Recensione di: “L’ultimo battito del cuore” di Valentina Cebeni

Buongiorno Notters, il natale è passato e le pance sono belle piene. Ma oltre mangiare, ho continuato con la mia passione…leggere e ho letto anche tanto! In questi giorni mi sono dedicata a  di Valentina Cebeni, edito Giunti e uscito già nel 2013 ma sempre al passo con i tempi perché i temi trattati in questo romanzo, purtroppo, non passano mai di “moda”.
Ora venite con me che ve lo racconto 🙂

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TITOLO: L’ultimo battito del cuore
AUTORE: Valentina Cebeni
EDITORE: Giunti
DATA PUBBLICAZIONE: Ottobre 2013
PAGINE: 344
GENERE: Romanzo rosa
FORMATO: Cartaceo/E-book.
PREZZO: € 13,00 / € 6,99

SINOSSI 

Nell’incantevole campagna del Kent, Penelope non arriva per caso. Dopo la tragica scomparsa di Adam, il suo unico amore, in un incidente d’auto a cui lei è miracolosamente scampata, si lascia convincere a trascorrere un periodo nella magnifica  tenuta di sua sorella Addison. Ma a casa dei Walker la situazione e tutt’altro che tranquilla. Il matrimonio tra Addison e Ryan, costretto su una sedia a rotelle, peggiora di giorno in giorno così come l’umore della sorella, sempre più fredda, tagliente e scontrosa. L’unica consolazione per Penelope è prendersi cura del giardino da troppo tempo trascurato. Con l’appoggio di Ryan e l’aiuto di Tristan, il taciturno vivaista del paese, quel rettangolo di terra infestato da erbacce si arricchisce di una grande varietà di piante e fiori colorati. Tuttavia i violenti litigi con Addison, il tormento del ricordo di Adam e una serata fatale trascorsa con Ryan fanno sentire Penelope più sola e in balia delle onde del destino. L’unica voce a raggiungerla nel profondo è quella di Tristan, il primo uomo dopo Adam ad attrarla misteriosamente…

RECENSIONE

Questo romanzo è scritto magistralmente, una scrittura scorrevole e ricercata ma è molto triste, il messaggio che Valentina Cebeni ha voluto trasmettere penso che sia la speranza.
Speranza in un futuro più roseo,  in una rinascita nonostante i drammi che colpiscono i protagonisti. Non vi nascondo però che questa storia mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, non mi aspettavo un finale scontato ma sicuramente mi aspettavo un finale migliore per Penelope.
In “L’ultimo battito del cuore” sono trascritti drammi che colpiscono nella realtà, realtà che distrugge il corso della vita e drammi da cui è molto difficile rialzarsi se non si combatte ogni giorno con il proprio “Io” per avere la propria rivincita.

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Il libro comincia con un prologo molto triste: Penelope, la protagonista, perde il proprio futuro sposo, in un incidente stradale in cui anche lei è rimasta coinvolta. Penelope si abbandona a sé  stessa, non va più al lavoro, non frequenta più i luoghi dove andava con Adam e rischia di perdere la sua casa perché non è più interessata a pagare il mutuo… tutto quello che la circonda le ricorda il suo unico amore.
Vive solo perché “obbligata” respirare.

Addison, la sorella, prende in mano la situazione e la porta via dalla sua casa di Londra: le fa le valige e se la porta con sé nel Kent per aiutarla a reagire a quella inaccettabile perdita.
Addison vive nel Kent con suo marito Ryan, costretto sulla sedia a rotelle, e suo figlio Leonard che non rivolge parola a nessuno tranne che alla sua maestra.

Penelope appena mette piede in casa di sua sorella, si rende subito conto che l’aria che c’è in quella casa non è delle migliori, litigi tra marito e moglie sono all’ordine del giorno. Addison è una donna assorbita dal proprio lavoro non curante dei bisogni sia fisici che affettivi del marito, è una maniaca del controllo, nessuno in casa può fare nulla senza il suo consenso, lei detta ordini e basta. Anche il rapporto di sorellanza con Penelope non è dei migliori,  Addison è sempre pronta a rinfacciarle i rancori del passato e a darle ordini…. ci sono davvero pochissimi momenti felici.
Addison e Penolope sono sorelle solo da parte di padre, di un padre che ha tradito la madre di Addison, e ha avuto una figlia da un’altra donna. I genitori delle due sorelle sono deceduti anni prima, ma nonostante ciò Addison non riesce lasciarsi alle spalle questo passato.

Ryan è il marito di Addison,  un medico costretto alla disabilità dopo un incidente, succube alle regole maniacali della moglie che, nonostante sia davvero innamorato, non riesce più avvicinarla come una volta.
Ryan è l’unico che capisce le sofferenze di Penelope, che cerca sempre di fare da pacere tra le due sorelle, passa molto tempo insieme a lei, fino ad arrivare a provare un sentimento diverso da un semplice affetto tra cognati. Ad avvicinarli sempre più è un progetto: rendere un vero giardino, uno spazio incolto e trascurato sul retro della casa.
Penelope “usa” questo progetto per non pensare e per aiutare Ryan a fare ciò che davvero desidera senza ricevere ordini per ogni cosa, vuole aiutarlo ad esaudire questo segno e lei, nel frattempo, si tiene occupata nel lavorare la terra riempendo così le sue giornate monotone ed infelici e soprattutto sfuggendo all’aria tesa di casa.

