Recensione di: “Mamma e papà sono single” di Francesca Rossini

Buongiorno Notters!
Come state?
Passate bene le feste?
Io le ho trascorse in compagnia di Francesca Rossini con il suo “Mamma papà sono single” e devo dire che è stata veramente un’ottima compagnia!
Visto che noi di Notting siamo ancora in clima festivo, fatemi un regalo, leggete insieme cosa ne penso di questo fantastico libro! 😉
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TITOLO: Mamma papà sono single

AUTORI: Francesca Rossini
GENERE: Romance
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 09 maggio 2016
PAGINE: 256
FORMATO: ebook/cartaceo
PREZZO: 0,99€/10,30€
SINOSSI
Due passati che lasciano il segno: Lui, Massimo, un divorzio fresco alle spalle e sulle spalle, con una ex moglie asfissiante e una figlia usata come ricatto. Lei, Susanna, una vita da errante, per fuggire da un dolore enorme, con unico desiderio di costruire una vita serena per sua figlia.
Amici per dovere, amanti per patto. Riusciranno a sfuggire ai loro stessi preconcetti, alle proprie paure, all’orgoglio?
Può un rapporto procedere a ritroso, passando dal sesso all’amicizia, senza complicazioni?
RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***
Esistono due categorie, in generale, di mamme:
le mamme vips, quelle che “Chanel, Gucci e Prada” devono essere le parole d’ordine per iniziare un discorso, quelle che non si spettegola mai troppo, quelle con la puzza sotto al naso e i tacchi a spillo alle 08.00 del mattino, quelle 08.00 del mattino, quelle che portano i figli a scuola e poi vanno dal parrucchiere o a fare la manicure.
Poi ci sono loro, le mamme comuni, le mamma che portano i figli a scuola in tuta e spesso in ritardo, quelle che usano i mezzi pubblici perché la loro macchina non va, quelle che odiano il the del pomeriggio e biscotti annessi, perché non portano a niente più del gossip, quelle che sono un disastro in cucina e che non partecipano mai alle iniziative scolastiche proprio per questo (o magari comprano un dolce confezionato!).
In realtà ci sono anche altre milioni di categorie per descrivere il “magico mondo delle mamme”, ma per noi è più semplice perché la nostra super protagonista, Susanna, rientra proprio in una di queste due categorie… indovinate voi quale?
Susanna è una mamma giovane e single, una mamma che vive la vita sempre sul filo del rasoio con un lavoro sottopagato ma che appaga la sua anima più di qualsiasi altra cosa.
unnamed-2 È una mamma che arriva in ritardo a scuola per prendere sua figlia, una mamma distratta che inciampa nei suoi stessi passi, una mamma che “pizza e gelato” sono la cena perfetta, ovviamente da consumare sul divano davanti alla tv!
È una mamma non convenzionale, ma una di quelle che ama sua figlia più della sua stessa vita.
Una di quelle che si ucciderebbe pur di vedere sempre il sorriso della sua bambina, una di quelle che gliela danno sempre vinta, perché infondo è più bambina della figlia stessa!
Ma Susanna non è solo questo, no; non è solo la donna che si divide tra la casa editrice presso cui lavora e il tempo da dedicare a sua figlia.
Susanna è una donna che ha sofferto molto, che si porta ogni giorno addosso il peso del suo dolore, il peso del suo passato.
È una donna che ha visto spegnersi la luce della propria vita, è quel che è peggio è che lo ha fatto passivamente, conscia di non poter far nulla per evitarlo.
È una donna che sorride a sua figlia indossando una maschera che possa aiutarla a nascondere le proprie emozioni, la propria sofferenza, le proprie lacrime.
Lacrime che bagnano il suo volto ogni volta che rimane sola a pensare, ogni volta che sua figlia non é accanto a lei, ogni volta che il destino le ricorda che oltre alla piccola, non ha nessun altro.
Eppure Susanna è riuscita a mantenere un che di freschezza e di fanciullezza nel suo essere, un qualcosa che affascina e attrae, come se fosse una calamita, come se fosse l’esca attaccata all’amo, e in quella trappola c’è cascato anche lui, Massimo.
Massimo è un papà single. unnamed-1
Si, lo so, già questo lo rende sexy e accattivante; il tutto si complica se è anche bello, bello da togliere il fiato!
Un fisico scolpito, capelli sbarazzini e sguardo furbo sono gli ingredienti della ricetta perfetta per far capitolare qualsiasi donna… proprio qualsiasi!
Anche la nostra Susanna, infatti, nonostante sia una mamma atipica, un po’ fuori dagli schemi, non è riuscita a rimanere impassibile difronte alla bellezza di questo uomo… del resto è pur vero che gli occhi sono fatti per guardare, no?
“Lo sbircio di sottecchi: no, ha la faccia da bravo ragazzo.  
Smettila di fissarlo Susy -però sbaglio o quella sulla guancia è una fossetta?- “
E direte voi “ma un lato negativo dovrà pur averlo!”
Ebbene sì care Notters, e sapete quale?
È il papà della migliore amica di Mia, la figlia di Susanna e… udite udite, l’ex marito di Livia, la stessa Livia che ha invitato Susanna e la bambina a casa sua per far giocare le due piccole!
Ma insomma, potrebbe esserci iniziò più avverso per Susanna e Massimo?
“Lo sguardo si sposta al muretto dove la fila di mamme agghindate mi fissa e parlotta. Certo la mia  sfilata  stile  pigiama  deve  essere  un  allettante  argomento  di  pettegolezzo.  
Poi  vedo  che  non sghignazzano e che lo sguardo saltella da me a lui. “O cazzo!” stanno facendo taglia e cuci su di noi, da  domani  saremo  l’inciucio  più  di  moda.  Da  domani  lo saprà  anche  la  moglie  e  io  avrò  terra bruciata se non qualche costola fratturata.”
Eppure c’è qualcosa che li unisce, qualcosa che li attrae.
Un filo invisibile che li collega anche quando sono separati, un destino che è tutt’altro che avverso perché questi due si incontrano e si scontrano in continuazione: davanti la scuola, per strada, a far la spesa al supermercato…
Ora di corsa a prendere il latte fresco e le uova. Uno schianto mi fa tremare le braccia dandomi la scossa fino ai gomiti. 
 «Ma che cavolo fai!» grido all’idiota che mi ha ribaltato il carrello e frantumato le uova. Alzo lo  sguardo e lo vedo. 
Cerco di ricordarmi in quale sdolcinato e mediocre film io abbia visto la scena di  due  che  s’innamorano  dopo  lo  scontro  dei  carrelli  al  supermercato,  mentre  lui  mortificato raccatta il mio pranzo. 
 «Scusami, però anche tu mi sei sbucata dalla corsia come un razzo»
[…] «Ok, ok posso offrirti un caffè per farmi perdonare?» 
 «Un caffè?» 
[…]  «Ok si può fare se aggiungi una fetta di torta: non ho pranzato» dico invece.

