PRESENTAZIONE DI: “UN PICCOLO INFINITO ADDIO” DI EMILY PIGOZZI

Ehi Notters!
Oggi vi presentiamo il libro di un’autrice a cui siamo particolarmente affezionate e che non ci delude mai… Sto parlando di “Un piccolo infinito addio” di Emily Pigozzi, un libro romanticissimo che sicuramente ci farà sognare! ❤

Seguiteci 🙂

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Titolo : Un piccolo infinito addio
Autore: Emily Pigozzi
Editore: Self- publishing
Pagine: 137
Formato: Ebook
Genere: romance contemporaneo
Link di acquisto: qui

 

SINOSSI

E se l’uomo che credevi di odiare fosse l’unico in grado di scaldarti il cuore?
Lara Corsini è un medico: ha poco più di trent’anni, ma vive un’esistenza solitaria e costellata di ricordi. L’unico sentimento vero che prova è l’odio per Cesare Marano, ex ragazzo scapestrato e primo amore di sua sorella, la dolce e bellissima Susanna, ma anche il colpevole della sua morte prematura.
Da allora sono trascorsi vent’anni. Dopo il carcere, di Cesare si sono perse le tracce.
Il suo improvviso ritorno in città risveglierà sentimenti mai sopiti, ma Lara dovrà fare i conti con una eventualità imprevista: Cesare è un uomo ferito, completamente diverso, e la ragazza sente crescere verso di lui un’attrazione irresistibile.
I due saranno capaci di lasciarsi alle spalle i dolori del passato e credere in un nuovo, travolgente amore?

Una storia dolce amara sulla sofferenza e la rinascita, e sugli imprevisti e le passioni che possono cambiare l’intero corso di una vita.

ESTRATTO

«Io… la conosco bene, la solitudine. È qualcosa di nero, di profondo. E per quanto se ne dica, non è mai una scelta. La si subisce sempre.» Sbatto la tazzina sul piattino, e faccio per alzarmi. Tu sei la causa della mia solitudine, grida silenziosamente ogni fibra del mio corpo mentre cerco di andarmene. Peccato che nel mio tentativo di fuga, come nella migliore tradizione, incespichi finendo proprio tra le braccia del mio nemico. Mi rialzo, avvampando, mentre il suo profumo maschile mi avvolge. Le nostre labbra si richiamano disperate, bramano di conoscersi, sono sempre più vicine. E si sfiorano prima timide, impacciate, poi sempre più esigenti. Vorrei non lasciarlo più andare, e avverto che per lui è la stessa cosa: sento le mani stringermi le braccia, mentre i sensi cedono. Mi rimane un ultimo baluardo di coscienza: mi stacco veloce, e senza una parola corro lontano da lui. Non sono mai stata innamorata in vita mia, ma non mi serve per comprendere che non c’è una ragione in certe cose. Non c’è mai.

L’AUTRICE

Emily Pigozzi scrive da sempre. Parla troppo e legge altrettanto, adora i dolci e la quiete della notte. Per diversi anni ha lavorato come attrice, prendendo parte a cortometraggi e film e partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia.
Il suo primo romanzo, “Un qualunque respiro” (Butterfly edizioni), è uscito nel 2014. Sono poi seguiti il romance “L’angelo del risveglio” (Delos digital) e “Il posto del mio cuore (0111 edizioni.)
Nel 2016 ha invece pubblicato “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me”, entrambi per la collana Youfeel di Rizzoli.
I romanzi di Emily sono disponibili in tutti gli store.

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Buona lettura!

Naty&Julie

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Recensione di: “Danza per me” di Emily Pigozzi

Ciao Notters!
Trovare il tempo di raccontarvi le mie letture sta diventando quasi impossibile ma non mi arrendo e così, eccoci qui!

Oggi torno a parlarvi di un’autrice affezionata di Notting Hill Books, una delle prime che ci ha tenuto compagnia e che, nonostante il passare del tempo, continua a sceglierci ad ogni pubblicazione. È Emily Pigozzi con il suo nuovo romanzo new adult: “Danza per me”.

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TITOLO: Danza per me
AUTRICE: Emily Pigozzi
EDITORE: Rizzoli
COLLANA: Youfeel – Mood erotico
DATA PUBBLICAZIONE: 30 Settembre 2016
GENERE: New Adult
FORMATO: eBook
PAGINE: 100
PREZZO: € 2,99

 

 

SINOSSI

Lei non conosceva il linguaggio della passione, lui le avrebbe insegnato i passi per raggiungere la felicità.

Fin da bambina Bianca ha un sogno: diventare una famosa ballerina classica. Per questo studia duramente all’Accademia della Scala. Nella sua vita sembra non esserci posto per l’amore, il suo corpo è solo uno strumento per la danza. Ma un giorno, in seguito a un provino andato male, una delle sue insegnanti le spiega che il suo modo di ballare è corretto ma meccanico, senza sentimenti. Delusa e piena di dubbi, Bianca decide di partire e per caso, complici un treno guasto e un black-out, conosce Max. Giovane, bellissimo ed enigmatico, per Bianca è naturale confidargli i suoi problemi e le sue paure. Max le fa una proposta: sparire con lui per pochi giorni. Le insegnerà il gusto dell’amore e della sensualità. E subito dopo i due dovranno salutarsi, per non rivedersi mai più. Ma non sempre la vita va come previsto, spesso lo spettacolo è diverso dalle prove. Dopo quei pochi giorni nulla è più come prima: Bianca e Max si ritroveranno invischiati in una spirale di passione e di desiderio dalla quale sembra impossibile uscire, per quanto la vita provi a dividerli per sempre.
Un romanzo delicato e sorprendente, una passione che sboccia in punta di piedi e diventa un maestoso e sensuale passo a due.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

Se dovessi descrivere questo romanzo con una sola parola beh, non avrei alcun dubbio; la scelta ricadrebbe inesorabilmente sulla parola PASSIONE.
“Danza per me” parla di questo.
Di Bianca, giovane e talentuosa ballerina classica che ha fatto della danza la sua migliore amica. Di Bianca e della sua passione per la danza, di Bianca e della sua passione per Max, di Max e della passione che lo lega a Bianca.
Un unico, inesorabile, vortice di passione, Sfrontata e crudele, sana e dispettosa.

img_3347Bianca è una ragazza determinata, dedita al sacrificio, innamorata delle sue mezze punte e dei tutù che indossa con rigore ogni giorno. Ama la danza fin da bambina e l’Accademia della Scala non ha fatto altro che alimentare questo fuoco che domina la sua vita.
È un allenamento duro e doloroso quello della danza, in particolar modo di quello di una danza in cui la perfezione stilistica e tecnica sono fondamentali tanto quanto l’ossigeno che respiriamo. Non esistono distrazioni, serate con gli amici, storie d’amore, cinema il sabato sera. Non esiste nulla per la nostra Bianca, se non lei: la danza.

