Recensione di: “Il sogno che ho di te” di Emanuela Aprile

Buongiorno Notters!

Eccomi qui, pronta a parlarvi del libro che ho avuto il piacere di leggere in quest’ultima settimana: “Il sogno che ho di te” di Emanuela Aprile. Un romanzo che mi ha tenuto letteralmente con il fiato sospeso e che mi ha fatto detestare gli impegni giornalieri che m’impedivano di procedere speditamente nella lettura.
Seguitemi per scoprire qualcosa in più su questo bel libro!

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TITOLO: Il sogno che ho di te
AUTRICE: Emanuela Aprile
GENERE: Romance sentimentale/drammatico
EDITORE: Gilgamesh Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: 9 dicembre 2016
PAGINE: 233
FORMATO: Ebook
PREZZO: 1,99 €


SINOSSI

Eleonora si trasferisce inaspettatamente lontano dalla sua amata Genova per sfuggire ai propri demoni. Affrontare una nuova sfida all’interno di una comunità per minori non è affatto semplice ma la donna non si arrende facilmente, non dopo ciò che ha vissuto. Il destino le regala una seconda possibilità e la giovane psicologa non vuole affatto sprecarla. Monopoli è una città splendida che la colpisce a primo impatto. I colori surreali e i paesaggi mozzafiato l’affascinano immediatamente proprio come il giovane ragazzo dagli occhi azzurro mare che incontra casualmente in un pub. Alessio, di giorno un affermato Sergente della Guardia Costiera e di sera un affascinante e galante “latin lover”, conoscerà finalmente l’amore vero, allo stesso tempo travolgente e dannatamente doloroso. Quell’amore per il quale si navigano mari inesplorati senza paura, quel sentimento che la burrasca mette a dura prova fino all’arrivo del sole benevolo. Dal primo sguardo tra i due nasce un forte legame ma le difficoltà sono dietro l’angolo; il passato di Eleonora tornerà a galla mettendo a dura prova il loro sentimento. Riusciranno a resistere alla burrasca? Complici una bambina dolcissima, il potere dello zucchero a velo ed una zia invadente, ecco a voi “Il sogno che ho di te”, una storia profondamente delicata che intreccia sentimentale e drammatico regalando una nuova speranza alla dolce Eleonora.

RECENSIONE
***ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER***

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La vita, si sa, è imprevedibile ed è in grado di farci passare dalla pura felicità alla disperazione più cupa nell’arco di un solo istante, proprio com’è successo alla protagonista
di questo romanzo, Eleonora.

Nelle prime pagine apprendiamo che si sta trasferendo da Genova a Monopoli per cambiare vita e respirare aria nuova in seguito al tradimento del marito, da lei ultimamente trascurato. Un “cliché”, direte voi. Così pare, ma vi consiglio di non soffermarvi troppo su questo dettaglio, poiché diventerà quasi irrilevante con il procedere della storia. I demoni da cui Eleonora vuole scappare sono ben altri, tuttavia è difficile leggere dietro ai suoi occhioni verdi intrisi di malinconia e a quel sorriso gentile capace di farsi amare incondizionatamente. Eleonora, infatti, è contraddistinta da una dolcezza disarmante, ma, allo stesso tempo, rivela una delicatezza d’animo tale da far temere che possa spezzarsi da un momento all’altro. È subito chiaro che in passato – un passato non troppo lontano – abbia sofferto e devo dire che l’autrice è stata molto brava a creare questo alone di mistero intorno a lei, che desta inesorabilmente la curiosità del lettore. Fin dalle prime pagine, infatti, sono stata smaniosa di scoprire qualcosa in più sul triste trascorso di questa splendida ragazza, a cui è impossibile non affezionarsi, e quando l’ho scoperto…Beh, lasciatemi dire che da donna ho pianto insieme a lei, avvertendo distintamente tutta la sua disperazione.

