Recensione di: “L’angelo del risveglio” di Emily Pigozzi

Ciao Notters,

Eccoci di nuovo insieme per la seconda recensione di questa settimana!
Se prima vi ho raccontato con immenso piacere il libro con cui ho chiuso il 2015, adesso vi racconto quello con cui ho iniziato il 2016 e, lasciatemelo dire, se l’inizio è questo, si prospetta un anno, letteralmente parlando, a dir poco meraviglioso!
Sto parlando di Emily Pigozzi e del suo “L’angelo del risveglio”, romantico libro edito Delos Digital.

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TITOLO: L’angelo del risveglio
AUTRICE: Emily Pigozzi
EDITORE: Delos Digital – Passioni romantiche n. 41
DATA PUBBLICAZIONE: 20 Ottobre 2015
GENERE: Romance
PAGINE: 88
FORMATO: eBook
PREZZO: € 2,99


SINOSSI

Le vite della giovane infermiera Serena e del playboy Pietro si incrociano in ospedale: Pietro, in coma dopo un incidente, e Serena, che lo guida fuori dal buio. Le loro esistenze cambieranno per sempre, ma un sentimento puro potrà davvero vincere le differenze tra i loro mondi?

Serena è una giovane infermiera del reparto di terapia intensiva e ha l’abitudine di parlare con i pazienti in stato di incoscienza. In una notte maledetta Pietro, un ragazzo appartenente all’alta società che conduce una vita sregolata, viene ricoverato nel reparto di Serena in seguito a un grave incidente stradale. Attratta dal giovane in coma, la ragazza inizia a parlargli di sé e Pietro finalmente si sveglia. Pietro sembra ricordare le confidenze di Serena e tra i due si instaura un legame particolare, nonostante le differenze sociali facciano sentire il loro peso. Può un amore superare ogni barriera ed essere talmente forte da sconfiggere ogni ostacolo? Quanto si è disposti a mettersi in gioco per inseguire un sentimento appena nato?

RECENSIONE

 

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Serena e Pietro. Sono loro i due protagonisti di “L’angelo del risveglio”.
Serena é una semplicissima ragazza che vive nella periferia di Milano. È una ragazza modesta, la sua vita lo è altrettanto e lei ne va fiera. Va fiera dell’umile ma accogliente appartamento in affitto dove vive con la madre, Rossana, ama il suo lavoro da infermiera a cui dedica buona parte delle sue energie e sì, anche dei suoi sentimenti.

Ha un’abitudine, una particolarità che la rende speciale all’interno del reparto di terapia intensiva in ci lavora: parla con i pazienti che si trovano lì, davanti ai suoi occhi, e lottano per svegliarsi da un sonno che non hanno scelto, o almeno non augurandosi la buonanotte.
Gli parla perché è convinta che possano sentirla, che riescano a sentire la sua voce, che possa tranquillizzarli come a dirgli che andrà tutto bene e che possono tornare indietro perché la vita non è ancora disposta a lasciarli andare.

È notte, Serena è di turno quando in ospedale si sparge  la voce che nel corso della notte, a causa di un terribile incidente d’auto, è stato ricoverato “un pezzo grosso”: Pietro De Castelli.

“Marzia e io strabuzziamo gli occhi. Non sono una fanatica di gossip, ma a parte che qualche rivista al lavoro mi trovo a sfogliarla è impossibile non sapere chi è Pietro De Castelli. Sorriso irresistibile e perfetto, capelli castani folti e lucidi, occhi di un azzurro che fa venire il dubbio sia stato accentuato con il fotoritocco. Alto, affascinante, sorriso da mascalzone: il tipico tizio che potresti trovare tra le pagine di un romanzo rosa.
Solo che lui è vero, appartiene a una famiglia mezza nobile e completamente danarosa e, per completare il quadro della situazione, è un perfetto scapestrato. O idiota, fate voi.
Uno che, invece di impiegare il suo tempo per fare del bene impegnandosi nella mega azienda di famiglia o magari diventando un filantropo, passa la sua esistenza tra yacht e feste faraoniche, modelle e ragazze bellissime dall’aria di principesse annoiate. Per gli amanti di gossip è praticamente un mito: giovane, bello, intelligente, odioso al punto giusto. E ora è qui. E lotta tra la vita e la morte.”

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Serena si troverà presto, nonostante l’imbarazzo iniziale, a fare ciò per cui è più portata anche con Pietro, ragazzo bello e dannato di neanche 30 anni che si è trovato a pagare un conto troppo alto rispetto a quello che poteva affrontare.
Inizierà a prendersi cura di lui,  a cullare il suo sonno, a parlargli della sua giornata, delle sue avventure, dei dolci che adora cucinare… Lo assisterà giorno e notte e, quando si renderà conto di quanto Pietro in realtà sia solo, lo farà anche fuori dall’orario del suo turno.
Pietro, immortalato in milioni di riviste di gossip, abbracciato a miriadi di ragazze, sorpreso a feste di dubbio gusto in compagnia di amici non sempre raccomandabili, è un principe della cronaca rosa. Un principe abbandonato non appena è caduto da cavallo.
Nessuno si presenta al suo capezzale, nessuno che sia entrato nella sua stanza, nessuno di quelli che lui considerava amici ha pensato anche solo per un attimo di fargli compagnia nel suo silenzio innaturale. Né i suoi genitori, né tanto meno la sorella che non hanno fatto nulla di più che farsi immortalare davanti all’ospedale con costosi occhiali scuri a coprire quegli occhi di ghiaccio che non avrebbero saputo come celare tanta indifferenza.

