A tu per tu con: Antonella Maggio!

Ciao Antonella,
eccoci qui con la nostra breve chiacchierata  🙂

Grazie a te ed Argeta ho avuto la possibilità di leggere e recensire per Notting Hill Books “Questo nostro dolce Natale” (chi si fosse perso la recensione clicchi qui!), un libro che mi ha colpito molto per la profondità dei sentimenti che tratta e per le emozioni che sei riuscita a regalarmi come lettrice.

Ciao Julie, ringrazio te per aver letto e apprezzato il mio ultimo romanzo e il Blog per avermi ospitato.

Cominciamo con le domande, non vedo l’ora di svelare qualche curiosità in più ai lettori che hanno già avuto il piacere di leggere questa storia e soprattutto di incuriosire chi ancora non l’ha fatto! 🙂

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  1. “Questo nostro dolce Natale”, è una storia toccante, in cui il Natale è cornice e co-protagonista, una storia in cui riusciamo ad apprezzarne l’atmosfera solo dopo aver superato tante perplessità, tante paure insieme a Lucy, la protagonista femminile.
    Come è nata l’idea di scrivere questa storia?Non ti nascondo che all’inizio doveva trattarsi di una semplice storia natalizia, lì dove la protagonista, esasperata dal Natale, riusciva poi a ricreee47fd6b-ed7e-459f-8c13-f02fd52ec77cdersi grazie alla forza dell’amore, mantenendo però un tono ironico e leggero. Io però, non ho mai amato le cose semplici, scontate e banali e molto spesso riesco da sola a complicarmi la vita. Ecco cosa è successo con Questo nostro dolce Natale. Ho iniziato subito le ricerche riguardo all’ambientazione ed è stato amore a prima vista con la Svezia perché oltre a essere un paese nordico con la tradizione radicata del Natale, comprende anche altre numerose leggende e usanze, come quella legata alla festa della Luce e così è nata Lucy con la sua paura e il suo passato oscuro
  2. Immagina di dover dividere in percentuale il tuo racconto, quanto è reale e quanto invece è frutto della tua fantasia?
    Quale delle due parti farti, ammesso e non concesso che ci siano entrambe, hai fatto più fatica a scrivere?La storia di Lucy è tutto frutto della mia fantasia, ma non nascondo che i sentimenti e le sensazioni della protagonista sono tutti reali e mi appartengono oltre il 70%. Anche io ho la mia Thilda a cui sono legata, per la quale continuo a vivere per vedere nuove albe al posto suo. È stato dunque difficile mettere a nudo le paure e al tempo stesso è stato terapeutico; quando poi ho inserito il punto finale mi sono sentita vuota ed ero quasi tentata dall’appendere la penna al chiodo.
  3. Il libro racconta la storia di Lucy e William, due personaggi molto diversi tra loro ma anche molto simili. Cosa puoi raccontarci di loro?Lucy e William sono l’emblema del detto “gli opposti si attraggono”, quindi il loro rapporto, il loro amore sfiora la perfezione. Lucy è il buio, la sfiducia, il passato, il senso di colpa, la paura di amare, sorridere e vivere in maniera rumorosa; lei è lì, nascosta in un angolo, in silenzio e a sperare di non essere vista intanto che il tempo scorre e lascia segni. William, invece, è luce, è rumore, vitalità, un tornado di ottimismo e sorrisi nonostante i suoi segreti; lui è un uomo disposto a mettere da parte le sue pene per alleggerire la coscienza di Lucy. Ecco, lui ci insegna che nella vita, qualsiasi cosa ci accada, il sorriso non deve mai venire meno così come la speranza. Io sono dell’idea che ciascuno di noi ha bisogno di avere al proprio fianco una Lucy o un William per sentirsi completo e appagato.
  4. Oltre a “Questo nostro dolce Natale” hai scritto altri libri come “Profumo d’amore a New York”, “Manchi solo tu”, “Un’estate a Rimini per innamorarsi”… Se ti chiedessi di definirli con una parola?Parto dal principio. Profumo d’amore a New York è RISCATTO, quello che Sofie merita e la vita le concede. Un’estate a Rimini per innamorarsi è SPENSIERATEZZA, come l’amore spensierato e innocente che Vito conosce e prova per Camilla. Manchi solo tu è REALIZZAZIONE, come il sogno realizzato di Donny. Questo nostro dolce Natale è RINASCITA; Lucy ritorna a vivere per se stessa, per William e anche per Thilda.
  5. Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Quando hai iniziato a scrivere e c’è un perché, se posso chiedertelo?La passione per la scrittura è nata con me, anche se all’inizio l’ho sempre sottovalutata, non le ho mai dato troppa importanza e la ritenevo normale, così come è stato normale relegarla in un angolo perché ero troppo presa dallo studio o dalla vita. Poi una mattina di nove anni fa mi sono svegliata con una storia per la testa e non era un sogno; si trattava della prima protagonista di una mia storia che pretendeva di essere scritta nero su bianco su una pagina di Word e così è stato. Da allora ho iniziato a coltivare questa passione fino a quando quattro anni fa, per problemi di salute ho lasciato il mio lavoro e la scrittura mi ha assorbito completamente diventando un mio bisogno primario.
  6. Ho visto che tra pochissimo uscirà il nuovo romanzo scritto a quattro mani con Rujada Cordì, “Un weekend per quattro”, hai voglia di raccontarci qualcosa di questa nuova storia?Questa nuova storia è nata un po’ per gioco e un po’ per sfida. Non è 1929043_10208681734830801_726330214848568710_n.jpgla prima volta che scrivo a più mani con altri appassionati di scrittura come me, anche se questa volta parliamo di un romanzo vero e proprio. Non è facile unire due stili diversi di scrittura, fondere le idee di due cervelli che forse, qualche problemino ce l’hanno se poi arrivano a realizzare quello che abbiamo fatto Rujada ed io 😛 Abbiamo scelto i protagonisti di una delle nostre storie, rispettivamente di Un’estate a Rimini per innamorarsi con i miei Vito e Camilla, e Un cameriere solo mio nella mia vita (im)perfetta con Elisa e Alex di Rujada e abbiamo creato un mondo parallelo nel quale si incontrano/scontrano. È un romanzo divertente, a tratti folle e inverosimile che ha fatto ridere e divertire noi per prime e speriamo davvero che possa contagiare i lettori e regalare loro qualche ora di spensieratezza.
  7. Oggi, oltre a libro con Rujada, stai lavorando a qualche progetto, qualche nuovo romanzo bolle in pentola? 🙂Oddio! Ho perso il conto del lavoro che ho tra le mani. Posso dirvi che continua la mia collaborazione con Butterfly Edizioni e presto ci sarà una nuova pubblicazione con tanto amore e un pizzico di passione in più; sto finendo di editare il seguito di Un’estate a Rimini per innamorarsi che all’inizio non era previsto, ma i lettori me l’hanno richiesto e per me è stata una vera gioia continuare a scrivere di Vito e Camilla. Per giunta mi sono ispirata a un noto Chef della tv per descrivere il mio personaggio maschile e proprio in questi giorni, ho avuto il piacere e l’onore di apprendere che lui ne è entusiasta. Ho una pubblicazione anche con un’altra casa editrice free ma non so ancora se posso rivelare il nome, poi ci saranno due antologie a cui prenderò parte, una in particolar modo è a scopo benefico e i diritti d’autore saranno devoluti per intero a favore di una onlus di cui faccio parte perché riguarda una malattia genetica rara di cui io stessa sono affetta. E poi tanti altri lavori, alcuni dei quali ancora da terminareAdesso qualche domanda per conoscere un po’ di più “la tua scrittura”…

