Presentazione di: “Dell’umano amore” di Angela Colomba Caso

Bentrovati, Notters!
vi presentiamo il racconto lungo di Angela Colomba Caso: “Dell’umano amore” edito Compagnia Editoriale Aliberti per la collana Love.

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TITOLO: Dell’umano amore
AUTORE: Angela Colomba Caso
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
COLLANA: Love
DATA PUBBLICAZIONE: Gennaio 2016
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 9,99
LINK AMAZON: http://amzn.to/2caCaeU

 

 

SINOSSI

Una ragazza in cerca dell’amore e un uomo stanco. Stanco del mondo e della gente, innamorato solo della “terra”. In una campagna fertile ma sempre ancestrale, una giovane donna sogna il benessere e gli oggetti che le cambierebbero la vita. E lotta per averli, fronteggia il caporale senza scrupoli, che sfrutta lei e gli altri, per scoprire che nulla è come sembra. Sarà una bambina venuta da lontano a chiudere il cerchio degli affetti. Perché forse quello che conta davvero non è essere salvati ma salvare. Forse dell’umano amore resta solo questo.

AUTORE: ANGELA COLOMBA CASO!

Angela Caso è nata 40 anni fa a Vico Equense, in penisola sorrentina, dove tuttora risiede. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università Orientale di Napoli, consegue un master in Traduzione e Interpretariato promosso dalla Commissione europea di Bruxelles, dopodiché il patentino di guida turistica della Regione Campania nei siti archeologici e musei della regione, professione che esercita per dieci anni e che continua sporadicamente ad esercitare. Ha una passione smisurata per le lingue straniere tra cui l’inglese, il francese, il tedesco (che parla correttamente) e la lingua e la letteratura araba. Ha viaggiato molto in Italia e in Europa. Nel 2008 con alcuni colleghi scrive e autopubblica una guida sul patrimonio artistico, archeologico, culturale e gastronomico della regione Campania dal titolo “Napoli e contorni”. Ama l’ozio creativo e il pensiero lento e fecondo..! È sposata e ha una figlia di 4 anni.

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Naty&Julie ❤

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BLOG TOUR : “DOPPIO RITRATTO” DI CINZIA GIORGIO

Ciao Notters! 🙂

Eccoci qui, come vi avevamo anticipato, con la prima tappa del BLOG TOUR di “Doppio ritratto” di Cinzia Giorgio che si svolgerà dall’11 al 14 Luglio 2016.

Dal 1 luglio fino al 31 agosto 2016 Doppio Ritratto (Love – Aliberti Compagnia Editoriale, 2015) si troverà in tutti gli store on line al prezzo speciale di € 5,99.
In occasione di questa imperdibile promozione Cinzia, in collaborazione con 4 blog, ha organizzato un ricchissimo blog tour:

LE TAPPE:

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TITOLO: Doppio ritratto
AUTRICE: Cinzia Giorgio
COLLANA: Love
DATA PUBBLICAZIONE: 18 Novembre 2015
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
FORMATO: eBook
PAGINE: 91
PREZZO: € 5,99 (in promozione fino al 31 Agosto!)
LINK PER L’ACQUISTO: qui!

 

SINOSSI

BOOKTRAILER
realizzato da Segno Creative Lab

L’AUTRICE: CINZIA GIORGIO

Cinzia Giorgio è nata a Venosa nel 1975. È laureata in Lettere Moderne e in Lingue, si è specializzata in Women’s Studies e Storia, compiendo studi anche all’estero. Nel 2002 ha vinto una borsa di studio con la Fondazione Bellonci per il progetto di ricerca: “Narrare la storia: dal documento al racconto”. Vive a Roma, è dottore di ricerca in Culture e Letterature Comparate. Pubblica regolarmente articoli di storia e arte su riviste specializzate. Scrive saggi, romanzi, pièce teatrali e recensioni, organizza i salotti letterari dell’Associazione Leussô di Roma (www.salottiletterari.it). Dal giugno del 2015 è Art Director della rivista Pink Magazine Italia (www.pinkmagitalia.com) e dall’autunno del 2015 è direttore editoriale della collana LOVE – la prima collana digital interamente dedicata all’amore – per la Compagnia editoriale Aliberti (www.cealiberti.it). I suoi libri sono pubblicati da prestigiose case editrici come la Newton Compton (www.newtoncompton.com) e la Rizzoli (www.rcs.it). Viene spesso chiamata in Italia e all’estero per tenere lezioni e seminari su svariati argomenti e corsi di scrittura creativa.

LA NOSTRA RECENSIONE
a cura di Edna

Buongiorno Notters!
*rullo di tamburi*… Sorpresaaaaaaaa! :p
In occasione del Blog Tour del libro “Doppio Ritratto” di Cinzia Giorgio, ecco la recensione del romanzo tutta per voi!
Siete curiosi? Beh, anche se non lo siete, siatelo e correte a scoprirne di più con la vostra cara Edna! 😉

Dicono che chi ama l’arte, ama in maniera diversa, complicata, conflittuale.
Che gli artisti amino con l’anima oltre che col cuore, perché il loro è un amore spirituale e non puramente carnale.
Dicono, poi, che si crei un legame speciale tra gli artisti stessi perché condividere la passione per l’arte è la più profonda forma d’amore che ci sia.

Oggi ce lo dice anche Cinzia Giorgio con questo bellissimo e struggente romanzo che vede protagoniste due incredibili storie d’amore intrecciate tra loro, enormemente distanti eppure così spaventosamente vicine.
Due storie d’amore che vedono come protagonisti Raffaello e Margherita da un lato, e Chiara e Niccolò dall’altro.
Una storia d’amore sbocciata, vissuta, consumata nel 1500, e una nei giorni nostri.
Due storie d’amore belle, pure, passionali ma anche impossibili.
Quegli amori che si prendono tutto, senza né chiedere né dare nulla in cambio.
Quegli amori che semplicemente non si possono dimenticare.
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Chiara, la nostra coraggiosa protagonista, è finalmente a Parigi, davanti a Lui.
Davanti alla rappresentazione della maestosità di un grande artista.
Davanti a ciò che ha desiderato toccare con mano per diversi anni.
Davanti a quel quadro che le ha stappato il sonno troppe volte e che le ha dato il coraggio di affrontare la sua verità, la sua vita, oltre che un viaggio in una città sconosciuta.
Davanti al “Doppio Ritratto” di Raffaello Sanzio, il grande artista del 1500.