Il tempo passa e Serena racconta a Pietro ogni suo segreto, ogni piccola paura, dubbio e preoccupazione e lui sembra ascoltarla e capirla come nessuno ha mai fatto; non può parlarle ma lei è sicura che la stesse ascoltando…

“Poi, nel sistemare i drenaggi e le coperte, noto una cosa e per un istante mi manca il fiato: piccolissimo, sul fianco, talmente in basso da essere probabilmente stato fatto in quel punto non per venire ostentato ma per restare lontano da occhi indiscreti, un piccolo tatuaggio: il simbolo dell’infinito. Proprio nello stesso punto, e identico come soggetto e dimensioni, ne ho uno anche io.”

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Il loro legame diventa incredibilmente sempre più intenso e, se vogliamo, anche un po’ assurdo agli occhi di chi non riesce a sentire la complicità che si è creata tra i due.
Pietro riesce a suscitare in Serena delle sensazioni che non aveva mai provato prima, un senso di adeguatezza che non conosceva. Con lui si sente giusta, nel momento giusto, sente scomparire la goffaggine che abitualmente porta a braccetto come fosse la sua più cara amica.

“E’ così paradossale, e mi prenderebbero per pazza: eppure, mi rendo conto ogni istante che passa che adoro parlare con te. Ho così pochi amici, fuori dal lavoro, non so neppure io perché. Come se al giorno d’oggi l’essere semplici e sinceri non bastasse, anzi. Fino a pochi giorni fa avrei detto che non avresti capito, ma ora…ora non so. E so che spero che presto starai meglio. Ma so anche che mi mancherai – Gli sfioro dolcemente una mano.
La notte è tranquilla in reparto, e anche io lentamente chiudo gli occhi, mi assopisco su quella sedia al fianco di Pietro. In dormiveglia, nella luce fioca della lampada sopra il suo letto, tra lo scandire ritmico dei monitor, ad un tratto noto una cosa. Le sue ciglia che tremano, e poi, lente ed incerte, le palpebre che si sollevano.  Mi riscuoto bruscamente, quasi pensando di aver sognato. Ma non è così, e qualche secondo dopo i miei occhi nocciola segnati e stanchi si riflettono nei suoi, azzurrissimi, che mi fissano interrogativi. Il mio primo pensiero stupido è che no, sulle riviste non usano Photoshop, perché i suoi occhi sono davvero trasparenti e di un celeste poderoso, così belli da entrarci e non uscirci mai più. Poi si guarda attorno: fissa le apparecchiature e le flebo con aria confusa, cerca di muoversi, di dire qualcosa, e io d’istinto suono il campanello per chiamare il medico di guardia.
I minuti che seguono sono molto concitati: il medico controlla i parametri vitali, poi dà comunicazione di avvisare il primario che ne aveva fatta specifica richiesta. Noi infermiere eseguiamo i compiti alle quali siamo abituate, e in un attimo è la fine di questo turno.
Gli occhi di Pietro, nel frattempo, non si staccano un istante da me.”

In quel momento per Serena è chiaro che c’è qualcosa di strano in lei: non riesce ad essere completamente felice per il suo risveglio, sì certo è felice che sia vivo, che si sia svegliato da quel sonno spietato, che possa tornare alla sua vita normale, che non abbia subito danni permanenti ma, al tempo stesso, sa che presto Pietro lascerà il suo reparto per tornare alla sua vita di sempre, fatta di lusso e articoli di giornali mentre lei rimarrà semplicemente un’infermiera che si è presa cura di lui in un momento difficile… L’infermiera di sempre, solo un po’ più sola.

La nostra protagonista non si sbaglierà…
Pietro fu trasferito senza preavviso in un centro riabilitativo, lei non riuscì neanche a salutarlo e non trovò alcun messaggio ad aspettarla, solo il suo letto vuoto.