[…] «Oh ma allora andiamo alla tavola calda, devo pranzare anch’io»

 

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E una passione, quella più grande, li accomuna, tanto da permettere a Massimo di aprirsi con Susanna come non aveva mai fatto con nessun’altra.
Susanna, che diventa un pensiero fisso.
Susanna, che diventa il viso di tutte le altre donne con cui prova ad uscire Massimo per dimenticarla.
Lei, che diventa un’ossessione.
Lei, che io suo profumo accompagna Massimo ogni giorno.
Lei, lei che è un frutto proibito, che se fa tanto di coglierlo… è fregato per sempre.
Lei, che vuole Massimo tanto quanto lui vuole lei.
Che pensa a lui costantemente.
Che trova piacevole anche le sue stranezze legate al cibo.
Che si ritrova ad essere gelosa e a litigare con altre donne per lui, come non faceva da quando era adolescente.
E sono due micce pronte ad esplodere.
Due scintille che formano un fuoco che arde.
Due corpi che si vogliono e due anime che si completano.
Ma non possono stare insieme: che penserebbe Livia di Susanna?
Che penserebbero le bambine?
Cosa ne sarà della loro preziosa amicizia?
Perché rovinarla con l’amore?
Perché Susanna e Massimo ci provano ad essere amici, ci provano a non fare a meno l’uno dell’altro per il bene delle loro figlie, sapendo che una relazione potrebbe solo ferirli e loro non vogliono più farsi male per colpa dell’amore.
Però…
“Mamma papà sono single” è un libro spiritoso, diventante romantico ed incantevole.
Affronta tematiche importanti come la genitorialità, l’essere genitori single con una grande naturalezza e una piacevole semplicità che rendono la lettura frizzante e ammaliante.
Ciò che più mi ha colpito è che tutto questo viene affrontato nel modo “giusto” rispetto ai nostri tempi, perché essere una mamma single non deve voler dire venire giudicati o puntate il dito contro.
Perché famiglia è con chi stai bene, con chi ami, con chi condividi, con chi cresci. E spesso le persona con cui nasci non sono queste.
Qui l’amore è il fulcro di ogni cosa: l’amore tra un genitore e il proprio figlio, l’amore tra adulti, l’amore dei bambini per i genitori e per la propria amichetta del cuore.
Ogni frase, ogni parola, ogni lettera di questo romanzo trasuda amore.
E ciò non è assolutamente stucchevole o fastidioso, anzi!
Questo libro è una fonte inesauribile di energia, un qualcosa che regala emozioni vere e attimi in cui staccare dalla routine della propria vita per immergersi nelle avventure di questi due meravigliosi e strani protagonisti.
Questo libro, però, è anche fonte di grande insegnamento ed è per questo che lo consiglio a tutti, grandi e “piccini”, perché da questo romanzo c’è solo da imparare (oltre che sognare!)
Che dire di più? Bello, bello è ancora bello!!
Edna

Il mio giudizio:

voto-ottimo
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Recensione di: “Quell’amore portato dall’Africa” Tiziana Cazziero

Buongiorno Notters!
Sono veramente ansiosa di raccontarvi il libro che mi ha tenuto compagnia per ben…Due sere! Ebbene sì, d’altronde quando un romanzo si lascia letteralmente divorare…Seguitemi per saperne di più di “Quell’amore portato dall’Africa” di Tiziana Cazziero!

 

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TITOLO: Quell’amore portato dall’Africa
AUTRICE: Tiziana Cazziero
GENERE: Romanzo sentimentale/emozionante
EDITORE: Rizzoli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 settembre 2016
PAGINE: 113
FORMATO: Ebook
PREZZO: 2,99 €

 

SINOSSI

Chi vuole sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa. Un progetto letterario e un lutto da superare spingono la giovane scrittrice Cristina Morru a partire per il continente nero. In uno sperduto villaggio del Congo scoprirà una nuova se stessa e soprattutto l’amore, che veste i panni di Jonathan Weiss, medico americano volontario. Ma l’imprevisto si accanisce su Cristina: un tragico evento la porta via dalla sua nuova vita. Sarà costretta a lasciare l’Africa, una terra che nonostante tutto le manca e che ha imparato ad amare sopra ogni cosa. E soprattutto le mancherà Jonathan, quell’uomo che le ha riempito il cuore. Ma proprio quando ormai tutto sembra perduto, uno spiraglio di luce si affaccerà nuovamente su Cristina. La luce calda e viva dell’Africa, dove tutto può succedere, dove tutto può rinascere.

RECENSIONE
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

L’Africa è una terra sacra, una realtà che si discosta totalmente da quella che siamo abituati ad affrontare giorno dopo giorno, nel lusso delle nostre città. Sì, perché non importa quale sia la nostra condizione economica o lavorativa: di fatto, possiamo considerarci agiati in confronto alla situazione vissuta da numerosissime popolazioni africane, ancor oggi ridotte a battersi quotidianamente per racimolare quel poco cibo necessario alla propria sopravvivenza.

