Recensione di: “A Time for Love. Un tempo per amare” di Chiara Mineo

Buongiorno Notters!
Oggi vi parlo del libro che ha accompagnato le mie giornate in questa settimana rendendole tutto tranne che monotone e noiose…
Sto parlando di “A time for love” di Chiara Mineo.
Un libro che mi ha lasciata senza parole, letteralmente.
Un libro che semplicemente non potete prendervi per nulla al mondo, parola di Notters! 😉

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TITOLO: A Time for Love. Un tempo per amare
AUTRICE: Chiara Mineo
DATA PUBBLICAZIONE: 20 aprile 2015
GENERE: Romance storico
EDITORE: Self-Publishing
PAGINE: 389
FORMATO: ebook / cartaceo
PREZZO: 0,99€ / 13,52€


SINOSSI

24 Giugno 1929. Elena, una bambina dolce e spensierata, è finalmente giunta al suo decimo compleanno e non vede l’ora di festeggiarlo, ma quel giorno la sua vita è destinata a cambiare per sempre. Nei pressi del Colosseo, dove tutto sembra immortale, Elena viene rapita da due misteriosi uomini, dallo strano accento. Quella mattina Elena compiva dieci anni, ma quella stessa mattina perdeva tutto: l’amico Marco, la famiglia… la sua vita. Elena, improvvisamente, non è più una bambina, ma una detenuta del campo tedesco. Impara a lottare, ad obbedire, a sopravvivere. Dove Elena ha perso la sua identità passando a Helen Krämer, dove tutti perdono la loro umanità, lei non può far altro che sperare. Dove regna la miseria e la violenza Helen trova l’unico filo di ragnatela in grado di garantirle la libertà. Può decidere di rimanere nel campo e di morire o di diventare assistente medico per l’esercito tedesco. È il 2 Novembre 1939, la festa dei morti, quando Helen si ritrova in mezzo la guerra. Nella città di Danzica, dove tutto ha inizio e fine, Helen incontra Ethan, giovane capitano dell’esercito tedesco. Helen non sa dove ha già visto occhi tanto verdi, del colore della giada, poiché il campo le ha strappato persino i ricordi. Ogni volta che Ethan le mostra un briciolo di umanità e di sentimento, lei è costretta a fare un passo indietro. Un fardello troppo grande pesa sul suo cuore, un segreto da nascondere al bellissimo capitano: un codice di detenzione tatuato sopra il seno sinistro.
Mentre una feroce guerra investe tutto il mondo, la dolce Helen e il coraggioso Ethan non possono far altro che sperare, imparare a riconoscersi… imparare ad amarsi.
Sperare, lottare e vivere sono le tre regole fondamentali di chi vive la guerra. Sperare in un futuro migliore. Lottare per sopravvivere. Vivere per avere la pace.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!***

Ci sono libri che parlano di storie d’amore, che raccontano sentimenti, passioni, emozioni palpabili.
Li leggi, ci entri, ti immergi e poi quando li chiudi… Finisce la magia.

Ci sono poi libri che invece scalpitano per essere letti, che li vedi e ti sembra quasi che tremino per l’energia che sprigionano, per la voglia che hanno di farsi scoprire dal lettore che si ritrova inevitabilmente incuriosito.
Quei libri che appena li apri urlano a squarciagola la loro storia, crudeli, senza curarsi di chi li legge perché la voglia di tirar fuori il mondo che risiede, in silenzio, in loro, è troppa.
Libri che accompagnano ogni momento, ogni secondo della giornata del lettore, che si infilano in un pensiero e non lo mollano mai, che martellano nella testa, una costante, una dipendenza, peggio di una droga.
Cento coltellate al cuore e mille tachicardie.
“A time for love” è tutto questo.
È tutto ciò che un lettore si aspetta da un libro: un universo che inghiotte, che zittisce i rumori della città, della stanza, che strappa il cuore dal petto e lo tiene con sé per un po’, giusto il tempo di cambiare qualcosa per sempre e poi rimetterlo al proprio posto con la consapevolezza che mai niente sarà come prima. Niente.

