REVIEW PARTY | Recensione di: “L’ultimo Dorcha, la Maledizione del Primo Nato” di Arianna Colomba

Buongiorno, Notters!
Oggi è con piacere che il blog partecipa al rewiew party di L’ultimo Dorcha, la Maledizione del Primo Nato di Arianna Colomba, secondo capitolo che narra le avventure e le gesta del Dorcha, figura molto oscura e affascinante, sospeso tra due mondi, non appartenente a nessuno dei due, un essere dalle mille sfumature che, in questo capitolo, mi ha colpito molto.



Titolo: L’ultimo Dorcha. La Maledizione del Primo Nato
Autore: Arianna Colomba
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2021
Genere: dark  fantasy
Formato : cartaceo  14.56 € eBook  2.90 €
Pagine: 244

SINOSSI

Sono passati sette anni da quando la pioggia senza fine ha smesso di cadere e Gareth il Dorcha è divenuto una leggenda nelle ballate del Grande Nord.
Eppure, un’ombra scura sembra intenzionata ad allungare le dita tra le trame del Destino, giungendo fino al monastero delle Shùil, sacerdotesse madri dei Dorcha.
Che fine hanno fatto i primi nati? Chi è il Demone col Cappello e perché l’Equilibrio è stato di nuovo spezzato?
La Maledizione del Primo Nato vi condurrà in un viaggio fatto di oscurità, amore e mistero, attraverso un mondo fantastico, tra luce e tenebra.

A seguito del grande successo del Best-seller Dark Fantasy “L’Ultimo Dorcha”, Gareth si troverà ad affrontare una nuova prova in questo volume autoconclusivo, fruibile anche a chi si approccia per la prima volta alla Saga dell’Equilibrio.

RECENSIONE
***Attenzione possibili spoiler***

La Maledizione dell’Ultimo Nato è il secondo capitolo che narra la storia del Dorcha, ormai diventato una leggenda nelle ballate del Grande Nord: colui che ha interrotto la Pioggia Senza Fine… e che ha pagato un caro prezzo per riuscire in quell’impresa.
È necessaria, però, una premessa prima di continuare: ammetto che il primo libro non mi aveva convinto del tutto. Avevo trovato la scrittura poco fluida, lenta, costellata da diversi errori grammaticali e parole mancanti e un poco ripetitiva in certi punti. Inoltre mi ricordava troppo un’altra storia, un altro personaggio che tanto avevo amato in quel periodo e quel dettaglio mi aveva confusa e fatto storcere il naso. E il mio giudizio, nonostante avessi riscontrato anche dei lati positivi, non era stato troppo positivo: per me meritava la sufficienza, ma… C’era un continuo ma a ronzarmi nella testa durante la lettura. Infatti ricordo che impiegai più di un mese a finire di leggerlo. Un mese per me rappresenta un’eternità quando si tratta di un libro: anni addietro in un mese avevo letto un’intera saga composta da ben sei libri, tutti tra le 400 e le 700 pagine e questo penso dica molte cose. Per L’ultimo Dorcha ci misi più di un mese, proprio perché lo trovavo lento e lontano dai miei gusti e dalle mie corde 😅
Perché vi dico queste cose? Per dirvi quanto, invece, il secondo capitolo mi abbia letteralmente conquistato! Infatti l’ho finito in neanche cinque giorni. Cinque! Non sarà un romanzo lunghissimo, è vero, ma l’ho letto veramente con gusto. Non ho trovato gli elementi negativi che mi avevano rallentata e fatta dubitare in precedenza. Anzi ho trovato che sia una storia con molto ritmo, con molto più ritmo. Gli errori si contano sulle dita di una mano, ma penso siano più che altro errori di battitura. Qualche ripetizione c’è (per esempio legata a qualche caratteristica fisica dei personaggi) ma non l’ho sentita così pesante come in passato, anzi alcune hanno acquisito pure un senso, rimarcare un dettaglio così da arrivare ad associare quel dettaglio a quel determinato personaggio, il personaggio diventa quindi quello stesso dettaglio. Lo posso dire in tutta serenità: mi sono dovuta ricredere sulle storie che racconta Arianna. Infatti, leggendo i ringraziamenti, ho scoperto che ha in cantiere un terzo libro, che approfondirà ancora di più il mondo della Saga dell’Equilibrio e non vedo l’ora di leggerlo! Arianna, sono impaziente: su su, scrivi 😜 Ci tenevo a fare questa premessa. Sono contenta di non essermi fermata all’apparenza con il primo Dorcha. Sono contenta di aver proseguito nella lettura. Ma soprattutto sono contenta di aver potuto leggere questo secondo capitolo, che si è rivelato essere una lettura molto piacevole. Mi ha sorpreso e in un modo veramente inaspettato. Il mio consiglio è di non fermarsi mai alle apparenze, perché chiunque o qualunque cosa (in questo caso una storia) può sempre nascondere più di una sfumatura, più di una sorpresa.