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Grazie a questo progetto di giardinaggio, Penelope conosce Tristan, vivaista del paese, un ragazzo solitario, anch’esso dalla vita difficile. Tra di loro c’è un filo sottile che li unisce, un qualcosa che “batte” dal passato, una vicinanza che fa sentire la nostra protagonista al sicuro ma che, al contempo, la spaventa: il pensiero di lasciarsi andare le fa sentire di tradire l’amore che provava, e tutt’ora prova, per Adam.

Questo rapporto tra loro fa nascere una gelosia in Ryan. Penelope una notte in cui si sente terribilmente sola, dove non c’è spazio per nessuno nel suo cuore, cerca di rivivere un pò del suo Adam finendo a concedersi a suo cognato Ryan… questo fa sì che tutte le difese innalzate dai due crollino, portando Ryan sull’orlo del suicidio che vuole porre fine alla sua vita perché si sente inutile, ama sua moglie Addison ma quello che vede sono gli occhi di una donna che prova solo compassione, invece nella cognata percepisce solo il rimorso del suo gesto: il tradimento.
Questa disgrazia non è che l’inizio per Penelope, che sì, dopo aver fatto quel passo falso cerca Tristan è quel calore che la lega a lui.

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Ma purtroppo ahimé, non c’è un vero futuro per i due, almeno da parte di lei. Forse vi ho anche raccontato troppo ma è difficile essere coincisa, ci sono troppi punti da analizzare e troppe emozioni da vivere.

Il romanzo nella sua interezza mi è piaciuto ma non vi nascondo di  essere rimasta un po’ delusa da una fine che ho trovato “incompleta”.
Un amore che sinceramente non ho capito se sia sbocciato per entrambi o solo per uno dei due non ho capito i reali sentimenti di Penelope verso Tristan. Molte cose sono rimaste sospese, senza avere una vera conclusione come, ad esempio, il rapporto con la sorella anche se sì, nell’epilogo (che non è che una lettera), sembrerebbe che i rancori che provava Addison siano spariti.
Una partenza ed un nuovo inizio che non so se ha portato serenità alla protagonista perché non viene spiegato… ma mi auguro di sì perché  rimane lì in quella corriera che l’avrebbe portata a York.

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La speranza, il messaggio che Valentina Cebeni ha voluto trasmettere al lettore passa chiaro e forte ma io, da umile lettrice, avrei voluto oltre la speranza di guarire dalle ferite che la vita sottopone, avrei preferito un po’ più di felicità per i personaggi che danno vita al romanzo e per il romanzo stesso… è giusto che non ci sia un finale scontato, che personalmente non apprezzo neanche, ma devo dirla tutta: Penelope si meritava molto di più.

Naty ❤

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Recensione di: “Memorie di una cortigiana” di Margot Valois

Ciao Notters,
nuova recensione per voi! 🙂

Si tratta di un romanzo storico di grande successo edito da Compagnia Editoriale Aliberti – Collana LOVE.
Vi sto parlando di “Memorie di una cortigiana” di Margot Valois scrittrice emergente dall’indiscusso talento!
Questo romanzo ha illuminato la mia settimana quasi quanto le lucine dell’albero di Natale, è una storia ambientata nella magica Venezia del ‘500, romantica, passionale, una storia che emoziona dall’inizio alla fine… Una storia da leggere tutta d’un fiato!

… Siete almeno un po curiosi? Allora venite a scoprirla con me! 🙂

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TITOLO: Memorie di una cortigiana
AUTORE: Margot Valois
EDITORE: Compagnia Editoriale Aliberti
DATA PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2015
PAGINE: 200 edizione cartacea – 61 ebook
GENERE:
PREZZO: € 9,99

 

 

SINOSSI

Venezia 1595. Veronica, figlia di una delle cortigiane più note di Venezia, viene data in spposa a un vecchio medico. Il matrimonio dura meno di un mese: la ragazza riesce a fuggire dal marito, che la teneva segregata in casa e la costringeva a giochi erotici perversi. Nella sua fuga, viene soccorsa da Marco Venier, un giovane intellettuale della Serenissima, destinato alla carriera politica. Ora deve scegliere: tornare dal marito oppure diventare cortigiana. La sua strada è decisa: Veronica impara così da sua madre tutti i segreti dell’eros, diventando in poco tempo la donna più desiderata di Venezia. La sua fama di amante focosa e di donna intelligente la precede ovunque vada. Peccato che non abbia fatto i conti con la passione, quella vera, che quando arriva la travolge in pieno…

RECENSIONE

Memorie di una cortigiana è stato davvero una bella scoperta!

È un romanzo breve che parla di una storia che potremmo tranquillamente ritrovare nei giorni nostri, nonostante sia ambientata nel ‘500, raccontata con semplicità ed eleganza dall’autrice, Margot Valois.

A partire dall’atmosfera magica di Venezia descritta nei minimi dettagli, dai più nascosti e pericolosi vicoli della città, ai profumi, sapori, rumori del mercato principale, fino ai racconti delle affascinanti abitudini di quegli anni, è impossibile per il lettore non perdersi e non lasciarsi travolgere dalle pagine di questo libro che ho letteralmente divorato.

Questa è la storia di Veronica, una bellissima ragazza di diciannove anni il cui destino, nonostante la giovane età, è già segnato: deve sposare il signor Panizza, un vecchio medico della città, e vivere come una signora. Un destino deciso da sua madre, la cortigiana più famosa in tutta Venezia, che non poteva permettere a quella ragazza così incredibilmente bella, dalla pelle di madreperla, i capelli biondo rame e gli occhi di un insolito color smeraldo e oro, di diventare come lei… di diventare una cortigiana.

