Recensione di: “Orbeth – La Leggenda di San Gelmar” di Marco Perrone

Ciao Notters,
è con enorme piacere che oggi vi presento “Orbeth- La leggenda di San Gelmar” secondo capitolo della trilogia di Marco Perrone, un dark fantasy molto appassionante.

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TITOLO: La Leggenda di San Gelmar
AUTORE: Marco Perrone
EDITORE: Self-Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 09 Giugno 2015
FORMATO: eBook
PAGINE: 214
PREZZO: € 2,99


SINOSSI

La trama riprende da dove ci aveva lasciati, soffermandosi su un intero continente distrutto dalla cruenta espansione dei Rim.

Dalla roccaforte situata nell’ultimo stato ancora integro, Fellingtone, gli eroi dell’intera Orbeth si coalizzeranno per tentare di contrastare il crescente pericolo, rispolverando al contempo perduti miti e lanciandosi all’esplorazione di terre ignote, situate aldilà del misterioso Terranio.

Continui colpi di scena, epiloghi imprevisti e un cast di personaggi e luoghi ulteriormente allargato, caleranno nuovamente il lettore in questo atteso seguito, stuzzicando continuamente la sua fantasia tramite gli inattesi percorsi che la trama imboccherà di capitolo in capitolo, nella chiave unica e tanto amata da migliaia di appassionati che hanno già apprezzato il primo capitolo di questa intensa Trilogia

RECENSIONE
***ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER***

La storia riprende da dove si era fermata nel primo libro.

Una sanguinosa battaglia ha avuto fine.
I nemici di un tempo si sono alleati per sconfiggere gli esseri mutati dal terribile Rim.
Il generale Malcus ha riportato gravi ferite dallo scontro con un gigantesco mostro mutato.
La principessa Fionn e la nomade Jean si prendono amorevolmente cura di lui.
L’Eccelso e freddo Eleist, che ha salvato il suo nemico di un tempo, è chiuso in meditazione.
Il giovane Raek combatte contro un futuro incerto.
E la minaccia del Rim è ancora più viva che mai.
Un futuro incerto e oscuro si delinea all’orizzonte.
Ma Werlin, Rinfold e Fellingtone, un tempo nemiche, adesso sono unite, pronte a combattere fino all’ultimo respiro per sconfiggere ed estirpare il male dalla faccia della terra.

Un nuovo giorno ha inizio e finalmente Malcus apre gli occhi e torna alla vita.
Un attimo di pace prima dell’imminente battaglia.
E i suoi occhi incrociano quelli della bellissima Jean, un sentimento appena sbocciato e a cui non sanno ancora dare un nome li unisce, e vibra potente tra loro.

Illuminata dal bagliore delle candele, che simmetricamente spuntavano dalle pareti lungo tutto lo spazio, un profilo femminile lo fissava a braccia larghe e bocca spalancata mentre, dalla bacinella rovesciata ai suoi piedi, acqua tiepida inzuppava il manto rosso.
Jean era ammutolita in un’espressione di stupore, stranamente abbigliata da una vaporosa tunica in tinta azzurra, totalmente distante dai suoi abituali costumi ; anche la consueta treccia era sciolta, e una coltre di fluente capigliatura bruna le scendeva dietro il capo.
Il werlimita la fissò, anch’egli silenzioso e disorientato: la sua mente gli riportò agli occhi il momento, ora così distante, in cui risvegliandosi nella tenda nomade aveva visto la ragazza per la prima dd8b462e4076905027d4d686dfe19852volta, nei suoi atteggiamenti così ostili e incomprensibili.
Il senso di smarrimento e incredulità era il medesimo, quella sensazione di essere in un sogno dal quale non è possibile svegliarsi: cambiavano però i sentimenti che ora quella vista iniettava al suo cuore, e avvertiva dallo sguardo di lei che la ragazza doveva trovarsi nel medesimo stato d’animo.”

Se nel primo capitolo la scelta molto ricercata e particolare di ogni singola parola mi aveva stupito e reso inizialmente la lettura faticosa, adesso è stato un piacevole ritrovarsi. Ogni parola è dove deve essere e ammiro molto questa scelta. Si viene portati dentro la storia, si respira l’aria che gli stessi personaggi respirano, in un mondo lontano, antico, classico.

“Il profilo del castello era davvero imponente e maestoso, se osservato da appena fuori la sua circolare porta d’ingresso.
Una moltitudine di basse e tozze casupole di mattoni fece capolino dinanzi al meravigliato Malcus, ed egli voltava  il suo capo in tutte le direzioni per cercare di carpire ogni più piccolo dettaglio.
Le alte e ispide cime dei monti attorniavano totalmente il versante occidentale della città, coprendo il profilo di un sole ormai prossimo a tramontare.
Mura alte svariate decine di metri si staccavano dal profilo della catena montuosa per chiudere l’intero borgo in un anello difensivo, che si congiungeva da ambo i lati confluendo nel forte regio ubicato ad est.”

Ogni personaggio viene tracciato e delineato con cura.
Sono personaggi indimenticabili, a cui ci affeziona e per cui spesso si soffre.

La combattiva e risoluta Jean.
Il nobile d’animo e coraggioso Malcus.
La dolce altruista principessa Fionn.
Il misterioso inarrivabile Eleist, che cela il suo volto dietro un elfo a forma di lupo.
Il caparbio, generoso, entusiasta, idealista Raek.
Ma anche il narratore svolge un ruolo importante e molto presente, nel dirigere ogni singola situazione con grande maestria: un vero direttore d’orchestra.
Molti preferiscono leggere libri narrati in prima persona, io personalmente preferisco la narrazione in terza persona perché, se ben usata (ed è questo il caso!!!), offre una vasta e accurata panoramica di ogni personaggio che entra in scena e il narratore diventa egli stesso un personaggio di rilievo.

