Recensione di “Beethoven’s Silence” di Sonia Paolini

Buongiorno Notters!
Oggi vi parlo di un libro che mi è entrato nel cuore e fin sotto la pelle, un libro che mi ha emozionata tantissimo e che ho adorato fin dalla prima pagina.
Sto parlando di “Beethoven’s Silence” di Sonia Paolini.
Un libro con una carica emotiva quasi incredibile e di una bellezza rara.
Credetemi, non potete perdervelo!!

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TITOLO: Beethoven’s silence
AUTRICE: Sonia Paolini
GENERE: Romanzo rosa, narrativa contemporanea
EDITORE: Lettere Animate Editore
DATA PUBBLICAZIONE: 13 gennaio 2016
PAGINE: 362
FORMATO: ebook
PREZZO: 1,99€

 

SINOSSI

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e inaspettatamente dalla musica classica. Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere l’esistenza di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l’energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l’ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, di riavere accanto a sé la sua donna. Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…

RECENSIONE
ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER!

Esistono storie talmente dolorose e pesanti da sembrare surreali, da sembrare così distanti da noi, dalla nostra realtà, dalla nostra vita…
Spesso accade che ascoltiamo il telegiornale o la radio e ci sembra di appartenere ad un altro mondo perché quello in cui viviamo non può essere così cattivo e meschino.
Ci sono storie di violenza, di dipendenza, di spaventose ossessioni che rifiutiamo di pensare come parte del nostro quotidiano ma che, invece, sono reali e portano con sé un fardello impossibile da cancellare.
Ci sono storie che non hanno bisogno di grandi parole, di grandi spiegazioni, dei “perché” più disparati… Hanno bisogno di essere lette, di essere ascoltate e di lasciare che siano le emozioni a parlare per loro.
“Beethoven’s Silence” è una di queste.

imageIrina è una giovane ragazza di sedici anni profondamente segnata dalle sue esperienze di vita.
Esperienze che le hanno provocato ferite tutt’altro che marginali, che l’hanno scossa dall’interno, che non le hanno mai permesso di sorridere.
Di origini rumene ma cresciuta e vissuta in Francia, a soli nove anni Irina ha perso tutto: suo padre, sua madre e il fratellino che ancora doveva nascere.
La sua famiglia le è stata portata via, uccisa brutalmente a causa della “bestia nera” della società: la droga.
Ma le stesse persone che hanno tolto la vita ai suoi genitori, hanno ucciso nell’anima anche lei, rubandole quell’innocenza speciale che solo i bambini hanno.
Da quel giorno, Irina ha vissuto la sua infanzia passando da un Istituto per orfani prima e da una famiglia all’altra dopo; per lei era impossibile trovare pace, trovare un posto in cui si potesse sentire finalmente a casa e così o scappava, o la famiglia affidataria la riportava in Istituto.
L’unica persona in grado di comprenderla veramente è la Dottoressa Jean La Mot, quella psicologa che era anche un’amica, una confidente, una mamma, quella mamma che non ha più.
Irina è un’anima fragile, un’anima spezzata, un’anima che si tormenta ma che ha un disperato bisogno di vivere.

Philippe è prima di tutto un direttore d’orchestra; la musica ha sempre rappresentato per lui tutta la sua vita, la sua vera e unica passione, il suo più grande FX's "Sons Of Anarchy" Premiereamore.Ma è anche un uomo, un uomo cui apparentemente non manca nulla: una bella casa, i soldi, una bella macchina… Invece, Philippe, è un uomo che soffre. Terribilmente.
Soffre perché sua moglie e suo figlio sono morti in un tragico incidente e pensa di esserne stato la causa.
Si colpevolizza per aver permesso che ciò accadesse, per non aver potuto fare nulla per salvarli e per non essere stato vicino alle due persone più importanti della sua vita mentre morivano.
Sono sette anni che Philippe vive in uno stato di apatia cronico: non suona più, non dirige più orchestre, non esce di casa se non per necessità, non ha più contatti con la sua famiglia e in generale con il mondo esterno.
L’unico contatto che ha è il Dottor Ducrèe, il suo psicologo.
Philippe è un uomo che convive con il peso del suo dolore, che sopravvive alla sua esistenza, senza vivere davvero.

E sono proprio il Dottor Ducrèe e la Dottoressa La Mot che, attraverso un progetto, faranno incontrare questi due personaggi.

“Finalmente in un angolo della sala notò una r agazza seduta. Era di spalle e aveva dei lunghi capelli neri, era lei. Da uno degli scaffali, che erano lungo le pareti, prese uno dei libri che non necessitavano della formale richiesta per la consultazione e, r aggiunto il tavolo dove era seduta, le chiese il permesso di occupare il posto libe ro di fronte al suo. La ragazza, continuando a leggere, senza sollevare lo sguardo, con la testa fece cenno di potersi accomodare. Philippe si sedette, aprì il proprio libro e, mentre pensava a un modo per parlarle, finse di  leggerlo. Non era un’impresa semplice. Dopo averlo osservato, fu Irina a  rivolgersi a lui. Non perché l’uomo avesse destato il suo interesse, ma perché, dal suo atteggiamento, dai suoi lineamenti, aveva capito che non era di Agen, che non era uno studente venuto da fuori e neanche un dottore. Si insospettì subito, memore dei discorsi di Voltaire e de l collega ascoltati poco prima nello studio. “Ho detto al dottor Voltaire che  non voglio conoscerla e che non sono interessata a partire per chissà dove!” gli disse appena tornò con gli occhi sul proprio libro. “Ti capisco sai… però potresti concedermi una possibilità, forse…” La ragazza chiuse il libro che stava leggendo e lo guardò negli occhi. “Non ci penso nemmeno! Non ho bisogno di conoscere nessuno! Sto bene qui e qui voglio restare!” “

Sebbene l’inizio non fosse stato dei migliori, Irina e Philippe si ritroveranno a vivere sotto lo stesso tetto, a condividere i pasti, la intere giornate e anche la passione per la musica.
Quella stessa passione che li unirà sempre più, giorno dopo giorno, creando un legame speciale.

