REWIEV TOUR | Recensione di: “Undefined – Undressed series vol. III” di Moloko Blaze

Buongiorno, Notters!
Oggi il blog partecipa al rewiew party di Undefined, novella conclusiva della serie di Moloko Blazer che vede come protagonisti tre giovani ragazzi in bilico tra luce e ombre, tra desiderio e sentimento, tra Inferno e Paradiso.

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TITOLO: Undefined – Undressed series vol. III
AUTORE: Moloko Blaze
GENERE: erotic romance
PAGINE: 165
FORMATO: ebook – cartaceo
PREZZO: 1,99€ – 8,99€

SINOSSI
– ATTENZIONE –
Questa novella contiene scene di sesso esplicite. Se ne consiglia la lettura a un pubblico adulto e consapevole.
“Undefined” è la terza e ultima novella erotic-romance della “Undressed Series”, composta da:
1. Undressed
2. Untold
3. Undefined

Assaporai da lui il gusto tiepido del bourbon, la nota fruttata che improvvisamente diventava piccante in modo quasi fastidioso. Doloroso. Come era lui. Non mi fece finire, conservò un po’ di quel liquido compatto all’interno del bicchiere e vi inzuppò il pollice. Con una naturalezza surreale accarezzò le mie labbra dipingendole con quella patina dolciastra, bollente e gelata allo stesso tempo.
Le mie ciglia sfarfallarono ad accogliere lo stordimento che stavo provando. Distolsi la bocca, scostandomi. Non volevo più essere una vittima dei suoi giochetti, non potevo più continuare a vivere in trance, soggiogata dalle sue arti magiche. Dovevo svegliarmi da quel maledetto incantesimo. Afferrai il suo polso e lo fermai. «Non siamo qui per giocare, James.»
Non è un gioco per cui siamo tagliati, eppure ci siamo trovati proprio in mezzo. Questo perché non ho dato ascolto al mio capo e amante, James La Salle, l’artista che mi aveva dipinta senza veli, ridonandomi anima e cuore, soffiandomi addosso il suo alito di vita. Il padrone da cui talvolta io e il mio amico Robin fuggivamo, per poi ritrovarci inevitabilmente e disperatamente soggiogati dalle sue parole, dalle sue mani, dalle sue perversioni.
Ma gli uragani non sono fatti solo di acqua e vento, talvolta sono fatti di persone, la cui unica ragione di vita è farti del male, buttarti sotto un’onda e affogarti. D’altronde, per raggiungere i prati cangianti del Paradiso bisogna passare dalle rovine dell’Inferno. Per godere della luce bisogna aver vissuto al buio. E io del buio mi ero cibata per tutta la vita.

Attraverso i paesaggi rurali della Louisiana più afosa, le acque più torbide del Mississippi e le barocche contraddizioni della peccaminosa New Orleans, il viaggio degli artisti bohémien James e Robin e della loro giovane musa Charlotte, con quest’ultima novella giunge finalmente al termine.

RECENSIONE
***Attenzione possibili spoiler***

Come prima cosa vorrei fare una precisazione: questa è stata la mia prima esperienza con il genere. E ancora oggi, a quattro giorni di distanza dalla chiusura di questa storia, sono combattuta e turbata.
Non è stata una lettura facile. Non è stata per niente semplice.
All’inizio sembra una storia quasi banale (nulla di più sbagliato!!!).
Una giovane ragazza con i capelli rosso fragola e una ciocca blu cobalto che si trova allo sbaraglio e immersa fino al collo…nel fango, chiamiamolo così.
Una risposta a un annuncio di lavoro e cambia tutto.
In modo repentino e drastico.
E che la discesa all’Inferno abbia inizio.
Da una parte abbiamo una bambola, un burattino senza fili, dall’altra un dio779aeab6e210d301545817902cbe2e2d intoccabile, che diventa sia carceriere sia salvatore.

«Te la senti di darci tutto questo? È quello che ti stiamo chiedendo, Charlotte, non vogliamo solo il tuo corpo. Vogliamo tutto. Vogliamo la tua vita, vogliamo la tua anima.».