Roma, 1929.
Elena è una bambina spensierata, osserva il mondo che la circonda con i suoi dolcissimi occhi azzurri, incapace anche solo di pensare che il male e il dolore stanno ad un passo da lei.
Vive i suoi giorni con curiosità e voglia di fare, ignara dei pericoli che si nascondono nella sua città, la sua amata Roma… quella città che, con quell’enorme Colosseo, la fa sentire tanto piccola.
Non vuole crescere, pensa che per quello, per le “cose da grandi” ci sia ancora tempo, anche se la sua voglia di conoscenza, la sua avidità di lettura dicono tutt’altro.

Marco, più grande di lei di tre anni, è il suo più caro amico.
Gelati, passeggiate, corse in bicicletta e chiacchiere sono all’insegna delle loro giornate anche se nei profondi occhi verdi di Marco si nasconde da sempre qualcos’altro, qualcosa di meno “puro” rispetto ai pensieri di Elena, qualcosa “da grande”.

Era una giornata speciale, il giorno del compleanno di Elena, il giorno in cui tutto cambiò.
Quella giornata si portò via l’innocenza e il futuro di due bambini, la loro spensieratezza e anche la loro amicizia.
Quel giorno, Elena e Marco non hanno avuto scampo: il destino, beffardo, gli ha giocato un brutto scherzo.
Un destino chiamato guerra.

“Erano su quel treno da quattro giorni ormai. Vivevano nel sudiciume e nella miseria. La notte del quarto giorno il treno si fermò per l’ultima volta.
[…] Il vagone venne aperto brutalmente, al punto che le pareti tremarono. Un soldato con addosso una divisa verde puntò sui loro volti una torcia elettrica.
«Aussteigen», disse il soldato in tedesco.
“Scendete”.
Era l’unica cosa che sentivano dire da giorni, l’unica parola che riconoscevano.
[…] Erano arrivati a un bivio. In quel punto, sperduto nel mondo, i soldati avrebbero deciso cosa farne dei bambini.
Rimanevano in silenzio attendendo nuove istruzioni, con tre soldati a fare da guardia al gruppo. Dal fondo della steppa giunsero sei furgoni militari. Erano guidati da soldati, tedeschi che urlavano e sbraitavano ordini. I bambini vennero fatti salire a bordo e, una volta dentro, il telone venne abbassando, chiudendo ogni rapporto con l’esterno, mentre il treno riprendeva il suo viaggio ma senza di loro.”

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Elena si ritrova catapultata in una realtà lontana da lei, una realtà che con la sua innocenza non riusciva nemmeno ad immaginare ma che, purtroppo, si è abbattuta su di lei in maniera impetuosa.
Ma Elena è una tosta; con una forza d’animo da far invidia persino al protagonista di “Cast Away”, non si arrende, non si lascia abbattere dalla sofferenza e dal dolore, continua a (soprav)vivere giorno dopo giorno, passando così sette lunghi anni in un campo di concentramento tedesco.

“Tutto era fermo, statico, intorno a lei. Helen era lì, in piedi, ma allo stesso tempo era altrove. Non era in quello spazio angusto, soffocante. No, lei era in un altro mondo, dove tutto si tingeva di nero, dove lei non era costretta a vedere nulla se non il vuoto. Si sentì debole e stanca, non solo fisicamente ma anche nell’animo. Era quello il peso del corpo, ciò che più feriva tra tutti i tormenti. Doveva sorreggere il peso dell’anima, la coscienza che le dettava ordini come un soldato e con il fucile puntato addosso lei non poteva permettersi di crollare e cadere. Doveva continuare a rialzarsi. Sempre e comunque.”

Elena Castelli diventa Helen Krämer, una bellissima ragazza tedesca di diciassette anni finita in quel triste mondo.
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Una ragazza tedesca costretta a vivere i soprusi dei soldati, dell’insegnante di medicina del campo, costretta a guardare la gente intorno a sé morire, trovando solo in Michael, il suo unico amico da quel giorno maledetto, quel poco di conforto in grado di farla svegliare la mattina.
In tutti questi anni, però, una domanda ha da sempre invaso i suoi pensieri: “e Marco? Che sia veramente morto quel giorno nello scontro con il mio rapitore?”…

Ma il destino continua ad esserle avverso, non le da tregua; dopo una sua alzata di testa, una sua ribellione, Elena si ritrova a dover compiere una scelta: abbandonare il campo di concentramento e andare a Danzica a lavorare come infermiera per i soldati ed entrare nel vivo della guerra, oppure rimanere all’interno del campo e partecipare al progetto “Normalizzazione”.
Cosa scegliere?
Tentare di salvarsi o arrendersi fin da subito?

