A tu per tu con: Giovanna Capizzuto!

Ciao Giovanna!
Innanzitutto davvero complimenti: scrivere un libro su un tema come quello del tradimento non deve essere stato affatto semplice e tu, con la tua bravura, sei riuscita a trasmettermi emozioni e sensazioni che non pensavo possibili conoscendo la tematica del racconto!
Appena ho finito di leggerlo ero piena di curiosità, avevo mille “Perché?” “Come mai?” che mi frullavano in testa…
Ecco quindi 10 domande tutte per te! 🙂

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1. Giovanna, il tuo libro racconta di un matrimonio andato male, di un tradimento e di un nuovo amore, una “Nuova vita”. All’inizio del romanzo dici che hai iniziato a scrivere questa storia perché ti sei imbattuta più volte in situazioni “analoghe”… Che sensazioni ti ha dato scrivere questo libro?
Che cosa hai provato non appena hai scritto l’ultima parola del racconto?

Prima di iniziare, vorrei dirti grazie! Grazie per i complimenti qui sopra e grazie per la tua recensione che mi ha emozionato da morire!

Ora, per rispondere alla tua domanda, non è stato facile. Per riuscire a scrivere devo calarmi completamente nella storia, la vivo in prima persona. Ci metto tutta l’anima quando scrivo un romanzo, anche perché sono certa che altrimenti l’eventuale lettore non riuscirebbe a sentirsi coinvolto. Questo significa che, a volte, ho rischiato di tirare una traversa a mio marito prima di rendermi conto che lui non era “Ivano”. 😉
Ho sofferto da cani nello scoprire il tradimento del marito di Beatrice, ho avuto paura che morisse in alcune occasioni e ho temuto per la vita dei suoi figli come se fossero i miei.
E poi mi sono emozionata come un’adolescente nello scoprire che, nonostante la delusione, lei potesse essere ancora in grado d’innamorarsi e soprattutto che, nonostante l’età, i chili di troppo e tutto il vissuto, qualcuno potesse essere interessato a lei! E non un qualcuno qualunque, ma uno schianto d’uomo!
Quando ho messo la parola fine al romanzo, mi sono sentita felice, soddisfatta, ma dopo un’ora sentivo la mancanza di tutti i personaggi (o quasi): mi mancava Bea, mi mancava Serena, ma soprattutto mi mancava Leo!

2. Raccontare storie come questa non è facile, soprattutto perché parla di quotidianità: niente uomini assurdamente ricchi, niente jet privati, niente multinazionali, cosa che personalmente ho apprezzato tantissimo. Questa scelta pensi che abbia rappresentato anche un rischio per quanto riguarda il riscontro con il pubblico? Se sì, perché?

Ohhh… suppongo io debba essere sincera, quindi: sai che non mi sono nemmeno posta il problema? Io scrivo perché amo farlo non per cercare di vendere più copie possibili.
Scrivo di ciò che conosco, le storie che narro hanno spesso una base di partenza reale (e purtroppo non vivo in mezzo ai miliardari 😉 ).
Spero che ciò che scrivo trasmetta delle emozioni, che lasci una traccia nel lettore e, ovviamente, mi auguro ch’egli sia talmente colpito dal romanzo da parlarne bene e convincere altri lettori a leggerlo. Non ho mai pensato al fatto che ambientarlo in una “casta” diversa mi avrebbe permesso di raggiungere un maggior numero di lettori, probabilmente perché non è quello a cui miro.
Non fraintendermi: spero che i miei libri abbiano successo, ma non sarei capace di scrivere qualcosa solo perché fa tendenza per accaparrarmi più vendite. Scrivo per passione, poi se un domani dovesse arrivare il successo, ben venga! 😀

3. Parliamo un po dei personaggi… Beatrice è una donna “standard”: niente corpo da urlo, niente occhi da gatta o atteggiamento super sexy. Come hai creato questo personaggio? C’è qualcuno a cui ti sei ispirata?

Spero di non risultare troppo ripetitiva: per scrivere devo essere in grado di immedesimarmi totalmente con la protagonista (anche se non sempre lei si comporta come farei io nei suoi panni!) e quello che scrivo ha una netta relazione con la vita che conduco.
Francamente non conosco nessuna femme fatale. Conosco molte donne belle, alcune più di altre, ma nessuna bomba sexy, quindi mi sarebbe risultato difficile calarmi nei panni di una donna simile. Sinceramente, penso di essermi ispirata, in questo caso, alla donna che vorrei essere…

4. Ivano, invece, è il classico uomo provolone che non ha saputo cedere alla tentazione e, codardo, nega persino l’evidenza. Questa interpretazione del personaggio è stata voluta, cercata, o pensando ai tradimenti è venuta fuori dalla penna spontaneamente?

