Recensione di: “Il mio matador” di Lina Giudetti

Carissimi Notters,

ecco per voi una questione spinosa: il sequel! Spinosa e piena di insidie, aspettative da non deludere e attenzioni da non tradire. Vediamo come se l’è cavata Lina Giudetti con “Il mio matador”, sequel del gia recensito sempre per voi “Il mio Angelo”.

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TITOLO: Il mio matador
AUTORE: Lina Giudetti
DATA PUBBLICAZIONE:
EDITORE: Self-Publishing
GENERE: Romanzo Rosa
FORMATO: Ebook
PAGINE:
PREZZO:

SINOSSI

Dopo aver ritrovato l’affetto del padre, Aura comincia a diventare una ragazza più forte e soprattutto riesce a sconfiggere la bulimia. Sente tuttavia il bisogno di diventare anche indipendente e un giorno decide di trasferirsi in Spagna, a Valencia, dove viene assunta a lavorare come receptionist in un albergo. A causa della delusione d’amore ricevuta dal suo “Angelo”, è ancora diffidente nei confronti degli uomini e pensa che rimanere single sia la cosa migliore finché il suo percorso di vita non incrocia quello di Ricardo de la Vega, un famoso matador che inizialmente le sembra tutto l’opposto di quello che le piace in un uomo poiché lo ritiene rozzo e sboccato, per quanto irrimediabilmente sexy, bellissimo e perfino divertente oltre che una continua scoperta e sorpresa… vengono entrambi coinvolti in una girandola di emozioni finché Angelo non si ripresenta nella vita di lei…

Un romanzo che sullo sfondo di antiche tradizioni spagnole e del fascino dell’arena, mescola dramma e tenerezza, malinconia e comicità, parlando di amore e di speranza.

RECENSIONE    

Ricominciare da zero. Questa la sfida che Aura, protagonista del secondo romanzo della duologia di Lina Giudetti, sceglie di affrontare. Per prima cosa lasciare l’Italia e ripartire da se stessa. La ragazza vola in Francia dal padre ritrovato, conosce sua moglie Veronique, e i due figli, suoi fratelli. Per due anni la ragazza vive con loro, impara ad amarli, come mai avrebbe pensato di poter fare, e viene amata da loro, come mai avrebbe pensato fosse possibile. La forza che questo le da, le permette di sconfiggere il male che l’affligge da troppo tempo ormai, la bulimia. I medici e le terapie sono indispensabili certo, ma ciò che la rigenera e riporta sulla retta via sono gli affetti che in Francia ella trova, con non poca sorpresa.

Aura riprende e conclude gli studi, ma il giorno della sua laurea la madre non c’è, a riprova di quanto poco le importi della figlia, o almeno cosi crede la ragazza. Finalmente la vita le sorride, nonostante il suo passato, nonostante Angelo, nonostante la sua infanzia, nonostante il comportamento della madre, nonostante l’autolesionismo. Tuttavia Aura sente le manchi qualcosa. Si deve affacciare al mondo del lavoro ora, e per coniugare le due cose, si propone per un impiego in un albergo, come receptionist, nel’ambito del turismo quindi, per cui ha studiato, e lo ottiene.

Si, ma in Spagna, a Valencia.

Cosi, dopo qualche anno passato a ricostruirsi e a ritrovarsi, Aura riparte, diretta verso quello che sarà l’inizio del resto della sua vita, ma ancora questo lei non lo sa. Giunta in Spagna, sistemate le questioni burocratiche fra lavoro e appartamento in affitto, si comincia finalmente! Il lavoro è stimolante, semplice ma necessario, la gavetta devono farla tutti in fondo no? I colleghi sono simpatici, il posto è meraviglioso, Valencia e la Spagna in generale sono sempre state per Aura di grande attrattiva, quasi sapesse che ci sarebbe andata prima o poi, per un periodo.

All’hotel conosce Carmen, con cui fa amicizia fin da subito, grazie anche a diversi turni insieme, diurni e notturni. Giunge Marzo, e a Valencia quell’anno voleva dire una sola cosa: stagione delle corride e festa delle Fallas. Una sera Carmen la sorprende invitandola a recarsi con le sue amiche al primo degli spettacoli della stagione. Inizialmente titubante per via della crudeltà secondo cui a suo parere vengono trattati i tori, Aura finisce comunque per farsi convincere, spinta dall’amica impaziente di vedere lo spettacolo dei matadores, e di uno in particolare, Ricardo de la Vega.

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Inizialmente lo spettacolo le piace, la musica e i colori della festa tutt’intorno sono affascinanti e coinvolgenti, poi però la corrida ha inizio e come in qualsiasi altro spettacolo la tensione cresce, fino al culmine: il momento dell’uccisione del toro. Aura non può guardare e anzi subito dopo quasi fugge, senza dare troppe spiegazioni all’amica, sentendosi sopraffatta dall’atmosfera che si respira nell’arena. Quella sera Aura dorme male, tormentata dalla questione morale intrinseca della tauromachia.

Il giorno successivo, terminato il turno in hotel, non se la sente di tornare subito a casa e decide così di recarsi da “Peccati di Gola”, un ristorantino con cucina italiana, nei pressi della spiaggia Las Arenas. Ma nemmeno a pranzo si può stare tranquilli: prima ancora di ricevere ciò che ha ordinato infatti, uno dei clienti del ristorante inizia ad importunarla ed a pretendere attenzioni che lei non vuole assolutamente dargli. L’insistenza e la maleducazione di quest’uomo fanno scattare in Aura tutte le sue barriere, erette per difendersi, principalmente dalla possibilità di affezionarsi ed essere poi ferita di nuovo, ma in questo caso anche e semplicemente dalla bassezza di cui certi uomini (o tutti a suo parere ormai) sono capaci, specie se ubriachi.

Per potersi difendere, emotivamente, Aura infatti rifiuta qualsiasi tipo di rapporto affettivo con un uomo che non sia suo padre. Angelo ha lasciato una ferita profonda dentro di lei, l’ha tradita e ingannata, tornando sui suoi passi alla prima occasione, gettandola via come una scarpa vecchia dopo che lei gli aveva donato se stessa, in tutti i sensi.

In quell’occasione però interviene il proprietario del locale, che con fare deciso sbatte fuori dal locale l’uomo e si assicura che Aura stia bene. L’uomo è gentile nel rivolgersi ad Aura chiacchierando come si farebbe per “coccolare” una cliente che rischia di diventare ex-cliente, ma ormai le barriere sono attive e in allarme ed Aura riesce solo a trattarlo con freddezza e rispondendo alle sue battute colpo su colpo, anche se… completamente rapita e spiazzata dalla sua bellezza.

Solo dopo che il proprietario avrà lasciato il locale, dalle parole di Beatrice, addetta alla cassa del ristorante, Aura scoprirà egli essere nientemeno che Ricardo de la Vega, il matador. Nel raccontarlo a Carmen, l’amica quasi impazzisce sapendo ora dove poterlo trovare. Come in passato con Angelo, la vita riserva sorprese ad Aura, e capita nei giorni e nelle settimane successivi, che i due si incontrino spesso, per caso e non.