Il prologo, come ben sappiamo, serve a interessare il lettore alla storia fin da subito. Dà un anticipo della storia o dell’ambientazione. Descrive e approfondisce personaggi o situazioni che magari non hanno molto spazio nella storia vera e propria (l’origine di tutto, o la fine di tutto, ad esempio). E devo dire che Arianna è proprio brava nel presentare un incipit ogni volta con il botto. Fin dalle prime pagine ha catturato la mia attenzione. Fin dalle prime pagine si percepisce un’aura di mistero che ci accompagnerà per tutta la durata della storia. Un prologo che ti getta letteralmente nelle atmosfere oscure di cui è impregnata l’intera esistenza del Dorcha.
L’origine di tutto…la fine di tutto.
Un inizio veramente interessante: una giovane donna che compie una scelta coraggiosa (e potenzialmente insensata agli occhi di molti) per salvare sé stessa e la propria creatura.
E mille domande che ti esplodono nella testa.
Chi la sta cercando? Perché ha fatto quel che ha fatto? Chi è la giovane donna? E che legame potrà avere con il Dorcha? Sono due storie parallele destinate a non incontrarsi mai?
Una nota di merito, e che ho colto solo sul finale, è l’aver disseminato piccoli particolari, piccoli indizi per tutto il libro: nulla è affidato al caso. Bisogna leggere bene, con gli occhi ben aperti, le orecchie pronte a cogliere il benché minimo rumore, il cuore sull’attenti pronto a percepire la più lieve delle alterazioni. Tutto è collegato, come nel cerchio della vita.

Nel libro precedente avevamo conosciuto un Dorcha cupo, oscuro, quasi selvaggio…quasi un mostro.
Senza sentimenti, senza mai un sorriso…senza un cuore.

Dimenticatelo.
Garrett ora è un…essere diverso.
Non è un demone, non è un umano. Ovunque vada viene considerato un ibrido, un reietto, una creatura da temere e da cui stare lontani. Questo non è cambiato, è lui stesso a essere cambiato. Dopo Sive. Dopo quello che è successo. Dopo l’interminabile pioggia. Dopo essere diventato un salvatore, un eroe. Dopo essere stato spezzato. In mille minuscoli frammenti. Dopo sette lunghi anni passati a viaggiare in lungo e in largo, alla ricerca di quello che ha perso, la sua gioia, la sua anima. In compagnia soltanto di un vecchio ma affidabile ronzino e di John Doe, l’unico demone sulla faccia della Terra a soffrire di claustrofobia e agorafobia…l’unico amico che gli sia rimasto al fianco.
Può un Dorcha amare? E può il suo amore sconvolgere l’intero universo?
Nell’Oltremondo non prova dolore ma è anche vero che ha fatto una promessa e che vuole mantenerla a tutti i costi: sfuggire al dolore, smettere di sentire o rimanere tra i vivi e sentire tutto, ogni emozione, soprattutto quelle dolorose?
Non è facile. Per nulla. Essere sempre un diverso. Essere sempre neutrale. Non intervenire mai. Se non per mantenere o ripristinare l’Equilibrio.
Ogni essere dovrebbe rispondere alla legge dell’Equilibrio, dovrebbe fare di tutto per preservarlo, ma spesso le loro intenzioni subiscono delle deviazioni, si lasciano corrompere, comprare, cedono ai desideri, al peccato. Possono agire liberamente. I Dorcha, invece, rispondono solo alla Legge dell’Equilibrio. Loro stessi rappresentano l’equilibrio tra Uomini e Oltremondo. Sono l’ago della bilancia che mantiene in vita ogni creatura, così è sempre stato, dalla notte dei tempi, nel corso dei secoli.

