Recensione di: “Amori incrociati a Parigi” di Maria Masella

Ciao Notters 🙂 e buon lunedì!
Torno a farvi compagnia con una nuova recensione, la recensione di un libro che racconta di un colpo di fulmine, di un amore normale, semplice.
Un amore intenso, nato nel giro di poche ore, un paradosso no? 🙂
L’amore della vita nato in un attimo, un attimo che, paradossalmente, varrà una vita.

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TITOLO: Amori incrociati a Parigi
AUTRICE: Maria Masella
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti (Collana Love)
DATA PUBBLICAZIONE: 18 Novembre 2015
GENERE: Romance
FORMATO: eBook
PAGINE: 93
PREZZO: € 9,99
LINK PER L’ACQUISTO: qui

 

SINOSSI

Una nevicata improvvisa blocca l’aeroporto di Oslo e i voli vengono sospesi per alcune ore. Fra gli altri passeggeri resta a terra anche Alice, una giovane biologa marina, che deve ritornare in Francia perché il padre Roland ha avuto un attacco di cuore. Nonostante sia molto riservata e in ansia, la cortesia di Jacques, un altro passeggero rimasto a terra, la colpisce e i due giovani trascorrono qualche ora insieme in attesa della partenza. Soltanto ai momenti dei saluti Jacques bacia Alice che si è presentata soltanto come Al. Ritornata a casa Alice deve affrontare non solo la malattia del padre ma anche Bea, la sorella maggiore, viziata dalla madre Arlette. Trova un sostegno in Jean, medico e amico d’infanzia, che è in pessimi rapporti con Bea. Arlette fraintende i rapporti fra Alice e Jean e crede che siano innamorati. E riappare Jacques che è riuscito a rintracciare la misteriosa Al…

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

Immaginate una ragazza semplice, acqua e sapone.
Una ragazza minuta, dai capelli corti e gli occhi color nocciola, il viso pulito e l’animo buono.images
Una ragazza legata alla famiglia, abituata a mettere da parte i propri pensieri e le proprie preoccupazioni, una ragazza testarda che ha inseguito un sogno fin da bambina fino a realizzarlo, una volta diventata donna.
Lei è Alice Lorain..o più semplicemente “Al”. 🙂
Ha una sorella, Bea, che è esattamente il suo opposto: una bellezza sfrontata ed evidente, lo spirito di un’artista, nessun obiettivo da realizzare ma con un mondo da inseguire in testa, innamorata dell’amore ma poco concreta nella realizzazione della sua vita.
Bea è la sorella minore e come tale è stata assurdamente viziata dai genitori al contrario di Alice che invece è sempre stata indipendente e razionale, pacata e con degli schemi ben delineati in testa.

Immaginate adesso un uomo sulla trentina.
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Un uomo dalle mani grandi e forti, che trasuda sicurezza e al tempo stesso è in grado di trasmettere una profonda serenità.
Un uomo con la quale parlare di qualsiasi cosa senza sentirsi in imbarazzo, un uomo affascinante.
Un architetto abbastanza famoso a Parigi, specializzato in progettazioni di installazioni portuali e, grazie a questa professione, abituato a viaggiare spesso e in ogni parte del mondo.
Lui è Jacques Manceau.

Adesso, una volta immaginati i personaggi, immaginate un aeroporto, una forte nevicata e la variabile del tempo. Il risultato dell’equazione?
Un uomo e una donna bloccati nell’aeroporto di Oslo a causa di una forte nevicata e del tempo da trascorrere insieme.

​“Ora, a poche ore dall’arrivo, questa “nevicata improvvisa la teneva bloccata a Oslo.

Da Oslo a Parigi, da Parigi alla loro cittadina, era una distanza ridicola dopo tutti i chilometri che aveva precorso… Eppure era piantata lì.
Chissà come stava suo padre! Aveva provato a richiamare sua madre per sapere qualcosa di più preciso, ma senza esito: solo Bea, sempre Bea! Aveva provato a telefonare in Ospedale, ma non era riuscita a superare il muro di silenzio imposto dalla privacy.
O non avevano il coraggio di dirle, per telefono, la verità? No, non doveva neppure pensare alla possibilità che suo padre fosse… Non era riuscita neppure a trovare uno dei medici che conosceva.
Doveva controllarsi o sarebbe scoppiata a piangere. O peggio avrebbe avuto una crisi di nervi.
Prese la matita e sottolineò un passo particolarmente utile di quel saggio sulla barriera corallina.
Nonostante l’ansia e la tristezza le venne quasi da sorridere: la barriera corallina!
In famiglia dicevano che si occupava di coralli… Era più interessante di “biologa marina”.
Più volte aveva provato a correggere sua madre, ma lei aveva scosso il capo perfettamente acconciato: — Ma insomma, Alice, sempre coralli sono. E poi è un po’ più femminile!

Jacques non riusciva a distogliere lo sguardo dalla donna. Prima sembrava assorta nei suoi pensieri, e non sembravano lieti, ma ora stava sorridendo fra sé. Un sorriso caldo, segreto, appena accennato, come se stesse pensando a qualcosa di molto divertente o di molto piacevole. Forse il ricordo di un momento con un amante. O con un innamorato.
Sembrava il tipo di donna che andava a letto con un uomo soltanto per amore, non per passatempo o per essere alla moda.”

Inizia così la storia di Jacques e Al, con un gioco di sguardi, un groviglio di pensieri ed una forte innegabile attrazione.

Vi è mai successo di guardare una persona e di sentire che è quella giusta? Che non c’è e non ci sarà più niente di sbagliato da quel momento in avanti? Di guardare i suoi occhi ed i suoi movimenti e di sentirvi a casa?