     

  8. Abbiamo conosciuto autrici che scrivono a penna, altre al pc, alcune fanno invece un misto, abbozzano manualmente i loro capitoli e nella revisione li battono su tastiera: e tu?Io sono avanti con i tempi, uso il riconoscimento vocale! Scherzo 😛 anche se in realtà l’ho utilizzato per qualche tempo perché soffro di tendinite e passare giornate intere a scrivere non aiuta. Comunque in passato scrivevo anche io su un quaderno per poi trascrivere tutto al pc ma adesso lo ritengo un lavoro troppo lungo e dispersivo, quindi uso solo ed esclusivamente il computer ad eccezione degli appunti o annotazioni, quelle le scrivo a penna sulle mie adorabili agendine.
  9. Moltissimi tuoi colleghi ci hanno raccontato che per trovare la giusta ispirazione seguono un rito particolare, hanno un portafortuna, un luogo speciale in cui rifugiarsi… E’ anche il tuo caso?Ho bisogno solo di silenzio e di abolire telefono e citofono. Mentre prima riuscivo a scrivere anche per strada sulle bozze del telefono o in casa mentre qualcuno guardava la tv ad alto volume nella mia stanza, ora non voglio sentir fiatare una mosca.
  10. Ultima domanda a bruciapelo: cosa ti aspetti da questo 2016?Bella domanda! Avrei una lista lunga e piena di desideri ma ho imparato da qualche tempo a non pensarci troppo, a prendere la vita così come viene. Spero solo di riuscire a terminare tutte le storie che mi frullano in testa e riuscire ad abbracciare dal vivo alcune delle colleghe conosciute qui sui social. Chi viene al Salone del Libro a Torino? :p

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Grazie Antonella per questa chiacchierata, per il tempo che ci hai dedicato e per le emozioni che ci hai regalato.

