Recensione di: “Dalle stelle alle stalle” di Elisa Grosso

Buongiorno Notters!
Eccomi qui di nuovo con voi (scusate se ci ho messo un po, mi farò perdonare giuro!) a parlarvi della mia lettura della settimana.
Un libro bellissimo che mi è entrato nel cuore, il libro di Elisa Grosso “Dalle stelle alle stalle”.
Non lo avete ancora letto?!
Beh, non vi resta che scoprirlo insieme a me? 😉

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TITOLO: Dalle stelle alle stalle
AUTORE: Elisa Grosso
GENERE: Narrativa
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: aprile 2016
FORMATO: eBook / cartaceo
PAGINE: 238
PREZZO: € 0,99 / 6,97€

SINOSSI

Brendon è un uomo alla soglia dei quarant’anni che ha perso tutto: lavoro, famiglia, amici e l’amore per se stesso.
Sopravvive alla giornata rifugiandosi nei ricordi che arrivano senza preavviso innescati da profumi, colori o oggetti. Si crogiola nel passato senza speranza nel futuro, ma per il presente il destino ha altri piani…
Una sua collega scopre una parte della sua storia e decide di aiutarlo a combattere per riprendersi la propria vita, affiancata anche da altri vecchi amici o parenti. Decidono tutti di unirsi aiutandolo a combattere il suo peggior nemico: Sé stesso!
Un viaggio alla scoperta del protagonista e di come non sia il destino a remarci contro, ma noi stessi!

RECENSIONE
ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!

“Ci sono momenti che pensi alla vita
ed altri in cui credi che è proprio finita
E ti viene da vivere
e ti viene da piangere
e ti viene da prendere un treno
andare affanculo e lasciare tutto com’è “
Com’è straordinaria la vita – Dolcenera.

Quello che Brandon stava attraversando, era proprio uno di quei momenti.
Un momento buio, cupo e triste della sua vita in cui il suo unico pensiero era quello di estraniarsi da tutto e tutti, di allontanarsi dal suo passato, da quello che era nel suo passato, da ciò che rappresentava la sua esistenza nella sua vita passata.
Voleva stare seduto lì, nell’angolino buio del suo angusto monolocale e crogiolarsi nel suo dolore.
Brandon viveva così le sue giornate: non dormiva, non mangiava, andava al lavoro e si comportava come un automa.
Nessuna relazione amichevole, nessuno con cui parlare, nessuno con cui condividere i suoi pensieri, quegli stessi pensieri che lo tormentavano a qualsiasi ora della giornata, squarciandogli il petto ogni volta…

“Dai Brendon , vieni! Non fare il fifone! L’acqua è calda” mi chiama Amber  mentre  corre verso la distesa d’acqua scura, illuminata solo dalla luna.
“Non abbiamo gli asciugamani” le urlo cercando di farla desistere, ma lei non mi ascolta e ridendo si tuffa con grazia. Scuoto la testa urlandole “Aspettami!” e mi spoglio rimanendo in boxer.
Mi tuffo e devo ammettere che, dopo il primo impatto, l’acqua è veramente piacevole. In poche bracciate la raggiungo e la prendo tra le braccia perché lei non tocca. I nostri visi sono a pochi centimetri e l’elettricità è palpabile nell’aria. Sono due anni che sogno questo momento.
Ci fissiamo coimage-3n il fiato sospeso, mentre i nostri corpi si sfiorano cullati dall’acqua. Le onde si infrangono in sottofondo e la luce della luna  ci illumina. I nostri occhi esprimono ciò che a parole non riusciamo a dichiarare. Le mie mani le accarezzano la schiena mentre le sue, allacciate alla base della mia nuca, giocano con i miei capelli.  Il tempo scompare ed io, trasportato dalla magia del momento, mi avvicino piano al suo volto. Le sue labbra si dischiudono in un ta cito invito ed i suoi occhi brillano di felicità.

Diminuisco la distanza con lentezza per assaporare ogni singolo secondo e quando le nostre labbra si uniscono il mondo intero scompare.
Le nostre lingue danzano lente conoscendosi timide, le nostre labbra  si sfiorano in dolci carezze e le nostre mani ci tengono stretti in quel paradiso in terra… “

Solo una bottiglia a fargli compagnia.
Una dannatissima bottiglia dalla quale fa sempre più fatica a separarsi.
Una bottiglia che è diventata, purtroppo, la sua migliore amica.
Una bottiglia che allevia le sue sofferenze inebriandolo a tal punto da non ricordarsi nemmeno più chi è, chi è stato.
Una bottiglia che diventerà presto la sua malattia.