Chiara, non vedeva l’ora di confrontarsi con quel quadro, di scoprire ciò che aveva da offrirle e di donargli, nuovamente, quella luce che il tempo gli ha rubato.
Ma Chiara non è solo la brava restauratrice
di quadri incaricata di restaurare il “Doppio Ritratto”… No.
Chiara è anche quella ragazza cresciuta con la nonna che tutti i giorni le raccontava una storia, una bellissima storia in cui sembrava sempre che alla fine dovesse esserne lei la protagonista
Una storia che ha accompagnato la sua infanzia come fosse una nenia, che ha cullato le sue notti e impadronito i suoi pensieri.
Una storia che, all’età di ventiquattro anni, si è materializzata davanti ai suoi occhi ma che ha bisogno del suo ultimo tassello per essere completata.
E alla fine Chiara, di quella storia, ora è veramente la protagonista perché deve scoprire le origini della sua famiglia, deve a tutti i costi conoscere la verità che riguarda Raffaello Sanzio.

Così, con le parole di sua nonna nel cuore, Chiara si butta a capofitto nel restauro di quel meraviglioso quadro, scoprendo giorno dopo giorno, pennellata dopo pennellata, sempre un po’ di più della vita del misterioso e bravissimo Raffaello.
Non c’era spazio per niente e per nessuno, nessuna distrazione era concessa; la sua attenzione doveva essere dedicata interamente al “Doppio Ritratto”.
Almeno fino a che…

Il giovane si girò e fissò i suoi occhi scuri su di me. Fu come ricevere una stilettata. Ci guardammo senza parlare per qualche istante. I nostri occhi erano persi gli uni negli altri ed eravamo incapaci di dire o fare alcunché. Avvertii un formicolio alle gambe e un brivido mi corse lungo la schiena. Ero abbacinata da quello sconosciuto, non sapevo perché.”

Un uomo.
Un uomo si era impossessato della sua preziosa attenzione.
Un uomo si era impossessato dei suoi pensieri, dei suoi sensi e del suo intero essere.
Un uomo, con un solo sguardo, si era impossessato di Chiara.

E l’amore si sa che non conosce tempo, età, epoche.
Perché infatti, più di cinquecento anni fa, la stessa cosa successe proprio a lui, a Raffaello e alla sua preziosa Margherita…

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“Raffaello la osservò dapprima incuriosito poi, quando i loro sguardi si incrociarono, trattenne per un attimo il respiro. Si guardarono senza parlare per qualche istante. Raffaello sentì il ritmo accelerato del suo cuore, che sembrava trafitto da una miriade di aculei roventi. Era schiavo di quella bella sconosciuta, ancor prima di sapere chi fosse.”

Due storie che sembrano essere iniziate nello stesso identico modo: per caso.
Due storie che si sono imbattute nelle vite di Chiara e Raffaello con la stessa intensità di un uragano.
Due storie d’amore profonde ed emozionanti, destinate a segnare per sempre la vita dell’uno e dell’altro.
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Ma quanto potere ha il destino se lasciato agire con le sue carte?
Che queste storie siano destinate a finire allo stesso modo visto il legame che le unisce?
E qual’è il vero legame tra Chiara e Raffaello, perché sono concatenati l’uno all’altra inevitabilmente?
“Doppio Ritratto” sarà la risposta a queste domande.

Questo è un romanzo complesso.
Un romanzo originale, romantico, storico ma al tempo stesso contemporaneo.
È un romanzo che dimostra in maniera sorprendente la vastità del sentimento più desiderato e temuto da tutti: l’amore.
Dimostra quanto possa essere forte un legame vero, anche se non vissuto a pieno.
Dimostra che spesso, nella vita, il destino si intromette, ma che determinazione e coraggio sono e devono essere i nostri più preziosi amici.
Dimostra quanto sia importante conoscere il passato ed affrontarlo, immergersi nelle proprie origini fino a scoprire una verità del tutto sconosciuta ai nostri occhi ma conosciuta al nostro cuore.

E poi, Cinzia, ci dimostra invece quanto sia bello leggere libri di Autori con la “A” maiuscola, proprio come lei.
“Doppio Ritratto” è un romanzo scritto con passione, con amore, con ammirazione, con intelligenza e, soprattutto, con cura.
Perché Cinzia si è presa cura dei protagonisti, delle loro mille sfaccettature, delle loro idee, convinzioni e passioni e il risultato è che il lettore se ne innamori.
La tematica artistica è affrontata dall’autrice con un attenzione tale da far sembrare al lettore di ritrovarsi catapultati nel 1500 nello studio di Raffaello e ammirarlo mentre dipinge, e al tempo stesso al Louvre, mentre Chiara restaura.
L’alternarsi di presente (la storia di Chiara) e passato (la storia di Raffaello) arricchisce maggiormente il racconto rendendolo agli occhi del lettore semplicemente unico, accattivante e sorprendente.
La penna di Cinzia è un penna di classe, elegante, sicura e intensa.
Una penna che permette al lettore di conoscere l’anima di Cinzia, i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue passioni.
Una penna che è trasparente perché parla per lei.
Insomma Notters, una penna che va ASSOLUTAMENTE letta! ❤

Ma le sorprese non sono finite! ❤

ALLA NOSTRA TAPPA DEL BLOG TOUR SARA’ COLLEGATO DALLE ORE 11:30 FINO ALLE ORE 21:30 UN FLASH GIVEAWAY CHE VEDE IN PALIO UNA COPIA DIGITALE DI “DOPPIO RITRATTO”!
Clicca qui per partecipare al giveaway!

 

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Non ci resta altro da dirvi se non raccomandarci di seguire le altre tappe di questo fantastico blog tour sui Blog Scrivere al FemminileFlavoria Universe & Le Tazzine di Yoko.