Ivano è l’uomo medio, purtroppo. Statisticamente, sembra che quasi il 50% delle persone tradisca il proprio partner. Io spero con tutto il cuore che ciò non sia vero, ma negli ultimi anni ho avuto modo di riscontrare la veridicità di tale affermazione in quanto sono venuta in contatto con molte donne tradite dal proprio compagno (e io abito in un paesino di sole tremila anime!).
Ho studiato attentamente il personaggio di Ivano, basandomi sui racconti di amiche o su vicende successe a me in gioventù; non volevo che fosse una cattiva persona, ma solo un uomo debole incapace di affrontare le conseguenze del suo errore. Un uomo sostanzialmente immaturo che, invece di reagire da uomo e ammettere la propria debolezza, scarica la sua frustrazione e le sue paure sulla moglie e sui figli.

5. Leonardo… Beh, non è il classico principe azzurro ma sicuramente il classico ragazzo che ogni madre si augurerebbe per la propria figlia! Che cosa ti ha spinto a far nascere una storia d’amore tra due personaggi, a mio avviso, un po lontani?

No, infatti. Anche Leonardo è un uomo comune. Un uomo che ognuna di noi potrebbe incontrare sul suo cammino (lo auguro a chiunque). È un uomo attento, premuroso (soprattutto nei confronti di Beatrice) ma al contempo è passionale, determinato. Il tutto tenuto insieme da un fisico da urlo e un’intelligenza acuta… no scusa, mi correggo: non può essere un uomo comune. È un sogno!
Beatrice e Leonardo hanno in comune ben poco a parte l’arguzia e la bontà d’animo, forse solo la forte attrazione fisica ma, per citare Charlie Brown “Ti sbagli: non è vero che non possiamo stare insieme perché siamo troppo diversi. Possiamo eccome. In fin dei conti non si completa un puzzle con tutti i pezzi uguali”.

6. In “Nuova vita” nulla è lasciato al caso: la relazione madre-figli viene trattata con riguardo e rispetto. Perché questa scelta?

Forse perché sono mamma e ho riversato su Beatrice i miei timori e i sentimenti che provo nei confronti dei miei figli. Io vivo la storia a 360°, parlo con i personaggi e aspetto le loro risposte. Interagiamo, ci confrontiamo e spesso i miei personaggi fanno di testa loro senza rispettare la mia scaletta e allora litighiamo anche (sì, forse sono un po’ pazza).
Ma come potevo non interagire con coloro che io ritengo essere le persone più importanti nella vita di una mamma?

7. Nella storia non mancano certo i colpi di scena e situazioni pericolose… Come nascono queste vicende? C’è qualcosa o qualcuno da cui hai preso qualche spunto o è tutto frutto della tua fantasia?

Ecco, questo è solo frutto di immaginazione. All’inizio, quando ho creato la traccia iniziale, questa parte non c’era. Rileggendo il romanzo, sentivo che mancava qualcosa e, una notte, ho avuto l’illuminazione. Credo siano le scene che ho faticato di più a scrivere, proprio perché non avevo nessun appiglio reale ma solo vaghe idee dovute ai film che guarda mio marito in tv…

8. Ho letto dalla tua biografia che hai scritto altri libri dal genere diverso da quello di “Nuova vita”… Quale senti più tuo? In quale ti senti più a tuo agio, più te stessa?

Bella domanda. Il primo libro che ho pubblicato, Shocking Girl, è un fantasy, quindi non mi ci ritrovo proprio. L’ultimo, Adolescenza Infranta, è una storia vera e la protagonista ha appena quattordici anni, quindi rimangono Nuova Vita e Amore Violato. Credo che Nuova Vita mi appartenga di più, non perché sia la mia storia, ma perché mi allineo di più con Beatrice.

9. Una domanda che, forse ,chi ha letto “Nuova vita” come me si sta ponendo: avremo il piacere di leggere qualcos’altro sulla bellissima storia nata tra Beatrice e Leonardo?

Sai che me lo hanno chiesto in tanti? Mi piacerebbe accontentarvi, ma rischierei di rovinare un cerchio perfetto… non vorrei “strafare”. Magari potrei usare Wattpad o qualche sito apposito per pubblicare dei brevi racconti, solo per sapere come stanno i nostri amici (d’altronde mancano anche a me e vorrei sapere cosa mi combinano!)

