Recensione di “Tutto questo o nulla” di Mari Thorn & Anne Went!

Ciao Notters,
arrivo anche a metà settimana a farvi compagnia (o a rompere le scatole, dipende dai punti di vista!) con una nuova recensione.
Una recensione a cui tengo tantissimo perché si tratta di un romanzo a cui tengo tantissimo di due autrici alle quali tengo tantissimo insomma è una recensione che mi emoziona a trecentosessanta gradi. Una recensione di un grande libro, di due grandi scrittrici. Una recensione che spero possa trasmettere almeno la metà delle emozioni che ha regalato a me. E’ “Tutto questo o nulla” di Mari Thorn & Anne Went.

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TITOLO: Tutto questo o nulla
AUTRICE: Mari Thorn & Anne Went
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 08 Febbraio 2016
GENERE: Romance
FORMATO: eBook
PAGINE: 167
PREZZO: € 2,99 (Gratis su Kindle Unlimited)

 

 

SINOSSI

Noah è un vigile del fuoco. Un lavoro aspro che lo costringe a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, ma dentro è segnato dalla guerra che gli ha lasciato più cicatrici di quante non ne abbia sulla pelle. Noah conosce solo un modo per vivere, il suo. Non pretende che la sua filosofia vada bene a tutti, pretende di essere lasciato libero di decidere per se stesso.
Carrie è la sua donna, o almeno lei si considera tale anche se lui non le ha mai promesso nulla più di quello che le ha dato fin’ora. Però Carrie non è come immagina lui, Carrie è esattamente come tutte le altre donne e vuole di più. Lo implora di accompagnarla da una consulente di coppia e Noah non riesce a trattenere il suo fastidio. Come è possibile che la donna con cui divide quei pochi momenti di vita fuori dalla tensione, non abbia capito che per lui tra uomo e donna deve esserci esclusivamente un dare e avere, onesto e senza alibi, fatto sì di rispetto ma limitato ad un sesso soddisfacente e appagante? Eppure la segue in quello studio così accogliente e formale dove li attende Lillian.
Lillian sa tutto sull’amore, sulle sue crisi, le sue debolezze, sa come riconoscere i segnali di allarme di un rapporto ormai logoro e sa cosa dire e far dire per provare a ricostruire.
Lillian. Noah. Lillian e Noah, e Carrie, che vuole costruire qualcosa che abbia un futuro. Ma quale futuro visto che Noah non crede nel futuro? Quale futuro se Noah tenta da sempre di dimenticare il passato? Per Noah esiste solo il presente.
Ma allora perché un uomo che nega ogni legame, che rifiuta ogni coinvolgimento, si ritrova a preoccuparsi per un ragazzino che ha perso tutto nell’incendio della sua casa? E perchè quella donna affascinante quanto insopportabile diventa la sua ossessione?
Lillian e Noah. Noah e le sue contraddizioni, Lillian e le sue paure.
Tra di loro si accenderà qualcosa a cui entrambi faticheranno a dare un nome. Qualcosa di tanto forte da non poter essere ignorato. La vita li metterà davanti a scelte spesso sbagliate, ma la passione li unirà nonostante le distanze, anche se il cuore faticherà a capire cosa li tiene vicini. Uniti e divisi fino al giorno in cui dovranno decidere se per tutto questo vale la pena di buttarsi nelle acque scure del futuro.
Un tuffo nell’ignoto, in un amore mai provato prima da entrambi, tanto spaventoso quanto inevitabile.

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

E’ una storia particolare quella di Noah e Lillian, i due protagonisti di “Tutto questo o nulla”. Una storia calda, piena, estrema.
La storia di un amore intenso, estenuante, tanto profondo quanto difficile.
Un amore che nasce per caso, un pomeriggio, quando Carrie e Noah fanno il loro ingresso nel studio di Lillian.
Lillian è una  consulente di coppia, una donna sicura, una di quelle convinte di avere la verità in tasca e di poterla vendere senza troppi problemi. Una donna che ama il suo lavoro, che crede in quello che fa e che concentra sulla sua professione gran parte della sue energie.
imagesLillian è bella, ma non di quelle bellezze statuarie né di quelle da copertina. Non ha il viso di porcellana, né grandi occhi azzurri e tanto meno un corpo da favola. Una bellezza particolare: il viso spigoloso, due bottoni neri a illuminarle il volto e una criniera scura a incorniciare quegli spigoli che presto saranno protagonisti dei sogni di Noah.