Da quel momento per Serena inizierà un periodo un po’ catatonico, un periodo in cui si sforzerà di non pensare a lui, di andare avanti senza rimpiangere quei momenti che erano solo loro… Non sarà semplice come pensava e un giorno, alla fine di uno dei suoi turni, un immenso mazzo di fiori arriverà a complicarle le cose.
Dietro a quel colorato mazzo di fiori c’era lui, bello come il sole che le sorrideva e le chiedeva scusa “per averci messo tanto”. 🙂

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Ebbene sì cari Notters, quello fu l’inizio della loro storia.
Serena si trovò a fare i conti con una realtà che non conosceva e mai avrebbe pensato di conoscere, dovette affrontare gli sguardi altezzosi della famiglia di Pietro, le sue foto sui giornali, le indiscrezioni della gente, la diffidenza di sua madre, la disapprovazione dei suoi capi e le immense diversità tra i loro mondi.
Pietro riusciva a cancellare ogni dubbio, ogni incertezza, ogni malumore. Le sue mani su di lei erano sufficienti a colmare ogni lacuna e le sue labbra erano tutto ciò che desiderava.
Più tempo passavano insieme più si sentiva completa, si sentiva bella e all’altezza; lui le sembrava sempre più perfetto, ma il suo mondo sempre più sbagliato per lei.
Non fu semplice, anzi a volte fu così difficile che Serena pensò di mollare tutto, di abbandonare quella favola perché di Cenerentola ce n’è una sola e non poteva certo essere lei la seconda.

Si allontanarono, si amarono senza dirselo, si pensarono, si rimpiansero ma non temete: “si risvegliarono” insieme. ❤️

Una storia splendida, un amore vero fatto di momenti dolcissimi ma anche di profonde paure; due protagonisti adorabili, tanto che non saprei a chi dare la fascia del mio personaggio preferito.
L’autrice Emily Pigozzi, scrive questa storia come se fosse il diario della protagonista, fa assaporare al lettore le fragilità di una ragazza come tante e al tempo stesso lo fa riflettere su ciò che nella vita non va mai sottovalutato e su come le apparenze possano farci vedere una realtà che ha la necessità di essere approfondita.
Ho apprezzato tantissimo lo stile del autrice, semplice e scorrevole ma estremamente toccante.

L’unica nota stonata se proprio devo trovarne una? È finito troppo in fretta… E non perché manchi qualcosa o perché i tempi scivolino via ma semplicemente perché di Serena e Pietro non ne ho avuto abbastanza!

È la storia di due angeli; se è vero che Serena è “L’angelo del risveglio”, Pietro è semplicemente l’angelo di Serena, l’angelo di tutte quelle persone che si guardano alla specchio e non vedono la loro immensità.

È una favola che vorremmo vivere tutte ma che, almeno, dobbiamo leggere e perché no, anche sognare.

Julie ❤️

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Recensione di: “Una vita non basta” di Giada Baretta

 

Cari Notters,
Oggi vi racconto il libro che ha accompagnato la mia settimana.
Un libro che mi ha coccolata, che mi ha trasportata agli inizi degli anni ’90, un libro che con me ha funzionato come una macchina del tempo, regalandomi emozioni.
Un libro che, fa pensare e riflettere sulle proprie origine, sulla propria famiglia.
Un libro che consiglio di leggere a chi, come me, ama ricordare.

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TITOLO: Una vita non basta
AUTRICE: Giada Baretta
EDITORE: Edificare Universi
GENERE: Narrativa Italiana
FORMATO: Cartaceo/E-book
PAGINE: 184
PREZZO: 14,90€ / 5,49 €

 

SINOSSI

Rebecca è una ragazza di diciotto anni. Un giorno, nella soffitta della prozia, riscopre una fotografia, dei vestiti, dei gioielli e dei manoscritti appartenuti alla nonna che non ha mai conosciuto. Un tesoro di inestimabile valore sentimentale che la porta a domandarsi quale segreto si celasse dietro gli occhi tristi di quella donna, sempre descritta nei racconti come gioviale e forte. La storia di Rebecca, Mara e Gianna, finisce senza finire. Perché esistono storie che il fato ha timore di troncare. Il loro unico destino è di non averne alcuno, se non quello di non morire mai. Tre generazioni di donne legate indissolubilmente da un affetto senza pari e da un futuro che sembra troppo simile. Un romanzo delicato, intimo e commovente.

RECENSIONE

“Penso che Viaggiare sia Conoscenza, Conoscenza sia Cultura, Cultura sia Rispetto.
Penso che dovremmo viaggiare tutti un po’ di più.”
Cit. Steve McCurry

Un aforisma, a mio parere, perfetto per cominciare a raccontarvi “Una vita non basta” perché questo libro è un viaggio.
Un viaggio nei ricordi, un viaggio nel passato e anche nel futuro, un viaggio nei vissuti degli altri, un viaggio che porta con se milioni di emozioni diverse.

È la storia di Rebecca, Mara e Gianna.
Tre protagoniste diverse ma collegate tra loro da un legame invisibile ed indissolubile che mai niente e nessuno potrà scalfire.
Non sono legate tra loro solamente dalla parentela, solamente dal sangue… Tra loro c’è di più, c’è un vissuto che condividono tutto da scoprire.image

Rebecca è un’atipica ragazza di diciotto anni: non veste alla moda, non le piace andare a ballare, non le piace ubriacarsi o “sballarsi”, non le piacciono le vacanze natalizie e quelle estive perché la obbligano a stare a casa da scuola, il luogo in cui si sente più a suo agio, più al sicuro, più se stessa.