 

BUON DIVERTIMENTO!
Naty&Julie ❤

Recensione di: “Cecilia di Ripanera” di Margot Valois

Buongiorno Notters!
Come state? Vi siete già concessi una giornata sotto i raggi del sole? Vi siete già abbrustoliti a dovere? 🙂
Io sì, e sotto l’ombrellone, con me c’era una piacevolissima ed entusiasmante lettura: il nuovo Romance storico di Margot Valois: “Cecilia di Ripanera”.
Venite a scoprirne di più! 😉

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TITOLO: Cecilia di Ripanera
AUTRICE: Margot Valois
GENERE: Romance storico
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 17 giugno 2016
PAGINE: 176
FORMATO: ebook
PREZZO: 9,99€

 

SINOSSI

Cecilia è la discendente di una nobile famiglia del Regno delle due Sicilie. Una notte scoppia un incendio al suo castello e i suoi genitori muoiono. Qualcuno ha tradito suo padre e lo ha ucciso. Cecilia è costretta a fuggire dalle sue terre con il cugino e la fantesca. Non ha più nulla e deve recarsi a Roma per raggiungere suo fratello Giulio, un alto prelato che da anni è in lite con il padre. Durante il viaggio si imbatte in un misterioso conte inglese, Lord Richard, che la salva da un’aggressione. Tra i due si infiamma la passione. Riuscirà Cecilia a conquistare l’uomo che ama e a riprendersi le sue terre? Una storia carica di forti emozioni, intrighi e tradimenti sullo sfondo dei moti rivoluzionari del 1848.

RECENSIONE
ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!

“Cecilia, Cecilia, per l’amor di Dio, svegliati!”
La ragazza aprì gli occhi, chiedendo con voce assonnata: “Che cosa succede, madre mia?”
“Alzati e vestiti più in fretta che puoi, ma per carità, fai presto… presto. Non c’è un minuto da perdere!” La marchesa Elisabetta Landolfi di Ripanera fuggì via dalla stanza, mentre dava disposizioni a Lina, la cameriera di Cecilia, affinché preparasse una valigia leggera per la figlia.

Un incendio.
image (18)Alte fiamme color dell’oro che lambiscono il palazzo della famiglia di Cecilia di Ripanera.
Il palazzo che è stato la sua casa, la sua nicchia quando voleva nascondersi dal resto del mondo.
Il palazzo che ospita la sua stanza, luogo in cui sono racchiusi tutti i suoi pensieri e segreti più profondi come fosse uno scrigno.
Il palazzo in cui ha condiviso ogni istante con la sua meravigliosa famiglia, con i suoi amati genitori e, ahimè, il suo tanto odiato cugino Oreste.
Quello stesso palazzo ora sta bruciando a causa di moti rivoluzionari che hanno spinto il popolo a rivoltarsi contro la sua famiglia, e con esso, brucia anche il suo cuore.

Inizia così l’avventura di Cecilia di Ripanera, costretta a partire con Lina, la sua fantesca, e Oreste, suo cugino, lasciandosi alle spalle tutta la sua vita.
Un’avventura che marchierà indelebilmente la  sua quotidianità, che rimescolerà le carte in tavola del suo destino e che, infine, lo cambierà.image (19)
Ma noi già lo sappiamo che il destino, quando ci si mette, può essere sia il nostro peggior nemico che il nostro migliore amico, vero?
Sta solo ed esclusivamente a noi capire il suo gioco e fare le altre mosse…
E anche Cecilia dovrà affrontare questo gioco pericoloso se vuole riprendersi ciò che le è stato tolto: il suo palazzo in cui giacciono i corpi senza vita dei suoi genitori, le sue terre, il suo cuore, la sua vita.

Prima di tutto questo Cecilia era una dolce ragazza di diciassette anni che viveva la vita al passo con la sua età; protetta dalle mura del suo palazzo e dall’amore dei propri genitori, nulla poteva scalfire l’ingenuità e la spensieratezza dei suoi diciassette anni.
A molti potrebbe sembrare che si tratti della classica ragazza ricca, viziata, tenuta sotto una campana di vetro.
Ma in realtà Cecilia è tutt’altro: la sua gentilezza, il suo amore per la cultura e l’attaccamento viscerale con la sua Ripanera, fanno di lei una giovane Marchesa atipica per la sua età.
E di questo, si accorge anche Oreste, il suo tanto odiato cugino che vorrebbe sposarla.
Peccato che Cecilia non si fidi di lui.
Perché?
Semplicemente perché conosce il vero Oreste.
Non quello che appare agli occhi della gente, agli occhi dei suoi genitori, soprattutto a quelli del padre che l’ha sempre trattato come fosse suo figlio.
No, lei conosce tutto di lui, anche quella parte oscura e sinistra che tenta di nascondere pur di appropriarsi del rispetto (e non solo) della sua famiglia, quella stessa parte che ha avuto il dispiacere di vedere coi propri occhi quattro anni fa, quando Oreste, ancora una volta, ha liberato la sua vera natura.

Con una dolorosa pesantezza nel cuore, Cecilia affronta con sconforto e profonda tristezza il suo viaggio per raggiungere Giulio, suo fratello, a Roma.
Uno sconforto che presto cambierà, si tramuterà in qualcos’altro nel momento esatto in cui la sua giovane innocenza incontrerà l’adulta irruenza e protezione di Lord Richard.

“Improvvisamente Cecilia udì un tonfo e vide il cugino accasciarsi ai suoi piedi.
“Mi pare che la signora vi abbia chiesto di lasciarla in pace, se non sbaglio” esclamò un uomo dal lieve accento straniero, uscendo dall’ombra.
Cecilia lo guardò riconoscente e si vergognò del suo stato: aveva i capelli scompigliati e il corpetto mezzo aperto. Raccolse da terra lo scialle che le era scivolato via e se lo avvolse sulle spalle. L’uomo si avvicinò sorridendole e tendendole una mano, per aiutarla a passare oltre il cugino che si teneva il capo, lì dove lo straniero lo aveva colpito con il bastone da passeggio. “Venite, madame” le disse, dolcemente.
“Grazie,” mormorò Cecilia, guardando il suo salvatore con occhi colmi di gratitudine e di sollievo.”