E chi era Brandon prima di diventare questo?
Era un uomo che ha conosciuto il suo grande amore nell’età dell’adolescenza ed è riuscito a portarlo all’altare, superando milioni di ostacoli che sembravano volerli separare, ma la verità è che il loro amore è sempre riuscito ad abbatterli tutti.
Era un uomo diventato padre troppo in fretta ma che, con la stessa fretta, è diventato il migliore padre del mondo.
Era un uomo che si è fatto un quattro per farsi valere nel mondo del lavoro, riuscendo a diventare uno dei pubblicitari più importanti della città.
Era un uomo che amava stare in famiglia e che la famiglia amava a sua volta.
Era un uomo rispetto da tutti, circondato da amici, uno in particolare era come un fratello per Brandon.
Era un uomo realizzato, sì.
E poi…
E poi qualcosa accadde nella sua vita, qualcosa si spezzò, ruppe la sua tranquillità, la sua quotidianità.

Perché succede che quando qualcosa va storto, la nostra prima reazione è quella di fuggire; fuggire dalle responsabilità, dal dolore.
Trovare rifugio in qualcosa che distolga la mente da quel pensiero, qualcosa che regali attimi di stordimento per qualche ora.
Ed è proprio quello che è successo a Brandon, in un momento di crisi con la sua splendida moglie.
E da lì, il nostro super uomo, ha perso tutto.image-4

“Vorrei bere un po’ di scotch per annebbiare i ricordi, per dimenticare e sopravvivere alla vita che mi sono scelto… perché, anche se è brutto ammetterlo, mi ritrovo in questa situazione per una mia scelta. Per la mia incapacità di essere un bravo marito, un ottimo padre… sono un fallito, e purtroppo ho scelto di esserlo sputando fango sull’unica persona che mi aiutava ad essere una persona migliore.”

Ma tre anni di redenzione, di struggimento, di disperazione sono forse troppi.
E le persone che ti stanno accanto, che ti vogliono bene veramente, se ne accorgono.
E allora cosa accade?
Che quelle stesse persone ci spronano a fare di più, a fare meglio, ci fanno riflettere, ci sbattono in faccia la realtà con un sono schiaffo e, anche se fa male, ci rendiamo conto dopo di quanto ci servisse.

Ecco allora che nella vita di Brandon si affaccia prepotente una sua collega che, con l’aiuto della sorella di Brandon, proverà a compiere il miracolo: restituire a Brandon la sua vecchia vita.

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Ma questi due uragani faranno di più: gli infonderanno coraggio e speranze, cose di cui Brandon aveva scordato l’esistenza.
Riuscirà il nostro protagonista a prendere in mano la sua vita?
Riuscirà a perdonare se stesso e a farsi perdonare?
Riuscirà a riavere con se la sua famiglia?
Lo scopriremo solo vivendo! 😉

“Dalle stelle alle stalle” è un libro curioso: la storia di Brandon è una di quelle storie che, solitamente, porterebbe ad odiare il protagonista maschile.
Qui, in realtà, l’autrice ha voluto sottolineare non tanto l’aspetto dell’errore commesso dall’uomo, quanto la sua voglia di riscattarsi per l’amore infinito verso la sua famiglia.
Ho apprezzato tanto questo aspetto perché sono dell’idea che dietro ad ogni gesto ci sia sempre una motivazione e, un libro come questo dimostra che puntare il dito non serve a niente perché gli occhi vedono solo ciò che vogliono vedere, bisogna invece usare il cuore per vedere oltre.

I personaggi sono meravigliosi, ognuno rappresenta alla perfezione il proprio ruolo all’interno della storia.
Personalmente ho provato emozioni contrastanti per Brandon: a tratti l’ho amato e a tratti l’odiato, ma non per quello che aveva fatto, bensì per la sua insicurezza personale. Insomma, non vi nego che a volte ho provato l’impulso irrefrenabile di entrare nel libro e dirgli “ehi, ma ti vuoi svegliare?!?!”!
Ma questo è stato anche il suo bello, perché è un personaggio fragile, dolce e soprattutto imperfetto, quindi vero.

Nonostante il romanzo affronti una tematica forte e importante come quella delle relazioni familiari, il tutto è raccontato dall’autrice con un pizzico di leggerezza che non rende mai pesante o noiosa la lettura, anzi, l’arricchisce maggiormente regalando anche momenti di ironia al lettore.

Dico la verità: ero un po scettica quando ho iniziato a leggere questo libro ma sono felice di dirvi che mi sono ricreduta all’istante.
Insomma Notters, questo è un libro da leggere, parola di Edna! 🙂

Edna.

Il mio giudizio:

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