Recensione di: “Outside: Un amore di periferia” di Flora A. Gallert

Buon lunedì, Notters!
Oggi, come da programma, ecco per voi la recensione di “Outside: un amore di periferia” della dolcissima Flora A. Gallert.
Che dire, la nostra Flora con questo libro è come se mi avesse dato uno schiaffo a cinque dita in pieno viso ma, subito dopo, una tenerissima carezza che mi ha fatta sentire coccolata, accompagnando dolcemente il mio San Valentino.
Se non ne avete avuto abbastanza dei cioccolatini, fiori e regali di questa domenica d’amore, allora venite a scoprire questa storia, così si che raggiungerete l’overdose di zuccheri! ❤

divisorioascde

TITOLO: Outside: un amore di periferia
AUTRICE: Flora A. Gallert
GENERE: Romance
DATA PUBBLICAZIONE: 28 ottobre 2015
EDITORE: Self-Publishing
PAGINE: 51
FORMATO: Ebook
PREZZO: 0,99€

SINOSSI

Via delle Rose è un nome bizzarro per indicare uno stretto corridoio di cemento a cui si affacciano palazzi grigi, dove non si vede l’ombra di un fiore alle finestre spente e dove la puzza di fogna e di spazzatura regna sovrana. Eppure, davvero l’amore può nascere dovunque, anche in un parchetto dove le giostre sono rotte e per terra si possono trovare siringhe usate.
Proprio lì, due bambini, Jennifer e Daniel, ogni sera si recano per giocare. Crescono insieme, affrontando i cambiamenti che l’adolescenza comporta, parlando per ore seduti su di una panchina.
Purtroppo la gioia di essersi trovati non dura a lungo: ad attenderli, infatti, ci sono tante difficoltà, come le amicizie sbagliate e un fratello in carcere per lui, una madre depressa e un padre alcolizzato per lei.
Daniel, però, ha l’aspetto di un angelo e Jennifer è sicura che lui sia il suo angelo custode, un angelo di cui perdutamente s’innamora ma che per paura di perderlo totalmente decide di essere solo una sua amica.
Poi le sue parole, un ragazzo accecato dalla rabbia che ritorna in periferia, un affronto e per Jennifer sembra la fine.

RECENSIONE
*** ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER ***

Ho sempre pensato che scrivere a caldo ciò che un libro ha trasmesso sia il modo migliore per scrivere una recensione.
Ammetto che, però, questa volta con “Outdise” faccio un po’ fatica ad adottare questa mia “filosofia letteraria” semplicemente perché questo libro è un concentrato di emozioni.
51 pagine di rabbia, di sconforto, di freddo dentro e di ingiustizia.
51 pagine di speranza, desideri, promesse rubate, di calore e di amore.
Sono cinquantuno pagine che investono il lettore come fossero una tempesta, una di quelle estive che si abbatte sulla città all’improvviso, senza pietà per chi passeggia all’aperto, ritrovandosi così in un attimo zuppo d’acqua senza neanche avere avuto la possibilità di trovare un riparo.
“Outside” un riparo non lo contempla nemmeno.
È un libro in grado di catapultare il lettore in una realtà amara, cruda, difficile, che spesso viene nascosta o si fa finta di non vedere perché troppo dura da digerire.
È un libro che fa riflettere su ciò che ci circonda, che strazia il cuore e fa arrabbiare come quando viene strappato dalle mani qualcosa che si ha avuto l’occasione di stringere tra le dita per troppo poco tempo.
Al tempo stesso, è un libro che regala speranza attraverso ciò che non si può comprare, ciò che non è materiale ma appaga il cuore e l’anima molto, molto di più di ciò che invece lo è: l’Amore.
E non è il “solito libro sdolcinato”, no.
È un libro che rappresenta una denuncia e parla per chi non ha la possibilità di farlo…
E lo fa attraverso la voce di Jennifer e Daniel.

Jennifer ha diciotto anni, eppure se ne sente sulle spalle molti di più.
Si guarda allo specchio, e ogni volta è un po come se si vedesse per la prima volta; vede una ragazza normale, acqua e sapone, sia per la sua semplicità d’animo che per il fatto che non può permettersimagei altro.
Non può permettersi vestiti alla moda, scarpe e borse all’ultimo grido o uscite con le amiche ogni sabato sera.
Cresciuta troppo in fretta per la sua età, è sempre stata abituata a cavarsela con ciò che aveva, con ciò che la vita aveva da offrire: un appartamento al quale spesso tolgono la luce, uno zaino usato per il suo fratellino, vestiti Caritas e niente di più.
Eppure lei, quella, la chiama Casa. È Casa perché ci sono i suoi fratelli più piccoli, Michele e Lorena, le uniche gioie della sua vita, gli unici motivi che le danno la forza per alzarsi la mattina e andare avanti, giorno dopo giorno.