Al contrario, ama passare i week-end chiusa in camera a leggere libri e guardare vecchi film in bianco e nero, e ama scrivere.
Ama scrivere le proprie emozioni, i propri sentimenti; Rebecca scrive di cuore.
Ha una famiglia numerosa: mamma, papà, fratelli, nonni, zii e anche il cane; ma è proprio vero che “famiglia è dove ti senti a casa”… E, nonostante l’unica persona in famiglia a cui Rebecca sia veramente legata sia sua madre Mara, c’è solo un posto, solo un luogo dove Rebecca si sente così: a casa di Albina, la donna che lei chiama “nonna”, anche se è una zia lontana.
Ed è proprio qui che comincia il viaggio di Rebecca…

Rebecca salì in soffitta in cerca di torce e candele, per non farsi cogliere impreparata da un possibile blackout. Non era mai stata lassù. Il nonno, quando era piccola, le mostrava l’anulare mozzato spiegandole che in soffitta viveva un lupo. Aveva sempre creduto in quella storia, e non aveva mai voluto metterci piede. Ma quel pomeriggio i nonni dormivano, nessun altro poteva salirvi; e poi, non aveva più cinque anni, ne aveva compiuti diciotto la settimana precedente. Raggiunse lo stanzino dietro al bagno, aprì la botola e ne tirò giù una stretta scala a pioli. Vi si arrampicò titubante, immergendosi sempre più in quel buio sconosciuto. Appena le fu possibile schiacciò l’interruttore e accese la luce. […] Sospirò, abbandonò l’angolino dell’oblò e sedette su di una vecchia cassapanca. Non appena il suo corpo si appoggiò sul legno, la cassapanca gemette come se le avesse fatto male. Si alzò svelta, la guardò come si può guardare una creatura indifesa alla quale si è appena fatto, involontariamente, del male. L’accarezzò dolcemente, per farsi perdonare, passò le dita sopra alle macchie nere di qualche bruciatura che si confondevano con le opere di eccelsi ed annoiati tarli. Poi fu colta dalla curiosità e sollevò il coperchio.

Proprio li, proprio in quel momento, proprio dentro quella cassapanca Rebecca avverte una sensazione, avverte qualcosa di familiare…

La cassapanca era così colma che alcuni oggetti balzarono fuori. Come avevano fatto a chiuderla, piena com’era? Ricaddero sul parquet alcuni fogli, una fotografia e una sciarpina marrone, rimasta incompiuta per trent’anni, ancora saldamente annodata ai ferri arrugginiti. Sbirciò all’interno e trovò vestiti da donna, cappottini, cappelli, scarpe, foulard, un portagioie, un quaderno arancione leggermente consunto, una vecchia Olivetti rossa, una stilografica nera, una scatola di fiammiferi e un pacchetto di Kim. Estrasse una sigaretta dal pacchetto, la portò piano alla bocca e attinse al fuoco della candela. Doveva trattarla con delicatezza, era così vecchia che quasi le si sbriciolava in mano. Aveva un sapore diverso dalle sigarette che fumava lei, eppure la marca era la stessa. Sapeva di passato, aveva tutto il sapore del passato che ritorna. Soffiò una boccata di fumo verso l’alto, ne soffiò una seconda, poi una terza. Ad ogni tiro si sentiva rinvenire, rinascere.

È in quel preciso istante che Rebecca capisce. Capisce che la donna della foto ha un legame con lei, che non sono poi tanto diverse, capisce che come c’è un presente c’è anche un passato e che quest’ultimo non chiede mai il permesso per fare capolino tra i tuoi ricordo, non bussa mai… Invece, entra prepotente senza chiedere il permesso.
Quella donna in foto è Gianna, la nonna di Rebecca.

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Spense il mozzicone intingendolo nella cera bollente della candela e prese in mano la fotografia cadutale addosso pochi istanti prima. C’era una donna dal sorriso trasognante, dagli zigomi pronunciati e rotondi, dalla carnagione pallida e apparentemente arrossata sulle gote, dai lunghi capelli mossi e scuri che le ricadevano sul collo nudo, seguendo la linea della clavicola, dallo sguardo melanconico e lontano; una mano avvicinava alle labbra il calice di vino, l’altra sorreggeva il viso piegato un po’ di lato, il gomito del braccio poggiava su un tavolino di vetro e la donna sedeva su di una sedia in vimini, con un vestito dalla gonna larghissima lunga fino alle caviglie, smanicato, stretto in vita e ricamato in pizzo sul petto. L’immagine era in bianco e nero, ma il vestito era sicuramente rosso. Le gambe dolcemente accavallate, una rosa appuntata tra i capelli e una perla brillante al lobo dell’orecchio. Era una bellissima donna, giovane, dall’aria affascinante e un po’ misteriosa.