“Quella notte, come le altre notti, entrambi non riuscivano a dormirimage (2)e. Philippe scese in biblioteca a suonare il pianoforte. Irina, sebbene  non avesse intenzione di raggiungerlo, ascoltando la musica, non riuscì a trattenersi dal suo richiamo e infine decise di uscire dalla prop ria stanza. Quando fu davanti alla biblioteca, non entrò dentro, rimase vicino alla porta a guardare, evitando di far rumore. Ma lui avvertì la sua presenza e la invitò a entrare: “Vieni Elise, questa musica è per te!””

Inconsapevolmente, hanno bisogno l’uno dell’altro più dell’aria che respirano; sono due anime perdute che hanno bisogno di aggrapparsi l’un l’altra per non affondare, che hanno bisogno di redimersi e di ricominciare a sorridere, di credere in loro stessi e avvalorarsi per ciò che sono, di smetterla di colpevolizzarsi per cose che non sono state in loro potere.
Semplicemente Irina e Philippe sono due persone che hanno bisogno di ricominciare ad amare.

E lo faranno.
Lo faranno ogni volta che passeranno tutta la notte insieme suonando il pianoforte di lui.
Lo faranno tutte le volte che le loro dita si sfioreranno su quei tasti e che i loro occhi si incroceranno scrutandosi dentro a vicenda.
Lo faranno mettendo a nudo la propria anima, imparando a conoscersi per ciò che sono veramente, senza temere il proprio giudizio.
Lo faranno nel momento in cui si fideranno l’uno dell’altra e nell’istante in cui sanno che questo non è più solo un progetto ma l’inizio di una strada da percorrere insieme, l’inizio di una nuova vita.

Ma allora perché Irina, una volta trasferitasi da Philippe, deve necessariamente cambiare il suo nome in Elise?
Perché devono fingere di essere zio e nipote?
Chi è Pierre Danton e, soprattutto, cosa vuole da Irina?
Perché lei è costantemente in pericolo?

image (3)E poi c’è quel ragazzo, quel suo compagno di classe che la fissa di continuo.
Coi suoi occhi scuri e profondi, Etienne si limita ad osservarla da lontano quasi come se la stesse studiando e lei ne è incuriosita.
Fino a che un pomeriggio dopo scuola Irina non si rende conto che Etienne la sta seguendo, dando inizio ad una conoscenza che cambierà tutto…

“Beethoven’s Silence” è un libro di cui mi sono innamorata.
Ok, è vero, sono particolarmente interessata ai temi sociali e quindi un po’ di parte, ma credetemi, questo libro è veramente speciale.
Ho amato tutto di questa storia; dall’ambientazione francese, alla delicatezza ed eleganza con cui vengono affrontati temi profondi e “scomodi”, al coraggio dell’autrice di incentrare il libro su realtà dire da digerire ma che dobbiamo smettere di credere che non esistano.
Ho amato Philippe e Irina, due personaggi che rimarranno per sempre nel mio cuore per l’incredibile sensibilità che li contraddistingue, per la loro semplice e naturale voglia di essere felici in un mondo in cui ormai la felicità neanche si sa più cosa sia.
Ecco, penso che sia proprio questo, più di tutto, che mi abbia conquistata di questo libro, l’apprezzare e gioire delle semplici e piccole cose della vita: la musica che unisce, un sorriso che nasce, una persona su cui poter contare quando pensi di esser sola al mondo, un cane che tutti i giorni ti fa le feste, una passeggiata al parco con la persona che ami.

Questo libro fa comprendere come nulla deve essere dato per scontato perché nel momento in cui lo fai, la vita si prende qualcosa di tuo e non te lo restituisce più.
Fa comprendere come, però, ci sia sempre un’occasione nella vita per migliorarsi, per credere che non necessariamente per essere buoni bisogna compiere gesti eroici perché spesso basta un sorriso sincero per scaldare anche il cuore più freddo.

Questo libro insegna, regala attimi di sconforto in cui il lettore si ritroverà le guance bagnate dalle lacrime (io non sono stata da meno ovviamente!) ma anche momenti in cui la speranza fa da padrona.
Questo libro è un concentrato di emozioni che scalfiranno la corazza del lettore più duro e si creeranno un posticino speciale nel cuore del lettore più “fragile”.
Questo libro è un elegante denuncia alla violenza, alla criminalità, alla dipendenza.
Questo libro vale la pena di essere letto…
Anzi no, vale la pena di essere vissuto.

Edna ❤
copertina

 

 

Beethoven’s Silence – Io sono Irina e sono Elise

 

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