Charlotte, sotto lo sguardo inflessibile di James, sotto il suo tocco, si sta trasformando.
Tutto il dolore che si porta dentro, tutti i suoi demoni, tutta la sua angoscia…esplode.
Charlotte stessa esplode in mille pezzi per poi venir ricomposta dal suo creatore.
Gli ordini di James sono sempre sussurrati, chiavi di volta per muovere gli arti e il cuore della ragazza come se fossero i suoi.
Diventa quasi una droga.
Il dolore da cui nasce un piacere mai provato.
Un pugno nello stomaco, uno dietro l’altro.
Il dolore di Charlotte, quello che si porta dentro, quello che oscura la sua anima, è un pugno sordo che ti stordisce e ti lascia senza fiato.
Ci sono scene molto forti e molto toccanti. Lei è viva, anche se pensa di non esserlo. Sulla carta, tramite la penna di Moloko Charlotte prende vita. È un personaggio che, fosse quello di una serie televisiva, bucherebbe lo schermo, come si è soliti dire. Ti entra dentro, nella testa, nel cuore. E forse proprio per questo ho faticato a digerire James.

Era un folle. Per lui era un vero e proprio modo di vivere. Il suo modo di vivere. Non si fidava di nessuno, ma aveva trovato noi: si fidava solo di noi e pretendeva la stessa fedeltà. Come se fossimo parte del suo branco. Non comprendevo perché, ma cominciai a fare chiarezza sul suo ragionamento, sul suo modo di essere. Impossibile misurare James La Salle con il metro con cui si misurava il resto del mondo: lui aveva parametri tutti suoi, non compatibili con nessun altro.

James La Salle… O lo ami o lo odi. Io l’ho sia amato che “odiato”. Ogni fibra del mio essere gridava a più non posso “smettila, smettila” e “non può essere”. Ci sono state molte scene forti, crude, devastanti. Non per come erano descritte o narrate, però. La scrittura risulta, infatti, fluida, delicata nonostante tutto e questa sembra quasi una vera e propria contraddizione: un tratto distintivo che caratterizza l’intera storia.
No, il mio turbamento era altrove, in quello che sentiva e provava Charlotte, nella sua discesa all’Inferno in cerca di un frammento di paradiso, di un illusorio e fragile attimo di pace…e di amore.
Fin dal primo istante ho provato una profonda tenerezza nei confronti di Charlotte. Si viene a creare una sorta di empatia nei suoi confronti. Non può che essere così. Charlotte è la bambola nuda, una bambola senza vita, un Pierrot dalle mille sfumature. I segni sulla sua pelle sono solchi indelebili. Le cicatrici della sua anima sono urla silenziose. Il suo cuore grida amore a più non posso. Sanguina da quando era una bambina.
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Ho provato tanta tenerezza per lei e dolore, rabbia, tristezza, un’infinita tristezza…e, infine, speranza. Una piccola flebile speranza che qualcuno la salvasse…che qualcuno le restituisse la sua innocenza perduta…che qualcuno la amasse.

Ammetto che non ho amato James La Salle fino alla fine, a 360 gradi. Ho sempre sperato che lui la salvasse. Da lui stesso, da sé stessa. L’ho detestato per certe sue azioni, per certi suoi atteggiamenti. Lo avrei voluto scrollare per un lasso interminabile di tempo finché non gli fosse entrato in testa una dose massiccia di buon senso, avrei voluto scartavetrare la sua arroganza e quel suo (apparente) egoismo e sadismo. Avrei voluto gridargli a pieni polmoni “apri gli occhi, apri il tuo cuore”.
Se fin dal primo istante ho provato forti sentimenti per Charlotte (quasi un volerla proteggere da tutto e da tutti come se fosse un personaggio reale in carne, ossa, lacrime e sangue), ho faticato non poco a entrare almeno in minima sintonia con James. Interessante, molto interessante, però, sarebbe la storia dal suo punto di vista. Perché James è qualcosa di più rispetto all’uomo autoritario, egocentrico, mostruoso, perverso e dominante che appare. Molto di più. Anche lui ha le sue cicatrici che ben nasconde al resto del mondo. Anche lui ha le sue zone di luce che nasconde nel profondo della sua anima tormentata.
Charlotte ha il buio dentro di sé e con James impara ad affrontarlo, ad accettarlo… ad amarlo. Senza più averne paura. Senza più fuggire.
James ha la luce, invece. Piccoli spiragli di luce che, ogni tanto, emergono dalla coltre oscura che avvolge il suo cuore.
Charlotte e James.
James e Charlotte.
Luce e tenebra. Tenebra e luce.
Due facce della stessa medaglia.
Un connubio senza eguali.
E in mezzo al caos, allo scontro tra due esseri più simili di quanto siano disposti ad ammettere c’è Robin Delacroix, sinuoso ed elegante come una pantera, pericoloso come un serpente…un’altra anima affine e tormentata, un’altra vittima della società, con le sue cicatrici, con le sue zone d’ombra e di luce.
Un triangolo intrigante, un incastro di corpi e anime perfetto.
I padroni di Charlotte, i suoi demoni, i suoi angeli…i carcerieri della sua anima.