“Avete mai visto i piedi di una ballerina? Sono uno scenario di devastazione, di cicatrici, di carne viva. E se sei come me devi lottare ogni giorno per mantenere quel livello, perché forse madre natura con te non è stata abbastanza generosa, nonostante ti abbia fornito un corpo creato per essere una macchina per la danza. Allora non puoi permetterti distrazioni di alcun genere. Non so da quanto tempo non faccio tardi la sera, da quanto non ho un ragazzo. Bé,
quello da mai, diciamo. Ma nella mia testa c’è una sola cosa: il balletto. So perché sto correndo, so dove vado. Dritta verso la meta, seria e concentrata, il mio corpo come un meccanismo che non deve sentire dolore, paura, amore.
Bianca di ghiaccio, mi chiamano.
Ballo, ballo e basta. Il mio corpo esegue, la testa si estrania e controlla che lui, macchina perfetta, sia schiavo della danza.”

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Fino a che arriva quel momento. Quello che sembra annientare ogni cellula, ogni fibra e che spazza via ogni possibilità di appiglio, di illusione. Arriva quel momento in cui senti la guancia bruciare sotto le dita della delusione è quello schiaffo brucia come non mai.
E spesso chi è in grado di farci tanto male è proprio ciò che amiamo di più.
Nel caso di Bianca è proprio la danza a lasciarla vuota e inerme, a tradirla attraverso la voce della sua rigidissima insegnante, Irina Netrebko: “Ti manca qualcosa, Bianca”.
Queste parole risuonano nella sua mente come un motivo incessante, una melodia a tutto volume che non vuoi sentire ma che non riesci ad abbassare.
Delusa e amareggiata decide di prendersi una pausa e di andare a Roma a trovare la madre che non vede da tempo.
Un treno che parta da Milano e arrivi nella capitale. Un piano semplice e con poche possibilità di variazioni improvvise, tutte tranne una…

Mi guardo attorno, stropicciandomi gli occhi: il vagone è semideserto, e soprattutto buio. Cos’è successo? Mi alzo in piedi, facendo cadere a terra il cappotto con cui mi ero coperta: siamo fermi in mezzo al nulla, e fuori dal finestrino c’è solo un grigio plumbeo tendente all’oscurità, quasi un presagio di tempesta. Dove sono finita?
«Ma cosa…» sbotto. Lo scompartimento sembra essere vuoto: evidentemente gli altri passeggeri nel frattempo sono scesi, o si sono spostati. Decido di cambiare anche io vagone: non è prudente stare qui da sola, penso, alzandomi in piedi.
«Siamo fermi da qualche minuto, credo sia un guasto. Presto ci diranno qualcosa, spero.»
A parlare è stata una voce maschile calda e molto profonda. Mi guardo attorno alla ricerca del proprietario della voce e due file avanti, nella penombra, vedo un ragazzo. Vista l’oscurità non mi è facile distinguerne i tratti: noto che è ben piazzato, sembra muscoloso e anche giovane.”

Poi basta un attimo, quella voce intensa, il calore del suo giubbotto, i suoi occhi, le sue mani… tutte le barriere di Bianca sembrano sbriciolarsi in un nonnulla e così, come un fiume in piena, si lascia andare a raccontare a quella splendida creatura a lei estranea, ogni più piccola paura, frustrazione, ogni sfumatura di delusione, ogni particella di dubbio e insoddisfazione. Insieme alle lacrime, che scorrono copiose sul suo viso, Bianca sembra perdere anche quella razionalità che ha sempre distinto il suo carattere e si trova ad accettare una proposta abbastanza insolita, una proposta che, col senno di poi, potrebbe cambiarle la vita.

Due giorni, solamente due. Due giorni in compagnia di Max, quello sconosciuto che sta toccando corde del suo corpo che non sapeva nemmeno potessero suonare.
img_3345Quello sconosciuto che la sta facendo sentire preda di un cacciatore spietato ma anche donna, come non si era mai sentita. Due giorni con un uomo di cui non sapeva niente e che non le prometteva fiori né cene al lume di candela ma unicamente amore. Un viaggio sensoriale attraverso il quale la nostra Bianca conoscerà il suo corpo, imparerà ad ascoltarlo e ad essere padrona.
Due giorni, e niente di più. Due giorni al termine dei quali ciascuno di loro tornerà alla propria vita, senza voltarsi indietro.

Ma se le cose andassero diversamente? Se dimenticare quei giorni fosse più difficile del previsto? Se trovarsi, anche solo per poche ore, rappresentasse linfa vitale? Se Max e Bianca non riuscissero a stare lontani?

Comincia così l’avventura di Bianca e Max, un’avventura inaspettata, intensa, profonda, estremamente delicata a volte per poi diventare amara e dolorosa.
Una storia d’amore che sembra volersi nascondere, un eterno gioco di ruolo che sembra trovare la giusta soluzione quando i nostri protagonisti si trovano l’uno tra le braccia dell’altra.
Una storia dalla trama originale, che non conosce banalità. Inutile ribadire la classe dell’autrice che si conferma, anche in questa veste più sensuale, una penna da ammirare.