Noi non abbiamo idea di cosa sia la fame. Noi non abbiamo idea di cosa significhi non possedere l’istruzione base, quell’istruzione che spesso ci pesa. Noi non abbiamo idea di cosa significhi morire per un raffreddore. Per fortuna, oserei dire, ma aggiungerei anche un “purtroppo”. Avete capito bene, cari Notters; purtroppo, perché leggendo il romanzo di Tiziana Cazziero mi sono resa conto di quante cose sottovalutiamo, di quante cose ci fa comodo ignorare. Credo che sia anche per questo che “Quell’amore portato dall’Africa” mi è piaciuto tanto: oltre ad essere scritto molto bene, con un linguaggio curato e scorrevole, mediante flashback che rendono accattivante la lettura, ha smosso in me emozioni profonde, fra le quali anche una sorta di nostalgia, dovuta, probabilmente, all’immedesimazione con la protagonista. E quando un romanzo arriva dritto al cuore del lettore, scuotendolo e facendolo completamente suo, significa che ha fatto centro.

Cristina – la protagonista – è rientrata da poco da un viaggio in Congo e, oltre a nutrire una profonda malinconia per il continente nero appena lasciato, si ritrova ad essere prigioniera in casa sua. L’abitazione, infatti, è stata presa d’assedio da giornalisti che vogliono intervistarla. Il motivo? Durante il suddetto viaggio in Congo, è stata rapita da un gruppo di dissidenti che l’ha tenuta prigioniera per un mese prima che le forze militari la liberassero, rispedendola, suo malgrado, in Italia.

Scopriamo subito che Cristina non è una ragazza come tante: lei non ama la fama e la notorietà acquisite in seguito al suo sequestro, vuole semplicemente essere lasciata sola a godersi i ricordi di quella terra selvaggia in cui, nonostante tutto, ha lasciato un pezzo di cuore. Non è un modo di dire, perché durante la sua permanenza in Africa, Cristina si è innamorata. Ma andiamo con ordine.

Cristina è una scrittrice e vorrebbe trasformare la sua passione in una professione. Per questo motivo ha scelto di aderire ad un progetto letterario che prevedeva un viaggio in Congo insieme ad altri autori per scrivere un libro che testimoniasse le condizioni di vita del villaggio in cui sarebbero stati ospiti. Il reale movente che la spinge a partire, tuttavia, è l’improvvisa morte del padre a cui era particolarmente legata.
L’ultimo ricordo che conserva di lui è quello di un loro litigio, avvenuto due giorni prima che morisse; il rimpianto la perseguita e non la lascia vivere tanto quanto l’incapacità della madre di andare avanti, tant’è che si ostina ad apparecchiare ogni giorno anche per il marito deceduto. Così, Cristina, un po’ per sfinimento, un po’ per il reale bisogno di prendere le distanze da quella realtà che non le appartiene più, decide di aderire al progetto letterario e parte per il Congo.

“[…] Non era carino da parte mia mostrare quelle insicurezze, ma preferii essere sincera, non avevo voglia di indossare una maschera anche lì. Era il motivo che mi aveva spinto a partire, volevo deporre la finzione ed essere me stessa, volevo sentirmi libera. Al contempo però non volevo deludere nessuno, questa era la mia più grande paura.”

Inizialmente fa molta fatica ad adattarsi allo stile di vita del villaggio, contraddistinto dalla miseria più totale. È estremamente sincera e umile nell’ammettere i propri limiti, ragion per cui l’ho enormemente apprezzata. Non si nasconde dietro a un dito, non cerca di fare l’eroina che non è: ammette molto semplicemente di non sopportare determinate condizioni.

“[…] Le persone mi guardavano con curiosità, ogni tanto qualche bambino si avvicinava correndo per toccarmi e accarezzarmi. Non volevo offenderli, cercavo di rispondere ai loro tocchi con gentilezza, ma in verità non volevo il loro contatto. Erano sporchi, probabilmente non facevano un bagno da chissà quanto tempo, se mai ne avevano fatto uno. Mi vergognai dei miei pensieri.
«Sei stata vaccinata a dovere prima di arrivare qui. Tranquilla, non puoi prendere alcuna malattia» disse Roberto leggendomi nel pensiero.
«Mi spiace, è davvero così evidente?»
«Ci farai l’abitudine. Ricorda, se superi una settimana, hai vinto» disse ancora. Questa volta mi sforzai anch’io di sorridere. Non sapevo che cosa sperare, se scappare via o vincere come aveva detto lui.”

Ciò nonostante, Cristina tiene duro e si sforza di ambientarsi e di socializzare con la diffidente popolazione locale, anche grazie all’aiuto dei volontari provenienti da tutto il mondo che, giorno dopo giorno, assistono la popolazione.
La sua semplicità e la sua voglia di mettersi in gioco la portano a diventare la beniamina dei bambini del villaggio, ma anche delle donne, solitamente più sospettose nei confronti degli sconosciuti.
È in tale contesto che Cristina, tra uno strafalcione e l’altro – ammettiamolo, spesso è adorabilmente goffa e s’imbarazza per un nonnulla -, conosce il dottor Jonathan Weiss, di origine italo-americana. Rimane subito colpita dalla figura di questo medico all’apparenza burbero e distaccato, ma in grado di rivelare la parte migliore di sé quando si trova in mezzo ai bambini.

“[…] Era in mezzo a un gruppo di bambini che ridevano e giocavano tutto intorno e lui si adoperava a loro favore impugnando delle siringhe e facendo loro delle iniezioni. La sua bocca era carnosa, sempre pronta a un sorriso smagliante che regalava gentilmente ai suoi piccoli pazienti. Ogni tanto qualche bambino piangeva, si lanciava in grida disperate per via del tocco con l’ago, e lui lo faceva smettere con grande maestria. Lo accarezzava e gli raccontava qualcosa che non potevo udire.”

