Recensione di: “Il mio angelo” di Lina Giudetti

Eccomi di nuovo, carissimi Notters,
per raccontarvi di Aura, di Angelo, di Elena, di una famiglia e di una vita, quella di Aura, che purtroppo oggi, rispecchia molte delle vite dei giovani in tutto il mondo.

Con questo romanzo Lina Giudetti, ci porta dentro una storia fatta di molto dolore prima e di un agognato lieto fine poi, che vi invito a scoprire con questa lettura, che vi proponiamo qui oggi.

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TITOLO: Il mio angelo
AUTORE: Lina Giudetti
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 22 Febbraio 2016
GENERE: Romanzo Rosa
FORMATO: Ebook
PREZZO: € 1,99

SINOSSI

Aura è una ragazza molto complicata e segnata dal divorzio dei suoi genitori. A causa dell’abbandono del padre che si trasferì all’estero con la sua nuova compagna quando lei era ancora una ragazzina, ha sviluppato una profonda diffidenza nei confronti degli uomini che considera tutti dei gran bastardi e non ha mai voluto impegnarsi sentimentalmente con nessuno tanto che a ventitré anni è ancora illibata. I suoi unici interessi sembrano essere lo studio e il conseguimento di una laurea finché un giorno il destino non pone sulla sua strada Angelo, un trentacinquenne affascinante ed empatico che svolgendo la stessa professione di suo padre, l’odontoiatra, stravolgerà la sua vita al punto tale da spingerla a rivalutare ogni convinzione e preconcetto. Tra loro nascerà sin da subito una forte attrazione che porterà Aura a scoprire pian piano le gioie dell’amore e del sesso…
Angelo le colmerà il vuoto che ha nel cuore donandole la tenerezza e la dolcezza di cui ha bisogno. Tutti i suoi drammi interiori tuttavia e il suo inconscio complesso di Elettra renderanno la sua vita ricca di alti e bassi finché non accadrà l’impensabile…

RECENSIONE

Ci sono vite che, se non vengono vissute in prima persona, si trova incredibile dire che possano esistere davvero. Aura, protagonista del romanzo, è giovane, piena di insicurezze, chiusa verso la vita e verso gli uomini. E’ stata tradita una volta, dal padre adorato, e le è bastata. Non ha alcuna intenzione di farsi coinvolgere da un uomo in una relazione, ne sentimentale ne sessuale. Non ha fiducia, in nulla, se non nello studio, che la porterà a laurearsi, ad avere un buon lavoro ed a costruirsi una buona carriera e magari ad essere felice. Questo è quello che conta.

Il padre è fuggito, con un’altra donna, a Parigi. Ha altri due figli e si è dimenticato di lei, non la vuole, e Aura si chiede se l’abbia mai voluta davvero o se non fingesse quando la chiamava “bambina mia” e la stringeva fra le sue braccia forti e la accarezzava con le sue mani grandi.

Aura è sola, o almeno è cosi che si sente. La madre, rimastale vicina, è anch’essa sfiduciata, e cambia compagno con estrema facilità, anche a causa di un abuso di alcol, che la porta ad essere scostante, nei confronti di tutti. Le due donnFOTO 1e sono spesso in conflitto e non si comprendono a vicenda. Aura tenta di aiutarla con i suo disturbo.. mentre la madre è completamente ignara del suo.

Aura è bulimica, e nessuno lo sa.

Questo il preambolo de “il mio Angelo”. Una vita fatta di dolore e rancore accumulati per anni, nei confronti delle due figure che dovrebbero sostenerti e aiutarti nella crescita, e che invece nella vita di Aura, si sono fatti entrambi di nebbia. Da questo ne scaturisce un potente complesso di Elettra, che si renderà manifesto solamente alla comparsa di Angelo: l’odio e la rabbia covati da Aura nei confronti del padre, saranno inizialmente sfogati su questo apparentemente pio giovane uomo, a causa del fatto che entrambi portano lo stesso nome di battesimo, Angelo appunto, ma soprattutto che entrambi svolgono il mestiere di odontoiatra.

I due si conoscono a causa di un esigenza clinica di Aura che, portata in studio dalla sua amica Elena, si scontrerà con tutti i ricordi che strumenti e ambienti le riportano a galla. Le tecniche usate da suo padre, gli innumerevoli strumenti e procedure mediche, fanno paragonare questo aitante giovane dottore, al padre manchevole, traditore e farfallone. Il clichè è alla base dell’atto di paragonare le due figure: il padre di Aura è fuggito con quella che all’epoca era la sua assistente allo studio dentistico, Veronique. Perciò agli occhi della ventitreenne, ogni odontoiatra è (passatemi l’espressione) “un bastardo approfittatore”, che come passatempo seduce e getta via le sue igieniste, una dopo l’altra.