“Danza per me” è un romanzo appassionante e passionale, dalle tinte rosso fuoco e dal gusto al peperoncino, non conosce noia né momenti di empasse. È un libro avvincente, che coccola il lettore con attimi di infinita dolcezza e poi lo riscuote con avvincenti colpi di scena.
Un romanzo caldo, appassionante, armonico.
Un meraviglioso passo a due che fa vibrare l’anima e accende emozioni fino all’ultimo applauso, quando il sipario cala e, insieme al battito accelerato del cuore, resta il buio.

“Ho imparato che non vale la pena tenersi tutto dentro, perché la vita può finire in un soffio. Però può anche stupirti, regalandoti momenti di rara perfezione, da conservare per sempre e trasformare in una lezione speciale.”

Julie ❤️

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Aspettami davanti al mare” di Emily Pigozzi|ANTEPRIMA!

Ciao Notters,
tra una lettura, un contrattempo e un impegno inderogabile non ho avuto modo di sentirvi granché negli ultimi giorni ma, come potrete immaginare, vi ho pensato molto.
Potevo dunque perdermi la possibilità di raccontarvi una delle nuovissime uscite di Rizzoli?
Oltretutto, è proprio lei: Emily Pigozzi, autrice di “L’angelo del risveglio” e di “Il posto nel mio cuore” che Notting Hill Books ha recensito per voi qualche tempo fa 🙂

Questa volta la nuova pubblicazione di Emily porta, marchiato a fuoco, il nome YouFeel.

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Coveraspettami
TITOLO: Aspettami davanti al mare
AUTRICE: Emily Pigozzi
EDITORE: Rizzoli
COLLANA: YouFeel (Mood Emozionante)
DATA PUBBLICAZIONE: 01 Luglio 2016
GENERE: Romance
FORMATO: eBook
PAGINE: 105
PREZZO: € 2,49

 

SINOSSI

Il mare separa, ma a volte può unire per sempre.
Lilia è una giovane giornalista milanese che ha trent’anni, mille manie e paure, una famiglia freddina e un fidanzato noioso, abituato a considerarla parte dell’arredamento. Per rivitalizzare la storia d’amore con Guido, Lilia organizza una vacanza sulle coste dell’Istria, ma non appena arrivano nella bellissima Rovigno le cose si complicano e i destini della coppia si dividono. E Lilia viene sedotta e rapita dallo sguardo magnetico di Danijel. Bello, passionale e misterioso, ma chi è davvero quell’uomo, e soprattutto chi sono i demoni che lo tormentano? Lilia riparte per Milano senza risposte, convinta di aver perso la sua occasione per essere finalmente felice. Ma c’è qualcosa che la chiama, che vuole che torni davanti a quel mare…

Tra i colori di una terra incantevole, martoriata da un passato tragico e non ancora dimenticato, Emily Pigozzi ci regala la storia struggente di due anime che si riconoscono e si comprendono, al di là di ogni ostacolo.

Mood: Emozionante – YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d’animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

RECENSIONE
ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!

Lilia è una ragazza come tante, quasi trentenne ed è una giornalista; un lavoro che le piace ma che non ha scelto.
Ha un ragazzo da due anni, Guido, con il quale vive una relazione ordinaria, che non sceglierebbe.
Ha due genitori cui vuole bene che spesso scelgono per lei e una nonna che ama e che invece vorrebbe fosse lei la protagonista della sua vita.
Nonna Egle è l’entusiasmo di Lilia, la follia che non riesce ad esternare, l’entusiasmo che nasconde e lo spirito che le manca.

«A guardarti, sei sempre così rigida, così inquadrata… Del resto, come stupirsi, dato che sei cresciuta con quei due?» Alza gli occhi al cielo, mentre la risatina convenzionale di mio padre ci giunge dal suo studio poco distante. «Però io lo so, che in te c’è molto altro. I miei geni ci devono essere, da qualche parte, eccome, ci scommetto la testa di tuo nonno buonanima!»
«Bello sforzo!»
«Non interrompermi, che a quest’età il cervello fa già abbastanza straordinari» gesticola lei in un guizzo di unghie perfette e di profumo. «Non farlo, Lilia. Non rassegnarti a ciò che sembra più semplice. Hai sempre avuto paura di uscire dal tuo cantuccio, di lasciarti andare. Emozionarsi, arrendersi ai sentimenti non è un pericolo, ma la cosa più bella che può capitarti! Sei giovane, hai ancora tanto tempo per metterti alla prova. Vai oltre ciò che gli altri decidono per te: solo tu puoi trovare la strada della tua felicità. Una volta che ti sarai sentita libera, scoprirai che non vorrai più tornare indietro.»

E’ proprio dopo aver parlato con nonna Egle che decide di prendere in mano la sua vita, di uscire dai suoi schemi mentali preconfezionati e di lasciarsi andare, o almeno di provarci.

Decide quindi di organizzare, nei pochi giorni di ferie che sono concessrovigno-2i a lei e a Guido, una breve vacanza a Rovigno, un paesino della Croazia dai colori caldi, dai profumi intesi, dalla storia carica di emozione. Un paesino sul mare, per respirare la sensazione di essere finalmente libera.
Le aspettative per questa vacanza? Risollevare la sua relazione con il metodico (e noioso) Guido, trovare quella passione di cui parlano i libri ma che lei non ha mai vissuto, sentire le farfalle nello stomaco e sentirsi finalmente Donna e non una semplice e insulsa ragazza dalle forme aggraziate ma rotondeggianti.

