Recensione di: “Vanità di potenza – L’amore al tempo della musica”

Buongiorno Notters!
Eccoci qui con una nuova recensione fresca fresca per voi!
Oggi vi trasportiamo nella magica Venezia del 700 con “Vanità di Potenza” di Giulia Esse.
Siete pronti a fare questo salto nella storia?
Seguiteci! 😉
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TITOLO: Vanità di potenza – L’amore al tempo della musica

AUTRICE: Giulia Esse
GENERE: Narrativa
EDITORE: Youcanprint
DATA PUBBLICAZIONE: 24 agosto 2016
PAGINE: 236
FORMATO: eBook / cartaceo
PREZZO: 1,99€ / 15,00€
SINOSSI
Venezia 1797. Napoleone Bonaparte è ormai alle porte della Serenissima: dopo tanti colpi e sventure, presto la Repubblica cadrà. Insieme all’orgoglio della città deve piegarsi anche quello di Anna, giovane sposa costretta dai debiti del marito a trasferirsi nella casa dello zio di lui, Fosco Alvise Candiani, il più acclamato compositore di Venezia. Abbandonata in una casa ostile, strappata ai suoi affetti e a tutto ciò che conosceva, Anna si aggrappa all’unica cosa che le resta: il suo sogno di diventare violinista. Per farlo, è pronta ad assumere l’identità del marito, di cui nessuno ha più visto il volto fin da quando era ragazzo. Nei panni di un uomo, Anna trova la libertà che ha sempre bramato, ma rischia di perdere se stessa. E gli occhi severi di Fosco, l’uomo che sembra la sua perfetta antitesi, sono pronti a ricordarglielo in ogni momento. Echi di concerti, clangore di spade e pettegolezzi sussurrati corrono tra le rughe e le calli, ma tra i mille specchi di Venezia si cela la domanda più importante di tutte: è più giusto vivere secondo coscienza, o secondo reputazione?
RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

“Credo nel rumore di chi sa tacere
Che quando smetti di sperare inizi un po’ a morire”
Almeno credo – Ligabue 

Anna è una giovane e bellissima donna, che scruta il mondo che la circonda coi suoi grandi occhi verdi, quegli stessi occhi che si sono dipinti di milioni di emozioni.
Prima la curiosità e l’ingenuitá di una bambina, che guarda il mondo per la prima volta.
Poi l’amore, quello per la sua città, per la sua terra, di cui conosce ogni angolo, ogni rumore, ogni profumo.
Poi la passione, quella per la musica, le note dolci e delicate che provengono dai violini, quelle casse di legno tanto speciali da essere in grado di produrre suoni magici.
E infine di nuovo l’amore, quello per suo marito Lorenzo.
Lorenzo è un uomo bello, giovane e forte, uno di quegli uomini di cui ci si innamora e basta.
Un uomo affascinante, con il mare dentro.
Un uomo misterioso, con una tempesta dentro.
Un uomo cresciuto circondato da apparenze e convinzioni, da concetti e preconcetti che gli hanno sempre limitato le aspettative, le speranze, la vita.
È un uomo che si è sempre sentito in gabbia, una gabbia a cui non apparteneva, di cui non si è ma sentito parte in causa, in cui non si è mai sentito se stesso.
La sua gabbia era la sua casa, la sua Venezia, in cui viveva con lo zio Fosco, famoso musicista che ha cercato i tutti i modi di tramandargli la sua passione, quella per la musica.
E Lorenzo ci ha provato, ci ha provato davvero, ma non è mai riuscito a farne una parte di se.
E così, la sua frustrazione, l’amarezza per non essere capito, la delusione di se stesso per non essere riuscito a diventare l’uomo che volevano che fosse, lo hanno fatto cadere in un abisso, in un gioco senza vincitori e senza vinti.
Un gioco che, volente o nolente, coinvolgerà anche sua moglie Anna…
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«Sarei uno sciocco se ti nascondessi ancora la deprecabile condizione in cui mi ritrovo e non voglio che ci siano più segreti fra noi. Sai che non sono mai stato un uomo abbiente e che vivo dietro la cortesia di mio zio, anche se non così cortese da garantirmi una vita degna. Pur a conoscenza di ciò mi hai sposato e hai giurato che né in miseria né in povertà il tuo amore sarebbe mutato. Ti ho trascinata nelle più basse delle miserie» la voce di Lorenzo divenne serrata e smise di guardarla.
[…] «Sperare che la nostra vita cambi non la cambierà. Non ti ho ancora confessato il mio segreto ma l’idea che tu possa detestarmi » gracchiò interrompendosi.
«Sii chiaro e non nasconderti dietro le mie reazioni ancora irrealizzate.»
«Mesi or sono ho sperperato tutto il denaro giocando d’azzardo in una di quelle bettole dove le vittorie d’onore non esistono. Le partite erano truccate ed io me ne sono reso conto troppo tardi. Ero ebbro, Anna, non mi rendevo conto di cosa stavo facendo. Ho puntato più di quanto era in mio possesso e pochi giorni dopo le nostre nozze, ricordi? Sono tornato qui quasi nella stessa condizione in cui mi trovo ora. Ho dovuto consegnar loro, a quei bastardi, la tua dote. E non è bastata, non basta. Non basteranno mai i miei guadagni per coprire il debito e mio zio non lo risanerà mai.»
Ed ecco che gli occhi di Anna si dipinsero di una nuova emozione: la delusione.
Costretta a partire alla volte di Venezia per sopperire ai debiti del marito e chiedere aiuto allo zio che suo marito tanto odia, Anna si sente smarrita, si sente persa, si sente svuotata.