I due si avvicinano mediante una serie di figuracce da parte di Cristina e momenti imbarazzanti, fino a quando qualcosa fra di loro cambia.

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“[…] non so come, ma mi ero messa in una situazione fastidiosa, non sapevo come uscirne; non avevo notato però che nel frattempo lui, silenzioso e circospetto, si era terribilmente avvicinato a me e, quando me ne accorsi, fu troppo tardi.
Ricordo un sapore dolce e tenero, quello delle sue labbra che sfioravano le mie con una delicatezza infinita. La mia mente si annebbiò del tutto. Potevo sentire il battito del mio cuore che pulsava nel petto a un ritmo incalzante.
[…] «Stavi cominciando a dire frasi senza senso. Non sapevo come fermarti.» disse. La sua voce era appena un sussurro.
«Ci sei riuscito bene però. Hai trovato un modo ineccepibile per bloccare il mio sproloquio.»”

Il loro sentimento cresce insieme alle difficoltà del posto, visto che gruppi di ribelli continuano a colpire tutti gli innocenti che capitino loro a tiro, in virtù dell’odio che provano per i muzungu, ovvero gli stranieri bianchi. Il panico si fa sentire sempre di più, tant’è che i colleghi di Cristina, autori in missione come lei, desiderano ardentemente rientrare in patria. Naturalmente la nostra protagonista non è dello stesso avviso e non si lascia sfuggire l’occasione di rimproverare il  loro egoismo.

“[…] Sapevamo che non saremmo andati in vacanza. Parliamo dell’Africa, una terra molto bella e affascinante, dove non regna solo la povertà e la miseria ma anche una popolazione desiderosa di riscatto e una cultura che vuole solo essere scoperta e accettata per quella che realmente è.

A nessuno piace che qualcuno arrivi in casa propria e detti leggi nuove. Forse a volte è difficile ammettere ciò che non si comprende: modi e stili di vita differenti. Forse volevo ancora essere ottimista nel mio cuore, forse…Chissà, c’era del bene che andava alimentato.”

Cristina è razionale e diretta, non fa mai troppi giri di parole ed è una caratteristica che ho apprezzato molto di lei. È anche una persona che sa stare al suo posto e rispettare gli spazi altrui, come dimostra con il suo amato dottor Weiss.
In seguito al bacio, infatti, segue una notte di passione durante la quale i due si amano ripetutamente, addormentandosi uno fra le braccia dell’altra. Questo sarà l’ultima occasione che Cristina avrà per abbandonarsi a lui, poiché nei giorni successivi Jonathan tende ad evitarla, fino al giorno in cui i ribelli irrompono nel villaggio e la sequestrano. In tale occasione è commovente il modo in cui lui cerca di difenderla, di trattenerla a sé, ma invano.

Da questo momento in avanti, non riuscirete più a staccarvi dalle pagine del romanzo, neanche volendo, perché sarete troppo assorbiti dalla vicenda in corso. La paura di Cristina sarà papabile e vi ritroverete in preda all’ansia che possa accaderle qualcosa di brutto, che i dissidenti le facciano del male. Conterete i giorni insieme a lei e con lei vi aggrapperete ai suoi ricordi felici nel folle tentativo di sopravvivere. Vi sembrerà di essere al suo fianco in quella cella, sospesi in una sorta di attesa che vi toglierà il respiro, fino a quando giungerà il giorno della sua liberazione. Sarete ansiosi di sapere che fine avrà fatto Jonathan, se sia vivo oppure no…

Non voglio raccontarvi altro, perché dovete assolutamente leggere questo romanzo: vi garantisco che ne varrà la pena. Non solo sarete travolti da una miriade di emozioni dalla prima all’ultima pagina, ma il finale…Beh, vi lascerà a dir poco di stucco. Io non me l’aspettavo proprio e sono rimasta con la bocca spalancata per cinque minuti buoni.

“Quell’amore portato dall’Africa” è un romanzo che si distingue nettamente dalla massa e che, pur narrando una storia d’amore, lo fa con modalità del tutto inusuali. Inoltre, la storia d’amore non è l’unica costante, non è prettamente in primo piano; lo è, sì, ma viene affiancata strettamente da tematiche ugualmente e forse più importanti: la profonda dedizione dei medici senza frontiere per la propria missione, le difficoltà di adattamento a realtà che si discostano dalla propria, la miseria, la fame, le guerriglie…Diciamo pure che al centro ci sono tutti questi temi, contornati e addolciti dalla bellissima storia d’amore fra Cristina e Jonathan. Il loro sentimento è fresco, tuttavia, proprio per le condizioni in cui è nato, si manifesta subito per quello che è: un amore vero, profondo, destinato a durare nel tempo, nonostante la distanza, nonostante le difficoltà…Ecco, perché, sebbene vengano divisi più e più volte dal fato, dai dissidenti e dalla vita, entrambi sono certi che l’amore che li lega non si affievolirà mai.

Insomma, non so più cosa dire per convincervi a leggere questo libro.
La scrittura fluida e scorrevole di Tiziana vi farà immergere in una realtà che vorrete toccare con malogo-1no. Patirete insieme a Cristina il mal d’Africa, desiderando tornarci insieme a lei.

Lasciatevi cullare da questa storia, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi sotto il sole cocente del magico e ignoto continente nero, circondati dalle risate spensierate dei bambini incuriositi dalla vostra presenza.

Tuttavia, mantenete alta l’attenzione, perché se c’è una cosa che questo romanzo ci insegna è che bisogna sempre bussare prima di entrare (in punta di piedi) in casa di altre persone e sarebbe gradito che non vi lamentiate se il pasto non è di vostro gradimento. Il rispetto prima di tutto.