Lilia è entusiasta della sua scelta, della meta che ha cercato con cura, del tempo che potrà trascorrere rilassandosi sulla spiaggia con il suo compagno, dell’accogliente casetta in cui soggiorneranno per quel breve periodo di pausa dalla vita milanese. E’ entusiasta e basta, senza troppe motivazioni.
Un entusiasmo che non durerà a lungo data la scarsa partecipazione di Guido che impiega il suo tempo unicamente tra tablet e cellulare, troppo impegnato a scrivere articoli e a trovare nuove esclusive per il giornale piuttosto che a godere della sua compagnia.
Quello che 13552676_1746641762270337_474087537_ncondividono si limita unicamente al cibo e al letto… in cui dormono, si intende.
Decide quindi di dedicare del tempo a sé stessa, indossando i costumi che ha comprato per l’occasione, godendosi l’odore del mare, il sole sulla pelle, la sensazione di libertà e beatitudine che quell’angolo di paradiso le regala.
In fondo che cosa poteva pretendere dopo aver trascorso due anni a trascinarsi in una relazione che non le dava nessuna emozione? “Insieme funzioniamo” era quello che pensava Lilia ma non aveva mai provato la sensazione di sentirsi viva, completa, complice, amata. Almeno fino a che…

«Siete quelli della gita?» Stavolta è una voce profonda a parlare, sovrastando il chiasso e le risatine di quel tornado di Amanda.

Ci voltiamo tutti verso la voce, e qui fatico a non strabuzzare gli occhi, perché dietro di noi c’è l’affascinante tipo biondo e abbronzato che vedo sempre alla taverna con la piccola Tea13551119_1746641695603677_1566591224_n: allora è lui il fratello di Katarina!
«Io sono Danijel. Ora partiamo» ci comunica laconico.
Indossa una maglietta azzurra e un paio di calzoncini da bagno grigio chiaro e, ora ci faccio caso, ha la stessa espressione seria e accigliata della sorella. Senza troppe cerimonie ci aiuta a salire sulla barca. Per evitare che qualcuno perda l’equilibrio, ci sorregge a uno a uno con la mano: quando arriva il mio turno, lo guardo appena, sentendo uno strano spasimo al tocco appena accennato della mia mano con la sua.

 Nuove emozioni, nuove sensazioni, nuovi sogni, speranze quelle che Danijel scatena in lei.
Una passione nuova, incontrollata, mai provata.
La voglia di scoprire, di lasciarsi andare, di farsi amare.
Un pugno nello stomaco quello che le sembra di sentire quando i loro sguardi si incrociano, una rinnovata voglia di vivere e di credere in quel sentimento chiamato amore che con lei era stato tanto insipido.

E’ inutile dirvi che non sarà così semplice, Lilia è una giornalista di Milano, Danijel un ragazzo appassionato di arte che vive a Rovigno, a migliaia di chilometri da lei.
Lei a Milano ha la sua famiglia, il suo lavoro, il peso delle aspettative di suo padre, i brontolii di sua madre, l’energia di nonna Egle.
E poi c’è Guido, suo compagno da due anni, con il quale aveva progettato di trascorrere il resto della sua vita
Come fare adesso a lasciar andare tutto? Per cosa poi, l’infatuazione di un’estate? E’ di questo che si tratta?

In tutto questo Danijel è un mistero, un’enigma che sembra irrisolvibile. Nasconde un segreto, un dolore che li porterà, per uno strano scherzo del destino ad allontanarsi e a rischiare di perdersi per sempre…

Basterà una notte di amore, quello vero, a superare tutte le barriere?
A vincere le paure di Danijel e il panico di Lilia? A trovare la voglia di combattere? Di cambiare? Di rinascere, come persone diverse, insieme?

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Non c’è risposta più dolce dei nostri baci, mentre il mare culla le nostre promesse.

Questo libro è una fotografia o, meglio, una sequenza di fotografie.
E perché lo sappiate, non intendo le fotografie scattate dallo smartphone, che riguardi distrattamente sdraiata sul letto quando hai intenzione di cambiare l’immagine di copertina di uno dei tuoi social network.
Per fotografia intendo la vera fotografia, quella scattata sorridendo entusiasta di immortalare un attimo di felicità e con estrema concentrazione, trattenendo il respiro, per paura che “oh no, è venuta mossa!”.
Quelle fotografie che ti capitano tra le mani dopo anni e ti sembra ancora di sentire il profumo dei luoghi che trovi ritratti. Quelle fotografie a colori e poi subito dopo in bianco e nero, quelle fotografie che sono testimoni dello sviluppo della tecnologia, alcune definite e dai colori brillanti e altre invece, si qua che anni prima, leggermente più sfocate e sui toni dell’arancio.
Quelle fotografie che tra qualche anno sembreranno vecchissime, magari leggermente ingiallite o dai bordi consumati.
Quelle fotografie che le sfogli e trovi in mezzo qualche “incidente di percorso”, quello scatto che, come temevi, è venuto mosso perché qualcuno ti ha fatto ridere e tu ti sei distratta.

“Aspettami davanti al mare” è questo, un viaggio. Tra i desideri più inaspettati, i sogni più ambiziosi, le paure più profonde e le piccole angosce quotidiane.
E’ una storia che parla di rinascita, dell’importanza della propria individualità, della magia di credere ai sogni. E’ una storia, ma anche un consiglio a non accontentarsi mai, a puntare in alto, ad essere egoisti e pretendere la felicità.

Una penna speciale quella di Emily che riesce a trasportarti in mondi lontani, nella vita dei protagonisti e ad emozionarti come se, su quella spiaggia di Rovigno, ci fossi proprio tu.
L’ennesima conferma da parte di questa meravigliosa autrice. L’ennesimo successo firmato YouFeel.

Julie ❤️

 

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Il posto del mio cuore” di Emily Pigozzi

Ehi Notters!
Sono di nuovo qui, a parlarvi del secondo romanzo che ha accompagnato la mia settimana: “Il posto del mio cuore” di Emily Pigozzi.
Un romanzo dal sapore dolce amaro, da scoprire e assaporare con rispetto e trepidazione.
Un romanzo che, sicuramente, farà breccia nei vostri cuori.