Tre corpi fatti di luce , perfettamente incastrati, ondeggianti come steli d’erba sottovento. Era un movimento informe, un groviglio di gambe e di braccia che nel caos stavano trovando un loro ordine , un loro senso.
Eccoci, noi tre, ad assumere un significato solo se uniti l’uno all’altro: ognuno con le proprie ferite, ognuno con i propri drammi, ma quando eravamo insieme diventavamo invincibili, bellissimi. Eterni come il video che ci aveva immortalati.

È un viaggio alla ricerca di sé stessi, una caduta libera in picchiata a tutta velocità senza paracadute. E tu lo sai di non avere il paracadute o, se presente, sai che è difettoso e che non si aprirà o, se si aprirà, sarà una catastrofe. Così come sai che l’impatto con il duro e freddo suolo sarà tremendo, devastante e senza via di scampo. E sai anche che poi dovranno raccoglierti con il cucchiaino. E sai che dopo non sarai più la stessa.
Una discesa rapida verso l’Inferno. Solo andata. Un Inferno nero, cupo, che inghiotte tutto quello che trova sul suo passaggio e che lascia indietro soltanto cenere, polvere e detriti. Cumuli e cumuli di detriti. Tanti piccoli pezzi di te. Un quadro incompleto. Un puzzle a cui mancherà per sempre un pezzo perché è andato perso. Un vaso di cristallo che è andato in frantumi. Sul pavimento solo tante minuscole schegge.
Undefined è qualcosa che mai avresti immaginato: devastante, crudo, un continuo pugno nello stomaco. Ti fa contorcere le budella, ti fa sanguinare dall’interno: orecchie, occhi…cuore. È un trovarsi davanti la parte più oscura che si cela in quasi ogni essere umano, se non in ognuno di noi .
C’è chi quella parte la ascolta, la alimenta, la ama e non può farne a meno. E chi, invece, trova amore e conforto altrove, nella parte più luminosa.
Luce e tenebra, come ho già detto, due facce della stessa medaglia.

Era stato scioccante per certi aspetti, ma avevo capito che questa ero io. Non sarei riuscita ad avere rapporti normali se non passando attraverso l’Inferno. Alcune creature erano nate per stare sottoterra, al buio. Era l’unico modo che avevo per accorgermi della luce del sole le rare volte in cui riemergevo dal baratro. Era l’unico modo per godere delle tenerezze di James in un momento come questo e capirne davvero il senso.

Per una strana coincidenza (caso del destino?) in questi giorni, seguendo una serie tv, ho sentito questa frase: “Se devi andare all’Inferno…non ti fermare” e subito ho pensato a Charlotte, James e Robin. E credo che questo sia un merito dell’autrice, che sia riuscita a creare dei personaggi così verosimili, così quasi… reali. Così reali da sentire il loro tormento, il loro dolore, la loro angoscia. Così reali da opporti a certi loro comportamenti e a certi loro pensieri. Così reali da volerli proteggere e a volte “condannare”. Così reali, però, da volerli comprendere. Magari non giustificare (in certi momenti James La Salle mi ha proprio fatto infuriare, per non dire peggio) ma, per lo meno, provare a comprendere.
Ammetto che mi sarei aspettata un finale diverso e mi sarebbe piaciuto leggere molto di più riguardo Robin Delacroix (altro personaggio chiave, molto interessante), ma devo dire che questa “avventura” all’Inferno è stata interessante. Non ho approvato o tollerato certe azioni di James, è vero, ma devo dire che nel complesso è una storia scritta bene, molto fluida e l’ho trovata interessante per l’aspetto emotivo e psicologico dei personaggi, soprattutto di Charlotte, essendo la storia narrata dal suo punto di vista.
È stato un viaggio all’Inferno, nella parte più oscura e morbosa, un viaggio difficile e, per certi aspetti doloroso e sofferto. Mi ha fatto imbestialire come pochi, è vero, soprattutto nell’ultima parte, ma credo che meriti una possibilità…la possibilità che solo un angolo di paradiso può darti.

Serenella

Il mio voto:
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Notting Hill Staff

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