Questa sensazione è la chiave di questa storia.

Una storia che vedrà i nostri due protagonisti combattere con un sentimento forte ed intenso ma altrettanto inaspettato, un sentimento che entrambi avranno paura di vivere ma che inevitabilmente li porterà uno tra le braccia dell’altro e impedirà loro di stare lontani anche quando ci saranno migliaia di chilometri, Stati ed infinite ore di volo da affrontare.
Non sarà una storia semplice, ma anzi!
Questa è una di quelle storie che, se da un lato sembrano un segno del destino, dall’altro sembrano essere destinate a non decollare mai.
Sarà un amore difficile, sottoposto a tanti ostacoli e a tantissime prove da superare. Prove che, ad un certo punto della storia, sembrano essere più forti del sentimento che lega i nostri due protagonisti…

​“Ma quando fu stretta fra le sue braccia, mentre lui si chinava a baciarla, capì che non c’era bisogno di parole.”

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Non voglio svelarvi nulla di più di questa storia perché si innescherebbe un effetto domino tale per cui vi racconterei l’intero libro e vi priverei dell’immenso piacere di leggere le righe scritte da Maria Masella.
Righe scritte con una maturità linguistica che non può passare inosservata ed una pulizia stilistica da invidiare.
La storia è scorrevole, i tempi assolutamente coerenti ed il profilo dei personaggi ben delineato.
Maria ha, dal mio punto di vista, la capacità di trasportarti in un tempo ed un luogo ben precisi, a suo piacimento e senza far accorgere il lettore neanche del minimo spostamento d’aria. Improvvisamente, in questa storia, mi sono trovata catapultata in un caotico aeroporto pieno di persone esasperate dal ritardo dei voli, poi in un ospedale al capezzale di mio padre, poi nella casa di famiglia coccolata dai ricordi d’infanzia e poi di nuovo in  aeroporto, questa volta un aeroporto più famigliare, più accogliente.
Ho vissuto questa storia con Al e Jacques senza accorgermene, provando le loro emozioni: il brivido dell’attrazione e l’angoscia della separazione.
Una storia che fa sognare a tutte noi, il tanto atteso colpo di fulmine.
Una storia che vale la pena leggere, che ho scelto a scatola chiusa e che, dopo averla letta, sceglierei ancora… esattamente come Jacques sceglierà la nostra Al, una, due, un milione di volte.

…Perché infondo si sa che come diceva Gianni Rodari, “dopo la pioggia viene il sereno”.

Julie ❤

 

 

 


Amori incrociati a Parigi

 

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Recensione di: “Sei la mia passione” di Deborah M.

Bentrovati amici Notters!

Oggi, torno a parlarvi della trilogia “Hearts on Fire” di Deborah M., più precisamente del terzo ed ultimo capitolo della trilogia. “Sei la mia passione”, la recensione dei primi due capitoli la trovate qui. Se non avete letto i primi due libri, non proseguite nella lettura, perché vengono rivelati dei passaggi, dei primi due capitoli 🙂 . Se invece siete lo stesso curiosi, seguitemi 😀

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TITOLO: Sei la mia passione-Hearts on Fire #3
AUTORE: Deborah M.
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 16 Febbraio 2016
GENERE: Romance/Erotico
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 2,99

 

 

SINOSSI

Una volta scoperto che Noemi non è figlia sua, Fabio prende il primo volo per Londra e arriva in chiesa appena in tempo per interrompere le nozze di Katia e Will. Sebbene preoccupata per l’incolumità del suo amico Josh a causa delle minacce di Will, Katia decide di tornare a Roma con l’uomo che ama alla follia e che la ricambia con la stessa intensità, iniziando così la vita che sogna da tempo. Fabio è selvaggio e appassionato come sempre e la trascina con sé in un vortice di piacere estremo, ma le mostra anche un lato dolce e romantico, che la fa capitolare definitivamente. Tutto sembra perfetto, ma ben presto si presentano problemi e pericoli inaspettati, che mettono a dura prova il loro amore, minacciando di separarli di nuovo, forse stavolta per sempre. Katia e Fabio combatteranno fianco a fianco contro il destino avverso, oppure si arrenderanno ad esso? Tra scene ad alto tasso erotico, momenti di puro romanticismo, suspense, intrighi e addii, si snoda la narrazione di Sei la mia passione, volume conclusivo della trilogia Hearts on fire, iniziata con Sei il mio peccato e Sei il mio tormento.

Contiene scene sessuali esplicite      

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Alla fine di “Sei il mio tormento”, abbiamo lasciato Katia sull’altare costretta a sposare Will, dopo numerose minacce. Durante lo scambio di anelli, irrompe in chiesa Fabio rivelando la paternità di Will, della bambina avuta con Natalia.
Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia, parte proprio da lì: finalmente Fabio si è deciso ed è andato a prendere la sua amata Katia.

Non riuscivo a staccare gli occhi dalla sua mano, protesa verso di me, in attesa che la stringessi. La luce che filtrava dalle vetrate colorate della chiesa s’infrangeva contro la pelle liscia e invitante, conferendole un alone misterioso.
    «Lascialo e vieni via insieme a me» sussurrò, e la sua voce fu come una carezza, che non aveva bisogno di dita per farsi sentire.
    Chiusi gli occhi, rannicchiandomi in quella piccola e perfetta bolla di beatitudine che mi avvolgeva e mi portava sempre più in alto, sempre più lontano, facendomi dono di una leggerezza che da troppo tempo era estranea alla mia vita. Sapevo che era effimera e sarebbe scoppiata da un momento all’altro, lasciando che ripiombassi nel punto esatto in cui tutto si era fermato, perciò mi preparai mentalmente all’impatto doloroso prima di riaprire gli occhi. Incredibilmente, lui era ancora lì. La sua presenza era reale o frutto della mia immaginazione?
    Dio, dimmi che è vero. Se non lo è, per favore, permettimi di sognare per sempre. Non voglio scoprire, svegliandomi, che ho già infilato la fede all’anulare di Will. Non voglio scoprire che ho già detto di sì e che il prete ci ha dichiarato marito e moglie. Non voglio scoprire che l’uomo al mio fianco è l’ultimo che avrei mai scelto.
    Inspirai ed espirai a fondo e lo guardai a lungo. L’amore e la determinazione che vibravano nelle sue iridi color caramello erano troppo accesi, troppo palpabili per non essere reali. I miei dubbi furono spazzati via.

