Recensione di: “Dirty – A sad love story” di Hellen C. Worth

Buongiorno Notters,
come state? Come procede la quarantena? Non sapete più come impiegare il tempo?
Non temete, il vs fedelissimo Blog preferito (perché lo è, vero? ;p) ha la soluzione per voi: carta e penna alla mano e iniziate a segnare!
Intanto io vi parlo di lui, il libro ad altissimo tasso di erotismo che ha… accaldato le mie serate! 🙂

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TITOLO: Dirty – A sad love story
AUTORE: Hellen C. Worth
GENERE: Erotico
PAGINE: 228
DATA PUBBLICAZIONE: 07 gennaio  2020
EDITORE: More Stories
PREZZO: 2,99€ / 10,99€

 

SINOSSI

Valentina è una donna simile a tante altre: una vita tranquilla dedicata al lavoro, alla famiglia, ai figli. Niente sembra poter distruggere questo equilibrio.
Tutto cambia nel momento in cui incontra Christian, un ragazzo molto più giovane di lei.
Vittima e carnefice al tempo stesso, Christian si ritroverà a essere protagonista inconsapevole del mutamento di Valentina.
Un viaggio crudo ed esplicito verso la consapevolezza femminile, attraverso l’esplorazione dei desideri più nascosti che ottenebrano i sensi.

 

RECENSIONE
Attenzione possibili spoiler

“Dirty – A sad love story” racconta una storia profonda, di grande impatto emotivo.
Una storia dura da digerire, difficile da capire, da immaginare.
Una storia di pace e di tormento.
Una storia “sporca” e “triste”, che parla di un grande amore, di quelli per la vita, dei “per sempre insieme” conditi dai “finchè morte non ci separi”.
Una storia di una passione travolgente, di quelle che ti tolgono il sonno, il respiro… quelle che diventano dipendenza, come fossero la migliore e, al tempo stesso, la più pericolosa delle droghe.
Una storia che miscela emozioni e sensazioni, che quasi sembra di ritrovarsi in un mixer gigante.
Tristezza, desolazione, solitudine, paura, si scontrano continuamente con l’euforia, il piacere, la libertà e il calore di un cuore che batte per te. Queste emozioni combattono una guerra senza eguali, una di quelle dove sembra proprio che nessuno possa uscirne vincitore.
Una giostra che gira, gira e gira all’infinito, senza fermarsi mai.
Un buio che non vuole saperne di diradarsi, ma che, invece, si fa sempre più cupo.

Ma questa è anche una storia di redenzione, di ceneri che risorgono trasformandosi in fenice, di rivincite.
Una storia di cuori spezzati che trovano il modo di ricucirsi, rattoppando ogni buco. E quindi il cuore riprende a battere, i polmoni si riempiono di nuovo d’aria e si torna a respirare. L’anima ritorna a vivere e gli occhi, prima spenti, riprendono a brillare.
Perché quel buio, alla fine, si è rischiarato, un po’… e la luce, poi, si è riaccesa.

Esaurita la forza di lottare, sul finire di una giornata spossante, troppo simile a quelle che da mesi si ripetono in un nauseante moto perpetuo, mi arrendo a quello che pioggiaconsidero un ulteriore attacco del destino. Rallento il passo.
La pioggia mi infradicia, ne sento l’umidità fin dentro le ossa. Inspiro e chiudo gli occhi, lasciando che sia la fantasia a prendere le redini. Mi immagino nuda, su una spiaggia deserta, distesa sulla sabbia bianca. A farmi compagnia, solo un gabbiano che compie ampi giri nel cielo limpido. Come sottofondo, il rumore delle onde che si infrangono sulla riva… Il freddo della pioggia diventa refrigerio; l’acqua che mi avvolge, semplice libertà.

E’ così che si sente Valentina, tutti i giorni della sua vita. Prigioniera.
Prigioniera di un destino che si è preso gioco di lei.
Prigioniera di un passato che la tormenta con la sua serenità e dolcezza.
Prigioniera di un presente che non avrebbe mai scelto, fatto di solitudine e rimorsi.
Prigioniera di un futuro che sembra non avere niente di bello in serbo per lei, per suo marito, per il suo matrimonio. Perché sembra che niente sia rimasto di quella promessa suggellata tra Valentina e Giovanni.