Julie. ❤

Io ringrazio ancora te, Julie e questo fantastico Blog che ospita tanti autori emergenti, dando noi l’opportunità di farci conoscere e far conoscere i nostri lavori. ❤

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A tu per tu con: Marilena Boccola

Buongiorno Notters, ormai la nostra scaletta la conoscete bene. Dopo le recensioni del lunedì, facciamo sempre quattro chiacchiere con gli autori che abbiamo letto! Lunedì ho recensito “Abbracciami più forte” di Marilena Boccola, e oggi sono in sua compagnia. Andiamo a leggere la sua intervista! 🙂

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Ciao Marilena grazie di aver accettato il nostro invito 🙂 ora partiamo con le nostre domande!

1- La storia di Simone&Martina com’è nata?

La storia di Simone e Martina nasce casualmente, nel senso che prima ho scritto “Una vita in più” (ancora inedito ma che conto di pubblicare a febbraio come prequel di “Abbracciami più forte”) e solo successivamente mi è venuta l’idea di sviluppare un incontro che Simone fa una sera d’estate, quando è completamente preso da Anna Laura, la sua direttrice.

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2- Nei ringraziamenti hai scritto che “Abbracciami più forte” doveva essere pubblicato dopo “Una vita in più” che è ancora inedito. Come mai hai fatto questa scelta?

Ho fatto questa scelta perché temevo di deludere le lettrici che avevano apprezzato il romanticismo di “Una casa per due”, visto che “Una vita in più” ha un linguaggio più crudo e scene di sesso esplicite. “Abbracciami più forte” è per me la giusta via di mezzo in quanto tenero, ma anche sensuale senza essere volgare.

3- Una domanda che a volte mi pongo. Come fate voi scrittori a scegliere i nomi dei vostri protagonisti? Ti inspiri a qualcosa o meglio a qualcuno?

L’associazione dei nomi a persone che si conoscono condiziona senz’altro la scelta. Tuttavia, per me scrivere romance è un po’ come giocare con le bambole: mi rimanda all’estrema libertà che avevo da bambina di usare la fantasia e dare i nomi che più mi piacevano, far indossare i vestiti preferiti, inventare le ambientazioni. Scegliere i nomi fa parte del gioco: Simone era il nome che avevo scelto per il mio secondogenito (che alla fine abbiamo chiamato Mattia) e mi richiama un figo un po’ ombroso. Martina mi fa pensare a una ragazza spigliata, moderna, determinata, ma sensibile e con valori forti, proprio come la mia protagonista.

4- Hai scritto molti altri libri, parlaci anche di loro?

Finora ho pubblicato due romanzi, “Abbracciami più forte” e “Una casa per due”, oltre a tre racconti di Natale: “Abbracciami è Natale” con Simone e Martina alle prese con il primo Natale insieme; “Una lettera dal cielo” contenuto nell’antologia promossa da Harem’s Book a favore di Unicef dal titolo “Un Natale speziato” e “Una magia di Natale” contenuto nell’antologia “A Natale ti regalo l’amore” a favore di AIRC.
In quello che scrivo mi piace valorizzare le bellezze del nostro Paese; infatti, le ambientazioni sono sempre italiane e i personaggi appartengono alla quotidianità perché amo sognare e far sognare raccontando la realtà e descrivendo cose che potrebbero succedere davvero. Infine, nei miei romanzi si incontrano sempre i piccoli piaceri della vita quali mangiare e bere bene, i libri, i viaggi, l’arte, gli affetti più sinceri degli amici e dei familiari.

5- A quale dei tuoi libri sei più affezionata?

