Recensione di: “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso

Buongiorno Notters, e buon inizio settimana!
Oggi vi parlerò di un libro meraviglioso che ho divorato in pochi giorni ma che mi è rimasto impresso nella mente per tutta la settimana…
Sto parlando di “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso. Un libro straziante, un libro doloroso, un libro che è un piccolo capolavoro.
E come me ne sono innamorata io, spero che possiate farlo anche voi… Intanto, leggete qui! ❤

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TITOLO: Un battito d’ali
AUTRICE: Paola Bettini Picasso
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2015
GENERE: Narrativa Contemporanea
PAGINE: 98
FORMATO: Cartaceo/Ebook
PREZZO: €14,00 / €9,99

SINOSSI

Una donna, Alessandra, alla disperata ricerca di se stessa; un marito dal cuore fedele e dall’amore invincibile; una madre impotente, piegata dalla sofferenza, ma sempre presente. Tre persone che lottano separatamente, ciascuna con i propri mezzi, ma tutte tese verso il medesimo fine: far emergere una verità terribile ma forse risanatrice. E sullo sfondo, quasi invisibile tra colleghi più illustri e titolati, uno psicologo sui generis, capace d’individuare l’uscita da un labirinto oscuro e d’intravedere un primo raggio di luce.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Fisso la pagina bianca che riempie lo schermo del mio computer alla ricerca delle parole da usare per raccontarvi e riuscire a spiegarvi le sensazioni che mi ha dato “Un battito d’ali” di Paola Picasso. Lo guardo e sono in difficoltà, perché ho la mente e il cuore carichi di emozioni, tutte contrastanti tra loro.
Perché questo è un libro che da tanto e toglie tutto allo stesso tempo.
Perché colma i vuoti che ognuno di noi ha dentro, ma è in grado anche di crearli.
Perché toglie il respiro, crea una burrasca interiore, rimescola l’anima e poi, pian piano, la tempesta si arresta anche se lascia dietro di sé un grande caos.
Perché è un libro che ha governato i miei pensieri da quando ho iniziato a leggerlo a quando l’ho terminato, e non li ha abbandonati neanche dopo.
Perché è un libro a cui mi sono affezionata in modo particolare, che mi ha dato qualcosa che pensavo fosse impossibile trasmettere attraverso una penna.

Avete mai sentito parlare del vaso di pandora?
Si dice che sia un contenitore che, una volta aperto, riversa tutti i mali del mondo su di esso. In questa storia, il vaso di pandora è Alessandra. O meglio, la sua mente.
Alessandra è una trentenne confusa, disorientata e profondamente infelice.
Guarda il mondo come se lei fosse un microscopico puntino e tutte le persone attorno a sé, invece, giganti in grado di calpestarla da un momento all’altro. Osserva affascinata e distante la quotidianità degli altri, lo scorrere delle loro vite come se fosse tutto normale, come se non avessero alcun problema all’interno delle loro case o sul posto lavoro, mentre la sua di vita va a rallentatore. Sembra che qualcuno abbia applicato una sorta di moviola alle sue giornate, che passano sempre in modo dolorosamente lento.
Il letto è il suo migliore amico: con le coperte che l’abbracciano come se fossero grandi braccia, Alessandra trova in lui un porto sicuro, un rifugio, una boa di salvataggio alla quale appigliarsi nei momenti in cui si sente persa come se fosse in mezzo all’Oceano Atlantico.
Il suo nemico numero uno?
Beh, facile: Ale.
Chi è Ale, dite?
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È la parte peggiore di sé stessa.
È quella vocina in testa che le sussurra quanto sia inetta, quanto povera sia la sua vita, quanto sia una donna senza spina dorsale.
È la parte di Alessandra che vuole distruggerla, che vuole preval
ere a tutti i costi, che la spinge al limite facendole compiere gesti folli ma che poi, alla fine, le fa aprire gli occhi e le restituisce il senno, facendola tornare sui suoi passi. Un po’ come fosse una sorella maggiore, ecco.