Più i due si frequentano più è evidente l’interesse reciproco, nonostante Aura sia fermamente decisa a non invischiarsi più in storie sentimentali, non credendoci affatto, ne tantomeno per soffrire di nuovo poiché certa che gli uomini siano tutti superficiali e farfalloni. Aura ha inoltre deciso di aiutare l’amica Carmen ad avvicinare Ricardo, che non sembra però minimante interessato all’esuberante ragazza. E’ impossibile però ormai negare ciò che sente, che qualcosa di più grande di quella che sembra essere diventata un’amicizia sincera, che si cela dietro le sue barriere.

“Ma porquè sei sempre così aspra con me?” Mi chiese pochi attimi dopo a bruciapelo Ricardo.
“Io aspra?”
“Si, non sei mai gentile con me… cosa te ho fatto?” Quell’osservazione mi ammutolii per qualche momento. Come avrei mai potuto fare a spiegargli che odiavo gli uomini in generale e lui in modo particolare perché nonostante non riuscissi a soffrirlo in tutta la sua rozzezza, lo trovavo maledettamente sexy qualunque cosa facesse?

In questo secondo capitolo della vita di Aura, Lina Giudetti ci porta ancora più a fondo nella scoperta dell’animo della protagonista, costretta a vivere e rivivere esperienze, anche violente, che la segneranno nel profondo. Esperienze che purtroppo e per fortuna ognuno di noi può trovarsi ad affrontare: ancora una volta l’autrice sa trasformare le possibilità della vita in romanzo, ancora una volta una storia che sembra parlare di tutti noi in molte delle sue sfumature. Certo l’aspetto dell’inventiva rimane, permettendo ai lettori di fantasticare e sognare sull’improbabile, come l’amore nei luoghi e nei tempi più impensati, ma ciò non nega, a chi sfoglia “Il mio Matador” di riflettere su grandi dogmi della vita.

Ancora una volta Aura dovrà scontrarsi con l’imprevedibile, l’impossibile, con il ritorno di chi l’ha ferita e con la consapevolezza che forse proprio quella persona non ha mai lasciato davvero il suo cuore. Ci sarà spazio per un nuovo tipo di amore? Aura sceglierà di fidarsi del cuore o lascerà che il passato riemerga con tutto ciò che di buono e di cattivo porta con se?

Francesca.

 

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Recensione di: “Come l’arcobaleno tra una criniera” di Paola Iotti

Cari Notters,
eccovi una storia.. diversa. L’ambientazione generale è raramente usata per una romanzo d’amore e di scoperta interiore, e se ad un primo impatto può far storcere un pò il naso, soprattutto ai non appassionati, consiglio un tentativo, o due magari, ma certamente di non passare oltre. Buona lettura!

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TITOLO: Come l’arcobaleno tra una criniera
AUTORE: Paola Iotti
EDITORE: Giovanelli Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: 12 Maggio 2015
GENERE: letteratura/ young romance
FORMATO: eBook
PAGINE: 324
PREZZO: € 6,99

SINOSSI

Una donna incontra due cavalli, Orizzonte e Stracciatella, e un sogno accarezzato da tempo si materializza per incanto. Come tessere di un misterioso puzzle gli eventi del passato e del presente si incastrano fra loro svelando un disegno inaspettato: si rende conto che le difficoltà poste nella vita dal destino hanno regalato opportunità per crescere interiormente, costruendo un equilibrio che illumina e consente di “vedere” l’essenza e l’armonia del mondo.

RECENSIONE

Una donna senza nome, in una terra vagamente definita. Una bipede con la passione per i cavalli incrocia sul suo cammino dapprima Orizzonte, quadrupede dall’anima affine alla sua, con la quale entra in contatto e vi rimarrà legata sempre dopo essersi salutate. Poi Stracciatella, da lei cosi rinominato, la trascinerà in un turbinio di emozioni, esperienze, e nella sua storia, che ella stessa rincorrerà per scoprirne tutti i segreti. Un romanzo che sembra parlare dell’amore fra uomo e animale, ma che parla di molto di più Dell’amore per se stessi, del conoscersi e scoprirsi, per poi sbocciare e fiorire alla vita. Tanta la psicologia in questo romanzo: la donna aveva un amico e in tutto il romanzo si susseguono citazioni di perle di saggezza dispensate da questo amico, riflessioni regalate da una guida spirituale, per lei, che la accompagnano alla scoperta di gioie, dolori, delusioni, la rabbia verso il prossimo, la paura per quello che potrebbero essere amore e la gratitudine di scoprire che lo è.

“Avrebbe imparato che non sussiste vittoria o insuccesso ma solo azione: cimentarsi con le esperienze che la vita offre dato che il semplice viverle arricchisce.”

Le peripezie con i due amici quadrupedi la portano a conoscere diverse persone in giro per maneggi, passeggiate a cavallo, missioni alla scoperta del passato di Stracciatella e trattative deludenti (per via delle persone con cui si trova a trattare), fra cui Michele, un esperto sportivo del settore. Da subito è evidente l’alchimia fra i due e dopo diverso tempo in cui l’uomo e la donna condividono esperienze e impressioni in merito alla comune passione, è inevitabile che le loro anime si sfiorino, scorrendo parallele e alle volte intrecciandosi in quelli che diventeranno momenti indimenticabili per entrambi, memorie eterne di quel tipo di amore che appunto fa vibrare le corde del cuore ad una velocità impercettibile se non per chi ascolta da vicino.
Impossibile riportare ogni avvenimento delle più di trecento pagine del romanzo, poiché ognuna di esse da spazio ad ampie riflessioni, flashback emotivi della protagonista ampiamente e abilmente descritti dall’autrice. L’intero romanzo è una riflessione sulle sfumature dell’animo umano, delle sue sfaccettature e di come la vita, ci porti davanti ostacoli e a volte insegnamenti che sono imprevedibili e che per questo non siamo mai del tutto preparati ad accogliere. Il tempo per essi è la cura migliore: la protagonista e i fidati amici a quattro zampe, con cui il lettore condivide diversi anni di esperienze, e l’autrice, attraverso intense descrizioni, ci portano dentro ad un viaggio denso di insidie, di tempeste e spiagge solitarie, di pace e buio, di nubi e arcobaleni.