“Helen tremò a quel punto, un lungo brivido che la scuoteva dalla testa ai piedi, ma non abbassava lo sguardo dagli occhi del generale. Semplicemente, non vedeva più niente se non il buio delle sue parole.
«Siete state scelte tra tanti detenuti, potete considerarla fortuna o onore, ma siete state scelte. Se vi rifiutate rimarrete con le vostre compagne, ma se accettate sopravvivrete».
Un soldato che Helen non aveva notato si avvicinò a lei stringendo in mano una divisa militare, piegata con cura. Gliela porse con delicatezza e indifferenza. Helen guardò stralunata la divisa non vedendovi nulla di onorevole o di fortunato.
[…] «Non sprecate questa opportunità che vi viene data», le consigliò Hoffmann.
Era un’altra sfida della vita. Forse l’ultima. Forse la milionesima.”

Per cosa avrebbe potuto mai optare una guerriera come lei?
Si ritrova così catapultata nuovamente nell’ennesima diversa realtà: la caserma di Danzica.
Qui Elena riscoprirà il valore del rispetto, il calore di un abbraccio, il piacere di sorridere.
Salverà delle vite, farà nuove amicizie, capirà che non tutti i soldati sono uguali, che non tutti credono che la guerra sia giusta e che non tutti siano cattivi.
Imparerà a godere delle piccole cose, come di un gelato sul molo e una passeggiata sulla spiaggia.
Ma, ciò che realmente la cambierà, ciò che realmente la farà impazzire, saràimage (1) imbattersi in Lui, nel Sentimento.
Sarà incontrare Ethan.

“Helen alzò lo sguardo senza lasciar andare la mano del capitano e lo guardò in viso. Rimase sorpresa, a bocca aperta. I capelli dell’uomo erano sinuosi, neri come l’ebano, gli zigomi sporgenti, i lineamenti sensuali, le labbra pronunciate, il naso perfetto e dritto, una cicatrice gli attraversava la guancia. Era alto, così alto che Helen dovette reclinate la testa indietro per poterlo vedere. Il suo corpo era muscoloso, la maglietta nera aderiva al torace. Ciò che più colpì Helen furono i suoi occhi. Non erano grigi e spenti come i mille occhi che aveva visto fino ad allora. No, quegli occhi erano qualcosa di travolgente, la marea che trascina via, il fondo del mare quando l’acqua è più alta. Due gemme, di un verde burrascoso, la fissavano con dolcezza. Helen rimase incantata sentendosi perdere dentro le sue iridi. Vi vedeva la luce del sole catturata al loro interno, frammenti di bottiglie che brillavano su una spiaggia deserta.
Il capitano le sorrise divertito. «Mi piacerebbe riavere indietro la mia mano», le disse gentile.
«Sì… la mano…», disse Helen tra le nuvole. «Oh, sì! La mano!»”

Quel ragazzo la attrae come una calamita e lei mai prima d’ora si era sentita così.
Tranne che… Un attimo, e quegli occhi verdi?
Dove li aveva già visti?
Ad Elena ricordavano qualcosa, anzi qualcuno, ma proprio non riusciva a ricordare chi.
Il suo passato era sepolto in lei, coperto e nascosto da quel tatuaggio sopra al seno sinistro, all’altezza del cuore, quel numero che ha paura possa farla scoprire e che ogni tanto sfiora da sopra la maglietta, giusto per ricordarle da dove viene, chi è.
Eppure ogni giorno che passa è un passo in più verso Ethan e a ciò che può offrirle: tornare ad essere felice.
Ma qualcosa la trattiene, qualcosa non permette ad Elena di lasciarsi andare: la paura di farsi scoprire da lui, di farsi guardare per ciò che è realmente e quindi farsi odiare.
E poi lei non si innamora mai, non può innamorarsi, perché altrimenti dopo soffrirebbe.
Perché in questa vita, in questa guerra, solo uno è il vincitore su tutti: la morte.

