Recensione di: “Orbeth – Sole di Mezzanotte” di Marco Perrone

Buongiorno, Notters.
È con mio grandissimo piacere che oggi vi parlo del capitolo conclusivo della saga di “Orbeth” di Marco Perrone.

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TITOLO: Orbeth – Sole di Mezzanotte
AUTORE: Marco Perrone
EDITORE: Self-Publishing
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 maggio 2016
GENERE: Fantasy
FORMATO: eBook/Cartaceo
PAGINE: 294
PREZZO: € 0,99/€ 13,09

SINOSSI

Nelle selvagge terre settentrionali, Malcus si risveglia inspiegabilmente vivo ma preda di misteriose mutazioni che interessano il suo corpo. Il conflitto infuria nuovamente tra gli indigeni locali, e la situazione non è certo migliore nel continente orbethiano, dove il parassita Rim ha ormai segregato i sopravvissuti dentro una ristretta fascia territoriale, ancora sicura.
L’equipaggio della Guervara incontrerà i superstiti di Fellingtone ed esporrà loro l’ultima arma da utilizzare nel conflitto contro i mutati, dall’evolversi di questa situazione si deciderà il destino dell’intera umanità.
Un volume conclusivo ricco di colpi di scena che terranno il lettore col fiato sospeso fino all’ultima parola, la chiusura mozzafiato di una saga epica.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

Ci sono libri che ti capitano per caso.
O forse per una ragione che in quel momento ti sfugge e ne capisci l’importanza solo tempo dopo.
Così è successo con Orbeth.
È arrivato a me per caso, in punta di piedi e ricordo che all’inizio mi aveva lasciata perplessa, ma poi, pagina dopo pagina, mi aveva conquistato.
E adesso siamo arrivati al capitolo finale.
Ritornare a Orbeth è stato come ritornare a casa.
Forse molto sarà dipeso anche dal periodo non tanto facile che ho attraversato, ma è stato proprio come un ritorno.
Salutare vecchi personaggi a cui mi ero affezionata, scoprirli sotto una nuova veste, vedere la scintilla della speranza muovere ogni loro passo, assaporare lentamente il messaggio che , a mio modesto avviso, voleva trasmettere.
Una saga dove lealtà e amicizia, amore e coraggio si fondono, dove la parola fine suona dolce e amara allo stesso tempo.
Siamo arrivati all’ultimo capitolo, dopo mille peripezie, dopo incredibili battaglie all’ultimo sangue, dopo un’estenuante lotta tra il bene e il male.
Poteva considerarsi un addio, ma io ho preferito vederlo come un arrivederci.
Perché se il ricordo rimane, non sarà mai un addio definitivo.

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Il destino dell’umanità pare segnato.
Un destino incerto e oscuro.
La minaccia del fiore maledetto è sempre più pressante.
Sembra non esserci più un futuro a cui guardare.
Il mondo sta cadendo , inghiottito dalle tenebre e dalla mostruosità causata da un piccolo e all’apparenza innocuo fiore.
E invece è il male assoluto, un male che diffonde le sue spore in ogni angolo del continente, che non si ferma davanti a nessuno ostacolo, che uccide, massacra e porta via ogni traccia di umanità.
Malcus e i suoi compagni hanno affrontato un duro e doloroso viaggio per cercare una soluzione.
Per portare in patria una speranza.
Ma hanno dovuto pagare un caro prezzo.
Un sacrificio senza eguali.
Vite spezzate in due, amici perduti per sempre…
E anche la propria anima.

Malcus… Tu…
Tu chi sei?!

La tristezza invase la mente del condottiero , il rimorso lo pugnalò, addentrandosi in profondità.
Si chiese anch’egli intimamente cosa stesse divenendo, gli venne spontaneo il ricordo di Gelmar e la sua scelta coraggiosa di isolarsi dal mondo.