Questo primo incontro è l’emblema di quelli successivi, un mantra che si ripete ogni qualvolta i loro sguardi si incrociano.

Noah non la sopportava e Lillian forse anche peggio. Si sfidavano, continuamente, a suon di offese velate e di sguardi velenosi.

Noah non era un tipo facile, non nascose né a lei né alla sua fidanzata, Carrie, il disappunto di trovarsi in quel luogo, a raccontare i fatti suoi ad una sconosciuta alla quale non importava proprio un bel niente se il loro rapporto di coppia funzionava oppure no. Non sopportava il fatto che qualcuno potesse entrare nella sua testa, non più.
Non sopportava la saccenteria, né quella aria convinta e supponente di Lillian, quello sguardo indagatore che sembrava leggergli dentro… e sembrava riuscirci bene, troppo bene per lasciarla andare avanti.

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Noah è un vigile del fuoco, un ex militare. “Ex” si fa per dire, dopo aver visto l’orrore della Guerra non smetterà mai di esserlo, nell’anima sarà sempre un miliare; col suo gelo, la sua freddezza, la sua lucidità, quel tentativo di indifferenza, quella forza e quella sconfinata stanchezza celata da due occhi che brillano, forse per la paura.
Inutile girarci intorno, Noah è bello; dannatamente, maledettamente bello.
Il corpo scolpito, non solo dai muscoli ma anche dai tatuaggi, tante fotografie istantanee impresse sulla sua pelle come scatti convulsi di una polaroid. Gli occhi profondi ma distanti, occupati a nascondere chissà quale doloroso segreto.

Un inizio, tra i nostri protagonisti, di quelli che non definirei esattamente rose e fiori. Violento, spietato, passionale. Proprio come quello che provano l’uno per l’altra.
Noah e Lillian odiano.
Odiano sé stessi per quello che sentono nascere dentro e si odiano reciprocamente per ciò che rappresentano.
Noah e Lillian combattono.
Combattono contro la passione che li divora e per poter stare insieme.
Noah e Lillian amano.
Amano ciò che diventano quando i loro corpi si sfiorano e si amano, non volendolo ammettere neanche a loro stessi.

Si cercano, facendo credere al mondo di non volersi trovare.
Si baciano, incolpandosi l’un l’altro per quel gesto folle.
Si sfidano, senza tregua, senza rinunciare ai colpi bassi, solo per poter dire di aver attaccato per ultimi.
Ma la verità è che si vogliono, senza “se” e senza “ma”. Si vogliono contro ogni aspettativa, contro ogni regola, contro ogni logica.

Si vogliono al punto da rincorrersi ma hanno paura, tanta da lasciarsi andare.
Noi però lo sappiamo che in amore non esiste formula, né ragione e per Noah e Lillian non sarà diverso.

Si incontreranno una mattina, sul treno della metropolitana, diretti ognuno verso la propria vita, sulla propria strada. Una strada che non permette deviazioni, almeno finché i loro sguardi si incrociano.

“«Potremmo incontrarci qui tutti i giorni. Solo pochi minuti.»
«Tutti i giorni?» Stavolta trova il coraggio di alzare gli occhi che scintillano, pieni di sfida e d’incredulità. Ne approfitto di nuovo. La mia bocca è sulla sua, troppo stupita per riuscire a serrarsi in tempo. Il suo sapore è di caffè e menta e di un qualcosa che non riesco a definire ma che mi arriva dritto al cervello e lo manda in tilt. Siamo sulla metro, in mezzo a decine e decine di persone, è fidanzata, eppure l’unica cosa a cui riesco a pensare è che la voglio, come mai nessuna prima. Mi stacco, e resto fermo a un soffio da lei. Incrocio i suoi occhi. Dentro c’è sconfitta e sconcerto. «Pochi minuti… a te basterebbero, Noah?» Lei sa che non bastano, ma mi attacco alla speranza come un naufrago si tiene alla zattera persa tra le onde. «Lui ti ha sempre. Può toccarti, guardarti nuda, passarti la spugna sulla schiena mentre fai il bagno, sprofondare dentro di te ogni notte. Io ti chiedo solo i pochi minuti di una corsa in metro. Nient’altro.»”

