Recensione di: “Orbeth – L’oscura minaccia” di Marco Perrone

Ciao Notters,
Oggi voglio presentarvi un libro che è stato una sorpresa per me: “Orbeth” di Marco Perrone.
Un libro che mi ha stupito, che all’inizio ho letto con un pizzico di scetticismo ma che mi ha inaspettatamente catturata: un libro mai banale, di cui ho divorato le ultime 150 pagine senza respirare!

Per saperne di più seguitemi! 😉

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TITOLO: Orbeth – L’oscura minaccia
AUTORE: Marco Perrone
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 08 Settembre 2014
GENERE: Dark Fantasy
PAGINE: 420
PREZZO: € 1,99

 


SINOSSI

Ci troviamo nel continente di Orbeth, stroncato da un lungo e sanguinoso conflitto tra i popoli del nord e gli invasori meridionali. Quando lo scontro ha finalmente un epilogo, la pace consecutiva al rientro viene presto eclissata da un nuovo, oscuro pericolo…assai più letale della guerra stessa.

Un mondo ostile, dai toni gotici, con un forte afflusso di elementi espliciti, ispirati all’ horror più magistrale, fa da sfondo a questa prima scena di una TRILOGIA che, coi suoi poliedrici aspetti, i suoi ben tarati elementi fantasy, e l’ampia presenza di personaggi, ognuno con le sue peculiari caratteristiche e i propri sentimenti, saprà appassionare i lettori, immergendoli in un’esperienza che segnerà il loro spirito creativo.

Palpabile senso di pericolo, intensa narrazione con suggestive sequenze descrittive, nascita di forti legami, tanti colpi di scena, e molto altro ancora, in questo imperdibile scritto, tutto da gustare.

RECENSIONE

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Voglio essere sincera: all’inizio ero un poco perplessa. Per l’ambientazione, per il genere a cui apparteneva, per il modo particolare in cui era scritto eppure… in poco tempo ero già arrivata oltre pagina sessanta!!!
Rapita, incuriosita e anche affascinata. Proprio da quei particolari che lo rendono differente da qualunque romanzo fantasy io abbia letto negli ultimi dodici mesi.
In bilico tra fantasy e horror, con anche qualche elemento gotico, senza mai cedere a uno o all’altro, ma mescolando bene le caratteristiche di entrambi i generi, scene ben descritte, con una minuzia di dettagli che rende quasi reali i mostri che incontri strada facendo ma senza cadere (e scadere) nel grottesco, battaglie epiche e, soprattutto, dotato di un linguaggio veramente particolare: ricercato, sofisticato ma senza risultare eccessivo, anzi adatto all’atmosfera quasi cavalleresca che il giovane autore ha voluto ricreare.
Per gli amanti del genere assolutamente da non perdere e devo ammettere che alla fine sono stata conquistata anch’io dai suoi personaggi forti e determinati, dall’atmosfera e dal segreto di quel fiore maledetto.

Siamo sul finire di una lunga e sanguinosa guerra, in un’epoca lontana e remota, e il giovane Malcus, prode generale dell’armata  di Werlin, eroe uscito vincente dalla guerra di rivalsa con cui le armate  del Nord rispedirono i rinfoldiani  oltre i confini naturali tracciati dal fiume Exelsius, si ritrova ora, solo  e sanguinante, e il suo unico desiderio è quello di ritornare a casa.
Al suo fianco il maggiore Reinon, un grande condottiero, leale, dalla forza sovrumana e un cuore nobile, un personaggio che ho apprezzato fino alla fine.
Dopo anni, finalmente possono deporre le armi, vivere la libertà.
Sembra un idillio ma dura neanche un battito di ciglia. Tutto precipita velocemente quando fanno la conoscenza di Raek, un giovane nomade che, davanti ai loro occhi sbigottiti, uccide a sangue freddo quello che in apparenza sembra soltanto un povero semplice vecchio bracciante.
Ma la realtà, si sa, spesso non è mai come appare, anzi a volte è così mostruosa che non ci sono parole per descriverla.
Una terribile e oscura minaccia si staglia all’orizzonte e corre veloce, si espande dapprima lentamente poi sempre più rapidamente, fino a compiere una vera e propria invasione.

“Quando, la mattina seguente,  l’allargato plotone ripartì, spossato  dal lungo periodo di lontananza e  desideroso di raggiungere quanto  prima la capitale, nessuna delle milizie notò che nel  posto in cui era  stato frettolosamente seppellito il malcapitato bracciante, una vistosa formazione erbacea dispiegava il suo fogliame bruno sul terreno, e un vivace fiore rosso apriva i suoi petali alla penombra del sottobosco, rilasciando il proprio polline”.

Il fiore di Rim.
Un fiore importato da una lontana isola. Una gravissima minaccia, un protagonista importante del libro.
Infatti le spore di questo fiore riescono a penetrare nelle ferite aperte e a mutare terribilmente l’organismo che le ospita, facendo perdere la ragione e alimentando la parte animale e più feroce.
Un fiore che dona una inaudita forza a chi lo assimila ma al tempo stesso toglie umanità e raziocinio.

Un re e un marinaio avidi di potere.
Una principessa che spera e crede ancora nel futuro.
Un popolo che combatte per la libertà.
Un giovane nomade in cerca della sua strada.
Un eroe in cerca di pace.
Una ragazza guerriera.
Un continente vasto e mitologico.