Vestiti, quaderni, foto, sigarette, sono solo l’inizio per Rebecca. Sono solo il primo spunto da cui cominciare per conoscere veramente sua nonna.
Si sente inspiegabilmente legata a quella donna e non perché sia sua nonna… Rebecca sente che c’è dell’altro, sente che è arrivato il momento di dare risposte ai suoi perché, di capire perché si sente sempre nel luogo e nel momento sbagliato, perché sente sempre di appartenere ad un’epoca che non è sua.

Questo è un libro che crea magie: qui, come in Mary Poppins, un oggetto nasconde un intero mondo… Ma non si tratta di una borsa, bensì di una cassapanca.
Un oggetto che racchiude una realtà lontana che lega tre generazioni diverse: Rebecca, Mara e Gianna.

Inutile dirvi che questa lettura è stata per me una scoperta.
Nonostante io non sia un’amante di questo genere, fin dalle prima pagine ho capito che questo era un libro che andava letto con cautela e con attenzione, ho capito che andava trattato coi guanti.

Giada ci regala una lettura affascinante, intrigante e sorprendente utilizzando uno stile che mi ha conquistata… Ho subito pensato “cavolo, questa scrittrice scrive veramente benissimo!”.
Sia che si tratti di una foglia, che si tratti di un ricordo, di una vita, Giada ce lo descrive in maniera talmente vivida e nitida da poterlo vedere e sentire in quel preciso momento ovunque il lettore si trovi. E lo vive. Lo vive da spettatore ma anche in prima persona, un po come fosse un film in 3D.

Perché questa, in fin dei conti, potrebbe essere la storia di molti.
Ed è proprio per questo che, anche a chi non ama il genere, regala emozioni (non vi nego che ho quasi rischiato il pianto sul finale).

Se posso permettermi di fare critiche, per questo libri affascinante ne avrei solamente una: avrei preferito qualche dialogo in più, per il resto… LEGGETELO! 😉

Edna.

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Recensione di: “L’altra metà della mela” di Viviana Leo

Ciao Notters!  Bentornati e sì, mi siete mancati! 🙂

Iniziamo subito a recuperare il tempo perduto!
Oggi vi racconto il libro che ha segnato la fine del mio 2015, esattamente: l’ultimo libro dell’anno e posso dirlo con immenso piacere: è proprio finito col botto!

…Ora vi spiego perché e vediamo se sarete d’accordo con me ❤

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TITOLO: L’altra metà della mela
AUTRICE: Viviana Leo
EDITORE: Butterfly Edizioni
DATA PUBBLICAZIONE: Novembre 2012 (I edizione) – 06 Gennaio 2015 eBook
GENERE: Romance
FORMATO: eBook/Cartaceo
PAGINE: 102
PREZZO: € 0,99/€ 8,00

 

SINOSSI

Scuola superiore di Beside City. E’ il primo giorno per Kathy, che ha recentemente cambiato scuola. Il liceo, però, è frequentato quasi esclusivamente da maschi e la vita si tramuterà presto in un inferno per lei e per la sua nuova amica Nancy. Tra scherzi sciocchi e insulti volgari, sarà l’affascinante e pericoloso David a darle maggiormente filo da torcere. Tuttavia, Kathy non può conoscere il dolore e la solitudine che il ragazzo nasconde dentro di sé, dietro una maschera da duro che indossa ogni giorno per riuscire ad affrontare la vita.

Viviana Leo intesse con maestria una trama in cui l’amore si rivela nel suo significato più puro: quello di due metà di uno stesso corpo che, tra innumerevoli altri corpi, trovano il coraggio di trovarsi.

RECENSIONE

…Ed ecco che ho conosciuto Viviana Leo, penso di averlo fatto nel modo migliore, attraverso le sue parole, il suo primo libro: “L’altra metà della mela”. E’ un’autrice, devo ammetterlo, che adoravo anche prima di leggere il romanzo, un’autrice umile e preparata ma anche una persona con la quale ti fa piacere parlare anche delle semplici emozioni che hai provato leggendo un libro che non è il suo, una persona estremamente sensibile, che sa ascoltare.
Devo dire che “L’altra metà della mela” non ha fatto altro che confermare la mia prima impressione.

E’ la storia di un amore sensibile quella di Kathy e David, due adolescenti la cui vita viaggia su due binari completamente opposti.

Kathy è una ragazza “normale”, carina, abbastanza riservata ma anche determinata, una ragazza solare che come tante deve accettare il trasferimento in un’altra città e ricominciare tutto da capo: farsi nuovi amici, guadagnarsi la fiducia di nuovi professori, abituarsi al nuovo quartiere…
Ha una famiglia unita alle spalle che la segue e la incoraggia in ogni cambiamento della vita, una madre attenta e premurosa e un padre che non le nega mai un sorriso.
David è invece un ragazzo introverso, scontroso, cresciuto da solo con in testa l’unico doloroso pensiero di essere stato uno sbaglio. Si nasconde dietro la facciata del capobranco, protetto dalla Direzione della scuola perché figlio di uno dei maggiori finanziatori dell’istituto nonché noto esponente politico, vive la sua vita senza arte né parte. Tratta male chiunque gli si avvicini (nessuno cerca mai di farlo davvero!), parla poco e guarda molto, spesso chiude gli occhi e si rifugia dietro il cappuccio di una felpa e due auricolari nelle orecchie per non dover sentire l’ipocrisia della gente, per non dover vedere la falsità dei quattro “amici” che gli stanno attorno solo perché porta il suo nome.