Sembra che niente sia rimasto di quei due ragazzi innamorati e spensierati, che si sono conosciuti in un pub, grazie alla più patetica delle scuse del rimorchio.
Sembra che niente sia rimasto di quell’amore che li ha travolti tanti anni fa, al punto da regalargli due figli.
Sembra che niente sia rimasto della passione che li travolgeva e di quel tumulto che faceva loro battere il cuore.
Adesso tutto è piatto, grigio, freddo.
Adesso manca tutto: comprensione, condivisione, dialogo.
Adesso quei due ragazzi innamorati sono lontani, di una distanza che non si riesce più a colmare.
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Pare proprio che i loro cuori abbiano smesso di battere all’unisono, che i loro respiri abbiano smesso di intrecciarsi e le loro mani di toccarsi.
La loro vita di coppia va avanti a fatica e si trascina in una routine priva di sorrisi, di tempo passato insieme, della semplice felicità e contentezza nel trascorrere del tempo insieme.

«Chi sei?», domanda con voce impastata dal sonno. Sorrido, nonostante le parole di mio marito mi abbiano procurato un leggero fastidio. «Sono io, Vale». «Vale», ripete cercando con lentezza di mettere a fuoco. La stanchezza è troppa per permettergli di farlo. Mi faccio più vicina. La mano, che tenevo sulla sua spalla, scivola sul torace. Deposito un lieve bacio sul collo, proprio sotto all’attaccatura dell’orecchio. Il rassicurante profumo di Giovanni mi invade le narici ed è quasi un lenitivo per la solitudine che mi avvolge. «La mia Vale», biascica coprendomi la mano con la sua. Il mio seno preme contro la sua schiena. «Giò…», gli rispondo con voce arrochita, ravvisando, nel gesto e nelle parole che mi sono appena sentita rivolgere, quel ragazzo innamorato con cui giocavo sulla spiaggia; lo stesso che sembrava essersi perduto da alcuni mesi a questa parte. «È da tanto che noi…», gli suggerisco tempestivamente, temendo che possa nuovamente sfuggirmi. Lascio scivolare la mano verso il basso. Le dita si infilano sotto l’elastico dei boxer, dove incontrano la peluria ricciuta, seguita dalla serica pelle del membro. «È tardi», sancisce brusco Giovanni, ghermendo la mano che stava già iniziando a stimolarlo. «Ti prego», quasi lo imploro. «Sono sfinito, Vale. Non sono in grado», replica laconico, allontanando la mia mano e innalzando così l’oramai consueto muro invisibile tra noi. Umiliata e delusa, reagisco piegandomi alla sua richiesta, senza nemmeno tentare di obiettare.

Valentina impiega ogni giorno, ogni ora, ogni minuto a chiedersi perché… a chiedersi dove ha sbagliato, dov’è finito il loro mondo, dov’è finito il loro matrimonio, dov’è suo marito.
Crede che, ormai, la sua vita abbia preso una piega dalla quale non può scappare: svegliarsi da sola, preparare la colazione ai bambini da sola, accompagnarli a scuola da
sola, andare a lavorare, finire di lavorare, andare a prendere i bambini da scuola da sola, tornare a casa e trovarla vuota e, puntualmente, trovare un messaggio di suo marito che l’avvisa che anche stasera farà tardi.
E la rabbia in lei cresce, monta come la furia di un toro. Si arrabbia con suo marito, per le mancanze che le sta regalando, senza un reale motivo. Ma si arrabbia anche con sè stessa, per non essere in grado di prendere il coraggio a due mani e affrontare quel silenzio che da tempo li divide.

Solo che non sa che, nel frattempo, anche suo marito sta morendo dentro.
Anche suo marito sente la sua mancanza e si interroga, ogni fottuto giorno, su che cosa è successo al loro meraviglioso matrimonio.
Pensa a Valentina durante la sua giornata di lavoro, seduto su alla scrivania del suo ufficio.
La ricerca in quello scatto che ha fatto stampare tempo fa e che ha appoggiato proprio lì, accanto al suo computer, in modo tale da rivolgergli uno sguardo ogni volta ne sentisse il bisogno.
Fissa con sguardo cupo la foto di una coppia felice e spensierata, innamorata… quella coppia che ora è così distante dalla realta.

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Ma Valentina non è assolutamente consapevole del reale stato d’animo di suo marito che crede essersi trasformato in un uomo freddo e cinico, incapace di donarle attenzioni.
Ed è proprio allora, in una delle sue tristi e fredde giornate monotone che qualcosa cambia.
Vede un paio di occhi di un azzurro magnitico, e, inevitabilmente, ricomincia a respirare…

«Mi scusi tanto, signora». Apro gli occhi di scatto, accorgendomi di essermi fermata nel mezzo del marciapiede. Con lo sguardo, reso appannato dalle ciglia umide, intravedo la persona che mi ha appena dato un involontario spintone: è un ragazzo, bagnato fradicio, come me. Solo il cappuccio della felpa e un giornale a ripararlo dalla pioggia. Prima che si volti e riprenda il passo spedito, faccio in tempo a scorgere il dolce sorriso che mi rivolge, e un paio d’occhi di un azzurro intensissimo, lo stesso azzurro del cielo a cui stavo pensando. «Non fa nulla», sussurro a quella figura oramai confusa tra il grigio del cielo e quello dei palazzi, quando è già troppo lontana per potermi sentire. E mi ritrovo a sorridere sotto la pioggia, senza averne realmente alcun motivo.

