Recensione di: “Dracula – Love Never Dies” di Natascia Lucchetti

Buongiorno carissimi Notters!

Oggi vi parlo di un romanzo incredibile, che ha toccato le corde più profonde della mia anima come pochi libri sono riusciti a fare: si tratta di storie indimenticabili, intense, appaganti in tutto e per tutto…Ecco, il romanzo in questione s’inserisce perfettamente in questa categoria, sebbene non fossi sicura che il genere mi sarebbe piaciuto così tanto. A cosa mi riferisco? Ma a lui, “Dracula” di Natascia Luchetti.

Se il mio preambolo vi ha incuriositi almeno un po’, seguitemi per saperne di più! 🙂

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TITOLO: Dracula – Love Never Dies
AUTRICE: Natascia Luchetti
GENERE: Romanzo horror/romantico
EDITORE: Delrai Edizioni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 gennaio 2017
PAGINE: 335
FORMATO: Ebook/Cartaceo (sia versione Deluxe sia economica)
PREZZO: 2,99/€ 16,50 (versione Deluxe)/€ 9,90 (versione economica)

 


SINOSSI 

Sono passati più di cento anni dalla sconfitta delle tenebre.
Il ricordo sbiadito e invecchiato della donna che ha amato continua a torturare il suo animo imprigionato e inquieto. L’animale che è in Vlad preme per uscire e vendicarsi così della prigionia a cui Van Helsing e Harker lo hanno costretto, allontanandolo dall’amore. Il male è di nuovo pronto per calare su Londra e lasciare una scia infinita di sangue. Crudele e privo di morale, Dracula si aggira per la città, ma l’antica promessa di un sentimento eterno torna a fargli visita. Yrden Clarks lo guarda con ardore, lei non lo giudica, lei non ha paura… Ma è la vendetta che alimenta la smania del mostro e lo guida nella lotta tra luce e ombra. Non c’è niente che può salvare un uomo senz’anima, niente, nemmeno l’amore a cui la storia sembra averlo destinato.

RECENSIONE 
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER*** 

Nella premessa, ho fatto riferimento a quella cerchia di “libri speciali” che ogni lettore incontra nella propria vita e definisce tali, ovvero quei romanzi in grado di lasciare delle sensazioni uniche, quasi indefinibili. Mi spiego meglio. Avete presente quando giungete all’ultima pagina di un libro e, una volta concluso, provate una profonda commozione quasi steste salutando un caro amico da cui non avreste mai voluto separarvi? Ma sì, ogni lettore possiede una lista di questi libri speciali e sono fiera di dire che Dracula di Natascia Luchetti si è appena aggiudicato un posto d’onore nella mia.

Raramente do cinque stelle nelle recensioni, semplicemente perché è difficile per un libro rasentare la perfezione, che a mio personalissimo giudizio è rappresentata dal pieno coinvolgimento emotivo del lettore, accompagnato da una trama magnifica e da una struttura stilistico-linguistica solida e appassionante. Se a tutto ciò, aggiungiamo il fatto che mi sono accostata a questo romanzo con una spiccata curiosità, ma incerta se mi sarebbe davvero piaciuto o meno…Beh, allora potete capire il motivo del mio voto al piccolo capolavoro di Natascia.

Innanzitutto, voglio rassicurarvi su una cosa: non dovete essere degli amanti sfegatati del genere horror per apprezzarlo né aver letto Dracula di Stoker.
Certo, sapere quantomeno chi sia Vlad III Draculea può aiutarvi, ma dubito fortemente che qualcuno ignori il succo della storia.

Dico ciò, perché magari la mancata lettura del capostipite letterario potrebbe frenarvi nell’acquisto del libro in questione, ma potete stare tranquilli: ci pensa la meravigliosa penna di Natascia a delucidarvi sul passato di Dracula e, dunque, sulla trama di Stoker, citandolo abbondantemente e proponendo numerose comparazioni con le vicissitudini passate del vampiro primigenio.