10. Giovanna, alla fine ringrazi chi già ti conosceva e ha letto il libro proprio per questo e chi invece ha letto il tuo romanzo per la prima volta… Beh, lasciami dire che sono io che ringrazio te per questa bellissima storia!
Quindi ultima domanda: a quando il tuo prossimo capolavoro? 😉

Come direbbe mio figlio: Santa Polenta che emosssione! ❤ ❤ ❤
Dunque, c’è già online un altro libro, uscito poco dopo Nuova Vita, ma la vicenda è piuttosto dura da digerire. S’intitola Adolescenza Infranta ed è una storia vera che ho voluto pubblicare perché detesto le ingiustizie: sono contro la violenza in generale, e sulle donne (sulla quale ho già scritto un romanzo) e le ragazze in particolare. Il romanzo infatti affronta il tema della violenza sui minori; è un po’ crudo ma spero, nel mio piccolo, di poter fare la differenza, anche se solo per le poche ragazze (o le loro madri) che lo leggeranno e magari sapranno cogliere per tempo i segnali giusti.
Se invece volete qualcosa più sul genere Bea&Leo, siamo in lavorazione ma non ho ancora una data certa… posso darvi i nomi, però: Greta e Tiziano sono già sulla buona strada… 😉

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Grazie infinite per il preziosissimo tempo che hai dedicato a Notting Hill Books!
Edna ❤

Grazie a te, è stato un vero piacere. A presto e un caro saluto a tutte le Notters! 😀
-Giovanna.

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A tu per tu con: Daniela Gargiulo!

Ciao Daniela,
ci siamo! Diamo il via alla nostra intervista ma prima permettimi di ringraziarti per essere qui con me e con tutti i lettori di Notting Hill Books 🙂

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  1. Incuriosita dalla storia che raccontavi, ho ripassato un poco la storia della rivoluzione francese e ho scoperto che anche il tenente Félix è un personaggio realmente esistito e che lui e Julie hanno avuto una relazione…
    Hai fatto qualche ricerca particolare? Qualche approfondimento?  Quali sono le tue fonti?

    Ciao. E’ stata una forte emozione per me aver letto la tua recensione ed è un onore partecipare a questa intervista. C’è da dire che il periodo che va dallo scoppio della rivoluzione francese alla caduta dell’impero napoleonico è sempre stato un periodo storico che ho sempre apprezzato. Molti personaggi affascinanti e magnetici racchiusi in un lasso di tempo così piccolo, se si considera l’immensa timeline della storia umana. Tutta la storia è nata e si è sviluppata attorno alla figura di Julie Clary, quella vera. Ho scoperto questo personaggio, un po’ anonimo in effetti, attraverso romanzi e saggi storico-biografici. Da lì è nato un vero amore. Molti adorano Maria Antonietta, altri passano la vita venerando Jane Austen. Io ho scelto Julie. O, per meglio dire… è lei che ha scelto me. E’ stato come un colpo di fulmine. Quando avevo all’incirca quindici anni, ho trovato per caso, nella libreria di mio padre, un romanzo: Désirée di Annemarie Selinko. Era la storia di Désirée Clary, fidanzata di Napoleone. Già all’epoca il periodo mi affascinava, essendo cresciuta, come molte del resto, col mito di Lady Oscar. Ma comunque… quando ho finito di leggere il romanzo non mi aveva colpito la figura di Désirée o Napoleone. No. Tutta la mia attenzione si era concentrata su Julie. Da lì ho iniziato molte ricerche. All’inizio il classico Google. Ma c’era qualcosa che non andava. La Julie descritta dai posteri del 1900 era diversa dalla Julie descritta dai letterati del 1800. Da lì, è nato un secondo amore: Google libri, che offre la possibilità di leggere migliaia di libri che risalgono al 1700 e al 1800. La caccia a tesoro, se mi passate il termine, è nata lì. Tutti questi libri che parlano di Julie non li considero fonti, ma “La fonte dell’eterna giovinezza.”

  1. Felix Rous è un personaggio davvero indimenticabile: confesso che per quasi metà libro l’ho trovato veramente insopportabile 🙂 🙂 così arrogante e presuntuoso e possessivo, ma poi ha subito una notevole trasformazione, e nelle ultime 100 pagine faceva anche tenerezza. Cosa ti lega a lui? Non è un personaggio facile ma per questo ha un notevole spessore e mille sfumature.