É un libro estremamente piacevole, ma, al tempo stesso, costruttivo; lo consiglio vivamente perché, nonostante le tematiche non siano sempre allegre, si lascia leggere facilmente, grazie alla capacità dell’autrice di coinvolgere il lettore fin dalle primissime pagine.

Brava Tiziana, mi sei arrivata dritta al cuore.
Laura Z. ❤

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Lenita” di J. Ribeiro e A. Speranza

Buongiorno Notters!
Oggi vi racconto un romanzo storico che mi ha fatta viaggiare fino in Brasile, tra i colori caldi di una natura incontaminata e un profumo ineguagliabile di caffè.
Sto parlando di “Lenita” di J. Ribeiro e A. Speranza. 

Venite a scoprirne di più! 😉

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Lenita

TITOLO: Lenita
AUTORI: J. Ribeiro e A. Speranza
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 22 giugno 2016
GENERE: Storico
PAGINE: 99
FORMATO: eBook
PREZZO: 0,99€

SINOSSI

Tradotto per la prima volta in italiano, questo romanzo di Júlio Ribeiro fu pubblicato nel 1888 con il titolo “A Carne”. Provocò scandalo e scalpore tra le famiglie tradizionaliste brasiliane per aver affrontato temi fino a quel momento ignorati nella letteratura, come il divorzio, l’amore libero e il nuovo ruolo della donna nella società.
È stato uno dei libri più discussi e popolari del paese per aver sbalordito una società che vedeva ancora la donna come un essere passivo e inferiore all’uomo, e a molte giovani è stato proibito di leggere l’opera.
Contrario a tutte le convenzioni sociali dell’epoca, l’autore brasiliano osa far conoscere al pubblico una protagonista indipendente, molto colta, con intensi desideri sessuali e che si dichiara a un uomo non per amore ma per desiderio carnale. Diversa dalle eroine tipiche dei romanzi borghesi, vergini intoccabili, caste e sottomesse, Lenita è decisa, ostinata e sensuale.
“L’oscenità” della trama può sembrare puerile agli occhi del lettore di oggi ed evidenzia la notevole trasformazione comportamentale trascorsa in poco più di un secolo.

Il libro racconta la storia di Lenita, una bella ragazza di ventidue anni estremamente colta. Per cercare di superare la morte di suo padre, Lenita si trasferisce alla fattoria di un vecchio amico di famiglia, il colonnello Barbosa. Conosce il figlio, Manuel Barbosa, un uomo maturo e divorziato. La grande amicizia che nasce tra i due si trasforma poco a poco in ardente passione, creando un forte conflitto tra i desideri carnali e i comportamenti morali.
La storia è ambientata in Brasile in un’immensa fattoria circondata da piantagioni di caffè e di canne da zucchero. Gli schiavi sono i personaggi secondari di questa storia svolta poco prima dell’abolizione della schiavitù.


RECENSIONE

Ci sono storie che, con le mille vicende e le innumerevoli avventure, appassionano il lettore più dei protagonisti stessi.
Poi ci sono protagonisti, invece, talmente forti e talmente “presenti” da arricchire incredibilmente le storie. E il lettore non avrà più bisogno di imprese straordinarie e contorni sbalorditivi per rimanere attratto è colpito da un libro, no.
Avrà bisogno di quel personaggio, di quelle caratteristiche, di quei pensieri per entrare veramente nel suo mondo.
E questo è esattamente il caso di “Lenita”.

unnamedLenita è una ragazza cresciuta in modo strano rispetto alle sue coetanee che, obbligate ad assumere i “modi da signora” che prevedono il non mostrare mai le caviglie, o il salutare in maniera poco concitata, o il parlare in un certo modo e prendere il the al pomeriggio, vivono nella loro preziosa bolla fatta di oppressione e finzione.
Lenita, invece, ha vissuto tra i libri, imparando a leggere e scrivere, imparando lingue diverse, imparando a conoscere il mondo che la circonda, a conoscerlo veramente. E a lei non interessa non mostrare le caviglie, prendere il the del pomeriggio o salutare con un inchino.

No, perché lei è quella che si tuffa nuda nel fiume non appena ci si imbatte, è quella che corre incontro a suo padre per salutarlo dopo un lungo viaggio e gli salta addosso rischiando anche di staccargli il collo per la forza del suo abbraccio.
Perché Lenita è semplicemente viva, pura è vera.
È una ragazza che non sa fingere, che non sa essere una persona che non è, e questo è sia il suo più grande pregio che il suo più grande difetto. Perché quando suo padre la lascerà, quando suo padre non ci sarà più, sarà costretta ad essere la vera se stessa con altre persone, sarà costretta a farle abituare al suo essere così diversa.
Sarà costretta a stravolgere la sua vita è quella di un altra famiglia, la famiglia Barbosa. 

” Per Lenita l’isolamento alla fattoria fu orribile, peggio che restare in città.

[...] Lenita mangiava quasi sempre da sola nella grandissima veranda. Dopo il pranzo o la cena andava a parlare con il colonnello e compiva sforzi incredibili per farsi sentire dalla moglie che, passiva e sorridente, avvicinava la mano all’orecchio per cogliere le parole. Tale situazione stancava la ragazza che ritirava presto nella sua stanza a leggere, cercando di distrarsi.

[…] Era un inferno.”

Lenita si trova in un mondo a lei sconosciuto, fatto di semplicità e di genuinità, dove terra e caffè regnano sovrani.
Avrà a che fare con persone che non conosce e che non sanno niente di lei nonostante siano amici di famiglia, ma che l’accolgono da subito come fosse una seconda figlia.
Avrà a che fare con le stranezze di una servitù ambigua, dove si nasconde una personalità perversa e brutale, da cui tutti dovranno difendersi.