È difficile rispondere a questa domanda… ho capito che i romanzi che si scrivono sono come figli: non si può amarne uno più di un altro. Sicuramente, “Una casa per due”, il primo romanzo che ho pubblicato, continua a darmi grandi soddisfazioni. Forse per la splendida ambientazione (la Riviera ligure di Levante), perché ha una trama semplice e lineare, perché la coppia che si respinge e attrae al contempo piace sempre, perché è una favola moderna che fa sognare a occhi aperti.

6- Un paio di domande “ficcanaso”. Hai un luogo e una situazione particolare per scrivere?

Scrivo nello studio di casa mia, a Mantova, seduta a una scrivania in legno che era di mia mamma, su una sedia imbottita un po’ retrò, la lampada da tavolo accesa, spesso sorseggiando caffè o una tisana fumante. Il tempo per scrivere è poco visto che ho un lavoro d’ufficio, un marito e due figli in età scolare oltre a una casa da seguire: lo rubo essenzialmente al sonno, oppure sacrifico i momenti di relax senza mai rinunciare a leggere, però!

7–  Quando inizi una stesura, per un nuovo romanzo, per i tratti caratteriali fai un mix di carattere di chi conosci e metti anche un po di te?

Sicuramente metto un po’ di me: nel caso di “Una casa per due” Vittoria mi assomiglia di più, mentre in “Abbracciami più forte” Simone ha alcune mie caratteristiche. Martina è come vorrei essere e Riccardo (Una casa per due) è davvero l’uomo ideale: protettivo, premuroso, ironico, appassionato. Altri personaggi assomigliano a persone che conosco, ad esempio Luca e Fabio gli amici di Simone in “Abbracciami più forte” sono ispirati rispettivamente a un mio collega e a un amico di mio marito. Mi rendo conto che queste annotazioni possono risultare un po’ noiose a chi non ha letto i miei romanzi… allora cosa aspettate? 😉

8- Che genere ti piace leggere? E qual è il tuo libro preferito?

Ho sempre letto un po’ di tutto: classici, narrativa, gialli, qualche romance… Ultimamente quest’ultimo genere prevale perché ho ancora tanto da imparare per cui al piacere della lettura si aggiunge lo “studio”, in un certo senso. Tra le letture più recenti, ho apprezzato “Le ho mai raccontato del vento del Nord?” di Daniel Glattauer e poi amo molto la scrittura di Margaret Mazzantini, anche se io non riuscirei mai a scrivere in un modo così incisivo e graffiante; “Venuto al mondo” è per me il suo capolavoro.

9- Cosa pensi del Self-publishing? È una ottima opportunità?

Decisamente sì! Dopo aver vinto un concorso letterario e aver inviato inutilmente i miei scritti a diverse case editrici ricevendo solo proposte di pubblicazione a pagamento, se non fossi approdata al self-publishing ora non sarei qui a parlare di me e dei miei romanzi e soprattutto non avrei avuto la possibilità di conoscere tante persone appassionate che hanno apprezzato i miei scritti e si sono emozionate leggendoli.

10- Usa queste poche righe per esprimere un tuo pensiero, messaggio o anche solo un saluto! 🙂

Approfitto per ringraziare tutte le persone che, in diversi modi, mi sono vicine in questa avventura; per dire che quando scrivo non aspiro ad altro se non a regalare e regalarmi qualche piacevole momento di evasione, senza grandi pretese, ma nel rispetto dell’intelligenza di ognuno e cercando sempre di trasmettere emozioni e piccoli spunti di riflessioni; per invitare le persone a sorridere alla vita e agli altri perché è in questo modo che si innesca un circolo virtuoso che restituisce sempre più di quello si dà.

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Grazie del tempo che hai dedicato a Notting Hill Books alla prossima! 😉

Naty ❤️

A tu per tu con: Raffaella Grandi!

Ciao Notters,
dopo una piccola pausa legata alle Festività sono di nuovo qui con voi e questa volta per raccontarvi la piacevolissima (almeno per me e spero anche per lei! :p) intervista che Raffaella Grandi, autrice di “Dire Wolf”  ha concesso a Notting Hill Books 🙂
…Pronti?

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  1. Sam, Chris e Stephen, tre personaggi così diversi tra loro che però si completano… a chi ti senti più legata?

    Premesso che durante la stesura mi sono talmente immedesimata in Elisa che mi è parso di avere stretto un legame unico con ciascuno di loro, il legame più profondo l’ho stabilito senz’altro con il personaggio più controverso, Stephen. L’idea iniziale era di definire chi fosse il ‘buono’ e  il ‘cattivo’, mantenendo lo schema originale delle fiabe e riportandolo in chiave moderna. Poi, però, strada facendo ho cambiato idea. Ho permesso alla realtà di insinuarsi nella fiaba, dando vita al personaggio più vero, rivelandone il lato oscuro e… beh, in effetti, credo di avere già risposto alla tua domanda.