Chi sono? Chi o cosa sto diventando?
Malcus continua a chiederselo, è preoccupato e anche spaventato all’idea di poter perdere la sua identità, la propria anima.
Si guarda ma non si riconosce.
Una potente entità scorre nelle sue vene.
Gli spiriti antichi gli parlano.
Voci dal passato, da un lontano passato.
Ma il tempo stringe.
Il Drago avanza.
E la minaccia del Rim è pressante, ogni giorno sempre più forte.

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Il Rim, questo subdolo e infestante nemico.
Un fiore che è protagonista dell’intera saga.
Sembra avere una sua anima, una forza che lo spinge a distruggere ogni briciolo di vita che incontra sul suo cammino.
Si insinua tra le case, tra le rovine del castello, nei boschi, nel sangue di animali e di persone.
Distrugge ogni traccia di umanità, annienta la volontà e la sua corsa non sembra conoscere ostacoli.
Nessuno riesce a distruggerlo.
Fino a ora.
Adesso una nuova speranza accende i cuori degli abitanti di Orbeth.
E quella speranza porta il nome di Malcus.

Sotto un cielo plumbeo, con la visibilità limitata dai fumi che ormai da tempo infestavano l’aria, i versanti esterni si mostrarono tinteggiati in più punti da radicate macchie vermiglie.
Decine di bulbi rossi, simili a grossi tulipani, ondeggiavano simulando un orrido saluto, mossi dagli energici venti di alta quota.

Il Rim invade ogni angolo di Orbeth.
Il Sole è un lontano ricordo.
Gelo, freddo, buio sono i compagni di ogni giorno.
Ma Malcus non si arrende.
È pronto a combattere fino al suo ultimo respiro.
E nella sua battaglia non è solo.
Gli amici, i valorosi combattenti che l’hanno accompagnato in ogni suo passo , sono ancora al suo fianco.

Quello che mi si è presentato davanti è un romanzo corale.
Non è solo Malcus a essere l’eroe della saga.
Ogni personaggio lo è.
Ogni personaggio partecipa alla battaglia, con determinazione e coraggio.
Tutti uniti contro la minaccia del Rim.
Amore, lealtà, coraggio, amicizia.
È una saga di avventura e battaglie e anche di grandi valori.img_20170213_214830

Siamo ancora in vita, Burk, e non smetteremo di esserlo finché avremo qualcosa di veramente importante per cui continuare a resistere.

Malcus, l’eroe che ha messo in gioco la sua stessa umanità pur di sconfiggere il terribile nemico.
La combativa Jean, il cui desiderio della libertà , unito all’amore per Malcus, muove ogni suo passo e guida ogni sua freccia.
La dolce principessa Fionn che mette in mostra una grinta senza eguali.
Il coraggioso Raek che sfida il destino e i propri limiti.
Il prode condottiero Tirlain, disposto anche a sacrificare se stesso pur di poter salvare il suo popolo.

Ogni uomo è pronto all’estremo sacrificio.
Per il bene comune.
Per riportare la pace.
Per salvare il futuro.
Uomini e donne coraggiosi e leali che ho imparato a conoscere pagina dopo pagina e che sono cresciuti ed evoluti, battaglia dopo battaglia, perdendo frammenti di sé per strada ma senza mai tradire la propria essenza.
Numerose prove hanno dovuto affrontare, dolorose perdite hanno segnato i loro cuori, ma nessuno di loro si è mai arreso.
Perché finché c’è speranza, c’è vita.
E uniti si è invincibili.
Mai come in questa saga è vero: l’unione fa la forza.
Combattere fianco a fianco per lo stesso obiettivo: la salvezza del proprio regno.
Prima gli altri, poi se stessi.
Uomini normali che si sono trasformati in eroi.

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Ricordo ancora la prima volta che avevo preso tra le mani Orbeth, il primo volume.
Ricordo quanto fossi rimasta sorpresa per il lessico ricercato, quasi sofisticato, scelto dall’autore.
All’inizio ammetto che non fossi molto abituata, ma adesso posso dire che l’ho ritrovato con piacere.
Ogni parola è scelta con cura, ogni parola calza a pennello.
E , a mio modesto avviso, penso che sia la scelta più giusta.
Sembra di tornare in un’epoca lontana.
Scritto in modo così accurato e dettagliato , e ricercato, ti trasporta lontano nel regno di Orbeth, tra prodi e valorosi condottieri , tra mostri deformati , sciamani e draghi.
Un’epoca lontana e remota.
Un fantasy che parla al passato e che ho avuto modo di apprezzare lentamente, una piacevole scoperta per me.