Kathy e David si incontreranno nella scuola di Beside City, dove lei è completamente smarrita e anche un po’ spaventata dal dover fare il suo ingresso in una scuola che fino all’anno prima era esclusivamente maschile mentre lui cammina con indifferenza tra i corridoi attraverso lo sguardo sognante delle ragazze, il timore reverenziale dei ragazzi che non hanno l’onore di sedere al suo fianco ed i sorrisi di circostanza dei professori. Il leone e la gazzella.
Kathy sapeva che le cose in quell’istituto non sarebbero state facili, che la sua classe totalmente maschile ad eccezione di Nancy (che diventerà presto sua grande amica) le avrebbe reso le cose impossibili… Lo aveva messo in preventivo e ripeteva a sé stessa di potercela fare ma ancora non sapeva fino a che punto David e il suo gruppo potevano spingersi.

Lei si impegnava, voleva studiare e stare attenta in classe.
Loro schiamazzavano per tutta l’ora di lezione.
Lei ripassava di buon mattino prima che arrivasse il professore.
Loro le buttavano il libro fuori dalla finestra.
Lei chiedeva giustizia.
Lui gliela faceva pagare.
Lei si faceva con calma la doccia dopo essere stata in piscina per non incontrarli.
Lui le gettava il borsone nell’acqua.

Per parecchio tempo le cose andarono avanti così, tra continui dispetti e sguardi di gelo, tra punizioni pomeridiane e ripicche mattutine ma le cose assunsero una piega un po’ diversa rispetto a quella che abitualmente prendevano: non era più una sfida che vedeva protagonisti le categorie per genere bensì direttamente Kathy e David.

Lui la guardava, con quegli occhi di ghiaccio che le facevano mancare l’aria, lei perdeva un battito ma non abbassava lo sguardo… si sfidavano continuamente e lei si ritrovò a pensare a lui molto di più di quanto avrebbe voluto.
Kathy con lui osava più di quanto tutti gli altri ragazzi della città avessero mai fatto, si permette cose che non sarebbero state tollerate per nessun’altro,  lei gli risponde, lo mette in discussione, lo giudica senza filtri ma nei rari momenti in cui lui abbassa la maschera… lo ascolta. Lei gli parla, gli fa domande, si interessa a quel briciolo di umanità che ogni tanto vede brillare in fondo all’armatura, si ripete che è un diavolo vestito da angelo ma lei quell’angelo lo vede e, inconsciamente, ne è attratta.

Sarà un concorso letterario a far cambiare definitivamente le cose in 3B: Kathy riuscirà a convincere buona parte della classe a partecipare e, dopo qualche forzatura, anche David prenderà parte al progetto.
La sua presenza farà sciogliere l’intero gruppo e tutti si sentiranno più liberi sapendo che lui, il capobranco, è lì con loro: non partecipa ma quantomeno non si oppone.
David odiava stare lì ma doveva ammettere che le sue orecchie avevano sentito delle idee niente male da parte di quella ragazza che all’inizio le sembrava così insignificante e poi eccola lì la domanda diretta <<Tu cose ne pensi David?>>, nessuno lo aveva mai reso partecipe diretto in qualcosa. Solo lei.

Un pomeriggio, dopo aver lavorato al progetto, decisero di trascorrere un po’ di tempo insieme e di fare un falò sulla spiaggia la sera stessa.
La notte, Kathy si svegliò un po’ infreddolita e pensò di avvicinarsi al fuoco quando vide una sagoma seduta proprio lì accanto, leggermente illuminata dal bagliore delle fiamme: era David e decise di avvicinarsi.