«L’Equilibrio ha bisogno di loro, così come quei bambini avranno bisogno dell’Equilibrio.»
«Ma…»
«Vedi, John, la più grande differenza che vige tra noi Dorcha e ogni altra razza è la consapevolezza.»
«Di cosa?»
«Sin dal primo vagito, dall’alito di vento che colpirà la pelle del neonato, l’Uine tesse la trama che gli si cucirà attorno. Siamo tutti in balia del destino, illusi di poterlo plasmare a nostro piacimento, quando in realtà lui non fa altro che beffarsi dei nostri goffi tentativi.»
«E cosa c’entrano quei bambini?»
«L’Uine soffierà su di loro alla nascita ma saranno troppo vicini alle madri e, quindi, non sarà in grado di evitarle col suo respiro. Per quanto ogni donna ami suo figlio, quelle che mettono al mondo i Dorcha arrivano a temere la propria prole. Ecco perché, presto o tardi, desidereranno che arrivi io a portarla via.»

Gareth ha un compito.
Recarsi al monastero delle Shùil, che si trova a ridosso della vecchia Foresta dei Sospiri, un luogo scuro e popolato di spiriti, almeno secondo gli abitanti della zona.
Le Shùil sono le donne che danno la vita ai Dorcha, in seguito a un particolare rituale, donne che rischiano la propria vita, che vengono scelte dalla Mhòr (la superiora del monastero) oppure offerte dalla loro stessa famiglia. Sono donne che ricevono uno speciale marchio, un dono…che lasciano che il sangue demoniaco scorra nelle loro vene.
I bambini nati dall’unione tra una Shùil e un demone sono i Dorcha, esseri difficili da gestire e che quindi vengono affidati ai loro simili.
E il compito di Gareth è uno dei più ingrati che si possa ottenere: prendere i bambini e portarli a Picco del Demone, dove risiedono gli altri Dorcha. In poche parole strapparli alle loro madri. Ma una spiacevole sorpresa attende il Dorcha: non c’è nessun bambino al monastero. E una parola viene sussurrata di bocca in bocca, a volte viene sputata fuori con astio, altre volte urlata con rabbia: maledetto. Il ventre delle giovani Shùil è maledetto. Le donne stesse sono maledette. I bambini sono maledetti perché non nascono oppure nascono morti, uccidendo anche la madre. Lo stesso Gareth è maledetto. O è lui che, con le sue decisioni passate, ha (inavvertitamente) maledetto le Shùil e la generazione futura di Dorcha? Ma esiste ancora una generazione futura di Dorcha? Oppure la nuova Era che è lì pronta e scalpitante non contempla l’esistenza dei Dorcha? Sta per finire un’Era che dura da secoli? La figura del Dorcha è ancora necessaria?
Qualcosa è cambiato dopo la fine della pioggia interminabile? Dopo che Gareth ha perso ciò che più aveva di caro?

Qualcosa sembra essersi spezzato definitivamente in quel momento. Non dobbiamo dimenticare che il Dorcha è sempre in bilico. Sempre pronto ad abbracciare quel sottile equilibrio che regna dentro di lui, sempre in bilico tra la natura umana e quella demoniaca.
Sempre in bilico tra la vita e la morte.

«Le vedi?»
«Rappresentano la morte.»
«E le Shùil dietro di loro?»
«La vita.»
«E per quale motivo la morte dovrebbe avanzare davanti alla vita?»
«Perché ogni azione che compiamo è inesorabilmente finalizzata a quel momento.
Noi viviamo in funzione dell’idea di come moriremo.
La morte è più forte ed essa stessa racchiude l’essenza della vita.»

Il Dorcha ora è un essere spezzato. Ha perso l’unica cosa bella della sua vita. Sarebbe così facile lasciarsi sprofondare nell’Oltremondo, dove il dolore viene annullato. Ma Gareth non è soltanto metà demone… è anche metà umano. E, a mio avviso, nel secondo capitolo viene maggiormente fuori questo suo lato ed è proprio questo particolare ad avermelo fatto apprezzare di più. La sua umanità…e il suo rapporto con John Doe.
Fanno sorridere quando sono assieme, un botta e risposta continuo, con un Dorcha che non conosce l’uso del sarcasmo, l’arma più tagliente in possesso del demone. A ben pensarci la sua unica arma: la sua parlantina. Un demone “anomalo” che mi è piaciuto tantissimo, sempre di più. Un demone che sembra più umano del Dorcha stesso in certi frangenti. Una bellissima coppia: frizzante e divertente. Che ora si trovano a dover risolvere un mistero che si fa sempre più fitto, mano a mano che procedono.
L’Equilibrio è stato spezzato.
L’Equilibrio è ciò attorno al quale tutto ruota. Bisogna sempre preservare l’Equilibrio. E ora è stato spezzato. E reclama giustizia.

