzafiato della cittadina pugliese e i corridoi demaxresdefaultlla casa famiglia che Eleonora incrocerà i meravigliosi occhi azzurri di Alessio. Lui è un giovane Sergente
della Guardia Costiera, latin lover incallito per scelta: avete presente Sean O’Pry, il modello della pubblicità di Paco Rabanne? Ecco, Alessio è uguale a lui, spiccicato: parola di autrice. A ciò, aggiungeteci il fatto che, per quanto sia sempre stato uno sciupafemmine, in realtà attende soltanto la donna giusta, quella capace di fargli battere il cuore e con cui scambiarsi gli stessi sguardi che vede fra i suoi genitori…Ecco, vi obbligo ad innamorarvi di lui! Tanto, che lo vogliate o no, non potrete farne a meno. Infatti, per quanto Alessio si reputi un Don Giovanni, è tutt’altro che il classico Bad Boy che oggi va tanto di moda: è bello, dolce, gentile e legatissimo alla famiglia.

“[…] Nessuna, e dico nessuna, sarà mai in grado di meritare la mia fiducia. Sono sempre stato etichettato come il classico tipo da una notte e via…e me ne vanto! Non ho alcuna difficoltà nell’allontanare tutte le pretendenti che desiderano costruirsi una famiglia nell’immediato. Molti confondono il mio non voler mettere la testa a posto come una mancanza totale di valori fondamentali…ed è qui che si sbagliano: ho un tale senso della famiglia, trasmessomi dai miei genitori, che non desidero far entrare una donna “qualunque” nella mia vita.”

Non appena incrocia i magnetici occhi verdi di Eleonora, rimane come folgorato. Da quel momento in avanti, il suo interesse per qualsiasi altra donna sparisce e tutto il suo mondo comincia a gravitare intorno alla dolce psicologa proveniente da Genova.

“[…] Mentre sorseggio la mia birra doppio malto, la porta del locale si apre. Resto imprigionato al solo sguardo: una bellezza mozzafiato di una semplicità unica, vestita forse troppo casual per essere un’uscita del venerdì sera, entra timidamente.[…]

Più mi soffermo nel guardarla e più penso di non aver mai visto una creatura così sublime. Sembra essere impacciata, si guarda intorno spaesata, è a disagio. Credo di non averla mai vista in zona, una bellezza così non passa inosservata, soprattutto a me.”

Inizialmente lei fa di tutto per evitarlo, in virtù delle ferite che si porta dietro. Guarda caso, però, la proprietaria del B&B in cui ha alloggiato per i primi giorni e che in seguito le ha affittato casa è anche la zia del famigerato ragazzone dagli occhi del colore del mare, cosicché ad Eleonora risulterà pressoché impossibile stargli lontana; anche perché la loro attrazione è papabile. Alessio prende perfino a chiamarla teneramente “zucchero a velo”, in merito ad un aneddoto legato al loro primo incontro/scontro che ho trovato memorabile.

“[…] Tra un morso e l’altro noto che si è sporcata il naso di zucchero a velo e istintivamente la pulisco con l’indice. Questo momento mi riporta indietro nel tempo, facendomi ricordare le piacevoli chiacchierate fatte con mio padre sul primo incontro avvenuto con mia madre e penso che sia il destino. Sbarra gli occhi, non comprendendo il significato del mio gesto. «Zucchero a velo». Le sorrido. Si rilassa e mi sorride a sua volta. È bellissima.”

Piccola nota: zia Clelia – questo il suo nome – è il mio personaggio secondario preferito e ringrazio l’autrice per averla creata, perché fa a dir poco morire dal ridere! In ogni famiglia c’è una zia impicciona che vuole

solo il bene dei propri cari ed è esattamente ciò che cerca di ottenere Clelia mediante la sua perenne intromissione nell’ordine cosmico degli eventi: il suo obiettivo è far sì che quel single incallito del nipote metta la testa a posto con la ragazza giusta. E, secondo lei, Eleonora è a tutti gli effetti la donna giusta per lui. Vietato contraddire zia Clelia!

Detto ciò, torniamo allo zucchero a velo. Tale epiteto affibbiato da Alessio ad Eleonora è sufficiente a definire l’intero romanzo, che, per l’appunto, ho trovato dolce come lo zucchero. I primi approcci fra Alessio ed Eleonora faranno battere il cuore al lettore, così come il loro lavorare appassionatamente fianco a fianco alla casa famiglia, dove entrambi s’innamoreranno di una bimba particolarmente problematica di nome Rachele.

“[…] Mentre sistemo alcuni materiali nella ventiquattr’ore, una manina mi tira leggermente il pantalone all’altezza del ginocchio. Il mio sguardo si abbassa e noto due occhioni azzurri che mi guardano amorevolmente. La bambina ha indosso una maglietta rosa, un pantalone nero molto semplice e nella mano destra stringe un pupazzetto. Istintivamente mi inginocchio alla sua altezza. Deve avere all’incirca quattro anni. È bellissima, un caschetto biondo le incornicia il viso tondo e ha due guanciotte rosse come ciliegie. Mi chiedo come si possa abbandonare un tale dono della natura. Le accarezzo i capelli e glieli scompiglio un po’. La sua espressione rimane invariata, non traspare nessuna emozione, sembra atona.”

