Recensione di: “Un cielo senza luna” di Davide Vinci

Cari Notters,
eccomi di nuovo con una storia questa volta che mi ha sorpreso e trascinato un po’ indietro con gli anni. Al primo amore, quello che senti non dimenticherai mai, perché è impossibile farlo.
Davide Vinci ci racconta come appare.. “Un cielo senza luna”.

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TITOLO: Un cielo senza luna
AUTORE: Davide Vinci
PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Narrativa Contemporanea/Romanzi Rosa
FORMATO: Kindle/Carteceo
PREZZO: € 0,00/€ 12,48 (copertina flessibile)

SINOSSI

Lui, crede che l’amore sia solo una grande perdita di tempo.  Lei, dolce e romantica, è la ex fidanzata del suo migliore amico.  E’ bastato solo uno sguardo per riconoscersi.
Un colpo di fulmine.
Un amore infinito.
Una storia d’amore travolgente che cambierà le loro vite. Niente sarà più come prima. Quando l’amore non si deve cercare ma è l’amore che trova te. Quando non si deve imparare ad amare ma si ama e basta.
Ma cosa accadrebbe se l’amore che Manuel e Giulia credevano eterno dovesse finire?

RECENSIONE

“È mezzanotte, l’ora delle fiabe.”

Avete presente le favole? Le favole.. Le favole! Praticamente tutte le favole, (ma soprattutto quelle di casa Disney dei bei tempi andati) terminano con un “e vissero felici e contenti”. Tralasciando il fatto che da questa conclusione nascono molti dei problemi che la generazione ’80/’90 ha vissuto nell’immediato post adolescenza, ora vi chiedo quanti di voi si sono chiesti, una volta un po’ cresciutelli, cosa succede dopo?

Ora, la narrativa moderna, e in particolare il genere romantic novel, ha fornito negli anni una innumerevole sequela di storie d’amore nelle più diverse salse, ma la maggior parte si ferma con l’inizio della storia d’amore, con la parte bella insomma. Se vengono dati ulteriori sviluppi, sono appena accennati in un prologo di non più di tre pagine dove a grandi linee viene descritto cosa avviene nei ventordici anni successivi allo scoppio della passione.
Con questa recensione vorrei personalmente, come parte della generazione ’80, ringraziare l’autore: questo libro narra il prima, il durante e il dopo. Per una cresciuta all’ombra di quella “culona” della bella addormentata è stata un’enorme gioia leggerlo.

Detto ciò, ecco il quadro. Manuel è giovane e piuttosto affascinante. Passa le sue giornate fra Bellano, sua città natale, e Milano dove studia giurisprudenza. Lo studio non è certo una sua priorità, infatti ha la fortuna di cavarsela sempre studiando il minimo indispensabile. Come tutti i ragazzi esce con l’amico Sergio, frequenta locali, conosce ragazze, ma negli anni ha sempre rifiutato l’idea dell’amore: come le cose si fanno più serie, Manuel riesce a trovare un modo per farsi lasciare, guadagnando una sequela di insulti ben calibrati. In pratica “uno stronzo”.

Mentre l’autore ci conduce alla scoperta di Manuel e del suo stile di vita, conosciamo “Madame”, vicina di casa del ragazzo e sua grande amica e confidente. Fra i due non c’è una relazione, è quello che potremmo definire una sorta di amore platonico: c’è intesa, complicità, rispetto e affetto, ma nulla di sessuale. L’amicizia fra uomo e donna esiste allora, almeno nei romanzi! Staremo a vedere.
Manuel e Sergio. Questo povero ragazzo è il prototipo dell’amico in difficoltà che forte di un solido rapporto d’amicizia diventa pesante ed insistente nei confronti di Manuel, chiedendogli aiuto con la sua ex fidanzata Giulia, che lo ha lasciato senza una spiegazione. Manuel cerca di non farsi coinvolgere, ma come abbandonare un amico nel momento del bisogno? Il ragazzo decide cosi di aiutarlo, incontrando Giulia per cercare di convincerla a tornare sui suoi passi.

Attenzione agli amici a casa, non fatelo mai, le conseguenze possono essere davvero pericolose.
La prima volta il nostro protagonista finisce con l’essere insultato da una Giulia che, non volendone più sapere di Sergio, fa capire a Manuel cosa vuol dire “rimanerci di sasso”. Purtroppo è qui che succede l’impensabile: questo tipo di reazione da parte di Giulia, fa scattare in Manuel un interesse che nemmeno lui avrebbe saputo prevedere. Lo colpisce la forza e il carattere di questa ragazza, con la quale prima, nonostante fosse la fidanzata del suo migliore amico, non aveva nessun tipo di rapporto.

Deve rivederla. Ossessionato da questo pensiero, Manuel, in un modo decisamente subdolo, ottiene da Sergio il numero della ragazza, dicendogli che la chiamerà per tentare ancora di convincerla.
Contro ogni aspettativa Giulia acconsente a rivedere Manuel e quando succede, sorpresa, l’interesse è reciproco.
Così, un po’ di nascosto, in attesa di trovare un modo per dirlo all’amico Sergio, un po’ vivendo il momento, per via della battaglia fatta dalla madre di Giulia, contraria alla relazione, i due ragazzi iniziano una storia che si rivelerà essere per entrambi il primo grande amore.