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Quegli occhi…
Quegli occhi così meravigliosamente profondi da sembrare quasi oscuri, così penetranti da farla sembrare nuda nonostante i numerosi strati di vestiti che ha addosso, così affascinanti da attrarla come fossero una calamita, fanno immediatamente breccia nella sua mente e nel suo cuore.
Nel suo cuore perché Cecilia, da quel momento, è stata conquistata da quel bellissimo Lord.
Nella sua mente perché Cecilia l’ha già visto quel bellissimo uomo, ha già incrociato una volta il suo sguardo…
Già, ma dove?

L’incontro con Lord Richard sarà la chiave per aprire la porta della verità, una verità che vede un solo traditore, un solo colpevole della morte dei suoi genitori e della lontananza di Cecilia dalla sua tanto amata Ripanera.

“Cecilia di Ripanera” è un romanzo che racconta di un viaggio alla scoperta della verità tra Roma, Ischia e Napoli, paesaggi incantevoli che fanno da sfondo ad una storia intricata.
Numerosi nodi al pettine verrano svelati rendendo tutto il racconto carico di suspense, incuriosendo così il lettore che si ritroverà estremamente coinvolto nella lettura, tanto da leggerlo tutto d’un fiato.

Ho iniziato la lettura di questo romanzo carica di aspettative perché avevo già avuto il piacere di leggere la penna della nostra Margot; devo dire che le mie aspettative non sono state per niente deluse, anzi!
Come la prima volta, Margot mi ha regalato innumerevoli emozioni: sgomento, tenerezza, rabbia, gioia, speranza, amore e mille altre ancora.
Ho sentito lo sconforto di Cecilia quando ha dovuto lasciare la sua casa, mi sono sentita spaesata durante il suo viaggio, mi sono sentita triste per la morte dei suoi genitori e mi sono venire le farfalle nello stomaco quando ha conosciuto Richard.
Poi mi sono sentita battagliera quando era vicina alla verità e, infine, mi sono sentita felice.
Felice di aver avuto la possibilità di leggere un romanzo così ben scritto, così ben raccontato.
Felice di essermi imbattuta in questa brillante autrice che adoro.
Felice di essere così amante dei libri, delle belle storie, proprio come questa.

In questo romanzo l’eleganza e la scorrevolezza della scrittura di Margot vengono esaltate all’ennesima potenza rendendo tutto il racconto piacevole alla lettura.
Il linguaggio ricercato, la descrizione dei paesaggi e dei luoghi in cui si è svolta la vicenda, arricchiscono la storia rendendola un piccolo gioiello, un piccolo diamante che brilla di luce propria in mezzo a tanti.

Quindi grazie Margot per questa bellissima storia, grazie per questa tormentata storia d’amore (anche se mi hai fatto penare fino alle ultime pagine! :p), grazie per questo scorcio di passato in cui mi hai catapultata.
Semplicemente grazie! ❤

Edna.<3

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Nel calore del tuo corpo” di Silvia Carbone&Michela Marrucci

Sono di nuovo insieme a voi! Non sbuffate che vi sento :p. E che non è facile liberarsi di me, anche perché ci sono sempre fantastici libri da leggere e la mia opinione non deve mai mancare ;)! Dopo le mie logorroiche chiacchiere oggi vi parlo di “Nel calore del tuo corpo” di Silvia Carbone&Michela Marrucci.

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TITOLO: Nel calore del tuo corpo
AUTORE: Silvia Carbone & Michela Marrucci
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
COLLANA: Love
GENERE: New Adult
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 9,99

SINOSSI

All’apertura del testamento del nonno materno, Swami Peterson è obbligata a partire per Hardin, un piccolo paese del Montana, per vendere il ranch che ha ereditato. La vita che conduce a Boston è perfetta e lei ha premura di risolvere tutto in fretta per poter ritornare al suo lavoro e alla sua vita. Ciò che Swami non ha previsto è di ritrovarsi a fare i conti con la bellezza rude e sconvolgente di Riley Carson, mandriano della sua stessa fattoria. Lui è troppo diverso dagli uomini a cui è abituata, e Swami cercherà di stargli alla larga nonostante la forte alchimia tra di loro. Il desiderio accende i loro cuori e i loro corpi in una spirale vorticosa che il destino si diverte a intrecciare.

RECENSIONE

Swami ha ricevuto in eredità dal nonno un ranch, in Montana. E per l’apertura del testamento è costretta partire per Hardin. Spera di fare tutto il più in fretta possibile e ritornare a Boston, alla sua vita di tutti i giorni. Ma quello che non si aspetta di trovare in Montana, la travolgerà. Swami trova le sue radici, l’amore per i cavalli e… Riley. Ma chi è lui? Be’ Riley è l’uomo che si prende cura del ranch, lo gestisce. E’ il classico cowboy burbero, attaccato alla sua terra e abituato alla vita faticosa che richiede il ranch. L’incontro tra Swami e Riley non è dei migliori: lui la punzecchia, la prende in giro per la sua provenienza e per il suo modo di fare.

«Cosa ci fa…» l’uomo si interruppe osservando minuziosamente il corpo di Swami «…una donna come lei, qui?» Swami sbatté gli occhi un paio di volte. Veramente quello zotico aveva detto una frase del genere? «Cosa intende per una donna come me? » «Andiamo, una donna della sua portata qui in mezzo. Noi siamo cowboy!» Sorrise in senso di scherno. «Le nostre femmine non sono sofisticate come lei.» 

Ma quello che Riley non si aspetta è il carattere forte di lei, che con le sue risposte pronte: mostra le unghie e i denti. Particolare che ho trovato molto divertente! Tra loro nasce un’alchimia, anche grazie al loro carattere, soprattutto il modo di Swami colpisce molto Riley.

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Swami mostra interesse per quei luoghi incantevoli, se all’inizio non vedeva l’ora di vendere il ranch e ritornare al suo lavoro di tutti i giorni: ora si sente a casa. Durante la sua permanenza in Montana scopre particolari del suo passato, che fino a quel momento le erano sconosciuti. Però ha la sua carriera ben avviata a Boston… e ci sarà qualcuno che come sempre, non ama profondamente farsi gli affari propri! Che cosa deciderà Swami: di tornare alla sua vita? O preferirà coltivare la sua conoscenza con Riley e le sue radici?