Quando giunge a Monopoli, però, Eleonora è carica di tanta voglia di andare avanti con la propria vita, di cavarsela da sola…Ragion per cui ha accettato un impiego lavorativo come psicologa all’interno di una casa famiglia. Una mansione decisamente impegnativa, che cozzerà con l’ingarbugliato stato d’animo dal quale è spesso pervasa.

“[…] Maledetta me e la lacrima facile. Dovrei essere forte, non ho versato nemmeno una lacrima per quel cretino del mio ex, e ora mi ritrovo nel giro di una settimana a piangere per la seconda volta davanti ad un uomo…l’uomo che mi sta scombussolando la vita. “Possibile che mi emozioni così tanto vedere la sua dolcezza?”. Nell’aula siamo rimasti solo noi, sono andati tutti via. Alessio si avvicina e mi prende il viso tra le mani, i suoi occhi sono infuocati, hanno addirittura cambiato colore e ora sembrano più scuri, più duri. «Parlami!» mi dice. Più che un ordine è una supplica. Mi sta chiedendo di aprire il mio cuore. “E che cosa dovrei dirgli? Che sono una povera fallita, un essere inutile che non potrà mai più vivere una vita felice?”. «Ti prego parlami, Ele!» continua a dirmi, ma ormai i rubinetti sono stati aperti, e continuo a piangere come una fontana. Tra una lacrima e l’altra riesco a dire: «Non posso… sto bene, davvero» ma la sua espressione mi fa capire che non mi crede e ha ragione. «Puoi fidarti di me. Lo sai…». Ora singhiozzo come una bambina. Mi stringe forte a sé trattenendomi in un abbraccio caldo. Ho bisogno della sua protezione tanto quanto del suo calore, tra le sue braccia mi sento al sicuro.”

È proprio fra i paesaggi mozzafiato della cittadina pugliese e i corridoi demaxresdefaultlla casa famiglia che Eleonora incrocerà i meravigliosi occhi azzurri di Alessio. Lui è un giovane Sergente
della Guardia Costiera, latin lover incallito per scelta: avete presente Sean O’Pry, il modello della pubblicità di Paco Rabanne? Ecco, Alessio è uguale a lui, spiccicato: parola di autrice. A ciò, aggiungeteci il fatto che, per quanto sia sempre stato uno sciupafemmine, in realtà attende soltanto la donna giusta, quella capace di fargli battere il cuore e con cui scambiarsi gli stessi sguardi che vede fra i suoi genitori…Ecco, vi obbligo ad innamorarvi di lui! Tanto, che lo vogliate o no, non potrete farne a meno. Infatti, per quanto Alessio si reputi un Don Giovanni, è tutt’altro che il classico Bad Boy che oggi va tanto di moda: è bello, dolce, gentile e legatissimo alla famiglia.

“[…] Nessuna, e dico nessuna, sarà mai in grado di meritare la mia fiducia. Sono sempre stato etichettato come il classico tipo da una notte e via…e me ne vanto! Non ho alcuna difficoltà nell’allontanare tutte le pretendenti che desiderano costruirsi una famiglia nell’immediato. Molti confondono il mio non voler mettere la testa a posto come una mancanza totale di valori fondamentali…ed è qui che si sbagliano: ho un tale senso della famiglia, trasmessomi dai miei genitori, che non desidero far entrare una donna “qualunque” nella mia vita.”

Non appena incrocia i magnetici occhi verdi di Eleonora, rimane come folgorato. Da quel momento in avanti, il suo interesse per qualsiasi altra donna sparisce e tutto il suo mondo comincia a gravitare intorno alla dolce psicologa proveniente da Genova.

“[…] Mentre sorseggio la mia birra doppio malto, la porta del locale si apre. Resto imprigionato al solo sguardo: una bellezza mozzafiato di una semplicità unica, vestita forse troppo casual per essere un’uscita del venerdì sera, entra timidamente.[…]

Più mi soffermo nel guardarla e più penso di non aver mai visto una creatura così sublime. Sembra essere impacciata, si guarda intorno spaesata, è a disagio. Credo di non averla mai vista in zona, una bellezza così non passa inosservata, soprattutto a me.”

