Recensione di: “Due” di Andrea Biondi 

Buongiorno Notters!

Oggi vi parlo di un romanzo che si discosta abbastanza dai generi che leggo abitualmente e che, anche per questo motivo, ha saputo stupirmi e intrattenere le mie giornate. Si tratta di “Due” di Andrea Biondi, un giallo tutto Made in Italy o meglio…Romagnolo DOC, proprio come ama definirsi il suo autore! Seguitemi per saperne di più su questo libro.

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TITOLO: Due
AUTORE: Andrea Biondi
EDITORE: Self-Publishing
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 settembre 2016
PAGINE: 256
GENERE: Giallo
FORMATO: Ebook/Cartaceo
PREZZO: € 2,99/ € 10,36

SINOSSI 

Se ti dicessero che stai rischiando la vita, così, su due piedi, ci crederesti? Se a dirtelo fosse un’avvenente e misteriosa ricercatrice assoldata per proteggerti, tu, come reagiresti? Romano, giornalista sportivo, e romagnolo DOC, proprio non sa come comportarsi quando Giulia lo accerchia, capitando “per caso” nei pressi della sua casa a Maciano, ma sa di sicuro una cosa: nell’aria c’è qualcosa di strano e la bellezza della ricercatrice non aiuta. Se per questo neanche le tonnellate di pioggia che sembrano volersi riversare tutte in una volta sulle loro teste. Ma poi, le vicende di Italo Balbo durante i suoi ultimi giorni, che attinenza hanno con questa storia? Mistero… O forse no? Tra un avance e una fuga rocambolesca per salvarsi la pelle, la storia di Romano catturerà per freschezza e azione, una dosa di sano umorismo riminese e le note speziate e frizzanti di un nuovo, sorprendete autore di stampo lucarelliano.

RECENSIONE 
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER 

 Come ho accennato, non ho particolare dimestichezza con la letteratura gialla, proprio perché raramente la scelgo come lettura. Ciononostante, quando mi confronto con libri appartenenti a questo genere, se scritti bene mi affascinano molto grazie all’alone di mistero nel quale sono intrise le loro trame, la suspense, le rivelazioni improvvise, desiderate, intuite…

Mentirei spudoratamente se affermassi di essere appassionata di questo genere narrativo (insomma, ci sarà un motivo se ne leggo pochi!) come lo sono di altri e devo ammettere che per la recensione di questo romanzo ho dovuto meditare un po’ più a lungo del solito per fissare le mie idee ed opinioni su carta. Cercherò di raccontarvelo nel miglior modo possibile, dandovi degli spunti interessanti, senza, però, svelarvi troppi contenuti. Uno spoiler eccessivo è sempre deleterio, ma nel caso di un giallo credo che lo sia decisamente di più, proprio perché la sua bellezza è racchiusa nell’ambiguità degli indizi, nella storia che si scopre pian piano, nel corso della lettura…Ecco perché mi aiuterò con numerosi estratti, per lo più riguardanti la parte iniziale del romanzo.

Devo dire in tutta onestà di aver trovato piacevole la lettura di “Due”, sebbene io mi sia accostata alla sua lettura con non pochi dubbi, proprio in virtù della mia preferenza per altri generi.
L’interesse del lettore viene subito catturato dalla figura alquanto misteriosa di Giulia, donna molto attraente che, grazie alla narrazione in prima persona, scopriamo trovarsi in quel determinato luogo e in quel determinato momento proprio per “agganciare” il protagonista della storia: Romano.

Romano è un giovane romagnolo DOC, che, nel momento in cui varca la soglia del bar in cui si trova Giulia, non può fare a meno di piantare gli occhi sulla sua splendida figura. Oltretutto, la ragazza fa di tutto per farsi notare da lui: dopo pochissime battute, riesce a farsi dare un presunto passaggio, sebbene il lettore sappia perfettamente che il suo obiettivo è parlargli e fargli chissà quale pericolosa rivelazione. I suoi pensieri sono espliciti a tal proposito, frastagliati e cozzano l’uno contro l’altro per la difficoltà ad affrontare l’argomento.
Queste primissime pagine in cui i due personaggi approcciano, scorrono velocissime grazie all’attesa creata dall’autore, che spinge il lettore ad interrogarsi sul famigerato mistero che si cela dietro alla figura di Giulia.
Accanto a ciò, subentra immediatamente una forte attrazione che porterà Giulia e Romano a scambiarsi un primo, fugace, bacio dopo pochi minuti di conoscenza. Si tratta di un gesto spontaneo, quasi sfuggito al controllo di Giulia che si trova, suo malgrado, attratta da chi non dovrebbe.