Veronica è una protagonista che il lettore non può fare a meno di amare: bellissima, colta, curiosa, con tanta voglia di fare, di imparare, coraggiosa e affascinante, non si arrende ad una vita fatta di soprusi, di violazioni nel corpo e nell’anima da parte del marito che usa il Senzatitolo-2.jpgsesso in maniera totalmente perversa. Ha paura dell’uomo con cui deve condividere il letto, ha paura di sentirsi ogni notte quelle mani su di sé che, prepotenti, le lasciano marchi indelebili del loro passaggio. Segregata in casa, costretta da suo marito a non poter vedere nessuno, a non poter uscire, a non poter leggere alcun libro, costretta ad una vita di silenzi, di umiliazione, con una madre che non l’ascolta perché convinta che quello sia il suo posto, Veronica si sente in trappola, sente che quella non è la vita che fa per lei, sente che fuori da quelle mura c’è qualcosa di meglio per lei.

Un mese, un mese e non un giorno di più in quel palazzo, nel letto di quell’uomo, e Veronica decide di dar voce ai suoi pensieri: scappa.
Fugge da quella vita che le sta tanto stretta e non le importa se sua madre si arrabbierà, è disposta a tutto pur di non tornare da suo marito, anche a diventare una cortigiana. Veronica si arma di un mantello di seta nera e percorre tutti i corridoi del palazzo senza mai voltarsi indietro fino a quando non si ritrova, finalmente, all’aria aperta e una dolcissima sensazione di libertà la investe. Ma…

<< Dove credi di andare, ragazza?>> una voce maschile dal timbro deciso le rivolse quella domanda. Un’ombra si avvicinò a lei, non appena fu fuori dal cancello del palazzo di Panizza.

Veronica restò immobile per qualche istante prima di voltarsi verso l’uomo che aveva arrestato la sua fuga. Non aveva paura, non si trattava della voce del Panizza, ma di quella di un giovane uomo. Scrollò le spalle, si ricompose e affrontò lo sconosciuto con sguardo fiero.

<<Vado a casa mia, signore>> esclamò in tono di sfida. Abbassò il cappuccio del domino rivelando la sua chioma, che brillò di intensi riflessi ramati e dorati sotto i raggi del sole mattutino. L’uomo restò per un attimo incantato e poi posò lo sguardo sul viso di lei. I loro occhi si incrociarono. E stavolta fu Veronica a rimanere senza parole. Lui era bello come un dio. Era alto e slanciato. L’ovale del viso era spigoloso e incorniciato da una folta chioma riccia e nera. Gli occhi leggermente divergenti, erano di un indefinito colore tra il verde e il nocciola. Il naso era dritto e appuntito. Le labbra regolari e carnose.

Un incontro/scontro con uno sconosciuto che la sconvolge, che le fa perdere le sue sicurezze, che la stordisce, che la investe come un uragano, e che nel profondo del suo cuore, sa già che le cambierà la vita… ma Veronica ha ancora in mente il suo obiettivo: fuggire da quell’uomo. E così, con un “indovinello”, lascia il suo sconosciuto e se ne va.

<<Posso almeno sapere il vostro nome?>> le chiese quando lei ormai lo aveva superato. Veronica si fermò per un attimo, si girò verso di lui e gli rivolse uno sguardo impertinente mentre gli rispondeva:
<<Il mio nome è nascosto nel volto di Nostro Signore… se volete sapere di più, chiedete della fanciulla in Santa Maia Formosa.>>
Lo sguardo dello sconosciuto si fece più attento. Aveva smesso di ridere, ora, e guardava Veronica con ammirazione. […] Veronica si confuse tra le gente che cominciava a riempire le calli della Serenissima. Voltò l’angolo e si appoggiò al muro di un palazzo. Il cuore le batteva forte in petto e aveva le guance in fiamme. Non si trattava della corsa. Si sentiva euforica.

Così, con questa nuova sensazione in testa e nel cuore, comincia la sua nuova avventura, la sua nuova vita. Promettendo a sé stessa che mai nessun’altro uomo l’avrebbe trattata come il suo ormai ex marito, che nessun’altro avrebbe avuto la meglio su di lei e con l’aiuto di sua madre, dopo mesi di lezioni sugli uomini, sull’eros, sulla sensualità che Veronica aveva innata, arriva il giorno del suo debutto: sarebbe finalmente diventata una cortigiana. Anzi, la cortigiana più richiesta in tutta Venezia.

Veronica è felice, euforica, spaventata ma anche decisa e convinta della scelta che ha fatto. Eppure, una frase di sua madre si insinua nei suoi pensieri nel momento stesso in cui vi fa capolino il volto di uno sconosciuto…

<<Non capisci, Veronica, che la cosa più importante alla quale rinunci è l’amore>>

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Un romanzo che colpisce, che rapisce, che senti scorrere sotto la pelle, che ammalia e che fa quasi desiderare di essere al posto della protagonista. Una storia che affascina, che fa sospirare di gioia e di frustrazione, che fa desiderare un colpo di fulmine simile anche a noi. Un romanzo che non può che avere il tanto atteso “happy ending”! 🙂

Personalmente ho apprezzato che sia ambientato in Italia, a Venezia, e che si capisca leggendolo che l’autrice ha una grande conoscenza dell’epoca e della città stessa.

Memorie di una cortigiana è un libro che mi ha fatto desiderare un seguito, una nuova avventura per Veronica e il suo uomo misterioso, che mi ha fatto sentire coccolata fin dalla prima pagine e che, nel momento in cui ho letto l’ultima, mi ha fatta sentire come se avessi perso un amico…

Scritto in maniera semplice e  chiara, Margot Valois ci ha regalato un vero gioiello che deve assolutamente far parte della nostra libreria personale!

Consigliato? No… consigliatissimo!! 😉

Edna.