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TITOLO: Il posto del mio cuore
AUTRICE: Emily Pigozzi
EDITORE: 0111 Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: 30 novembre 2015
GENERE: Romance
PAGINE: 158
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO:

 

 

SINOSSI

Bassa emiliana, anni ’50. Alma Libera Tondelli è una ragazza di paese. Sognatrice ed inquieta,  Alma sembra avere un destino già scritto: la vita di campagna, il lavoro in fabbrica, la messa della domenica. Fulvio, limpido e sincero, la ama da sempre, ma arrendersi al suo amore significherebbe rinunciare ai sogni di libertà che da sempre tormentano il suo spirito. Dalle campagne emiliane del dopoguerra alla Bologna del sessantotto, passando per la Roma del cinema e della Dolce vita, pur plasmata dagli uomini della sua vita Alma cercherà sé stessa e la sua vera strada, mentre al paese qualcuno continuerà ad amarla in silenzio…. Perché come le predisse la Delfina, l’indovina che ha popolato le sue fantasie di adolescente, in lei “Ci sono le luci e le ombre, e la salvezza del cuore, spesso, è nel luogo in cui si parte”.

RECENSIONE

“Il posto del mio cuore” non è solamente un libro.
È un viaggio tra i ricordi, un tuffo in un passato non molto lontano, un’immersione nella vita di Alma, la protagonista di questa intima storia.
È un romanzo che racconta di origini profondamente radicate nella vita di ognuno di noi, racconta di come si cresce nelle proprie idee, nelle proprie convinzioni e poi, alla fine, di come si cambia, modificando completamente anche i pensieri di tutta una vita.
È un romanzo che dimostra, oltre che raccontarlo, quanto la realtà può essere diversa rispetto a ciò che ognuno si è sempre immaginato.
Dimostra che alla fine di tutto essa irrompe nelle nostre vite in modo prepotente, senza chiedere sconti, senza avere pietà per niente e nessuno.
Questa è la storia di Alma Libera.

“Uno spirito libero, sa quello che vuole sa quando è ora di ballare!”
Spirito libero – Giorgia.

Questa, è sempre stata la convinzione di Alma, la sua unica certezza.

image (21).jpegAlma è una ragazza semplice, bella, attaccata alla famiglia, a sua madre Afrodite, a suo padre e ai suoi tre fratelli.
È nata e cresciuta in un piccolo borgo emiliano che racchiudeva in sé le vite e le realtà della sua famiglia e degli altri pochi abitanti che ne facevano parte, lasciando fuori da quei campi il caso e la vita mondana della città.
Alma è stata abituata fin da piccola ad accontentarsi, a godere delle piccole cose, a prendere ciò che la vita ha da darle e niente di più: un lavoro in fabbrica, un uomo da sposare e un bambino da accudire.
Questo era ciò che tutti in quel borgo contemplavano, ciò che ci si aspettava da ogni donna, ciò che andava fatto perché la tradizione lo imponeva.
Eppure ad Alma, tutto questo, non può fare a meno di starle stretto.
Si sente soffocare in quella piccola camera da letto dove tutti i giorni si chiudeva per pensare, lasciando tutto il resto del mondo fuori dalla porta.
È stanca di guardare fuori dalla finestra e immaginarsi un mondo sconosciuto, lontano da lei ma che in realtà è così vicino.
È stanca di fantasticare su come sia vivere in città, andare nel ristoranti, viaggiare, vedere posto nuovi.
Si rifiuta di pensare che la sua vita sia confinata per sempre li, tra quelle poche case, tra quelle enormi distese di campi e nella fabbrica in cui è stata costretta dal padre ad andare a lavorare in seguito ai suoi studi.
Vuole fuggire da quella vita che non ha mai sentito sua, da quella quotidianità che non le appartiene e non le apparterrà mai.
Anche il suo nome ne era la prova: Alma Libera. Anima Libera.

“Nella mia camera tenevo i miei tesori: i miei libri di scuola, la mia bambola di terza o quarta mano, le mie riviste di cinema comprate con il resto del latte e delle uova  tenuto da parte gelosamente per settimane, la foto del matrimonio dei miei genitori […]. La mia camera era solo mia, dato che ero una femmina e perché i miei fratelli, i gemelli e Iames, dormivano insieme, essendo accomunati dal sesso e dalle scorribande.  L’unico mio diritto, forse, non meritato ma offerto e preso senza domande, come doveva essere.
Lì dentro non sognavo, ma pensavo parecchio, con gli occhi rivolti al campo da calcio sterrato e sgangherato e alla canonica che vedevo chiaramente, all’angolo sotto  il pino dove cresceva qualche piccola pianta di fragole che rubavo e mangiavo ancora acerbe, quando mi rifugiavo lì per sfuggire alle liti dei miei genitori e alle sbronze di mio padre, e al limitare di un altro pezzo di campo incolto e senza precisa proprietà. Un po’come mi sentivo io.
Pensavo a quello che sarei voluta essere. E non ne avevo la più pallida idea.”

Ma, come cantava Cenerentola, “i sogni son desideri” e questo Alma l’ha sempre saputo.
Le sue migliori amiche Marcella e Amabile, sono il suo modo per sfuggire alla triste realtà che le è stata imposta.
Un’amicizia molto profonda lega le tre ragazze e, proprio come dice quel famoso detto, Alma ne avrà la dimostrazione proprio nel momento in cui ne avrà più bisogno.
Del resto non sono poi così diverse: Alma non è l’unica a provare quel senso di smarrimento, di inadeguatezza a quella vita. Alma non è l’unica a nascondere segreti…

image (22).jpegE poi c’è lui, Fulvio.
Fulvio è “il ragazzo della porta accanto”: strano dirlo di un uomo, no?
Lui non è uno di quegli adoni mozzafiato che siamo abituare a ritrovare nei nostri romanzi rosa preferiti, bensì è quel ragazzo  dolce, pacato, intelligente, colto, con la testa sulle spalle che qualsiasi genitore avrebbe desiderato per la propria figlia.
Fin da quando erano bambini, Alma e Fulvio si sono sempre limitati a guardarsi da lontano, a sorridersi quasi per sbaglio, nonostante, crescendo, spesso si trovarono ad uscire insieme grazie alla stessa compagnia di amici.
Una strana timidezza, un dolcissimo imbarazzo aleggiava su di loro, come se fossero spaventati da qualcosa, quel qualcosa che scopriranno poi essere i loro sentimenti.