“Ti sbagli” grido. “La mia mente conserva milioni d’immagini. Molte sono slegate, ma riuscirò a ricucirle e allora…tu non avrai più ragione di esistere”.
“Ti consiglio di non farlo. L’ago che vuoi adoperare ha la punta avvelenata. Usalo e morirai”.
“Morirò anche se non tenterò” rispondo. “Morirò perché se non riprenderò possesso della mia vita, tu finirai per distruggermi. Lo stai facendo da molto tempo. Sento il tuo scalpello che lavora nella mia testa, che stacca frammenti su frammenti e me la riempie di polvere. Devi smetterla. Lasciami in pace, per favore”.
“Se non ti avessi soccorso nel momento del bisogno, non saresti più qui” replica lei con gravità. “Lo sai, vero?”
Scuoto la testa e chiudo gli occhi.
[…] Sai perché non sei mai andata fino in fondo?” domanda.
No. Non lo so. Al momento decisivo, sono sempre tornata indietro come se una catena di ferro mi trattenesse dal compiere l’ultimo passo.
[…] “Perché ogni volta sono intervenuta io” afferma Ale con sussiego. “Non volevo morire insieme a te. Se ti sei arresa, se la tua scintilla di vita si è spenta, la mia arde ancora. Anzi, è più brillante che mai. È alimentata dal desiderio di vendicarmi. Il destino mi ha beffata, ma io voglio beffare lui. Illuderlo di avermi vinta, per poi conficcargli le dita nel collo e urlare che sarò io a decidere di me stessa. Che lui ha sparato tutti i suoi proiettili e non può farmi più niente. Tu soffri, stupida donna. Non sai, dimentichi, ti smarrisci. Io so e non dimentico. Qualcuno deve pagarmela.”

L’accompagna ogni giorno, le riempie la testa e, anche se è solo una voce debole, Alessandra la sente dentro di sé come se le parlasse attraverso un megafono.
Vorrebbe zittirla, vorrebbe tappargli quella bocca e avere i suoi momenti di pace, come quando, quelle rare volte, passeggia nella sua amata Bologna con la testa leggera e la curiosità di una bambina.
Eppure, ogni volta, quando meno se lo aspettata ecco che Ale torna. Torna sempre.
Questo fa di Alessandra una mina vagante: silenziosa e pacata all’apparenza, ma pronta ad esplodere da un momento all’altro.
image (29).jpeg“Una farfalla con un’ala sola”, così l’ha sempre definita Andrea, suo marito. Alessandra ha molte mancanze: la cognizione del tempo, la capacità di emozionarsi, la capacità di sorridere, anche la memoria ormai l’ha abbandonata, infatti non ricorda quasi più nulla del suo passato.
Ogni tanto, però, capita che qualcuno o qualcosa le ricordi qualche momento della sua vita così di farla viaggiare nel tempo come se fosse la passeggera all’interno di una macchina che la trasporta dal presente al passato.

Mentre mescolo il caffè, osservo il cagnolino che ormai ha vuotato la ciotola e di colpo alla sua immagine si sostituisce quella di un piccolo dalmata dallo sguardo dolcissimo.
[…] Avevo in mano due piccoli candelieri d’argento e mi stavo domandando dove sistemarli, quando Andrea era rincasato e mi aveva messo tra le braccia un piccolo dalmata.
“L’ho visto nella vetrina di un negozio di animali e non ho resistito” mi aveva spiegato. “Sono entrato e lui mi ha detto che voleva venire con me.”
“Te l’ha detto lui?”
“Certo. Sa parlare, ma ha la erre moscia. La padrona del negozio ha assicurato che crescendo la pronuncerà bene”.
Ero scoppiata a ridere e avevo baciato il cagnolino che mi stava lavando la faccia. “Ha un nome?”
Mio marito aveva sospirato. “Lui dice che gli piace Tonno.”
“Tonno?”
“È il suo cibo preferito.”
“Allora è deciso”.