Rischiava di perdere tutto lo stesso! Tutti quei pensieri le stavano procurando solo un gran mal di testa e non la soluzione che sperava, invece.

L’ambientazione è fantastica, ben scritta. Il testo è scorrevole e divertente, con la giusta dose di passione. Come si palpa l’alchimia tra Swami e Riley, si palpa anche in Silvia e Michela che sono un connubio perfetto! Mi sono piaciuti molto i personaggi secondari, vengono ben introdotti, tanto hanno il loro meritato spazio nello spin-off uscito il 25 maggio 2016: “Ti prego, non dirmi niente”. E ovviamente non mancherà l’occasione di parlarvi anche di loro 🙂

Naty

 

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Recensione di: “Il silenzio di Luca” di Paola Bettini Picasso

Buondì Notters!
Oggi vi parlo dell’ultimo libro di Paola Picasso “Il silenzio di Luca”.
Un’autrice che ho avuto il piacere e l’onore di scoprire recentemente e che non abbandonerò mai più.
Perché? Scopritelo con me! 😉

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TITOLO: Il silenzio di Luca
AUTRICE: Paola Picasso
GENERE: Narrativa
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 26 febbraio 2016
PAGINE: 131
FORMATO: ebook
PREZZO: 9,99€

SINOSSI

Luca è un bambino di sei anni, intelligente e sensibile. I suoi genitori, assorbiti dai loro lavori, sono spesso assenti e distratti. Lo amano in modo sbagliato, assicurandogli il benessere fisico, molte comodità, ma lesinandogli la loro attenzione e quelle manifestazioni d’affetto che scaldano il cuore. Luca ne soffre. Il suo unico punto di riferimento è il nonno, uomo di immensa saggezza e umanità. È a lui che il bambino si rivolge per ricevere comprensione e affetto ed è solo con lui che sceglie di parlare. Ma quando il nonno si ammala gravemente, Luca sente crollare il suo mondo e decide di fuggire…

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

C’era una volta, in un tempo non molto lontano da noi, un bambino piccolo piccolo che viveva in una città tanto grande; il suo nome era Luca.
Luca, con i suoi capelli biondi e i suoi grandi occhi azzurri, sembrava proprio un angelo… Ma che caratterino che aveva!
Con la sua infinita curiosità, innata ingenuità e disarmante dolcezza, Luca era un peperino niente male.
Era un bambino molto fortunato perché il suo papà Alfredo, avvocato, e la sua mamma Anna, giornalista, erano i classici genitori in carriera  e non gli facevano mancare mai nulla: Luca aveva molte cose che, magari, tanti altri bambini avrebbero voluto tra giochi, vacanze al mare etc.
Eppure chi si fermava ad osservare quel bimbo tanto dolce, notava che i suoi occhioni non brillavano; Luca non era felice.
Come mai?
Cosa mai gli poteva mancare?

” «Nonno.»
«Dimmi, Nostromo.»
«Tu senti sempre la mia voce?»
«Se parli, la sento, sì. Non sono ancora sordo.»
Luca raccolse una manciata di sassolini misti a polvere. «Credi che la mamma e il papà lo siano?», domandò scagliandoli lontano.
«Siano che cosa?»
«Sordi.»
Il nonno allungò un braccio e afferrandogli una spalla, lo fece voltare. «Perché mi fai questa domanda?»
«Perché…» Il bambino esitò. «Perché non mi rispondono mai. Io chiedo delle cose ma loro non sentono.»
Il nonno strinse le labbra, il volto offuscato. «Sono sempre molto presi dal lavoro, distratti. Non devi crucciarti.»
«No», rispose Luca. «Però parlare non serve.» ”

L’attenzione dei suoi genitori era ciò che Luca non aveva e che al contempo più desiderava.

Troppo assorbiti dai propri doveri e dalle responsabilità lavorative, troppo impegnati a vomitarsi addosso accuse di ogni genere e ad incolparsi a vicenda per un matrimonio che non funzionava più, non si accorsero che Luca piano piano stava alzando un muro verso di loro e verso il mondo esterno.
Luca, infatti, era convinto di avere una voce senza suono perché ogni volta che provava a parlare con uno di loro due, questo non lo sentiva.

” La lite continuò, distraendolo.
Era un palleggio di accuse incomprensibili. Molte parole gli erano ignote, ma sapeva che chiedere spiegazioni sarebbe stato inutile. I suoi genitori non udivano la sua voce. Lui parlava, domandava, supplicava, ma non succedeva mai niente. Le sue frasi smozzicate cadevano nel vuoto nessuno le raccoglieva. Forse era convinto di parlare, ma la sua voce non aveva suono. Quel dubbio gli fece corrugare la fronte.image (38).jpeg
Era una teoria interessante. Doveva verificare.
Mentre padre e madre si guardavano in cagnesco, aprì la bocca e lasciò partire un urlo spaventoso che fece trasalire tutti.
«Che cos’è successo?», domandarono padre e madre all’unisono.
Luca chiuse la bocca, la riaprì e forzando al massimo le sue corde vocali, gridò. «Vado a letto!»

In tutto questo una sola persona era in grado di ascoltare davvero Luca: il nonno, il suo super eroe.
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Quell’uomo in carrozzina coi capelli e la barba bianchi, era per lui il più prezioso dei tesori, il sorriso sincero che nasceva sul suo viso, il motivo per il quale sopportava le urla dei genitori… Era il Re dei nonni.
Ed era proprio lui, insieme al piccolo Blu, il cagnolino che salvarono un giorno dalla strada, che decise di non tagliare fuori dal suo mondo, di escludere da quel muro che aveva alzato verso tutti gli altri.
È proprio con lui che Luca parlava ancora.
Si perché Luca, quella voce silenziosa, l’aveva persa.
Provava a farla uscire, ad esprimersi a parole, eppure qualcosa da dentro la bloccava, rendendo Luca letteralmente muto.