“«L’hai mai baciato, un ragazzo?» mi chiese una mattina a scuola, durante l’intervallo. Osservavamo il gruppo dei maschi poco distante, intenti a spintonarsi e a ridere, ancora così persi nei meandri dell’infanzia, mentre per noi ragazze si intravedevano già i primi turbamenti e mutamenti. «No» dissi risoluta, veloce, quasi  un po’ piccata, come se di colpo mi avesse costretta a confrontarmi con questa idea.
[…] D’un tratto, mi resi conto che, d’istinto, i miei occhi si erano posati su Fulvio. Lui stava un po’ in disparte, partecipando agli scherzi dei compagni, ma al contempo era come distaccato, già adulto, con una bonaria dolcezza negli occhi, come un fratello maggiore.  Ricambiò il mio sguardo, un timido sorriso scappò dalla bocca fino ai suoi occhi nocciola.
Distolsi il mio, colpita nell’intimità da quel pensiero che non mi ero resa conto di avere.”

Tutti se n’erano accorti: Fulvio non aveva occhi che per Alma. E lei lo sapeva.
Ma il terrore di diversi rinchiudere in quel borgo, di dover mettere le catene del matrimonio ai propri polsi, si fece strada sempre più nella mente di Alma Libera.

“Sposata in quel paese, come la mamma, con il papà a guardarmi sempre come una cosa sua, un affare che non doveva pensare, e la mamma a pretendere che fossi una brava donna di casa, con i vestiti scuri e le battute di Don Agenore che benediva la casa di nascosto da papà, che per i preti proprio non aveva simpatia.
I figli, la bocca chiusa, i tortellini la domenica e il pranzo di Natale. Io ero nata lì, vero. Ma io non ero quella.
Non sapevo come avrei fatto, non avevo idea di come riuscirci. Ma c’era tutto un mondo oltre lo stra done che curvava fuori dal borgo, inghiottito dalla nebbia d’inverno e preda della fata Morgana d’estate.”

Con questo pensiero in testa, qualsiasi distrazione era ben accetta pur di sfuggire alle sue paure.
A ben poco (o quasi) servì la dolcezza dei gesti di Fulvio, la paura di legarsi per sempre alle sue origine le attanagliava lo stomaco come la più dolorosa delle morse e, ogni volta, era sempre un colpo all’anima.
E, tra tutte le distrazioni possibili, la preferita di Alma era Giacomo.

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Giacomo era l’opposto di Fulvio.
Se Fulvio rappresentava la sicurezza e la stabilità, Giacomo era il salto nel buio, il rischio, l’azzardo, il pericolo.
Di una bellezza rara coi suoi capelli chiari scompigliati e lo sguardo penetrante, aveva conquistato la curiosità di Alma fin da subito coi suoi modi di fare così diversi da quelli dei suoi amici e così simili a quelli delle persone che veniva dalla città.
Una curiosità che soddisfò poco dopo, in un atto d’amore, ma che le si ritorse contro, come la peggiore delle maledizioni.

Inizia così l’avventura di Alma Libera: un segreto da nascondere, una fuga improvvisata, una corsa a perdifiato.
Alma scappa da quel luogo che le sta tanto stretto con le spalle e il cuore pensati come enormi macigni a causa di tutte le delusioni che quel borgo le aveva procurato.
Alma scappa, fugge via e va a rincorrere la vita che ha sempre sognato, che ha sempre desiderato per sé stessa.
Alma scappa con le parole di Delfina, l’indovina del paese in testa:
«Tu farai qualcosa di diverso. Tu non sei come le altre.  In te ci sono le luci e le ombre.  Sei libera, come dice il tuo nome. Poveretto chi proverà a fermarti!».
Una frase che sembra quasi essere più una maledizione per Alma piuttosto che una benedizione.
Alma scappa, ma non senza prima imbattersi, nuovamente, in Fulvio.

Questo è un libro che vale la pena leggere tutto d’un fiato.
È un libro che vale la pena leggere senza che io vi racconti di più perché é una catena di eventi, di avventure e di disavventure che fanno affezionare il lettore ad Alma come se fosse la sorella che non ha mai avuto.

“Il posto del mio cuore” è un intreccio di vite.image (24).jpeg
È la vita di Alma che si imbatte in quella di Fulvio.
È la vita di Alma che si imbatte in quella di Giacomo ma anche in quella di Ad
riano e del loro “TeatroTempesta”.
É la vita di Alma che viene stravolta da Claudio, quell’amico stravagante che per lei era come fosse un porto sicuro.
È la vita di Alma e dei suoi uomini, ognuno importante e insostituibile a modo suo,
È la vita di Alma che, come se fosse un cerchio, si chiude e finisce lì, dove tutto è iniziato.

I pochi dialoghi all’interno del racconto, permettono al lettore di entrare non solo nella vita della protagonista ma anche, e soprattutto, nei pensieri, nella mente e nel cuore della nostra tormentata Alma Libera, quasi da rendere il libro una sorta di saggio.
Uno stile di scrittura elegante, raffinato, romantico e drammatico quello di Emily Pigozzi, che non annoia mai è che fa entusiasmare il lettore pagina dopo pagina.
La scelta di ambientare l’intero racconto in luoghi diversi e distanti tra loro come Bologna, Roma e Parigi, rendono perfettamente l’idea di quel senso di cambiamento e di inadeguatezza che accompagna la protagonista per tutto il romanzo, senza lasciarla mai.

Questo è un libro senza dubbio profondo, che scava nell’anima di ognuno di noi, che regala sogni, speranze e tenacia, voglia di conquistare ciò che ci rende felici.
Ma é anche un libro che fa riflettere su quali siano realmente i nostri desideri e che, spesso, la disperata ricerca della felicità è un realtà vana, perché siamo già circondati fa ciò che ci rende felici…
Solo che non lo vediamo.
Oppure lo capiamo quando purtroppo è già troppo tardi.

Quindi grazie Emily, per avermi regalato tutto questo con “Il posto del mio cuore”.