Recensione di: “Il silenzio del peccato” di Linda Bertasi

Ciao Notters,
eccomi con la seconda recensione del lunedì! Dopo avervi parlato di un romanzo rosa, ora passo ad un romanzo storico: “Il silenzio del peccato” di Linda Bertasi, edito Delos Digital della collana senza sfumature.

Se l’epoca dei Tudor vi affascina, questo capolavoro di Linda fa per voi! 😉

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TITOLO: Il silenzio del peccato
AUTORE: Linda Bertasi
EDITORE: Delos Digital
DATA PUBBLICAZIONE: 29 Ottobre 2015
GENERE: Storico/Erotico (Senza Sfumature)
PREZZO: € 2,99

 

 

SINOSSI

Essex 1522. Jane Rivers ha solo sedici anni quando incontra Charles Brandon, il duca di Suffolk. Una tempesta fortuita li costringerà a ripararsi in un capanno tra i boschi e la passione li travolgerà.
Ma Jane è una serva e Charles un duca, non c’è spazio per l’amore.
I genitori della ragazza, per nascondere l’onta, la costringeranno a un matrimonio riparatore con il promettente avvocato e amico di famiglia Richard Howard. Per Jane una nuova vita si profila all’orizzonte e una tenuta opulenta in cui trascorrerla. Ma cosa nasconde questa villa e perché un gentiluomo dovrebbe scegliere di dare scandalo e sposare una contadina? Cosa si cela dietro gli incubi che da anni tormentano Jane e che riaffioreranno non appena varcata la soglia di Manor House?
Nell’Inghilterra di Enrico VIII tra seduzioni e inganni, una storia di passione e omertà che affonda le sue radici nel silenzio.

RECENSIONE

Ci troviamo nella prima metà dell’500, in un Inghilterra governata da Enrico VIII dove adulteri e tradimenti contornavano quell’epoca rammentata nel romanzo storico di Linda Bertasi, una lettura breve ma molto intensa, veloce e scorrevole. L’autrice spiega molto bene l’arco temporale di storia che ambienta il romanzo dalla regina Caterina d’Aragona alle vicende dell’amante e successore Anna Bolena fino alla sua decapitazione.

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Jane è una giovane contadina che vive nell’ Essex, ama addentrarsi nei boschi per sfuggire da incubi che la perseguono dall’infanzia, a cui non riesce a darsi una spiegazione. Durante una delle sue “fughe” si imbatte in un nobile cavaliere da cui rimane irrimediabilmente sedotta e dona lui il suo candore.

Il nobile cavaliere, che scopriamo poi essere il duca di Sufflock, è Charles Brandon, nonché amico del Re, sposato ma con al seguito molte amanti (chi conosce bene questo periodo storico rammenta i fatti diimage adulterio che si consumavano a corte).
Jane è affascinata da quest’uomo ma sa bene che per lui è solo un ossessione e che lei è sarà sempre e solo una povera contadina; i loro rapporti infatti si consumeranno soltanto due volte e, una terza, dopo sette anni.

Jane viene promessa sposa a Richard Howard, facoltoso avvocato londinese; all’inizio la nostra protagonista è un po’ scettica, non riesce a capire come un uomo nobile possa sposare una donna senza nessun titolo nobiliare, nessuna dote e senza nessuna famiglia facoltosa alle spalle… eppure accadrà: Jane cambierà radicalmente vita e metterà al mondo dei figli con il nobile marito. Durante il racconto del matrimonio di Jane e Richiard viene narrata, in parallelo, la storia della regina Caterina, che però non riuscì a mettere al mondo un erede maschio, infatti, come sappiamo, l’erede al trono sarà Maria I.

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Presto ricompariranno gli incubi di Jane e non tarderà ad arrivare la cruda scoperta di non essere la figlia dell’uomo che l’ha sempre maltrattata, ma bensì la figlia dell’amante di sua madre Catlyn; da qui la spiegazione del suo matrimonio, dettato dal vero amore, e dei suoi incubi, che la perseguitano sin da bambina.

Nonostante sia un romanzo della collana “senza sfumature”, l’autrice riserva ai lettori una grande dose di romanticismo.
Penso che non sia semplice scrivere un romanzo storico ma Linda mi ha davvero colpita; avrei voluto veramente che la storia continuasse per altre 10, 100, 1000 pagine… mi è piaciuta davvero tantissimo!

Naty ❤

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Recensione di: “Questo nostro dolce Natale” di Antonella Maggio

Ciao Notters e bentornati! 🙂
In questi giorni di Festa siamo stati tutti molto occupati ma, ciò nonostante, ho scelto di crogiolarmi in una lettura dolce e romantica arricchita da un’atmosfera natalizia che ha reso davvero magica la storia d’amore di Lucy e William <3.
Sto parlando ovviamente del toccante libro di Antonella Maggio dal titolo “Questo nostro dolce Natale” edito da Butterfly Edizioni.

DALL’AUTRICE DEI SUCCESSI EDITORIALI: “PROFUMO D’AMORE A NEW YORK” E “MANCHI SOLO TU”: OLTRE 15000 COPIE VENDUTE!