Costretta a non poter più contare sui suoi genitori, si è fin da subito data da fare per cercare di farli crescere dignitosamente, come fosse lei la loro mamma, rinunciando così agli studi.
Ma quella vita le sta stretta, si ripete ogni giorno che quella vita non fa per lei.
Lei che sogna una bella casa, con un camino e un salotto in cui passare le serate a leggere libri, i suoi più cari amici, con un calice di vino in mano.
Lei che sogna di essere spensierata e felice, di essere grata alla vita per quello che la circonda. Di non dover più ripercorrere quei vicoli bui, stretti e maleodoranti che la conducono a casa, ma di poter essere libera di camminare per strada senza avere paura di chi o in cosa potrebbe imbattersi.
Jennifer sogna solamente di poter offrire ai suoi fratelli un futuro migliore di quello che hanno i ragazzini che vivono in quella zona, delinquenti che passano le loro giornate a fumare, rubare e minacciare.
Sogna di andare via da quella maledetta Via delle Rose; un nome che lei stessa trova buffo per rappresentare la sua Via.
Ma fino ad ora non l’ha fatto perché Jennifer è inevitabilmente e disperatamente ancorata a Via delle Rose. Sapete perché?
Perché in realtà, la sua vera ancora è Daniel.

Daniel è il suo vicino di casa.
Poco più grande di lei, ha conquistato il suo cuore dal primo momento in cui l’ha visto all’età di sei anni…
image

“Era una serata calda e il buio non era ancora calato del tutto. Come al solito il cassonetto della spazzatura era pieno e poi era comunque troppo alto per me, quindi abbandonai la busta al lato, accanto alle altre. Feci per voltarmi, quando sentii dei singhiozzi provenire dall’altro lato dei cassonetti.
[…] Infatti, quando mi affacciai, trovai un bambino seduto per terra a gambe incrociate, dal biondo dei suoi capelli capii che si trattava di Daniel.
[…] Ebbene, nonostante non lo conoscessi, nonostante intuivo che le nostre famiglie non si vedevano di buon occhio, proprio non ce la feci a vederlo soffrire.”

Spaventosamente simili, è come se il vissuto che li accomuna avesse creato un filo invisibile a tenerli uniti.
Da quel momento in poi, infatti, Jenny sapeva che niente sarebbe stato uguale, niente sarebbe stato come prima…
O almeno lo sperava.
Si perché Daniel le aveva ridato la speranza, Daniel le aveva promesso che uno giorno l’avrebbe salvata, l’avrebbe portata via da quell’orribile posto perché meritava il meglio dalla vita; lo meritavano entrambi.
Con quella chioma bionda che spiccava tra il grigiore di quei palazzi, Daniel era il suo raggio di sole personale, un angolo di cielo pieno di stelle, in grado di illuminare l’intera città.
Quella sera, Jennifer e Daniel fecero un patto che li avrebbe uniti per sempre, consapevoli del fatto che tanto, in un modo o nell’altro, lo sarebbero stati comunque.

“Poi mi venne un’idea brillante, le regole tra noi due potevano cambiare. “Ascolta Daniel, io devo scappare altrimenti la mamma si preoccupa. Che ne dici di ritrovarci in questo punto tutte le sere? Alla stessa ora?”. Nonostante le guance del bambino ancora brillavano umide, i suoi occhi si illuminarono. “D’accordo, ma deve essere un segreto” disse con voce concitata, forse alludendo al fatto che le nostre famiglie non andassero proprio d’amore e d’accordo. “Ok” dissi sorridendogli, “A proposito, io sono Jennifer.”