            (La canzone che accompagna Katia e Fabio, per tutta la trilogia.)

Katia e Fabio rientrano a Roma insieme, per trascorrere la loro vita come una coppia. Katia, vuole lasciarsi tutte le angherie subite da parte di Will. Fabio ha messo la parola fine nel rapporto con Natalia, non essendo neanche il padre della piccola Noemi, anzi scopriamo che il primo traditore era Will! Guardate un po’, lui che era innamorato di Katia, lui che castigava il comportamento di lei. E’ libero da ogni legame, che non permetteva di viversi la storia con Katia. Ma sarà tutto rosa e fiori? O ci sarà sempre qualcuno  pronto a minare la serenità dei nostri protagonisti? Secondo voi l’autrice, poteva regalarci un terzo capitolo mieloso? …No! 🙂

Infilai la chiave nella serratura e aprii la porta del suo appartamento, immerso in una silenziosa oscurità. L’invito, recapitatomi diverse ore prima, prometteva una grande sorpresa ed io non stavo più nella pelle. Entrai, sentendo riaffiorare sulle labbra quello stupido sorriso che aveva fatto capolino spesso durante la giornata, e lo cercai. Non c’era. Il biglietto non diceva di presentarmi alle sette? Stavo per mandargli un messaggio, in modo da avvisarlo che ero già arrivata, quando un rumore ovattato giunse alle mie orecchie. Proveniva dalla stanza degli ospiti, l’unico posto che non avevo controllato. Rimisi il cellulare in tasca e percorsi a passi lenti il corridoio. Raggiunta la porta giusta, i suoni dall’altra parte furono più chiari. Colpi secchi, gemiti e sospiri. Mi pietrificai con la mano sulla maniglia. I suoni cessarono per alcuni secondi e poi ripresero vita, più acuti e insistenti. Il mio cuore andò in mille pezzi ancor prima che il cervello riuscisse a processare la verità. Avevo due possibilità adesso: andarmene e provare a convincermi di aver frainteso tutto, mettendo di fatto la testa sotto la sabbia, oppure entrare e convincere il cervello di ciò che il cuore sapeva già. Scelsi la seconda e spalancai la porta. Li vidi: nudi, sudati e ansimanti, i corpi fusi intimamente e i volti due maschere di piacere.

Ed è proprio questo che la distingue, da altri libri e da altri romance/erotici.
Deborah M., sa costruire molto bene una trama, sa far vivere sul filo del rasoio i protagonisti, così come il lettore. Il percorso di serenità, tra Katia e Fabio sarà molto tortuoso, vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultimo. Will e Natalia, studieranno ogni mossa pur di distruggere l’amore che li lega. Come avevo detto per i primi due libri, che le emozioni sono contrastanti, anche qui non si scherza. Per i primi capitoli, vi accompagnerà un senso di gioia, perché i protagonisti sono all’apparenza felici.

«Visto? Anch’io ardo di desiderio, ma mi sforzo di controllarlo, perché so che l’attesa amplificherà a dismisura il piacere finale».

Poi per altri sarete arrabbiati, perché non fila liscio come dovrebbe… Uhm sì, diciamo che fino alla parola fine non tirerete un sospiro di sollievo, perché ogni momento è buono per rompere quel armonia che si crea 😉
Altro elemento, molto curioso e apprezzabile è che per alcuni capitoli si leggono i punti di vista di Will e Natalia, oltre quelli di Katia e Fabio. Fanno si, che si capisca la mente diabolica e vendicativa che li caratterizza. Per concludere, vi dico che questa trilogia nel complesso è affascinante, diabolica, trascinante, sensuale, appassionate, frustante, iraconda e potrei continuare all’infinito con gli aggettivi!

Ora lancio un messaggio a Deborah: Per favore voglio un’altra storia così :p .

Naty ❤

Sei la mia passione: ‘Hearts on fire’ trilogy #3

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Recensione di: “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso

Buongiorno Notters, e buon inizio settimana!
Oggi vi parlerò di un libro meraviglioso che ho divorato in pochi giorni ma che mi è rimasto impresso nella mente per tutta la settimana…
Sto parlando di “Un battito d’ali” di Paola Bettini Picasso. Un libro straziante, un libro doloroso, un libro che è un piccolo capolavoro.
E come me ne sono innamorata io, spero che possiate farlo anche voi… Intanto, leggete qui! ❤

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TITOLO: Un battito d’ali
AUTRICE: Paola Bettini Picasso
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2015
GENERE: Narrativa Contemporanea
PAGINE: 98
FORMATO: Cartaceo/Ebook
PREZZO: €14,00 / €9,99