    Dici bene. Félix non è stato un personaggio facile. Persino io, in alcune scene, avevo voglia di sferrargli uno schiaffo o gridargli di cambiare atteggiamento. Ma Félix, il mio Félix, l’uomo nato da me, è come un figlio. L’ho visto nascere, svilupparsi a poco a poco. Trasformarsi pagina dopo pagina. E così come accade con i figli, se fanno qualcosa di sbagliato… semplicemente si perdonano. E anche io ho perdonato a Félix molte scelte sbagliate. Attraverso varie ricerche, ho scoperto alcuni lati del suo carattere che personalmente trovavo odiosi. Ma poi mi son detta: il loro è un periodo folle. Complotti, rivolte… Tutti i giovani, nella fase della vita, attraversano periodi oscuri. Arroganza e presunzione fanno parte del genere umano. Chi più chi meno ha dentro di sé queste essenze. E il film Inside out ne è stata una palese dimostrazione. Il Félix che vediamo nelle ultime pagine è un Félix nuovo. Una tela immacolata che cerca di rimpossessarsi dei suoi colori. E’ un Félix pre- rivoluzione francese, anche se dentro di lui una rivoluzione è in pieno atto. Come hai detto tu è indimenticabile. E difficilmente riuscirò a dimenticarlo, per quanti libri legga o scriva. Félix avrà sempre un posto speciale.

  1. Julie ti rispecchia molto o poco? Quale ti assomiglia di più? La Julie dei giorni nostri, ironica e combattiva oppure la Julie passionale e prudente destinata a diventare regina?

    Credo che il mio rapporto con Julie sia qualcosa difficile da spiegare. A distanza di anni nemmeno io so dare un nome a ciò che Julie mi dona. E ti parlo della vita quotidiana. Ovvio che mi riferisco alla Julie vera. Anche se tra le due, la Julie del passato e quella dei giorni nostri, c’è una similitudine molto forte. Stessi pensieri, stesse decisioni. Come ad esempio la scena delle culottes. Credo che, in un angolo della mia psiche, vorrei essere io la Julie dei nostri giorni. Io sono un tipo ironico e combattivo, molto simile alla Julie tutto pepe del XXI secolo.

  1. Rivoluzione francese e periodo napoleonico… da dove nasce questo tuo interesse così appassionato?

    Semplicemente faccio parte di quella generazione romantica cresciuta col mito di Lady Oscar e Il Tulipano nero, vecchi anime che molti seguivano quando ero piccola. Le basi molto probabilmente sono state quelle. Da lì poi l’evoluzione. Libri, film, romanzi regency. Se dovessi scegliere tra un moderno thriller e un romanzo storico (anche senza storia d’amore) di sicuro preferirei leggere il romanzo storico. Come dico spesso, credo di essere nata nel periodo storico sbagliato. 🙂

  1. Loki rappresenta una scelta interessante.. il tuo romanzo è storico ma al tempo stesso possiede una vena magica, mitologica.. come mai?

    Quando ho iniziato a scrivere Nike non avevo pensato a un Dio come antagonista. Ma più andavo avanti, più sentivo che c’era qualcosa che mancava. Loki è da sempre il dio malevolo che raggira tutti e crea caos. Io penso che ci sia un pezzo di Loki in ognuno di noi. Esce fuori di rado in alcune persone. In altre, invece, è sempre presente. Ma è proprio questo che rende quelle persone geniali, fantasiose e scarsamente ipocrite. E io le ammiro. Loki è caos allo stato puro ed è difficile da gestire. Non lo puoi uccidere, perché immortale. Quindi mi sono chiesta: come puoi contrastare un nemico che non puoi eliminare? Questo è un po’ il tema centrale del secondo romanzo. La lotta continua contro questo essere che… credetemi… creerà ancora più scompiglio.

  1. Quando è iniziata la tua passione per la scrittura? E per la lettura? Leggi molto?

    Ho sempre passato la vita su un libro. Che fosse un fumetto o un romanzo breve. Credo che la lettura sia diventata qualcosa di impegnativo dal mio primo anno al Liceo. Visto che frequentavo il Liceo Classico, la mia professoressa era convinta che d’estate i suoi cari alunni dovessero tenere la mente occupata leggendo libri. All’inizio è stata un po’ una forzatura, ma poi è diventata una vera e propria passione. La mia passione per la scrittura, invece, è nata molto tempo dopo. Credetemi, mai stata un asso nei temi in classe!

  1. Se potessi chiedere un desiderio a Loki…cosa chiederesti? 😉

    Lo stesso desiderio di Julie. Tornare indietro nel tempo. Lo ammetto non sono una fan di crinoline, pizzi e merletti. I vestiti che indosso maggiormente sono jeans e magliette, ma è un periodo che mi affascina.

  1. Nike è il primo di una trilogia. Dovrebbe uscire il secondo a breve, ho letto. Stai già scrivendo il terzo? Hai altri progetti per il futuro prossimo o immediato?