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Ci sono libri che sai di non poter fare a meno di avere, appena posi gli occhi sul retro di copertina, o ancora prima sulla copertina stessa. Quelli magici ti catturano anche impilati e incastrati fra decine d’altri sugli scaffali della libreria.
Il romanzo di Paola Iotti è ancora diverso : ha la strana capacità di alcuni libri di essere apprezzati e vissuti solo nel momento giusto.
Mi spiego meglio. Ho apprezzato di questo romanzo le grandi capacità di linguaggio dell’autrice, è piuttosto evidente la grandissima conoscenza della lingua italiana e di molti termini non esattamente di uso comune. Trovo tuttavia, che l’utilizzo di questi termini, unito ad un tipo di narrazione prettamente descrittiva, con cioè pochi dialoghi e scambi discorsivi fra i personaggi, renda a lungo andare la lettura piuttosto difficile. E qui arrivo al dunque: l’idea generale di utilizzare il rapporto fra una ragazza e il mondo equestre, per narrare di vita quotidiana, quindi amore, dolore, sconforto, vittoria, morte e vita, è certamente apprezzabile e originale perché è davvero raro leggere un libro che tratta di cavalli in qualche modo, ma se il linguaggio non è sufficientemente scorrevole e la narrazione “troppo” descrittiva, il rischio e che il proprio lavoro non venga apprezzato a prescindere. I libri che devono trovare il loro momento fra le corde dell’anima del lettore, sono fra i più atipici e per questo preziosi in qualche modo. Perciò per concludere, strabiliante conoscenza della lingua, tema forte, ambientazione insolita e per questo apprezzabile ventata di novità, narrativa da apprezzare.. ma con la giusta vibrazione dell’anima.

Un romanzo da approcciare con curiosità e se non soddisfa, da riprendere in mano dopo qualche tempo, perché senza alcun dubbio è un libro da consigliare

F.

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Un certo tipo di tristezza” di Sara Gavioli

Domandina per voi Notters,

sapreste meglio definire una persona “strana”? Sara Gavioli ci riesce. Con “un certo tipo di tristezza”, l’autrice ci porta nella mente e nella vita di Anna, una ragazza.. Strana. Straconsigliato, carissimi, a tutti quelli che spesso vengono fraintesi o incompresi 😉

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TITOLO: Un certo tipo di tristezza
AUTORE: Sara Gavioli
EDITORE: Inspired Digital Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 24 Febbraio 2016
FORMATO: eBook
GENERE: Romanzo generale, romanzo di formazione
PAGINE: 350
PREZZO: € 1,99
LINK DI ACQUISTO: qui

SINOSSI

Convinta che il mondo lì fuori la rifiuti, Anna decide di chiudersi in una tana fatta di incertezze e fragilità. Un giorno, però, un’opportunità inaspettata la trascina in quello che impara a considerare il suo ambiente naturale: una casa isolata in montagna, con accanto un paesino in cui ogni persona ha una storia.

Sarà in particolare una di queste storie, sigillata fra le pagine di vecchi diari ingialliti, che la porterà ad interrompere la sua staticità, le sue incessanti riflessioni ed i suoi dubbi ed incertezze, spronandola a reagire per cominciare, finalmente, a camminare con le proprie gambe.

RECENSIONE
***ATTENZIONE,POSSIBILI SPOILER***

Essere strani è spesso una condizione non meglio definibile, almeno in termini popolani. “È.. strana” e basta. In termini clinici probabilmente esiste una definizione più specifica per diverse forme di stranezza, ma Anna, la protagonista, non se ne preoccupa. Sa di essere strana, genericamente, ma nello specifico non è ben chiaro in cosa. È diversa, è solitaria, la sua mente lavora in modo diverso da quelle degli altri.

Impiega dieci anni per laurearsi e terminati gli studi non ha la più pallida idea di cosa fare, della sua vita, come lavoro, con il suo monolocale, con i genitori, con le persone, con la vita. Le basterebbe fumare una sigaretta dietro l’altra e accumulare cose sulle sedie e nel lavello.

“Avevo deciso. O meglio, qualcosa in me lo aveva fatto. Non ero sicura. Forse ero solo autistica.”

Tanto che quando arriva un occasione quasi non ci crede. Inizialmente non le viene descritto l’impiego nello specifico, capirà cosa fare e come farlo solo dopo. Custode in una grande casa, la cui unica inquilina è venuta a mancare da poco.

Con l’aura di mistero insita di questo compito, Anna si trova catapultata nel suo impiego ideale quasi senza accorgersene. Le viene mostrato cosa fare, c’è un libricino con tutte le indicazioni da seguire, in caso di neve, se manca la luce, per i topi. La casa è isolata, il paesino a diversi minuti di strada a piedi, spesso manca la luce, poi torna, da se. Un’avventura in piena regola.

La dispensa è piena, il mazzo di chiavi sul tavolino in ingresso, per non perderlo.

In un ripostiglio, dentro ad un baule, i diari della signora che abitava la casa. Sul fondo una chiave che apre la porta della vita di Rachele.

Così pagina dopo pagina, le storie di Rachele e di Anna si intrecciano, scandite dai capitoli, dagli anni che la giovane Rachele passa da sola, con i suoi gatti, in quella casa, prima incinta e nascosta, poi mamma a cui viene strappata la sua bambina, che non vedrà più, dal padre della piccola, che deve tenere la donna nascosta, dall’opinione pubblica.

Ogni esperienza, ogni scoperta, ogni sfida per Anna è un nuovo modo per sentirsi diversa dagli altri, mai compresa o accettata, come Rachele.

“«Che strano», commentavano tutti ogni volta, quando dicevo che vivevo per conto mio. Avevo insistito per passare lì la prima notte da subito. Non c’era ancora corrente, il contratto andava finalizzato. Avevo portato con me un sacchetto pieno di candele; ero rimasta sveglia a fissare le fiammelle incerte, avevo pianto fra le mani per salutare la novità nella mia vita. Ero sola. Finalmente.”

Alti e bassi, la prima passeggiata verso e dal paese è una sfida insormontabile, e le persone, quelle venti persone che abitano lì, sono decisamente troppe personalità, e troppo poche perché possano ignorare la nuova ragazza. A volte è davvero troppo per Anna. E allora lei corre di nuovo verso se stessa, si chiude attorno all’anima le coperte rosa della camera che ha scelto nella grande casa isolata ed è di nuovo buio e silenzio.

“Non volevo che qualcuno si preoccupasse. Volevo secernere un liquido vischioso che mi avrebbe creato un bozzolo intorno, chiudermi dentro e lasciare il cellulare spento. Fuori il cielo non smetteva di cadere.”

E c’è Lidia, unica amica dopo davvero tanto tempo. Lavora nel bar in paese ed è strana anche lei. Sono anime affini e si comprendono, c’è la voglia di salvarsi a vicenda. Solo che tutto sta per finire, ad Anna è stato detto cosa fare da Novembre a Febbraio.. E dopo? Proprio quando la depressione più nera incombe sul futuro della trentenne, arriva una seconda occasione che riserverà la sorpresa di conoscere l’autrice dei diari che le hanno tenuto compagnia per settimane: Rachele è viva, aveva voluto evadere, fuggire. Dopo anni passati rinchiusa, sola, con la nipote come solo svago e vista sul mondo esterno, la donna aveva detto basta ed era partita, con l’aiuto dell’unica parente rimastale accanto.

Dalla nipote appunto, Isabella, stessa datrice di lavoro per questo primo incarico arriva la proposta “vuoi conoscerla?”. E così Anna parte di nuovo, non più verso una casa vuota e un ricordo doloroso, ma per andare incontro ad una persona anziana e stanca di nascondersi al mondo.

Lidia ha tentato di salvare Anna, riuscirà ora Anna a salvare Rachele?