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TITOLO: Questo nostro dolce Natale
AUTRICE: Antonella Maggio
EDITORE: Butterfly Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: 07 Dicembre 2015
GENERE: Romanzo Rosa
PAGINE: 178
FORMATO: eBook
PREZZO: € 0,99 – Gratis per Kindle Unlimited

 

 

SINOSSI
** Nessuno può resistere alla magia del Natale… **

Lucy Vivian Norberg ha abbandonato la speranza di poter trascorrere un felice Natale: odia il fuoco, le luci e i colori che si accendono in città, perché tutto ciò le ricorda il suo passato e un segreto che la tormenta. Se potesse, se ne starebbe chiusa in casa, lontana da tutti, fino alla fine delle feste. Ma nel mese di dicembre si ritrova a lavorare nell’ospizio dove è direttrice con un nuovo aiutante, William, molto attraente e per nulla intimidito dalla sua freddezza. Lucy però è decisa: non vuole legami e pensa di non meritare la felicità, ma il destino ha in serbo per lei altri progetti e sotto la neve di Stoccolma nessuno può resistere alla magia del Natale…

Una storia di riscatto e di rinascita che ci ricorda la magia del Natale e dell’amore…

Se pensi di non meritare la felicità, prova a sorridere di nuovo con questo libro!

Tutti meritiamo una seconda chance…

RECENSIONE

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Non sapevo esattamente cosa aspettarmi quando ho iniziato questo libro, sì certo immaginavo l’atmosfera natalizia, immaginavo l’amore, immaginavo l’amore e il Natale insieme, immaginavo tante cose, ma nessuna di quelle che mi sono trovata a scoprire andando avanti a leggere le righe di Antonella, nessuna delle emozioni che ho provato, nessuna delle lacrime che ho cercato di trattenere. ❤

“Questo nostro dolce Natale” non è solo un romanzo rosa, credo sia uno squarcio di vita.

Lucy Vivian Norberg è una ragazza come tante, è una ragazza semplice, che si è buttata sul lavoro per sopravvivere a un dolore che ogni giorno sembra squarciarle il cuore. Una ragazza bella oltre ogni immaginazione, castana e con gli occhi verdi che però fatica a guardarsi allo specchio, divorata dal senso di colpa. Una ragazza che si è dipinta sul volto una maschera di ferro per non farsi guardare, per non vedersi, per annientare e cancellare la parte più luminosa di lei.
Lucy odia il suo nome, odia la luce, odia il colore, odia il rosso del fuoco e lo scoppiettare del camino, Lucy è la nostra tormentata protagonista che, per la maggior parte della sua vita si farà chiamare Vivian seppellendo la sua parte viva e solare, seppellendo nella parte più profonda del suo cuore “Lucy”, convinta di averlo fatto per sempre.

Vivian si trova come ogni anno alle prese con la stesura del piano ferie per il periodo natalizio, è già tutto deciso, esattamente come ogni inverno: lei si assenterà dal lavoro per le due settimane centrali di Dicembre ed emigrerà lontano, lasciando la sua adorata casa di riposo (di cui è Direttrice) in gestione ai suoi due fedeli e fidati amici di sempre nonché membri qualificati del suo Staff, quelli che la conoscono più di sé stessa e che, nonostante il gelo che abbraccia il suo cuore e il suo carattere estremamente complicato hanno scelto di starle accanto: Patrick e Hilda.

Vivian non festeggia il Natale da anni, non solo non lo festeggia ma lo detesta: vorrebbe cancellarlo dal calendario, fare una grossa ed indelebile “X” su quell’odiata data che inevitabilmente la riporta a ricordi temporalmente lontani, ma ancora troppo vivi nel suo cuore, quei ricordi che segnano il suo passato e sono destinati a segnare, irrimediabilmente, il suo futuro.
Tutto sembra andare come sempre: Vivian prenoterà le ferie lontano, lontanissimo da Stoccolma e lascerà i suoi amici, i suoi adorati nonnini e i suoi genitori tra il gelo e la bellezza inaudita della sua città… Nessun problema, nessuna novità, almeno fino a quando Hilda e Patrick non piomberanno nel suo ufficio dandole un’inaspettata notizia: il loro matrimonio, di lì a pochi giorni, esattamente il 22 Dicembre, solo tre giorni prima di Natale e Vivian sarebbe stata la loro testimone di nozze.
In un attimo l’imminente futuro di Vivian cambiò, nessuna possibilità di replica, nessuna soluzione alternativa, nessun piano B: solo la scomoda realtà.

Vivian scioccata ed inizialmente stranita per essere stata, senza nessun preavviso, obbligata ad affrontare il periodo dell’anno che più odia e messa inevitabilmente davanti alle sue più profonde e radicate paure, seppur controvoglia non poté fare altrimenti e accettò la proposta dei suoi due migliori amici: sarebbe stata la testimone del loro amore, sentimento in cui non credeva più da molto tempo e avrebbe ceduto loro le sue ferie, consentendogli di vivere una romantica e felice luna di miele.

Oltre a tutto questo Vivian si trovò ad affrontare un altro problema, non di scarsa importanza, la sua casa di riposo sarebbe stata sprovvista di due professionisti che abitualmente curavano e accudivano i suoi nonnini e non poteva certo permettersi di lasciare la struttura priva di un dottore!

“Si ricerca medico e infermiere con esperienza, referenze verificabili e rintracciabili da inserire nell’organico di una casa di cura per anziani. È richiesta capacità di lavorare in team, flessibilità nei giorni e negli orari di lavoro. La ricerca è ai fini di un periodo di prova da svolgersi prevalentemente nel mese di dicembre e durante le festività natalizie. Il presente annuncio è rivolto a entrambi i sessi, a persone di tutte le età (max 55 anni) e nazionalità. Inviare curriculum all’indirizzo e-mail o telefonare per fissare colloquio conoscitivo.