Che sia la volta buona che Anna e Alfredo si accorgano di lui?
Del resto si sa, un silenzio vale più di mille parole!

Ho iniziato a leggere “Il silenzio di Luca” con il ricordo ancora vivido in me delle sensazioni e delle emozioni che ho provato leggendo il libro “Un batter d’ali” di quest’autrice.
Un senso di grande attesa e di eccitazione avevano preso il sopravvento; sono entrata come in fibrillazione.
Devo dire, cari Notters, che questa lettura non ha assolutamente deluso le mie aspettative, anzi, se possibile le ha pure superate!

“Il silenzio di Luca” è una meraviglia.
Un libro che tutti dovrebbero leggere, indistintamente.
Perché fa riflettere, perché squarcia il petto, perché è di una dolcezza indescrivibile e perché è semplicemente bello.
Ma bello davvero.
È uno di quei libri che non dovrebbe mai “passare di moda”, uno di quei libri che insegna persino meglio del “manuale del perfetto genitore”.
È uno di quei libri che mamme, figli, padri, zii, nonni, fratelli, amici e cugini dovrebbero leggere perché non ha età o generazioni.
È un quadro dipinto a mano che rappresenta la società in cui viviamo e che, coi suoi colori accesi, grida al mondo intero ciò che le persone tengono nascosto per paura o vergogna.
È un libro scritto con coraggio e che va letto con altrettanto coraggio.

C’è poco da dire: Paola Picasso si è confermata come la grande autrice che è.
E sono certa di non esagerare e non sbagliarmi nel dire che è anche una grande Donna, perché solo una Donna con la “D” maiuscola è in grado di cogliere le fragilità e le debolezze tacite ma maledettamente esplicite che aleggiano nelle nostre case, nelle nostre vite quotidianamente e trattarle con così grande delicatezza e rispetto.
Sono certa di non esagerare nel dire che, coi suoi libri, Paola rappresenta un po’ la mamma di tutti: una mamma amica e una mamma autoritaria, che mette i propri lettori davanti alla realtà delle cose e li obbliga a prenderne coscienza senza, però, abbandonarli mai.
Li accompagna in un viaggio complicato, pieno di insidie, un viaggio che può diventare introspettivo e che, proprio per questo, può spaventare.
Ma la sua mano dolce e forte guiderà per tutto il tempo il lettore, infondendogli sempre un senso di sicurezza e determinazione che lo accompagnerà per tutta la lettura.

Che dire di più?
I libri di Paola Picasso sono uno squarcio di realtà che, volenti o nolenti, necessitano e meritano lo spazio che quest’autrice gli riserva; e noi lettori non possiamo certo fare orecchie da mercante.
Perciò, come disse il caro vecchio Steve Jobs: “Siate affamati, siate folli” e imbattetevi in questa bellissima ed emozionante lettura.

Edna ❤
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Il silenzio di Luca

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Recensione di: “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso

Buongiorno Notters, e buon inizio settimana!
Oggi vi parlerò di un libro meraviglioso che ho divorato in pochi giorni ma che mi è rimasto impresso nella mente per tutta la settimana…
Sto parlando di “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso. Un libro straziante, un libro doloroso, un libro che è un piccolo capolavoro.
E come me ne sono innamorata io, spero che possiate farlo anche voi… Intanto, leggete qui! ❤

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TITOLO: Un battito d’ali
AUTRICE: Paola Bettini Picasso
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2015
GENERE: Narrativa Contemporanea
PAGINE: 98
FORMATO: Cartaceo/Ebook
PREZZO: €14,00 / €9,99

SINOSSI

Una donna, Alessandra, alla disperata ricerca di se stessa; un marito dal cuore fedele e dall’amore invincibile; una madre impotente, piegata dalla sofferenza, ma sempre presente. Tre persone che lottano separatamente, ciascuna con i propri mezzi, ma tutte tese verso il medesimo fine: far emergere una verità terribile ma forse risanatrice. E sullo sfondo, quasi invisibile tra colleghi più illustri e titolati, uno psicologo sui generis, capace d’individuare l’uscita da un labirinto oscuro e d’intravedere un primo raggio di luce.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Fisso la pagina bianca che riempie lo schermo del mio computer alla ricerca delle parole da usare per raccontarvi e riuscire a spiegarvi le sensazioni che mi ha dato “Un battito d’ali” di Paola Picasso. Lo guardo e sono in difficoltà, perché ho la mente e il cuore carichi di emozioni, tutte contrastanti tra loro.
Perché questo è un libro che da tanto e toglie tutto allo stesso tempo.
Perché colma i vuoti che ognuno di noi ha dentro, ma è in grado anche di crearli.
Perché toglie il respiro, crea una burrasca interiore, rimescola l’anima e poi, pian piano, la tempesta si arresta anche se lascia dietro di sé un grande caos.
Perché è un libro che ha governato i miei pensieri da quando ho iniziato a leggerlo a quando l’ho terminato, e non li ha abbandonati neanche dopo.
Perché è un libro a cui mi sono affezionata in modo particolare, che mi ha dato qualcosa che pensavo fosse impossibile trasmettere attraverso una penna.

Avete mai sentito parlare del vaso di pandora?
Si dice che sia un contenitore che, una volta aperto, riversa tutti i mali del mondo su di esso. In questa storia, il vaso di pandora è Alessandra. O meglio, la sua mente.
Alessandra è una trentenne confusa, disorientata e profondamente infelice.
Guarda il mondo come se lei fosse un microscopico puntino e tutte le persone attorno a sé, invece, giganti in grado di calpestarla da un momento all’altro. Osserva affascinata e distante la quotidianità degli altri, lo scorrere delle loro vite come se fosse tutto normale, come se non avessero alcun problema all’interno delle loro case o sul posto lavoro, mentre la sua di vita va a rallentatore. Sembra che qualcuno abbia applicato una sorta di moviola alle sue giornate, che passano sempre in modo dolorosamente lento.
Il letto è il suo migliore amico: con le coperte che l’abbracciano come se fossero grandi braccia, Alessandra trova in lui un porto sicuro, un rifugio, una boa di salvataggio alla quale appigliarsi nei momenti in cui si sente persa come se fosse in mezzo all’Oceano Atlantico.
Il suo nemico numero uno?
Beh, facile: Ale.
Chi è Ale, dite?
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È la parte peggiore di sé stessa.
È quella vocina in testa che le sussurra quanto sia inetta, quanto povera sia la sua vita, quanto sia una donna senza spina dorsale.
È la parte di Alessandra che vuole distruggerla, che vuole preval
ere a tutti i costi, che la spinge al limite facendole compiere gesti folli ma che poi, alla fine, le fa aprire gli occhi e le restituisce il senno, facendola tornare sui suoi passi. Un po’ come fosse una sorella maggiore, ecco.