SINOSSI

Una donna, Alessandra, alla disperata ricerca di se stessa; un marito dal cuore fedele e dall’amore invincibile; una madre impotente, piegata dalla sofferenza, ma sempre presente. Tre persone che lottano separatamente, ciascuna con i propri mezzi, ma tutte tese verso il medesimo fine: far emergere una verità terribile ma forse risanatrice. E sullo sfondo, quasi invisibile tra colleghi più illustri e titolati, uno psicologo sui generis, capace d’individuare l’uscita da un labirinto oscuro e d’intravedere un primo raggio di luce.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Fisso la pagina bianca che riempie lo schermo del mio computer alla ricerca delle parole da usare per raccontarvi e riuscire a spiegarvi le sensazioni che mi ha dato “Un battito d’ali” di Paola Picasso. Lo guardo e sono in difficoltà, perché ho la mente e il cuore carichi di emozioni, tutte contrastanti tra loro.
Perché questo è un libro che da tanto e toglie tutto allo stesso tempo.
Perché colma i vuoti che ognuno di noi ha dentro, ma è in grado anche di crearli.
Perché toglie il respiro, crea una burrasca interiore, rimescola l’anima e poi, pian piano, la tempesta si arresta anche se lascia dietro di sé un grande caos.
Perché è un libro che ha governato i miei pensieri da quando ho iniziato a leggerlo a quando l’ho terminato, e non li ha abbandonati neanche dopo.
Perché è un libro a cui mi sono affezionata in modo particolare, che mi ha dato qualcosa che pensavo fosse impossibile trasmettere attraverso una penna.

Avete mai sentito parlare del vaso di pandora?
Si dice che sia un contenitore che, una volta aperto, riversa tutti i mali del mondo su di esso. In questa storia, il vaso di pandora è Alessandra. O meglio, la sua mente.
Alessandra è una trentenne confusa, disorientata e profondamente infelice.
Guarda il mondo come se lei fosse un microscopico puntino e tutte le persone attorno a sé, invece, giganti in grado di calpestarla da un momento all’altro. Osserva affascinata e distante la quotidianità degli altri, lo scorrere delle loro vite come se fosse tutto normale, come se non avessero alcun problema all’interno delle loro case o sul posto lavoro, mentre la sua di vita va a rallentatore. Sembra che qualcuno abbia applicato una sorta di moviola alle sue giornate, che passano sempre in modo dolorosamente lento.
Il letto è il suo migliore amico: con le coperte che l’abbracciano come se fossero grandi braccia, Alessandra trova in lui un porto sicuro, un rifugio, una boa di salvataggio alla quale appigliarsi nei momenti in cui si sente persa come se fosse in mezzo all’Oceano Atlantico.
Il suo nemico numero uno?
Beh, facile: Ale.
Chi è Ale, dite?
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È la parte peggiore di sé stessa.
È quella vocina in testa che le sussurra quanto sia inetta, quanto povera sia la sua vita, quanto sia una donna senza spina dorsale.
È la parte di Alessandra che vuole distruggerla, che vuole preval
ere a tutti i costi, che la spinge al limite facendole compiere gesti folli ma che poi, alla fine, le fa aprire gli occhi e le restituisce il senno, facendola tornare sui suoi passi. Un po’ come fosse una sorella maggiore, ecco.

“Ti sbagli” grido. “La mia mente conserva milioni d’immagini. Molte sono slegate, ma riuscirò a ricucirle e allora…tu non avrai più ragione di esistere”.
“Ti consiglio di non farlo. L’ago che vuoi adoperare ha la punta avvelenata. Usalo e morirai”.
“Morirò anche se non tenterò” rispondo. “Morirò perché se non riprenderò possesso della mia vita, tu finirai per distruggermi. Lo stai facendo da molto tempo. Sento il tuo scalpello che lavora nella mia testa, che stacca frammenti su frammenti e me la riempie di polvere. Devi smetterla. Lasciami in pace, per favore”.
“Se non ti avessi soccorso nel momento del bisogno, non saresti più qui” replica lei con gravità. “Lo sai, vero?”
Scuoto la testa e chiudo gli occhi.
[…] Sai perché non sei mai andata fino in fondo?” domanda.
No. Non lo so. Al momento decisivo, sono sempre tornata indietro come se una catena di ferro mi trattenesse dal compiere l’ultimo passo.
[…] “Perché ogni volta sono intervenuta io” afferma Ale con sussiego. “Non volevo morire insieme a te. Se ti sei arresa, se la tua scintilla di vita si è spenta, la mia arde ancora. Anzi, è più brillante che mai. È alimentata dal desiderio di vendicarmi. Il destino mi ha beffata, ma io voglio beffare lui. Illuderlo di avermi vinta, per poi conficcargli le dita nel collo e urlare che sarò io a decidere di me stessa. Che lui ha sparato tutti i suoi proiettili e non può farmi più niente. Tu soffri, stupida donna. Non sai, dimentichi, ti smarrisci. Io so e non dimentico. Qualcuno deve pagarmela.”

L’accompagna ogni giorno, le riempie la testa e, anche se è solo una voce debole, Alessandra la sente dentro di sé come se le parlasse attraverso un megafono.
Vorrebbe zittirla, vorrebbe tappargli quella bocca e avere i suoi momenti di pace, come quando, quelle rare volte, passeggia nella sua amata Bologna con la testa leggera e la curiosità di una bambina.
Eppure, ogni volta, quando meno se lo aspettata ecco che Ale torna. Torna sempre.
Questo fa di Alessandra una mina vagante: silenziosa e pacata all’apparenza, ma pronta ad esplodere da un momento all’altro.
image (29).jpeg“Una farfalla con un’ala sola”, così l’ha sempre definita Andrea, suo marito. Alessandra ha molte mancanze: la cognizione del tempo, la capacità di emozionarsi, la capacità di sorridere, anche la memoria ormai l’ha abbandonata, infatti non ricorda quasi più nulla del suo passato.
Ogni tanto, però, capita che qualcuno o qualcosa le ricordi qualche momento della sua vita così di farla viaggiare nel tempo come se fosse la passeggera all’interno di una macchina che la trasporta dal presente al passato.