Edna ❤

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Il posto del mio cuore

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Recensione di: “L’angelo del risveglio” di Emily Pigozzi

Ciao Notters,

Eccoci di nuovo insieme per la seconda recensione di questa settimana!
Se prima vi ho raccontato con immenso piacere il libro con cui ho chiuso il 2015, adesso vi racconto quello con cui ho iniziato il 2016 e, lasciatemelo dire, se l’inizio è questo, si prospetta un anno, letteralmente parlando, a dir poco meraviglioso!
Sto parlando di Emily Pigozzi e del suo “L’angelo del risveglio”, romantico libro edito Delos Digital.

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TITOLO: L’angelo del risveglio
AUTRICE: Emily Pigozzi
EDITORE: Delos Digital – Passioni romantiche n. 41
DATA PUBBLICAZIONE: 20 Ottobre 2015
GENERE: Romance
PAGINE: 88
FORMATO: eBook
PREZZO: € 2,99


SINOSSI

Le vite della giovane infermiera Serena e del playboy Pietro si incrociano in ospedale: Pietro, in coma dopo un incidente, e Serena, che lo guida fuori dal buio. Le loro esistenze cambieranno per sempre, ma un sentimento puro potrà davvero vincere le differenze tra i loro mondi?

Serena è una giovane infermiera del reparto di terapia intensiva e ha l’abitudine di parlare con i pazienti in stato di incoscienza. In una notte maledetta Pietro, un ragazzo appartenente all’alta società che conduce una vita sregolata, viene ricoverato nel reparto di Serena in seguito a un grave incidente stradale. Attratta dal giovane in coma, la ragazza inizia a parlargli di sé e Pietro finalmente si sveglia. Pietro sembra ricordare le confidenze di Serena e tra i due si instaura un legame particolare, nonostante le differenze sociali facciano sentire il loro peso. Può un amore superare ogni barriera ed essere talmente forte da sconfiggere ogni ostacolo? Quanto si è disposti a mettersi in gioco per inseguire un sentimento appena nato?

RECENSIONE

 

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Serena e Pietro. Sono loro i due protagonisti di “L’angelo del risveglio”.
Serena é una semplicissima ragazza che vive nella periferia di Milano. È una ragazza modesta, la sua vita lo è altrettanto e lei ne va fiera. Va fiera dell’umile ma accogliente appartamento in affitto dove vive con la madre, Rossana, ama il suo lavoro da infermiera a cui dedica buona parte delle sue energie e sì, anche dei suoi sentimenti.

Ha un’abitudine, una particolarità che la rende speciale all’interno del reparto di terapia intensiva in ci lavora: parla con i pazienti che si trovano lì, davanti ai suoi occhi, e lottano per svegliarsi da un sonno che non hanno scelto, o almeno non augurandosi la buonanotte.
Gli parla perché è convinta che possano sentirla, che riescano a sentire la sua voce, che possa tranquillizzarli come a dirgli che andrà tutto bene e che possono tornare indietro perché la vita non è ancora disposta a lasciarli andare.

È notte, Serena è di turno quando in ospedale si sparge  la voce che nel corso della notte, a causa di un terribile incidente d’auto, è stato ricoverato “un pezzo grosso”: Pietro De Castelli.

“Marzia e io strabuzziamo gli occhi. Non sono una fanatica di gossip, ma a parte che qualche rivista al lavoro mi trovo a sfogliarla è impossibile non sapere chi è Pietro De Castelli. Sorriso irresistibile e perfetto, capelli castani folti e lucidi, occhi di un azzurro che fa venire il dubbio sia stato accentuato con il fotoritocco. Alto, affascinante, sorriso da mascalzone: il tipico tizio che potresti trovare tra le pagine di un romanzo rosa.
Solo che lui è vero, appartiene a una famiglia mezza nobile e completamente danarosa e, per completare il quadro della situazione, è un perfetto scapestrato. O idiota, fate voi.
Uno che, invece di impiegare il suo tempo per fare del bene impegnandosi nella mega azienda di famiglia o magari diventando un filantropo, passa la sua esistenza tra yacht e feste faraoniche, modelle e ragazze bellissime dall’aria di principesse annoiate. Per gli amanti di gossip è praticamente un mito: giovane, bello, intelligente, odioso al punto giusto. E ora è qui. E lotta tra la vita e la morte.”

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Serena si troverà presto, nonostante l’imbarazzo iniziale, a fare ciò per cui è più portata anche con Pietro, ragazzo bello e dannato di neanche 30 anni che si è trovato a pagare un conto troppo alto rispetto a quello che poteva affrontare.
Inizierà a prendersi cura di lui,  a cullare il suo sonno, a parlargli della sua giornata, delle sue avventure, dei dolci che adora cucinare… Lo assisterà giorno e notte e, quando si renderà conto di quanto Pietro in realtà sia solo, lo farà anche fuori dall’orario del suo turno.
Pietro, immortalato in milioni di riviste di gossip, abbracciato a miriadi di ragazze, sorpreso a feste di dubbio gusto in compagnia di amici non sempre raccomandabili, è un principe della cronaca rosa. Un principe abbandonato non appena è caduto da cavallo.
Nessuno si presenta al suo capezzale, nessuno che sia entrato nella sua stanza, nessuno di quelli che lui considerava amici ha pensato anche solo per un attimo di fargli compagnia nel suo silenzio innaturale. Né i suoi genitori, né tanto meno la sorella che non hanno fatto nulla di più che farsi immortalare davanti all’ospedale con costosi occhiali scuri a coprire quegli occhi di ghiaccio che non avrebbero saputo come celare tanta indifferenza.

Il tempo passa e Serena racconta a Pietro ogni suo segreto, ogni piccola paura, dubbio e preoccupazione e lui sembra ascoltarla e capirla come nessuno ha mai fatto; non può parlarle ma lei è sicura che la stesse ascoltando…

“Poi, nel sistemare i drenaggi e le coperte, noto una cosa e per un istante mi manca il fiato: piccolissimo, sul fianco, talmente in basso da essere probabilmente stato fatto in quel punto non per venire ostentato ma per restare lontano da occhi indiscreti, un piccolo tatuaggio: il simbolo dell’infinito. Proprio nello stesso punto, e identico come soggetto e dimensioni, ne ho uno anche io.”