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La tecnica di scrittura adottata da Sara Gavioli, autrice di “Un certo tipo di tristezza”, è a dir poco sorprendente. Frasi brevi, concise, estremamente espressive e illuminanti su come il personaggio di Anna vive la sua condizione di “stranezza”. Una piacevole avventura questo breve romanzo, di cui ho personalmente apprezzato lo stile e la particolarità dello stesso. Estremamente consigliato a chi si guarda allo specchio, si riconosce solo a volte, ma ognuna di quelle si chiede cosa manca.

Francesca 🙂

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Un cielo senza luna” di Davide Vinci

Cari Notters,
eccomi di nuovo con una storia questa volta che mi ha sorpreso e trascinato un po’ indietro con gli anni. Al primo amore, quello che senti non dimenticherai mai, perché è impossibile farlo.
Davide Vinci ci racconta come appare.. “Un cielo senza luna”.

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TITOLO: Un cielo senza luna
AUTORE: Davide Vinci
PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Narrativa Contemporanea/Romanzi Rosa
FORMATO: Kindle/Carteceo
PREZZO: € 0,00/€ 12,48 (copertina flessibile)

SINOSSI

Lui, crede che l’amore sia solo una grande perdita di tempo.  Lei, dolce e romantica, è la ex fidanzata del suo migliore amico.  E’ bastato solo uno sguardo per riconoscersi.
Un colpo di fulmine.
Un amore infinito.
Una storia d’amore travolgente che cambierà le loro vite. Niente sarà più come prima. Quando l’amore non si deve cercare ma è l’amore che trova te. Quando non si deve imparare ad amare ma si ama e basta.
Ma cosa accadrebbe se l’amore che Manuel e Giulia credevano eterno dovesse finire?

RECENSIONE

“È mezzanotte, l’ora delle fiabe.”

Avete presente le favole? Le favole.. Le favole! Praticamente tutte le favole, (ma soprattutto quelle di casa Disney dei bei tempi andati) terminano con un “e vissero felici e contenti”. Tralasciando il fatto che da questa conclusione nascono molti dei problemi che la generazione ’80/’90 ha vissuto nell’immediato post adolescenza, ora vi chiedo quanti di voi si sono chiesti, una volta un po’ cresciutelli, cosa succede dopo?

Ora, la narrativa moderna, e in particolare il genere romantic novel, ha fornito negli anni una innumerevole sequela di storie d’amore nelle più diverse salse, ma la maggior parte si ferma con l’inizio della storia d’amore, con la parte bella insomma. Se vengono dati ulteriori sviluppi, sono appena accennati in un prologo di non più di tre pagine dove a grandi linee viene descritto cosa avviene nei ventordici anni successivi allo scoppio della passione.
Con questa recensione vorrei personalmente, come parte della generazione ’80, ringraziare l’autore: questo libro narra il prima, il durante e il dopo. Per una cresciuta all’ombra di quella “culona” della bella addormentata è stata un’enorme gioia leggerlo.

Detto ciò, ecco il quadro. Manuel è giovane e piuttosto affascinante. Passa le sue giornate fra Bellano, sua città natale, e Milano dove studia giurisprudenza. Lo studio non è certo una sua priorità, infatti ha la fortuna di cavarsela sempre studiando il minimo indispensabile. Come tutti i ragazzi esce con l’amico Sergio, frequenta locali, conosce ragazze, ma negli anni ha sempre rifiutato l’idea dell’amore: come le cose si fanno più serie, Manuel riesce a trovare un modo per farsi lasciare, guadagnando una sequela di insulti ben calibrati. In pratica “uno stronzo”.

Mentre l’autore ci conduce alla scoperta di Manuel e del suo stile di vita, conosciamo “Madame”, vicina di casa del ragazzo e sua grande amica e confidente. Fra i due non c’è una relazione, è quello che potremmo definire una sorta di amore platonico: c’è intesa, complicità, rispetto e affetto, ma nulla di sessuale. L’amicizia fra uomo e donna esiste allora, almeno nei romanzi! Staremo a vedere.
Manuel e Sergio. Questo povero ragazzo è il prototipo dell’amico in difficoltà che forte di un solido rapporto d’amicizia diventa pesante ed insistente nei confronti di Manuel, chiedendogli aiuto con la sua ex fidanzata Giulia, che lo ha lasciato senza una spiegazione. Manuel cerca di non farsi coinvolgere, ma come abbandonare un amico nel momento del bisogno? Il ragazzo decide cosi di aiutarlo, incontrando Giulia per cercare di convincerla a tornare sui suoi passi.

Attenzione agli amici a casa, non fatelo mai, le conseguenze possono essere davvero pericolose.
La prima volta il nostro protagonista finisce con l’essere insultato da una Giulia che, non volendone più sapere di Sergio, fa capire a Manuel cosa vuol dire “rimanerci di sasso”. Purtroppo è qui che succede l’impensabile: questo tipo di reazione da parte di Giulia, fa scattare in Manuel un interesse che nemmeno lui avrebbe saputo prevedere. Lo colpisce la forza e il carattere di questa ragazza, con la quale prima, nonostante fosse la fidanzata del suo migliore amico, non aveva nessun tipo di rapporto.

Deve rivederla. Ossessionato da questo pensiero, Manuel, in un modo decisamente subdolo, ottiene da Sergio il numero della ragazza, dicendogli che la chiamerà per tentare ancora di convincerla.
Contro ogni aspettativa Giulia acconsente a rivedere Manuel e quando succede, sorpresa, l’interesse è reciproco.
Così, un po’ di nascosto, in attesa di trovare un modo per dirlo all’amico Sergio, un po’ vivendo il momento, per via della battaglia fatta dalla madre di Giulia, contraria alla relazione, i due ragazzi iniziano una storia che si rivelerà essere per entrambi il primo grande amore.

La Disney, senza nulla togliere, si fermerebbe qui. Dopo i titoli di coda ecco apparire una scena di Manuel e Sergio in riva al lago a pescare, si sono chiariti. E subito dopo la madre di Giulia che accarezza la guancia di Manuel, lo ha accettato come compagno di sua figlia.
Per vostra fortuna, cari lettori, ciò non avviene e l’autore ci conduce magistralmente, in quello che accade “dopo” l’inizio dell’idillio.

Giulia e Manuel vivono la loro relazione come una storia da scrivere a quattro mani, insieme, giorno per giorno, con tutte le prime volte del caso, per entrambi. Manuel scopre cosa vuol dire essere innamorati, volere il meglio prima per l’altra persona che per se stessi, farsi da parte in alcune situazioni che ti stanno scomode. Giulia, condotta da Manuel, scopre anch’essa l’amore in altre forme, la sua prima volta e tutte le successive sono un trionfo di passione, descritte in modo estremamente credibile dal padre dei personaggi.