Mentre mescolo il caffè, osservo il cagnolino che ormai ha vuotato la ciotola e di colpo alla sua immagine si sostituisce quella di un piccolo dalmata dallo sguardo dolcissimo.
[…] Avevo in mano due piccoli candelieri d’argento e mi stavo domandando dove sistemarli, quando Andrea era rincasato e mi aveva messo tra le braccia un piccolo dalmata.
“L’ho visto nella vetrina di un negozio di animali e non ho resistito” mi aveva spiegato. “Sono entrato e lui mi ha detto che voleva venire con me.”
“Te l’ha detto lui?”
“Certo. Sa parlare, ma ha la erre moscia. La padrona del negozio ha assicurato che crescendo la pronuncerà bene”.
Ero scoppiata a ridere e avevo baciato il cagnolino che mi stava lavando la faccia. “Ha un nome?”
Mio marito aveva sospirato. “Lui dice che gli piace Tonno.”
“Tonno?”
“È il suo cibo preferito.”
“Allora è deciso”.

Intrappolata in questo labirinto che non ha vie d’uscita, travolta dagli eventi che le hanno scombussolato la vita e, ancor di più, l’anima, Alessandra ha però qualcosa che niente è nessuno riuscirà mai a toglierle: non è sola.
Affianco a se ha una madre che darebbe persino la sua vita per vedere anche solo per un istante l’Alessandra di qualche anno fa: bellissima, solare, generosa, invidiata da tutti, amata da tutti.image (31).jpeg
Una madre che, da quel giorno, da quel maledetto giorno, ha nascosto o
gni singola foto, ogni singolo oggetto che potesse far rivivere ad Alessandra tutto quel dolore che le ha oscurato l’anima.

La sua mamma non ha smesso di essere presente nemmeno per un istante, dandole quello che solo una madre sa dare: amore. Puro, vivo ed incondizionato amore.

Ma c’è anche un’altra figura che accompagna Alessandra lungo tutto il suo percorso senza lasciarla mai, allungandole sempre la mano ogni volta che ne ha bisogno, afferendola ogni volta che inciampa e curando le sua ferite ogni volta che cade… Suo marito Andrea.
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Andrea è un compagno di vita estremamente presente e fondamentale nella vita di Alessandra, eppure lei non può fare a meno di odiarlo.
Non sa perché, non sa come, ma c’è qualcosa che la spinge e volerlo tenere lontano da lei, senza potergli dare l’opportunità di parlare, di chiarire, di capire.
Alessandra lo vuole lontano da sé e basta. Per sempre.

 Mi spingo indietro e …lo sento. È reale, forte, grande come una montagna.
Volto la testa e lo vedo a pochi centimetri dalla mia faccia. Sobbalzo con tanta violenza da cadere dal letto e comincio a urlare.
“Calmati!” m’implora lui, sollevandomi. “Sono solo io.”
“Che cosa fai qui? Perché sei steso sul mio letto? Chi ti ha chiamato?”
Tua madre, mezz’ora fa. Era angosciata perché non ti svegliavi. Temeva che il calmante avesse avuto un effetto troppo forte. Ha provato a chiamarti, a scuoterti, ma tu non davi segni di vita.”
“E la tua idea è stata quella di spaventarmi a morte?”
“Volevo…” Andrea si alza, mi volta le spalle e si copre il viso con le mani. “Dio! Ho ceduto al desiderio di abbracciarti, ho approfittato del tuo sonno. Un tempo quando non stavi bene, ti prendevo tra le braccia, ti cullavo e ti passava tutto. Se ti abbandonassi a me…”
“Vattene!” grido. “Non voglio che mi tocchi. Non voglio che mi guardi.” Scivolo sotto le coperte e mi rannicchio verso il fondo del letto come facevo da piccola, quando avevo paura. Ho paura anche adesso. Della luce, della sua voce, di lui. “Va’ via” imploro, mentre Ale sghignazza divertita. Sento dei passi che si allontanano adagio e poi il tonfo della porta che si chiude.

Perché Alessandra è arrivata a questo?
Perché quella splendida ragazza si è ritrovata, un giorno, a guardarsi allo specchio e a non riconoscersi più?
Perché ha perso quella luce negli occhi che la contraddistingueva?
Perché ha fatto sì che la sua stessa vita le scivolasse via fra le dita?
Cosa si nasconde tra i suoi ricordi offuscati?
Cos’ha scatenato tutto questo?

Un percorso, quello di Alessandra, difficile, triste, pericoloso, inimmaginabile eppure necessario.
Necessario per ricordare cosa l’ha ridotta in quello stato, per riprendere in mano la sua vita, per uscire da quel tunnel tanto angusto, per riscattarsi, per ritrovare ciò che ha perso per strada e costruire qualcosa di nuovo, di più bello.
Un percorso che è stato segnato anche dal passaggio del Dottor Anselmi, il primo psicologo al quale Alessandra ha sentito di potersi affidare, al quale ha confessato ciò che la sua mente aveva rimosso e che l’ha aiutata a riprendere coscienza di sè stessa e di quello che era accaduto.