Intrappolata in questo labirinto che non ha vie d’uscita, travolta dagli eventi che le hanno scombussolato la vita e, ancor di più, l’anima, Alessandra ha però qualcosa che niente è nessuno riuscirà mai a toglierle: non è sola.
Affianco a se ha una madre che darebbe persino la sua vita per vedere anche solo per un istante l’Alessandra di qualche anno fa: bellissima, solare, generosa, invidiata da tutti, amata da tutti.image (31).jpeg
Una madre che, da quel giorno, da quel maledetto giorno, ha nascosto o
gni singola foto, ogni singolo oggetto che potesse far rivivere ad Alessandra tutto quel dolore che le ha oscurato l’anima.

La sua mamma non ha smesso di essere presente nemmeno per un istante, dandole quello che solo una madre sa dare: amore. Puro, vivo ed incondizionato amore.

Ma c’è anche un’altra figura che accompagna Alessandra lungo tutto il suo percorso senza lasciarla mai, allungandole sempre la mano ogni volta che ne ha bisogno, afferendola ogni volta che inciampa e curando le sua ferite ogni volta che cade… Suo marito Andrea.
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Andrea è un compagno di vita estremamente presente e fondamentale nella vita di Alessandra, eppure lei non può fare a meno di odiarlo.
Non sa perché, non sa come, ma c’è qualcosa che la spinge e volerlo tenere lontano da lei, senza potergli dare l’opportunità di parlare, di chiarire, di capire.
Alessandra lo vuole lontano da sé e basta. Per sempre.

 Mi spingo indietro e …lo sento. È reale, forte, grande come una montagna.
Volto la testa e lo vedo a pochi centimetri dalla mia faccia. Sobbalzo con tanta violenza da cadere dal letto e comincio a urlare.
“Calmati!” m’implora lui, sollevandomi. “Sono solo io.”
“Che cosa fai qui? Perché sei steso sul mio letto? Chi ti ha chiamato?”
Tua madre, mezz’ora fa. Era angosciata perché non ti svegliavi. Temeva che il calmante avesse avuto un effetto troppo forte. Ha provato a chiamarti, a scuoterti, ma tu non davi segni di vita.”
“E la tua idea è stata quella di spaventarmi a morte?”
“Volevo…” Andrea si alza, mi volta le spalle e si copre il viso con le mani. “Dio! Ho ceduto al desiderio di abbracciarti, ho approfittato del tuo sonno. Un tempo quando non stavi bene, ti prendevo tra le braccia, ti cullavo e ti passava tutto. Se ti abbandonassi a me…”
“Vattene!” grido. “Non voglio che mi tocchi. Non voglio che mi guardi.” Scivolo sotto le coperte e mi rannicchio verso il fondo del letto come facevo da piccola, quando avevo paura. Ho paura anche adesso. Della luce, della sua voce, di lui. “Va’ via” imploro, mentre Ale sghignazza divertita. Sento dei passi che si allontanano adagio e poi il tonfo della porta che si chiude.

Perché Alessandra è arrivata a questo?
Perché quella splendida ragazza si è ritrovata, un giorno, a guardarsi allo specchio e a non riconoscersi più?
Perché ha perso quella luce negli occhi che la contraddistingueva?
Perché ha fatto sì che la sua stessa vita le scivolasse via fra le dita?
Cosa si nasconde tra i suoi ricordi offuscati?
Cos’ha scatenato tutto questo?

Un percorso, quello di Alessandra, difficile, triste, pericoloso, inimmaginabile eppure necessario.
Necessario per ricordare cosa l’ha ridotta in quello stato, per riprendere in mano la sua vita, per uscire da quel tunnel tanto angusto, per riscattarsi, per ritrovare ciò che ha perso per strada e costruire qualcosa di nuovo, di più bello.
Un percorso che è stato segnato anche dal passaggio del Dottor Anselmi, il primo psicologo al quale Alessandra ha sentito di potersi affidare, al quale ha confessato ciò che la sua mente aveva rimosso e che l’ha aiutata a riprendere coscienza di sè stessa e di quello che era accaduto.