Ma un motivo c’è, e si chiama Christian.

Christian, un ragazzo semplice, bello, che si guadagna da vivere lavorando in un negozio di alimentari solo per poter coltivare la sua passione e trasformarla in occupazione: la fotografia.
E come ogni fotografo che si rispetti, Christian è incredibilmente bravo a cogliere attimi e crearne fermo-immagini. Istantanee di ricordi felici, liberi, spensierati… a volte anche tristi e dolorosi, ma pur sempre ricordi.
Ne colleziona come fossero figurine di un album, e il suo sogno più grande, un giorno, è quello di donare i propri, di ricordi, agli altri. Sogna che la gente possa ammirare i suoi scatti e conoscere così parti del suo essere, del suo sentire.
E lo fa anche con Valentina che, un giorno, gli chiede proprio questo: immortalare il momento della sua rinascita, il momento in cui ha deciso di non essere più la donna triste e cupa degli ultimi anni. Immortalare il momento in cui decide di cominciare ad essere egoista e, in un attimo tutto è chiaro.

Valentina sa quello che vuole, e decide di prenderselo.

«Christian…» Il suo nome mi scivola dalle labbra. «Dillo ancora». «Christian», mormoro un secondo prima che si impossessi nuovamente delle mie labbra.
passioneStavolta l’assalto è meno giocoso. È più rude, urgente. Labbra. Lingua. Denti. Ci stiamo divorando, consumando. Finiremo bruciati dalla fiamma del piacere. E, contrariamente a quanto credevo, questo pensiero mi rende libera… e finalmente felice. Ci sarà tempo domani per i pentimenti, ora non voglio pensare. Seguo l’istinto e ciò che il mio corpo mi suggerisce. Le mani di Christian si spostano nervose e sollevano la gonna del mio vestito. «Ti prego, Valentina, fermami o sarà troppo tardi». È una supplica sincera, ma ho deciso che non voglio più dare ascolto alla ragione.

Ed è così, con audacia e coraggio che Valentina decide di imbattersi in questa avventura, stanca e avvilita di non ricevere più attenzioni dal marito.
Decide di rischiare il tutto e per tutto, pur di avere il suo angolo di felicità nel mondo. Perché è proprio questo che Christian diventa per lei: evasione, spensieratezza, libertà.

Christian è passione, tumulto, coraggio, erotismo.

È tutto ciò che a 40 anni non si aspettava di poter provare più, e che invece si nascondeva tra le mura di un appartamento.
È ciò che la rende felice, quel paio d’ore al giorno, e che le fa dimenticare tutto: il suo matrimonio, la sua vita complicata, la sua monotona routine. E se ne frega della differenza di età, si sente desiderata, voluta, e questo è ciò che le basta per ritornare a vivere.

Ma basterà veramente tutto questo per farle ritrovare sé stessa?

Questa è una storia che o si ama, o si odia.
Il personaggio di Valentina è un personaggio che io definirei scomodo: è brutale e spaventosamente reale, perché rappresenta ciò in cui ci imbattiamo quotidianamente ma che non abbiamo il coraggio di conoscere fino infondo.
Rappresenta le fantasie delle donne prigioniere di un rapporto che non vogliono più per loro stesse, ma che, appunto, rimangono tali.
Perché troppo spesso ci manca il coraggio di prendere la nostra vita in mano e rivoluzionarla, preferendo continuare a vivere nella nostra bolla, noiosa ma sicura.
Ma questo libro ci insegna, alla fine, che sono chi rischia il tutto e per tutto è destinato a vincere le sue battaglie.
Personalmente posso dirvi che questa lettura mi è piaciuta anche se devo ammettere, a mio modestissimissimo parere, che forse avrei preferito venisse approfondito un po’ di più l’aspetto psicologico della questione e il finale che non posso assolutamente svelarvi.
Tutto sommato penso che sia una lettura nella quale vale la pena imbatterci, e lo dico soprattutto a quelle donne che spero possano rivedersi un po’ in Valentina, leggendo queste righe.

Vivete, credeteci, combattete.

La felicità è per tutti.

Edna

Il mio voto:

voto

3,5/5

 

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