    Per il momento mi sto focalizzando sul secondo libro. Sono ormai alle battute finali, ma le idee per il terzo libro sono già tutte su foglio. Dopo il terzo libro, non so davvero. Non ci ho ancora pensato. Sono un tipo che vive alla giornata. Spero che questa trilogia piaccia. Io piango ancora leggendo alcune scene. Chi lo ha letto sa a quali mi riferisco. 🙂

  1. Come vivi il tuo rapporto con i lettori? Hai ricevuto qualche critica negativa? A me la storia di Julie e Felix (e di tutti gli altri personaggi) ha appassionato molto ma magari (purtroppo) non è stato per tutti così…

    E’ vero. Per ora sono poche le persone che hanno letto il mio romanzo. Alcuni mi dicono esplicitamente che attendono l’uscita di tutti e tre per leggerli tutti in un fiato. Mi ha colpito molto una donna di nome Ingrid, che mi ha scritto un mese fa su facebook. Il messaggio mi è arrivato alle 2 di notte. In questo messaggio Ingrid mi ha scritto che aveva iniziato a leggere il mio romanzo a pranzo quel giorno stesso e non è riuscita a smettere fino a quell’ora, le 2 di notte appunto. Questo mi ha davvero impressionata, lo ammetto.

  1. Ho letto nella tua biografia che la tua filosofia è : “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo e ogni istante come se fossi immortale”.
    Cosa ci puoi dire al riguardo? Io mi trovo molto d’accordo con essa 😉

    Come ti ho detto prima, vivo la mia vita quotidianamente. Nessun progetto a lungo termine. Però il giorno che vivo deve essere particolare, proprio come se fosse l’ultimo. Sono un tipo molto impulsivo, se voglio fare una cosa la faccio, senza riflettere. Ogni giorno ha un suo valore perché unico, irripetibile. Mi piace viverlo in tutti i sensi, ma non sono un incosciente. So cos’è la prudenza e so che in qualsiasi momento potrei superare quella linea sottile che divide il bene dal male. Basta una sola scelta sbagliata. In poche parole sii impulsiva, non farti condizionare. E’ meglio piangere uno sbaglio che rimpiangere un “se avessi potuto…” Sii immortale verso i tuoi sogni. Ecco la mia filosofia. E credo che, se non avessi seguito questa logica, non ci sarebbe stata Nike, non ci sarebbero state notti in bianco con Julie e Félix e non ci sarebbe nemmeno questa piacevole conversazione.

    Grazie mille per la vostra disponibilità. Spero di sentirvi molto presto.
    Daniela

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Grazie del tempo che hai dedicato a Notting Hill Books 🙂
Serenella

A tu per tu con: Giada Baretta!

Ciao Notters 🙂
Dopo aver avuto il piacere di leggere e recensire per voi il bellissimo libro di Giada Baretta, questa adorabile autrice ha accettato di dedicarmi un po’ del suo tempo per conoscerla meglio e togliermi qualche curiosità!

E voi, non siete curiosi? 😉

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Ciao Giada!
Ti ringrazio innanzitutto per aver accettato di fare questa chiacchierata con me e con Notting Hill Books. 🙂
Diamo il via a questa breve intervista, sei pronta?

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  1. Una vita non basta è una storia delicata, intima, ed è autobiografica. Cosa ti ha spinta a crearne un libro?

    Prima di cominciare, solo una piccola precisazione: sono io che ringrazio voi. Per la splendida recensione, per la passione con cui vi dedicate alla lettura offrendo la possibilità, ad altri, di fare altrettanto. C’è un così gran bisogno di persone così!

    Ora, cominciamo.
    Cosa mi ha spinta? Dunque, in effetti si tratta davvero di una spinta. La vita mi ha spinta e i miei occhi sono inciampati sul viso di mia madre. Scrissi questo romanzo il giorno dopo il mio ventesimo compleanno. Al tempo, mamma era molto triste per varie ragioni. Da sempre si trascinava tutti i suoi vecchi e pesanti fantasmi. Così, ho pensato: perché non essere io, stavolta, a farle un regalo? Ho sempre amato scrivere, ma era una passione fine a stessa e ciò non mi bastava. Volevo sfruttare questa passione per creare qualcosa di buono. Inoltre, il desiderio di conoscere le mie radici mi aveva sempre accompagnata; volevo sapere chi era mia nonna, volevo sapere perché mi sentivo così un tutt’uno con lei che mai avevo conosciuto. Pensai così che la scrittura potesse avere una sorta di funzione terapeutica. Quando metti nero su bianco la tua storia, i tuoi dolori, puoi finalmente vederli per quello che sono e prenderti in mano. Mamma doveva fare proprio questo: guardare i suoi mali che non voleva vedere, dare loro un nome, sciogliere i nodi che da trent’anni le stringevano la gola, e trovare pace. Un lutto non elaborato rimane lì, sospeso, irrisolto, e continua a fare male. Una volta terminata la storia, pensai di farla leggere a due carissime professoresse che avevo avuto il piacere e la fortuna di conoscere durante gli anni delle superiori. Una di loro, la mia insegnante di lettere, proprio per il mio ventesimo compleanno, mi aveva regalato un bellissimo taccuino arancione per incitarmi a scrivere; diceva che scrivevo bene, che avevo un dono, e mi esortava a continuare a farlo in ogni occasione. Dopo averlo letto, mi hanno convinta a pubblicarlo. O quantomeno a provarci. Ci ho pensato per diverso tempo, tant’è che, dopo averlo scritto, è passato più di un anno prima che lo pubblicassi. I miei obiettivi erano due: aiutare mia madre e conoscere mia nonna. Il terzo, la pubblicazione, non era previsto. E forse è proprio questa la ragione per la quale il romanzo è rimasto così personale, esattamente come era nato.