Che dire… “Un battito d’ali” è una bomba.
Non posso negarlo: non è un libro per tutti, tanto meno un libro da affrontare a cuor leggero.
È un libro che merita rispetto, che merita di essere trattato come il gioiello che è.
Semplicemente perchè è l’anima di una persona contenuta in 98 pagine.
È una storia estremamente intima nella quale il lettore entra in punta di pied per poi cascarci/finirci dentro con tutte le scarpe, divorato dall’enormità degli eventi che inevitabilmente si abbattono su di lui come meteoriti.
È un viaggio introspettivo che spaventa e affascina, come la più seduttrice delle sirene.
È un libro che rappresenta una presa di coscienza su cosa vuol dire soffrire, ma soffrire per davvero.
È un libro che mi ha fatto sentire come sulle montagne russe: momenti in cui l’adrenalina scorre nelle vene, in cui senti che il mondo è ai tuoi piedi e poi… Momenti in cui perdi completamente il controllo e rimani stordito, in balia degli eventi.
Un “su e giù” continuo, che incatena il lettore al libro, dimenticandosi però di restituirgli la chiave per liberarsi da quelle catene. Ho amato tutto di questa storia.
Ho amato Alessandra, un personaggio che fa disperare, che fa pensare, che mi ha immediatamente riportato ad una frase di una canzone…

“Sono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere, sono diventata questa senza neanche accorgermene”
Noemi – Vuoto a perdere.

Ho amato la tenacia estrema di Andrea, che si rivelerà davvero fondamentale nel percorso di Alessandra.
Ho amato la scrittura del romanzo, capace di catapultare il lettore all’interno della storia; infatti non potrà fare a meno di immedesimarsi talmente tanto da arrivare a chiedersi “Ma questo libro parla di me? Questa sono io?”
Ho amato la scelta di Paola di voler affrontare una tematica come questa per aiutare il lettore a prendere consapevolezza del dolore che a volte inconsciamente ci circonda, per aiutarlo a vedere con occhi diversi chi incontriamo per strada, in autobus, al supermercato, in farmacia. Perché ogni persona ha una storia, un vissuto, un bagaglio dentro di sè che si trascina dietro ogni giorno.
Perché è troppo facile giudicare senza conoscere, e ben più difficile guardare senza giudicare.
Ho amato la scelta dell’autrice di intervallare i momenti presenti di Alessandra, a quelli del passato che aiutano man mano a trarre le fila della storia come se il lettore stesse componendo un puzzle, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina.
Ho amato persino il momento in cui il mio cuore è esploso in mille pezzettini e il mio viso si è inondato di lacrime.
Ho amato ogni punto, ogni virgola, ogni singola parola di questo libro che, lasciatemelo dire, è la rappresentazione di quello che a mio avviso vuol dire saper scrivere veramente.

“Un battito d’ali” è stato un avventura che mi ha portato a conoscere un’Autrice (si, avete letto bene, con la A maiuscola!!) come Paola Picasso, una perla rara nel mondo della letteratura.
Questo libro è l’esempio che scrivere storie come queste arricchisce il lettore di un qualcosa che non si può comprare, di un qualcosa che rimarrà aggrappato all’anima per sempre. Penso che creare un libro da una storia come questa sia estremamente complicato e molto, molto rischioso. Penso quindi che farlo, e farlo bene, non sia una cosa da tutti…
Ma in questo caso posso dirlo: Paola ci è riuscita alla stragrande e mi ha letteralmente e irrimediabilmente conquistata.
Cos’altro aggiungere?
LEGGETELO!

Edna

 

 

 

Un battito d’ali

 

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