“Non attaccarti mai a nessuno perché nessuno tornerà mai indietro”,  si ripeteva sempre.”

Riuscirà Ethan a farle cambiare idea?
Sarà capace di sciogliere quell’enorme lastra di ghiaccio che Elena ha sul cuore?
E lei sarà in grado di lasciarsi andare?
Si ricorderà dove aveva visto quegli stessi occhi verdi?
Ma, soprattutto, l’amore sarà in grado di superare gli orrori della guerra, sarà più forte della morte?
Ed Elena combatterà per questo?

“Eppure, non è così difficile riconoscere qualcosa di prezioso, quando lo incontri. Non brilla, riempie.”
– Twitter.

Non posso dirvi altro Notters, veramente non posso.
Dovete leggere questo incredibile libro e io non posso permettermi di rovinarvi una così stupefacente lettura.
Sarebbe davvero un crimine.

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“A time for love” è una bomba, letteralmente.
È la bomba della guerra che distrugge ospedali, case, chiese, intere città.
È anche quella bomba che fa esplodere il cuore in mille pezzi che diventano milioni di emozioni e sensazioni diverse, sparse per tutto il corpo.
Quella bomba che non da il tempo di rialzarsi e costruire un qualcosa di nuovo, mattone dopo mattone, perché torna più potente di prima, più forte che mai e trafigge anche la più potente delle corazze.
Ma è pure la bomba che si riesce, finalmente, a disinnescare e che fa tornare la quiete dopo la tempesta portandosi con sé i frammenti di tristezza e agonia che si trascina dietro.

Un libro che è capace di raccontare meglio di qualsiasi altro film trasmesso durante la giornata della memoria, che parla più forte delle voci che raccontano la guerra per sentito dire.
Non c’è 25 aprile che tenga, questa storia è lo sguardo col binocolo sul mondo di ottanta anni fa, anzi di più.
È vivere la guerra sulla propria pelle, patire la fame e la sete, svenire per la fatica, piangere per l’immensa sofferenza, accontentarsi di un sorriso ogni tanto, di un gesto affettuoso che faccia sentire vivi, di ricordare da dove si viene e di chi si è.
È uccidere uomini solo per il dovere di farlo, per sopravvivere, è compiacere soldati solo perché si è considerati oggetti e non permettere ai sentimenti di prevalere, per paura di soffrire ancora di più,
È anche riscoprire l’amore e abbeverarsi di quel sentendo giorno dopo giorno, finché non torni davvero in vita.

Questo libro mi ha devastata, disarmata, folgorata.
Credetemi, non riesco a trovare un termine esatto che possa avvicinarsi a come mi sono sentita leggendo questa meraviglia.
Una scrittura elegante, emozionante ed esaltante quella di Chiara Mineo che è in grado di rendere interessante e travolgente qualsiasi vicenda, qualsiasi storia.
Un libro che, sicuramente, esalta la profonda conoscenza del periodo storico della scrittrice e della sua sensibilità, fragilità e curiosità per quell’orrore chiamato guerra che non è poi così distante da noi.
Chiara affronta, infatti, il tema con estrema maturità e non si riguarda dal trattenere quel velo di malinconia e compassione per chi ha vissuto quegli anni, che accompagna la lettura di tutta la storia.

È un libro che si è abbattuto sulla mia quotidianità come una fulmine a ciel sereno scombussolando completamente le mie giornata, travolgendo inaspettatamente ogni mio pensiero.
Una volta finito, mi ha fatto venir voglia di ricominciare a leggerlo una seconda, una terza, una quarta, una centesima volta, per potermi riempire nuovamente di tutte quelle emozioni che è stato in grado di suscitarmi.
È un libro che non stanca mai, che fa riflettere e che insegna a guardare ciò che ci circonda con occhi diversi perché in fondo, noi, oggi siamo veramente fortunati.
E non dovremo dimenticarcelo mai.

Se potessi darei a questo libro il doppio del massimo delle stelline, perché se le merita davvero tutte.
Complimenti Chiara e grazie, per averci regalato questa meraviglia. ❤

Edna ❤


A Time for Love. Un tempo per amare

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