  1. Elisa è una protagonista tosta: ironica, determinata, coraggiosa ma anche sensibile e altruista. Ti assomiglia tanto o poco?

    Mi assomiglia parecchio, sì. Forse sono un po’ meno determinata, e tiro fuori il coraggio solo quando non ho alternative, ma sono estremamente sensibile. Se vedo qualcuno cadere, il mio primo istinto è quello di aiutarlo a rialzarsi. Sempre.

  1. Ho trovato davvero singolare la scelta di svolgere la storia nel lontano 1992 e nell’arco di pochissimi giorni.
    Come mai il 1992? Non hai mai temuto che potesse apparire tutto…troppo veloce?
    A mio parere è stato intenso e bello vivere e scoprire le emozioni dei personaggi ma magari altri lettori la potrebbero pensare diversamente.

    Come mai il 1992? Domanda interessante. Ti sembrerà strano, ma non me l’ha mai fatta nessuno, forse pensando che non ci fosse una vera e propria ragione.
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    Ma nel “Dire Wolf” sono davvero poche le cose lasciate al caso. Prima di tutto, nel ‘lontano’ 1992 avevo io stessa 17 anni (non farlo: so che stai già calcolando la mia età!). In secondo luogo, dal 1998 in poi, praticamente chiunque possedeva un cellulare. Capirai bene che molte delle situazioni descritte nel libro si sarebbero risolte con una semplice telefonata, motivo per cui era di fondamentale importanza scegliere un periodo che precedesse questa data.
    Se non ho mai temuto che potesse apparire tutto troppo veloce? Sì, certo. Sin dal principio sapevo che era un po’ un azzardo; tuttavia è stato proprio il rapido susseguirsi degli eventi a tenermi incollata alla tastiera fino a notte inoltrata… Contavo sul fatto che accadesse la stessa cosa anche al lettore. Volevo che arrivasse a dire fra sé e sé : “Ancora una pagina…” e, poi, ancora: “Solo un altro capitolo…”.
    La stragrande maggioranza delle persone che ha letto il “Dire Wolf” e che ho avuto il piacere di conoscere mi ha confermato di avere letto il libro in tre, quattro giorni al massimo… e questa, a mio parere, è una delle più grandi soddisfazioni per chi, come me, scrive per passione.

  1. Credi nell’anima gemella e nel destino?
    Ho trovato quella parte del romanzo molto dolce e commovente, oltre che ben descritta e ne approfitto per farti i complimenti per come l’hai descritta.

    Grazie mille! In effetti, credo in una versione di “Anima gemella” un pochino più realistica.
    Credo nella complicità, nell’affiatamento, nell’amore. Credo in tanti piccoli gesti che messi tutti insieme ti fanno sentire ‘a casa’. Potrà sembrarti strano, ma il semplice fatto che il tuo compagno vada al supermercato  e, senza chiedere niente, ti porti a casa la marmellata, gli assorbenti e i biscotti della marca che desideravi… beh, è una delle più sottili, tenere dimostrazioni d’amore. Quando poi lo vedi giocare con tua figlia, lo senti intrecciare i piedi ai tuoi sotto le coperte per scaldarteli, o  lo osservi dormire fiducioso al tuo fianco, beh, quello è… russare!!! Scherzo! E’ la forma più pura e realistica di “Anima gemella”.

  1. Com’è nata la tua passione per la scrittura? E per il fantasy?

    Quasi per caso. Un giorno, durante la mia pausa pranzo, entrai in una enorme libreria di Milano alla ricerca di un fantasy che colmasse il vuoto lasciato dalla fine della saga di “Twilight”  ma, per la prima volta in assoluto, non riuscii a trovare niente che stuzzicasse il mio interesse. Scoraggiata, uscii senza avere acquistato neppure un libro, (in genere ne compro almeno due o tre) domandandomi che cosa cercassi davvero in una storia.
    La risposta fu così precisa e articolata da spiazzarmi.
    Volevo una storia d’amore che mi coinvolgesse al punto da farmi dimenticare il tempo e il luogo in cui mi trovavo; cercavo una storia dentro la storia, due generazioni a confronto, un mistero che collegasse l’una all’altra. Bramavo l’adrenalina tipica delle corse contro il tempo, un giallo che si rivelasse un poco per volta, una svolta imprevedibile. Ma, sopra ogni altra cosa, volevo che mi fossero presentati il Bene e il Male… e poi mi venisse mostrato quanto sottile fosse la linea di demarcazione che li separava. Certo, non sarebbe stato facile trovare un libro così “su misura” per me. Con ogni probabilità, avrei fatto prima a scrivermelo da sola! Mmmmhh… E se ci avessi provato sul serio?
    Cominciai a scrivere di nascosto, preoccupata di apparire strana agli occhi dei miei familiari. Scrissi i tre quarti del libro a penna su un foglio, finché mio marito non mi beccò con la penna in mano alla pagina 311, strabuzzò gli occhi, e scoppiai a ridere.