Ma niente spaventa Lenita, niente la incuriosisce come lui, come Manuel Barbunnamed-1osa.
Manuel è il figlio del colonnello presso cui vive Lenita; costantemente in viaggio e impegnato nei suoi affari, nel primo periodo di vita a
casa Barbosa, Lenita si è sempre limitata a sentir parlare di Manuel e, di conseguenza, ad immaginarlo.
Se lo immaginava in mille modi diversi, in modi pochi consoni ad una donna come lei ma ormai lo sappiamo, Lenita è una donna speciale.
Tanta è la curiosità di conoscerlo, che nella sua mente l’immagine inventata di Manuel Barbosa prende vita oramai tutti i giorni, in tutti i momenti, a tutte le ore…

“Lo immaginava un uomo virile, dato che non era giovane ma neanche vecchio: lo raffigurava forte e atletico come il Torso del Belvedere. Pensava avesse occhi neri, imperiosi, profondi e dominatori. Lenita desiderava sentire al più presto la notizia del suo arrivo.”

E poi, finalmente succede.
Finalmente la notizia che Lenita aspettava da tempo: finalmente Manuel torna.
Si troverà faccia a faccia con lui, con l’uomo che si è sempre immaginata fino a quel momento, con l’uomo con cui ha sognato di fare lunghi discorsi sulla letteratura, sulla geografia, magari anche in un’altra lingua.
Perché di una cosa era certa, almeno: la passione per i libri, per il sapere, li accomunava ancor prima di conoscersi.
E quando Lenita si imbatte in Manuel, nel suo sguardo stanco, nel suo viso pallido, nei suoi capelli umidi e incollati alla fronte, Lenita non può credere ai suoi occhi.

“Lenita si ritirò nella sua stanza, sbattè le finestre e non volle cenare, rispondendo quasi con durezza al colonnello che insisteva per farla venire a tavola a mangiare un’ala di pollo, una fetta di prosciutto o quantomeno un dolce. Strappò dal petto, con violenza, le due belle rose e le lanciò per terra, calpestandole. Si SONY DSCspogliò furibonda, strappando i bottoni e rompendo i gancetti. Con un movimento veloce delle gambe, fece volare lontano le scarpe. Si buttò sul letto, si rannicchiò, si morse le braccia e iniziò a piangere in modo convulso. Pianse e singhiozzò per molto tempo, poi si calmò. Iniziò a riflettere. Aveva progettato un ideale, lo aveva plasmato e lo aveva animato e all’improvviso s’imponeva la realtà tremendamente prosaica, bestialmente banale.”

È arrabbiata, delusa, ferita. Lo è con Manuel, per non essere come si aspettava.
Ma più di tutti, lo è con se stessa, per aver permesso alla sua immaginazione di prendersi gioco di lei.
Riuscirà ad affezionarsi lo stesso al nostro Manuel, un uomo affascinante a modo suo, galante ed estremamente colto?
Le loro personalità riusciranno ad andare oltre il primo impatto, oltre al primo incontro?
E soprattutto, se dovesse succedere, riusciranno poi a fare a meno l’uno dell’altro?
Ah beh certo, ancora non ve l’ho detto ma  il cuore di Manuel potrebbe non essere libero…

“Lenita” è un libro particolare, a tratti difficile da leggere e da interpretare.
La storia è semplice, quel che rende speciale questo libro, a mio avviso, è proprio al protagonista.
Il suo essere così “modernizzata” in una società antica e ottusa, la rende estremamente interessante agli occhi del lettore che si imbatte in questa storia oggi. È curioso pensare che sia una storia scritta nel 1888 e ritrovare tante similitudini, invece, coi giorni nostri.
Ecco perché mi piace pensare che questo libro sia uno storico/contemporaneo, che traduce il presente nel passato.
Questo aspetto, è sicuramente quello che maggiormente ho apprezzato in questo libro e quello che, sicuramente, cattura e travolge il lettore.
È un libro che consiglio sicuramente agli amanti degli storici e delle storie intriganti, quelle non semplici, quelle dolorose, quelle che lasciano l’amaro in bocca. 

Un finale sorprendente e per nulla scontato fa, infatti, da contorno alla storia di Lenita, una storia che, alla fine, fa arrabbiare ma che rimane sicuramente impressa nella mente. 

Edna

Il mio giudizio:

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Recensione di: “Il sangue della luna” di Elisabetta Tadiello ed Elena Bertani

Buongiorno, Notters!
Oggi vi parlo di “Il sangue della luna” di Elisabetta Tadiello ed Elena Bertani, un fantasy che ho divorato in pochi giorni, che ho adorato dalla prima all’ultima pagina.
Okay, l’ultima un po’ meno, decisamente meno…ma solo perché si interrompe sul più
bello e non vedo l’ora di leggere il seguito! 😉

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TITOLO: Il sangue della luna
AUTORI: Elisabetta Tadiello ed Elena Bertani
EDITORE: Self-Publishing
GENERE: Fantasy
PAGINE: 348
FORMATO: eBook/Cartaceo
PREZZO: € 1,99/€ 9,36

SINOSSI

Anastasia è una licantropa, ma non una qualsiasi, è una lupa di sangue.
Fin da quando era bambina ha provato il dolore della trasformazione nella sua forma animale, la gioia della corsa tra i boschi e la frenesia della caccia. Nessuno ha morso la sua candida pelle eppure lei è così, mezza umana e mezza lupa.
Vive con il padre adottivo e il resto del branco a Malcesine, un paesino affacciato sulla sponda orientale del Lago di Garda. Con la fredda limpidezza dell’acqua di fronte agli occhi e la maestosità delle montagne alle spalle, Anastasia si sente felice e protetta da ogni pericolo. Vive una vita comune, facendo la ballerina di notte e la cameriera di giorno.
La sua routine viene stravolta quando nella piccola città si verificano una serie di omicidi particolarmente brutali. Il branco capisce subito che dietro ad essi si nasconde l’azione di altri licantropi.
Con la comparsa di queste morti improvvise, Anastasia si trova a dover fare i conti con il proprio passato. Ogni sua convinzione cade in frantumi e si ritrova catapultata in una lotta per il potere che dura da secoli.
Un branco di lupi arriva dal Canada per aiutarla, e porta con sé lotte, amori e gelosie. Anastasia ne sarà travolta e solo con l’aiuto e il supporto di chi le è caro, potrà affrontare queste difficoltà. Gli assassini si nascondo tra il verde del bosco e il grigio del cemento. Verranno scoperti in tempo? O i soli in grado di fermarli, moriranno senza lasciare speranze? Sarà una lotta contro il tempo e Anastasia dovrà risvegliare il potere del sangue e la magia della luna per salvare coloro che ama.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