“Tu sei davvero strana”, le disse David continuando a fissarla.
“Non ho mai conosciuto una persona come te.”
“È un complimento?”
“Ancora non lo so.”
Si zittì per qualche secondo finché un sorriso malizioso si fece strada sul suo viso. “Mi chiedi cosa penso perché per caso ti interessa?” Kathy fu colta alla sprovvista dalla domanda e distolse lo sguardo da quegli occhi, tornando a guardare il fuoco.
“Mi interessa come mi interessano i pensieri di tutti gli altri”, precisò.
“Mmm, scommetto di no.” David le cinse le spalle con un braccio e l’attirò a sé. “In realtà sono io che ti interesso”, le sussurrò all’orecchio, così vicino che Kathy poteva avvertire sulla pelle il suo respiro. Il calore del suo braccio le attraversò il corpo ma con la mano gli afferrò il polso, cercando di allontanarlo da sé. David riuscì a liberarsi e ad imprigionarle la mano nella sua, incrociando le loro dita in una salda stretta. “Non puoi sfuggirmi”, disse circondandola anche con l’altro braccio.
La giovane si ritrovò con la guancia sul collo caldo e profumato di David e col suo mento sui capelli. ”Smettila”, gli disse cercando di divincolarsi da quella stretta ferrea. Lo sentiva ridere e la cosa la faceva infuriare ancora di più. David abbassò il capo, arrivando a sfiorarle la guancia con le labbra, stringendola ancora di più fra le braccia.
“Continui a non provare niente per me?” Aumentò la pressione delle dita sulla sua mano e iniziò a respirare piano sul suo viso, sfiorandole l’orecchio con le labbra e scendendo anche sul collo.
“No. Così mi fai il solletico.” Kathy erbacioa arrossita fino alla punta dei capelli ma, nonostante la rabbia, non poté trattenersi dal ridere.
“Smettila!” David sorrise ma continuò. Le tracciò la linea della guancia, fino ad arrivare vicino le labbra. “Vuoi davvero che smetta?”
“Sì.” Il cuore di lei ormai era a mille, mentre il calore del fuoco aiutava a rendere vivo il rossore sulle guance. David le prese il viso con la mano libera e la voltò verso di sé. I loro occhi si guardarono per qualche secondo, vicinissimi, finché lui non scoppiò a ridere e infine la lasciò andare.
“Questa volta non stavi più cercando di sfuggirmi”, la sbeffeggiò divertito. “Questa volta eri sul punto di cedere. Questo significa che in realtà ti interesso eccome.”

Da quel momento il loro modo di giocare cambiò, cambiarono le provocazioni, gli sguardi, cambiò persino la forzata indifferenza.

I ragazzi lavorarono sodo, vinsero il concorso e il primo premio era un viaggio. Un viaggio che fu galeotto per i nostri due protagonisti perché stare lontani era sempre più difficile.
David cominciò a provare un sentimento che non credeva avrebbe mai provato: era geloso. La voleva con sé nelle escursioni, nelle gite, la voleva con sé persino quando si era ammalato per dare a lei la sua felpa e non farla congelare durante una passeggiata segreta in notturna nel bosco accanto all’hotel. Nonostante la febbre, i deliri, la stanchezza, lui la voleva con sé.

Kathy lo guardò per qualche secondo. Aprì la bocca per parlare ma non riuscì ad emettere alcun suono, non sapendo lei stessa cosa rispondere.
David l’attirò a sé, avvicinando il viso al suo. “Resta”, le disse in un soffio.
La giovane lo guardò negli occhi e subito le tornarono in mente gli avvenimenti della sera prima, in un modo molto chiaro e vivido. Per la prima volta da quando si conoscevano prese il coraggio a due mani e lo baciò, precedendo ogni sua mossa. David sembrò stupito ma ricambiò il bacio, facendole avvertire la temperatura elevata che aveva a causa della febbre. “No, David, tu non dovresti stare in piedi.” disse Kathy, capendo di aver fatto un errore. David stava male e aveva bisogno di riposo. Lo fece stendere sul letto. “Scotti, hai di certo la febbre molto alta! Devo avvertire il professore.” “Kathy.” La guardò con gli occhi lucidi. “Tu mi piaci. Forse sei l’unica che…”

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Sì, si innamorarono.
Lo dissero a tutti, all’intera compagnia. David era finalmente l’angelo che appariva e lei era felice, tra le sue braccia non le mancava niente.
Si completavano, erano esattamente l’altra metà della mela.

“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non vi era la distinzione fra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”. (Platone)

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Una storia BELLA nel senso più ampio della parola. Una storia d’amore e di sensibilità, una storia che racconta non solo quanto può essere profondo il sentimento tra due adolescenti ma anche quanto può essere difficile il mondo della scuola, quanto gli atti di bullismo possano essere presenti anche in maniera sottile e celata e quanto possano far male.
Una storia che ci fa capire l’importanza del dialogo e quanto i genitori siano importanti, essenziali per un figlio.
La storia di un amore semplice che toglie il fiato.

Adoro Viviana e il suo modo di scrivere, in questo libro ha reso chiarissimi i punti di vista dei due protagonisti riuscendo a farli comprendere nel profondo. Non scrive bene… di più!

Ho divorato questo libro in poche ore, in ogni attimo libero della mia giornata lavorativa e lo consiglio ai figli, perché possano comprendere che delle realtà diversissime tra loro possono in realtà darsi tanto e per dirgli “non fermatevi alle apparenze”; lo consiglio ai genitori perché possano riflettere su quanto le attenzioni verso i propri figli siano fondamentali e lo consiglio a chi ama l’amore perché questa è una storia che fa innamorare!

Julie. ❤

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Recensione di: “Abbracciami più forte” di Marilena Boccola

Ciao Notters, oggi una nuova recensione su una piacevole lettura, scorrevole, romantica e con un pizzico di malizia, sempre molto apprezzata nel genere romance. “Abbracciami più forte” di Marilena Boccola.