Inizialmente lei fa di tutto per evitarlo, in virtù delle ferite che si porta dietro. Guarda caso, però, la proprietaria del B&B in cui ha alloggiato per i primi giorni e che in seguito le ha affittato casa è anche la zia del famigerato ragazzone dagli occhi del colore del mare, cosicché ad Eleonora risulterà pressoché impossibile stargli lontana; anche perché la loro attrazione è papabile. Alessio prende perfino a chiamarla teneramente “zucchero a velo”, in merito ad un aneddoto legato al loro primo incontro/scontro che ho trovato memorabile.

“[…] Tra un morso e l’altro noto che si è sporcata il naso di zucchero a velo e istintivamente la pulisco con l’indice. Questo momento mi riporta indietro nel tempo, facendomi ricordare le piacevoli chiacchierate fatte con mio padre sul primo incontro avvenuto con mia madre e penso che sia il destino. Sbarra gli occhi, non comprendendo il significato del mio gesto. «Zucchero a velo». Le sorrido. Si rilassa e mi sorride a sua volta. È bellissima.”

Piccola nota: zia Clelia – questo il suo nome – è il mio personaggio secondario preferito e ringrazio l’autrice per averla creata, perché fa a dir poco morire dal ridere! In ogni famiglia c’è una zia impicciona che vuole

solo il bene dei propri cari ed è esattamente ciò che cerca di ottenere Clelia mediante la sua perenne intromissione nell’ordine cosmico degli eventi: il suo obiettivo è far sì che quel single incallito del nipote metta la testa a posto con la ragazza giusta. E, secondo lei, Eleonora è a tutti gli effetti la donna giusta per lui. Vietato contraddire zia Clelia!

Detto ciò, torniamo allo zucchero a velo. Tale epiteto affibbiato da Alessio ad Eleonora è sufficiente a definire l’intero romanzo, che, per l’appunto, ho trovato dolce come lo zucchero. I primi approcci fra Alessio ed Eleonora faranno battere il cuore al lettore, così come il loro lavorare appassionatamente fianco a fianco alla casa famiglia, dove entrambi s’innamoreranno di una bimba particolarmente problematica di nome Rachele.

“[…] Mentre sistemo alcuni materiali nella ventiquattr’ore, una manina mi tira leggermente il pantalone all’altezza del ginocchio. Il mio sguardo si abbassa e noto due occhioni azzurri che mi guardano amorevolmente. La bambina ha indosso una maglietta rosa, un pantalone nero molto semplice e nella mano destra stringe un pupazzetto. Istintivamente mi inginocchio alla sua altezza. Deve avere all’incirca quattro anni. È bellissima, un caschetto biondo le incornicia il viso tondo e ha due guanciotte rosse come ciliegie. Mi chiedo come si possa abbandonare un tale dono della natura. Le accarezzo i capelli e glieli scompiglio un po’. La sua espressione rimane invariata, non traspare nessuna emozione, sembra atona.”

Mi vedo costretta ad avvisarvi, care Notters, che l’autrice v’illuderà per buona parte del romanzo che la storia d’amore fra Alessio ed Eleonora proceda a gonfie vele, senza sbavature o intromissioni (se escludiamo zia Clelia, ovvio); e invece no! Perché dovrete ancora scontrarvi con la terribile scoperta relativa al triste passato di Eleonora e allora preparatevi perché comincerete a piangere fiumi di lacrime. Diciamo pure che non smetterete fino alla fine del romanzo, com’è successo a me!