Sono anni che amo il fantasy…e allo stesso tempo lo odio. Soprattutto quando , come in questo caso, una storia ti cattura, ti ammalia, ti affascina, ti rapisce, ti emoziona.. e poi arrivi all’ultima pagina e entri in protesta perché è l’ennesimo primo capitolo di una saga! Questo è il lato che però, nonostante tutto, apprezzo maggiormente: una storia emozionante che prosegue, un arrivederci con la trepidazione di ritrovarsi, quasi con il batticuore.
In fondo, anche se ogni volta che finisce un primo episodio di una serie entro in protesta, è l’aspetto più bello di leggere: l’attesa, sapere che ritroverai i personaggi che tanto hai amato, sapere che la storia non è ancora finita, che molto presto ci regalerà nuove emozioni e devo dire che è quello che mi è successo questa volta… ❤

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Lago di Garda, Malcesine.
Anastasia, occhi verdi, lunghi capelli scuri come la pece, ironica, spigliata, determinata.
Una doppia vita.
Di giorno barista, di notte ballerina.
Umana fuori, animale dentro.
Una bella ragazza, che non passa di certo inosservata, che sembra quasi volare ogni volta che si muove, che scivola tra la gente con passo felpato…con passo lupesco.
Anastasia non è una semplice umana.
Lei è una licantropa.
Una lupa di sangue.
Un grande potere scorre nelle sue vene.
E non ne è nemmeno consapevole.
Perché sono molte le cose che Anastasia non conosce, che non sa…che le sono state tenute nascoste.
Per paura di perderla, per volerla proteggere.

Pioveva a dirotto da tutta la notte, e io amavo dormire con il suono della pioggia a coccolarmi. Ero stretta nel mio caldo piumino nella stanza era buia e silenziosa in contrasto con il rumore dell’esterno. Riuscivo a vedere perfettamente l’armadio a muro di frante al letto, lo specchio a parete di fianco a quello, la scrivania sovraccarica di vestiti, il mio pupazzo gigante a forma di orso seduto a terra e la sveglia che ticchettava i minuti sul comodino.
Essere una licantropa aveva i suoi vantaggi, ma vivere nel mondo comune implicava degli obblighi.

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Anastasia non conosce quasi nulla del suo passato.
Sa solo che è diversa dagli altri membri del branco, dagli altri lupi.
In qualche modo sa che è speciale.
Un giorno il capobranco John la trovò e la portò con sé, adottandola.
E da quel momento divenne il suo adorato papà, l’uomo su cui poter sempre contare.
E lei divenne parte di un gruppo, di una famiglia un poco strampalata ma dove si volevano tutti bene.
Una piccola principessa in mezzo ai lupi. Vezzeggiata, adorata, coccolata.
Protetta sempre, tenuta all’oscuro , perché nell’ombra si aggira un nemico lontano, di cui non si sa molto.

Anastasia è in pericolo ma non sa di esserlo.
È speciale ma non ne è consapevole. È forte ma non si conosce ancora.
E quando i segreti vengono a galla e la verità rischia di spezzarla in due, è proprio allora che Anastasia rinasce e si mostra per quello che è realmente, per la ragazza determinata, ostinata, testarda e coraggiosa che non si tira indietro di fronte a nessuno, che è pronta a tutto pur di difendere chi ama.
E quando si vuole realmente bene a qualcuno, si può superare qualsiasi avversità o incomprensione.
Anche qualche segreto tenuto nascosto troppo a lungo.

Anastasia non è una ragazza che fugge, che si nasconde.
E il sangue che scorre nelle sue vene è un richiamo molto potente per chi si nasconde nell’ombra. Ed è proprio nel suo sangue che si nasconde il segreto della sua esistenza.

Io non ero mai stata morsa.
La mia trasformazione era avvenuta quando avevo cinque anni e lo ricordavo come se fosse appena successo.
Era marzo, una notte fredda. La neve sulle montagne si era fermata più del previsto.
Sapevo che gli altri come ogni mese si sarebbero trasformati tra gli alberi fitti, lasciandomi ad osservarli e poi scaldandomi con il loro pelo morbido e folto. Ma qualcosa era andato diversamente rispetto alle volte precedenti.
Tra le fronde degli alberi avevo osservato la luna, piccolo tondo pieno e argentato. All’improvviso avevo lanciato un urlo al cielo, sentendo la pelle tirarsi e i muscoli e le ossa contrarsi sotto di essa. Ogni parte di me era andata in frantumi.

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Anastasia è una lupa di sangue, per destino.
E anche il fatto che sia stata accolta e protetta da quel particolare branco…non è una semplice coincidenza.
Sono tanti i segreti da svelare, tanti i misteri da risolvere.
E un nemico si aggira indisturbato per i boschi.
Cosa vogliono dalla ragazza?
Perché la vogliono a tutti i costi?
Anastasia è più di quello che sembra.
È ancora una cucciola, non conosce ancora lo smisurato potere che le scorre nelle vene.
E quando incontra Riley…tutto il suo mondo, che già era in equilibrio precario, viene stravolto. Riley le entra dentro con la forza di un uragano.
È ovunque.
Sotto la pelle, nelle vene, nella mente, nel cuore. Nella sua anima.
È un’esplosione. È metallo fuso nelle vene, che grida, che canta, che vibra.
Sono scintille ogni volta che le loro dita si sfiorano.
Sono temporali ogni volta che i loro sguardi si incontrano.
Non posso stare lontani, non possono stare vicini.
Manca il respiro quando sono lontani l’uno dall’altra. Manca il respiro quando sono assieme.
È un legame viscerale, primitivo. Un legame scritto nel destino.