Una saga che mi ha accompagnato nell’ultimo anno e mezzo e che ora, con un poco di tristezza nel cuore, è giunta alla parola fine.
Aprire le prime pagine di questo capitolo conclusivo è stato come tornare a casa.
Era come se i personaggi mi aspettassero.
Mi sono presa tutto il tempo per salutarli.
E arrivata alla parola fine…Sono rimasta incredula.
Un finale inaspettato che chissà ,magari, aprirà nuove strade.
Perché si sa: per ogni fine, c’è un nuovo inizio.
E con questo auguro buona fortuna a Marco , grazie per averci regalato questa storia che mi ha conquistato piano piano, pagina dopo pagina, ma che porterò con affetto nel mio cuore. ❤

Lo consiglio? Assolutamente sì.

Serenella 🙂

Il mio giudizio:

voto-ottimo

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Recensione di: “Non lasciarmi cadere” di Emiliana Erriquez   

 

Ciao Notters!
Siete pronti a conoscere l’ultimo libro che ho letto? Si tratta di “Non lasciarmi cadere” di Emiliana Erriquez, un romanzo in grado di mostrarci tutte le sfumature che può assumere l’amore nelle sue diverse forme.
Pronti, via! 🙂

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TITOLO: Non lasciarmi cadere
AUTRICE: Emiliana Erriquez
GENERE: Romanzo rosa
EDITORE: Self-Publishing
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 ottobre 2016
PAGINE: 156
FORMATO: Ebook/Cartaceo
PREZZO: 1,99/8,84 €

SINOSSI 

Mentre passeggia nella sua amata campagna, una sera Lucia – giovane avvocatessa tornata nel Salento per difendere la propria terra [Simbolo] incontra Emilio, un appassionato agronomo che da anni aiuta suo nonno Nino a prendersi cura dei propri uliveti. Entrati subito in sintonia, i due giovani partecipano alle lotte contadine, animati dall’amore per la propria terra, dal bisogno di difendere le tradizioni e la cultura secolari. Fino a quando Emilio un giorno scopre il segreto di Lucia, continuando a restarle accanto nonostante i propri dubbi, a resistere a quelle emozioni contrastanti che sente nascere dentro, a consigliarla, a proteggerla come merita. La vita di Lucia, che sembra aver preso una direzione precisa, a un certo punto viene sconvolta in seguito al ritrovamento di alcune lettere del nonno, lettere che contengono una verità che rischia di travolgere tutte le sue certezze. Quella scoperta servirà a farle comprendere il valore di una vita spesa all’insegna del sacrificio, lasciandole addosso tutta l’amarezza dei rimpianti e delle rinunce a cui il nonno è andato incontro solo per il suo bene. Ma le regalerà anche il coraggio necessario a fare scelte ponderate per garantire alle persone che ama un futuro diverso.

RECENSIONE 
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER*** 

Lasciatemi dire subito una cosa: grazie a questo romanzo ho annusato il profumo degli ulivi del Salento, respirato l’amore dei contadini per la loro terra, vissuto appieno la sensazione di familiarità provata dalla protagonista non appena rimette piede nel suo paese d’origine.

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È proprio con il ritorno di Lucia nel luogo in cui ha vissuto insieme a nonno Nino che comincia la storia.  Lui è il solo famigliare che le sia rimasto in seguito all’incidente nel quale sono stati tragicamente coinvolti la nonna ed entrambi i genitori (avvenuto quando Lucia era solo una bambina) ed è per questo motivo che l’ha cresciuta completamente da solo.

Nonno Nino è un uomo semplice, strettamente legato alla terra che lavora e da cui trae sostentamento, soprattutto gli ulivi. Non è particolarmente espansivo né incline alle manifestazioni d’affetto; eppure, già dalle prime pagine il lettore percepisce distintamente l’infinito amore che prova per sua nipote Lucia.

