Recensione di: “Purple Lilies” di Lavinia Morano

Buongiorno, Notters!
Oggi vi parlo di Purple Lilies di Lavinia Morano, un dark fantasy che mi ha tenuto compagnia in queste ultime settimane non semplici per nessuno di noi. Ho sempre pensato che la lettura sia qualcosa di positivo in mezzo a tante brutture, ora più che mai. Un portale su un mondo magico e fantastico, un balsamo per alleviare i dispiaceri.
Sono contenta di avere la passione per la lettura, l’amore per i libri a tenermi compagnia e a distrarmi e a farmi smettere di pensare, almeno per un poco. Penso che, al giorno d’oggi, non sia semplice trovare una storia fantasy diversa dalle altre. Per una lettrice appassionata del genere come me, almeno, non è così semplice!
Soprattutto tra i romanzi italiani, ma quando ho il piacere di trovarlo sono la persona più contenta di questo pianeta e così è stato con questo piccolo gioiellino e sono veramente contenta di poterlo presentare a voi ☺️

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Titolo: Purple Lilies
Autore: Lavinia Morano
Data di pubblicazione: 17/11/19
Editore: Brè Edizioni
Genere: dark fantasy
Formato: e-book e cartaceo
Prezzo: € 3.99 e € 20.00


SINOSSI

“Purple Lilies” è un romanzo Dark Fantasy la cui tematica principale è l’idea che ogni essere vivente custodisca dentro di sé, in un angolo profondo del proprio animo, qualcosa di buono, puro e incorruttibile. Nel corso del romanzo si intrecciano storie differenti che vanno via via fondendosi in un unico racconto. Le storie principali sono tuttavia tre. La prima è quella di Clara, una ragazza che presto andrà a lavorare in un istituto per orfani sul quale circolano strane voci a proposito di streghe e di bambini scomparsi nel nulla. L’estate che precede l’inizio del suo nuovo lavoro sarà segnata da un viaggio in Egitto costellato da cattivi presagi e incubi, che sembrano metterla in guardia contro un imminente pericolo. Lei e suo cugino Luke, per il quale la ragazza prova più che semplice affetto, scopriranno di avere una missione da portare a termine e una vita da salvare. Contemporaneamente viene narrata la storia di Lilith e Keith, la coppia che gestisce l’istituto nel quale Clara andrà presto a lavorare. Dalle loro parole emerge che vi sono altri motivi dietro l’assunzione di Clara e che uno sconvolgente mistero si cela
tra le mura di quell’istituto. Si fa più volte riferimento a una “Confraternita” della quale i due sarebbero a capo e i cui membri non appaiono completamente umani. La terza storia è quella di Hope, nome che significa speranza, una degli orfani dell’istituto in questione. Hope è una bambina con poteri speciali ma il cui unico desiderio è quello di riavere sua madre e trovare il calore di una famiglia. Lei intreccerà i destini di Luke e Clara con quelli di Keith e Lilith, fino a fonderli, in un crescendo emozionante e sorprendente. Vivrete questo “romanzo-viaggio” come una esperienza extrasensoriale che lascerà un segno nel vostro cuore. Come un giglio viola.

 

RECENSIONE
Attenzione possibili spoiler

Dal primo istante, dalla primissima riga vieni catapultata all’interno della storia. E subito ti chiedi dove andrai a finire, in cosa stai per imbatterti e, perché no, anche imbarcarti perché è di questo che si tratta: un viaggio alla ricerca di se stessi, della propria umanità, dello scopo ultimo nella propria vita, un viaggio di crescita e
rinascita, di scoperta e speranza, di odio e di amore.

Purple Lilies non è una storia come le altre, sono ben tre storie parallele che arrivano a intersecarsi tra di loro.
La prima storia vede come protagonisti due cugini, legati dal filo
rosso del destino.
Luke ha vissuto per molti anni in un villaggio sperduto in Giappone. Dietro la sua maschera solare e spensierata si nasconde un grande cuore, segnato da un importante abbandono e da una profonda ferita legata al padre, un uomo tutto d’un pezzo che, al posto del cuore, si ritrova un cubetto di ghiaccio o di granito. Almeno così è quello che appare.
Clara non vede l’ora di lasciare l’Italia dopo la morte dei genitori. Cerca quasi una via di fuga. Una misteriosa email da un certo Mr Knight sembra un caso del destino.
Un’offerta di lavoro giunta quasi per caso, inaspettata, può essere l’occasione giusta per andarsene. Pendle Northside Home. Dal nome sembra promettere bene.
Può essere l’occasione giusta per ricominciare a respirare e a vivere.
E un viaggio in Egitto, in attesa di trasferirsi, può diventare il momento di svago perfetto, a metà tra il dolore che si porta dietro e dentro e la possibilità di una nuova vita, lontano da tutto e da tutti. Un’occasione per, appunto, ricominciare. Iniziando da sé stesse.