Era destino che si incontrassero.
E un solo istante spazzerebbe via anni e anni di solitudine e tormento.
Si sceglierebbero tra mille.
Continuerebbero a scegliersi.
Perché Anastasia appartiene a Riley.
E Riley appartiene ad Anastasia.

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Poi vidi, appoggiato ad una colonnabuia,dalla parte opposta del locale rispetto a me, un uomo.
Osservandolo bene mi accorsi che era un ragazzo, più vecchio di me, ma non così tanto da sembrare in tutto e per tutto un uomo.
Aveva le braccia conserte e gli occhi fissi nei miei. Erano talmente profondi che mi parve di sprofondare in essi. Sembrava potesse guardarmi dentro, controllare ogni centimetro della mia dannata anima.

Sono anime destinate a stare assieme.
Anche se l’intero mondo sembra cospirare contro di loro?
Anche se non porterà a nulla di buono il loro legame?
Ma è davvero così?
Oppure qualcosa di più selvaggio e primordiale li unisce?
Non sono due normali ragazzi che sono attratti l’uno dall’altra.
È il loro sangue che li spinge a cercarsi, a sfiorarsi.
Stare lontani è un’agonia.
Stare assieme è il paradiso.
Quando sono separati, è l’inferno.
Quando sono uniti, il mondo si ferma, trema ed esistono solo loro.
Anastasia e Riley.
Due facce della stessa medaglia.
Due parti che si completano.logan-lerman_726831
Due incastri perfetti.


Guardandolo per un attimo mi persi nei suoi occhi dorati con pagliuzze come la pece.
Sentivo una forza immensa spingermi verso di lui, avrei voluto perdermi nella sua essenza e se fossi stata nella mia forma animale avrei ululato profondamente per questo tormento che mi divorava.

Anastasia non è più la stessa dopo aver incontrato Riley.
E adesso sa, inizia a capire la fonte del suo potere, inizia a comprendere quale sia il suo destino.
Non può tirarsi indietro.
Lei è una guerriera, una combattente.
È un viaggio alla scoperta di se stessa, dell’amore, di cosa significhi realmente appartenere a un branco, essere parte di una famiglia.
Anastasia è pronta a tutto, a difendere quello in cui crede e le persone che ama.
È pronta a diventare la persona che era destinata a essere.
E il sangue di lupa grida sempre più forte nelle sue vene.
Il momento della verità è arrivato.
E nulla sarà più come prima.
Il destino sta per compiersi.
E Anastasia non è sola.
Ha un papà adottivo che la ama come fosse sangue del suo sangue, un branco su cui fare affidamento, nuovi e vecchi amici che la appoggiano e sono pronti a tutto pur di difenderla.
E poi ha Riley.

“Ancora non te ne penti? Se potessi tornare indietro cambieresti le cose.” “No” sbottai.
“Per quanto potrà essere difficile, il dolore varrà ogni emozione che ho provato. Ho toccato il paradiso e sono una persona che ama sognare. Non sminuire ciò che ho provato. Io avrò qualcosa a cui aggrapparmi, saranno splendidi ricordi di attimi unici. Non togliermeli.”

Una storia che mi ha tenuta con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Ho sempre adorato le storie fantastiche, e quelle sui lupi sono le mie preferite.
L’ho praticamente divorata, amando ogni personaggio, e non vedo l’ora di leggere gli altri capitoli di questa  avvincente ed emozionante saga!

La consiglio? Assolutamente sì!
Serenella.

Il mio giudizio:

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Presentazione di: “Tutto in una notte” di Silvia Casini

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Silvia Casini 

TUTTO IN UNA NOTTE
disponibile su tutti gli store on-line

Un fantasy in perfetto stile paranormal thriller
.

 

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SINOSSI

Maya si risveglia in una stanza d’ospedale. Non ricorda nulla di quello che le è successo nelle ore o nei giorni precedenti, ha perso completamente la cognizione del tempo e dello spazio. Non ricorda nulla neanche di quella maledetta notte e della gita nei dintorni di Sligo, Irlanda, durante la quale sono morti tutti i suoi compagni d’avventura. Per aiutarla a superare il trauma di quella notizia sconvolgente, i genitori decidono di farle cambiare vita trasferendosi a New York. Cosa è successo quella notte? Cosa significano quelle visioni incomprensibili? Perché il ricordo continua a perseguitarla anche a chilometri e a mesi di distanza?

La grafica della copertina del libro è a cura di Libromania.
La grafica dei due characater poster è a cura di Alessia Coppola.

L’AUTRICE: SILVIA CASINI

Silvia Casini dopo aver conseguito una laurea breve in interpretariato e traduzione, si laurea in Lingue e Letterature straniere per poi conseguire a Cambridge un Business English Certificate e studiare Comunicazione integrata. Dopo varie collaborazioni sia all’estero che in Italia, attualmente si occupa di critica cinematografica e collabora con diversi siti e testate. Ha già scritto: Magia e altri amori. Pensieri e micro-racconti strampalati alla fermata del treno edito da Edda Edizioni e L’appendifiabe pubblicato da Nadia Camandona editore.

Dettagli

Tutto in una notte è prenotabile su tutti gli store. A partire dal 22 novembre, sarà possibile acquistarlo al prezzo di lancio di 0,99 euro: http://amzn.to/2fWuwe2

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Buona lettura!
Naty&Julie 🙂