L’annuncio su internet era stato visualizzato oltre cinquanta volte in una settimana, ma le telefonate giunte al centralino si potevano contare sulle dita di una mano. Tutti quelli che avevano azzardato a richiedere maggiori informazioni, non si erano preoccupati di certo a chiedere per telefono, prima ancora del colloquio, a quanto sarebbe ammontato lo stipendio e quante giornate di riposo sarebbero spettate loro. Alcuni avevano persino rinunciato al colloquio quando avevo ribadito per l’ennesima volta che in realtà si trattava di un contratto stagionale, di un lavoro da svolgere nel periodo di Natale, anche se non escludevo la possibilità di assumere a tempo indeterminato chi si sarebbe dimostrato meritevole di restare nella mia azienda.”

Cominciò così per Vivian una ricerca disperata di un medico che potesse ricoprire l’assenza di Patrick e Hilda ma con scarsi, disastrosi risultati almeno fino a quando Patrick non la convinse a sostenere un colloquio al suo amico William, medico refenziato e dal curriculim degno di nota (e di assunzione!)

«Signore, buongiorno! Vivian, posso presentarti William?».
«Posso dirti di no?».
Borbottai sottovoce e l’unica a sentirmi fu Hilda al mio fianco che non mi risparmiò una bella gomitata.
Sorrisi per finta e con una mano invitai Patrick e il suo amico William a entrare nella stanza. William era alto, anche se non in maniera eccessiva, era moro esattamente come me, con alcune ciocche più chiare che qualcuno con malignità avrebbe sospettato fossero finte e ricreate ad hoc da un parrucchiere e come mi aveva già anticipato quella chiacchierona della mia amica, i suoi capelli erano piuttosto lunghetti e spettinati. Per un attimo credetti che, essendo amico di Patrick, avesse lo stesso brutto vizio di grattarsi la testa e dinanzi a quell’immagine a dir poco ridicola, il mio cervello inventò una nuova scusante. Mi convinsi dunque che William fosse appena giunto dall’esterno della struttura dove quel giorno il vento di Tramontana, oltre ad agitare animi e pensieri, scompigliava anche i capelli della gente che come lui non amava indossare cappelli o berretti. I suoi occhi erano verdi, anch’essi proprio come i miei ma molto più espressivi. Negli occhi di William c’era il mondo e lessi subito la curiosità, sembrava che al loro interno si agitassero le fiamme del fuoco della vita, quelle fiamme che invece si erano assopite forse per sempre nelle mie iridi, divenute ormai da troppi anni spente e consumate dalle lacrime di un dolore che non riuscivo a metabolizzare. Sul suo viso non c’era alcuna traccia di barba, agli angoli della bocca due fossette catturarono la mia attenzione e per un attimo immaginai quanto potesse essere delicata e morbida al tatto la sua pelle rosata. Era senza dubbio un bel ragazzo, ma dopotutto Hilda aveva buongusto riguardo agli uomini anche se poi si era innamorata di Patrick. Cacciai via quel pensiero insulso e soffocai un altro attacco di ridarella quando ritornai a guardare il suo abbigliamento. Indossava un maglioncino con i ricami bianchi, rossi e neri e che, con ogni probabilità, doveva avergli confezionato sua madre o sua nonna con i ferri, di quelli che i bambini sono costretti a indossare nel periodo di Natale o che disgraziatamente le nonne o le vecchie zie regalano con puntualità, ogni anno proprio in ricorrenza di quella festa che oramai io non usavo più festeggiare.
«William… lei è Vivian! Sarebbe il capo ma non ha tutta questa autorità come vuole far credere!».
Fulminai Patrick con il solo sguardo, avremmo fatto i conti ma in separata sede e soprattutto non con William davanti.
Era già difficile gestire il lavoro avendo a che fare con delle amicizie strette come collaboratori e non avevo nessuna intenzione di peggiorare la situazione, avrei preteso rispetto e soprattutto formalità dai nuovi arrivati. William sfoderò un sorriso perfetto, allungò alcuni passi nella mia direzione e quando mi si parò di fronte, allungò anche una mano pretendendo con decisione che io facessi lo stesso. «È un piacere conoscerti».

L’inizio tra i due non fu esattamente un colpo di fulmine, piuttosto lo definirei un fulmine dalla potenza inaudita dritto dritto in testa dalle conseguenze ovviamente disastrose al pari di una scossa elettrica in piena regola.
William riusciva a leggerle dentro, dentro il suo cuore spento e i suoi occhi che si sforzava di chiudere a fessura per darsi un’aria più autoritaria e questo Vivian non lo tollerava, non poteva permetterlo: nessuno avrebbe dovuto mai più sfiorare il suo cuore e nessuno avrebbe dovuto renderla vulnerabile, mai più.

William però non solo è determinato ad ottenere il lavoro (e Vivian dovrà riconoscere di non avere altra scelta!) ma è ancor più deciso a voler andare a fondo con quella ragazza che lui, da subito, chiamerà Lucy e da cui lei, non riuscirà a nascondersi.

Lo baciai, baciai le sue labbra, le guance e le sue adorabili fossette, sfiorai il suo mento ispido per quel velo di barba che mi aveva graffiato procurandomi solo benessere, la gola e poi il petto forte e mascolino, sotto il quale si agitava la sua vita, ritornai a baciarlo sulla bocca per un tempo imprecisato, lo sfiorai con un bacio e altri cento, forse mille fino a quando le nostre bocche furono rosse, fino a quando il dolore si trasformò in piacere.