Dopo lo shock iniziale e lo scetticismo legato alla situazione, in quanto i guerrieri sono per lo più uomini di ragione e senso pratico, Malcus e i suoi uomini si rendono conto che la situazione è terribile e il fiore di Rim ha invaso gran parte del continente.

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“La  rapidità degli eventi, l’assenza  del filo logico che li evolvesse e la  drammaticità con la quale precipitarono, frantumò il tempo  stesso, condensandolo in una  miriade di cruenti  flash”.

I coraggiosi uomini si ritrovano quindi a combattere contro i mutati, che temono la luce e il calore, ma sono molto forti e aggressivi e fatto ancor più terribile è che le spore colpiscono sia uomini che animali, uccidendo invece le donne, gli anziani e i bambini.

“I mutati presentavano aspetti ancora più mostruosi e deformi.  Fatta eccezione per dei brandelli  di veste, ancora presenti su qualcuno,erano esseri nudi dalla carnagione cinerea rivestita di  folta peluria. Avevano occhi neri  come la pece attraversati da venature rosse.
I vasi sanguigni ricoprivano anche  i fianchi del viso, prima di  scendere e perdersi nel busto. In  pochi, forse soggetti a una mutazione più progredita,  accoglievano piccole zone degli  arti protette da lucidi carapaci,  molto simili a quelli degli scarabei. Tutti erano dotati di una dentatura  aguzza, e di artigli acuminati su  mani e piedi; a dare un tocco di  insana ironia, vi era la moltitudine  di fiori scarlatti che spuntavano  sugli abomini, guarnendo le tante  spaccature nella loro pelle come insani bouquet”.

Descrizioni precise e molto dettagliate, orrende creature, battaglie senza esclusioni di colpi (verso la fine ce ne sono diverse che mi hanno colpito molto), personaggi che non si dimenticano facilmente e valori quali lealtà, coraggio e amicizia che rendono questo libro molto avvincente.
Anche i personaggi femminili meritano una nota di merito.
In questo primo capitolo ho conosciuto la combattiva, orgogliosa e testarda Jean, sorella del nomade Raek, che prima ostacola Malcus poi si rivelerà una valida alleata.
E penso che anche la dolce e sensibile principessa Fionn abbia molto da dire e spero di incontrarla nuovamente nel seguito.

“Erano giorni bui per Orbeth: mai  tanta violenza l’aveva dilaniata  prima d’ora, mai la distruzione aveva raggiunto simili livelli. Eppure, in quel confluire di  popoli, e nella semplice vicinanza  di due veterani, antagonisti e inattesi compagni, dopo la visione  di un simile, apocalittico scenario,  un barlume di speranza si accese.
Nelle tenebre più nere, dove il malevolo Rim affondava, con violenza, le sue radici, la fiaccola della salvezza seguitava ancora ad ardere, traendo origine dall’indomita determinazione di tutti”.

Un romanzo che mi ha sorpreso e colpito in modo molto positivo, che ha saputo sconfiggere il mio scetticismo iniziale, catapultandomi in un mondo magico, dove le spade hanno un nome e un’anima, dove il codice cavalleresco porta a compiere gesti di estremo altruismo, dove un continente e un fiore diventano protagonisti… e che sicuramente consiglio!!!

  Serenella.

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2 pensieri su “Recensione di: “Orbeth – L’oscura minaccia” di Marco Perrone

  1. Marco Perrone ha detto:

    Ho letto la recensione alla prima delle mie opere romanzesche con il sorriso sulle labbra ed una piacevole pelle d’oca lungo la schiena. Credo che leggere i commenti dei propri lettori, i loro pensieri e recensioni, soprattutto se piacevolmente positivi come in questo caso, sia equiparabile al baciare chi si ama: non ci si stanca mai, emoziona sempre come la prima volta.
    E così io ringrazio Natascia e Giulia, insieme all’intero staff, per avermi ospitato nel loro originale angolo letterario, e soprattutto il mio sincero “Grazie” va a Serenella, lettrice che in maniera personale e sincera ha saputo calarsi nella trama, trasmettendomi con la sua dettagliata recensione quello che è il fine ultimo della mia stessa scrittura: rendere chi sfoglia il romanzo spettatore incredulo di ciò che i miei occhi in primis, durante la stesura, hanno visto.

    Perrone Marco

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  2. Marco Perrone ha detto:

    Ho letto questa recensione, alla prima delle mie opere romanzesche edite, con il sorriso in volto e una piacevole pelle d’oca lungo la schiena. Credo che leggere i pareri dei propri lettori, le loro impressioni vissute, soprattutto se piacevolmente positive come in questo caso, sia un pò come baciare chi si ama: è un qualcosa che non basta mai, emoziona sempre come la prima volta. E così io ringrazio Natascia e Giulia, insieme all’intero staff, per avermi ospitato nel loro originale angolo letterario, e soprattutto il mio sincero “Grazie” va a Serenella, lettrice che in maniera personale e sincera ha saputo calarsi nella trama, trasmettendomi con la sua dettagliata recensione quello che è il fine ultimo della mia stessa scrittura: rendere chi sfoglia il romanzo spettatore incredulo di ciò che i miei occhi in primis, durante la stesura, hanno visto.

    Perrone Marco

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