Ora venite con me che conosciamo meglio questo bel romanzo! 😉

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TITOLO: Abbracciami più forte
AUTORE: Marilena Boccola
EDITORE: Self – publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 31 Luglio 2015
FORMATO: eBook
GENERE: Romanzo rosa
PREZZO:€ 0,99

SINOSSI 

Simone è il neo direttore di un’importante Fondazione bancaria; tuttavia, il successo professionale non riesce a ripagarlo dall’amarezza che gli ha lasciato la relazione con la direttrice alla quale è succeduto. Ora che lei se ne è andata, non si sente ancora pronto a cedere all’attrazione che, in fondo, prova per Martina, una ragazza intelligente e spigliata che non nasconde l’interesse nei suoi confronti e che, con pazienza, torna ogni volta da lui, cercando di farsi addomesticare come la volpe del “Piccolo Principe”.
Martina ha un master in editoria digitale, è al suo primo vero lavoro e, soprattutto, ha sette anni meno di lui. <> si dice Simone, anche quando i suoi occhi profondi e scuri si posano sul corpo slanciato di lei, sui suoi seni appuntiti sotto alla maglietta attillata, sulla bocca innocente che desidererebbe schiudere in un bacio appassionato… Però non è come con Anna Laura, con lei la passione si confonde con la tenerezza, la semplice amicizia si mescola ad un sentimento ancora difficile da ammettere, eppure, Simone non vuole rischiare di perdere la testa e di soffrire ancora una volta…
<> Pensa, rivolto all’amico Fabio che gli chiede di intercedere con lei, affinché la sua amica Carlotta torni a parlargli, anche se Fabio sa bene di aver sbagliato. In più, ci si mettono il collega gay Luca, la madre, la sorella, il nipotino Francesco, la nonna di Mantova, due scheletri preistorici abbracciati e persino Mirò… tutto sembra concorrere affinché i pretesti per vedersi e stare insieme si trasformino in rituali che creano legami, anche se Simone non è convinto che sia il caso…

 RECENSIONE 

Marilena Boccola mi piace molto come scrive, è il suo primo romanzo che leggo e sicuramente leggerò anche le altre sue opere! Scrittura semplice, scorrevole e a tratti divertente… un mix davvero rilassante per queste giornate uggiose.

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Simone è un giovane uomo, neo direttore di banca. Rimasto scottato da una breve relazione con la sua ex collega e predecessore alla direzione. È un uomo affascinante ma un pò pantofolaio. Per uno strano caso del destino conosce Martina, giovane ragazza di ventisei anni, solare, divertente e maliziosa.

I loro incontri inizialmente sono tutti amichevoli. Martina cerca sempre un appiglio per affascinare Simone, lui non si lascia mai troppo andare. Ma poi incomincia ad averla sempre nei suoi pensieri, il sorriso di Martina è una luce nella nebbia nella mente di Simone.

Anche lì, nel posto meno adeguato, sente l’eccitazione prendergli l’inguine e solo i pensieri più tremendi che riesce a scovare in quei pochi secondi sconfiggono l’erezione che stava per avere. No, non ci siamo… Si dice, frustrato dal sopravvento del suo corpo sulla ragione. Dev’essere colpa della lunga astinenza, riflette, in fin dei conti, dopo l’ultima volta con Anna Laura, due mesi e mezzo fa, non ho più toccato una donna…
<<Cosa state leggendo?>>  Chiede Martina, distogliendolo dai suoi pensieri. << Una versione per la prima infanzia del Piccolo Principe>>
Risponde Simone, mentre Francesco annuisce, allungando alla ragazza il grosso libro che tiene in mano:
<< A voppe!>> Esclama soddisfatto, indicando l’animale raffigurato sulla pagina.”


L’attrazione tra i due è palpabile fin dall’inizio, ma è proprio il rispetto dei tempi senza correre troppo che rende più “gustosa” la lettura. Cosa che mi ha fatto apprezzare ancora di più il romanzo di Marilena.
Un’altra parte che mi ha affascinata è relativa alle varie citazioni del “Piccolo Principe” che noi tutti conosciamo fin dalla nostra infanzia.

“<<eggi, zio!>> Francesco lo riscuote dal suo torpore, presentandogli davanti una pagina illustrata con la volpe ed il Piccolo Principe seduti, una di fianco all’altro, davanti ad un tramonto. < <… non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altra. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo>>
Legge infine, Simone al nipote con la voce spezzata dall’emozione.”

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Dopo vari “mordi e fuggi” tra Simone e Martina, la piacevole storia d’amore sboccia.

“<< Amore… cos’hai capito? – la sollecita con una voce dolce e suadente che la fa vibrare dentro, arrivandole direttamente tra le cosce – quello che è successo tra di noi è stato meraviglioso e non puoi far finta di credere che sia stato solo sesso… >> Finalmente, si sente incoraggiata a confidare in quello che non sperava: forse anche lui mi ama esulta dentro di sé, ancora titubante.”

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Altro punto a favore che completa il romanzo e piace molto, perché immerge il lettore immaginando i luoghi è la descrizione dettagliata. Quindi che dirvi? …Leggetelo! 🙂

Naty 💖

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