Inizialmente ho faticato un po’ a seguire l’alternarsi del punto di vista da un personaggio all’altro, perché l’autore non specifica con precisione chi stia parlando in quel momento. Dopo qualche pagina, però, ho preso dimestichezza con il modo di pensare di Giulia e di Romano e ho capito che la narrazione in prima persona continuava ad oscillare, passando alternativamente dall’una all’altro.

In seguito ad un piccolo incidente in macchina e al bacio, vista l’ora tarda, Romano propone a Giulia di ospitarla presso la sua abitazione per quella notte; è proprio la situazione ideale per lei, che per tutta la sera si è interrogata su come spiegargli il motivo della sua improvvisa presenza nella vita del ragazzo.

“[…] Vorrei non essere qui, anche se questa casa mi piace. Ho sempre amato le vecchie case. Hanno una storia da raccontare, non come quelle moderne. Mi piacerebbe ascoltarlo mentre parla dei ricordi legati a questo luogo, ma non abbiamo tempo. Non ha tempo. Forse domani… Inizio a detestare il mio lavoro. […]” 

Sì, perché Giulia si trova lì per lavoro e il suo lavoro è proprio…Romano. Quel giovane ragazzo di bell’aspetto che, assurdamente, le ha fatto provare delle strane sensazioni fin dal primo momento in cui ne ha incrociato lo sguardo. L’ha colpita nel profondo, l’ha scossa…L’ha attratta, nonostante non le sia mai successo niente di simile. Ma Giulia non vorrebbe, non dovrebbe farsi coinvolgere emotivamente con la persona coinvolta nel suo come-essere-una-donna-affascinante-600x300lavoro, soprattutto in quel caso. Romano non è un “incarico” qualsiasi, ragion per cui le reticenze interiori di Giulia nel lasciarsi andare ulteriormente (dopo il bacio di poco prima) sono forti e la conducono dritte ad una snervante battaglia fra cuore e cervello che non le da tregua.

“É la prima volta che mi capita. Non mi sono mai preoccupata di ciò che poteva succedere agli “innocenti” e questo mi ha permesso di affrontare le situazioni in modo lucido, efficace. La maggior parte della gente rifiuta di crederci, ma certe cose esistono. Non devo affezionarmi a lui. Non devo farlo. […] Il mio sguardo viene catturato dal suo orologio. La mezzanotte è passata da qualche minuto. Ho poco tempo. Fisso i suoi occhi, sono preoccupata. Non dovevo guardarli così. Ma ormai è tardi. Mi hanno catturata. […]” 

L’autore persevera nel mantenere alta la suspense, fino a quando, finalmente, svela al lettore la vera identità di Giulia, spiegandone finalmente il ruolo nella vita di Romano.

“«Devo parlarti» faccio una pausa. Non so da dove iniziare. Forse non crederai a una sola parola di quel che ti dirò e penserai che sono pazza. Ma ti prego solo di farmi finire, è importante». È difficile parlare, sempre più difficile. 
«Lavoro per un’organizzazione internazionale. Si tratta di un gruppo di osservatori. Ci occupiamo di… misteri» ora la sua espressione è strana, sorpresa forse. Appoggio la borsa sul tavolo, la apro e prendo una piccola cartellina di plastica trasparente. Su un adesivo bianco il suo nome e il suo cognome, scritti con un pennarello rosso. 
«Tu sei il mio nuovo incarico». 
Incarico. Suona davvero male, ma è la verità. Lui è il mio incarico. 
[…] Continuo a parlare senza dargli il tempo di fermarmi. Lo vedo schiudere le labbra. 
«Tu sei il discendente di Romano, il figlio di Beatrice, la donna della storia che ti ho raccontato, e sei legato alla storia degli Schiavini». 
Mi aspetto la sua risata. Arriverà, la sento. Stringo la cartellina tra le mani. 
«Se non troviamo il pugnale che Romano ha usato per uccidere il Conte» sento la mia voce esitare «tra 24 ore morirai». […]” 

La notizia è sconvolgente, una secchiata d’acqua fredda scagliata direttamente in faccia al lettore, che, per quanto fantasioso, mai e poi mai si sarebbe aspettato una simile rivelazione. Lo stesso vale per Romano, ovviamente; tuttavia, i suoi pensieri confusi e vagamente intimiditi sono concentrati sull’insindacabile bellezza della splendida ragazza che si trova dinanzi a lui. Non riesce a fare a meno di fissarle le labbra, il corpo, desiderandola nel profondo.