La pace, però, sembra destinata a essere solo quella di un attimo.
Attimi per guardare nel proprio cuore, per vivere i sentimenti che lo animano, per trovare nuova forza in se stessi.

“La magica serenità di quella borgata era tangibile e assai rilassante, ma i ricordi bussavano di tanto in tanto alle porte del pensiero, sottolineando che quella pace era solo un’infinitesimale oasi in un deserto di assoluta disperazione.”

E la minaccia del Rim è ancora più forte. Non lascia scampo, si diffonde in ogni dove, infetta ogni essere vivente che incontra sulla sua strada, porta alla pazzia, trasforma e fa perdere ogni traccia di umanità, mette a rischio la vita dell’intero continente, infesta, non si ferma, nulla sembra poterlo arrestare. È una minaccia enorme, una piaga che annienta.

“Gruppi di fiori rossi, simili a tulipani dal gambo più corto, ammorbavano il verde del sottobosco come un sadico tappeto a chiazze.”

Bisogna trovare una soluzione. Alla minaccia del Rim, alla guerra che ancora si combatte tra le lande di Orbeth.
Un gruppo, capitanato da Tarlin, al quale si uniscono Raek e la principessa Fionn, proverà ad arginare la minaccia, a riprendere i territori perduti e a cercare una spedizione di valorosi uomini, di cui si sono perse le tracce.
Un altro gruppo, invece, si recherà nelle terre ignote, al di là del mare, per trovare una soluzione, un alleato, sulle orme di un’antica leggenda, che, forse, è più vera e reale di quanto potrebbe sembrare.
Un nome che evoca un’epoca lontana. Una creatura mitologica. Un mistero, una speranza.
Terre sconosciute, inesplorate, selvagge…magiche.

2

Jean oltrepassò gli ultimi anfratti di vegetazione più folta, e spalancò la bocca dinanzi all’immane bellezza che accarezzò il suo sguardo.
Un’intera distesa di fiori notturni apriva i suoi odorosi petali al buio, e una moltitudine di piccole lucciole accorreva  al loro richiamo, generando flebili e intermittenti luminescenze.

Minuziose e dettagliate descrizioni arricchiscono ogni pagina, ogni momento diventa degno di nota e ti porta a vedere la scena come se ce l’avessi davanti.
Una maestosa Arena rosso vermiglio. Un duello all’ultimo sangue. Un duello che segnerà la vita di ogni presente. E, grazie alla notevole bravura di Marco, non mi sono sentita soltanto una solitaria spettatrice, ma parte della storia, era come se fossi davvero dentro quell’arena. Non tutti a mio avviso riescono in un’impresa simile, a coinvolgere così tanto il lettore!

“I tre prigionieri furono condotti attraverso un’imponente inferriata mobile che fungeva da ingresso, e da lì indirizzati verso la sola delle quattro gradinate che portava verso l’alto.
Li avvolse il buio di un ultimo corridoio, poi mossero i propri passi su una larga piana in muratura, sopraelevata dal suolo per alcuni metri.
Colonne di pietra partivano dal terreno per sorreggere pungente peso della pedana, lungo tutto il suo perimetro.”

Continui colpi di scena, nuove sfide da affrontare, nuovi alleati, l’ombra del Rim che si percepisce sempre, anche nei momenti di tranquillità, sentimenti che diventano sempre più intensi , nuove amicizie e nemici pronti a tutto.

Un viaggio verso terre sconosciute.
Un viaggio dettato dalla speranza.
Un viaggio pericoloso.
Un popolo primitivo e violento.
Un popolo prigioniero.
Uno scontro all’ultimo sangue.
Una leggendaria creatura.
Un segreto nascosto nel folto della foresta.
Una storia antica che racchiude l’essenza stessa di Orbeth e di ogni essere umano che cammina sui suoi territori.
Una sfida senza eguali.
Il destino che si compie.
Una scelta altruista.
Un epilogo che fa gridare: voglio assolutamente il seguito!!!

Un romanzo a mio avviso completo: nobili valori e ideali cavallereschi, grandi amori, impegnativi duelli, una carrellata di svariati paesaggi mozzafiato, nemici risoluti, e un elemento surreale, tipicamente fantasy, che me l’ha fatto amare ancora di più!
Si respira davvero un’aria di altri tempi, ogni personaggio entra dritto nel cuore, pronto a superare le proprie paure e debolezze, pronto addirittura a sacrificare la propria vita per quello in cui crede.

Il lettore non sa mai cosa aspettarsi.
E molti interrogativi si fanno strada.
Chi è San Gelmar, colui a cui è dedicato questo secondo capitolo?
Un alleato? Un nemico? Il nome FB_IMG_1455454103158drago viene sussurrato ed evocato.
Un vero drago, come nell’immaginario fantastico oppure un simbolo?
E cosa si è disposti a fare per salvare la propria gente, il futuro di tutta Orbeth?
Quale destino aspetta Malcus, Eleist, Jean, Raek, Fionn, Tirlain e tutti gli altri protagonisti?

Non ci resta che aspettare il seguito, che spero arrivi al più presto!
Lo consiglio? Assolutamente sì!

Serenella 🙂

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Orbeth – La Leggenda di San Gelmar

 

 

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