  1. Qual è il tuo libro del cuore? Quello che porteresti sempre con te e consiglieresti a occhi chiusi?

    Ho letto e amato così tanti libri che trovo difficile doverne sceglierne uno solo, ma, se proprio dovessi dire un titolo, allora sarebbe “Canto di Natale” di Charles Dickens. Lo troverete ingenuo, forse persino infantile, eppure quei viaggi temporali di Scrooge dal Natale Passato al Natale Presente a quello Futuro… quell’alternarsi di emozioni e di situazioni che lo portano a capire il valore della vita, sua e delle persone che lo circondano, beh… somigliano molto alla mia ricerca del “bene” e del “male”. La redenzione di Scrooge è il male che si avvicina così tanto al confine del bene, da fondersi in una cosa sola, facendogli dono di un nuovo inizio. Perché non tutto ciò che viene convenzionalmente definito “male” è da considerarsi irreversibile, e perché talvolta può nascondersi del bene dietro un cuore indurito da una vita difficile.

  1. Cosa fai nel tempo libero quando non scrivi? Ed esistono un momento particolare, un luogo o un rito particolare mentre scrivi?

    Scrivo per il puro piacere di farlo, strappando qualche ora al sonno, sul treno mentre vado al lavoro, durante le pause pranzo. Sono sposata e ho una figlia meravigliosa ma impegnativa, sensibile e giustamente esigente. Quindi, a parte leggere e scrivere, non mi resta molto tempo per fare altro…

  1. Qualche sogno nel cassetto ancora da realizzare?

    Vorrei riuscire a concludere al più presto la trilogia del mio “Dire Wolf”.

  1. Da dov’è nata l’ispirazione per raccontare questa bellissima storia di amicizia, scoperta di sé e amore?

    Da una vecchia fotografia trovata nel vecchio ‘maso di nonna Jose’… Sì, proprio così: quel maso esiste davvero, anche se non è di proprietà del personaggio che ho inventato.
    Mi è capitata fra le mani più di trent’anni fa ma, per qualche strano motivo, non l’ho mai dimenticata. Si trattava di una fotografia in bianco e nero raffigurante un uomo. Mi sono domandata chi fosse, se avesse abitato in quella casa in passato, se fosse ancora vivo… Da qui è nata l’idea per la storia di Michele, che ha ispirato il libro.

  1. Progetti per il futuro? Ho visto sulla tua pagina che presto uscirà il seguito di Dire Wolf. Ci saranno altri libri? Prequel, spin off? Mi è piaciuta molto la storia della mamma di Elisa, una storia dentro la storia.

    In Gennaio dovrei riuscire a pubblicare il seguito del “Dire Wolf”, “Dire Amnesia- Il campo di Soffioni”. Si tratta della prima parte di 12226971_1521887544797609_8446872989101292828_nun libro che ho preferito dividere in due per via dell’eccessiva lunghezza; la seconda parte, comunque, è già in stesura e sarà intitolata “Dire Amnesia- L’Oracolo mezzosangue”.
    Ci tengo a specificare che i due volumi di “Dire Amnesia”, al contrario del “Dire Wolf”, tratteranno alcune problematiche piuttosto delicate con una certa crudezza e, per questa ragione, ne consiglierei la lettura a partire dai sedici anni. Chi ha letto il mio primo libro potrebbe non aspettarsi che nel seguito il fantasy precipiti a terra con un tonfo, dando modo alla realtà di irrompere con una drammaticità che potrebbe turbare gli animi più sensibili.

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Grazie infinite a Raffaella per questa divertente ed interessante chiacchierata e, in attesa di leggere il suo nuovo libro non mi resta che farle un grandissimo in bocca al lupo! 🙂

Serenella