Non solo, infatti, sentirete bruciare insieme a lei le cicatrici lasciate da un triste destino che ha deciso di strapparle via la gioia che contraddistingue l’essenza stessa di ogni donna; Enrico, suo marito (per la serie: a volte ritornano), tornerà sui suoi passi, deciso a riconquistare Eleonora proprio quando Alessio voleva chiederle di andare a vivere insieme in un nuovo appartamento e di prendere legalmente in affido la piccola Rachele…Come se tutto ciò non bastasse, tenetevi forte, perché la nostra adorata Eleonora (sì, nonostante tutto l’amerete sempre e comunque) deciderà di dare una possibilità ad Enrico e di seguirlo in un viaggio a Venezia, la città dell’amore per eccellenza, la stessa in cui si sono conosciuti!

Non occorre che vi dica che assisterete alla disperazione di Alessio e che ne diverrete parte integrante, patendo insieme a lui…Tuttavia, la stessa Eleonora soffrirà profondamente per l’errore commesso, specie quando verrà a sapere che Alessio ha avuto un bruttissimo incidente in moto. Saranno altre lacrime, Notters, ancora lacrime amare. La nostra Emanuela non avrà pietà di noi e non ci risparmierà nemmeno il rifiuto di Alessio a perdonare la donna che ama, una volta che sarà uscito dal coma. Così facendo, si

precluderà a lungo la possibilità di ricevere la notizia più bella che un uomo possa sentirsi dare dalla propria compagna, la stessa notizia che Eleonora credeva di non poter mai più comunicare ad alcun uomo: è incinta. Alessio è il padre del bambino, ma, come dicevo, ad Emanuela non piacciono le trame facili e ci terrà sul filo del rasoio proprio fino all’ultima pagina.

“[…] “Possibile che un cesareo duri tutte queste ore? Perché non ho sentito i pianti di mia figlia proprio come è accaduto il giorno della nascita di Samuel?”. Mille scenari improponibili popolano la mia mente. Il mio cuore inizia a battere forte ed il respiro muore in gola.

“Non posso perdere Eleonora. Non posso perdere mia figlia. Dio, ti prego, ascoltami!”. La porta finalmente si apre e tutti ci alziamo di scatto andando incontro alla dottoressa. La sua espressione è come al solito seria e inespressiva.”

Ironia a parte, è proprio in questo che sta la forza del romanzo di Emanuela: “Il sogno che ho di te” narra una storia profonda, drammatica, che tocca dei tasti delicati. Impossibile non commuoversi dinanzi alla sincera sofferenza dei protagonisti, così com’è impossibile non partecipare alla genuinità dei loro sentimenti. Il vissuto di Eleonora è tragico, ma il finale – per quanto l’autrice ce lo faccia agognare – risulterà autentico, reale, non il classico “e vissero felici e contenti”…O meglio, ci sarà il lieto fine, ma il lettore dovrà sudare sette camicie insieme ad Eleonora e ad Alessio per giungervi e goderselo.

“Il sogno che ho di te” è un romanzo che fa riflettere attraverso un linguaggio immediato e semplice, uno stile “aggraziato” e coinvolgente che fanno sì che il lettore non riesca a staccarsi facilmente dalle pagine del libro. Emanuela ha trattato con delicatezza temi estremamente seri ed importanti, senza mai tralasciare i sentimenti, che sono sempre in primo piano. Il profilo psicologico dei personaggi è delineato con estrema maestria, senza lasciare nulla al caso, tant’è che al lettore sembrerà di conoscerli da una vita.

Il punto di vista in prima persona alternato fra Alessio ed Eleonora permette a chi legge di comprendere le ragioni di entrambi i personaggi, facendo sì che sia estremamente difficile parteggiare per l’uno o per l’altra, in quanto entrambi sono mossi da un amore profondo che li unisce e li divide, tenendoli, tuttavia, sempre legati dal primo momento in cui i loro sguardi s’incrociano.

Consiglio questo romanzo veramente a tutti, in quanto si tratta di una lettura intensa ma fresca e piacevole, mai noiosa né banale, a mio avviso capace di catturare l’attenzione di chiunque.
Complimenti Emanuela, hai fatto centro!

Laura 🙂

Il mio giudizio:

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