Clara, pelle bianca e candida, grandi occhi castani e capelli verdi (un colpo di testa dettato dall’impulsività), un grande peso sul cuore.
Acida, cinica, perde facilmente la pazienza, poco portata per le relazioni stabili. A volte frequenta ragazzi e altre volte ragazze e non ha ancora deciso chi le piace di più, forse nessuno dei due, forse preferisce di gran lunga starsene per i fatti propri.
Spesso compie gesti avventati solo per il gusto di sentirsi diversa, di provocare la gente. E poi si rende conto che così lede soltanto a se stessa. Poche righe e sappiamo molte cose di Clara. E dei suoi occhi spenti.
Non si può non provare tenerezza per lei. Anche se devo ammettere che a volte il suo atteggiamento mi ha innervosita e mi è risultata un poco antipatica, per fortuna mi sono dovuta ricredere, alla fine, sono tornata a provare solo tenerezza nei suoi confronti.

La seconda storia parla di Lilith e Keith: quanto li ho adorati!!!
Attorno a loro c’è un’aura di mistero molto forte, in alcuni momenti arrivi quasi a detestarli, eppure ne sei inesorabilmente attratta.
Sono personaggi carismatici, affascinanti nelle loro mille sfumature, per certi tratti anche ambigui, ma…quando era il loro turno avevano tutta la mia attenzione!
Lilith è così fredda e Keith così… facilmente passabile per uno psicopatico arrogante e presuntuoso eppure c’è qualcosa in lor che ti cattura e che ti spinge ad andare avanti con la lettura. Perché, anche se si tende a dimenticarlo, spesso le apparenze ingannano.
Ma tutta la storia di Purple Lilies è l’apoteosi di questo concetto: l’apparenza inganna! È uno dei motivi per cui ho trovato questa storia così intrigante: perché nulla è come sembra e viene totalmente ribaltato tutto. Accattivante, molto accattivante direi, non trovate?

Nel frattempo, molto lontano dal luogo in cui si trovavano Clara e Luke, una bellissima donna dai lineamenti aristocratici sedeva su un divano di pelle nera in una stanza che
sembrava essere un ufficio. Era giovane, ma era difficile determinarne l’età. Avrebbe potuto avere dai venti ai trent’anni.
Stava fumando una sigaretta attraverso un bocchinofda63c0e66dea4cb8324376138dc7476 d’argento. Portava dei larghi occhiali da sole scuri che coprivano completamente i suoi occhi. I capelli, lisci e di colore castano
scuro, erano raccolti in uno chignon ma qualche ciocca le ricadeva davanti a incorniciarle il viso. Il rossetto rendeva le sue labbra carnose dello stesso colore del sangue.
Indossava
un vestito a tubino nero e delle scarpe col tacco molto alto dello stesso colore. “Tu dici che risponderà?” “Sono sicuro che lo farà.”
Dietro una scrivania sedeva un uomo che dimostrava una quarantina d’anni. Il suo aspetto strideva con l’eleganza della donna. I suoi capelli, neri con delle meches bionde, erano
rasati ai lati e portati a cresta al centro. Gli occhi dell’uomo erano azzurri e freddi come ghiaccio. Portava un piercing ad anello al naso e altri piercing ai lobi dell’orecchio.
Sulle gote
si poteva notare la ricrescita di una barba ispida. Indossava un gilet scuro e in parte strappato, sotto il quale portava una maglia di cotone bianca a maniche corte.
Le sue braccia
erano ricoperte da tatuaggi raffiguranti croci, serpenti e scene
che sembravano tratte da qualche libro sacro. Aveva addosso dei jeans neri e dei robusti stivali scamosciati che portava slacciati. Sembrava più un abbigliamento heavy metal e stonava for temente con l’arredamento austero del luogo in cui si trovava. L’uomo stava guardando lo schermo illuminato di un computer.
Una luce flebile trapelava dalle tende scure e
spesse che coprivano l’unica finestra dell’ufficio.