Mi vedo costretta ad avvisarvi, care Notters, che l’autrice v’illuderà per buona parte del romanzo che la storia d’amore fra Alessio ed Eleonora proceda a gonfie vele, senza sbavature o intromissioni (se escludiamo zia Clelia, ovvio); e invece no! Perché dovrete ancora scontrarvi con la terribile scoperta relativa al triste passato di Eleonora e allora preparatevi perché comincerete a piangere fiumi di lacrime. Diciamo pure che non smetterete fino alla fine del romanzo, com’è successo a me!

Non solo, infatti, sentirete bruciare insieme a lei le cicatrici lasciate da un triste destino che ha deciso di strapparle via la gioia che contraddistingue l’essenza stessa di ogni donna; Enrico, suo marito (per la serie: a volte ritornano), tornerà sui suoi passi, deciso a riconquistare Eleonora proprio quando Alessio voleva chiederle di andare a vivere insieme in un nuovo appartamento e di prendere legalmente in affido la piccola Rachele…Come se tutto ciò non bastasse, tenetevi forte, perché la nostra adorata Eleonora (sì, nonostante tutto l’amerete sempre e comunque) deciderà di dare una possibilità ad Enrico e di seguirlo in un viaggio a Venezia, la città dell’amore per eccellenza, la stessa in cui si sono conosciuti!

Non occorre che vi dica che assisterete alla disperazione di Alessio e che ne diverrete parte integrante, patendo insieme a lui…Tuttavia, la stessa Eleonora soffrirà profondamente per l’errore commesso, specie quando verrà a sapere che Alessio ha avuto un bruttissimo incidente in moto. Saranno altre lacrime, Notters, ancora lacrime amare. La nostra Emanuela non avrà pietà di noi e non ci risparmierà nemmeno il rifiuto di Alessio a perdonare la donna che ama, una volta che sarà uscito dal coma. Così facendo, si

precluderà a lungo la possibilità di ricevere la notizia più bella che un uomo possa sentirsi dare dalla propria compagna, la stessa notizia che Eleonora credeva di non poter mai più comunicare ad alcun uomo: è incinta. Alessio è il padre del bambino, ma, come dicevo, ad Emanuela non piacciono le trame facili e ci terrà sul filo del rasoio proprio fino all’ultima pagina.

“[…] “Possibile che un cesareo duri tutte queste ore? Perché non ho sentito i pianti di mia figlia proprio come è accaduto il giorno della nascita di Samuel?”. Mille scenari improponibili popolano la mia mente. Il mio cuore inizia a battere forte ed il respiro muore in gola.

“Non posso perdere Eleonora. Non posso perdere mia figlia. Dio, ti prego, ascoltami!”. La porta finalmente si apre e tutti ci alziamo di scatto andando incontro alla dottoressa. La sua espressione è come al solito seria e inespressiva.”

Ironia a parte, è proprio in questo che sta la forza del romanzo di Emanuela: “Il sogno che ho di te” narra una storia profonda, drammatica, che tocca dei tasti delicati. Impossibile non commuoversi dinanzi alla sincera sofferenza dei protagonisti, così com’è impossibile non partecipare alla genuinità dei loro sentimenti. Il vissuto di Eleonora è tragico, ma il finale – per quanto l’autrice ce lo faccia agognare – risulterà autentico, reale, non il classico “e vissero felici e contenti”…O meglio, ci sarà il lieto fine, ma il lettore dovrà sudare sette camicie insieme ad Eleonora e ad Alessio per giungervi e goderselo.

“Il sogno che ho di te” è un romanzo che fa riflettere attraverso un linguaggio immediato e semplice, uno stile “aggraziato” e coinvolgente che fanno sì che il lettore non riesca a staccarsi facilmente dalle pagine del libro. Emanuela ha trattato con delicatezza temi estremamente seri ed importanti, senza mai tralasciare i sentimenti, che sono sempre in primo piano. Il profilo psicologico dei personaggi è delineato con estrema maestria, senza lasciare nulla al caso, tant’è che al lettore sembrerà di conoscerli da una vita.

Il punto di vista in prima persona alternato fra Alessio ed Eleonora permette a chi legge di comprendere le ragioni di entrambi i personaggi, facendo sì che sia estremamente difficile parteggiare per l’uno o per l’altra, in quanto entrambi sono mossi da un amore profondo che li unisce e li divide, tenendoli, tuttavia, sempre legati dal primo momento in cui i loro sguardi s’incrociano.

Consiglio questo romanzo veramente a tutti, in quanto si tratta di una lettura intensa ma fresca e piacevole, mai noiosa né banale, a mio avviso capace di catturare l’attenzione di chiunque.
Complimenti Emanuela, hai fatto centro!

Laura 🙂

Il mio giudizio:

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