“Cosa mai puoi leggere nei miei occhi?
Leggo l’eco vinta dal tuo silenzio e mi piace questo nostro bisogno…
Quale bisogno?
Desiderio di te…
Desiderio di noi”

Ciò che babbo Disney non ci mostra quasi mai, sono le difficoltà che le relazioni amorose comportano. Le persone cambiano con il tempo e se si è bravi si impara con qualche scontro, a cambiare anche le proprie relazioni per fare in modo che continuino. Manuel e Giulia sono giovani e alla prima esperienza, e ciò purtroppo non accade. I due lentamente si allontanano: Giulia è presa dall’università e Manuel si sente messo da parte, l’amicizia con Madame, bellissima e perfetta sotto ogni punto di vista (ma soprattutto reale e tangibile, non una modella che vive a Los Angeles e non sai nemmeno che voce abbia) porta Giulia ad una gelosia irrazionale che le fa mettere in dubbio qualsiasi cosa del rapporto con il suo fidanzato.

L’amore va, l’amore viene.

In uno scatto d’ira dopo una serata a dir poco esasperante, con le colleghe di università di Giulia, Manuel dice quello che nessuna donna vorrebbe sentirsi dire, “io non ti amo più”. Ed ecco che qualcosa in Giulia si spezza, si perde per sempre, e lei incapace di passare sopra a quello che a detta di Manuel è stato un errore madornale, finisce per sparire e dire addio a Manuel da un treno in partenza.

Altra cosa che le favole non raccontano, il dolore. Manuel senza Giulia è perso, distrutto, si sente morire e sembra non interessarsene se le cose andassero così. Non dorme, quasi non mangia, l’università è l’ultimo dei suoi problemi, il rum il suo nuovo migliore amico (si perché Sergio li ha scoperti e insulta Manuel quotidianamente). Dopo un coma etilico Manuel trova la forza di rinascere in Madame.

Lei è aria fresca, gioia pura, semplicità e cose belle, come una sbronza di birra in un centro sociale a cantare Pupo al karaoke.
Madame è la modella della porta accanto, solo che è anche intelligente e spiritosa, piena di voglia di vivere e i due sono confidenti l’uno dell’altro. Le relazioni fallite di Madame sono ben note a Manuel e per lei, il ragazzo ha sempre le braccia aperte e un posto sul divano. Madame dal canto suo si prenderà cura del ragazzo nel suo momento più buio, il dopo-Giulia.

E alla fine, dopo tutto un romanzo in cui ti chiedi “è davvero possibile che fra questi due non succeda nulla?” sarà lei, innamorata dell’idea dell’amore, ad insegnare a Manuel a darsi una seconda occasione, ad amare di nuovo, prima se stesso e poi lei, con tutto il cuore che adesso sa di avere, e che non pensava di saper usare.

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“Il “primo grande amore” rimane tale: secondo le statistiche, tutte le prime volte rimangono appiccicate solo alla nostra memoria. E forse è proprio questo il non senso delle “prime”… servono unicamente a farci conoscere i nostri limiti e le nostre disillusioni e a farci penare per una vita intera rincorrendo il non senso delle cose.
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Il primo amore è una cosa bellissima, travolgente, perché è sempre una scoperta grandiosa, è come avere sempre il motore su di giri e non preoccuparsene perché è cosi che vuoi che sia. E’ una cosa che ti rimane dentro per sempre, e se all’inizio fa male, quando finisce, poi perdoni, te stesso e l’altra persona per essere stati così sciocchi da pensare che il motore non si sarebbe spaccato a metà.

Il cuore sanguina per mesi, anni a volte, ma alla fine capisci a volte con l’aiuto di qualcuno come Madame, che hai diritto di essere felice e di rendere felice qualcun altro, di nuovo.

La cosa più sorprendente dello stile di questo romanzo è che è narrato al maschile: l’autore è un uomo, il protagonista è un ragazzo. Da donna, leggerlo è stato davvero un piacere, poiché il fatto di essere scritto da un uomo, rende i pensieri e le azioni di Manuel, più credibili di quanto non lo sarebbero stati narrati da una donna. Si sa, siamo due universi paralleli ma distanti.
Scorrevole e piacevolmente intervallato da pensieri più “rozzi” e da tratti poetici, in versi. Ad un certo punto, Manuel suona una chitarra ed improvvisa una canzone. E’ un momento magico perché ti sembra quasi di percepire la melodia.
Finalmente, una storia d’amore, di dolore e di rinascita, dal punto di vista maschile, credibile e appassionante come un cuore di donna saprebbe raccontare.

E’ un romanzo, ma non è una favola.. è “Un cielo senza luna”.

Francesca B.

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Tu o nessuna” di Lily Jay

Notters ci siete o siete già tutti a rosolare?
In entrambi i casi ecco una breve lettura, piacevole sia sotto l’ombrellone, sia sul divano di casa in cerca di relax. Buona lettura!! 🙂

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TITOLO: Tu o nessuna
AUTORE: Lily Jay
GENERE: Romanzo Rosa
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 26 Marzo 2016
PAGINE: 104
FORMATO: eBook
PREZZO: € 0,99

 

SINOSSI

Venere, ha vent’anni. E’ una ragazza timida e all’apparenza fragile ma dentro di sé nasconde una gran forza. Ha imparato a cavarsela da sola senza l’aiuto e il sostegno di una famiglia.
Marco, ha ventun anni. E’ disinvolto e sfrontato. Al contrario delle apparenze, è un ragazzo profondo, dall’animo buono.
Si incontrano per puro caso, in un parcheggio di una discoteca. Il loro incontro li segnerà entrambi. Si arrenderanno all’amore o innalzeranno dei muri insormontabili?

RECENSIONE

A volte basta poco per essere felici, per combattere i propri demoni. Lo impareranno Venere e Marco, protagonisti di questa fresca storia di un amore all’improvviso.

Ad una prima impressione non potrebbero essere più diversi; Marco è un “bad boy”, uno che non deve chiedere mai, è il bello impossibile. Inavvicinabile per una come Venere, che invece è timida, semplice e lavoratrice instancabile.

In poco tempo, un incontro dopo l’altro, capiranno di assomigliarsi, ma soprattutto di appartenersi, più di quanto avrebbero mai potuto dire, prima che le loro strade si incrociassero.
Marco è stanco della “solita roba”: gli stessi locali, le stesse bevute, e le serate che finiscono tutte uguali, con una ragazza qualsiasi, in un bagno qualsiasi. Troppo trucco, troppi pochi vestiti addosso. Marco quella sera al Mono, uno dei soliti locali, cambia lo schema e non corteggia la solita ragazzetta che gli fa qualche moina sulla pista da ballo. Esce dal locale per prendere una boccata d’aria e tutto cambia.

Fuori vede lei per la prima volta, colei che diventerà la sua dea, Venere, e da quel momento sa che deve provare in tutti i modi a farla sua.

Venere d’altro canto è chiusa e timida, resa cosi da una famiglia che famiglia non è se per prima non ti protegge, anche dai suoi stessi componenti. Marco è un fulmine a ciel sereno nella sua quotidianità. Troverà Venere il modo e la forza di far entrare Marco nella sua quotidianità fatta di due lavori, università, un piccolo monolocale ma sopratutto tante paure e insicurezze?