«Alla fine dei conti, quindi, si tratta di un obbligo.»
«Come ogni altra cosa nell’esistenza. Siamo tutti quanti dei piccoli tasselli all’interno di una ragnatela fitta che segna, passo dopo passo, come dovremo muoverci all’interno dell’Equilibrio. Drammi, amori, odii e rabbia fanno parte dei legami che ci si tessono attorno, illudendoci del fatto che siamo noi a decidere quali stringere e quali spezzare.»
«E che ne dici del libero arbitrio?»
«Tutti hanno delle scelte da compiere ma pochi riescono a opporsi alla forza dell’Uine e riescono a uscire dalla trama.»
«Vuoi dire che è possibile?» «Non scarto mai nessuna possibilità.»

Che si avvicini la fine di un’Era? Qualcosa è cambiato. Qualcosa sta cambiando. Qualcosa che sfugge al Dorcha. Qualcosa che neppure lui riesce a cogliere o a vedere.
E poi…un altro elemento avvolto nel mistero va ad aggiungersi ai tasselli mancanti: chi è il Demone con il Capello che hanno visto al monastero delle Shùil? E chi è la bambina al suo fianco?
C’è qualcosa che non torna. Si sente che è qualcosa di importante, ma non si riesce a cogliere il quadro più definito e chiaro. Troppi tasselli mancanti, troppi dettagli che non tornano. Una bambina che si accompagna a un demone? È umana oppure lei stessa è un demone? Che sia l’emblema del cambiamento?

Una corsa contro il tempo per dare all’Equilibrio la giustizia che merita (e che esige!). Con il ricordo di chi si è amato e poi perduto sempre con noi. Tra segreti che potrebbero cambiare le sorti dell’umanità, tra dolori senza fine, tra menzogne e mezze verità, tra luce e oscurità, tra umanità e Oltremondo, tra figure ambivalenti e demoni più umani degli esseri umani stessi, tra creature insospettabili che tramano nell’ombra, la storia scorre rapida e in modo fluido. Bisogna risolvere un mistero. Bisogna risalire all’origine di quella che viene definita una maledizione. Bisogna guardare nel profondo del proprio cuore e compiere una scelta. Nel Bene o nel Male.
Al suo fianco personaggi che mai avresti concepito potessero stare al suo fianco. E il confine tra bene e male è sempre più sottile. Chi dovrebbe avere cuore si dimostra spietato, insensato e crudele. Chi invece non dovrebbe avere un cuore si mostra più caritatevole…quasi umano.
Ho apprezzato personaggi come Killian, il Capitano della della Scorsa, un personaggio ambiguo ma anche affascinante, che nasconde più di un asso nella manica, e come la dolce eterea Floe, così annientata dal suo dolore, così fragile, così misteriosa.
E più lei e il Dorcha si avvicinano, più il mistero si infittisce. È veramente pazza come tutti credono? O nasconde più di quello che dà a vedere?

Credits foto: Arianna Colomba

E con un colpo di scena finale, Arianna assesta un bel colpo a suo favore. Mi ha veramente sorpresa, non me lo aspettavo. E ogni tassello è andato al suo posto. E gli indizi che aveva disseminato per tutto il libro hanno acquisito maggiore spessore e un senso, facendomi capire che ogni elemento, anche il più piccolo dettaglio, era collegato, l’uno all’altro.
Una bella storia scorrevole e appassionante, che ho letteralmente divorato.
Mi è piaciuta l’atmosfera di mistero che aleggia per tutto il romanzo, che ti invoglia a proseguire, perché vuoi capire, vuoi scoprire perché l’Equilibrio è stato spezzato. E da chi.
A un certo punto, a poche pagine dalla fine, ho anche realizzato che non volevo che finisse così presto.
Cosa altro posso aggiungere? Che Arianna questa volta mi ha stupito e che mi sono ricreduta sulla storia del Dorcha 😊

Lo consiglio? Assolutamente sì!

Alla prossima, Serenella

gif voto 4

Classificazione: 4.5 su 5.

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