La storia si apre con uno scenario piuttosto triste, ma perfettamente coerente con la nostra epoca. A cent’anni dalla sconfitta delle tenebre, Dracula è prigioniero ad Hellsgate, una struttura in cui vengono effettuati esperimenti scientifici sui prigionieri detenuti al suo interno. Il vampiro è ridotto in fin di vita, orrendo a vedersi, ma non è stato ucciso perché è proprio con il suo sangue che viene effettuata buona parte degli esperimenti: Vincent Harker, responsabile di Hellsgate, vuole sfruttare a suo vantaggio le peculiarità del vampirismo, quali l’estrema forza, l’immensa velocità, la capacità di guarire dalle ferite, ma soprattutto l’immortalità. È la condizione in cui è relegata sua figlia Aurore, costretta sulla sedia a rotelle, a indurlo a perseguire tale scopo; ma è anche l’odio che nutre per Dracula a far sì che Vincent voglia mantenerlo in vita, una vita di patimenti, umiliazioni e sofferenza. Tale odio discende direttamente dal suo antenato Jonathan Harker che, non solo fu tra i maggiori nemici del vampiro primigenio, ma fu anche lo sposo di Mina Murray, la donna che donò il proprio cuore a Dracula e che, anche dopo la sconfitta del vampiro, non si rassegnò mai alla sua perdita, lasciandosi perire d’infelicità.

Dracula riesce a fuggire da Hellsgate grazie all’aiuto di Peter Clarks, giovane guardia contraddistinta da grande sensibilità, che non sopporta di vederlo ingiustamente maltrattato. Tuttavia, paga a caro prezzo lo scotto del suo errore, un errore che commette al solo scopo di sopravvivere: gli viene iniettato un po’ del sangue prelevato a Dracula e Peter si trasforma in una sorta di superuomo vampirizzato. Uccide tutti coloro che cercano di fermarlo, fino a quando Dracula gli strappa il cuore, anticipando la fine che avrebbe comunque segnato il ragazzo. Gli ultimi pensieri di quest’ultimo sono dedicati alla fidanzata Annie e ai fratelli minori Noah e Yrden, che lo aspettano impazienti a Londra. Ed è proprio a Londra che si sposta il fulcro della narrazione, poiché è lì che Dracula si dirige.

Rimessosi in forze e recuperato il suo bellissimo aspetto originario, fa recapitare una lettera a Vincent Harker, facendogli intendere che si vendicherà per la lunga prigionia a cui l’ha sottoposto. Per questo motivo, Dracula prende ad uccidere e a spargere terrore nella capitale inglese, cosicché il suo nemico capisca quanto gli sia vicino.

È particolarmente interessante il fatto che Dracula stesso, nel contesto moderno in cui si trova dopo cent’anni d’isolamento, si consideri un vero e proprio anacronismo vivente. In effetti è così e non posso negare che il suo linguaggio forbito, galante e altolocato mi abbia soggiogato esattamente come ha fatto con le sue vittime. L’eleganza da cui è contraddistinto il vampiro è ineguagliabile e posso affermare con certezza che sia il punto forte del romanzo, ciò che mantiene i lettori incollati alle pagine. È come se i suoi poteri e le sue capacità ammaliatrici circuissero tanto i personaggi della storia quanto chi legge. Questo è un grande merito che va reso alla penna dell’autrice, incredibilmente talentuosa nel mantenere una continuità tra il Dracula di Stoker e il suo, senza mai indurre il lettore a pensare che il personaggio principale abbia subito dei mutamenti o dei cali di stile.

Noah e Yrden Clarks, fratelli minori del deceduto Peter, si trovano a fare i conti con la sua misteriosa morte, nonché con la depressione di Annie. Quest’ultima comincia a comportarsi in maniera anomala ogni giorno di più, tentando di sedurre Noah (che ha sempre considerato alla stregua di un fratello) e uccidendo il dottore mandato a visitarla. Pagina dopo pagina, scopriamo che Dracula in persona l’ha resa una vampira, sfruttando la disperazione da cui Annie è stata pervasa nel momento in cui ha preso atto della morte di Peter. Come viene esplicitato nel romanzo, infatti, una donna viene vampirizzata solo se lo vuole (con particolare riferimento a Mina Murray) ed Annie non aveva nulla da perdere nel diventare la serva di Dracula, ma tutto da guadagnare.

Il vampiro primigenio continua ad uccidere, facendo sì che i londinesi, all’oscuro di chi si celi dietro ai terrificanti omicidi che stravolgono la città, lo considerino un secondo Jack lo Squartatore. Per ironia della sorte, in molti azzardano perfino alcune teorie riguardanti proprio Dracula di Stoker, senza sospettare che lui esista davvero; ho trovato questo accorgimento di Natascia molto umoristico.

Pian piano comincia a delinearsi un drappello di persone decise a combattere il mostro, guarda caso formato proprio dagli eredi degli antichi nemici di Dracula: Vincent Harker, Darren Van Helsing, John Morris, Arthur III Holmwood Godalming e sua figlia Mercy Godalming, ex fidanzata di Noah Clarks. Ex, perché fu costretta a prendere le distanze da lui dalle minacce del padre altolocato che non accettò mai un poveraccio come compagno per la propria figlia ribelle.