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Il loro legame diventa incredibilmente sempre più intenso e, se vogliamo, anche un po’ assurdo agli occhi di chi non riesce a sentire la complicità che si è creata tra i due.
Pietro riesce a suscitare in Serena delle sensazioni che non aveva mai provato prima, un senso di adeguatezza che non conosceva. Con lui si sente giusta, nel momento giusto, sente scomparire la goffaggine che abitualmente porta a braccetto come fosse la sua più cara amica.

“E’ così paradossale, e mi prenderebbero per pazza: eppure, mi rendo conto ogni istante che passa che adoro parlare con te. Ho così pochi amici, fuori dal lavoro, non so neppure io perché. Come se al giorno d’oggi l’essere semplici e sinceri non bastasse, anzi. Fino a pochi giorni fa avrei detto che non avresti capito, ma ora…ora non so. E so che spero che presto starai meglio. Ma so anche che mi mancherai – Gli sfioro dolcemente una mano.
La notte è tranquilla in reparto, e anche io lentamente chiudo gli occhi, mi assopisco su quella sedia al fianco di Pietro. In dormiveglia, nella luce fioca della lampada sopra il suo letto, tra lo scandire ritmico dei monitor, ad un tratto noto una cosa. Le sue ciglia che tremano, e poi, lente ed incerte, le palpebre che si sollevano.  Mi riscuoto bruscamente, quasi pensando di aver sognato. Ma non è così, e qualche secondo dopo i miei occhi nocciola segnati e stanchi si riflettono nei suoi, azzurrissimi, che mi fissano interrogativi. Il mio primo pensiero stupido è che no, sulle riviste non usano Photoshop, perché i suoi occhi sono davvero trasparenti e di un celeste poderoso, così belli da entrarci e non uscirci mai più. Poi si guarda attorno: fissa le apparecchiature e le flebo con aria confusa, cerca di muoversi, di dire qualcosa, e io d’istinto suono il campanello per chiamare il medico di guardia.
I minuti che seguono sono molto concitati: il medico controlla i parametri vitali, poi dà comunicazione di avvisare il primario che ne aveva fatta specifica richiesta. Noi infermiere eseguiamo i compiti alle quali siamo abituate, e in un attimo è la fine di questo turno.
Gli occhi di Pietro, nel frattempo, non si staccano un istante da me.”

In quel momento per Serena è chiaro che c’è qualcosa di strano in lei: non riesce ad essere completamente felice per il suo risveglio, sì certo è felice che sia vivo, che si sia svegliato da quel sonno spietato, che possa tornare alla sua vita normale, che non abbia subito danni permanenti ma, al tempo stesso, sa che presto Pietro lascerà il suo reparto per tornare alla sua vita di sempre, fatta di lusso e articoli di giornali mentre lei rimarrà semplicemente un’infermiera che si è presa cura di lui in un momento difficile… L’infermiera di sempre, solo un po’ più sola.

La nostra protagonista non si sbaglierà…
Pietro fu trasferito senza preavviso in un centro riabilitativo, lei non riuscì neanche a salutarlo e non trovò alcun messaggio ad aspettarla, solo il suo letto vuoto.

Da quel momento per Serena inizierà un periodo un po’ catatonico, un periodo in cui si sforzerà di non pensare a lui, di andare avanti senza rimpiangere quei momenti che erano solo loro… Non sarà semplice come pensava e un giorno, alla fine di uno dei suoi turni, un immenso mazzo di fiori arriverà a complicarle le cose.
Dietro a quel colorato mazzo di fiori c’era lui, bello come il sole che le sorrideva e le chiedeva scusa “per averci messo tanto”. 🙂

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Ebbene sì cari Notters, quello fu l’inizio della loro storia.
Serena si trovò a fare i conti con una realtà che non conosceva e mai avrebbe pensato di conoscere, dovette affrontare gli sguardi altezzosi della famiglia di Pietro, le sue foto sui giornali, le indiscrezioni della gente, la diffidenza di sua madre, la disapprovazione dei suoi capi e le immense diversità tra i loro mondi.
Pietro riusciva a cancellare ogni dubbio, ogni incertezza, ogni malumore. Le sue mani su di lei erano sufficienti a colmare ogni lacuna e le sue labbra erano tutto ciò che desiderava.
Più tempo passavano insieme più si sentiva completa, si sentiva bella e all’altezza; lui le sembrava sempre più perfetto, ma il suo mondo sempre più sbagliato per lei.
Non fu semplice, anzi a volte fu così difficile che Serena pensò di mollare tutto, di abbandonare quella favola perché di Cenerentola ce n’è una sola e non poteva certo essere lei la seconda.

Si allontanarono, si amarono senza dirselo, si pensarono, si rimpiansero ma non temete: “si risvegliarono” insieme. ❤️

Una storia splendida, un amore vero fatto di momenti dolcissimi ma anche di profonde paure; due protagonisti adorabili, tanto che non saprei a chi dare la fascia del mio personaggio preferito.
L’autrice Emily Pigozzi, scrive questa storia come se fosse il diario della protagonista, fa assaporare al lettore le fragilità di una ragazza come tante e al tempo stesso lo fa riflettere su ciò che nella vita non va mai sottovalutato e su come le apparenze possano farci vedere una realtà che ha la necessità di essere approfondita.
Ho apprezzato tantissimo lo stile del autrice, semplice e scorrevole ma estremamente toccante.

L’unica nota stonata se proprio devo trovarne una? È finito troppo in fretta… E non perché manchi qualcosa o perché i tempi scivolino via ma semplicemente perché di Serena e Pietro non ne ho avuto abbastanza!

È la storia di due angeli; se è vero che Serena è “L’angelo del risveglio”, Pietro è semplicemente l’angelo di Serena, l’angelo di tutte quelle persone che si guardano alla specchio e non vedono la loro immensità.

È una favola che vorremmo vivere tutte ma che, almeno, dobbiamo leggere e perché no, anche sognare.

Julie ❤️

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