“[…] Niente, mi rendo conto che sto pensando a cose folli, gente che mi conosce, che mi ha fatto una scheda… Una scheda, cazzo! Foto, documenti, mio nonno. Sono cose da far venire i capelli bianchi, da non farti dormire la notte per l’angoscia. Eppure… Tutto quello a cui riesco a pensare è che mi ha già toccato due volte. Si siede, mi parla, e io penso solo al suo dito sulle mie labbra. […]” fare-lamore

L’attrazione del giovane ragazzo è notevolmente ricambiata da Giulia e, poco dopo, sfocia in un momento carico di passione: i due finiscono per trascorrere la notte insieme, abbandonandosi al desiderio provato fino a quel momento e che non sono riusciti a frenare, nonostante le circostanze siano decisamente anomale.

Subito dopo, però, Giulia si ritrova a fare i conti con la propria coscienza.

“[…] Ora che è lontano torno di nuovo lucida. Devo concentrarmi. Non ho mai provato un desiderio così forte verso uno sconosciuto, perché lui è questo per me, uno sconosciuto. Devo pensare a salvarlo, prendere di nuovo la giusta distanza. I miei desideri non contano. […]” 

Giulia non è pentita di ciò che hanno fatto, ma sa che non sarebbe dovuto accadere, dal momento che si trova lì per salvare la vita di Romano. Sa che i suoi sentimenti rischiano di mandare all’aria la missione o, quantomeno, di comprometterla.

Dal mio punto di vista, lo stesso accade alla storia, soprattutto in questa primissima parte: per quanto io abbia apprezzato molto la descrizione dell’attrazione tra i due personaggi, devo ammettere che mi ha un po’ deconcentrata dal fulcro della narrazione che verte intorno al giallo in sé. Sono stata talmente coinvolta dai sentimenti di Romano e di Giulia, da aver accantonato il mistero relativo alla sentenza di morte di lui per abbandonarmi alla bellezza dei loro desideri. Si tratta di una mia riflessione personale, che, però, non va ad intaccare la capacità stilistica dell’autore.

“[…] Ho un brivido.  
Piano piano mi sollevo, mi metto seduta. Cerco di far piano, non voglio svegliarlo. Lancio un’occhiata alla sveglia. Sono le cinque e venti. 
Mi alzo avvicinandomi alla finestra, sposto la pesante tenda e mi avvicino al vetro. Respiro piano. Ho voglia di andar via, scappare da lui. Lasciarlo qui. Mi sento un’intrusa che sbircia attraverso i buchi delle persiane della sua vita. Sbircia un vita della quale non farà mai parte. […]” 

D’altro canto, ho apprezzato particolarmente la spiccata simpatica di Romano, spontaneo e ironico in ogni situazione, persino nel momento in cui gli viene predetto il rischio di morte imminente.

Da qui in avanti, poi, la storia è un susseguirsi di sorprese e colpi di scena, che però, come promesso, non intendo svelarvi in alcun modo perché temo che potrei rovinarvi la bellezza della lettura di questo romanzo…Vi assicuro che ne vale la pena!
Per tutti i motivi che ho detto, consiglio la lettura di questo libro non solo agli amanti del genere, ma anche a chi, come me, è abituato a leggere altro: la passione tra i personaggi e il modo di fare scherzoso di Romano costellano piacevolmente la narrazione, intrecciandosi alla vicenda che è il fulcro del libro.
Lo stile dell’autore è coinvolgente e invoglia il lettore a proseguire nella lettura, incapace di abbandonarla anche solo per un attimo.

Grazie Andrea per avermi fatto scoprire nuovi orizzonti, solitamente da me inesplorati.

Laura Z.

Il mio giudizio:

voto-bello

 

 

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