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Le cose tra i due cambieranno in fretta, nessuno dei due riuscirà a fermare i battiti dei rispettivi cuori in fibrillazione, nessuno dei due potrà farne a meno… ❤
William fece vacillare le sue certezze, la sfidò con cautela, la obbligò a cambiare le decorazioni ormai logore della casa di riposo e la convinse ad accompagnarlo tra i mercatini di Stoccolma a fare acquisti.
Il nostro bel dottore riuscì laddove il tempo aveva fallito, si spinse oltre, dove nessuno aveva mai avuto il coraggio di andare e soffiò sul suo cuore ferito, disinfettandolo, curandolo con una dolcezza struggente…

William ebbe un’infinita pazienza ma riuscì a far riassaporare a Lucy la bellezza della vita, la completezza di se’ stessa, la meraviglia di sapere ridere di cuore, la magia del lasciarsi andare e la ricchezza nel riscoprire la possibilità di fidarsi e affidarsi a qualcuno.
La fece riavvicinare al fuoco, dimostrandole che non bruciava come lei credeva, cullò i suoi pianti, asciugò le sue lacrime e baciò le sue labbra più e più volte fino a farla scogliere nel profondo, fino a liberare il suo cuore da quello strato di ghiaccio e dolore che le impedivano di vivere.

Non mancheranno le sorprese, anche William si troverà a dover affrontare il suo passato, anche lui si troverà a dover fare i conti con le sue ferite più nascoste ma ancora aperte, anche lui, come Lucy si aggrapperà al sentimento che dolcemente li univa per superare la prova che più aveva temuto nella vita.

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Una storia d’amore ma ancor più di coraggio.
Una storia calda e struggente, la storia di una fenice e della bellezza della sua rinascita.
“Questo nostro dolce Natale” non è solo un romanzo, quanto una nuova definizione di “amore”.
Antonella parla di sentimenti profondi e talvolta dolorosi con infinita delicatezza, accarezza il lettore con una dolcezza che non può passare inosservata.
Lo stile di Antonella è semplice e discorsivo, i periodi non troppo lunghi aiutano il lettore a rimanere concentrato e ad immedesimarsi nelle sensazione dei protagonisti.
I personaggi sono tutti adorabili, raramente mi succede, di sentirmi legata a tutti i personaggi una volta terminato il racconto, stavolta mi è successo.

E’ una storia difficile quella di “Questo nostro dolce Natale”, una storia di tormento che ti tocca l’anima.
In questo romanzo il Natale è una cornice ed è dolce davvero, come dice il titolo… lo è perché regala la gioia nel cuore, perché la neve non è più solo ghiaccio ma anche emozione.

Un’autrice da non perdere, che non conoscevo ma che terrò al mio fianco d’ora in avanti.

Un libro consigliato a tutti: a chi non ha paura di lasciar fluire le emozioni, a chi sente il bisogno di lasciar andare un peso, a chi vuole semplicemente lasciarsi rapire e a chi non si sente abbastanza per avere una seconda chance.

Julie. ❤

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Recensione di: “Orbeth – L’oscura minaccia” di Marco Perrone

Ciao Notters,
Oggi voglio presentarvi un libro che è stato una sorpresa per me: “Orbeth” di Marco Perrone.
Un libro che mi ha stupito, che all’inizio ho letto con un pizzico di scetticismo ma che mi ha inaspettatamente catturata: un libro mai banale, di cui ho divorato le ultime 150 pagine senza respirare!

Per saperne di più seguitemi! 😉

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TITOLO: Orbeth – L’oscura minaccia
AUTORE: Marco Perrone
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 08 Settembre 2014
GENERE: Dark Fantasy
PAGINE: 420
PREZZO: € 1,99

 


SINOSSI

Ci troviamo nel continente di Orbeth, stroncato da un lungo e sanguinoso conflitto tra i popoli del nord e gli invasori meridionali. Quando lo scontro ha finalmente un epilogo, la pace consecutiva al rientro viene presto eclissata da un nuovo, oscuro pericolo…assai più letale della guerra stessa.

Un mondo ostile, dai toni gotici, con un forte afflusso di elementi espliciti, ispirati all’ horror più magistrale, fa da sfondo a questa prima scena di una TRILOGIA che, coi suoi poliedrici aspetti, i suoi ben tarati elementi fantasy, e l’ampia presenza di personaggi, ognuno con le sue peculiari caratteristiche e i propri sentimenti, saprà appassionare i lettori, immergendoli in un’esperienza che segnerà il loro spirito creativo.

Palpabile senso di pericolo, intensa narrazione con suggestive sequenze descrittive, nascita di forti legami, tanti colpi di scena, e molto altro ancora, in questo imperdibile scritto, tutto da gustare.

RECENSIONE

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Voglio essere sincera: all’inizio ero un poco perplessa. Per l’ambientazione, per il genere a cui apparteneva, per il modo particolare in cui era scritto eppure… in poco tempo ero già arrivata oltre pagina sessanta!!!
Rapita, incuriosita e anche affascinata. Proprio da quei particolari che lo rendono differente da qualunque romanzo fantasy io abbia letto negli ultimi dodici mesi.
In bilico tra fantasy e horror, con anche qualche elemento gotico, senza mai cedere a uno o all’altro, ma mescolando bene le caratteristiche di entrambi i generi, scene ben descritte, con una minuzia di dettagli che rende quasi reali i mostri che incontri strada facendo ma senza cadere (e scadere) nel grottesco, battaglie epiche e, soprattutto, dotato di un linguaggio veramente particolare: ricercato, sofisticato ma senza risultare eccessivo, anzi adatto all’atmosfera quasi cavalleresca che il giovane autore ha voluto ricreare.
Per gli amanti del genere assolutamente da non perdere e devo ammettere che alla fine sono stata conquistata anch’io dai suoi personaggi forti e determinati, dall’atmosfera e dal segreto di quel fiore maledetto.