La particolarità di questa storia risiede anche nei dettagli precisi, che lasciano poco spazio all’immaginazione, è come se tu avessi davvero davanti i vari personaggi, se tu fossi davvero lì con loro.
E questo è un aspetto positivo, i piccoli grandi dettagli sono messi ad arte, calibrati, ponderati, né troppi, né troppo pochi e questo rende la lettura scorrevole.
L’unica nota dolente, a mio personale avviso, è che in certi momenti non ho notato la stessa minuziosa accuratezza nel presentarci i caratteri dei personaggi. Ho avuto la sensazione che venissero presentati da un narratore esterno, narrati e non sentiti a pelle, e per questo ho faticato un poco a entrare in empatia con loro. Ma il fatto che la storia sia scritta in maniera fluida e scorrevole e che sappia catturare l’attenzione del lettore, anche attraverso diversi colpi di scena (alcuni mi hanno veramente spiazzata, anche e non solo per l’intensità delle scene descritte) ha ovviato a questa mia piccola difficoltà.
Ho adorato la storia (soprattutto le due storie parallele e congiunte di Hope, Lilith e Keith, come mi piacerebbe leggere uno o due libri solo su di loro), ma al tempo stesso ho annaspato leggermente nel capire i loro comportamenti, per lo meno all’inizio. È come se si sentisse il narratore esterno, come se sipercepisse tutta la sua neutralità, se non addirittura la sua estraneità. Magari dipendeva solo dal mio personalissimo approccio alla lettura, non lo so.
Nonostante tutto, però, è una storia che mi ha affascinato, che è riuscita a catturare il mio cuore, che mi ha conquistata pagina dopo pagina e che mi sento di consigliare.

Continuò a correre, ormai allo stremo delle forze. La luce calda del tramonto si fece ec83f5f65842adada4a4e734b6345c7f (1)più intensa. Quando arrivò alla radura quasi non ci poteva credere. Tirò un sospiro di sollievo.
C’era un lago al centro di essa. Immerso nel lago c’era qualcuno. Clara iniziò a camminare verso quella figura. Era una bambina e piangeva. La bambina era girata di spalle.
Aveva un vestitino bianco di cotone che galleggiava sulle acque cupe del lago.
Era immersa nell’acqua fino alla vita.

Lunghi capelli neri come la notte le ricadevano in boccoli lungo la schiena. La bambina si girò verso di lei. Poteva avere dieci anni. La sua pelle era bianca come l’avorio e le guance erano rigate dalle lacrime. Aveva dei meravigliosi occhi viola, grandi e vivi. Clara non sapeva che dire.
“Chi sei?” La
bambina, spaventata, le arrivino e prendano anche te!”
“Di chi stai
parlando?” disse: “Scappa! Scappa prima che “Oh… è troppo tardi ormai. Ricorda solo di prendere la chiave.”
“Quale chiave?”

“Quando arriverai nella terra dei faraoni, ricorda di prendere la chiave. Non venire qui se non hai la chiave.” Clara iniziò ad avere paura. Sentiva un odore come di morte avvicinarsi. “Io non capisco!” “Ma capirai. La parola magica è ‘Hope’. Tienila a mente. E non tornare senza la chiave, altrimenti non potrai più andare via.”.

Sogni inquietanti e misteriosi, così reali, troppo reali.
Voci insistenti che dicono a Clara di non recarsi in Inghilterra, che è troppo pericoloso.
Cosa sta succedendo?
E perché anche Luke inizia a sognare quella strana bambina dagli occhi viola?
Cosa si nasconde alla Pendle Northside Home? Devono fidarsi i due ragazzi a recarsi là?
Perché quella ragazzina continua a visitare i loro sogni?
Qual è il confine tra sogno e realtà?
Tante domande che sembrano non avere una risposta.
Almeno fino a quando Clara non arriva alla Pendle House.

Il clima è surreale, strano.
Clara sente che c’è qualcosa che non va, qualcosa che non le torna, ma non sa dare un nome a quella sua sensazione, come se avvertisse un pericolo, tutti i suoi sensi sono in allerta, ma cosa ci può essere di così terribile in quello che si rivela essere un orfanotrofio?
I bambini che ci vivono sembrano così sereni e tutto sommato allegri.
Gli insegnanti forse un poco sulle righe, ma questo non vuol dire che siano degli psicopatici serial killer.
L’unico che sembra davvero incutere timore è Me Knight, con il suo stile punk e i suoi modi quasi aggressivi e stravaganti.
E che dire di Lilith, che si nasconde sempre dietro grandi occhiali da sole?
Lilith, così elegante, fredda, agghiacciante, di una bellezza paralizzante, così calma e imperturbabile, così distante, così austera e irraggiungibile…sembra appartenere e provenire da un altro mondo, non sembra neppure umana, così distante da qualsiasi emozione.
Solo quando accanto a Keith sembra che le emozioni scorrano in lei.
E quando la sua strada incontra quella di una strana bambina dagli occhi viola…tutto improvvisamente sembra acquisire un senso!