  1. Dalla tua biografia ho potuto notare che sei un’autrice molto giovane… Come nasce il tuo amore per la scrittura? 

    Mi chiedi come nasce il mio amore per la scrittura, ma, esattamente, come nasce un amore? Non so se esiste una risposta. Credo che la nostra storia d’amore sia nata un po’ per convenienza. Sono sempre stata piuttosto taciturna, una di poche parole. Non ho mai amato parlare molto. Preferivo di gran lunga il suono del silenzio, per poter ascoltare tutto quanto accadeva intorno a me. Occhi e orecchie per me sono sempre stati tutto, la bocca mi era quasi in più. Ascoltare e osservare. Ma c’era in me il desiderio di raccontare quel che ascoltavo e quel che notavo, e come fare se parlare mi era così antipatico? Scrivevo. Era così liberatorio, era così bello. Non dovevo sostenere nessuno sguardo, non c’erano interlocutori, potevo dire qualunque cosa senza sentirmi giudicata o incompresa. La scrittura è dolce, la voce ha paura di questa dolcezza. Preferiamo, perché più facile e meno imbarazzante, parlare di cose futili, banali, divertenti, spesso con termini grossolani e mai ricercati, esprimendo in modo semplice argomenti semplici. Non ho mai sentito nessuno parlare usando lo stesso linguaggio che usano i personaggi di un romanzo. Quando si scrive tutto è possibile, e questo l’ho sempre trovato irresistibile. La parola vergata è capace di andare a fondo, di non fermarsi in superficie, di parlare alle anime e non alle orecchie. Volevo una voce anch’io, e quella scritta meglio si adattava a ciò che volevo dire.

  1. Hai o hai avuto un luogo, un momento, un posto tutto tuo che ti ha ispirata nello scrivere il tuo libro? 

    No, non proprio. Nessun luogo preciso, ma ovunque mi trovassi, e molti momenti. A partire dai più banali, in realtà. Passeggiando con il cane, attraversando la città in bicicletta, parlando con qualche amico, attraversando il centro storico, compiendo le azioni più ordinarie. Osservavo, e ogni particolare – una foglia strana, una parola mai udita, un gesto inaspettato e sorprendente, una macchina che sfrecciava o un’altra che invece arrancava – mi suggeriva un pensiero diverso, che a sua volta apriva la strada ad un’infinità di riflessioni, di associazioni, di tante domande e poche risposte. Il libro stesso non offre molte risposte, ma la possibilità di interrogarsi.

  1. Leggendo, ho notato che le figure maschili che fanno parte della storia hanno quasi un ruolo da antagonista. Perché?

    Non c’è una ragione. La storia è autobiografica, romanzata ma pur sempre reale, perciò il fatto che le figure maschili abbiano ruoli poco lusinghieri non è voluto.

  1. In “Una vita non basta” Rebecca, Gianna e Mara sono descritte dettagliatamente, sembra quasi di conoscerle. Tre donne forti ma fragili allo stesso tempo, che quando amano lo fanno senza riserve, con una sensibilità femminile che le unisce quasi come il cordone ombelicale… Per ricreare questi tre personaggi nel tuo libro hai usato anche la tua fantasia o è tutto veritiero al 100%? 

    Le caratteristiche dei personaggi sono reali, seppure rappresentino soltanto alcuni dei tratti delle tre donne. Per ognuna di loro ho volutamente evidenziato una caratteristica particolare, o due, senza sottolinearle tutte, proprio per delineare le tre figure, quasi come si potessero riassumere in una sola parola, in un’unica immagine, contenuta – ennesima beffa del destino – già nel significato dei loro nomi.