Vi dico subito che ho amato particolarmente il personaggio di Mercy, così forte, combattiva e pienamente sé stessa. Lei è la prima a rendersi conto che a definire la natura mostruosa di qualcuno sono gli atteggiamento messi in atto dallo stesso e nient’altro.

 “[…]Yrden sbarrò gli occhi e schiuse le labbra nel ritrovarsi a osservare la figura di D. I suoi occhi erano scarlatti come quelli di Annie. 
Per un istante le rivolse uno sguardo mesto, poi si voltò verso Annie e, sollevando le labbra, le mostrò la ferina dentatura. 
«Non avresti dovuto osare tanto. Tu sei soltanto una schiava!» 
«Ma M-Maestro, io non…» 
A grandi passi che non facevano alcun rumore a terra, Dracula si avvicinò alla ragazza e afferrò tutte e due le sue spalle, con entrambe le mani. 
«Sapevi che cosa ti era lecito e cosa non avresti mai dovuto fare. Lei è preziosa per me e tu non avresti mai dovuto pensare di sostituirla.[…]” 

Siamo arrivati alla mia parte preferita, ovvero la storia d’amore.
Sì, signori miei, perché vi svelo un segreto: Dracula non è altro che una storia d’amore. La battaglia, il sangue che scorre, la morte, la sofferenza…Nulla, in questo romanzo, conta quanto il sentimento che Dracula scopre di poter provare nuovamente, dopo tanti anni di agonia.

Durante la sua permanenza a Londra, infatti, il nobile vampiro incontra una bellissima e giovane fanciulla, dai lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri. Lei è timida nei suoi confronti, a causa dell’evidente differenza sociale che li contraddistingue, ma dal primo istante in cui si rivolgono lo sguardo, è come se i due fossero trasportati in un’altra dimensione. Diventano l’uno l’incastro perfetto dell’altra ed è evidente quanto il loro sentimento sia vero, puro, sebbene Dracula sia considerato da tutti un mostro e, dunque, l’antitesi della purezza, e lei sia una ragazza che nella vita abbia patito molte sofferenze, discriminazioni e lutti.

Chi è la misteriosa fanciulla? Nientemeno che Yrden Clarks!

Si conoscono presso l’hotel dove Dracula alloggia, poiché Yrden vi lavora, e subito scatta la scintilla. Una potente alchimia unisce le loro anime che sembrano essere ormai indissolubili.

Dracula rimane sul vago circa la propria identità, sebbene vorrebbe essere sincero con lei, ma teme che la farebbe scappare. Tuttavia, Yrden è diversa da qualunque altra ragazza: sente, avverte che si celi qualcosa di misterioso dietro l’affascinante figura di quell’uomo bello e gentile che in più occasioni le chiede di uscire, portandola in posti lussuosi che non avrebbe mai immaginato di poter esplorare…E lo difende persino quando compare sul giornale come principale indiziato per gli omicidi che si stanno susseguendo a Londra…Salvo poi ritrovarsi faccia a faccia con la dura realtà.
Dracula si rivela alla sua amata nel momento in cui Annie cerca di ucciderla per diventare la preferita del Maestro, lasciando Yrden di stucco. Lei si arrabbia, lo respinge, accanendosi contro il sentimento che prova per lui, interpretandolo come una mera illusione creata dalla magia del vampiro, pur sapendo che non è così. Tuttavia, non passa molto tempo prima che Yrden capisca quanto la sua reazione abbia ferito Vlad e quanto lei stessa non riesca ad odiarlo, nonostante tutto.

“[…]Qualcosa in lei gridava disperato all’errore che aveva appena compiuto. Aveva calpestato l’amore di D., per quanto sbagliato esso fosse, lo aveva schiacciato, vomitando parole che sicuramente non rappresentavano la verità. Ma come non reagire a quel modo? Lui aveva ucciso Annie, lui aveva stravolto l’intera città di Londra, aveva seminato il terrore ovunque. Non era forse abbastanza per iniziare a considerarlo un abominio da distruggere? Sì. Seguendo la logica doveva essere esattamente così. Il male è qualcosa dal quale si deve sfuggire, che si deve odiare a priori. Non c’è giustificazione alla morte, alla dannazione. Esse sono tali e basta. Sono valori definitivamente necagiti e inaccettabili. Yrden era sicura di dover provare indignazione, di doversi sentire tradita e di essere obbligata a provare disgusto per quella creatura che aveva spogliato la sua vita di un affetto importante come Annie, eppure non riusciva a smettere di pensare a quanto le sue parole gli avessero fatto male.[…]” 

La narrazione salta da un personaggio all’altro, andando a coinvolgere in prima persona tutti i componenti dello schieramento anti-Dracula, ma Natascia è così brava da permettere al lettore di non perdere il filo del discorso. Tutto è connesso in maniera sistematica, tutto torna, cosicché anche i personaggi che inizialmente possono apparire estranei trovano un loro senso compiuto.