Così, un sacco dell’immondizia, era diventato il loro ponte, il loro contatto, il loro modo per stare insieme.
E come cresceva il tempo che trascorrevano insieme, crescevano e cambiavano anche loro, senza accorgersene.
Continuano infatti a vedere l’uno negli occhi dell’altro il bambino impaurito e solo che hanno conosciuto quella sera tra i bidoni dell’immondizia, senza rendersi conto che invece ormai erano diventati un uomo e una donna. Capaci di desiderare, di piacere, di emozionare e di emozionarsi.
Ma si sa, i cambiamenti prima o poi diventano evidenti e a niente serve far finta che non sia così, far finta di non vedere una realtà e rimanere convinti di una qualcosa che invece non esiste più.
… E in Quell’attimo succede. In quell’innocente e spensierato attimo di ilarità, succede.

image

Brutta stronza” mi disse. Però iniziò a farmi il solletico. Infilò le mani sotto il mio giacchetto e sotto la maglia. Urlai quando le sue dita fredde vennero a contatto con la mia pelle, sfiorandomi nei punti più sensibili, che lui conosceva bene. Mi aveva sempre fatto il solletico, solo che era passato del tempo dall’ultima volta e da allora qualcosa era cambiato. Me ne accorsi perché quando le sue mani sfiorarono la stoffa del mio reggiseno si bloccarono. I nostri respiri erano diventati affannati e le mie urla si erano spente, lasciando che il silenzio e la consapevolezza dei nostri cambiamenti ci piombasse addosso e cambiasse tutte le carte. Non eravamo più bambini ma due adolescenti in piena tempesta ormonale. Per un attimo anche io lo osservai meglio e alla luce della luna notai che il suo viso non era più liscio come un tempo, notai che le sue labbra sembravano morbide, invitanti… e in me si scatenò una voglia irrefrenabile di baciarle. Ma l’inesperienza e il fatto che lui si staccò da me come se avesse preso una scossa, mi riportò alla realtà. Si alzò, fece qualche passo indietro e disse: “Ora devo andare, si è fatto tardi”.

Nella vita, però, spesso ci ritroviamo a fare i conti con un qualcosa che inizialmente è forte, troppo forte da combattere, troppo forte da fermare: la paura.
Paura di rovinare un rapporto già perfetto di suo, di perdere il proprio “migliore amico”, di perdere quei momenti che fino a quel giorno hanno dato ad entrambi un motivo per sorridere nonostante tutto.
Partiti con ingranata la quinta, Jenny e Daniel si ritrovano a dover inserire la prima, a malincuore, non avendo il coraggio di ammettere a loro stessi che com’erano cambiati loro, lo stesso valeva anche per i sentimenti che provavano l’uno per l’altro.

Fisicamente lontani, ma con il cuore vicini, i nostri due protagonisti cercano di spezzare quel filo che li ha tenuti incollati fin dal primo incontro: Daniel si rifugiava nelle compagnie sbagliate e Jennifer tra le braccia di Luca.

Ma quando gli sguardi si cercano, le mani si sfiorano, i pensieri volano e le fantasie non si frenano…
Cosa può veramente far morire un amore?
Niente.
Jennifer e Daniel lo impareranno, capiranno che per quanto si sforzino, tutto torna sempre a loro due, al loro mondo, al loro vero amore.
Ma la vita, in quei posti di periferia abbandonati da tutti, dimenticati da tutti, non perdona.
E, forse, allora per Jenny e Daniel sarà troppo tardi…

“Outside” è un libro che mi ha distrutta.
Flora ha concentrato benissimo una storia importante e per niente scontata in pochissime pagine, e questo permette al lettore di entrare in un mondo a parte per poche ore dimenticandosi completamente di tutto quello che lo circonda.
Mi sono letteralmente immersa in questo libro e l’ho divorato in veramente pochissimo tempo ma le sensazioni che mi ha lasciato le porterò con me per molto, moltissimo tempo.
Scritto in maniera scorrevole, con flashback che aiutano a capire l’evolversi e i “perché” della storia, è un romanzo che il lettore si ritrova a leggere come se stesse guardando l’ultima puntata del suo telefilm preferito: con un bagaglio di puntate alle spalle e il cuore sospeso per il finale di stagione.
È un libro che lascia senza parole, profondo, che fa credere che ci possa essere davvero un posto migliore se con la persona giusta.
È un libro che sfugge alla monotonia della quotidianità, è un salto nel coraggio e nella forza d’animo che consiglio a chi, infondo, è insoddisfatto di quello che ha e vorrebbe molto di più.
A chi crede veramente in quello che sogna o che fa e anche a chi, invece, avrebbe solo bisogno di una spinta in più per fare quel salto nel vuoto che potrebbe cambiargli la vita.
È un libro che consiglio. Punto.

… Se ho critiche da fare?
Solo una: vorrei che Flora potesse, un giorno, regalarci uno di quei romanzi lunghissimi, quasi eterni, così da poter fuggire dalla realtà per tantissimo tempo!

Edna

ascde

Outside: Un amore di periferia

picsart_01-08-01.50.58.jpg
picsart_01-08-02.11.40.jpg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...