“Ti sbagli” grido. “La mia mente conserva milioni d’immagini. Molte sono slegate, ma riuscirò a ricucirle e allora…tu non avrai più ragione di esistere”.
“Ti consiglio di non farlo. L’ago che vuoi adoperare ha la punta avvelenata. Usalo e morirai”.
“Morirò anche se non tenterò” rispondo. “Morirò perché se non riprenderò possesso della mia vita, tu finirai per distruggermi. Lo stai facendo da molto tempo. Sento il tuo scalpello che lavora nella mia testa, che stacca frammenti su frammenti e me la riempie di polvere. Devi smetterla. Lasciami in pace, per favore”.
“Se non ti avessi soccorso nel momento del bisogno, non saresti più qui” replica lei con gravità. “Lo sai, vero?”
Scuoto la testa e chiudo gli occhi.
[…] Sai perché non sei mai andata fino in fondo?” domanda.
No. Non lo so. Al momento decisivo, sono sempre tornata indietro come se una catena di ferro mi trattenesse dal compiere l’ultimo passo.
[…] “Perché ogni volta sono intervenuta io” afferma Ale con sussiego. “Non volevo morire insieme a te. Se ti sei arresa, se la tua scintilla di vita si è spenta, la mia arde ancora. Anzi, è più brillante che mai. È alimentata dal desiderio di vendicarmi. Il destino mi ha beffata, ma io voglio beffare lui. Illuderlo di avermi vinta, per poi conficcargli le dita nel collo e urlare che sarò io a decidere di me stessa. Che lui ha sparato tutti i suoi proiettili e non può farmi più niente. Tu soffri, stupida donna. Non sai, dimentichi, ti smarrisci. Io so e non dimentico. Qualcuno deve pagarmela.”

L’accompagna ogni giorno, le riempie la testa e, anche se è solo una voce debole, Alessandra la sente dentro di sé come se le parlasse attraverso un megafono.
Vorrebbe zittirla, vorrebbe tappargli quella bocca e avere i suoi momenti di pace, come quando, quelle rare volte, passeggia nella sua amata Bologna con la testa leggera e la curiosità di una bambina.
Eppure, ogni volta, quando meno se lo aspettata ecco che Ale torna. Torna sempre.
Questo fa di Alessandra una mina vagante: silenziosa e pacata all’apparenza, ma pronta ad esplodere da un momento all’altro.
image (29).jpeg“Una farfalla con un’ala sola”, così l’ha sempre definita Andrea, suo marito. Alessandra ha molte mancanze: la cognizione del tempo, la capacità di emozionarsi, la capacità di sorridere, anche la memoria ormai l’ha abbandonata, infatti non ricorda quasi più nulla del suo passato.
Ogni tanto, però, capita che qualcuno o qualcosa le ricordi qualche momento della sua vita così di farla viaggiare nel tempo come se fosse la passeggera all’interno di una macchina che la trasporta dal presente al passato.

Mentre mescolo il caffè, osservo il cagnolino che ormai ha vuotato la ciotola e di colpo alla sua immagine si sostituisce quella di un piccolo dalmata dallo sguardo dolcissimo.
[…] Avevo in mano due piccoli candelieri d’argento e mi stavo domandando dove sistemarli, quando Andrea era rincasato e mi aveva messo tra le braccia un piccolo dalmata.
“L’ho visto nella vetrina di un negozio di animali e non ho resistito” mi aveva spiegato. “Sono entrato e lui mi ha detto che voleva venire con me.”
“Te l’ha detto lui?”
“Certo. Sa parlare, ma ha la erre moscia. La padrona del negozio ha assicurato che crescendo la pronuncerà bene”.
Ero scoppiata a ridere e avevo baciato il cagnolino che mi stava lavando la faccia. “Ha un nome?”
Mio marito aveva sospirato. “Lui dice che gli piace Tonno.”
“Tonno?”
“È il suo cibo preferito.”
“Allora è deciso”.

Intrappolata in questo labirinto che non ha vie d’uscita, travolta dagli eventi che le hanno scombussolato la vita e, ancor di più, l’anima, Alessandra ha però qualcosa che niente è nessuno riuscirà mai a toglierle: non è sola.
Affianco a se ha una madre che darebbe persino la sua vita per vedere anche solo per un istante l’Alessandra di qualche anno fa: bellissima, solare, generosa, invidiata da tutti, amata da tutti.image (31).jpeg
Una madre che, da quel giorno, da quel maledetto giorno, ha nascosto o
gni singola foto, ogni singolo oggetto che potesse far rivivere ad Alessandra tutto quel dolore che le ha oscurato l’anima.

La sua mamma non ha smesso di essere presente nemmeno per un istante, dandole quello che solo una madre sa dare: amore. Puro, vivo ed incondizionato amore.

Ma c’è anche un’altra figura che accompagna Alessandra lungo tutto il suo percorso senza lasciarla mai, allungandole sempre la mano ogni volta che ne ha bisogno, afferendola ogni volta che inciampa e curando le sua ferite ogni volta che cade… Suo marito Andrea.
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Andrea è un compagno di vita estremamente presente e fondamentale nella vita di Alessandra, eppure lei non può fare a meno di odiarlo.
Non sa perché, non sa come, ma c’è qualcosa che la spinge e volerlo tenere lontano da lei, senza potergli dare l’opportunità di parlare, di chiarire, di capire.
Alessandra lo vuole lontano da sé e basta. Per sempre.