Che dire… “Un battito d’ali” è una bomba.
Non posso negarlo: non è un libro per tutti, tanto meno un libro da affrontare a cuor leggero.
È un libro che merita rispetto, che merita di essere trattato come il gioiello che è.
Semplicemente perchè è l’anima di una persona contenuta in 98 pagine.
È una storia estremamente intima nella quale il lettore entra in punta di pied per poi cascarci/finirci dentro con tutte le scarpe, divorato dall’enormità degli eventi che inevitabilmente si abbattono su di lui come meteoriti.
È un viaggio introspettivo che spaventa e affascina, come la più seduttrice delle sirene.
È un libro che rappresenta una presa di coscienza su cosa vuol dire soffrire, ma soffrire per davvero.
È un libro che mi ha fatto sentire come sulle montagne russe: momenti in cui l’adrenalina scorre nelle vene, in cui senti che il mondo è ai tuoi piedi e poi… Momenti in cui perdi completamente il controllo e rimani stordito, in balia degli eventi.
Un “su e giù” continuo, che incatena il lettore al libro, dimenticandosi però di restituirgli la chiave per liberarsi da quelle catene. Ho amato tutto di questa storia.
Ho amato Alessandra, un personaggio che fa disperare, che fa pensare, che mi ha immediatamente riportato ad una frase di una canzone…

“Sono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere, sono diventata questa senza neanche accorgermene”
Noemi – Vuoto a perdere.

Ho amato la tenacia estrema di Andrea, che si rivelerà davvero fondamentale nel percorso di Alessandra.
Ho amato la scrittura del romanzo, capace di catapultare il lettore all’interno della storia; infatti non potrà fare a meno di immedesimarsi talmente tanto da arrivare a chiedersi “Ma questo libro parla di me? Questa sono io?”
Ho amato la scelta di Paola di voler affrontare una tematica come questa per aiutare il lettore a prendere consapevolezza del dolore che a volte inconsciamente ci circonda, per aiutarlo a vedere con occhi diversi chi incontriamo per strada, in autobus, al supermercato, in farmacia. Perché ogni persona ha una storia, un vissuto, un bagaglio dentro di sè che si trascina dietro ogni giorno.
Perché è troppo facile giudicare senza conoscere, e ben più difficile guardare senza giudicare.
Ho amato la scelta dell’autrice di intervallare i momenti presenti di Alessandra, a quelli del passato che aiutano man mano a trarre le fila della storia come se il lettore stesse componendo un puzzle, pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina.
Ho amato persino il momento in cui il mio cuore è esploso in mille pezzettini e il mio viso si è inondato di lacrime.
Ho amato ogni punto, ogni virgola, ogni singola parola di questo libro che, lasciatemelo dire, è la rappresentazione di quello che a mio avviso vuol dire saper scrivere veramente.

“Un battito d’ali” è stato un avventura che mi ha portato a conoscere un’Autrice (si, avete letto bene, con la A maiuscola!!) come Paola Picasso, una perla rara nel mondo della letteratura.
Questo libro è l’esempio che scrivere storie come queste arricchisce il lettore di un qualcosa che non si può comprare, di un qualcosa che rimarrà aggrappato all’anima per sempre. Penso che creare un libro da una storia come questa sia estremamente complicato e molto, molto rischioso. Penso quindi che farlo, e farlo bene, non sia una cosa da tutti…
Ma in questo caso posso dirlo: Paola ci è riuscita alla stragrande e mi ha letteralmente e irrimediabilmente conquistata.
Cos’altro aggiungere?
LEGGETELO!

Edna

 

 

 

Un battito d’ali

 

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Recensione di: “I figli di Danu” di Melissa Pratelli

Ciao Notters 🙂

Eccomi qui con un nuovo libro tra le mani, un libro che mi ha fatto sorridere e batter forte il cuore, un libro che ho divorato fino all’ultima pagina e oggi ho il piacere di presentarvi: “I figli di Danu-  il richiamo” di Melissa Pratelli.

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TITOLO: I Figli di Danu
AUTRICE: Melissa Pratelli
EDITORE: Self-Publishing
SERIE: I Figli di Danu #1
DATA PUBBLICAZIONE: 10 Dicembre 2015
GENERE: Fantasy
FORMATO: eBook/Cartaceo
PAGINE: 382
PREZZO: € 1,99/€ 15,60

SINOSSI

Penelope Lee Johnson è una ragazza di 16 anni che, a causa di una situazione familiare difficile e del suo desiderio di entrare ad Oxford, decide di trasferirsi in un piccolo paesino scozzese dove si trova una delle scuole più prestigiose del Regno Unito. Lì la ragazza farà la conoscenza di tre ragazzi, i Macintyre, che appartengono ad una ricchissima e misteriosa famiglia di Edimburgo. Lee instaurerà un legame molto forte con i tre ragazzi, un legame che sembra avere del sovrannaturale e che la spinge ad indagare, al fine di scoprire qualcosa in più su quella famiglia piena di riserbo. La ragazza si ritroverà poi a dover affrontare una scioccante verità che riguarda i suoi amici, il cui segreto affonda le proprie radici in un lontano passato e del quale la stessa Lee sembra fare parte, mentre una minaccia ancora ignota incombe su di lei.
(I Figli di Danu Saga Vol.1)

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

“Tutto cominciò davanti a un cancello di ferro battuto, il primo settembre: il giorno del mio arrivo alla St. George. Avevo sedici anni e mi apprestavo a cominciare le superiori.
Trasferirmi in una scuola privata e per di più a migliaia di chilometri di distanza poteva non sembrare una buona idea, tuttavia ero riuscita a convincere i miei genitori che andare alla St. George, così si chiamava la scuola superiore che avevo puntato, fosse la scelta migliore per me, perché il mio obiettivo era riuscire a entrare all’università di Oxford.
In  aggiunta a ciò sentivo il bisogno impellente di fuggire da casa, ma questo, ovviamente, l’avevo omesso di fronte ai miei.”