“[…]Persino dopo la loro morte non sono stato in grado di coccolare mia nipote come meritava. Nessuno mi ha mai insegnato a farlo. Preferisco altre piccole e all’apparenza insignificanti azioni quotidiane, come preparare per lei la colazione, farle trovare una tazza di caffé fumante al mattino, sedermi a tavola e chiacchierare. Spero solo che questo sia servito negli anni a lasciarle comprendere l’amore sconfinato che nutro nei suoi confronti, lei che è tutta la mia vita ora. Come lo sei stata tu un tempo, ormai lontano e perduto.[…]” 

Come si evince fin dall’inizio del romanzo, nonno Nino è solito scrivere lettere ad una misteriosa donna di nome Gemma, di cui, evidentemente, è stato (ed è tutt’ora) perdutamente innamorato. Ciò che sorprende, però, è che non si tratti della stessa donna che fu sua moglie e, soprattutto, che Lucia sia all’oscuro di tutto, lettere comprese.

Nel momento in cui Lucia torna dal nonno, apprende che, da qualche tempo a questa parte, l’anziano parente teme gli giunga una notifica di eradicazione degli ulivi, come purtroppo sta accadendo a molti suoi compaesani. Così, Lucia, decide di fermarsi in Salento per tutto il tempo necessario ad aiutare il nonno a sostenere la sua causa, sfruttando le conoscenze acquisite grazie alla professione esercitata, ma anche per rivelargli al momento opportuno il segreto che l’ha spinta a tornare a casa.

Grazie alla citazione che ne fa l’autrice stessa, la canzone “Io che amo solo te” nella versione cantata da Alessandra Amoroso è diventata per me la colonna sonora di questa storia.

 “[…]C’è gendonna-incintate che ama mille cose 
e si perde per le strade del mondo. 
Io che amo solo te, 
io mi fermerò 
e ti regalerò 
quel che resta 
della mia gioventù.” 
Pensavo a quel bambino che piano
piano stava crescendo dentro di me, che avevo rischiato di sacrificare solo per inseguire il sogno di un amore illusorio e crudele. I versi mi risuonarono in testa, era come se quelle parole fossero state scritte per lui, come se le avessi scritte io.[…]” 

Ecco qual è il segreto che Lucia si porta dentro e che non trova il coraggio di rivelare a nonno Nino: è incinta. Aspetta un bambino da un uomo di nome Oscar che l’ha lasciata in seguito alla notizia, poiché rifiutò di abortire come avrebbe voluto lui.

Dunque, Lucia è tornata a casa per rimettere insieme i pezzi del proprio cuore sbriciolato dall’egoismo di colui che credeva l’amasse, quando, inaspettatamente, ecco che due occhi castani e incredibilmente sexy la fanno capitolare. Sono gli occhi di Emilio, giovane agronomo che da anni aiuta nonno Nino nella gestione della massoneria.

Dai loro primi approcci, Emilio rivela di essere un ragazzo molto dolce e generoso, oltre che bello da impazzire.

“[…]«Stai bene?» mi chiese Emilio allungando una mano verso la mia. Quel contatto fu come una scossa. Mi ripresi quasi subito, allontanando i pensieri che mi stavano soffocando. Accolsi il calore della sua mano come un dono, provando nei suoi confronti una segreta gratitudine.[…]” 

Emilio sembra essere contraddistinto da una naturale propensione a prendersi cura delle persone a cui vuol bene ed è esattamente ciò che fa con Lucia. Senza contare che è il primo ad intuire il suo segreto, serbandolo rispettosamente per sé fino a quando la ragazza si sentirà pronta a svelarlo al nonno.