  1. Hai riscontrato delle difficoltà nello scrivere nero su bianco la tua storia? Se sì, quali sono stati i momenti “peggiori”? 

    Prendere piena consapevolezza di sé non è una passeggiata. Fare verità, talvolta è doloroso. Andare a fondo, rischiando di sprofondare, è pericoloso. Accettare le situazioni, le relazioni, le dinamiche familiari così come sono, e rendersi effettivamente di come sono, è come ricevere un pugno. Riportare i dolori di una giovane che ha appena perduto la madre, è stato difficile. Maneggiare i dolori altrui e trasformarli in un romanzo, trasformarli in poesia, in prosa, in arte. Non è stato facile scrivere i pensieri di Mara dopo la terribile perdita, senza lasciarsi trasportare dal suo dolore e bagnarlo con lacrime nuove.

  1. Ho letto dalla tua autobiografia che questo è stato il tuo esordio letterario ma che in realtà studi all’università e lavori in uno studio commercialista. Come concili questi impegni con la scrittura? Pensi che il tuo futuro sarà fare la scrittrice? 

    Ad oggi, non sono più una studentessa universitaria e nemmeno un’impiegata. Ho abbandonato gli studi per diversi motivi, mentre il lavoro l’ho perso un anno più tardi. Conciliare questi ed altri impegni con la scrittura era una necessità. Poter prendere in mano carta e penna (la sua prima stesura è stata cartacea e “frammentata”: scrivevo dietro ai biglietti degli autobus, nei post-it, su qualunque pezzo di carta avessi a portata di mano, perché le parole arrivavano nei momenti più disparati e dovevo catturarle all’istante per non perderle), era un sollievo. Ogni minuto libero era buono per scrivere, per evadere dalla realtà. Il futuro è ancora un punto di domanda, ma sicuramente mi piacerebbe tentare questa carriera. Un’amica mi ha posto spesso la seguente domanda: “Vuoi scrivere o vuoi fare la scrittrice?”. Sto ancora cercando una risposta.

  1. A chi si imbatte in queste lettura è chiaro fin dalle prime righe che, oltre all’amore per la scrittura, hai anche quello per la lettura.
    Che genere ami maggiormente? Qual è il tuo libro preferito?
     

    Scegliere un solo libro è difficile, ma credo che quello che più ho apprezzato sia stato “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop”, di Fannie Flagg, autrice che adoro. Adoro le storie d’amore tormentate, gli amori dannati, i drammi. Ma, comunque, leggo quasi tutto, ad esclusione di fantasy e “sole-cuore-amore”, piuttosto raro che ne legga; amo leggere storie sognando che un giorno, le stesse cose, possano accadere anche a me.

  1. Giada, una curiosità: che progetti hai per il futuro? Hai qualcosa che puoi già svelare a chi, come me, ha apprezzato il tuo libro e aspetta di poterne leggere un altro?

    Al momento sto lavorando a tre romanzi contemporaneamente. Non posso svelare di più, per il semplice fatto che ho il vizio di stravolgere tutto fino all’ultimo momento. Conto però di pubblicarne almeno uno entro l’anno.
  1. Ultima domanda, forse un po’ personale: che cosa pensi ti riserverà questo nuovo anno? 🙂 

    Per l’anno nuovo non ho aspettative. Ho qualche speranza, questo sì. Spero di portare a termine almeno uno dei tre romanzi sopracitati… e spero possa essere apprezzato quanto questo, se non di più!

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Un abbraccio grande a Giada e ancora grazie per questa bella opportunità!

Edna. ❤

A tu per tu con: Linda Bertasi!

Ciao Notters!
Oggi vi propongo la mia chiacchierata con Linda Bertasi, però prima voglio farvi conoscere la sua biografia 😉

Chi è Linda Bertasi?

Linda Bimageertasi nasce nel 1978.
Nel 2010 esordisce con il romance “Destino di un amore, cui fanno seguito il paranormal-romance “Il rifugio – Un amore senza tempo” che le vale il secondo premio al concorso letterario “Valle Senio” 2012, nel 2013 pubblica il romanzo storico “Il profumo del sud” che le vale la qualifica di Autore Commendevole al Premio Letterario Europeo “Massa”.
Collabora con magazine, web-magazine, lit-blog e case editrici.
È una delle fondatrici del gruppo “Io leggo il romanzo storico” ed è socia ordinaria EWWA.Sposata e con una figlia, vive nella provincia di Ferrara dove gestisce una piccola realtà commerciale.

Per contattarla: bertasilinda@gmail.com
Blog ufficiale: http://lindabertasi.blogspot.it/


Dopo questa breve “conoscenza” partiamo con le nostre domande!