Ci ritroviamo in Scozia, in una giornata piovosa come tante.
Ma non per lei, la ragazza che, preoccupata, guarda tra le sbarre del cancello l’imponente castello medievale. Perché dietro quelle sbarre c’è il suo futuro, un futuro che ha scelto, un futuro che l’ha chiamata, sussurrando il suo nome.

Penelope Lee Johnson, capelli neri come la pece che scendono ondulati e con qualche 2012-11-07-539817_zps65f43822.jpgboccolo fino a metà schiena e occhi particolari: uno azzurro e uno verde.
Studentessa modello, ironica, anzi molto sarcastica, spesso troppo critica nei confronti di se stessa, testarda, un poco impacciata (ma per questo così adorabile), una sognatrice che ama i libri e si perderebbe (o forse ritroverebbe) per delle ore tra le pagine di un romanzo.
Una ragazza che si sente molto sola, che nasconde il proprio dolore. E che ha deciso di fuggire da una situazione familiare molto tesa, di riprendere in mano le redini della propria vita, per troppo tempo lasciato in sospeso, mentre cercava di fare da paciere e a volte da confidente ai genitori.
E così decide di lasciare Londra e l’amato laboratorio del padre, che è un restauratore di libri antichi, per approdare in Scozia, nella sperduta cittadina di Killin.

Lee è forte e determinata ma al tempo stesso fragile e insicura, divisa tra l’amore e la nostalgia per la sua famiglia e la voglia di cambiare, di trovare la sua strada.
E rimane immobile sotto la fitta pioggerellina a guardare la sua futura scuola, così maestosa, così austera, ponendosi mille dubbi sulla scelta intrapresa.
E in suo soccorso arriva un bellissimo Principe.

“Mi sentivo terribilmente fuori posto. Ero ormai fradicia dalla testa ai piedi, bagagli compresi, quando, nel bel mezzo del mio flusso di coscienza, mi accorsi distrattamente che non sentivo più la pioggia cadermi in testa.
-Hai bisogno di aiuto? – 
Una voce, ctumblr_m8j2nc1IR61r1cuzoo1_500.jpgon un forte accento scozzese mi ridestò dai miei pensieri.
Mi voltai e vidi un bel ragazzo alto, con occhi azzurro cielo e capelli di un castano caramello tendente al rossiccio, il colore delle foglie autunnali.
Il ragazzo teneva il suo ombrello sulla mia testa e mi guardava come se fossi appena uscita da una casa di cura per malati mentali. Legittimo, dovevo ammetterlo.
-Ti sei persa? – disse con voce calda guardando le mie valigie.
-N-no- balbettai, scoprendo con orrore che la mia voce era uscita più simile al verso di una cornacchia che non alla voce di una ragazza.
Mi schiarii la voce. -Sono una nuova studentessa.-  
Il ragazzo annuì, guardando di fronte a sé.
-La porta è aperta, non c’è bisogno che tu te ne stia qui a inzupparti. Vieni, dai.-
Prese le mie valigie e, come se niente fosse, avanzò verso il portone di quercia della scuola.”

Un salvatore, un principe dalla scintillante armatura, che sembra accorrere sempre in suo aiuto, con  un sorriso canzonatorio, che sembra osservarla sempre da lontano, che la studia, che sembra ruotare attorno a lei.
Un ragazzo all’apparenza scostante e distaccato, sempre circondato dai suoi compagni, ma distante anni luce…inarrivabile, irraggiungibile.

Lui. Nathaniel Macintyre.tumblr_n0yl9tKUi41r8r1k2o10_500-1.png
Un nome sussurrato con ammirazione e quasi con devozione tra i corridoi della scuola.
Un ragazzo che ama disegnare ma non lo fa più.
Un ragazzo sempre disponibile e gentile con gli altri ma solo in superficie.
Un ragazzo che in realtà è molto chiuso, che sorride ma solo per convenzione, che mantiene sempre le distanze in qualunque situazione e con chiunque.
Fino a quando non arriva lei, Lee, allegra, ironica, timida ma al tempo stesso dotata di una lingua tagliente.
L’unica in grado di superare il muro di Nathaniel, l’unica in grado di far breccia nel suo cuore, di sfiorare la sua anima.

Per Lee ambientarsi nella nuova scuola non è facile, non conosce nessuno, ogni volta che sente il fratello litiga con lui, in paese viene giudicata per il suo accento, per non essere scozzese ma per fortuna può contare su una compagna di stanza che è una vera forza della natura: Davon Stuart, solare, sempre allegra, estroversa, dolce e molto protettiva.
Le due ragazze fanno subito amicizia e gradatamente Lee inizia a sentirsi accettata…a casa.

Ma la serenità appena conquistata dopo tanto dolore sembra destinata a non durare.
Qualcosa di strano e di inquietante sta succedendo.
Qualcosa che Lee non sa spiegarsi.
Perché ha paura, perché è qualcosa di così forte che la fa vacillare, che le fa pensare che forse sia pazza.