E siglarono quel folle accordo consapevoli che l’indomani sarebbero stati lì e che quel giorno non avrebbero fatto altro che pensare alle sensazioni che facevano sentire vivo Noah, vivo come non lo era mai stato, rinato, guarito nel profondo, molto più di quanto lo avessero guarito quei medici dopo averlo trovato a brandelli tra le macerie di un esplosione in Iraq. Guarito nell’anima.

“Ho trovato una nuova droga, solo che stavolta ha il visetto appuntito a forma di cuore e uno sguardo che ti entra nell’anima e che vede bene, troppo bene. Non riesco a trattenermi. Le altre volte che mi succede cerco di essere rispettoso, solo che oggi non ho voglia dei calzini di Colin, ho voglia di trattenere lei e il suo profumo tra le mani. Mentre le porte si aprono la attiro a me. Sono rude, non ho alcuna grazia. Saccheggio la sua bocca, le mordo un labbro e la sento sussultare quando il suo sangue scivola sulla mia lingua. Sono euforico, ora mi sentirà ancora a lungo. Lillian si stacca e tampona la piccolissima ferita con il suo fazzoletto mentre scivolo via dal treno, eccitato e pieno di sensi di colpa.
Mi giro in tempo per intercettare il suo sguardo mentre il treno si allontana. Ha il fazzoletto sulle labbra ma potrei giurare che sta sorridendo.”

Lillian è la sua droga, la sua medicina, il suo perché, il motivo per respirare, la ragione per alzarsi la mattina e salire su quel vagone sopportando il dolore di vederla andare via. Ogni maledettissima mattina.

Noah è per lei la vita, la fiamma, il fuoco. L’entusiasmo, il sorriso sulle labbra.
Le sua mani sono ancore, il suo odore è casa, i suoi baci energia: linfa vitale.

Andò avanti per un po’, cercarono di farsi bastare quei pochi minuti insieme, dovevano farseli bastare perché non avevano alternative.
Ma un giorno qualcosa cambiò, una mattina quei dodici minuti sul treno non furono abbastanza.

“Non mi sazio mai di lei. Il letto sfatto di una pensione a due stelle è diventato il mio paradiso. È paradossale che un diavolo come il sottoscritto possa sentirsi in estasi, eppure è così. Vorrei avere il dono dell’eloquenza per saperle dire nel modo giusto che questo è il momento più felice e terribile della mia intera vita.

 

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Assorbo Lillian come una spugna con l’acqua, la faccio penetrare sotto pelle, imprimo le sue forme nelle mie mani. Mi porterò dietro tutto questo quando non ci sarà più. Ora non mi fermo, non le do pace e lei non la dà a me.

Ci distruggiamo l’un l’altro amandoci come solo gli amanti disperati sanno fare. Lillian mi stringe accasciandosi. Mi tiene così stretto che non potrei scivolare via da lei neanche volendo. Tanto non voglio. Resterei così fino alla morte.
Non riesco a dormire. Ad occhi chiusi ascolto il respiro di Lillian che si fa sempre più leggero. Il leone che c’è in me continua a ruggire, non è ancora sazio e riesco a tenerlo calmo solo con un estremo sforzo di volontà.  Un orologio mi ticchetta in testa. Non c’è tempo. Tutto, ora e subito. Lillian dorme tranquilla, per lei questo è un inizio, per me il contrario.
Vorrei poter rimanere, cullarla per tutta la notte e domattina ricominciare da capo, ma cosa otterrei? Inutile stringere ancora di più le catene che ci legano, impedirle di proseguire una vita che ama.
Crede di volermi ma quello che la acceca è il desiderio, altrimenti vedrebbe che non c’è niente da amare in uno come me. Se rimanessi finirebbe per accorgersene ben presto, esattamente come sta accadendo a Carrie. La osservo in silenzio, i lunghi capelli scuri sparsi sul cuscino, i seni che spuntano maliziosi dal lenzuolo che le si è attorcigliato lungo le gambe snelle, il sesso appena nascosto dal cotone. Dio come farò a fare a meno di lei? Un passo dopo l’altro, come un condannato nel miglio verde, mi rivesto in silenzio e scivolo fuori dalla camera e dalla sua vita.
So già che al risveglio mi odierà, ma posso sopportarlo se so che è felice. L’anello di fidanzamento che le circonda l’anulare ne è la prova. Io non sarò mai l’uomo giusto per lei, per milioni di motivi, uno sopra tutti: sono un vigliacco. Ho paura di amare e di soffrire di nuovo, e scappo finché mi sento in vantaggio, ma mai come ora questa sensazione mi sfugge.
Mi violento e chiudo la porta dietro di me, lascio che il sonno la culli al mio posto.
Esco all’aperto dopo aver lasciato una lauta mancia al portiere di notte perché le faccia trovare la colazione sulla porta. Mi allontano da quel posto e da lei e non mi guardo indietro, anche se ogni metro mette un macigno sul mio cuore e un’altra tacca, la più meschina, sulla mia coscienza da quattro soldi.”