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1-  Il silenzio del peccato è ambientato nell’epoca dei Tudor. Sei sempre stata affascinata di questo periodo e perché?

Avevo dodici anni quando lessi la prima biografia storica di Anna Bolena e, da allora me ne sono innamorata al punto da cercare di reperire ogni biografia storica sul regno Tudor. Chi mi conosce mi definisce “una donna nata nel secolo sbagliato” e hanno perfettamente ragione. La mia passione per i Tudor è difficile da spiegare, a Londra davanti alla Torre ho pianto, mi sono sentita come tornassi a casa, qualcosa mi lega a loro oltre il razionale.

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2-  Nel tuo libro hai creato un legame tra un personaggio realmente esistito, Charles, con la tua protagonista. Come ti è nata l’idea di creare questo flirt?

Charles Brandon è sempre stato un personaggio meraviglioso che rispetto e adoro. Oltre al suo carattere libertino, era affascinante, onorevole, ligio ai doveri verso il suo Re, corretto e rispettoso con un grande senso dell’amicizia. L’eroe romantico ideale per la mia storia.

3- Quanto tempo hai dedicato alla stesura de “Il silenzio del peccato”?

In realtà meno che ai precedenti romanzi, vista la mole di documentazione che riempie i miei scaffali da anni. Ho speso solo un mese per alcune ricerche e circa quattro mesi per la stesura. Molto poco per chi conosce la mia dedizione alla ricerca storica.

4-  Come mai hai deciso di non “cambiare” la storia del duca di Sufflock e far vivere solo tre incontri appassionati con Jane?

La prima regola quando si sfiora la Storia e si crea un’ambientazione storica è il rispetto verso di essa. Non di possono mutare le dinamiche né la biografia di un personaggio realmente esistito. I personaggi inventati devono uniformarsi al vissuto della figura storica, per gli appassionati è fondamentale questa regola, altrimenti non stiamo parlando di romanzo storico. Jane è il personaggio ideale, Charles frequentava molte serve e popolane, tra loro può esserci stata realmente una Jane Rivers che non è passata alla storia. Una degli ingredienti che non deve mai mancare in un’ambientazione storica è la credibilità.

5-  Scriverai  altri romanzi storici ambientati nell’epoca dei Tudor?

Uno dei miei progetti più ambiziosi è un vero e proprio romanzo storico sull’epoca e sulla mia beniamina: Anna Bolena. Impiegherò anni ma ci riuscirò.

6- Ora ti faccio qualche domanda più personale 🙂 In che momento ami di più scrivere, hai una situazione particolare?

Purtroppo il tempo lo devo ritagliare nelle pausa dal lavoro e dalla mia bambina di quattro anni. Per il momento avviene nelle prime ore del pomeriggio e alla sera tardi. L’istante perfetto è di notte quando tutto è silenzio e le idee sono libere di volare e trasformarsi.

7- Questa passione la coltivi fin da bambina?

Scrivere per me è respiro, non ricordo un periodo della mia vita che non fosse legato alla scrittura. Ho iniziato con la corrispondenza tra amici, con le poesie, i racconti e infine sono approdata ai romanzi. Il primo libro, naturalmente storico, lo scrissi a quindici anni: un tomo di 400 pagine che ancora custodisco nel cassetto.

8- Da lettrice che genere ami leggere e qual’è il tuo libro e/o autore preferito?

Ovviamente lo storico, più il volume più è corposo, più lo venero. Considero mia “Musa” Jane Austen, sono cresciuta con i suoi romanzi. Amo anche Shakespeare di cui ho letto tutta l’opera e Lev. N. Tolstoj. Sono appassionata anche di Philippa Gregory.

9- Hai dei nuovi lavori in penna? Usciranno a breve?

In realtà uscirà a breve il mio fantasy paranormal che si discosta molto dai miei lavori. Mi sono divertita a scriverlo e farà vivere un’avventura insolita ai lettori. Al momento mi sto concentrando anche su un contemporaneo, genere con il quale ho esordito nel lontano 2010.

10- Quando scrivi accetti consigli su trama, personaggi e ambientazioni? A chi fai leggere per primo i tuoi lavori?

Scrivo sempre da sola, nessuno mi segue nella stesura anche perché sono molto gelosa delle mie opere. Per me scrivere è magia e questa magia mi accompagna nella stesura, non so mai come finirà un mio romanzo, che titolo avrà e che personaggi incontrerò, tutto muta per questo scrivo da sola, è una storia d’amore tra me e i miei personaggi. I miei beta reader sono mia madre (lettrice instancabile) e naturalmente mio marito. Se non piace a loro, non invio il manoscritto a nessuno.

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Naty ❤