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Chi è Hope? Cosa nasconde?
Così sfacciata, quasi insolente, testarda e orgogliosa.
Chi è realmente quella bambina che non si è mai fatta notare, che ha passato tutta la sua vita a rendersi invisibile e che ora sembra gridare a più non posso la sua presenza?
Cosa si nasconde in lei?
Qual è la speranza che cela dietro i suoi strani ma meravigliosi occhi viola?
La terza storia vede lei come protagonista: chi è veramente Hope?
Un nome viene sussurrato tra le mura della Pendle Northside Home.
La parola Confraternita, poco più di un flebile sussurro.

Che cos’è la Confraternita? Un’associazione? Una setta? Un
gruppo di persone che possono contare solo l’uno sull’altro?
Che cos’è realmente?
Su chi si può veramente fare affidamento? Di chi ci si può fidare?
Quale mistero si nasconde tra i corridoi della Pendle?
E quella sensazione di pericolo che sembra oscillare in maniera così infausta su di loro? Chi è che trama nell’ombra? Esiste un posto dove possono essere al sicuro?
Esiste salvezza per chi sembra aver perso la propria anima?

Lilith non parve molto convinta.
“Ho come una brutta sensazione…” “Angelo mio, ce la faremo.
Credimi.” Keith sollevò leggermente il braccio e aprì la mano rivolgendo il palmo verso l’alto. Su di esso iniziò a formarsi una spirale di luce che andò piano piano a esaurirsi lasciando al suo posto una bellissima rosa di colore rosso. Gliela porse.
Lei la prese con un sorriso. Lui continuò a parlare: “Io e te insieme possiamo anche attraversare l’inferno uscendone indenni. Tu sei il mio fiore, sei tutto ciò che voglio e ciò di cui ho bisogno. Finché staremo insieme le tenebre non caleranno mai su di noi. Non c’è nulla che possa scalfirci. Siamo sempre stati io e te… e io e te saremo per sempre.”. Lei lo baciò sulle labbra. Rimasero in silenzio per il resto della nottata a guardare le stelle.

Quanto ho amato la coppia Lilith e Keith! Non posso dirvi molto al riguardo, non voglio svelarvi nulla che vi possa rovinare la sorpresa e lo stupore che io ho provato leggendo.
Credetemi, l’apparenza inganna e nulla è come sembra. E la speranza è quello che tiene unita tutta la storia, che lieve scalda i cuori. C’è sempre la speranza, piccola, tenace speranza. Che, in fondo al cuore di ognuno di noi, ci sia qualcosa di puro, incontaminato e straordinario. Come un giglio viola.

e59e9fe6265ef863d684462be180c7dbPurple Lilies non è una storia semplice e lineare. Sono diverse
storie, ben tre per essere precisi, che si intrecciano tra loro e ti tengono incollata, con il fiato sospeso. Una lettura del genere potrebbe risultare pesante e invece…ha catturato il mio interesse fin dal primo istante!
Mi sono sempre piaciute le storie con più punti di vista, le ho sempre trovate più complete (ovviamente il merito va sempre all’autore o autrice). Ricche di dettagli aggiuntivi, ma noiose, con un ritmo lento o incalzante, a seconda del caso.
Purple Lilies sono appunto tre storie parallele che vanno a fondersi in una sola. Ogni personaggio è un pezzo di puzzle che combacia e si incastra perfettamente l’uno con l’altro. Le loro storie sono la Storia che è l’essenza stessa del libro: una sorta di messaggio di speranza. Perché, come ho già accennato poco prima, la speranza è il filo conduttore di questa storia, la speranza in un futuro migliore,
la speranza che ogni essere vivente custodisca dentro di sé, in un angolo profondo del proprio animo, qualcosa di buono, puro e incorruttibile. E che nemmeno l’odio, il rancore, la desolazione, la guerra, il dolore possano averlo estirpato e fatto morire. C’è sempre qualcosa di buono in ognuno di noi, in profondità a volte, ma esiste.
E questo mi è piaciuto di questo libro. Che è diverso, che ti fa capire come l’apparenza possa ingannare, che non sempre le cose sono come sembrano e che l’Amore è il sentimento che può salvare dalla distruzione e, perché no, anche dall’estinzione di massa.
Non è perfetto, per esempio non mi è piaciuto il modo quasi leggero, sempre secondo il mio personalissimo metro di giudizio, in cui a un certo punto sono stati trattati i sentimenti/pensieri di Clara e Luke, elemento a mio avviso importante, ma, a parte questo, è una lettura che davvero merita.
Mi ha tenuto compagnia in questo momento non semplice, infondendomi ancora più speranza.
C’è sempre qualcosa per cui valga la gioia (la gioia, non la pena) di lottare, c’è sempre la speranza a tenerci in piedi, e c’è sempre una luce in fondo anche al cuore più cupo.
Cosa posso aggiungere? Che Purple Lilies è una storia che merita un’opportunità.

Serenella

Il mio voto:

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