Mi piace. Mi piace sul serio, accidenti a me. La sua voce riecheggia ancora nella mia testa e le immagini del suo viso e del suo sorriso sono sempre più vive nella mia mente. Mi porto una mano sulla guancia e mi rendo conto che è tutta un fuoco, inoltre sento un turbine nello stomaco che fatica a placarsi.
Cavoli, tutte queste sensazioni per avermi sfiorato appena e quando mi bacerà, se mi bacerà, che succederà?! Sconsolata, batto la testa sul volante. “Sono fregata”, sospiro. 

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Riuscirà Marco a mettere da parte la sua naturale inclinazione al “lato oscuro” e a far breccia nel cuore della sua Venere?

Il linguaggio semplice e quotidiano di questo breve romanzo, riesce a fare in modo che la storia e i sentimenti dei personaggi arrivino facilmente al lettore. Breve ma intenso, “Tu o nessuna” è preludio di un talento allo sbocciare della sua consapevolezza. Nonostante l’idea narrativa non sia delle più originali, essa riflette una possibile situazione reale dei giovani di tutto il mondo e per questo è possibile apprezzarne le sfumature rosa e le situazioni quotidiane.

Inutile dire che un eventuale seguito ci porterebbe magari più a fondo nelle rispettive vite e psicologie dei due protagonisti, e per questo ci porterebbe ad apprezzare maggiormente anche questo capitolo della storia, in quanto a se è certamente piacevole, ma lascia l’idea di essere incompleto, come se i personaggi stessi ci stessero nascondendo qualcosa.

Curiosi di scoprire di più su Marco e la sua Venere?

Francesca

 

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Questione di peeling” di Silvia Amato & Stefano Blaco

A tutti voi, fedeli e nuovi Notters, oggi parlo di “Questione di Peeling”! Oh miei cari, fate bene ad alzare il sopracciglio: si dice “un nome, un programma”, ma anche “mai giudicare un libro dalla copertina”, sorpresa ed incuriosita dal titolo, non vedevo l’ora di cominciarne la lettura, e credetemi qui c’è davvero quel pizzico di genialità che ti fa dire, ma perché non ci ho pensato io? Lasciatevi sorprendere e divertire. Letteralmente dalle mani e dall’idea, di Silvia Amato e Stefano Blaco ecco a voi questa chicca di vita quotidiana.

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TITOLO: Questione di Peeling
AUTORE: Silvia Amato & Stefano Blanco
EDITORE: Compagnia editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 16 Gennaio 2016
GENERE: Narrativa Contemporanea
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 6,99

 

 

SINOSSI

Tutte le volte sembra uguale e invece è sempre diverso. Appena si chiude la porta della stanza, il mondo fuori si ferma o addirittura non esiste più. E tra una ceretta e uno smalto, un’ala di gabbiano e uno strappo inguinale, le persone polverizzano in pochi secondi la timidezza e il pudore per raccontare e soprattutto raccontarsi senza freni, a valanga e quasi con gioia. In questo diario sono raccolti episodi e personaggi che hanno segnato le giornate di un’estetista professionista. Il bancario dalla doppia vita, il super dotato, la smemorata, il marito incompreso, la coppia “scoppiata”, il vip, il trans. Fatti e persone che emozionano, irritano, divertono, amareggiano.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER! ***

Professionalità, professione, mestiere, aspirazione, preparazione, sogno. Ecco il processo inverso, o quello che voltandoci indietro possiamo vedere, ad un certo punto della carriera lavorativa, se ben riuscita. Meglio, questo è quello che primariamente colpisce e si racconta, se ci viene domandato. Ma è davvero tutto qui? La professionalità non è solo 13569998_10208710023501334_1402742482_oacquisizione e controllo perfetto delle capacità. La professione, non è solo il lavoro che fai dalle nove alle diciotto. Il mestiere non è solo una delle tante cose che potresti fare, non è un semplice impiego. Aspirazione e preparazione, non sono solo un percorso di studi che hai scelto perché a tredici anni non sapevi che altro fare. Il sogno, beh c’è poco da dire su questo, non è solo un’idea, è quello che sei. Guardandoci, quindi indietro, alla fine di un percorso, o al raggiungimento di un grande risultato, come l’essere a capo di se stessi e avere una propria attività, restano solo il percorso fatto o c’è di più? Silvia Amato, ci racconta che c’è molto di più.

Ma questi racconti.. meriterebbero un libro! E’ pazzesco come le persone si lascino completamente andare e ti raccontino cose che magari non hanno mai confessato nemmeno alle persone più intime.

Ci sono le persone, tutte le persone che abbiamo incontrato, servito, gestito, odiato e amato, durante questo percorso.
Chi sono? I CLIENTI: il più importante biglietto da visita della vostra carriera professionale. Solo loro possono testimoniare cosa siete capaci di fare, e saranno loro a portare questo messaggio ad altre persone e vi daranno modo di crescere o di affondare.
13563237_10208710023541335_787124493_nMarketing e filosofia del commercio a parte, così accade che da un’idea che sembrava poco valida, nasca questo travolgente, divertente, ironico, sincero, sorprendente, spaccato di vita vissuta, di esperienze avute dall’autrice in prima persona, a contatto con le personalità più disparate perché non sai mai chi sia la persona che è appena entrata, o che ha appena fissato un appuntamento al telefono, qual è la sua storia, da dove viene e dove vuole andare. Intanto passano di li e tu non puoi fa altro che fare il tuo lavoro al meglio, cercando di far avere loro ciò per cui in fondo pagano, in questo caso, relax e benessere, fisico e mentale, nell’ambito dell’estetica della cura della persona.

E’ corretto definirlo un diario, diviso in capitoli, che prendono nome e definizione dal personaggio che ne è protagonista. La storia che viene raccontata è la loro apparentemente, in realtà è quella di Silvia, protagonista e autrice. E’ Silvia che diventa confidente, psicologa, in un certo senso amica, consulente familiare, e molto altro per i suoi clienti, nel corso degli anni, e attraverso i diversi centri estetici e benessere dove ha lavorato, fino al raggiungimento del sogno, il suo sogno, aprire un suo personale centro estetico, in una zona di Milano dove non c’era mai stato, con tutte le sfide del caso.

E’ il punto di vista del professionista, quello che da cliente dai per scontato, quello che i più scorbutici non si prendono il disturbo di considerare, e lo stesso che i più educati esaltano, ringraziando e riconoscendo nel servizio ricevuto, un trattamento professionale e accurato. Anzi no, è il racconto di cosa vuol dire essere professionisti del proprio mestiere e per questo, essere molto di più di una semplice estetista.

Francesca

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Il mio angelo” di Lina Giudetti

Eccomi di nuovo, carissimi Notters,
per raccontarvi di Aura, di Angelo, di Elena, di una famiglia e di una vita, quella di Aura, che purtroppo oggi, rispecchia molte delle vite dei giovani in tutto il mondo.

Con questo romanzo Lina Giudetti, ci porta dentro una storia fatta di molto dolore prima e di un agognato lieto fine poi, che vi invito a scoprire con questa lettura, che vi proponiamo qui oggi.