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È proprio quando pensa che non ci possa essere di peggio, proprio quando pensa che da quel punto si possa solo risalire, ecco che tocca di nuovo il fondo, ecco che suo marito l’abbandona…
“Era abituata ad alzarsi al sorgere del sole, prima ancora di Lorenzo, ma la stanchezza del lungo viaggio le aveva lasciato solo un tiepido e smaniante bisogno di riposo. Si spostò di malavoglia dall’altra parte, nel buio della stanza, ma quando provò a smuovere suo marito si accorse di essere sola. Nullus erat. Il letto era vuoto. Persino il suo calore era andato perduto, nemmeno l’impronta del suo peso.
[…] «Allora ditemi a che gioco stiamo giocando. Dov’è vostro marito?» spiegò Fosco il motivo di tanta irruenza.
[…] «Non so rispondere alla vostra domanda. Stamane mi sono svegliata e  lui non era nella stanza. Ho chiesto ai domestici e nemmeno loro lo hanno visto.»
 «Certo che no, quel ragazzo è un diavolo» ringhiò Fosco passando una mano tra i capelli che spettinò e poi le lanciò una rinnovata occhiata colma di biasimo. Afferrò una lettera dal sigillo spezzato e gliela consegnò «non mentitemi: voi eravate a conoscenza delle sue intenzioni.»
 Anna strappò la lettera dalle sue mani e la aprì con foga.”
Ed ecco che Anna è costretta a reinventarsi, è costretta a tirare fuori le unghie e combattere per ritrovare se stessa, per ritrovare l’amore per se stessa, ad imparare ad amare una città nuova è sconosciuta, a sentirla sua.
E solo una cosa può aiutarla in questo senso: l’amore per la musica.
Quelle note dolci e amare allo stesso tempo, capaci di trascinarla in un tempo è un mondo in cui non si sente giudicata, non si sente puntate dita contro e sussurrare che il marito è il giovane Lorenzo, quel giovane di cui tutti parlano e che nessuno ha più visto.
Ma non sarà facile, non lo sarà per niente, perché dovrà abituarsi a vivere con i modi sgarbati di Fosco, con le sue parole dure, con la sua capacità di dire ogni cosa senza scrupoli.
Eppure c’è qualcosa in Fosco, c’è qualcosa nei suoi pensieri, nelle sue parole, nel suo modo di parlare con lei che nasconde un animo diverso, un animo buono.unnamed-1
Ad Anna, rimane solo una cosa da fare per riappropriarsi di se stessa: trasformarsi in Lorenzo e imparare a suonare.
“Vanità di potenza” è un libro in cui l’amore regna sovrano, ma in una forma diversa, una forma particolare, perché l’amore di cui parlo è quello per la musica.
È un libro che trasporta in un’altra epoca perché descrive in maniera minuziosa ogni angolo e vicolo di una città magica come Venezia, una città che, dopo aver letto questo libro, chiunque può dire di aver visitato, anche chi non ci é mai stato.
Questa è poi una storia di rivalsa, di coraggio, di forza, quella stessa forza che caratterizza noi donne, una tenacia che ci accompagna ogni giorno, in ogni epoca storica, in ogni situazione.
È la storia di Anna è di Lorenzo e del loro amore “maledetto”.
Ma è anche una storia di rinascita.
Un libro interessante, forse in alcuni punti è fin troppo dettagliato e questo rischia di sconcentrare il lettore, ma comunque piacevole.
Una lettura che consiglio, in modo particolare, chi ama la storia e la musica.
Una lettura che insegna.
Edna
Il mio giudizio:

voto-bello

 

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