Passò più di un anno da quella mattina. Da quella dannata mattina in cui Noah lasciò Lillian in quella squallida camera.

Un anno dopo Lillian era sposata (sposata e basta, senza vezzeggiativi, superlativi assoluti o relativi). Sì, portava una fede al dito… e un’altra nel cuore.
Noah era solo, o quasi. Nessuna donna a fargli compagnia, va bene qualcuna nel suo letto ogni tanto ma nessuna nella sua vita e tanto meno nel suo cuore. Nessuna sopo Lillian. Nessuna ne era degna, nessuna aveva il suo odore né la sua pelle. Nessuna quelle forme che si adattavano così bene alla sue mani. Nessuna aveva i suoi spigoli.

Un anno di esistenza, un anno in meno di Vita… fino a quel giorno.
Il giorno in cui, per caso o per fortuna, Lillian si ritrovò nello studio di Tosca, una bravissima tatuatrice che scoprì essere anche la sua, quella di Noah. Scorrendo le foto dei suoi lavori sul tablet, lo vide. Quel tatuaggio. Quall’angelo dai capelli neri ed il suo nome impresso indelebilmente sulla pelle. Era lui.

…Si ritroveranno? Lillian rimetterà in discussione tutta la sua vita per lui, per loro? Noah sarà finalmente pronto ad amare e lasciarsi amare? Il loro amore sarà sufficiente?

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Non vi svelerò come prosegue la storia, non posso farvi questo! Vorrei eh, ma non posso; sarebbe un dispetto troppo grande.
E’ una storia che va letta, che DEVE essere letta. Una storia che non può essere raccontata, nella quale dovete perdervi e lasciar correre le emozioni.

Un capolavoro. ❤
Ecco cos’è. Un libro che ti consuma, ti logora, ti distrugge. Un libro che scatena rabbia, dolore, un senso di inadeguatezza.
Un libro che detesti e che ami incondizionatamente.
Una storia intensa, cruda, brutale.
La storia di due anime affini spaventate dall’essere in fondo troppo simili. Due personalità diverse ma complementari. Due cuori ed una sola anima. Quella che senti squarciarsi in alcuni passaggi di questo libro e quella che senti leggera, quando in lacrime leggi la parola “Fine”.

Mari ad Anne hanno fatto un qualcosa che non so descrivere, non mi bastano le parole, non ne conosco abbastanza.
La loro scrittura è meravigliosamente coerente, ricercata e curata nei dettagli.
La banalità? Queste due autrici non sanno cosa sia.
Molto particolare anche la scelta della narrazione, che alterna la prima e la terza persona oltre ai due punti di vista dei protagonisti. Caotica dite? Forse, per chi non scrive come loro.

L’ennesima conferma della sconfinata bravura di queste due folli amiche, il primo romanzo a portare il loro nome per esteso… “ci hanno messo la faccia” e io posso solo dirvi che hanno fatto bene e che se era una scommessa, per me, hanno sbancato.

“Chi lo dice che l’amore è per forza gioia, serenità, leggerezza?
L’amore è bisogno, necessità, presenza. (cit.)”

Julie. ❤

Il mio giudizio:

voto-ottimo

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