“-Ok. Vengo a prenderti – disse secco.
-NO!!!- gridai, più forte di quanto volessi, scordandomi per un istante di essere in un luogo pubblico.
Lanciai il telefono a terra e colpii forte il muro con un pugno.
Ero sola, arrabbiata e sentivo l’ira crescere e infrangersi in violente ondate in ogni parte del mio corpo, percepii un calore impressionante al centro del mio cuore che continuò a crescere finché non ebbi una specie di spasmo che mi fece cadere in ginocchio e, d’un tratto, così com’era montata, l’ira svanì.
Ci fu un rumore assordante, come uno scoppio e mi ritrovai a fissare una stanza incendiata: enormi fiamme partivano dal pavimento e arrivavano al soffitto su ogni lato del piccolo bagno, mi lambivano ma non sentivo alcun dolore, eppure ero intrappolata in un metro quadro di mattonelle bianche e stavo per morire bruciata da un incendio scoppiato misteriosamente, in un bagno che non aveva apparentemente nulla d’infiammabile.
D’un tratto, così com’era apparso, il fuoco svanì, come risucchiato in un punto imprecisato del muro piastrellato. “

Visioni sempre più frequenti si susseguono, sogni così realistici da non sembrare solo sogni.
Lee cerca di razionalizzare ogni episodio, di non farsi prendere dal panico ma ogni volta è sempre più intenso. E lei teme di cadere, di crollare in mille pezzi, di diventare a tutti gli effetti pazza. E resistere chiede uno sforzo immenso, è sempre più stanca e preoccupata, perché non riesce a capire cosa le sta succedendo.
Solo la vicinanza di Davon la rende più serena. E così anche l’amicizia con il ragazzo di lei, Benjamin Macintyre, fratello minore di Nathaniel.

“Ero nel bosco e correvo scalza verso un punto imprecisato della foresta ; sentivo di essere inseguita ma non c’erano voci, né rumore di passi, soltanto dei piccoli tonfi nell’oscurità dietro di me.
Arrivai in uno spazio circolare e da sopra le cime degli alberi vedevo la scuola in lontananza. All’improvviso dalla foresta sbucarono dei lupi che mi circondarono senza lasciarmi alcuna via di fuga. Avanzavano lentamente, con cautela, come se avessero timore, ma sembravano ostili verso di me.
Non sapevo cosa fare, se non aspettare che mi azzannassero,  ma poi ricomparve il fuoco. Circondò sia me sia loro e vidi tra le fiamme che i lupi si erano accasciati a terra ed erano in preda agli spasmi: stavano perdendo il pelo e si allungavano in modo grottesco.
Ero terrorizzata. Poi un ululato assordante.
Mi svegliai di colpo, incapace di capire se l’ululato era stato reale o no.”

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La foresta, il fuoco e i lupi.
Immagini ricorrenti che popolano i sogni di Penelope.
Ma non sono solo sogni, diventano qualcosa di più.
Sono visioni.
E nel momento in cui i suoi occhi incontrano quelli di Nathaniel tutto cambia.
Lee sa, ha la certezza che non sta diventando pazza.
Sente una forza potente che la spinge verso Nathaniel.
Sente che qualcosa le sfugge.
Sente che qualcosa sta tornando.
Sente il dolore del ragazzo.
Sente che un’ombra si nasconde in esso.
Sente che esiste qualcosa oltre le visioni.
Sente che lei ha le risposte ma non conosce la chiave per accedervi.
C’è magia nell’aria.
E c’era magia nel suo passato.
Sente che è legata alla famiglia Macintyre da qualcosa di arcano e misterioso.
Nathaniel, Ben e loro cugina Christine sembrano gravitare attorno a lei come pianeti attorno al sole.
E ogni volta che lei li tocca o li guarda direttamente negli occhi viene attraversata da una scarica e ha una visione.
E prova quello che loro provano. E quando scopre la verità, tutto cambia.
Una maledizione sovrannaturale li rende prigionieri dei loro istinti, di una natura più animalesca.
Una maledizione che grava sull’intera famiglia. Ma che non riesce a tener lontani Lee e Nathan.
Il loro legame si intensifica sempre di più. Non possono e non vogliono stare lontani. Anche se vuol dire correre un rischio.
Ma l’amore, a volte, è anche questo: un rischio.

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“Mi baciò dolcemente, tanto dolcemente che mi sentii sciogliere lentamente.
Durò a lungo ma fu comunque troppo breve e, quando si allontanò e si mise seduto davanti a me, rimasi inebetita e distesa sul tappeto.
Mi guardava intensamente e io feci lo stesso, sentii di nuovo quel magnetismo che avevo provato in biblioteca e probabilmente per lui fu lo stesso perché, dopo neanche dieci secondi, mi prese di nuovo la testa tra le mani e mi ribaciò con foga.”

Un nemico nell’ombra.
Un ragazzo, Andrew Macintyre, dal passato misterioso, che è impossibile non amare.
La magia che impregna ogni pagina.
E una scelta coraggiosa da parte di Lee che vi lascerà senza parole.

Lo consiglio? Assolutamente sì!

Serenella 🙂

 

 

 

 

I Figli di Danu: Il Richiamo

 

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Pink Magazine Italia e la nuova iniziativa: “CALL FOR INCIPIT”!

Ciao Booklovers 🙂

Torniamo a parlarvi di Pink Magazine Italia e della nuova iniziativa che ha lanciato con l’ultima pubblicazione del magazine (se il volume di Febbraio non è ancora nel vostro Kindle cliccate qui!) : “Call for Incipit” seguita dalla bravissima editor Alessandra Penna.

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Vi è mai capitato di leggere l’inizio di un libro, l’incipit, e di non capire chi stesse parlando, chi fosse il narratore? Poi non so, magari di proseguire nella lettura e trovare completamente cambiato il punto di vista ed il narratore trasformato dalla prima alla terza persona e di dover irrimediabilmente tornare indietro tra le pagine per verificare di non esservi “persi” qualche passaggio fondamentale?

“Call for Incipit” nasce da qui.
Alessandra Penna racconterà, nel prossimo numero di Pink Magazine Italia, come scegliere il narratore ed il punto di vista della vostra storia provando a sciogliere, insieme a voi, la complicata matassa del “chi è che narra la storia?” 🙂

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Che aspettate? L’incipit che vi fa impazzire e non vi convince sta aspettando di essere letto!

 

Naty&Julie ❤
Pink Magazine Italia