Da questo momento in avanti, è impossibile staccarsi dalle pagine del romanzo, talmente si è coinvolti nella vicenda intrisa di pura suspense e attimi carichi di azione.

La storia d’amore tra Dracula e Yrden non sfocia mai in momenti di passione fisica, eppure è tra le più intense e appassionanti che abbia letto; solo a pensarci mi vengono i brividi. Entrambi soffrono molto a causa della lontananza e della natura maligna del vampiro.
Mi ha commossa il passaggio in cui lui vuole congedarsi un’ultima volta da Yrden prima di partire per la Romania, ma nasconde con un mantello il proprio aspetto bestiale (dovuto all’indebolimento fisico) per non farle ribrezzo; in tutta risposta, lei gli sposta il cappuccio dal viso e lo sfiora di carezze, dimostrando come il vero amore vada al di là dell’aspetto, delle maledizioni, di tutto.

“[…]C’erano centinaia di esseri simili a Dracula in tutto il mondo. Creature nate dalla maledizione del sangue, dalla disperazione, dal semplice desiderio di non spegnersi. Quei paletti avrebbero continuato a trapassare cuori, quelle lame a tagliare teste, quell’acqua santa a bruciare la pelle, ma non ci sarebbe mai stato avversario più rispettabile e onorevole di Dracula. Era l’unico vampiro che agiva con lo stesso codice d’onore di un cavaliere. Tutti gli altri proteggevano soltanto la loro immortalità, lui invece era diverso: lui proteggeva i suoi sogni, anche se nel modo sbagliato.[…]” 

La storia scritta da Natascia appare quasi una sorta di remake di quella di Stoker, senza, tuttavia, sfociare mai nel banale o nel plagio. Anzi, è bello per il lettore ritrovare dei cenni riguardanti il passato del vampiro primigenio, perché in tal modo il cerchio si chiude perfettamente.

Accingendomi a fare le ultime considerazioni, vorrei rendere onore alla bellissima grafica da cui è caratterizzato il libro: la cover, ma anche l’impaginazione interna, con motivi a tema e le pagine dedicate ai titoli dei capitoli decisamente azzeccate.

Dracula di Natascia Luchetti affronta tantissime e svariate tematiche, ma ce n’è una, in particolare, che mi ha colpito e fatto riflettere. Vlad è un personaggio negativo e la sua sete di sangue va di pari passo con l’amore che prova per Yrden. Non è un eroe, tutt’altro: lui è il cattivo. Uccide, si serve delle persone a suo piacimento, medita vendetta e plagia le menti deboli che possono aiutarlo a perseguire i suoi scopi. Ma lo amerete. Eccome se lo amerete. Non potrete farne a meno. Sarete totalmente affascinati dalla sua retorica, dall’eleganza racchiusa nei suoi gesti, dalla magnificenza del suo aspetto, dalla fiera nobiltà che sprigiona nel suo rapportarsi tanto agli amici quanto ai nemici.

Ciò che voglio dire è che, sebbene sia il protagonista e a qualunque lettore (me compresa) venga spontaneo affezionasi a lui, non bisogna dimenticare che non incarna il bene, tutt’altro. Eppure, alla fine è proprio lui ad insegnare qualcosa a coloro che lo considerano da sempre un mostro. E qui, concedetemelo, nella mia testolina ha cominciato a ripetersi il motivetto di una canzone del Gobbo di Notre Dame:

 “Chi può decidere un mostro cos’è?” 

 Già, chi può farlo? E chi è il vero mostro in questa storia? Ai lettori l’ardua sentenza.

Una cosa è certa: non esistono limiti definiti tra ciò che è bene e ciò che è male. C’è un po’ di entrambi in ciascuno di noi, sta ad ogni persona decidere quale parte di sé far emergere maggiormente, di modo che la definisca.
Solo una cosa mi sento di dire all’autrice: bravissima. Non hai fatto centro, di più.
Tutti dovrebbero immergersi nella lettura di questo splendido libro, perché sono pronta a scommettere che si rivelerà una sorpresa anche per i più scettici.
So già che presto lo rileggerò nuovamente, perché Dracula mi manca già e la sua storia non risulterà banale nemmeno alla centesima lettura di questo romanzo.

Laura Z.

Il mio giudizio:

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