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TITOLO: Il mio angelo
AUTORE: Lina Giudetti
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 22 Febbraio 2016
GENERE: Romanzo Rosa
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 1,99

SINOSSI

Aura è una ragazza molto complicata e segnata dal divorzio dei suoi genitori. A causa dell’abbandono del padre che si trasferì all’estero con la sua nuova compagna quando lei era ancora una ragazzina, ha sviluppato una profonda diffidenza nei confronti degli uomini che considera tutti dei gran bastardi e non ha mai voluto impegnarsi sentimentalmente con nessuno tanto che a ventitré anni è ancora illibata. I suoi unici interessi sembrano essere lo studio e il conseguimento di una laurea finché un giorno il destino non pone sulla sua strada Angelo, un trentacinquenne affascinante ed empatico che svolgendo la stessa professione di suo padre, l’odontoiatra, stravolgerà la sua vita al punto tale da spingerla a rivalutare ogni convinzione e preconcetto. Tra loro nascerà sin da subito una forte attrazione che porterà Aura a scoprire pian piano le gioie dell’amore e del sesso…
Angelo le colmerà il vuoto che ha nel cuore donandole la tenerezza e la dolcezza di cui ha bisogno. Tutti i suoi drammi interiori tuttavia e il suo inconscio complesso di Elettra renderanno la sua vita ricca di alti e bassi finché non accadrà l’impensabile…

RECENSIONE

Ci sono vite che, se non vengono vissute in prima persona, si trova incredibile dire che possano esistere davvero. Aura, protagonista del romanzo, è giovane, piena di insicurezze, chiusa verso la vita e verso gli uomini. E’ stata tradita una volta, dal padre adorato, e le è bastata. Non ha alcuna intenzione di farsi coinvolgere da un uomo in una relazione, ne sentimentale ne sessuale. Non ha fiducia, in nulla, se non nello studio, che la porterà a laurearsi, ad avere un buon lavoro ed a costruirsi una buona carriera e magari ad essere felice. Questo è quello che conta.

Il padre è fuggito, con un’altra donna, a Parigi. Ha altri due figli e si è dimenticato di lei, non la vuole, e Aura si chiede se l’abbia mai voluta davvero o se non fingesse quando la chiamava “bambina mia” e la stringeva fra le sue braccia forti e la accarezzava con le sue mani grandi.

Aura è sola, o almeno è cosi che si sente. La madre, rimastale vicina, è anch’essa sfiduciata, e cambia compagno con estrema facilità, anche a causa di un abuso di alcol, che la porta ad essere scostante, nei confronti di tutti. Le due donnFOTO 1e sono spesso in conflitto e non si comprendono a vicenda. Aura tenta di aiutarla con i suo disturbo.. mentre la madre è completamente ignara del suo.

Aura è bulimica, e nessuno lo sa.

Questo il preambolo de “il mio Angelo”. Una vita fatta di dolore e rancore accumulati per anni, nei confronti delle due figure che dovrebbero sostenerti e aiutarti nella crescita, e che invece nella vita di Aura, si sono fatti entrambi di nebbia. Da questo ne scaturisce un potente complesso di Elettra, che si renderà manifesto solamente alla comparsa di Angelo: l’odio e la rabbia covati da Aura nei confronti del padre, saranno inizialmente sfogati su questo apparentemente pio giovane uomo, a causa del fatto che entrambi portano lo stesso nome di battesimo, Angelo appunto, ma soprattutto che entrambi svolgono il mestiere di odontoiatra.

I due si conoscono a causa di un esigenza clinica di Aura che, portata in studio dalla sua amica Elena, si scontrerà con tutti i ricordi che strumenti e ambienti le riportano a galla. Le tecniche usate da suo padre, gli innumerevoli strumenti e procedure mediche, fanno paragonare questo aitante giovane dottore, al padre manchevole, traditore e farfallone. Il clichè è alla base dell’atto di paragonare le due figure: il padre di Aura è fuggito con quella che all’epoca era la sua assistente allo studio dentistico, Veronique. Perciò agli occhi della ventitreenne, ogni odontoiatra è (passatemi l’espressione) “un bastardo approfittatore”, che come passatempo seduce e getta via le sue igieniste, una dopo l’altra.

Proprio perché certe cose se non le vivi, non ci credi, la strada di Aura torna ad intrecciarsi più volte casualmente con quella del gentile dentista, nei giorni successivi alla visita. I due cominciano a conoscersi e a questo punto si sviluppa la parte più pericolosa del complesso di Elettra, la parte affettiva, la parte che riguarda un’inspiegabile attrazione verso questa figura maschile che trasmette sicurezza in se stessi, forza d’animo, coraggio, e ha mani grandi e braccia forti, per proteggerti, come una bambina.

“Era il mio angelo in tutti i sensi e io sentivo o forse più che altro speravo che mi avrebbe salvata da me stessa, si, da quella parte marcia e buia che da tempo dominava la mia essenza, la mia anima.”

In breve tempo i due instaurano una relazione profonda, fatta di alti e bassi, fatta di confessioni e pericolose ricadute psicologiche. Aura è fragile, ma per la prima volta nella sua vita si sente protetta, Angelo è li, sempre presente per aiutarla, sorreggerla e proteggerla, anche da se stessa e dalle sue crisi bulimiche. Si, Angelo sa, e come non potrebbe? Gia alla prima visita allo studio dentistico, chiese ad Aura spiegazioni sui segnali che la sua bocca riportava. Lui sa riconoscere i segnali, anche la sua vita lo ha messo davanti a diverse difficoltà, fra cui quella di amare e perdere una persona affetta da bulimia.

“Lui era stato l’unico spiraglio di luce che avessi intravisto in un lunghissimo tunnel buio. Si preoccupava per me come nessun altro e mi aveva “resa” una donna permettendo e aiutando la mia femminilità a sbocciare.”

Questo vortice di emozioni, frustrazioni, mancanze e presenze, psicologia e disturbi alimentari, porterà Aura a fidarsi, ad aprire il suo cuore, a vivere la sua prima esperienza sessuale con un uomo che ama, di diversi anni più grande, con lo stesso nome e lavoro del padre. Un uomo che custodisce un segreto per Aura straziante, e che quando verrà rivelato renderà la ragazza più vulnerabile, sola, debole e persa che mai.

La vita di Aura è letteralmente un disastro, ma alla fine, quando ogni speranza è perduta, quando viene meno la voglia di vivere, forse un cambiamento è possibile. Forse solo così, Aura potrà cominciare davvero ad amare, se stessa per prima però questa volta. Alla fine di questo capitolo, Aura riceverà l’aiuto che ha sempre voluto, chiarirà molto dubbi e farà luce si convinzioni che l’hanno portata sulla strada dell’odio e del rancore, verso se stessa e gli altri.

Ad una prima lettura e/o impressione, il romanzo è di difficile lettura, alcuni paragrafi, a volte capitoli interi, faticano a scivolarti sotto gli occhi piacevolmente: i tanti termini tecnici relativi all’odontoiatria, le procedure mediche, dettagli fin troppo specifici, rendono alcuni tratti poco scorrevoli all’apparenza. Istintivamente ci si chiede il perché di una scelta narrativa tanto tecnica e “pesante” in termini di scorrevolezza della lettura, e la spiegazione a mio avviso è molto semplice: è parte della mente di Aura questo tipo di pensiero analitico e tecnico e solo così era davvero possibile comprendere la psicologia del personaggio e della storia stessa.