 Mi spingo indietro e …lo sento. È reale, forte, grande come una montagna.
Volto la testa e lo vedo a pochi centimetri dalla mia faccia. Sobbalzo con tanta violenza da cadere dal letto e comincio a urlare.
“Calmati!” m’implora lui, sollevandomi. “Sono solo io.”
“Che cosa fai qui? Perché sei steso sul mio letto? Chi ti ha chiamato?”
Tua madre, mezz’ora fa. Era angosciata perché non ti svegliavi. Temeva che il calmante avesse avuto un effetto troppo forte. Ha provato a chiamarti, a scuoterti, ma tu non davi segni di vita.”
“E la tua idea è stata quella di spaventarmi a morte?”
“Volevo…” Andrea si alza, mi volta le spalle e si copre il viso con le mani. “Dio! Ho ceduto al desiderio di abbracciarti, ho approfittato del tuo sonno. Un tempo quando non stavi bene, ti prendevo tra le braccia, ti cullavo e ti passava tutto. Se ti abbandonassi a me…”
“Vattene!” grido. “Non voglio che mi tocchi. Non voglio che mi guardi.” Scivolo sotto le coperte e mi rannicchio verso il fondo del letto come facevo da piccola, quando avevo paura. Ho paura anche adesso. Della luce, della sua voce, di lui. “Va’ via” imploro, mentre Ale sghignazza divertita. Sento dei passi che si allontanano adagio e poi il tonfo della porta che si chiude.

Perché Alessandra è arrivata a questo?
Perché quella splendida ragazza si è ritrovata, un giorno, a guardarsi allo specchio e a non riconoscersi più?
Perché ha perso quella luce negli occhi che la contraddistingueva?
Perché ha fatto sì che la sua stessa vita le scivolasse via fra le dita?
Cosa si nasconde tra i suoi ricordi offuscati?
Cos’ha scatenato tutto questo?

Un percorso, quello di Alessandra, difficile, triste, pericoloso, inimmaginabile eppure necessario.
Necessario per ricordare cosa l’ha ridotta in quello stato, per riprendere in mano la sua vita, per uscire da quel tunnel tanto angusto, per riscattarsi, per ritrovare ciò che ha perso per strada e costruire qualcosa di nuovo, di più bello.
Un percorso che è stato segnato anche dal passaggio del Dottor Anselmi, il primo psicologo al quale Alessandra ha sentito di potersi affidare, al quale ha confessato ciò che la sua mente aveva rimosso e che l’ha aiutata a riprendere coscienza di sè stessa e di quello che era accaduto.

Che dire… “Un battito d’ali” è una bomba.
Non posso negarlo: non è un libro per tutti, tanto meno un libro da affrontare a cuor leggero.
È un libro che merita rispetto, che merita di essere trattato come il gioiello che è.
Semplicemente perchè è l’anima di una persona contenuta in 98 pagine.
È una storia estremamente intima nella quale il lettore entra in punta di pied per poi cascarci/finirci dentro con tutte le scarpe, divorato dall’enormità degli eventi che inevitabilmente si abbattono su di lui come meteoriti.
È un viaggio introspettivo che spaventa e affascina, come la più seduttrice delle sirene.
È un libro che rappresenta una presa di coscienza su cosa vuol dire soffrire, ma soffrire per davvero.
È un libro che mi ha fatto sentire come sulle montagne russe: momenti in cui l’adrenalina scorre nelle vene, in cui senti che il mondo è ai tuoi piedi e poi… Momenti in cui perdi completamente il controllo e rimani stordito, in balia degli eventi.
Un “su e giù” continuo, che incatena il lettore al libro, dimenticandosi però di restituirgli la chiave per liberarsi da quelle catene. Ho amato tutto di questa storia.
Ho amato Alessandra, un personaggio che fa disperare, che fa pensare, che mi ha immediatamente riportato ad una frase di una canzone…

“Sono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere, sono diventata questa senza neanche accorgermene”
Noemi – Vuoto a perdere.

Ho amato la tenacia estrema di Andrea, che si rivelerà davvero fondamentale nel percorso di Alessandra.
Ho amato la scrittura del romanzo, capace di catapultare il lettore all’interno della storia; infatti non potrà fare a meno di immedesimarsi talmente tanto da arrivare a chiedersi “Ma questo libro parla di me? Questa sono io?”
Ho amato la scelta di Paola di voler affrontare una tematica come questa per aiutare il lettore a prendere consapevolezza del dolore che a volte inconsciamente ci circonda, per aiutarlo a vedere con occhi diversi chi incontriamo per strada, in autobus, al supermercato, in farmacia. Perché ogni persona ha una storia, un vissuto, un bagaglio dentro di sè che si trascina dietro ogni giorno.
Perché è troppo facile giudicare senza conoscere, e ben più difficile guardare senza giudicare.
Ho amato la scelta dell’autrice di intervallare i momenti presenti di Alessandra, a quelli del passato che aiutano man mano a trarre le fila della storia come se il lettore stesse componendo un puzzle, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina.
Ho amato persino il momento in cui il mio cuore è esploso in mille pezzettini e il mio viso si è inondato di lacrime.
Ho amato ogni punto, ogni virgola, ogni singola parola di questo libro che, lasciatemelo dire, è la rappresentazione di quello che a mio avviso vuol dire saper scrivere veramente.

“Un battito d’ali” è stato un avventura che mi ha portato a conoscere un’Autrice (si, avete letto bene, con la A maiuscola!!) come Paola Picasso, una perla rara nel mondo della letteratura.
Questo libro è l’esempio che scrivere storie come queste arricchisce il lettore di un qualcosa che non si può comprare, di un qualcosa che rimarrà aggrappato all’anima per sempre. Penso che creare un libro da una storia come questa sia estremamente complicato e molto, molto rischioso. Penso quindi che farlo, e farlo bene, non sia una cosa da tutti…
Ma in questo caso posso dirlo: Paola ci è riuscita alla stragrande e mi ha letteralmente e irrimediabilmente conquistata.
Cos’altro aggiungere?
LEGGETELO!

Edna

 

 

 

Un battito d’ali

 

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