La Disney, senza nulla togliere, si fermerebbe qui. Dopo i titoli di coda ecco apparire una scena di Manuel e Sergio in riva al lago a pescare, si sono chiariti. E subito dopo la madre di Giulia che accarezza la guancia di Manuel, lo ha accettato come compagno di sua figlia.
Per vostra fortuna, cari lettori, ciò non avviene e l’autore ci conduce magistralmente, in quello che accade “dopo” l’inizio dell’idillio.

Giulia e Manuel vivono la loro relazione come una storia da scrivere a quattro mani, insieme, giorno per giorno, con tutte le prime volte del caso, per entrambi. Manuel scopre cosa vuol dire essere innamorati, volere il meglio prima per l’altra persona che per se stessi, farsi da parte in alcune situazioni che ti stanno scomode. Giulia, condotta da Manuel, scopre anch’essa l’amore in altre forme, la sua prima volta e tutte le successive sono un trionfo di passione, descritte in modo estremamente credibile dal padre dei personaggi.

“Cosa mai puoi leggere nei miei occhi?
Leggo l’eco vinta dal tuo silenzio e mi piace questo nostro bisogno…
Quale bisogno?
Desiderio di te…
Desiderio di noi”

Ciò che babbo Disney non ci mostra quasi mai, sono le difficoltà che le relazioni amorose comportano. Le persone cambiano con il tempo e se si è bravi si impara con qualche scontro, a cambiare anche le proprie relazioni per fare in modo che continuino. Manuel e Giulia sono giovani e alla prima esperienza, e ciò purtroppo non accade. I due lentamente si allontanano: Giulia è presa dall’università e Manuel si sente messo da parte, l’amicizia con Madame, bellissima e perfetta sotto ogni punto di vista (ma soprattutto reale e tangibile, non una modella che vive a Los Angeles e non sai nemmeno che voce abbia) porta Giulia ad una gelosia irrazionale che le fa mettere in dubbio qualsiasi cosa del rapporto con il suo fidanzato.

L’amore va, l’amore viene.

In uno scatto d’ira dopo una serata a dir poco esasperante, con le colleghe di università di Giulia, Manuel dice quello che nessuna donna vorrebbe sentirsi dire, “io non ti amo più”. Ed ecco che qualcosa in Giulia si spezza, si perde per sempre, e lei incapace di passare sopra a quello che a detta di Manuel è stato un errore madornale, finisce per sparire e dire addio a Manuel da un treno in partenza.

Altra cosa che le favole non raccontano, il dolore. Manuel senza Giulia è perso, distrutto, si sente morire e sembra non interessarsene se le cose andassero così. Non dorme, quasi non mangia, l’università è l’ultimo dei suoi problemi, il rum il suo nuovo migliore amico (si perché Sergio li ha scoperti e insulta Manuel quotidianamente). Dopo un coma etilico Manuel trova la forza di rinascere in Madame.

Lei è aria fresca, gioia pura, semplicità e cose belle, come una sbronza di birra in un centro sociale a cantare Pupo al karaoke.
Madame è la modella della porta accanto, solo che è anche intelligente e spiritosa, piena di voglia di vivere e i due sono confidenti l’uno dell’altro. Le relazioni fallite di Madame sono ben note a Manuel e per lei, il ragazzo ha sempre le braccia aperte e un posto sul divano. Madame dal canto suo si prenderà cura del ragazzo nel suo momento più buio, il dopo-Giulia.

E alla fine, dopo tutto un romanzo in cui ti chiedi “è davvero possibile che fra questi due non succeda nulla?” sarà lei, innamorata dell’idea dell’amore, ad insegnare a Manuel a darsi una seconda occasione, ad amare di nuovo, prima se stesso e poi lei, con tutto il cuore che adesso sa di avere, e che non pensava di saper usare.

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“Il “primo grande amore” rimane tale: secondo le statistiche, tutte le prime volte rimangono appiccicate solo alla nostra memoria. E forse è proprio questo il non senso delle “prime”… servono unicamente a farci conoscere i nostri limiti e le nostre disillusioni e a farci penare per una vita intera rincorrendo il non senso delle cose.
 “

Il primo amore è una cosa bellissima, travolgente, perché è sempre una scoperta grandiosa, è come avere sempre il motore su di giri e non preoccuparsene perché è cosi che vuoi che sia. E’ una cosa che ti rimane dentro per sempre, e se all’inizio fa male, quando finisce, poi perdoni, te stesso e l’altra persona per essere stati così sciocchi da pensare che il motore non si sarebbe spaccato a metà.

Il cuore sanguina per mesi, anni a volte, ma alla fine capisci a volte con l’aiuto di qualcuno come Madame, che hai diritto di essere felice e di rendere felice qualcun altro, di nuovo.

La cosa più sorprendente dello stile di questo romanzo è che è narrato al maschile: l’autore è un uomo, il protagonista è un ragazzo. Da donna, leggerlo è stato davvero un piacere, poiché il fatto di essere scritto da un uomo, rende i pensieri e le azioni di Manuel, più credibili di quanto non lo sarebbero stati narrati da una donna. Si sa, siamo due universi paralleli ma distanti.
Scorrevole e piacevolmente intervallato da pensieri più “rozzi” e da tratti poetici, in versi. Ad un certo punto, Manuel suona una chitarra ed improvvisa una canzone. E’ un momento magico perché ti sembra quasi di percepire la melodia.
Finalmente, una storia d’amore, di dolore e di rinascita, dal punto di vista maschile, credibile e appassionante come un cuore di donna saprebbe raccontare.

E’ un romanzo, ma non è una favola.. è “Un cielo senza luna”.

Francesca B.

Il mio giudizio:

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