Proprio perché certe cose se non le vivi, non ci credi, la strada di Aura torna ad intrecciarsi più volte casualmente con quella del gentile dentista, nei giorni successivi alla visita. I due cominciano a conoscersi e a questo punto si sviluppa la parte più pericolosa del complesso di Elettra, la parte affettiva, la parte che riguarda un’inspiegabile attrazione verso questa figura maschile che trasmette sicurezza in se stessi, forza d’animo, coraggio, e ha mani grandi e braccia forti, per proteggerti, come una bambina.

“Era il mio angelo in tutti i sensi e io sentivo o forse più che altro speravo che mi avrebbe salvata da me stessa, si, da quella parte marcia e buia che da tempo dominava la mia essenza, la mia anima.”

In breve tempo i due instaurano una relazione profonda, fatta di alti e bassi, fatta di confessioni e pericolose ricadute psicologiche. Aura è fragile, ma per la prima volta nella sua vita si sente protetta, Angelo è li, sempre presente per aiutarla, sorreggerla e proteggerla, anche da se stessa e dalle sue crisi bulimiche. Si, Angelo sa, e come non potrebbe? Gia alla prima visita allo studio dentistico, chiese ad Aura spiegazioni sui segnali che la sua bocca riportava. Lui sa riconoscere i segnali, anche la sua vita lo ha messo davanti a diverse difficoltà, fra cui quella di amare e perdere una persona affetta da bulimia.

“Lui era stato l’unico spiraglio di luce che avessi intravisto in un lunghissimo tunnel buio. Si preoccupava per me come nessun altro e mi aveva “resa” una donna permettendo e aiutando la mia femminilità a sbocciare.”

Questo vortice di emozioni, frustrazioni, mancanze e presenze, psicologia e disturbi alimentari, porterà Aura a fidarsi, ad aprire il suo cuore, a vivere la sua prima esperienza sessuale con un uomo che ama, di diversi anni più grande, con lo stesso nome e lavoro del padre. Un uomo che custodisce un segreto per Aura straziante, e che quando verrà rivelato renderà la ragazza più vulnerabile, sola, debole e persa che mai.

La vita di Aura è letteralmente un disastro, ma alla fine, quando ogni speranza è perduta, quando viene meno la voglia di vivere, forse un cambiamento è possibile. Forse solo così, Aura potrà cominciare davvero ad amare, se stessa per prima però questa volta. Alla fine di questo capitolo, Aura riceverà l’aiuto che ha sempre voluto, chiarirà molto dubbi e farà luce si convinzioni che l’hanno portata sulla strada dell’odio e del rancore, verso se stessa e gli altri.

Ad una prima lettura e/o impressione, il romanzo è di difficile lettura, alcuni paragrafi, a volte capitoli interi, faticano a scivolarti sotto gli occhi piacevolmente: i tanti termini tecnici relativi all’odontoiatria, le procedure mediche, dettagli fin troppo specifici, rendono alcuni tratti poco scorrevoli all’apparenza. Istintivamente ci si chiede il perché di una scelta narrativa tanto tecnica e “pesante” in termini di scorrevolezza della lettura, e la spiegazione a mio avviso è molto semplice: è parte della mente di Aura questo tipo di pensiero analitico e tecnico e solo così era davvero possibile comprendere la psicologia del personaggio e della storia stessa.

E’ una romanzo carico di analisi psicologia, sotto molti aspetti. Il complesso di Elettra, la bulimia nervosa, e in ultima analisi anche il sistema narrativo, fatto di tecnicismi dell’ambito dentistico, sono tutti strumenti per il lettore, per comprendere Aura e la sua condizione.

Leggendo questo libro ho avuto l’impressione che fosse scritto per tutti quelli che non sanno vedere i segnali, non per forza della bulimia, ma in generale di una condizione distorta nella psicologia di un figlio, di una nipote, di amico. La storia trasmette paura, dolore, abbandono. Aura trasmette solitudine, rancore, ma soprattutto terrore, il terrore profondo dell’essere incompresi, e apparentemente non voluti, di sentirsi in difetto, brutti e senza valore.

E’ una storia di oggi, dei nostri giovani, delle nostre famiglie che si disgregano. E’ una storia che parla di amore, o meglio della ricerca dell’amore più puro di tutti, il primo che conosciamo, quello di una madre e di un padre. E dell’amore verso noi stessi.

Francesca. ❤

Il mio giudizio:

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