E’ una romanzo carico di analisi psicologia, sotto molti aspetti. Il complesso di Elettra, la bulimia nervosa, e in ultima analisi anche il sistema narrativo, fatto di tecnicismi dell’ambito dentistico, sono tutti strumenti per il lettore, per comprendere Aura e la sua condizione.

Leggendo questo libro ho avuto l’impressione che fosse scritto per tutti quelli che non sanno vedere i segnali, non per forza della bulimia, ma in generale di una condizione distorta nella psicologia di un figlio, di una nipote, di amico. La storia trasmette paura, dolore, abbandono. Aura trasmette solitudine, rancore, ma soprattutto terrore, il terrore profondo dell’essere incompresi, e apparentemente non voluti, di sentirsi in difetto, brutti e senza valore.

E’ una storia di oggi, dei nostri giovani, delle nostre famiglie che si disgregano. E’ una storia che parla di amore, o meglio della ricerca dell’amore più puro di tutti, il primo che conosciamo, quello di una madre e di un padre. E dell’amore verso noi stessi.

Francesca. ❤

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Ora che ci sei tu” di Margaret Mikki

Carissimi Notters,
questa è la mia prima recensione per voi, perciò vi prego non siate troppo severi! Quando qualcosa di bellissimo inizia spesso non ci si rende conto di quanto lo sia davvero, accade che lentamente l’emozione cresce, ma si arriva poi al punto di percepire davvero di essere nel posto giusto, al momento giusto. Non si capisce perché, o come si stato possibile, ma accade. Come i protagonisti di “Ora che ci sei tu”, splendidamente scritto da Margaret Mikki,  a volte succede che si trovi il proprio posto di appartenenza nei luoghi più impensati.

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TITOLO: Ora che ci sei tu (Soul Mate #1)
AUTORE: Margaret Mikki
EDITORE: Self-publishing
DATA PUBBLICAZIONE: aprile 2016
GENERE: Young Adult
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 0,99
LINK D’ACQUISTO: Ora che ci sei tu (Soul Mate Vol. 1)

 

SINOSSI

La vita ha voluto essere crudele con me. Ho vissuto nell’ombra del passato per troppo tempo, ma il destino ha voluto regalarmi il sole. Mi ha regalato lui. Mi ha regalato la speranza. Mi regalato la rinascita. Non mi aspettavo che un ragazzo con un dolore così profondo nel cuore potesse comprendere il mio stato d’animo. Lui sì. Lui mi comprende.
Sono stato spazzato via da questo mondo come un rifiuto. Ho pensato che la vita per me era finita, che non avrei mai più visto la luce. È solo quando ho incontrato un concentrato di perfezione che mi sono detto: forse non sono finito.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER! ***

Il passato è un buco nero dal quale Maggie cerca di fuggire, i ricordi sono troppo dolorosi, i sensi di colpa per la perdita della sorella Allison attanagliano il suo cuore di ragazza della porta accanto. La terapia, sospesa da tempo, l’ha aiutata solo fino ad un certo punto. Chi la aiuta davvero è Luna, con cui si confida ogni notte, mentre questa splende libera nel cielo , le confida tutto e non ha paura a farlo perché Luna non giudica, non lo fa mai.

Luna è libera e vorrebbe esserlo anche lei, ma come fuggire, come lasciarsi alle spalle un dolore cosi? FOTO 1

Andrà ad Harvard dopo il diploma. A questo si deve aggrappare, si, solo a questo. Anche la sua migliore amica Emma non è di grande aiuto. Voglio dire è grandiosa, solare, spiritosa, sempre in cerca di un nuovo amore, ma ha una sua opinione su tutto, e non perde occasione per ricordarla a Meg, che come naturale conseguenza si ritrova a volte in situazioni che le stanno strette.. come il tuo abito preferito dopo le feste di natale: è incredibilmente meraviglioso ma, tira un po’, e hai solo voglia di toglierlo.

Ragazza della porta accanto dicevo? E perché non “ragazzo” della porta accanto? Anche Navid si porta dietro un passato oscuro segnato anch’esso da un lutto, questa volta per la perdita della madre, che gli ha però regalato un nonno, Harry, che prima non conosceva e con cui adesso vive. In più si è guadagnato la fama di ragazzaccio passando da una ragazza all’altra senza mai fermarsi troppo a pensare. Oggi di tempo per pensare ne ha fin troppo: nuova scuola, nuova casa, nessun amico.. e gli tocca pure un tutor perché è indietro con il programma delle lezioni. Fantastico!

Cosi si incontrano i due ragazzi, l’uno obbligato a stare in mezzo ai piedi dell’altra. Più si incontrano però, a scuola, a lavoro (eh si perché Navid ha la geniale idea di farsi assumere nello stesso posto dove lavora Meg), più entrambi sentono crescere un senso di appartenenza l’uno verso l’altra. E’ una forza inarrestabile, una calamita troppo potente per combatterla, un’esigenza delle corde più intime dell’anima di entrambi che, da quando si incontrano, cominciano a vibrare alla stessa frequenza. FOTO 2

Maggie che ha sempre calcolato tutto negli ultimi sette anni, imparerà a lasciarsi andare, a vivere il momento, ed essere libera? E Navid, che scopre insieme a Meg cosa vuol dire amare, per la prima volta, si fiderà di questo sentimento, di questo bisogno così forte?

E’ questo il bello della vita sorellina, non sappiamo mai cosa aspettarci e le cose non programmate sono sempre quelle che ci rimangono nel cuore. Diventiamo i nostri ricordi preferiti perché sono sinonimi di pazzia, di calpestare le regole e vivere a pieno.

Il passato ha segnato entrambi con eventi dolori e irrimediabili Oggi però hanno entrambi una speranza, quella di poter avere un futuro diverso dall’oscurità da cui provengono, e una certezza: niente andrà male se saranno insieme. Riusciranno a stare insieme? O le ombre del passato torneranno a tormentare i loro giovani cuori innamorati? Una narrazione fresca e genuina da alla storia una leggibilità semplice ma d’effetto. I termini sono semplici e i periodi mai troppo lunghi. Questo stile adottato dalla Mikki, assicura al lettore un’esperienza piacevole, lasciando un sensazione di riscoperta di quelle prime emozioni giovanili. I personaggi sono perfettamente credibili, e la storia, per quanto narri di un passato estremamente triste è anch’essa realistica. Dispiace che sia breve, ma solo perché vorresti avere più tempo, più pagine, più parole di Maggie e Navid, perché è inevitabile, ad un certo punto della storia, tu sei lei, o lui, sei  loro e il loro amore, e sei quella vibrazione che ti coglie all’improvviso quando arriva, e a cui non sai dare un nome all’inizio, finché qualcuno non ti chiama amore.

Francesca B.

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