“[…]Scossi la testa, incredula. «Io lo farò invece. Non ho bisogno del tuo permesso.» 
Questa volta, quando mi alzai, lui non cerco di trattenermi. «Smettila di trattarmi in questo modo. Perché lo fai?» lo accusai, irritata. 
«Faccio cosa?» disse lui in tutta risposta. 
«Cerchi di proteggermi.» 
«E non va bene se una persona lo fa?» si difese alzandosi a sua volta. 
Non trovai nulla da obiettare, ma continuai a fissarlo per capire quello che gli passava per la testa.[…]” 

La storia scritta da Emiliana è tranquilla e gradevole, senza particolari colpi di scena o momenti di suspense. La definirei una lettura piacevole, intima, anche se personalmente avrei gradito qualche scossone in più, nel senso che non vi sono particolari contrasti tra i personaggi della storia che coinvolgano emotivamente il lettore. Salvo scoprire che la madre di Emilio si chiama Gemma, proprio come la destinataria delle lettere di nonno Nino, che Lucia finirà per scoprire per caso…

Ecco, nonostante questa rivelazione e il diverbio scaturito tra Lucia e il nonno, i due ci mettono presto una pezza sopra, facendo sì che, ancora una volta, trionfi la tenerezza da cui entrambi sono contraddistinti oltre che una notevole dose di comprensione.

Intendiamoci, ho apprezzato la dolcezza da cui è intrisa l’intera trama e, in particolar modo, il legame speciale che unisce nonno e nipote. Forse, però, mi aspettavo qualche conflitto in più o almeno qualche fraintendimento, visto che c’erano tutte le carte in regola per crearne a iosa; anche delle semplici e “banali” difficoltà tra Lucia ed Emilio avrebbero reso la lettura leggermente più frizzante. Invece è come se i due fossero predestinati, perché dal primo momento in cui i loro occhi si sono incrociati si sono compresi a fondo.

“[…]«E poi…Ti amo, Lucia. Non si tratta solo di tuo nonno e della profonda riconoscenza che nutro nei suoi confronti. Si tratta di te e di me. Si tratta di noi. Voglio passare con te il resto della mia vita. Voglio svegliarmi al tuo fianco, sentire il tuo respiro mentre dormi di notte, veder crescere questo bambino, giocare con lui, fare lunghe passeggiate tra i viali della masseria, prenderci cura della nostra terra, della nostra famiglia.»[…]” 

La questione relativa alla possibile eradicazione degli ulivi, che pure è un perno fondamentale all’interno della storia come metafora a non mollare mai nella vita, viene lasciata un po’ sospesa; tuttavia, il messaggio finale lanciato da nonno Nino è bellissimo e pieno di positività. Tutti noi dovremmo applicarlo nella vita.

“[…]«La fortuna è la mia, Lucì» disse quando riuscì a riprendere il controllo delle proprie emozioni. «E la vuoi sapere la verità? I miei ulivi non li toccheranno, ma se dovesse malauguratamente capitare, il mio cuore sopporterà anche questo, nipote mia. Finché ci sarai tu al mio fianco a prenderti cura di queste vecchie ossa, finché potrà svegliarmi e guardare il viso di Gemma liberamente senza vergognarmi più, finché saprò che c’è Emilio a prendersi cura di te e di questo bambino, allora potrò sopportare tutto. E se anche pochi ulivi verranno sradicati, noi ne pianteremo di nuovi. Io e te. La natura farà il suo corso e la nostra vita continuerà come ha sempre fatto, perché siamo come questa terra, Lucì. Capaci di non arrendersi mai.[…]” 

Per concludere, il romanzo è ben scritto e ho apprezzato la cura per la descrizione dei dettagli sfoggiata dall’autrice.

Personalmente, come ho già detto, avrei approfondito maggiormente alcune dinamiche relazionali tanto per dare un po’ di brio alla lettura, ma ciò non toglie che il libro sia delizioso, la trama azzeccata e che scivoli via che è un piacere.

In particolare, è bello percepire le diverse “facce” che l’amore può assumere: per un uomo, per un figlio, per una nipote…E tutte le rinunce che determinati sentimenti impongono.

Consiglio questo libro a chiunque abbia voglia di leggere una bella storia disimpegnata, rilassante e che sia ancorata alle tradizioni.

 Laura Z.

Il mio giudizio:

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