Siamo sul finire di una lunga e sanguinosa guerra, in un’epoca lontana e remota, e il giovane Malcus, prode generale dell’armata  di Werlin, eroe uscito vincente dalla guerra di rivalsa con cui le armate  del Nord rispedirono i rinfoldiani  oltre i confini naturali tracciati dal fiume Exelsius, si ritrova ora, solo  e sanguinante, e il suo unico desiderio è quello di ritornare a casa.
Al suo fianco il maggiore Reinon, un grande condottiero, leale, dalla forza sovrumana e un cuore nobile, un personaggio che ho apprezzato fino alla fine.
Dopo anni, finalmente possono deporre le armi, vivere la libertà.
Sembra un idillio ma dura neanche un battito di ciglia. Tutto precipita velocemente quando fanno la conoscenza di Raek, un giovane nomade che, davanti ai loro occhi sbigottiti, uccide a sangue freddo quello che in apparenza sembra soltanto un povero semplice vecchio bracciante.
Ma la realtà, si sa, spesso non è mai come appare, anzi a volte è così mostruosa che non ci sono parole per descriverla.
Una terribile e oscura minaccia si staglia all’orizzonte e corre veloce, si espande dapprima lentamente poi sempre più rapidamente, fino a compiere una vera e propria invasione.

“Quando, la mattina seguente,  l’allargato plotone ripartì, spossato  dal lungo periodo di lontananza e  desideroso di raggiungere quanto  prima la capitale, nessuna delle milizie notò che nel  posto in cui era  stato frettolosamente seppellito il malcapitato bracciante, una vistosa formazione erbacea dispiegava il suo fogliame bruno sul terreno, e un vivace fiore rosso apriva i suoi petali alla penombra del sottobosco, rilasciando il proprio polline”.

Il fiore di Rim.
Un fiore importato da una lontana isola. Una gravissima minaccia, un protagonista importante del libro.
Infatti le spore di questo fiore riescono a penetrare nelle ferite aperte e a mutare terribilmente l’organismo che le ospita, facendo perdere la ragione e alimentando la parte animale e più feroce.
Un fiore che dona una inaudita forza a chi lo assimila ma al tempo stesso toglie umanità e raziocinio.

Un re e un marinaio avidi di potere.
Una principessa che spera e crede ancora nel futuro.
Un popolo che combatte per la libertà.
Un giovane nomade in cerca della sua strada.
Un eroe in cerca di pace.
Una ragazza guerriera.
Un continente vasto e mitologico.

Dopo lo shock iniziale e lo scetticismo legato alla situazione, in quanto i guerrieri sono per lo più uomini di ragione e senso pratico, Malcus e i suoi uomini si rendono conto che la situazione è terribile e il fiore di Rim ha invaso gran parte del continente.

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“La  rapidità degli eventi, l’assenza  del filo logico che li evolvesse e la  drammaticità con la quale precipitarono, frantumò il tempo  stesso, condensandolo in una  miriade di cruenti  flash”.

I coraggiosi uomini si ritrovano quindi a combattere contro i mutati, che temono la luce e il calore, ma sono molto forti e aggressivi e fatto ancor più terribile è che le spore colpiscono sia uomini che animali, uccidendo invece le donne, gli anziani e i bambini.

“I mutati presentavano aspetti ancora più mostruosi e deformi.  Fatta eccezione per dei brandelli  di veste, ancora presenti su qualcuno,erano esseri nudi dalla carnagione cinerea rivestita di  folta peluria. Avevano occhi neri  come la pece attraversati da venature rosse.
I vasi sanguigni ricoprivano anche  i fianchi del viso, prima di  scendere e perdersi nel busto. In  pochi, forse soggetti a una mutazione più progredita,  accoglievano piccole zone degli  arti protette da lucidi carapaci,  molto simili a quelli degli scarabei. Tutti erano dotati di una dentatura  aguzza, e di artigli acuminati su  mani e piedi; a dare un tocco di  insana ironia, vi era la moltitudine  di fiori scarlatti che spuntavano  sugli abomini, guarnendo le tante  spaccature nella loro pelle come insani bouquet”.

Descrizioni precise e molto dettagliate, orrende creature, battaglie senza esclusioni di colpi (verso la fine ce ne sono diverse che mi hanno colpito molto), personaggi che non si dimenticano facilmente e valori quali lealtà, coraggio e amicizia che rendono questo libro molto avvincente.
Anche i personaggi femminili meritano una nota di merito.
In questo primo capitolo ho conosciuto la combattiva, orgogliosa e testarda Jean, sorella del nomade Raek, che prima ostacola Malcus poi si rivelerà una valida alleata.
E penso che anche la dolce e sensibile principessa Fionn abbia molto da dire e spero di incontrarla nuovamente nel seguito.

“Erano giorni bui per Orbeth: mai  tanta violenza l’aveva dilaniata  prima d’ora, mai la distruzione aveva raggiunto simili livelli. Eppure, in quel confluire di  popoli, e nella semplice vicinanza  di due veterani, antagonisti e inattesi compagni, dopo la visione  di un simile, apocalittico scenario,  un barlume di speranza si accese.
Nelle tenebre più nere, dove il malevolo Rim affondava, con violenza, le sue radici, la fiaccola della salvezza seguitava ancora ad ardere, traendo origine dall’indomita determinazione di tutti”.

Un romanzo che mi ha sorpreso e colpito in modo molto positivo, che ha saputo sconfiggere il mio scetticismo iniziale, catapultandomi in un mondo magico, dove le spade hanno un nome e un’anima, dove il codice cavalleresco porta a compiere gesti di estremo altruismo, dove un continente e un fiore diventano protagonisti… e che sicuramente consiglio!!!

  Serenella.

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